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 LEGOLAS

Anche se non aveva sentito le esatte parole, Legolas aveva percepito frammenti di pensieri di Aragorn, ed aveva capito che Arwen aveva deciso di andar via. Elessar non sembrava averla presa molto bene, visto che Legolas aveva captato dolore provenire dal suo essere, per cui l'elfo pensò bene di tenersi alla larga.
Dopotutto probabilmente lo riteneva anche responsabile di tutti i guai che sembravano succedergli ultimamente. Se non fosse stato per lui, adesso Elessar sarebbe con la sua dama, e non starebbe soffrendo.

Un piuttosto depresso Legolas si avviò quindi verso la sala del consiglio, senza preoccuparsi di bussare alla porta di Aragorn, ritenendo più giusto lasciarlo per un pò da solo.

GANDALF

Gandalf era seduto nella poltrona della sua stanza osservando le luci fuori dalla finestra.
Doveva raggiungere gli altri nella sala del Consiglio...
Si alzò e si diede mentalmente dello stupido. C'era molta tensione nell'aria a Minas Tirith, l'avvertiva benissimo e lui stesso ne era stato contagiato.
E questo a lui non doveva succedere.
Per tutta la sua lunga esistenza aveva cercato di essere sempre posato, sempre pronto a dare la risposta giusta... sempre deciso a non fallire.
Quel giorno aveva sbagliato... non aveva parlato con Haldir di quello che aveva scoperto... ma cosa aveva scoperto?
Niente...
"Sono solo un vecchio sciocco... " pensò tra sè.
Lentamente uscì dalla sua stanza e si avviò a passo spedito verso la sala del Consiglio.

ARAGORN-FRODO

Aragorn si alzò in piedi. Era ora di reagire.
Non poteva farsi abbattere in quel momento, sapeva che il dolore per l'addio di Arwen non si sarebbe mai rimarginato del tutto, ma aveva un regno da portare avanti... e Legolas.
Il solo pensiero del suo amato elfo lo fece sorridere, alla fine del consiglio doveva parlare con lui. Anzi no, prima di iniziare avrebbe dato l'annuncio della partenza di Arwen ed Elrond, tutti dovevano esserne messi a conoscenza.
Stava per uscire dalla stanza, quando sentì bussare alla porta.
- Avanti. - disse.
Dalla porta fece capolino la testa di riccia di Frodo.
- Stavo andando nella sala del Consiglio e volevo vedere se ti eri già avviato. - disse il giovane hobbit entrando nella stanza.
- Mi stavo avviando proprio ora... andiamo insieme. -
Appoggiò una mano sulla spalla del giovane amico ed insieme si diressero verso la sala del Consiglio.



FARAMIR

Il corridoio era vuoto, i suoi passi risuonavano tra le mura del
palazzo. Faramir aveva appena lasciato la sua stanza e si stava
avviando verso la sala del consiglio. Haldir lo aveva avvisato che il
re voleva vedere tutti per discutere di un fatto molto grave. Ma che
era successo? Erano ormai molte ore che Faramir se ne stava chiuso
nella sua stanza senza comunicare con nessuno. Chiuso nella sua
stanza insieme alla sua angoscia... Un'angoscia che gli opprimeva il
cuore e che, ora più che mai, tornava a farsi sentire.
Durante il consiglio avrebbe sicuramente incontrato il suo amato
fratello: ma perché questa notizia non lo riempiva di gioia? Cosa
c'era di più bello del ritrovare una persona cara, soprattutto quando
ormai la si credeva persa per sempre? Faramir avrebbe dovuto correre
da lui e gettargli le braccia al collo.
Ma quell'angoscia lo bloccava: il racconto di Gilraen sul
comportamento del fratello, il fatto che lui non ricordasse più
niente del suo passato... No! Non poteva sopportare che il suo amato
fratellone lo ignorasse, lo guardasse con occhi persi e distanti.
Faramir si fermò nel corridoio e si appoggiò al muro: aveva voglia di
piangere e gli mancava la forza di andare avanti. Per questo si era
chiuso nella sua stanza: voleva fuggire dal presente, fare come se
niente fosse. Ma la ragione aveva prevalso alla fine. Non poteva
continuare a vivere rintanato nella sua stanza. Doveva affrontare la
cosa.
Ricomincio a camminare verso la sala, lo sguardo dritto davanti a sè,
sperando in cuor suo di avere la forza necessaria per questa prova.




 

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