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NELLO STUDIO DI ARAGORN: ARAGORN-LEGOLAS + GILRAEN + HALDIR + ELLADAN +
BOROMIR
Aragorn guardò ancora Arwen e la salutò trascinando Legolas con se fin
dentro il palazzo.
Arwen era rimasta ancora un momento lì a guardarli andare via. Sentiva il
suo povero cuore in frantumi e la peggiore sensazione al mondo: La
solitudine. Ma non quella che ti rimane quando un rapporto finisce. Quella
che senti quando hai la consapevolezza che nessuno può aiutarti a
risollevarti, a reagire, se non sei tu a farlo. Ma lei non aveva più neanche
il desiderio di reagire.
Dopo aver camminato per un pò si ritrovò a passeggio per il giardino, nella
speranza di trovarne ristoro...
Una volta soli gli chiese:
- Tutto bene Legolas? -
"Non lo so..." rispose Legolas, guardandolo negli occhi. "Credo... credo di
aver bisogno di sapere qualcosa da te..."
- Andiamo nel mio studio... - disse Aragorn.
Camminarono in silenzio e prima di entrare nella stanza Aragorn disse ad una
guardia:
- Non voglio essere disturbato per nessuna ragione. Se qualcuno ha bisogno
di qualcosa che si rivolga ad Haldir... -
Detto questo entrò nella stanza e chiuse la porta alle sue spalle.
- Per favore Legolas manda un messaggio ad Haldir, mi dispiace caricarlo
delle mie responsabilità, ma credo che capirà la situazione, poi dimmi cosa
vuoi sapere, ti ascolto... -
Chiudendo gli occhi, l'elfo inspirò profondamente, inviando alcune parole
all'amico. Sapeva che avrebbe capito.
Solo quando ebbe finito, Legolas guardò Aragorn negli occhi, e gli si
avvicinò lentamente, senza mai abbassare lo sguardo.
"Ho bisogno di sapere... se... se provi ancora qualcosa per lei" mormorò in
tono soffice, come se si vergognasse.
Aragorn sorrise a Legolas e guardandolo negli occhi gli disse:
- Sai, alle volte la paura ci fa dire cose senza senso Legolas. Come quelle
che ti ho detto questa mattina... sono stato uno stupido me ne rendo
conto... ma ora, una volta per tutte ti dico questo Legolas, Principe di
Bosco Atro, io ti amo. Più della mia vita, più di qualsiasi altra cosa. Non
posso negare che Arwen sia stata molto importante per me, lo sai anche tu,
ma quello che provo per lei, ora, è solo un sentimento di amicizia. Ora il
mio cuore è solo tuo e di nessun altro... e lo sarà per sempre... -
Dolcemente gli appoggiò una mano sulla guancia e ancora gli disse:
- Ti amo Legolas... quante volte devo ripetertelo per farti capire bene il
concetto? Ed io pensavo che voi elfi foste più intelligenti di noi poveri
mortali... - continuò ridendo.
Nonostante Aragorn stesse ridendo, Legolas non lo faceva. Anzi. Nei suoi
occhi si era acceso un fuoco, un istito primordiale, che lui cercò di
reprimere come poteva.
Prese il volto di Aragorn tra le mani, senza staccare gli occhi dai suoi, e
la sua voce era bassa e roca quando parlò.
"E io amo te, Elessar. Non dimenticarlo mai".
Un attimo dopo, lo stava baciando fino a togliergli il respiro.
Quando si staccarono Aragorn quasi faceva a respirare. Si sentiva perso,
leggero... e felice, di quella felicità pura e bellissima.
- Sai cosa ti dico Legolas... penso che ti prenderò in giro più spesso se
questo è il risultato. -
Ma Aragorn non era tipo da farsi dominare, amava condurre il gioco a modo
suo. Perciò fu lui questa volta ad attirare Legolas a sè e baciarlo ancora e
ancora.
"Se non la smetti non credo che torneremo dagli altri tanto presto..."
Legolas mormorò sulle labbra dell'amato. Tentò di essere serio, ma aveva una
luce strana che gli brillava negli occhi, e un'espressione a dir poco da
monello sul volto.
Aragorn gli sfiorò le labbra ancora una volta, poi dolcemente lo allontanò
da se. Lo guardò, non avrebbe mai voluto smettere di guardarlo.
Riuscì a convincere il suo corpo a muoversi ed andò a sedersi sul divano.
Prese un bicchiere dal tavolino accanto e bevve un sorso di acqua, poi disse
a Legolas:
- La tua espressione è tutta un programma Legolas... vedi questo divano come
è grande? Ed io sono qui solo... ora puoi venire a farmi compagnia... oppure
andiamo dagli altri... decidi tu... - l'ultima frase uscì come un sussurro
dalla bocca di Aragorn, chiuse gli occhi ed appoggiò indietro la testa sullo
schienale del divano.
Lentamente si fece scivolare sul divano per mettersi più comodo.
Legolas lanciò soltanto un'occhiata al re, prima di avviarsi alla porta e
chiudere a chiave, con deliberata lentezza. Dopo essersi assicurato che
nessuno li avrebbe disturbati, l'elfo lentamente chiuse le tende, così che
la stanza fu immersa nella penombra.
"Adesso non puoi più scappare" mormorò, avvicinandosi ad Elessar e sedendosi
a cavalcioni su di lui.
Aragorn scostò una ciocca di capelli dalla fronte di Legolas.
Erano sdraiati sul divano ed entrambi cercavano di riprendersi fiato...
l'uomo si stupiva ancora della passione che il suo elfo era in grado di
scatenare dentro di lui.
Restò in silenzio ancora un attimo poi disse:
- Ora lo ammetti che ho vinto io... non hai saputo resistermi mio caro... -
"Mio caro Elessar, sai quanto posso essere testardo" rispose Legolas, con un
mezzo sorriso sulle labbra e una luce strana che gli brillava negli occhi.
"Non credo sia il caso di stuzzicarmi così, o lascerò passare mesi e mesi
prima che mi conceda di nuovo a te. Sai che posso farlo..."
Aragorn sorrise... sapeva che Legolas lo avrebbe fatto davvero se lui gliene
avesse dato motivo.
- Sì lo so... e prometto che d'ora in poi me ne starò zitto... - gli
accarezzò dolcemente una guancia poi conitnuò - credo che ora sia meglio
raggiungere gli altri, non posso caricare Haldir di tutto il mio lavoro. -
"Beh... non voglio che tu stia zitto.. non sempre comunque" Legolas
ridacchiò, baciandogli la fronte. "Mi piace il suono della tua voce... mi fa
sentire a casa".
Pensando ad Haldir, Legolas chiuse gli occhi per un momento. Non aveva colto
suoi pensieri come al solito, ma sapeva lo stesso cos'era successo.
"Il nostro Capitano è al momento impegnato soltanto a placare una crisi tra
fratelli. I figli di Elrond hanno litigato di nuovo. Non c'è niente che
minacci il tuo regno, amore mio."
Aragorn guardò Legolas e sorridendo gli disse:
- Bene, allora se al momento tutto è tranquillo possiamo rilassarci ancora
un pò. Ma dovrò pur cercare di venire a capo di questo strano omicidio... Al
momento però dimmi Legolas... cosa devo fare? Parlo o sto zitto? Sai sono un
pò confuso... -
Detto questo diede una pacca affettuosa sulla testa dell'elfo.
"Prima che io ti tappi la bocca con un bacio che ci lascerebbe senza fiato e
ci riporterebbe a quello che abbiamo appena fatto..." Legolas disse con un
sorriso da monello, "ti conviene cominciare a parlare di quest'omicidio.
Cosa ne pensi, amore?"
Aragorn scosse la testa sorridendo.
Già, cosa ne pensava di questo omicidio?
- Se devo essere sincero lo trovo molto strano Legolas, - iniziò a dire il
Re - soprattutto il modo in cui la donna è morta. Non ho mai sentito di
creature in grado di lasciare la vittima prima di sangue. Cerca di seguirmi,
siamo ad una festa ed una donna viene trovata morta all'improvviso, ma nella
stanza non c'è assolutamente niente di strano... nessuna strana creatura è
stata vista nei dintorni, niente... -
Aragorn sospirò. Non avevano niente.
- Non abbiamo in mano niente Legolas, niente che possa fare chiarezza in
questo mistero... -
L'elfo riflettè per un attimo sulle parole dell'altro, sprofondando nel
divano e incrociando le braccia sul petto. Cercò d'immaginarsi la scena, ma
c'era qualcosa che non andava.
"Il mio primo pensiero è stato che con qualche tipo di maleficio uno dei
nostri nemici del passato si sia reso invisibile e abbia portato il corpo
nella sala da ballo" disse lui pensieroso. "Però se ci fai caso nessuno ha
detto di aver visto il corpo *entrare* nella sala. E' come se il corpo fosse
apparso dal nulla. Ricordi che Sauron poteva manipolare tutto e tutti pur
essendo incorporeo? E se qualcuno l'avesse uccisa e poi avesse fatto un
incantesimo in modo che apparisse in quel modo? Come... un avvertimento al
nuovo re di Gondor..."
- Un'avvertimento... -
Aragorn ripetè le ultime parole di Legolas e si fermò a riflettere. La
teoria di Legolas pareva avere un senso, ma da un certo punto di vista il Re
non voleva accettarla.
- Quello che hai detto mi pare sensato Legolas, ma mi auguro che non sia
così. Vorrebbe dire dover affrontare ancora una volta qualcuno molto più
forte di noi... se, come dici tu, questa persona è in grado di fare
incantesimi di questo tipo temo che anche questa volta avremo un avversario
troppo forte per le nostre possibilità... -
Si alzò in piedi ed inziò a camminare per la stanza riflettendo. Dopo un
attimo si girò e guardò Legolas negli occhi. Avevano sconfitto Sauron...
l'oscuro signore... era ora di smetterla con i discorsi di quel genere, non
erano da lui. Non si era mai tirato indietro di fronte a nulla, Sauron certo
lo aveva spaventato, la sua immensa forza terrorizzava chiunque, ma ora lui
era Re! Ora doveva concentrarsi, abbandonare le antiche paure e fare di
tutto per garantire la sicurezza nel suo regno.
Sentendosi sicuro di questa sua posizione sorrise a Legolas e poi disse:
- Sai cosa ti dico Legolas? E' ora di smetterla di parlare! Un avversario
più forte di noi? Bene che venga, non staremo certo qui ad aspettarlo senza
fare nulla! -
Si fermò ancora poi si guardò intorno nella stanza e tornando ad osservare
l'elfo disse:
- Voglio che tu esponga a Gandalf la tua teoria, voglio sapere cosa ne
pensa. Domani mattina ci riuniremo e vedremo di affrontare l'argomento,
voglio inoltre che siano presenti anche Frodo, Merry e Boromir. Dobbiamo
essere pronti a tutto... se le forze del male vogliono un'altra guerra che
vengano, saremo pronti ad accoglierli! -
"Il nostro problema sono le truppe" rispose Legolas, seguendo ogni suo
movimento. "Sai anche tu che con la ricostruzione in atto le nostre difese
si sono abbassate, e che abbiamo perso tantissimi uomini nell'ultima guerra.
Ci servono soldati, e anche se grazie alla tua opera moltissimi regni
sarebbero disposti a inviarci delle truppe in aiuto, credo che dovremmo
correre ai ripari in qualche modo".
ARRIVO GILRAEN
Prima che potesse continuare, qualcuno bussò alla porta, e Gilraen fece
capolino all'interno. Guardando il suo viso segnato dalle preoccupazioni e
da una certa ira, Legolas non potè fare a meno di chiedersi cos'altro fosse
successo, e guardò Elessar per cercare di cogliere la sua reazione.
"Ho bisogno di parlare con voi se... se non è troppo disturbo"
Aragorn ascoltò le parole di Legolas.
Aveva ragione. Doveva chiedere aiuto agli altri regni. Sarebbe stata la
prima cosa che avrebbe fatto il giorno dopo.
Quando Gilraen entrò nella stanza, Aragorn non potè non notare la stanchezza
sul suo volto. Le andò incontro e mettendole un braccio sulla spalla le
disse:
- Ora siediti e parla pure tranquillamente... -
Gilraen si appoggiò ad Elessar, lasciandosi guidare da lui, come se non
avesse più forze.
Sedette accanto a Legolas sul divano, guardandosi le mani a lungo prima di
parlare, come se le costasse tanta fatica il riordinare i suoi pensieri.
"Sono così stanca..." disse ad un tratto, con voce stranamente debole e
scoraggiata. Legolas che non l'aveva mai vista così vulnerabile, alzò gli
occhi verso il suo amato, per vedere se anche lui era preoccupato.
"Non so per quanto potrò andare avanti. Prima c'era, poi è partito, ho
aspettato per due anni che tornasse, e quando mi è stato detto che era morto
mi è sembrato che il mio mondo fosse ormai giunto al termine. Poi un bel
giorno me lo sono ritrovato nella foresta, isterico e senza memoria, e mi ha
aggredita. Sono stata paziente, ho cercato in ogni modo di stargli vicino,
e... adesso che ha ritrovato la memoria mi è difficile lo stesso stargli
vicino. Lui... lui è irragionevole, cambia umore di continuo, prima è
allegro, poi tenero, e poi non so come comincia a gridarmi contro, diventa
testardo e io non so più cosa devo fare. Adesso ce l'ha a morte con Legolas,
si è arrabbiato di nuovo con me poco fa. Elessar perchè deve succedere a me?
Cos'ho fatto di male per meritarmi tutto questo dolore? Perchè i Valars
vogliono punirmi?"
Aragorn accarezzò dolcemente i capelli di Gilraen.
- Amica mia, ora cerca di calmarti. -
Guardò Legolas, sapeva che entrambi erano preoccupati per lei. Il ritorno di
Boromir... il suo comportamento...
- Cerca di capirmi ora Gil... - continuò il Re - io non voglio giustificare
Boromir ne il suo comportamento. Credo però che quell'uomo abbia bisogno di
un pò di tempo per riordinare le idee. Era morto, è tornato; prima senza
memoria, poi ritrovandola... una girandola di emozioni, non so cosa avrei
fatto io al posto suo... probabilmente avrei perso la testa... Ora però non
voglio sentirti fare discorsi del tipo cosa ho fatto, perchè i Valars
vogliono punirmi... tu non hai fatto niente Gilraen. E' questo strano
destino che si sta divertendo a giocare con tutti noi e purtroppo tu sei più
direttamente interessata di noi... -
Il Re non sapeva più cosa dire. Gilraen era sempre stata la donna forte ai
suoi occhi, pronta a sopportare ogni situazione, il vederla così lo faceva
stare male... avrebbe voluto fare di più per lei.
Ora però c'era anche un'altra cosa che gli passa per la testa, era legato a
ciò che aveva detto Gilraen "Adesso ce l'ha a morte con Legolas..." perchè?
Lo chiese ai due:
- C'è una cosa che non capisco, perchè Boromir ce l'ha con Legolas?-
"Pensi che allora dovremmo stare lontani per un pò?" chiese a quel punto ad
Elessar. Lei poteva capire benissimo lo stato d'animo di Boromir, ma c'era
qualcuno che potesse capire lei? C'era qualcuno che si rendesse conto di
quant'era dura per lei andare avanti in quel modo? Forse la cosa migliore
era far finta che non fosse tornato e lasciarlo da solo, magari quando fosse
stato più lucido e calmo sarebbe andato a cercarla lui, se mai sentisse la
sua mancanza.
Quando Elessar chiese il perchè Boromir fosse così in collera con Legolas,
l'elfo la battè, rispondendo per primo alla domanda.
"E' colpa mia" disse con voce pacata. "Ho sentito segnali di pericolo da
parte di Gil, sono corso in camera di Boromir e l'ho trovata priva di sensi
sul letto. Pensando che l'avesse aggredita di nuovo, l'ho trattato in modo
molto duro".
Sospirando profondamente, Legolas si alzò, camminando fino alla finestra e
guardando fuori. Il suo tono era molto triste quando parlò di nuovo. Era
quasi certo che grazie al loro nuovo legame anche Aragorn potesse sentire
quello che provava, e tentò in ogni modo di nasconderlo, anche se non sapeva
quanto ci fosse riuscito.
"Non sono riuscito a controllarmi, capisci? Tutti si aspettano che io sia
freddo e distaccato. Sempre. Credono che siccome io sono un elfo e
guerriero, non posso avere sentimenti miei, ma si sbagliano. Anche io ho
paura, come tutti voi. Anche io tento di difendere le persone che amo con le
unghie e con i denti, e se mi sento minacciato, aggredisco prima di essere
aggredito. Essere elfi non significa essere stupidi o occuparsi soltanto di
fiori e *cose pacifiche*. Al contrario, tutte le nostre emozioni sono
acuite, e se sono molto forti, nemmeno noi riusciamo a controllarle. Sento
di essere un totale fallimento, e di aver deluso le aspettative di tutti".
Aragorn si alzò e si portò dietro a Legolas. Gli mise le mani sulle spalle e
le strinse un poco... il dolore di Legolas era così forte che gli sembrava
di essere lui stesso a provarlo.
In quel momento però sapeva che l'elfo aveva bisogno di una scossa, non
voleva vederlo così, ma soprattutto non sopportava di sertigli dire certe
cose.
Si allontanò di un passo da lui e disse:
- Stammi bene a sentire Legolas perchè non mi ripeterò più, non voglio più,
ma più, sentirti dire frasi del tipo sono un totale fallimento, ho deluso
tutti... perchè allora voglio sapere chi sono i tutti... di certo non io...
mai in vita tua mi hai deluso e penso che anche per Gil sia la stessa cosa.
Legolas ti conosco bene, so come sei fatto... come tutti. Chi ti giudica lo
fa perchè non ti conosce... La maschera di freddezza e di distacco prima o
poi doveva crollare, bene lo ha fatto. Ora basta, tu sei così... -
L'uomo gli si avvicinò ancora ed accarezzo i suoi biondi capelli. Poi
continuò dicendo:
- Ed è per questo che io ti amo... perchè non sei perfetto, come non è
nessuno di noi... -
Il Re poi si girò e disse a Gilraen:
- Io non penso niente Gil... voglio solo che tu faccia quello che è meglio
per te. Fa molto male vederti così... se stare lontani pensi che possa
essere la cosa migliore, bene fallo... ma in caso contrario lotta amica mia,
come hai sempre fatto... lotta per questo rapporto in cui hai messo tutta te
stessa, ricorda però, fallo solo se pensi che ne valga la pena... -
L'uomo fece ancora qualche passo nella stanza, poi si sedette dietro la
scrivania.
Non riusciva a capire cosa stesse succedendo... tutto quel malcontento non
era normale.
Si sentiva terribilmente in colpa, accidenti a lui... sì perchè lui era
felice, come non lo era mai stato.
Perchè vicino a Legolas sentiva di avere senso... sentiva che la sua vita
ora era completa... non aveva paura perchè Legolas era con lui...
Cercò di concentrarsi, aveva bisogno di far sentire a Legolas tutto il suo
amore... tutti questi suoi pensieri confusi... voleva che lui sapesse... che
lui capisse che Aragorn, Re di Gondor, da quel momento viveva solo per
lui...
Nel sentire quel tono e quelle parole, Legolas si voltò, appoggiando la
schiena alla finestra e guardando Aragorn.
"Chi? La tua cara Arwen, tanto per cominciare" disse con un sorriso
sarcastico. "Pensi che la scenata di poco fa sia stata piacevole? Beh non lo
è stata. Farà di tutto per riaverti, la conosco. E mi considera un bruto
perchè ho osato reagire, capisci? Avrei dovuto soltanto fare un sorrisino e
dirle di riprendersi il suo fidanzato, se fosse stato per lei, ti rendi
conto?"
A quel punto Gilraen intervenì, sospirando profondamente e mormorando poche
parole.
"Nei momenti di dolore, ognuno si rifugia nel suo egoismo. Non significa che
è quello che pensano tutti, e per quanto mi riguarda, essendo una mezz'elfo,
so bene che gli elfi hanno sentimenti come gli umani. Non vedo perchè
avresti dovuto essere freddo in una situazione così poco piacevole".
Legolas guardò l'amica, poi quasi tremò per l'intensità delle emozioni che
percepiva da Elessar quando gli carezzò i capelli. Portandogli una mano sul
volto, cercò di sorridere.
"Ti amo anch'io... non scordarlo mai".
Sospirando alle parole di Aragorn, Gilraen scosse le spalle. Non sapeva
proprio cosa fare con Boromir. Si sentiva divisa. Da una parte era
incredibilmente felice perchè era di nuovo con lei, dall'altra aveva quasi
timore di averci a che fare. Non le piacevano quelle sensazioni. Non era da
lei.
Arwen... ecco dunque qual'era il problema. Sapeva che qualcosa del genere
sarebbe successo, ma non avrebbe potuto evitarlo in nessun modo. Prima o poi
i due si sarebbero visti, il palazzo era grande, ma non così tanto.
- Legolas ascoltami... Arwen può fare tutto quello che vuole per riavermi,
ma da parte mia troverà solo un'amicizia, se ancora la vorrà. Ora il mio
cuore appartiene a te... per sempre... -
Poi rivolgendosi alla donna disse:
- Gilraen te la senti ora di vedere Boromir? Con noi due, qui, adesso? Credo
che sia il caso di parlare con lui con calma... evitando di alzare la
voce... - dicendo quest'ultima frase si girò a guardare Legolas
sorridendogli.
- Pensate di farcela? Se no lo raggiungo io nella sua stanza... -
Per non interrompere il loro discorso che sembrava piuttosto privato,
Gilraen si alzò in piedi, guardando Legolas. Non sapeva come Boromir avrebbe
reagito nel vederlo, visto che le sembrava di non conoscerlo affatto.
Legolas guardò prima l'amica e poi Elessar. "Per me non ci sono problemi. Il
discorso da parte mia è terminato quando ho chiuso la porta della sua
stanza".
"Proverò io a parlarci" disse Gilraen, sorridendo ai due prima di uscire.
ARRIVO HALDIR
Nel corridoio incontrò Haldir, che si stava dirigendo proprio dal Re, e lo
salutò calorosamente.
Il Capitano dei Galadhrim bussò alla porta dello studio di Elessar, facendo
capolino all'interno con un mezzo sorriso imbarazzato. Sperava di non aver
interrotto niente.
"E' permesso?"
Aragorn sorrise ad Haldir e gli disse:
- Entra pure Haldir... -
Appena entrato l'elfo si sentì di nuovo bussare alla porta.
- Avanti... - disse Aragorn.
ARRIVO ELLADAN
Elladan entrò con calma, impeccabile nei modi come sempre, ed Haldir gli
sorrise come a un fratello minore.
"Ero venuto per aggiornarti anche su questo" ridacchiò il Capitano,
rivolgendosi ad Elessar. "Gandalf non ha voluto dirmi niente delle sue
scoperte, ma a parte quello, l'unica novità è l'arrivo di Elladan".
Aragorn sorrise al nuovo arrivato. Si sentiva un pò imbarazzato di fronte
all'elfo, era pur sempre il fratello di Arwen e lui era la causa del dolore
di sua sorella.
- Elladan, ben arrivato a Minas Tirith. -
"Grazie del benvenuto, Re Elessar" Elladan gli sorrise, avanzando nello
studio. Gli sembrava che ci fosse qualcosa di strano in lui, ma non era
certamente tipo da fare domande del genere a un re, quindi preferì restare
in silenzio.
Il Re ascoltò le parole di Haldir, che lo stupirono non poco.
- Per quale motivo Gandalf non ha voluto dirti niente delle sue scoperte? -
"Non ne ho idea" rispose Haldir con una scrollata di spalle. Sai meglio di
me quanto possono essere strani gli Istari, per questo non ci ho pensato più
di tanto. Se pensa che sia meglio parlarne con te, che lo faccia pure. Mi
fido di te e so che se ci fosse qualcosa d'importante da sapere tu ci
informeresti di sicuro".
Aragorn sorrise ad Haldir poi gli disse:
- Hai ragione, vedrò di incontrare Gandalf più tardi. Dimmi ora, hai
avvertito Elladan di quanto è successo? -
"No, non ne ho avuto modo" Haldir rispose, mentre Elladan lo guardava
incuriosito. Preferiva non parlare di quello che era successo tra i due
fratelli, se lo avesse voluto avrebbe potuto dire tutto ad Elessar senza il
suo aiuto.
"Cosa sta succedendo?" chiese a quel punto Elladan, guardando prima Legolas
e poi Elessar.
- Sta succedendo di tutto Elladan... - iniziò Aragorn.
Poi raccontò al giovane elfo tutto ciò che era successo negli ultimi giorni.
ARRIVO BOROMIR-GILRAEN
Quando ebbe finito il Re aspettò la reazione di Elladan, ma l'entrata di
Gilraen e la sua espressione scocciata zitti tutti.
Dietro di lei Boromir entrò silenzioso.
Tutti gli occhi erano puntati su di lui, Boromir si sentiva imbarazzato. Si
sentiva osservato.
- Sire... - disse guardando Aragorn.
- Signori... - disse rivolto agli altri.
Aragorn gli si avvicinò sorridendo, poi mettendogli una mano sulla spalla
gli disse:
- Sono contento che tu stia bene amico mio... non immagini quanto. -
Boromir vide la sincerità nello sguardo di Aragorn e finalmente un sorriso
apparve sul suo volto.
- Bene, - disse ancora il Re - ricapitolando ora che siamo qui il problema
che ci si pone è questo: cosa possiamo fare? Come possiamo evitare che
succeda ancora? -
Boromir guardò il Re... di cosa stava parlando?
Elladan ascoltò tutto il racconto con aria vagamente allarmata. Cosa stava
succedendo adesso? Aveva creduto che il male fosse stato finalmente
estirpato alla radice, ma evidentemente si sbagliava.
Prima che potesse chiedere qualsiasi cosa, Lord Boromir di Gondor entrò con
la sua compagna, ed Elladan ancora una volta si trovò nella scomoda
situazione di cercare di dissimulare la sua sorpresa. Non era morto?
Senza aprire bocca, Haldir gli comunicò telepaticamente tutto quello che
c'era da sapere, avendo notato il suo disagio. Un sorriso riconoscente
apparve sul viso del giovane elfo, che sedette poi in una poltrona.
Gilraen sedette accanto a Legolas, guardando attentamente gli altri.
"Non possiamo evitarlo" disse in voce alquanto pacata. "L'unico che ci
potrebbe aiutare è Gandalf, che potrebbe provare a guardare nella sua palla
di cristallo per cercare almeno di capire con chi stiamo avendo a che fare".
"Credo che abbia ragione" rispose Legolas. "In ogni caso stiamo brancolando
nel buio, non potremmo fermare nessuno in questa condizione".
Aragorn ascoltò attentamente le parole di Legolas, poi disse:
- Mi rifiuto di credere che non possiamo fare niente! Signori non possiamo
starcene qui con le mani in mano ad aspettare che succeda di nuovo! -
Boromir osservò Aragorn... voleva dire qualcosa, già ma cosa? Non aveva idea
di cosa stessero dicendo.
Si fece avanti nella stanza e guardando Aragorn gli chiese:
- Aragorn, cosa sta succedendo? -
Il Re guardò l'amico... lui non sapeva ancora niente.
Ricominciò da capo, gli raccontò di nuovo tutto ciò che era successo ed alla
fine si fermò ad osservare il viso dell'uomo.
Boromir riflettè sulle sue parole. Un omicidio non era cosa strana in città,
la cosa strana era il modo in cui era stato compiuto.
- In tanti anni non ho mai sentito niente di simile. -
Fece qualche passo, poi girandosi verso Legolas e nascondendo il raconcore
che ancora provava nei suoi confronti gli chiese:
- Cosa intendi quando parli di questa condizione? In che condizione siamo? -
Legolas e Haldir si guardarono per un lungo momento quando entrambi notarono
la rabbia di Aragorn. Ma era vero. Per quanto potesse sembrare assurdo, non
potevano fare niente.
L'elfo fu sorpreso da Boromir, e notò che Gilraen guardava il compagno con
aria attenta, quasi che volesse studiarlo bene per capire cosa stesse
pensando.
"Siamo nella condizione più disperata, Boromir" rispose Legolas. "Non
sappiamo niente, stiamo praticamente brancolando nel buio. L'unica cosa che
possiamo fare è aspettare, sperando che il nostro nemico commetta qualche
errore e ci faccia almeno capire con chi abbiamo a che fare. Al momento non
abbiamo nemmeno la più pallida idea di chi possa essere, per questo non
sappiamo nemmeno da dove iniziare per fermarlo".
Boromir riflettè sulle parole di Legolas. Non potevano fare niente.
Guardò Aragorn e capì che erano nella stessa situazione, era uomini, non
amavano aspettare, volevano agire.
Si avvicinò al Re e gli posò una mano sulla spalla, poi gli disse:
- Hanno ragione Aragorn, dobbiamo aspettare... -
Aragorn sorrise al gesto dell'amico e quando ebbe parlato annuì.
Sapeva che avevano ragione, la sua parte razionale lo ammetteva, ma il suo
cuore no. Continuava a dirgli che doveva fare qualcosa, qualsiasi cosa per
fermare il male ancora una volta.
Guardò Legolas, aveva bisogno di lui in quel momento... di sapere che anche
l'elfo capiva il suo punto di vista.
Boromir guardò Gilraen e le chiese:
- Tu cosa ne pensi Gil? Non hai ancora detto niente. -
Gilraen lo guardò per un lungo momento senza parlare. Sentiva gli occhi di
Elladan su di sè, sapeva benissimo che il giovane elfo, esattamente come
Aragorn, si sentiva impotente e avrebbe voluto agire. Ma non potevano.
"Credo che l'unica cosa che possiamo fare è chiedere a Gandalf. Se nemmeno
lui sa niente, allora dovremmo aspettare la prossima vittima. Però... forse
si potrebbe ancora ispezionare meglio la scena del crimine. Forse ci è
sfuggito qualche particolare, forse non abbiamo guardato con attenzione..."
- Bene, Gilraen ha ragione. Proviamo a tornare sulla scena, proviamo a
cercare anche il minimo particolare che a prima vista può essere sfuggito. -
disse Aragorn.
"Perfetto" rispose Haldir. "Chi vuoi che vada?"
- Non lo so, decidete voi. - disse Aragorn - Io voglio tornare... -
Boromir guardò Aragorn, poi Haldir e disse:
- Io ti accompagno... -
Aragorn guardò l'uomo poi riflettè un attimo prima di dire:
- Preferirei di no Boromir. La gente ti crede morto, questo è un altro
problema che dobbiamo risolvere... dobbiamo spiegare loro che sei tornato in
vita, capisci che non è facile... -
Boromir ascoltò le parole di Aragorn poi annuì.
- Hai ragione... d'accordo resto qui. -
Gilraen seguì attentamente lo scambio tra Boromir ed Elessar. Pensava che il
re avesse ragione. La presenza di Boromir in città avrebbe scatenato il
panico, e dopo quello che era successo decisamente non avevano bisogno anche
di quest'altro problema.
"Io andrò in città" annunciò dopo un momento.
Haldir inviò un messaggio telepatico ad Elladan, che si offrì subito di
accompagnare la giovane guerriera. Poi, con un sorriso amichevole, si
avvicinò a Boromir e gli mise una mano sulla spalla.
"Non so più quanto tempo è passato dall'ultima volta che ci siamo visti, ma
mi piacerebbe fare quattro chiacchiere".
Aragorn disse:
- Bene, allora Gilraen tu vieni con me? E tu Legolas? -
Il Re guardò l'elfo aspettando una sua risposta.
Boromir intanto sorrise ad Haldir e gli disse:
- Perchè no Haldir... farebbe piacere anche a me.-
"Sono con te" rispose l'elfo, alzandosi in piedi e ricambiando a lungo lo
sguardo intenso lanciatogli dal suo amato.
"Vengo anch'io" disse Elladan immediatamente, preoccupato che si potessero
dimenticare di lui. Il suo compito era quello di indagare e di scoprire cosa
stesse succedendo. Non si sarebbe tirato indietro proprio adesso.
E poi... Elrohir era probabilmente ancora occupato con i suoi affari, di
tanto in tanto riusciva a captare pezzetti dei suoi pensieri, benchè si
fosse imposto di comportarsi come se nulla fosse successo. Infondo non c'era
niente di sicuro, giusto?
Nel frattempo Haldir sorrise di nuovo a Boromir, indicandogli la porta con
un cenno del capo.
"Dove preferisci andare allora? Una passeggiata non potrà farci che bene
mentre aspettiamo che gli altri ritornino..."
Aragorn sorrise a Legolas, poi guardando Elladan e Gilraen disse:
- Bene andiamo allora. -
Insieme uscirono dalla stanza.
Boromir si incamminò fuori dalla porta a fianco di Haldir e gli disse:
- Andiamo nei giardini, ti va? -
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