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Aragorn entrò per primo nel suo studio. Il locale era completamente immerso nella luce del giorno, una stanza calda e accogliente in cui Aragorn amava rifugiarsi ogni qual volta sentiva il bisogno di restare da solo con i suoi pensieri.
Si sedette su una poltrona vicino alla grande finestra che dava nei giardini privati del Re e fece accomodare Legolas e Gandalf su altre due di fronte alla sua.
- Bene Gandalf, ho assoluto bisogno di sapere tutto ciò che sai su questa storia... come ben sai, Boromir è tornato dalla morte, ma non ricorda nulla del suo passato. Ora cosa dobbiamo fare? - chiese.

"Non so molte cose, Aragorn, e per il momento possiamo solo stare all'erta e cercare di capire i segnali che ci provengono dall'esterno. I grandi guerrieri del passato sono stati riportati in vita perchè un nuovo pericolo si sta affacciando nel mondo. Non so ancora bene di che genere sia, ma di sicuro i Valar ne hanno il timore, visto il loro operato. Tuttavia, credo che ci sia ancora tempo per combattere" spiegò loro Gandalf.
"Ma ora dobbiamo occuparci di Boromir... purtroppo non possiamo fare nulla per lui" disse l'Istaro, soppesando ogni parola.
"Nessuno può aiutarlo a ricordare. Nessun guaritore, per bravo che sia, nè ha la facoltà. Nè Doris... nè tu... e neanche io. I Valar non mi hanno concesso questo potere. L'unico che potrebbe aiutarlo è sè stesso..." disse, mentre notava l'espressione attonita dei suoi amici.
"L'unico modo per dargli il coraggio e la forza di ritrovarsi, è quello di fargli rivedere le persone che amava, che conosceva. Parlargli del suo passato, ma senza tenerlo rinchiuso in una stanza. Ha bisogno di ritrovare sè stesso, di sentirsi vivo. Tenerlo rinchiuso potrebbe solo peggiorare la situazione. E sarebbe opportuno che conoscesse anche gente nuova, persone che lo aiuterebbero a rilassarsi. Voi potete aiutarlo a ritrovere il suo passato, ma non siete sereni con lui. E non è il modo migliore per essergli vicini" Gandalf li osservò attentamente. Erano molto tesi, e lui era sicuro che non c'entrasse solo Boromir. Legolas ed Aragorn evitavano di guardarsi, cosa strana per loro, e questa tensione poteva compromettere la guarigione del guerriero. Gandalf avrebbe voluto indagare meglio, ma per il momento la cosa migliore da fare era occuparsi di Boromir. Avrebbero avuto tempo per parlare anche di loro due, e di ciò che li tormentava.
"Ditemi voi ora, cosa avete scoperto e come vi è sembrato? E sopratutto, come l'hanno presa Gilraen e Faramir?" chiese infine.
Aragorn ascoltò attentamente le parole di Gandalf poi disse:
- Dunque nessun guaritore lo può aiutare, ammetto che sospettavo questa eventualità. Per il resto sono convinto come te che è di pace e di tranquillità ciò di cui Boromir necessita in questo momento. Sono sicuro che nessuno si rifiuterà di aiutarlo in ogni modo. In quanto al conoscere nuova gente personalmente non so quanto questo possa giovargli, per ora, se devo essere sincero, preferirei evitargli contatti con l'esterno. Devi sapere che Boromir è diverso da come lo ricordavamo, ogni cosa lo manda su tutte le furie, non posso permettere che faccia del male a persone estranee. Il giorno in cui ritroverà la memoria potrebbe rimanerne molto più scosso che non sapere che ha picchiato me. In quanto a Gilraen e Faramir ti lascio solo immaginare la loro reazione. Gil è molto scossa e non potrebbe essere diversamente mentre con Faramir non ho avuto modo di parlare, ma immagino non l'abbia prese bene. -
Detto questo il Re guardò il vecchio amico seduto di fronte a lui e poi piano si girò ad osservare Legolas.
Legolas ricambiò per una volta lo sguardo di Aragorn, i suoi occhi in quelli del re per un lungo momento. Un momento che sembrò durare in eterno, perchè da un pò di tempo a quella parte, ogni volta che si guardavano quei due sembravano scambiarsi mute promesse, dialogando solo con gli occhi.

"Credo che il re abbia ragione" rispose l'elfo, restando placidamente seduto nella sua poltrona. "Boromir è violento e manesco. Come potremmo giustificarlo se dovesse attaccare qualcun altro? Magari un'altra dama qui al Palazzo reale? Ci sarebbe uno scandalo, e se mai dovesse ritrovare la memoria Boromir porterebbe sempre quel marchio infamante. Ha bisogno di essere tenuto sotto strettissima sorveglianza, almeno per un pò. Direi finchè non si abitui di nuovo a stare in mezzo alla gente".

"Mmm" mugugnò Gandalf, mentre camminava avanti ed indietro per la stanza. Era difficile credere che Boromir non sapesse stare tra la gente. Certo che loro avevano avuto già occasione di incontrarlo, mentre lui non l'aveva ancora visto. E poi, il guerriero era sempre stato irruento, al contrario del fratello.
"Allora è stato Boromir a colpire dama Gilraen? Lo sospettavo. Certo, è rischioso, ma non possiamo tenerlo rinchiuso. Ma rispetto il vostro pensiero. Naturalmente dovrei vederlo per capire meglio come si sente e come si comporta. Con il vostro permesso, Aragorn, vorrei venire con voi mentre andate da lui. Vorrei osservarlo, in un certo senso. E naturalmente, per il momento, almeno, è meglio evitare che Frodo lo veda. Siete d'accordo con me?" chiese l'Istaro, preoccupato.

- Sì Gandalf è stato Boromir, - riprese Aragorn - ed è per questo che le parole di Legolas sono veritiere. Ha già colpito Gilraen non possiamo permettere che succeda ancora. In quanto al venire con noi per me non ci sono problemi amico mio. In quanto a Frodo non lo so, credo che la decisione di vederlo o meno dipenda solo da lui. Sono fermamente convinto che non possiamo limitarci a raccontare a Boromir i fatti piacevoli della sua vita, la Guerra dell'Anello è stata per lui motivo di grande sofferenza, ma anche di riscatto. Credo che sia giusto che lui conosca tutti i particolari ed in questo senso anche Frodo potrà aiutarlo. Come ho detto però, solo se lui vorrà. -
Aragorn si appoggiò allo schienale della sedia e guardò Gandalf. Era preoccupato, seriamente. Non era sicuro che Frodo avrebbe reagito bene alla vista di Boromir... ma prima o poi avrebbero dovuto tentare anche quella strada per dolorosa che fosse.
Ancora una volta cercò Legolas con lo sguardo, aveva bisogno di parlare con lui... così tanto che si sentiva quasi male all'idea di non poterlo fare se non con l'arrivo della sera.

L'elfo si limitò a sorridergli in modo rassicurante, non avendo nient'altro da aggiungere. Aveva però sentito che qualcosa stava succedendo a Gilraen, qualcosa di non necessariamente negativo, e pensando che fosse con Boromir, decise di non lasciare che gli altri interrompessero quel momento.

"Non credo che sia il caso di andare in questo momento, Elessar" mormorò, guardando dritto negli occhi il suo re. Sapeva che l'altro l'avrebbe capito, e che non avrebbe fatto domande. Nemmeno lui capiva del tutto quelle sensazioni che provava, e non avrebbe saputo spiegarle. Ma tutti sapevano che difficilmente si era sbagliato nel corso degli anni.

"Va bene Legolas. Lasceremo a Boromir un pò di tempo" sorrise Gandalf, che, come Legolas, aveva percepito che Gilraen e Boromir erano vicini.
"Ma per quello che riguarda Frodo, vi prego di riflettere sulle mie parole. Boromir ha bisogno di sapere tutto, certo, ma sarebbe troppo per lui saperlo così velocemente. Diamogli il tempo di maturare ciò che ricorderà. E poi è meglio preparare Frodo a ciò che l'aspetta" concluse l'Istaro.
"Ed ora scusatemi, ma è meglio che vada a recuperare Doris. Non vorrei che si cacciasse in mezzo ai guai con la sua curiosità. Mi troverete in giardino o in camera, quando deciderete di andare dal gondoriano" disse Gandalf, il quale aveva notato gli squardi che si scambiavano i due amici, e convinto dovessero parlare da soli preferiva andare via. Ne avrebbe approfittato per parlare con Frodo e magari con Arwen e Doris.

- D'accordo Gandalf, allora per Frodo aspettiamo. E lasciamo ora a Boromir il tempo di riposare. - disse Aragorn.
Dallo sguardo di Legolas l'uomo aveva capito che probabilmente al momento Gilraen si trovava con Boromir. Non esisteva nessuna ragione al mondo per disturbarli, anche perchè, ne era certo, la presenza della donna era probabilmente ciò che più avrebbe giovato all'amico.
- Va bene amico. Salutami la piccola Doris e dille di sentirsi davvero come a casa sua. - continuò Aragorn salutando l'amico.

Legolas salutò l'Istari a sua volta, e poi una volta trovatosi solo con Aragorn, non potè fare a meno di sentirsi irrequieto. Non riusciva a restare seduto, così si alzò quasi di scatto, camminando verso la finestra e guardando fuori con aria pensosa.
Cos'avrebbe potuto dire ad Aragorn? Non era sicuro che avrebbe potuto menzionare quello che era successo la notte prima, così decise di tenersi sul vago.
"E' bello vedere i giardini di nuovo in fiore. Ci sono stato ieri mattina. Sonnecchiavo sul prato e mi sentivo felice. Eppure sembra che siano passati anni da allora..."

Aragorn osservò la figura dell'elfo stagliarsi nel riquadro della finestra. I capelli colore dell'oro erano ancora più belli con i riflessi del sole.
Si riscosse al suono del sua voce.
- Secondo te è utile far finta di niente Legolas? Credi che l'unica via possibile sia parlare dei giardini? - chiese di getto.
Non era riuscito a trattenersi, fin da quando lo aveva visto al tavolo della colazione quella era la domanda che gli ronzava in testa. Ora non sapeva se aveva fatto bene o male a chiderglielo così, a bruciapelo, ma ormai il danno era fatto...

Chiudendo gli occhi per un attimo, l'elfo cercò di calmarsi prima di riaprirli e voltarsi lentamente, rimanendo sempre appoggiato alla finestra. Guardò Aragorn per un lungo momento prima di parlare, e quando lo fece la sua voce era calma e controllata.
"Se ti riferisci a quello che è successo ieri tra noi, non posso negare che la cosa mi abbia lasciato indifferente. Anzi. Forse era quello che volevo da tanto tempo, solo non l'avevo capito. Ma cosa posso dirti ora? Che sono un guerriero, un principe, e che mi vergogno dannatamente di quello che sto provando? O credi che mi capiti tutti i giorni di baciare altri uomini?"
Aragorn rimase per un attimo allibito dalle parole di Legolas, tutto si era aspettato, ma non quella risposta.
Si alzò in piedi ed andò ad appoggiarsi anche lui alla finestra al fianco di Legolas.
Respirò profondamente poi disse:
- Avevo paura di averti perso... ho temuto che tu mi odiassi... - si passò nervosamente una mano nei lunghi capelli poi continuò - ... quel bacio, Valar Legolas, dimmi, perchè ci si deve vergognare di quello che si prova? Perchè dobbiamo vergognarci se abbiamo provato qualcosa? Non è questione di baciare altri uomini... è questione che ci siamo baciati noi due... -
Aragorn si girò verso l'elfo al suo fianco e gli mise una mano sulla spalla e poi disse quasi in un sussurro: - Io e te... -

Legolas non potè fare a meno di rabbrividire a quel contatto, riuscendo a sentire il calore della mano di Aragorn attraverso la stoffa leggera della sua tunica.
"Io e te..." sussurrò, voltandosi a guardarlo con un sorriso stanco e pieno di tristezza. "Un principe degli elfi e un re che è promesso alla figlia di Elrond. Non vedo vie d'uscita, Aragorn.. anche... anche se proviamo qualcosa, se l'abbiamo sempre provato senza mai accorgercene.. saremmo sempre condannati. Dovremmo nasconderci e temere il giudizio degli altri. E poi.. poi c'è Arwen...lei.. lei..."

Con dolcezza e decisione insieme Aragorn strinse a se Legolas e lo baciò sulla bocca. Fu un attimo, un attimo in cui si sentì morire...
- Basta Legolas... non voglio pensare a questo ora, ad Arwen, al Regno... non voglio pensare a nulla, anche se devo lo so... ti prego, dammi il tempo di capire... di capire cosa è meglio per noi... diamoci tempo Legolas... - sussurrò sulle sue labbra.

"Darti tempo per capire?" l'elfo chiese sommessamente, guardando nei suoi occhi con espressione a metà tra il ferito e il curioso. "Per... capire se vuoi me o Arwen o cos'altro? Anche io ho paura di farmi male, Elessar... E non sono abituato ad aver paura. Non mi piace, mi fa sentire debole... "

Aragorn guardò ancora per un lungo attimo Legolas negli occhi poi a fatica si allontanò da lui e si sedette sul comodo divano del suo studio.
Appoggiò la testa contro lo schienale e chiuse gli occhi. Cosa doveva fare? Cosa doveva dire? Nemmeno lui sapeva cosa provava... non sapeva niente...
- Io non lo so Legolas, - decise di essere sincero - non so veramente quello che voglio ora. Non voglio farti soffrire, è l'ultima cosa che vorrei. Ma se tu dovessi chiedermi di parlare con Arwen, di rinunciare al mio trono... io lo farei... questa è l'unica cosa che so ora... -

"Non potrei chiedertelo mai, e lo sai benissimo" fu la pronta risposta dell'elfo, che aveva seguito ogni movimento di Elessar con gli occhi. "Se anche stessi morendo di dolore, non potrei chiedertelo. E' contrario al mio modo di essere..."

Aragorn sorrise tra se, conosceva bene Legolas e sapeva che non gli avrebbe mai fatto davvero una domanda del genere.
E lui come si sentiva in quel momento? Sollevato? In un certo senso no... aprì gli occhi e si rese conto che per un attimo, per un solo attimo aveva sperato che Legolas gli chiedesse davvero di rinunciare a tutto, perchè in quell'attimo gli avrebbe detto di sì.
Si alzò dal divano e andò alla finestra...
- Io... penso... credo che dovrei andare da Arwen... - ma nella sua voce non c'era il minimo di convinzione.

Quelle ultime parole lo ferirono, e molto. Ma Legolas non voleva darlo a vedere, e così si limitò a bagnarsi le labbra nervosamente, cercando di sorridere, anche se questo richiese una grandissima forza di volontà.
Sarebbe stato sempre così tra loro, non importa quello che Elessar avesse potuto dire. Lui non era altro che un giocattolo nelle sue mani. Gli aveva aperto il cuore, si erano dimostrati il loro affetto, ma c'era e ci sarebbe sempre stata Arwen tra loro. Era suo diritto ovviamente, in quanto era lei la promessa sposa di Elessar, ma questo non rendeva le cose meno difficili per Legolas.

"Si, credo che tu abbia ragione" sussurrò tristemente, guardandolo dritto negli occhi mentre gli carezzò una guancia con le punte delle dita, sfiorando la sua pelle e mostrandogli soltanto con uno sguardo quanto male gli stava facendo.

"Buona giornata...."
Furono le sue ultime parole, prima di allontanarsi velocemente da quella stanza, deciso a mettere più distanza possibile tra lui e quell'uomo.
Se ci fosse stata una qualsiasi missione, anche suicida, Legolas si sarebbe accodato ben volentieri, pur di allontanarsi da Gondor ed evitare di vedere la coppia felice che mostrava a tutti il proprio amore, o peggio ancora si sposava.

Fu solo un attimo... un tocco... uno sguardo... ed Aragorn si sentì morire.
Quando Legolas fu uscito dalla stanza una lacrima solitaria gli solcò le guance ed un grande senso di vuoto pervase il suo animo.
Cosa doveva fare?
Non lo sapeva... non sapeva più niente...
Aprì le finestre ed uscì respirando a pieni polmoni l'aria fresca. Si appoggiò al muro e stancamente si lasciò crollare a terra. Appoggiò la testa alle ginocchia e finalmente diede libero sfogo a quelle lacrime che da tempo gli pungevano gli occhi.


*******************************

Dopo aver lasciato Aragorn e Legolas nello studio del Re, Gandalf si diresse verso le sue stanze, che erano adiacenti a quelle di Doris.
*Dovranno chiarirsi. Ho notato che erano tesi e questo non fa bene alla situazione che ci apprestiamo ad affrontare* pensava mentre canmminava.
Era ancora immerso nei suoi pensieri su Boromir e sul futuro dell' umanità, quando sentì qualcuno piangere sommessamente. Come se si trattenesse. Gandalf si avvicinò alla porta della stanza dalla quale proveniva il rumore e si accorse che era la stanza di Dama Arwen.
*Deve sentirsi molto triste se piange. Non è da lei. Che voglia parlarne?* pensò.
Dopo un pò che rifletteva decise che era meglio non indugiare, e bussò

"Chi... chi è?" chiese una voce dall'interno

"Sono Gandalf, Dama Arwen" rispose l'Istaro

Dopo quello che a Gandalf sembrò un' eternità, la porta si aprì e la figura elegante di Arwen si presentò ai suoi occhi

"Dimmi Gandalf. Hai finito a parlare con Elessar?" chiese, con una leggera ansia nella voce.

"Si, mia Signora. L' ho lasciato nel suo studio con Legolas. Credo dovessero parlare..."cercò di spiegarle Gandalf

"Ah! Legolas..." mormorò la stella del vespro

"Cosa la turba Dama Arwen?" chiese il più delicatamente possibile

"Niente Gandalf. Speravo solo di poter passare più tempo con il mio Re... ma lui preferisce la compagnia di altre persone" sospirò tristemente

"Arwen! Sapete bene che si avvicinano nuovi pericoli per la Terra di mezzo. Non siate così triste se Re Elessar non può starvi accanto. Si preoccupa anche di voi..."

"Lo so, Gandalf. Perdonate questa donna sciocca. Non dovrei interferire con i suoi impegni" rispose lei, cercando di sembrare più serena

"Siete solo innamorata e preoccupata per lui. E' naturale, e molto umano" le rispose l'Istaro con un sorriso. Poi la osservò meglio e le chiese
"Sicura che non c'è altro che vi turba?"

"Grazie del tuo conforto Gandalf, ma io..." Arwen non riusciva a guardarlo in volto. Era sicura che lui avrebbe potuto leggere nel suo animo se l'avesse fatto.

"Va bene, Arwen. Come desideri" le disse Gandalf, con fare paterno. E giratosi uscì dalla stanza lasciando Arwen sola coi suoi pensieri...




 

 

 

 

 

 

 

 

 

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