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Inspirando profondamente, Legolas chiuse gli occhi per un attimo, cercando
di calmarsi e assumere il controllo di sè ancora una volta.
Cosa non facile in quel momento.
Guardando di nuovo Aragorn, aprì la porta ed entrò, assicurandosi che
Elessar lo stesse seguendo.
Aragorn restò fermo seguendo ogni singolo movimento di Legolas.
Conoscendolo capiva perfettamente il suo stato d'animo, ma in quel momento
non poteva permettersi di pensare a Legolas, era Boromir quello che, più di
chiunque altro, aveva bisogno del suo aiuto.
Entrò dietro all'amico e richiuse la porta alle sue spalle. Boromir era
seduto sul grande letto al centro della stanza ed aveva lo sguardo fisso
sulla finestra che dava sui giardini del palazzo.
- Boromir... - disse Aragorn cercando di dare un tono tranquillo alla sua
voce.
L'uomo si girò verso le due persone che erano appena entrate nella stanza, i
suoi occhi colmi di diffidenza.
- Chi siete voi? Cosa volete da me? E perchè anche voi mi chiamate Boromir?
Io non conosco nessuno con questo nome... - urlò l'uomo stringendosi poi la
testa fra le mani.
Aragorn guardò Legolas fermo in mezzo alla stanza, poi osservò ancora l'uomo
nel letto e disse:
- Io sono Re Elessar di Gondor, ma tu mi hai sempre chiamato Aragorn... sono
un tuo amico. Mentre lui è Legolas, principe di Bosco Atro ed anche lui è un
tuo caro amico. -
Detto questo Aragorn guardò Legolas cercando un appoggio per continuare a
parlare con Boromir.
- Io non vi conosco!- urlò ancora Boromir.
Il tono che aveva usato fece sussultare Aragorn, mai lo aveva sentito
parlare così, cosa poteva fare lui ora per aiutarlo?
Ed ancora i suoi occhi si posarono sulla figura immobile dell'elfo.
Legolas stava osservando la scena con attenzione. A parte scambiarsi qualche
occhiata perplessa con Aragorn, non aveva fatto null'altro.
Aveva bisogno di studiare la situazione... e introdursi nella mente di
Boromir mentre era distratto da Aragorn.
Cercò nei suoi ricordi, ma era tutto buio. All'elfo sembrava di muoversi in
una fitta nebbia, che si diradò poi bruscamente sugli avvenimenti di poco
prima.
Chiuse gli occhi quando vide cos'era successo con Gilraen. Soffriva nel
vedere quello che Boromir inconsapevolmente le aveva fatto.
Com'era possibile che quella coppia tanto affiatata fosse finita in quel
modo? Cosa si poteva fare per indurre Boromir a fidarsi di loro?
Inspirando profondamente, Legolas inviò con la mente alcune parole a Boromir
nella sua lingua. L'uomo non poteva saperlo, ma quello era un incantesimo
per indurlo a calmarsi, in modo da cercare di guadagnare la sua fiducia.
"Siamo le uniche persone delle quali puoi fidarti" disse poi ad alta voce,
non appena ebbe finito con l'incantesimo. "Se avessimo voluto farti del male
non ti avremmo fatto portare qui. Il tuo nome è Boromir. Noi ti conoscevamo.
Non credi che ti convenga provare a fidarti di noi? Puoi soltanto
guadagnarne, visto che hai la possibilità di capire chi eri..."
Boromir si sentiva stranamente calmo. Si chiedeva come fosse possibile tutto
ciò, solo un attimo prima avrebbe distrutto tutto ciò che gli fosse capitato
tra le mani, ora un senso di pace lo aveva pervaso.
- Cosa mi avete fatto? - chiese.
Aragorn capì ciò che Legolas aveva fatto a Boromir e gli rispose:
- Stai tranquillo, non è niente. Ora, come ti ha detto Legolas, devi solo
aver fiducia in noi... ti prometto che faremo tutto ciò che ci è possibile
per aiutarti a riavere il tuo passato. -
Boromir restò un attimo in silenzio, lo sguardo perso ad osservare il
panorama al di la della finestra.
- Come sta la donna che mi ha portato qui? - chiese con un filo di voce.
- Stai tranquillo, sta bene. - rispose Aragorn.
- Chi è? -
Aragorn rimase in silenzio. Quella domanda che aleggiava nell'aria lo aveva
turbato, infatti solo in quel momento si rese conto che lui e Legolas non
avevano deciso il modo in cui comportarsi. Come sarebbe stato meglio agire
ora? Dire tutta la verità a Boromir subito o raccontargli tutto ciò che loro
sapevano su di loro un poco alla volta? C'era anche da avvertire Faramir...
forse vendendo il fratello l'uomo avrebbe riacquistato un pò di ricordi.
Ancora una volta il Re di Gondor non sapeva cosa fare... era il Re del più
grande regno degli uomini e non sapeva come aiutare un amico.
Fu spontaneo per lui guardare Legolas ed ancora una volta chiedergli, con un
semplice sguardo, l'aiuto di cui aveva bisogno.
Cogliendo al volo i pensieri di Aragorn con un unico sguardo, Legolas annuì
quasi impercettibilmente. Se la situazione fosse stata meno delicata avrebbe
certamente sorriso. Gli piaceva il modo in cui lui e Aragorn facevano
squadra. Erano talmente abituati ad operare insieme che ormai si capivano al
volo, e spessissimo non c'era nemmeno bisogno di parole.
Legolas era dell'opinione che non era necessario girare intorno alla
faccenda. Tanto vale andare dritti al punto, no? Boromir aveva diritto di
sapere.
"La donna che ti ha trovato è la principessa Gilraen, figlia di Vardamir.
Proviene dal regno di Minyatur, vicino al mare" l'elfo iniziò, lanciando
un'altra occhiata ad Aragorn per dirgli di non preoccuparsi e poi riportando
l'attenzione su Boromir.
"Vi incontraste molti anni fa a Minas Tirith. Da allora non vi siete più
lasciati, nemmeno per un momento. Eravate una coppia molto affiatata, e vi
amavate e profondamente. Quando sei partito per Imladris però non hai voluto
portarla con te. Gilraen avrebbbe dato la sua vita per proteggerti, e tu lo
sapevi. Non volevi rischiare di perderla e così avete litigato. Sei partito
quasi di nascosto, e da allora non vi eravate più visti. Non potevi sapere
che la guerra sarebbe arrivata fin qui, fino al cuore del tuo adorato
regno... "
Inspirando profondamente, Legolas si inumidì le labbra e poi proseguì.
"Non c'è stato un attimo, in tutto questo tempo, in cui lei non abbia
pensato a te. Credo si sentisse colpevole di non essere partita insieme a
te, e di non averti salutato prima che tu andassi via. Giorno dopo giorno
l'ho vista soffrire in silenzio, versando le sue lacrime soltanto quando
pensava di non essere vista. Detesta essere creduta una debole..."
Aragorn ascoltava le parole di Legolas, ma con lo sguardo non si staccava
mai da Boromir.
L'uomo pareva perso dietro a mille pensieri, non riusciva a capire che
stesse realmente ascoltando l'elfo o se stesse pensando ad altro.
- Cosa mi è succeso? - chiese - Perchè quella donna piangeva pensando a me?
-
Silenzio.
Il Re di Gondor chiuse per un attimo gli occhi, ripensare a quanto successo
gli faceva ancora male, ma a questo punto se Boromir doveva sapere la verità
dove apprenderla tutta, fino in fondo.
- Siamo partiti da Imladris in nove compagni, diretti a Mordor per
distruggere l'Unico Anello di Sauron. Oltre a noi tre c'erano Gandalf il
Grigio, Gimli figlio di Gloin e quattro hobbit della Contea: Frodo, il
portatore dell'Anello ed i suoi amici Sam, Pipino e Merry... - l'uomo si
fermò un attimo per vedere la reazione di Boromir, ma quando si accorse che
lo sguardo dell'uomo era ancora assente decise di proseguire - Abbiamo
camminato a lungo... superato mille avversità, ma poi arrivati alle Miniere
di Moria, dopo una dura battiglia con un Troll di caverna ed un Balrog di
Morghot, abbiamo subito la grave perdita di Gandalf. Ci sentivamo tutti
distrutti ma siamo riusciti ad arrivare indenni fino a Lorien, regno di Sire
Celeborn e Dama Galadriel. Dopo la partenza abbiamo seguito il corso del
fiume fino alle cascate e lì c'è stato l'attacco. Hurukai al comando di
Saruman ci hanno attaccati... hanno rapito Merry e Pipino convinti che
avessero l'Anello... tu hai tentato fino all'ultimo di proteggerli... e lo
hai fatto pagando con la tua vita... -
Aragorn si fermò. Un brivido lo percorse al ricordo del momento in cui
l'uomo era morto tra le sue braccia. Aveva volutamente tralasciato molti
particolari, soprattutto ciò che era successo tra lui e Frodo... non era il
caso di sconvolgere oltre la mente di Boromir.
- Morto... io sono morto... - disse Boromir quasi in un sussurro.
Come spinto da una forza invisibile l'uomo si alzò dal letto e si scaraventò
contro Aragorn facendolo sbattere con la schiena al muro.
Poi prese a battergli i pugni sul petto, con una violenza tale che ad
Aragorn mancò il fiato.
Boromir urlava... urlava tra le lacrime:
- Io sono morto!!! -
Senza esitare neppure per un attimo, Legolas si fiondò ad aiutare l'amico.
Non sapeva neanche il perchè, ma ogni volta che Aragorn si trovava in
pericolo il cuore prendeva a battergli nel petto a un ritmo forsennato, e se
non fosse stato un elfo probabilmente il panico si sarebbe impadronito di
lui.
Prendendo Boromir alle spalle, l'elfo gli passò un braccio intorno al collo,
tirandolo indietro con violenza. Sapeva che avrebbe potuto soffocarlo, ma la
cosa più importante era salvare Elessar.
"Sta' calmo!"
La voce di Legolas rimbombò nella stanza semi-vuota, non appena fu in grado
di indietreggiare con Boromir abbastanza da permettere ad Aragorn di
allontanarsi.
"E' così che ripaghi gli amici? Eh? E' così che ripaghi chi ti vuole bene?
Sei stato abbastanza vigliacco da colpire la donna che ti ha amato per tutta
la vita, e adesso hai osato attaccare il re che ti ha accolto a braccia
aperte, che ti ha fatto curare e che come me vuole soltanto che tu ritorni
quello che eri prima. Hai perso del tutto il tuo onore, Boromir di Gondor?
Quale demonio ti possiede per farti comportare in questo modo? QUALE?"
Boromir cercò di divincolarsi dalla stretta dell'elfo, ma non ci riusciva.
Si sentiva debole e stanco, molto stanco.
- Io sono morto... - furono le uniche parole che pronunciò, poi calde
lacrime iniziarono a rigargli il volto e crollò a terra quando gli mancò
l'appoggio di Legolas.
Aragorn era fermo in un angolo, avrebbe voluto impedire a Legolas di urlare
in quel modo. Boromir era sconvolto, aveva appena scoperto di essere morto,
nessuno avrebbe reagito bene ad una notizia del genere.
L'uomo si avvicinò all'elfo e gli poggiò una mano sulla spalla e sentì
l'altro tremare a quel contatto. I loro occhi si incontrarono ed Aragorn
sorridendo gli disse:
- Va tutto bene Legolas, calmati ora. -
Poi si diresse verso Boromir e allungò una mano per aiutarlo ad alzarsi.
L'uomo a terra lo guardò stupito, prima lui poi la sua mano e gli disse:
- Ti stavo uccidendo... perchè ancora mi vuoi aiutare? -
- Perchè ho promesso a me stesso che avrei fatto tutto il possibile per
farti tornare quello di un tempo Boromir... mi ci vorranno giorni, mesi,
anni, non importa. Ma tu sei stato vicino a me quando io ne avevo bisogno,
tu mi hai dato il coraggio di affrontare il mio destino... ed ora è giunto
il momento che sia io ad aiutare amico mio...-
Boromir fissò gli occhi di Aragorn e non vi lesse pietà, ma solo una grande
e profonda stanchezza. Si sentiva legato a lui, non sapeva perchè, ne per
quale motivo, ma era così.
Prese la mano che il Re gli porgeva e si rimise in piedi.
- Ora torna a letto, - disse ancora Aragorn - devi cercare di riposare e di
riordinare le idee... e se hai qualche domanda io e Legolas siamo qui. -
Una volta sistematosi a letto Boromir guardò ancora i due uomini... c'erano
tante cose che voleva chiedere loro sul suo passato, ma l'unica cosa che
voleva sapere in quel momento era solo una.
- Io ho una famiglia? Un padre, una madre, dei fratelli? Hanno partecipato
anche loro alla guerra? Sono vivi? - chiese tutto d'un fiato.
Legolas non si era mosso di un millimetro.
Nei suoi occhi non c'era simpatia per quell'uomo nel letto, anche se sapeva
di non essere sè stesso in quel momento.
Era strano per un elfo comportarsi in quel modo, ma Boromir aveva attaccato
due delle persone che gli erano più care al mondo, e quella era una cosa che
Legolas non perdonava facilmente.
Non importava il fatto che Gilraen avesse detto di stare bene. Era evidente
che stava soffrendo. E non importava il fatto che Aragorn gli avesse detto
che andava tutto bene.
Come minimo il giorno dopo avrebbe dovuto fare i conti con dolori e lividi
indesiderati.
Fissando in maniera ostile e testarda l'uomo nel letto, l'elfo ignorò
deliberatamente le sue domande.
Aragorn sospirò. Conosceva così bene Legolas da capire che la rabbia che
provava in quel momento era così forte che nessuna parola sarebbe riuscita a
farlo calmare.
Boromir continuava a fissarli e lui in quel momento non sapeva cosa fare.
- Boromir ora si è fatto tardi, - disse il Re - è bene che tu riposi, ed
anche noi. -
Istintivamente lo sguardo si posò sull'elfo sempre fermo in mezzo alla
stanza.
- Domani mattina avrai tutte le risposte alle tue domande. -
- Sì, credo che tu abbia ragione... ora voglio solo restare solo... - detto
questo Boromir si girò su un fianco e chiuse stancamente gli occhi.
Troppi pensieri correvano nella sua mente, troppe emozioni in una sola
giornata, ora voleva solo dormire e non pensare più a niente.
Aragorn fece un cenno del capo a Legolas ed insieme uscirono dalla stanza
dell'uomo.
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