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Design & Graphics
by:Gilraen
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Quando Rumil aveva chiesto il permesso di raggiungere Haldir e gli altri a
Minas Tirith, Galadriel aveva annuito sorridendo.
Sapeva che non avrebbe potuto tenerlo lontano ancora per molto.
La donna si alzò dal suo scranno sotto gli alberi, lisciandosi la lunga
veste e portandosi i capelli d'oro dietro le spalle.
Lentamente camminò su e giù nel cortile, con gli occhi bassi, pensando. La
luna splendeva alta nel cielo illuminando a giorno la radura.
Sobbalzò quando all'improvviso la raggiunse una domanda.
*Tutto a posto?*
Celeborn evidentemente si era svegliato e non trovandola accanto a se si era
impensierito.
*I nostri figli lontani reclamano aiuto, raggiungerò con la mia carezza il
loro sonno ristoratore per offrire uno spiraglio. Le tenebre fitte avanzano,
e il loro bisogno è impellente.*
Poi sollevando lo sguardo sul cielo trapunto di stelle, aggiunse *E poi la
luna è raggiante stanotte e ammirarla mi sembra doveroso.*
Avvicinandosi al suo specchio, la Dama Bianca si chinò a sfiorarlo con la
punta delle dita affusolate. Poteva distinguere chiaramente Haldir in
procinto di scivolare nel sonno. Esitò un momento: era davvero il caso che
si lasciasse coinvolgere di nuovo nelle vicende della Terra di Mezzo? Già
una volta aveva rischiato di essere travolta dalle forze che influivano
sulle vicende umane, e ora il pericolo si ripresentava alla sua porta.
Forse sarebbe stato meglio tenersene lontana...
Ma le sopracciglia aggrottate dell'elfo di Lorien la fecero sentire egoista,
incupendo i suoi occhi chiari.
*Il rifiuto di tendere la mano non è contemplato* si disse decisa.
*Unicamente portare aiuto, o anche solo sostegno, è mio dovere.*
Così, si protese di nuovo verso l'immagine.
Quando Haldir aprì gli occhi provò un leggero senso di nausea. Sapeva già
cos'era, perchè l'aveva provato altre volte.
Guardandosi attorno, l'elfo si rese conto di trovarsi su un flet, una delle
enormi piattaforme situate sugli enormi mallorns a Lothlorien. Poteva
addirittura sentire il profumo dell'erba e della foresta, coi primi fiori
che si schiudevano ed emanavano la loro deliziosa fragranza.
"Mia Signora" disse con deferenza quando finalmente scorse Galadriel. Si
alzò a sedere sul letto, abbassando la testa in segno di rispetto.
Galadriel si avvicinò con passi leggiadri, quasi danzando sull'erba, e una
volta giunta davanti all'elfo gli sollevò il mento con due dita.
"Cosa turba il tuo sonno, Haldir?" chiese quindi guardandolo negli occhi.
Sorpreso da quel gesto, Haldir alzò gli occhi su di lei, guardandola per un
lungo momento prima di parlare.
"Il male non dorme mai".
"questo male forse sì" rispose Galadriel pensierosa.
"non dovete temere che il risveglio di colui per cui avevate sofferto
indichi quello di chi vi ha fatto soffrire..."
"Questo è diverso" rispose Haldir prontamente. "Gilraen vuol fare da esca,
ma non so se possa essere una buona idea.... e se non fossimo in grado di
scortarla e aiutarla nel momento del bisogno?"
Galadriel scosse piano il capo, causando una piccola tempesta di onde dorate
intorno al suo volto. "Ogni cosa a suo tempo..." mormorò."Non posso darti le
risposte, se non sei ancora arrivato a formulare le domande giuste...però
sappi questo: il vostro nemico non è invincibile. Credete in quello che
potete fare, e in niente di più, sarà sufficiente per ora."
A quelle parole, Haldir sospirò. A volte gli sarebbe piaciuto che Lady
Galadriel fosse meno enigmatica e che li sostenesse di più. Celeborn era
sempre stato dalla loro parte, fin da bambini, ma spesso Haldir si era
trovato a pensare che Galadriel sembrava vivere in un'altra dimensione,
tanto pareva distaccata dai mali della Terra di mezzo e dagli accadimenti
intorno a lei.
"Cosa c'è?" domandò Galadriel, notando l'improvviso silenzio del suo biondo
interlocutore e soprattutto la confusione che regnava nel suo cuore.
Raccogliendo il bordo della sua veste, gli sedette accanto. "Io so cose che,
se avessi potuto scegliere, non avrei voluto neppure immaginare. Ho corso
rischi che avrebbero spezzato qualunque resistenza, ma non la mia. Avrei
dovuto andarmene lontano, così era stato scritto e così era stato deciso, ma
il richiamo di qualcosa oltre la mia comprensione mi ha trattenuta. E ora
sono qui per non lasciarvi soli ad affrontarlo. Quindi tu apriti e dimmi
cosa ti turba. Non avere remore alcuna."
Alzandosi in piedi con un lungo sospiro, Haldir cominciò a passeggiare
avanti e indietro, sempre guardando altrove.
"Voi non capite" disse infine. "La terra di mezzo è in pericolo. Una giovane
guerriera potrebbe morire e voi parlate ancora in questo modo oscuro. Come
possiamo salvarla se non ci rivelate tutto quello che sapete?"
"Haldir" rispose la Dama con la sua consueta calma "Le vostre battaglie sono
solo vostre. Una volta in passato mi sono lasciata coinvolgere dalle vicende
umane, ed ho rischiato di perdermi nel vortice di suddetti accadimenti, per
questo avevo deciso di allontanarmi da tutto. Ma non mi si addice voltare le
spalle." Si alzò, e intrecciando le mani sul grembo lo guardò con la testa
leggermente inclinata da un lato e lo sguardo severo. "Come puoi pensare che
vi nasconda ciò che mi è dato sapere?"
"Ho smesso di interrogarmi sui vostri propositi molti anni fa" rispose
Haldir, alzando un sopracciglio e voltandosi a guardarla.
"Suppongo però che se non c'è altro che voi sapete sia allora ora di tornare
a dormire, non trovate?"
"Haldir,Haldir...sempre così impaziente..."disse sorridendo*.
"La magia con cui vi dovrete scontrare è alla vostra portata.Ha un'efficacia
indubbia, purtuttavia non vi sarà impossibile sconfiggerla. E soprattutto
chi la pratica è di carne e sangue, potrete colpirlo quindi se riuscirete a
scovarlo. Ma vi serviranno nervi saldi e sangue freddo. Torna pure a
consultarmi se avrai bisogno di parlare."
Galdriel salutò l'elfo con un cenno del capo, per poi fare pochi passi e
svanire nel nulla, lasciandolo solo a riflettere sulle sue parole.
Poco dopo la scomparsa di Galadriel, Haldir si trovò nel suo letto di nuovo.
Il suo sonno sembrava alquanto disturbato, visto che continuava a girarsi e
rigirarsi, la fronte imperlata di sudore.
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