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Middle Earth Heroes -- Vers.1
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by:Gilraen
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Era ormai mattina inoltrata quando Gilraen lasciò i giardini
del palazzo
reale, dove un ben annoiato Legolas era ancora steso sul prato.
Di tanto in tanto le prendeva l'impulso di uscire. Prendere Hartha, il suo
stallone nero, e correre via al galoppo. Quando Boromir era ancora a Minas
Tirith l'avevano fatto spesso. Hartha e Thalion erano molto veloci e non si
stancavano facilmente.
Mentre sellava il suo cavallo, Gilraen fece di tutto per non pensare al suo
amato, anche se ormai qualsiasi cosa glielo ricordava.
"Non serve a niente" mormorò a se stessa nella solitudine delle stalle.
Non serviva a niente piangere la sua morte, questo non lo avrebbe riportato
in vita. Eppure denro di sè Gilraen si era sempre colpevolizzata, dicendosi
che avrebbe dovuto essere al suo fianco.
Nelle lunghe notti insonni passate nella sua stanza, non faceva che
chiedersi se la morte di Boromir si sarebbe potuta evitare, se aveva
sofferto e se aveva avuto paura.
Sapeva che non serviva a niente, e non avrebbe mai ammesso che ci stava
ancora pensando, ma non poteva far nulla per evitarlo.
Appena finito col cavallo, la giovane donna balzò in sella e galoppò via.
L'uomo aprì piano gli occhi, un raggio di sole filtrava tra le foglie degli
alberi ed istintivamente si mise una mano sulla faccia per ripararsi da
quella luce improvvisa.
Respirò a fondo l'odore della foresta e poi restò in ascolto. In lontananza
percepiva il rumore di un ruscello... sete.
Con molta calma si alzò e si diresse nella direzione dalla quale proveniva
il rumore. Arrivò sulla riva di un ruscello che scorreva limpido, si
inginocchiò e si sporse verso l'acqua... e finalmente vide il suo volto.
L'acqua gli rimandava la sua immagine riflessa... l'immagine di un uomo...
ma chi era quell'uomo?
Si alzò di colpo, il cuore gli batteva forte nel petto ed una strana ansia
gli attanagliava lo stomaco. Cercò di calmarsi e si sedette ai piedi di un
albero per riflettere un attimo.
Provò a ricordare... cercò in tutti i modi di ritrovare il suo nome, la sua
identità, ma niente. Si guardò... portava degli abiti da viaggio, erano
abbastanza raffinati. Poteva essere un nobile forse?
Di nuovo sentì crescere l'ansia... chi era lui? Cosa ci faceva lì? Cosa gli
era successo?
D'un tratto sentì dei rumori... qualcosa di indefinito... piano piano il
rumore si faceva più chiaro, pareva che un cavaliere si stesse avvicinando.
Gilraen fermò immediatamente il suo cavallo non appena il suo fine udito
elfico captò dei rumori. Non sembrava uno dei tanti animali che popolavano
la foresta. Parevano passi. Passi di un uomo.
Abbassandosi sulla sella per carezzare il collo del cavallo, la donna tentò
di rassicurarlo in modo che non nitrisse. Non aveva idea di chi potesse
essere, ed era sempre meglio essere prudenti, soprattutto di quei tempi.
Alcuni soldati avevano avvistato gruppi di orchetti nei pressi dei boschi
dell'Ithilien e non sarebbe stato prudente farsi vedere da loro.
Smontando da Hartha, Gilraen legò le redini ad un ramo basso, guardandosi
attorno e facendo alcuni passi nella direzione dalla quale provenivano i
suoni.
Fermandosi immediatamente quando ne vide la fonte.
Dal suo viso pareva che avesse visto un fantasma, ed in un certo senso così
era.
Gli occhi sgranati erano fissi su quell'uomo, e dalle labbra dischiuse non
uscì che un debole sussurro.
"Boromir?"
Facendo qualche passo indietro, la donna appoggiò la schiena a un albero,
sicura che se non l'avesse fatto sarebbe di sicuro crollata.
Boromir osservò la fanciulla di fronte a lui. Il primo istinto fu quello di
cercare la sua spada, era sicuro di averne una, ma al suo fianco non c'era.
Si guardò intorno alla disperata ricerca di qualcosa per difendersi.
Poi si fermò... osservò la donna ed una strana pace pervase il suo animo in
subbuglio. Il suo volto era una maschera di sorpresa... sembrava essere
innocua.
Era armata, ma l'unica cosa che faceva e restare ferma ad osservalro...
"Boromir..." questo nome rimbalzò nella sua mente, che fosse il suo? Non se
ne ricordava... non aveva nulla a lui familiare eppure quella donna lo aveva
pronunciato appena lo aveva visto.
- Chi sei tu? Mi conosci? - chiese bruscamente alla donna.
Quelle parole ebbero l'effetto di sbloccarla, e la donna si avvicinò
lentamente al suo amato, ormai sicura che fosse lui. Anche la voce
corrispondeva.
Il suo atteggiamento guardingo sembrava un pò fuori luogo, considerato il
fatto che non la vedeva da mesi ormai, ma Gilraen non riusciva a pensare a
quello. Le sembrava di essere in un sogno, e per accertarsi del fatto che
non lo fosse, quando fu ormai vicinissima a Boromir lo abbracciò stretto.
"Valars... non sai quanto mi sei mancato Boromir...."
Fu solo un attimo... il calore di quel corpo stretto al suo... poi Boromir
riprese le sue facoltà mentali e con un gesto brusco allontanò da se la
donna.
- Non so chi tu sia... e non so nemmeno chi sia questo Boromir... -
Detto questo si girò di scatto e si mise a correre nella direzione dalla
quale era arrivata quella donna. Lacrime salate gli scesero dagli occhi...
stava male.
Si sentiva vuoto, privo della sua identità... correva come un pazzo, senza
sapere dove andare ne cosa fare.
In tanti anni insieme, Boromir non si era mai comportato così. L'uomo che
Gilraen amava non si sarebbe mai sognato di spingerla via in quel modo. Non
l'aveva mai fatto, nemmeno quando era arrabbiato con lei.
Forse per questo quei pochi secondi l'avevano ferita come niente e nessun
altro poteva fare. A Gilraen sembrava che il cuore le fosse stato strappato
dal petto dalla persona che lei amava.
Un dolore sordo e pulsante che per un attimo le fece dimenticare chi fosse e
cosa stesse succedendo. Per un attimo, un attimo soltanto, Gilraen si augurò
che il suo cuore cedesse, e che in questo modo potesse finalmente mettere
fine a quel calvario iniziato molti mesi prima.
Rendendosi conto dello stato di shock in cui versava l'uomo che aveva amato
tutta una vita, e per il quale in quel momento non sapeva più cosa provava,
Gilraen balzò in avanti. Subito gli fu addosso, sorpresa ancora una volta
che lui non avesse reagito "da guerriero".
Appena vicina infattigli era saltata sulla schiena, mandandolo a gambe
all'aria. Un ginocchio era premuto nella sua schiena, mentre l'altro le
serviva per puntellarsi e non perdere l'equilibrio.
"Ascoltami bene" gli disse, cercando le parole giuste. "Il tuo nome è
Boromir. Sei tu Boromir, lo capisci? Io sono Gilraen. Ero... ero la tua
compagna. Non ho intenzione di farti del male".
Era faccia a terra e quella donna gli dicendo ancora quel nome... Boromir...
lei la sua compagna...
E lui non ricordava nulla...
Niente...
Chiuse gli occhi e si impose di respirare normalmente... cercò di
controllare i battiti accellerati del suo cuore... poi agì.
Fu un attimo... veloce... scattante... e le posizioni si invertirono... ora
la donna era sotto di lui...
Lei era molto forte, lo aveva atterrato come se niente fosse, ma lui era un
uomo... un guerriero...
Un gurriero? Era questo ciò che era stato in passato... non lo ricordava.
Teneva strette le mani della donna sopra la sua testa, le stava facendo
male, lo sapeva, ma non riusciva a controllarsi. La sentiva arrivare...
rabbia... forte... potente... distruttiva...
Si sentiva incapace di ragionare... non riusciva a riflettere... ed allora
la colpì.
Uno schiaffo forte, violento su quel bel viso di donna... e poi quel dolore
sordo... indescrivile... come se qualcuno gli avesse spezzato il cuore...
perchè si sentiva così?
Era stato davvero così legato a quella donna?
Nel momento in cui Boromir la colpì, qualcosa si spezzò dentro di lei. Era
come se Gilraen avesse perso la ragione, bombardata da emozioni che non
sapeva nemmeno che esistessero.
Il dolore si irradiava dalla sua guancia, e la donna si rese a malapena
conto del fatto che avrebbe cominciato a gonfiarsi presto. E fu proprio
allora che dimenticò qualsiasi sentimento avesse provato per Boromir in
precedenza. Nessuno aveva mai osato colpirla e quelli che l'avevano fatto di
solito avevano sempre pagato con la vita.
L'uomo che stava cercando di intimidirla poteva anche essere quello col
quale aveva passato gli anni più belli della sua vita, ma l'aveva colpita.
Aveva alzato le mani su una donna. Quale uomo degno di tale nome potrebbe
mai compiere un gesto tanto meschino? Non certo il suo Boromir. Quello non
esisteva più, era solo un bel ricordo.
Presa da una rabbia incontrollabile, la donna lo colpì con un ginocchio
nelle sue parti basse, lasciandolo dolorante e senza fiato. E poi senza
alcun motivo apparente, cominciò a gridare. Restituendogli il dolore che le
aveva provocato con calci ben assestati nelle sue zone più sensibili.
Accanendosi con rabbia su quel corpo vuoto, che l'aveva illusa con il suo
aspetto e delusa con i suoi modi.
Non sapeva cosa fare. Doveva legarlo e portarlo dal re oppure lasciarlo lì a
morire nella foresta? Quello che era certo era che se fosse fuggito non lo
avrebbe rincorso. E se avesse alzato di nuovo le mani su di lei era pronta a
difendersi con la spada e i pugnali.
Boromir restò senza fiato, il dolore era lancinante...
Fu un attimo di smarrimento, l'urlo che lei aveva lanciato lo lasciò
paralizzato, ma subito dopo riprese le sue facoltà mentali e con un altro
scatto balzò in piedi.
Fissò negli occhi la donna e le disse:
- Io non voglio farti del male... non so chi sei, ma soprattutto non so chi
sono capisci. Tu continui a chiamarmi Boromir ma io non so chi sia questo
Boromir... ti prego aiutami... -
E detto questo crollò in ginocchio... lacrime amare gli rigarono il volto...
si sentiva stanco, sconfitto... e poi fu solo buio... e crollò a terra.
"Non sono io che ti aiuterò" mormorò Gilraen tra sè e sè, guardando l'uomo a
terra con espressione alquanto disgustata. "Non dopo che quello che hai
fatto. Lascerò che sia il re a decidere del tuo destino".
Toccando il corpo dell'uomo svenuto con la punta dello stivale per
controllare che fosse realmente incosciente e non volesse solo giocarle
qualche brutto scherzo, Gilraen non mutò espressione. Il suo viso era
impassibile ora, gli occhi freddi e distanti.
La donna quindi prese una corda dalle sue borse da sella, e legò i polsi e
le caviglie di quello sconosciuto. Evitando di guardarlo in viso, per non
dover affrontare quel dolore adesso.
Lo avrebbe fatto con calma dopo, chiusa in camera sua, dove nessuno avrebbe
potuto vedere le sue lacrime amare.
Dopo averlo legato e trascinato di peso fino al suo cavallo con notevoli
sforzi, Gil montò in sella e si diresse direttamente verso il palazzo reale.
Se anche quello sconosciuto si fosse svegliato, non avrebbe potuto far
niente legato in quel modo.
"Vai a chiamare il re" disse con tono freddo e sicuro di sè a uno stalliere,
una volta giunta a destinazione. "Digli che Lady Gilraen richiede la sua
presenza. E' una questione di massima importanza."
Mentre il ragazzotto correva verso il palazzo, la guerriera si voltò di
nuovo verso Boromir, incrociando le braccia sul petto e fissandolo in modo
freddo.
Quando Aragorn arrivò alle stalle vide Gilraen vicino al suo cavallo. La
cosa che più lo stupì fu vedere una persona sdraiata su di esso.
Si avvicinò lentamente alla donna e le poggiò una mano sulla spalla:
- Gilraen... che succede? - chiese preoccupato - Chi è? -
"Quando vedrai chi è quest'uomo resterai sorpreso come me" rispose Gilraen.
All'apparenza non era per niente turbata, quando in realtà dentro di sè si
sentiva malissimo. Il viso e i polsi avevano cominciato a gonfiarsi, e il
segno delle cinque dita lasciato da Boromir sul suo viso era piuttosto
visibile.
Però non era quello a far male. Era la consapevolezza che l'uomo che aveva
amato più della sua vita l'aveva colpita in quel modo quando lei voleva
soltanto riabbracciarlo e dirgli quanto le era mancato.
"Ma stai attento. Mi ha già colpita. Non ricorda chi è, nè cosa ci faccia
qui. Lo affido a te, perchè per quanto mi riguarda l'uomo che ho amato è
morto e non tornerà mai più. Al suo posto è stata rimandata questa immonda
creatura che non si fa scrupolo di alzare le mani su una donna."
Così dicendo, Gilraen tirò giù l'uomo dalla sella, lasciandolo cadere
pesantemente al suolo con la faccia in su, così da mostrare ad Aragorn chi
fosse veramente.
"Tenetelo lontano da me. Boromir è morto. E io non voglio rovinare i bei
ricordi che ho per colpa di quest'essere spregevole che ha il suo
aspetto...."
- Boromir... -
Aragorn non riusciva a pensare ad altro, ma quando sentì le parole dure di
Gilraen si riscosse.
- Gil... è tornato... anche lui come tanti altri, allora le voci erano
vere... - disse.
Poi si voltò ed osservò il volto della donna, sulla sua guancia era evidente
un brutto livido... era scossa, molto.
- Gil... cosa è successo? Dove lo hai trovato?-
"Era nel bosco" rispose lei, evitando la prima domanda postale dal re. "Non
ricorda niente del passato, nemmeno il suo nome. E.. a me non interessa. Non
voglio vederlo mai più. Tienilo pure a palazzo, io tornerò a Lothlorien o
altrove. Cerca di capirmi Aragorn... non posso permettergli di rovinare i
miei ricordi. Non posso permetterlo a nessuno. I ricordi sono l'unica cosa
che mi resta..."
Aragorn riflettè sulle parole che la donna aveva appena pronunciato. Doveva
in qualche modo aspettarselo che nessuno dei guerrieri tornati avrebbe
conservato il proprio passato, ma aveva fiducia in Boromir, di una cosa era
certo avrebbe fatto qualsiasi cosa per ridargli i suoi ricordi, però aveva
bisogno di Gil.
Si rivolse ad uno stalliere:
- Fate portare Boromir in una stanza e chimate un guaritore affinchè lo
visiti. Dopo il guaritore non voglio che nessuno si avvicini alla stanza, ma
soprattutto esigo che per ora nessuno sappia del suo ritorno. -
- Sì Maestà. -
Detto questo lo stalliere chiamò un paio di compagni ed insieme portarono
via Boromir. Gilraen ed Aragorn si trovavano ora soli.
- Gil... so che mi odierai per quello che sto per chiederti, ma per favore
rimani. Se veramente Boromir ha perso la memoria noi abbiamo il dovere di
aiutarlo. Tu dici che non è più l'uomo che amavi... ma io sono convinto del
contrario... lui è Boromir... lo deve essere... -
Gilraen guardò mentre portavano via Boromir come se fosse una bambola di
pezza. Voleva convincersi di non provare niente, eppure aveva un groppo alla
gola.
"Resterò, se è quello che vuoi" rispose ad Aragorn. "Ma resterò per te, non
per lui. Non è più Boromir. Quello non è lui. Chiedi a Legolas di aiutarti,
lui lo farà volentieri. Sai che non ti negherebbe mai niente. Ma io non
posso. Non riesco a stargli vicino. Non riesco a comportarmi come se niente
fosse successo."
In quel momento, la bionda testa di un elfo fece capolino dalla porta, e
guardò in maniera perplessa prima Aragorn e poi Gilraen.
"Elrond è appena arrivato" annunciò Legolas. "C'è qualcosa che non va?"
Aragorn guardò Gilraen... la donna era davvero sconvolta...
Le poggiò una mano sulla spalla e le disse:
- D'accordo Gil... facciamo come vuoi tu, l'importante è che resti... -
Poi lasciò la donna e si avvicinò a Legolas:
- Gil era nel bosco ed ha trovato Boromir... -
Legolas continuò a guardare Aragorn, poi spostando gli occhi su Gilraen,
notò due cose.
Prima di tutto non sembrava per niente felice del ritorno di Boromir. L'elfo
aveva sempre pensato che l'avrebbe vista fare salti di gioia se una cosa del
genere fosse mai successa, ma evidentemente era successo qualcosa che aveva
stravolto tutti i piani.
L'altra cosa che aveva notato era un brutto livido sulla guancia della
donna. La sua pelle bianchissima aveva assunto un preoccupante colore
violaceo, e la zona appariva tumefatta, come se avesse fatto a pugni con
qualcuno.
"Sono stati attaccati ?" chiese Legolas infine, cercando di apparire calmo e
rilassato come al solito, anche se avrebbe chiesto centomila cose ad Elessar.
Come stava Boromir? Cosa c'era che lui non sapeva? Perchè la sua compagna
sembrava così infelice? Cos'avrebbero dovuto fare adesso?
- Non so cosa sia successo, Gil non ne vuole parlare, ma non credo siano
stati attaccati... - rispose Aragorn voltandosi per osservare la donna.
- Legolas qualsiasi cosa sia accaduta... lui è Boromir. Per me nulla cambia.
Comunque Gil dice che non ricorda nulla del suo passato... ed io non so cosa
fare per aiutarlo. Forse potremmo chiedere l'aiuto di Gandalf, lui, come
sempre, conosce più cose di quelle che dice... -
Colta da un'improvvisa nausea, Gilraen inspirò profondamente, cercando di
comportarsi come se nulla fosse successo.
"Sarò in camera mia se avete bisogno di me" disse loro semplicemente, prima
di uscire a passo svelto dalle stalle, dirigendosi verso le sue stanze. Salì
le scale di corsa, sotto gli occhi sbigottiti dei servitori, e non appena la
porta si fu chiusa dietro le sue spalle, la donna scivolò al suolo,
sciogliendosi finalmente in un pianto liberatorio ora che sapeva che nessuno
l'avrebbe vista.
Nel frattempo nelle stalle, Legolas aveva afferrato un braccio di Aragorn e
lo stava guidando verso l'esterno.
"Dobbiamo parlargli, Aragorn. Non ci credo. Deve assolutamente ricordare, se
non noi, almeno casa sua. Sai quanto amava Gondor! E... Gilraen, ovviamente.
Dov'è adesso?"
Legolas a questo punto sembrava frenetico. Aveva bisogno di vederlo, e non
perchè non credesse alle parole di Aragorn, ma perchè aveva visto Boromir
cadere, e ora il suo cuore aveva bisogno di una prova tangibile del fatto
che il suo amico fosse ancora vivo.
Aragorn aveva seguito con gli occhi Gilraen andarsene scuotendo debolmente
la testa, era preoccupato per lei. Mentre inseguiva i suoi pensieri si sentì
guidare all'esterno da Legolas.
Dopo aver ascoltato le sue parole Aragorn lo fissò per un attimo, poi gli
mise una mano sulla spalla e guardandolo negli occhi gli disse:
- Legolas ora calmati. Agitarsi non serve a nulla. Faremo tutto il possibile
per far ricordare a Boromir il suo passato, fidati di me. Ora si trova in
una stanza che ho fatto prepare per lui, ho dato ordine che nessuno entri
prima del mio arrivo... dunque che mi dici? Vieni con me da Boromir? -
Gli occhi di Legolas si posarono in quelli di Aragorn per un lungo momento,
come a voler carpire i segreti della sua anima, tanto era intenso quello
scambio silenzioso di attenzioni.
Poi l'elfo gli prese il braccio, facendo cenno con la testa verso il
palazzo. Un mezzo sorriso che gli curvava le labbra.
"Andiamo. Promettimi solo che come me cercherai di fare di tutto per
rimettere le cose a posto".
- Farò tutto ciò che è possibile Legolas, fidati di me ancora una volta... -
Lo guardò ancora un istante negli occhi, poi lo guidò all'interno del
palazzo fino alla stanza di Boromir.
- Eccoci arrivati... entriamo... -
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