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Middle Earth Heroes -- Vers.1
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by:Gilraen
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Il mattino seguente trovò un sorridente Legolas che per svegliare il suo
Elessar aveva preso a baciargli il collo e le spalle, passando poi al viso e
alle labbra quando lo vide muoversi.
"Buongiorno amore mio" gli sorrise, poggiandogli un altro bacio sulle
labbra.
"Ci aspetta la colazione, il confronto con Grima, una discussione con gli
altri, poi dovremmo passare da Gilraen e poi... beh se ancora lo vuoi
dovremmo passare dall'orafo a chiedere gli prepararci i nostri anelli. Una
giornata piuttosto piena, non trovi?"
Aragorn si stiracchio guardando Legolas con gli occhi ancora annebbiati dal
sonno.
- Buon giorno a te. - disse trattenendo a fatica uno sbadiglio.
- Senti non possiamo scappare? Che ne so andare in capo a questo mondo?
L'unica cosa interessante della giornata sarà andare dall'orafo... -
Abbozzò un sorriso assonnato e si girò dall'altra parte.
- Chiamami fra un anno! -
"Andiamo su dormiglione!" ridacchiò Legolas, togliendo le coperte ad Aragorn
per costringerlo ad alzarsi. Era già ora di colazione e visto che avevano
tanto da fare avrebbero dovuto vestirsi in fretta.
Aragorn mugugnò qualcosa di incomprensibile e rabbrividì quando Legolas gli
tolse le coperte.
- Elfo antipatico! - gli disse sorridendogli.
Si costrinse ad alzarsi dal letto e ad entrare in bagno.
Ne uscì dopo poco completamente vestito e abbastanza sveglio.
- Ora fai tu... dobbiamo andare in sala da pranzo per la colazione oppure
stamattina non mangerà nessuno. -
A Legolas non ci volle molto per lavarsi e vestirsi: essendo un guerriero
aveva imparato ad essere veloce in caso ci fosse un attacco nel bel mezzo
della notte.
Una volta uscito notò che Aragorn si era già rivestito e gli sorrise di
nuovo, baciandogli le labbra prima di guidarlo fuori. Quella stanza era
veramente pericolosa, se fossero rimasti là ancora un minuto era sicuro che
avrebbe potuto spingerlo sul letto e prendersi la sua *vendetta* per la
sensuale tortura che gli aveva inflitto la sera precedente. Ma ci sarebbe
stato tempo dopo per quello.
**************************
Faramir aprì gli occhi e sbadigliò. Finalmente la stanchezza di quei giorni
gli aveva fatto passare una buona nottata.
Si alzò lentamente a causa della ferita che gli pulsava si lavò la faccia.
Si guardò allo specchio: il labbro era gonfiato durante la notte e il livido
sulla guancia aveva assunto un colore blu scuro.
"Beh" disse "Tanto non mi devo sposare oggi..."
Si vestì e sgattaiolò in cucina, giusto in tempo per vedere sua cugina che
ne usciva. Si trattenne dal fermarla: era grande abbastanza per cavarsela da
sola. Riempì un vassoio delle cose che piacevano a Boromir e a Gil, poi si
fermò in giardino per cogliere delle rose. Così bardato andò alle Case di
Guarigione.
Appena aprì la porta vide che i due dormivano ancora. Così mise i fiori in
un vaso, poi si avvicinò a Boromir. Un sorriso furbetto gli si dipinse sulle
labbra e, senza pensarci troppo, gli appiccicò un bacio appassionato sulla
fronte.
Boromir aprì di scatto gli occhi per fissarli in quelli del fratello.
Lentamente si rialzò, tutti i muscoli gli dolevano, era più stanco del
giorno prima.
Guardò Faramir e gli disse:
- Buon giorno a te Faramir! -
E gli diede un pizzicotto su una guancia.
Poi si alzò e si avvicinò a Gilraen, stava ancora dormendo e sembrava
tranquilla.
Gil sentì qualcuno muoversi nella stanza ed aprì gli occhi lentamente. Si
sentiva stanca, ma sembrava che la ferita non le facesse più tanto male, al
contrario il tutto si era ridotto a un fastidio sempre presente ma non
eccessivamente doloroso.
"Hey..." mormorò con un sorriso ai due fratelli.
Faramir sorrise alla donna: "Buongiorno. Vi ho portato la colazione. Avete
tutti e due bisogno di ristorarvi un po'. Ho portato anche dei fiori: questa
stanza sembrava un mortorio. Vabbé che siamo nelle Case di Guarigione ma un
po' di colore non fa male!".
Poi si rivolse al fratello ironicamente: "E a quel che vedo qualcuno ha
anche bisogno di una pulita e di una sistematina..."
"Ho tentato di farlo riposare un pò ma è un testone" disse Gil a Faramir,
prima di voltarsi a guardare Boromir. "Almeno hai dormito un pò stanotte?"
Boromir sorrise a Gilraen e le disse:
- Ho dormito benissimo credimi... -
Poi guardò Faramir e disse:
- Più tardi tornerò a Palazzo stai tranquillo. -
Faramir sospirò: "E come faccio a stare tranquillo con un fratello zuccone
come te?"
Poi gli sorrise dolcemente: "Boromir, oggi Aragorn vorrà interrogare Grima e
il Sovrintendente di Gondor non può mancare. Perciò ora mangia qualcosa, poi
vai a palazzo a lavarti e a cambiarti. Resterò io a vegliare su Gil."
Il sorriso monello riapparve sulle sue labbra: "Non preoccuparti. Se dovesse
succedere qualcosa urlerò il tuo nome talmente forte che lo sentiranno fino
a Mordor!"
Gilraen si sentì un pò più tranquilla alle parole di Boromir ma poi annuì a
Faramir. "Prima o poi dovrà farsi vedere, credo che Aragorn dovrebbe anche
dare l'annuncio ufficiale che il Sovrintendente di Gondor è tornato. Si
potrebbe dire che il ritrovamento del tuo corpo era tutta una macchinazione
di Sauron mentre tu eri prigioniero altrove. Questo non spaventerebbe la
gente..."
Boromir ascoltò sia le parole di Gilraen che quelle di Faramir, sapeva
perfettamente che avevano entrambi ragione.
- Mi avete convinto. Ora tornerò a Palazzo e raggiungerò Aragorn. -
Si girò e diede un leggero bacio sulla fronte a Gilraen:
- Gli parlerò anche del mio ritrovamento, chiamiamolo così... ma se tu
avessi bisogno di qualcosa, qualsiasi cosa, non esitare a chiamarmi va bene?
-
"Le cameriere sono proprio qui fuori, manderò loro a cercarti se avessi
bisogno di te" Gil gli rispose dolcemente con un sorriso, chiudendo gli
occhi quando lui le baciò la fronte. Boromir non lo sapeva ma gli sarebbe
mancato moltissimo. A volte quelle cose richiedevano ore e ore, ma la sua
presenza era assolutamente necessaria e quindi non poteva interferire in
alcun modo.
Rimase a guardare la sua schiena mentre si allontanava.
**************************
Il tempo correva come le pallide dita dell'elfo sulla carta. Gli occhi di
Lothiriel assumevano mille sfaccettature e sfumature, seguendo il mutare
della luce, ed Elrohir dovette metterci tutto il suo talento per riuscire ad
ottenere un risultato che lo soddisfacesse. Con la fronte aggrottata e lo
sguardo fermo il giovane continuò a lavorare, senza rendersi conto delle ore
che passavano. Voleva catturare l'essenza, le emozioni, l'anima della
principessina, e per un perfezionista come lui un risultato mediocre non era
concepibile. Pertanto riempiva pagine su pagine di schizzi diversi, che
avrebbe poi riunito per ottenere il ritratto che voleva. Al terzo tentativo
di abbozzo del volto di Lothiriel, depose il carboncino e tirò il fiato.
"Venite" la chiamò, mostrandole poi gli schizzi.
Intrecciando le sue dita a quelle esili della principessina, Elrohir si
lasciò guidare. Aveva quasi dimenticato quanto potesse essere bello non
sentirsi soli e lasciarsi andare, essere se stesso. Sentì una fitta al
cuore, però, al pensiero di quanto di sè avrebbe voluto mostrare al fratello
che non aveva voluto vederlo.
*Buongiorno, Elladan* non potè fare a meno di salutarlo, col pensiero, senza
sapere se l'avrebbe raggiunto.
Lothiriel si rigirò nel letto: era già mattina. Sorrise. Non vedeva l'ora di
correre in giardino insieme a Elrohir. Scese dal letto, si lavò e si vestì.
Scelse un vestito verde acqua e si lasciò i capelli sciolti. Pensò che, per
un quadro, era la scelta migliore. Poi corse in cucina a prendere un po' di
roba per la colazione.
Fatto questo, si recò alla stanza di Elrohir e bussò alla porta.ù
Dopo aver vagato un po' per i corridoi deserti, l'elfo si era sentito
crollare addosso una grande stanchezza e così dopo aver lanciato i vestiti
in tutte le direzioni si era gettato sul letto, assopendosi all'istante.
Aveva persino dimenticato di chiudere la porta.
Stava facendo un sogno molto bello: correva in un prato, rideva e cercava di
prendere la mano diafana della persona che correva davanti a lui. Non
riusciva però a capire chi fosse. ciononostante, c'era un piacevole tepore a
coccolarlo, sebbene uno strano rimbombo riecheggiasse nella scena...
Lothiriel continuava a bussare senza ottenere risposta. Che se ne fosse
dimenticato e fosse andato a fare colazione? si chiese un po' amareggiata.
Stava per andarsene quando decise di vedere se la camera era vuota. Girò la
maniglia ed entrò. Elrohir se ne stava sul letto. Lothiriel si avvicinò per
svegliarlo dolcemente: "Elrohir" gli sussurrò all'orecchio.
Una voce dolce chiamava il suo nome. Era forse sua madre? No, non poteva
essere lei. Ma allora chi altri poteva usare un tono tanto affettuoso con
lui? Nel dormiveglia, un unico volto si delineò tra le sue palpebre
socchiuse: Elladan. Il giovane sorrise, con tutta la tenerezza di cui era
capace, e si protese verso le labbra piene di suo fratello.
Lothiriel sgranò gli occhi e subito si ritrasse: Elrohir era solo un amico,
perché voleva baciarla?
"Elrohir!" chiamò alzando la voce.
Elrohir si svegliò di soprassalto, sentendo il grido della ragazza. Balzò a
sedere, rendendosi conto di essere praticamente nudo davanti a lei ed
arrossendo fino alle radici dei capelli si coprì con il lenzuolo.
"Lothiriel!" esclamò sorpreso. "Come siete entrata? E da quanto siete qui?"
Lothiriel distolse lo sguardo arrossendo: non si era accorta che Elrohir era
nudo!
"Io... io" balbettò "bussavo... ma voi non rispondevate... allora sono
entrata... e... e... vi ho chiamato... voi allora avete cercato di baciarmi
e... io..."
Non si era mai vergognata così tanto. Aprì la porta e gli disse: "Scusatemi,
vi aspetto qui fuori così potete vestirvi."
Richiuse la porta e vi si appoggiò in attesa: "Che stupida che sono..."
mormorò
Elrohir a bocca spalancata vide la ragazza balbettare qualcosa, arrossire e
scappare via, senza riuscire a dire una parola. Quando fu rimasto solo nella
stanza il suo cervello iniziò ad elaborare le parole di Lothiriel. Era la
sua, la voce che lo chiamava, dunque. Certo, non poteva essere Elladan. Lui
aveva senz'altro dormito con Rumil, ora che la sua anima gemella gli era di
nuovo accanto che bisogno aveva del suo gemello a cui l'anima l'aveva già
rubata da tempo?
Il giovane elfo sospirò, poi si vestì in fretta e afferrò la bisaccia in cui
teneva tutti i materiali di cui si serviva per disegnare. Infine aprì la
porta e si trovò davanti alla principessina.
Lothiriel era riuscita a calmarsi un po' e aveva cercato di far chiarezza in
quello che era successo: Elrohir stava sognando e doveva aver confuso la sua
voce con quella della persona amata... sì, non c'era altra spiegazione.
Sorrise all'elfo: "Siete ancora disposto a dipingermi dopo tutti i pasticci
che ho combinato?"
Elrohir assunse un'aria pensosa, come indecisa, poi scoppiò a ridere. "Senza
ombra di dubbio, Principessa" rispose quando fu riuscito a frenarsi.
Lothiriel sorrise: "Allora, se sono stata perdonata, possiamo avviarci. Ho
portato anche la colazione"
Elrohir le diede un tenero buffetto sulla guancia, poi le tolse dalle mani
la cesta. "I pesi li porto io; non eravamo rimasti d'accordo così?"
Sì, eravamo d'accordo così. Però io scelgo il posto!" disse Lothiriel
prendendo Elrohir per mano e conducendolo verso il giardino.
Haldir spuntò da dietro l'angolo con un sorriso soddisfatto sul volto. Aveva
avuto ragione ancora una volta dunque. Non solo quel piccolo essere non era
degno di fiducia alcuna, ma andava in giro a sedurre chiunque gli si
trovasse a tiro. Di sicuro avrebbe informato Eomer di quella tresca, ora che
ne era sicuro. Forse anche il Re. Ma avrebbe provato un piacere supremo
nell'informare Elladan, che avrebbe finalmente smesso di sentirsi colpevole
nei confronti di quel fratello: ora avrebbe visto con chi stava avendo a che
fare.
*Hai chiuso, Elrohir* gli disse con la mente, passando oltre la coppia e
dirigendosi a passo spedito verso la sala da pranzo, dove forse avrebbe
incontrato i diretti interessati. *Hai chiuso per sempre*.
Elrohir, sorpreso, sbattè un paio di volte le palpebre mentre guardava il
biondo elfo passare oltre, con uno strano sorrisetto sul volto. Aggrottò le
sopracciglia. Ma che gli era preso? Poi, lo raggiunse quello strano e
sconclusionato pensiero. Ma era per caso impazzito? Da quando Haldir beveva
di prima mattina?! Guardò con aria interrogativa Lothiriel, come per
chiederle se aveva capito cosa diavolo stesse succedendo.
Lothiriel osservò con un sorriso Haldir. Era veramente bello, non c'era
dubbio.
"Buongiorno, capitano" gli disse mentre passava loro accanto.
Non aveva notato lo sguardo smarrito che Elrohir le aveva appena rivolto.
Haldir si voltò a guardare Lothiriel quando la ragazzina gli parlò. Sembrava
così giovane ai suoi occhi millenari!
Rispose al saluto con un sorriso impudente e un cenno della testa prima di
voltarsi e continuare per la sala da pranzo.
Lothiriel rispose al sorriso sorridendo a sua volta. Per lei Haldir era un
elfo nobile e coraggioso, mai avrebbe potuto pensar male di lui.
Si voltò verso Elrohir: "Andiamo allora?".
Si bloccò vedendo la faccia smarrita dell'elfo: "Cosa vi succede?"
Il giovane scosse il capo, come per scacciare dalla mente lo strano
atteggiamento dell'elfo.
"Nulla, Lothiriel, assolutamente nulla. Solo che Haldir si comporta in modo
strano, oggi..."
"Non so cosa dirvi" disse Lothiriel pensierosa "Non lo conosco, non posso
giudicare il suo atteggiamento"
Sorrise all'elfo per cercare di tirarlo su: "Allora, che ne dite di andare?"
Elrohir le sorrise di rimando. In fondo, che gli importava se Haldir dava di
matto? Lui non aveva proprio nulla da nascondere, era tranquillo e perciò
non doveva preoccuparsi di nulla. Non era forse questo che sua madre gli
aveva insegnato?
Non sapeva se sarebbe stato ricevuto, ma comunque, prima di dimenticare
l'episodio, inviò un messaggio telepatico a suo padre.
*Padre, ho incontrato Haldir in giardino mentre passeggiavo con Lothiriel.
Ha farneticato non so cosa sul fatto che ho chiuso...era strano. Dici che
devo preoccuparmi? Non ho fatto niente di male!*
Elrond captò il messaggio del figlio e si fece pensieroso: cosa aveva mente
di fare Haldir?
*No, Elrohir. Non preoccuparti, Haldir non ha nulla contro di te. Comunque
cercherò di scoprire cosa voleva dirti con quelle parole*
Lothiriel sorrise: "Allora vieni. Prima mangiamo un po', poi cominciamo il
disegno".
Così condusse Elrohir in giardino, in un posto nascosto dove nessuno potesse
disturbarli.
*Grazie* rispose Elrohir, rasserenato.
"Ok, andiamo" disse poi rivolto a Lothiriel.
"Eccoci qua!" disse Lothiriel appena i due arrivarono in quell'angolo
segreto del giardino.
Si sedette in terra: "Prima di lavorare, però mangiamo"
"D'accordo" approvò il giovane, porgendole il cestino. "Cosa c'è di buono?"
Lothiriel aprì la cesta: "Allora, sono riuscita a prendere una brocca di
latte, del pane, biscotti, marmellata..." Guardò l'elfo: "Purtroppo non
sapevo i vostri gusti, così ho dovuto improvvisare."
"state tranquilla, con la fame che ho mangerei di tutto!" rispose Elrohir
ridendo.
"Bene, allora servitevi!" rise la principessa. "Poi ci dedichiamo alle cose
serie"
Lothiriel dispose il cibo su una tovaglia, presa in prestito per
l'occasione, e invitò Elrohir a sedersi con lei.
Il giovane elfo si accomodò accanto alla principessina. Si stava davvero
bene, in quell'angolo. Comunque non riuscì a mangiare molto, alla fine: lo
strano comportamento di Haldir l'aveva ferito. Perchè mai quell'elfo doveva
trattarlo così? Cosa gli aveva mai fatto? Aveva persino permesso a suo
fratello diprendersi l'unica cosa che al mondo davvero contava, per lui...
Lothiriel stava mangiando con piacere, visto che la sera prima non aveva
toccato cibo... anzi non toccava cibo da giorni al pensiero dell'incontro
con Eomer. La principessa sospirò: tanta preoccupazione per niente.
Si voltò e vide che anche Elrohir era pensieroso: "Cosa avete? Anche voi
innamorato?"
Elrohir rimase per un attimo in dubbio: poteva parlargliene?
Alla fine prese il coraggio a due mani ed annuì, arrossendo fino alla punta
delle orecchie.
Lothiriel sorrise: "Allora abbiamo qualcos'altro in comune. Ieri sera vi ho
raccontato del mio amore, perché non mi parlate del vostro? Se volete."
Lo sguardo di Elrohir si fece triste.
"La persona che amo" iniziò "è la persona più sbagliata della terra. Ha un
carattere ribelle, orgoglioso e fiero, non ammette le proprie debolezze e
non riesce a scorgere le mie. Mi avrebbe voluto perfetto e sicuro di me, ma
io non ce la faccio. Avrebbe voluto che credessi in noi e invece ho deluso
la sua fiducia con i miei stupidi dubbi. E ora l'ho persa, insieme a tutte
le nostre speranze di stare insieme..."Dovette interrompersi, perchè le
lacrime avevano iniziato a sgorgargli dagli occhi e così il giovane elfo
nascose il volto tra le mani. Si sentiva ridicolo.
Lothiriel guardava Elrohir con tristezza. Poteva capire il suo dolore: anche
lei aveva perso per sempre le speranze di stare con Eomer. Lei non sapeva se
lo amava o no, ma aveva ormai capito che, in ogni caso, non c'era futuro per
loro.
Si avvicinò ad Elrohir e gli accarezzò la testa: "Non fate così, non
buttatevi giù. Forse c'è ancora speranza per voi..."
Il giovane elfo chiuse gli occhi, assaporando la vicinanza di un'altra
persona. Non si sentiva più solo, e avrebbe voluto bloccare quell'istante
per poter provare per sempre quelle sensazione.
"Non sapete quanto vorrei potermi innamorare di voi" sussurrò.
Lothiriel sorrise a quell'affermazione: "Anch'io vorrei potermi innamorare
di voi, saprei che il mio amore sarebbe corrisposto. Vorrei che fosse più
facile innamorarsi"
Elrohir annuì. "Già. Se solo si potesse decidere chi amare..."
Poi si scosse le briciole dalla casacca. "Beh, che ne dite di metterci al
lavoro?"
"Siete voi l'artista, decidete voi" rise la principessa alzandosi e
sistemandosi il vestito.
L'elfo si guardò attorno pensoso, poi vide un tralcio di rose che formava
una specie di arcata. sotto di essa, un mazzo di crochi porpora ed oro
delimitavano un piccolo spiazzo. "Sedetevi lì" propose.
Lothiriel eseguì obbediente gli ordini di Elrohir. Si sedette aggiustandosi
la veste, poi guardò l'elfo. "Come devo mettermi?"
L'elfo non rispose. Era troppo incantato da quello che stava vedendo. La
luce del sole filtrava attraverso le fronde dell'imponente albero che
gettava la sua ombra su di loro, bagnando di riflessi marini i capelli di
Lothiriel. Le sue gote leggermente arrossate probabilmente dall'imbarazzo e
dall'aspettativa avevano lo stesso colore delle rose in boccio che la
circondavano, e i suoi occhi erano tersi come il cielo estivo. Elrohir
sillabò "Non muoverti" e, senza distogliere lo sguardo allungò una mano
verso la sua sacca, estraendone il blocco che iniziò subito a graffiare col
suo carboncino. I suoi occhi avevano assunto quella profondità insondabile
che sempre avevano quando disegnava.
Conosceva Elrohir da poco tempo, ma non gli aveva mai visto quella luce
negli occhi. Così Lothiriel obbedì, incapace di opporsi a quell'ordine dolce
e autoritario al tempo stesso. Lo seguiva lentamente con gli occhi, curiosa
di vedere quello che stava facendo.
Lothiriel si avvicino' all'elfo. Era esausta: non ne poteva piu' di stare
ferma! Guardo' il foglio: Elrohir l'aveva resa una creatura bella, dolce e
spensierata. Una creatura che avrebbe potuto far colpo su Eomer... quello
che non le era riuscito. Gli occhi si inumidirono. "E'... e'... veramente
bello!" disse con voce rotta.
Il giovane arrossì. "Ma no, che dite" rispose "sono solo pochi schizzi
sgraziati...quando sarà finito renderà giustizia alla vostra bellezza. Fino
ad allora, ne sarà solo una pallida imitazione" concluse Elrohir sorridendo.
Poi raccolse tutte le sue cose nella sacca e domandò "non sarà il caso di
andare a cercare gli altri? Chissà cosa potrebbero pensare, non vedendoci
per così tanto tempo..." nella sua mente apparve l'assurdo pensiero che
Haldir avesse potuto equivocare la vista di loro due insieme, ma poi sbuffò
scacciando l'idea. era semplicemente assurdo!
"Sì, credo di sì..." rispose Lothiriel d'istinto senza pensare. Ma subito si
morse la lingua: avrebbe rivisto Eomer e il pensiero la riempì di gioia e di
angoscia allo stesso tempo. Non poteva continuare a rimandare, però. Così
annuì verso Elrohir. "Devono essere in Sala da Pranzo."
Elrohir raccolse tutti i rimasugli della colazione nella tovaglia che
Lothiriel aveva steso sull'erba e ne fece un fagotto, che infilò poi nel
cestino. Mise infine la sacca su una spalla e sorridendo le disse "Andiamo?"
Rendendosi però conto che la ragazza era tesa e nervosa, le cinse i fianchi
con un braccio e l'attirò a sè baciandole la testa. "State tranquilla"
mormorò "siete meravigliosa. Dovete solo insegnarglielo."
"Credo che siate l'unico a pensare questo di me" sussurrò la ragazza. Poi
sorrise all'elfo: "Se non dovessimo realizzare i nostri sogni d'amore,
potremmo metterci insieme noi due, che ne dite?"
L'elfo la guardò con tutta la dolcezza che sentiva nel cuore. Sapeva che si
trattava di una battuta scherzosa, ma lui invece ci aveva pensato sopra
seriamente, la notte prima. "Io non potrò mai essere per voi altro che un
amico, un complice, un compagno, un confidente, un sostegno. Se arriverà il
momento in cui vi potrete accontentare di questo, sarò felice di mettere la
mia vita ai vostri piedi." sorrise amaramente. "Il mio sogno d'amore s'è già
infranto. E se voi avrete bisogno di avermi accanto, farò tutto quanto è in
mio potere per rendervi felice. Almeno mi sentirò fiero di me."
Lothiriel lo abbraccio': "Voi siete gia' per me un amico, un complice, un
compagno, un confidente, un sostegno. Non so ancora se amo veramente Eomer.
Datemi solo il tempo di scoprirlo, di vedere se anche il mio sogno d'amore
e' infranto o meno. Potrei veramente amarvi Elrohir, siete una persona
meravigliosa"
La tenerezza della giovane lo spiazzò. La scostò leggermente da sè e,
specchiandosi nei suoi occhi profondi, le disse "Sappiate però che per me
l'amore avrà sempre un solo volto, un solo incedere, un solo sorriso, un
solo nome. Mi ha rubato il cuore troppo tempo fa perchè possa chiederglielo
indietro. Ma a parte questo, vi darò tutto quello che ho. Potete starne
certa, Lothiriel."
La ragazza gli sorrise: "Non so ancora se il mio cuore sia stato rubato o
sia ancora in me. Ma se sara' il caso sara' solo vostro, mio dolce elfo."
Elrohir rispose all'abbraccio. Forse averla vicino avrebbe allentato le
corde della solitudine che lo avevano avviluppato fino a quel momento. E
forse non ci sarebbe stato bisogno di andare a Valinor...
Lothiriel si staccò dall'elfo con gli occhi lucidi: "Sarà il caso di andare
ora"
Il giovane la precedette di pochi passi, diretto verso il palazzo. Non
voleva imbarazzarla e finse di non notare il velo che copriva il suo
sguardo.
*******************Rumil aprì lentamente gli occhi, un raggio di sole
entrava dalle tende tirate.
Alzò il volto e quello splendido di Elladan era lì... calmo e tranquillo.
Cercò di alzarsi senza far troppo rumore, non voleva svegliarlo, preferiva
guardarlo dormire.
Si avvicinò alla finestra e spiò dalle tende tirate, era una bella giornata
di sole e non aveva sognato... lui ed Elladan...
Gli sembrava vagamente di ricordare Elladan dirgli che lo amava ma non era
sicuro, non aveva fatto in tempo ad appoggiare la testa contro il suo petto
che era crollato dal sonno.
Elladan aprì gli occhi e rimase a guardare Rumil per lunghi momenti, senza
essere visto. Ripensò agli avvenimenti della sera prima e dovette sospirare
quando pensò anche ad Elrohir. Aveva trovato il fratello semi nudo nel letto
di Faramir ed era stato amareggiato e triste nel pensare che aveva anche
creduto alle sue parole. Elrohir non sarebbe mai cambiato, vero? Pronto a
gettarsi sulla prima persona che si mostrava disponibile nei suoi confronti,
senza preoccuparsi per gli altri.
Era stato messo in guardia eppure non aveva voluto crederci. Quante altre
volte ancora avrebbe dovuto vederlo con altre persone prima di rendersi
conto che non voleva altro che sesso da lui? La verità era dura da accettare
ma doveva farlo: ad Elrohir non era mai importato di lui nè mai sarebbe
riuscito a guardare al di là del suo naso per capire. Prima Doris, poi
Faramir. Con chi altro l'avrebbe visto flirtare oggi?
"Buongiorno" mormorò poi a Rumil, Stiracchiandosi ed alzandosi in piedi,
iniziando a raccogliere i loro vestiti e sistemandoli in due pile ordinate
sul letto.
"Dormito bene?"
Rumil restò in silenzio ancora qualche attimo. Era perso nei suoi pensieri.
- Buon giorno a te - disse - sì ho dormito bene. -
Si girò e guardò Elladan.
C'era qualcosa nei suoi occhi che non gli piaceva...
- Qualcosa non va? - gli chiese.
Rumil si irrigidì. Non riusciva a capire Elladan in quel momento.
- Elladan... mi dispiace. Forse non dovevamo, cioè... oh accidenti a me! -
esclamò chiudendo i pugni.
"Non mi sembra di aver mai detto che mi pento di quello che abbiamo fatto"
rispose Elladan, fermandosi a guardare l'altro con aria vagamente offesa.
"Mi conosci, preferisco parlare in modo chiaro e direttamente con te se c'è
qualche problema tra noi".
Rumil guardò Elladan ed abbozzò un sorriso.
Era sempre capace di dire le cose sbagliate al momento sbagliato.
- Scusami... - disse - probabilmente stamattina vedo le cose in modo del
tutto sbagliato... o forse ho solo paura di perderti ancora e non voglio...
-
Elladan sospirò di nuovo. Perchè mai si ostinava ad esternare i suoi
sentimenti a quel modo? Avrebbe dovuto tenersi tutto dentro come al solito
per non far stare male gli altri. Che stupido che era!
"Non preoccuparti, non succederà" disse a Rumil, prima che gli arrivasse il
messaggio telepatico di buon giorno inviatogli da Elrohir. Scosse la testa
tra sè e sè. Non ebbe nemmeno il tempo di rispondere che però Haldir lo
contattò.
*Tuo fratello ti ha ingannato. L'ha sempre fatto. C'è una tresca tra lui e
la ex promessa sposa di Eomer, li ho visti con questi occhi poco fa*.
"Che illuso..." mormorò a se stesso Elladan, il viso tradiva stavolta tutta
l'amarezza che provava. "Che stupido, stupido illuso. Lo sapevo che mentiva,
voleva soltanto divertirsi e io che sono stupido gli ho creduto. Elladan lo
stupido e il credulone, ecco quello che sono".
Rumil guardò attentamente Elladan poi gli si avvicinò e gli mise una mano
sulla spalla:
- Elladan vuoi dirmi cosa ti sta succedendo? -
"Ti chiedo solo una cosa" disse a quel punto Elladan, voltandosi e
afferrando i polsi di Rumil, non tanto forte da fargli male ma in maniera
salda. "Non parliamo mai più della mia famiglia. Mai più. Soprattutto di mio
fratello. Lui e mio padre sono talmente simili che mi viene il disgusto solo
a pensarci. Freddi calcolatori che adorano sfruttare gli altri e trattarli
con superiorità. La mia famiglia non esiste più adesso. Ci siete solo tu,
Haldir e Orophin... siete voi la mia famiglia.."
Rumil rimase per un attimo spiazzato dalla reazione di Elladan... di nuovo
Elrohir, ancora lui!
Era mai possibile che dovesse sempre ridurre Elladan in quello stato? Non
osava pensare a cosa altro avesse potuto combinare.
Guardò negli occhi l'elfo davanti a se e dolcemente sfilò i polsi dalla sua
presa. Gli accarezzò i capelli dolcemente e gli sorrise:
- Credo che Haldir ed Orophin saranno più che orgogliosi di considerarti
parte della nostra famiglia. -
Poi gli posò un bacio leggere sulle labbra.
- Te la senti ora di andare a fare colazione? Ci sarà l'interrogatorio di
Grima oggi ed io sono molto curioso. -
Elladan sorrise a Rumil, annuendo. Prima di uscire però lo abbracciò
stretto, inalando il suo profumo e chiudendo gli occhi per un lungo momento.
No, lui non lo avrebbe tradito mai e non gli avrebbe fatto del male come
Elrohir, di questo ne era sicuro.
"Andiamo" gli disse poi, prendendogli la mano e guidandolo fuori dalla
stanza, lasciandogliela però poco dopo, per paura che qualcuno potesse
vederli.
*********************Il sire elfico aveva passato la notte a pensare a come
comportarsi il giorno dopo a colazione. Ritenne che il mantenersi tranquillo
e misurato fosse la scelta migliore. Così si cambiò d'abito e si recò nella
Sala da Pranzo. Era ancora presto e non c'era nessuno. Si sedette al tavolo
e iniziò a pensare a quello che sarebbe successo durante il confronto con
Grima.
Gandalf quella mattina si era svegliato presto come sempre ed aveva fatto
una piacevole passeggiata nei giardini del Palazzo.
Quel giorno avrebbero dovuto confrontarsi con Grima ed una domanda aleggiava
nella sua mente: Grima sapeva chi era e cosa stava facendo?
Quando Boromir era tornato dalla morte non ricordava nulla del suo passato,
solo Gilraen era riuscita con la sua presenza a fargli rivevere i suoi
ricordi e a farlo tornare.
Cosa era dunque successo a Grima? Sperava di poter rispondere al più presto
alle sue domande.
Decise di recarsi nella Sala da Pranzo per aspettare gli altri e quando
entrò non fu stupito di trovarvi Elrond.
- Buon giorno Sire Elrond. -
Dopo essersi infilato un paio di pantaloni neri, i suoi stivali di pelle e
una tunica di colore rosso sangue, Eomer si era premurato di sistemare i
capelli prima di uscire dalla sua stanza.
Sorrise a una cameriera che trovò poco lontano e che già la sera prima aveva
mostrato interesse nei suoi confronti. Si poteva certamente dire che in quel
palazzo c'era solo l'imbarazzo della scelta.
Il Re si avviò a passo deciso verso la sala dove sarebbe stata servita la
colazione. Oggi avrebbero dovuto interrogare Grima Vermilinguo e nonostante
il fatto che non voleva avere niente a che fare con quell'essere sapeva che
non sarebbe potuto mancare. Quello che sapeva però era che avrebbe dovuto
cercare di mantenersi calmo per non ucciderlo. La tentazione era veramente
forte.
Quando entrò nella sala principale, Eomer vide che Elrond e Gandalf erano
già seduti al tavolo.
"Buongiorno" disse, prima di sedersi a sua volta.
Elrond si riscosse dai suoi pensieri: "Buongiorno Gandalf".
Gli sorrise: "Ora che mi ricordo sei l'unico con cui non mi sono ancora
scusato per il mio comportamento di ieri. Lo faccio adesso allora.
Perdonami, ma ultimamente non sono più il solito".
Tornò a fissare davanti a sé: "Anche tu ti stai domandando cosa sia successo
e perché Grima è tornato?"
In quel mentre la sua attenzione fu distolta dall'entrata di Eomer:
"Buongiorno, re Eomer" gli disse sorridendo.
"Buongiorno a voi" rispose Eomer, notando l'assenza di Elessar. Sarebbe
arrivato tra poco comunque. Aveva una fame da lupi e senza il re non sarebbe
stata servita la colazione.
Gandalf a sua volta salutò Eomer al suo ingresso, poi disse ad Elrond:
- Sire accetto le tue scuse. - ed abbozzò un sorriso.
Poi rivolse la sua attenzione al biondo Re di Rohan.
- Come va questa mattina Eomer? Spero che tu abbia riposato bene. -
Eomer dovette sorridere a quella domanda, fingendosi estremamente
concentrato sulla sua cintura, che stava sistemando con calma.
"Ho passato una piacevolissima notte, grazie"
Elrond lanciò un'occhiata di sfuggita ad Eomer, poi continuò a fissare
davanti a sé: "Ve la sentite di affrontare Grima oggi?" chiese con voce
lontana.
"Non vedo perchè no" Eomer rispose tranquillamente. "Pensavo che quel verme
fosse già morto, ma evidentemente il suo desiderio di fare ancora del male
non si era placato".
Elrond continuava a parlare come in trance: "Sempre se il desiderio di far
male sia veramente suo... o non glielo abbia ridato qualcun altro"
Gandalf osservò attentamente Elrond.
C'era qualcosa in lui che non lo convinceva ancora.
- Parleremo con Grima a tempo debito, - disse - ora aspettiamo Aragorn e
facciamo colazione. -
Poi si rivolse ancora ad Eomer:
- Non abbiamo ancora avuto modo di parlare Re Eomer, dimmi come vanno le
cose ad Edoras? -
Dopo essere usciti dalla loro stanza Aragorn e Legolas si recarono nella
Sala da Pranzo.
Appena entrati il Re disse:
- Buon giorno a tutti. -
Poi fece un cenno affinchè venisse servita la colazione.
"Edoras sta vivendo un momento d'oro" rispose Eomer, sorridendo al pensiero
di casa sua. "La gente è contenta della mia amministrazione, il commercio di
cavalli è sempre in espansione e frutta molto denaro al popolo, inoltre poco
prima che partissi per Minas Tirith era nato un puledro frutto di un nuovo
incrocio, pare che sarà un cavallo formidabile per andare in guerra. Spero
sempre che non ne avremo bisogno ma bisogna essere previdenti in ogni caso".
Legolas sorrise agli altri, augurandogli un buon giorno e sedendo vicino ad
Aragorn, evitando lo sguardo di Elrond.
Aragorn ascoltò le parole di Eomer con molto interesse, poi gli disse:
- Un nuovo incrocio, sono curioso di vedere come sarà... -
Mentre Aragorn parlava Boromir entrò nella sala da pranzo.
Il re si voltò a guardare il sovrintendente entrare.
- Buon giorno Boromir, come sta Gilraen? -
- Buon giorno a tutti. Sta meglio Aragorn grazie. -
L'uomo si sedette al tavolo, poi, guardando Aragorn gli disse:
- Anzi prima di raggiungervi Gilraen ha sollevato il problema del mio
ritorno. La gente ormai lo sa. Dovremmo dire loro qualcosa. -
Poi disse agli altri l'idea di Gilraen.
Gandalf guardò Aragorn poi Boromir, poi disse:
- Credo che sia la soluzione migliore per non far preoccupare la gente.-
- Per non farla preoccupare o sperare invano nel ritorno dei propri cari...
- disse Aragorn.
Elrond guardò un attimo Legolas, non appena entrò nella stanza. Sapeva
quello che era successo la notte tra lui e Aragorn. Se lo sentiva nel cuore.
Trattenne la sua rabbia e riuscì a calmarsi nel giro di pochi secondi, in
tempo per rispondere al buongiorno di Elessar e per salutare Legolas e
Boromir.
"Sarei molto felice d'inviarti qualche esemplare della nuova razza non
appena li avremo addestrati" sorrise Eomer, augurando poi il buongiorno a
Boromir.
Legolas annuì quando il Sovrintendente riferì le parole di Gilraen. Era
decisamente una buona idea. "Dopotutto c'eravamo soltanto io, Elessar e
Ghimli ad Amon Hen. Nessuno oserà mai dubitare della nostra parola, quindi
crederebbero tutti che il corpo è stato scambiato".
Aragorn guardò Boromir e gli disse:
- Oggi stesso faremo un proclamo dopo l'interrogatorio di Grima. -
Poi si rivolse ad Eomer e gli disse:
- Amico mio io ci conto... -
"Chi altri manca all'appello?" chiese Legolas, che sorrise quando Haldir
fece il suo ingresso nella sala, come sempre in forma smagliante. "Io"
rispose il diretto interessato, andando a sedersi tra Gandalf ed Eomer.
Un altro mezzo sorriso fu diretto proprio al Maresciallo. Un sorriso che
prometteva dolci torture e infinito piacere, ma solo lui avrebbe potuto
capirlo.
"Buon giorno a tutti".
- Buon giorno a te Haldir. - disse Aragorn sorridendo al nuovo arrivato.
Il Re si guardò intorno, poi chiese:
- Notizie di Elladan e Rumil? -
Elrond guardò Aragorn: non si era ancora accorto che suo figlio mancava
all'appello. Ma il fatto che anche Rumil fosse con lui non dava adito a
dubbi.
Sorrise al pensiero: era contento che Elladan fosse felice e soprattutto che
dimenticasse il suo indegno amore per il fratello in questo modo.
"Stanno per arrivare" disse Haldir con l'aria di chi la sa lunga.
- Benissimo. - disse Aragorn.
Proprio in quel momento Elladan e Rumil fecero il loro ingresso nella sala.
Rumil si sentiva tranquillo e rilassato, sicuro che Elladan stesse a sua
volta un pò meglio.
Salutò tutti i presenti e prese posto accanto ad Haldir.
Elladan dal canto suo prese posto accanto a Rumil, sorridendo quasi
impercettibilmente ad Haldir, che rispose con un piccolo cenno della testa,
contento del fatto che finalmente sembrava essersi tolto quel
doppiogiochista di Elrohir dalla testa.
Legolas mangiò un pò di frutta fresca e non appena ebbe finito lavò le mani
in una piccola bacinella con dell'acqua fresca portata da una delle
cameriere. Era pronto per l'interrogatorio.
Un impaziente Eomer si guardò intorno, cercando di capire a che punto
fossero i preparativi. Elladan e Rumil dovevano ancora fare colazione ma
sapeva che non ci avrebbero messo molto. Il momento della verità era vicino.
Elrond si stava preparando all'interrogatorio: temeva in cuor suo che Grima
fosse stato richiamato in vita da Sauron. Sperava di sbagliarsi, ma...
Prima però doveva cercare di chiarirsi con Elladan. Non c'era altro modo che
usare la mente e sperò che suo figlio non si chiudesse in sé.
*Elladan, mi spiace averti aggredito ieri. Io... ora sto meglio, mi sono
calmato. Senti, lo so che non vuoi più parlarmi, ma... appena tutto sarà
finito me ne andrò a Valinor per sempre e volevo parlare con te un'ultima
volta... ti prego...*
*Vi parlerò Lord Elrond* rispose in modo sprezzante Elladan, alzando gli
occhi per guardare il padre per un attimo prima di riportarli sul cibo come
se lui non gli interessasse per niente. *Ma non ho cambiato idea. A
differenza di mio fratello io non sono una banderuola*
Elrond aggrottò le sopracciglia, perplesso. Non per il disprezzo di Elladan,
quello se lo aspettava. Ma per il commento sul fratello. Che l'amore di
Elrohir non fosse corrisposto?
*Elladan, non voglio convincerti a fare qualcosa che non vuoi. So che non
servirebbe. Voglio solo parlarti, poi sarai tu a decidere*
*Non preoccuparti, non riusciresti mai e poi mai a farmi fare qualcosa che
non voglio*
Aragorn si guardò intorno, ormai tutti avevano quasi finito la colazione e
nell'aria c'era molta tensione per quello che li aspettava.
Si rivolse ad Haldir:
- Haldir te la senti di andare a prendere Grima e portarlo qui? Credo che
sia il posto migliore per interrogarlo. -
Boromir aggrottò le sopracciglia e disse ad Aragorn:
- Sicuro di voler correre il rischio di allontanarlo dalle prigioni? -
- Siamo in tanti e tutti armati Boromir, cerca di stare tranquillo. -
Il gondoriano annuì, ma non si sentiva tranquillo.
Rumil guardò Haldir e gli disse:
- Vengo con te. -
"Certo che me la sento" rispose Haldir, alzandosi in piedi e annuendo al re.
Sentì gli occhi di Eomer su di sè ma non disse niente, nè si voltò a
guardarlo. Sapeva che non sarebbe andato se Elessar non gliel'avesse
chiesto, il Maresciallo ci teneva troppo alle buone maniere per prendere
simili iniziative nel regno di qualcun altro.
Quando Rumil si offrì di andare, Elladan si alzò in piedi e gli mise una
mano sulla spalla, stringendola in modo rassicurante. "Andiamo tutti e tre
allora".
"Benissimo, non perdiamo altro tempo" rispose Haldir, guidandoli fuori da
quella stanza e nel corridoio che portava alle celle.
Aragorn si guardò intorno e si rese conto che l'atmosfera era tesa.
Ma se lo aspettava.
Si alzò dalla sua sedia e si avvicinò ad Eomer, lo guardò e gli disse:
- Eomer avrei bisogno di scambiare due parole con te prima
dell'interrogatorio. -
"Certamente" rispose Eomer, alzandosi immediatamente in piedi e chiedendosi
cos'aveva da dirgli Elessar. Notò che anche Legolas lo seguiva con lo
sguardo quando si alzò quindi ne dedusse che nemmeno lui sapeva di cosa si
trattasse.
Elrond ascoltò le ultime parole del figlio. Ormai non c'era più nulla da
fare con lui e il loro prossimo confronto non avrebbe fatto altro che
peggiorare il loro "rapporto".
Si voltò verso Gandalf: "Amico mio, cosa pensi di tutto quello che sta
succedendo?"
Gandalf guardò l'elfo al suo fianco e con la sua solita calma gli rispose:
- Non penso nulla Elrond. Mi limito ad osservare i fatti. Grima è tornato in
vita, ora io mi chiedo quante altre persone lo siano... per certo Sauron non
dovrebbe tornare, oppure tornare ma senza alcun potere visto che l'Unico
Anello è ormai distrutto. Mi preoccupa di più un possibile ritorno di
Saruman. Un'altra domanda da porsi è perchè queste persone ritornano? Dopo
il ritorno di Boromir pensavo fosse la volontà dei Valar, ma ora non lo
credo più, perchè far tornare Grima se no? -
"Spero veramente che Sauron non c'entri nulla con tutto questo" rispose
Elrond incrociando le braccia sul petto "Ma temo anche il ritorno di Saruman.
Potrebbe aver mandato avanti Grima per darci un avvertimento o per distrarci
da qualcos'altro. Ma hai ragione, finche' non lo avremo interrogato non
potremo affermare niente di sicuro."
Gandalf annuì gravemente con la testa.
C'era qualcos'altro.
- Speriamo solo che abbia ancora la sua memoria e che non sia nelle stesse
condizioni in cui era Boromir appena tornato. -
"Se così fosse fargli ricordare il suo passato potrebbe causarci molti
problemi. Ricorderebbe tutto quello che è successo a Rohan e poi a Isengard.
E l'odio nei nostri confronti si accrescerebbe."
Poi scosse la testa: "Il male è troppo forte, lo sento. Lui non è solo,
Gandalf. Non ha tutta questa potenza"
Gandalf guardò Elrond, purtroppo doveva concordare con lui.
- Continuo a sperare che egli abbia ricordi del suo passato, solo così
possiamo capire di chi è la mano che lo ha armato Sire. -
Elrond annuì: "Non possiamo far altro che sperare..."
Sentì che una presenza maligna si stava avvicinando: gli elfi stavano
tornando con Grima.
"Tra poco sarà qui e sapremo la verità!"
******************
Aragorn guidò Eomer fuori dalla Sala da Pranzo ed appena si trovarono in un
corridoio appartato si voltò verso l'amico.
- Spero non sia troppo tardi Eomer, ma voglio porgerti le mie scuse per il
comportamento di Elrond. Voglio che tu possa sentirti a casa tua qui a Minas
Tirith. -
"Non preoccuparti, non è Elrond che non mi fa sentire a mio agio, qui a
Minas Tirith..." rispose tranquillamente Eomer, prendendo un profondo
respiro e rilasciandolo lentamente. Già, come dirgli che l'unica persona
della quale non sopportava la vista era la cugina di Boromir e Faramir?
Aragorn osservò attentamente Eomer.
- Sai Eomer ancora non ho capito come si fa ad essere Re, ma la mia vita di
Ramingo mi ha insegnato a conoscere le persone. Non voglio entrare nei
particolari della tua vita privata, ma se vorrai parlare di ciò che non va a
Minas Tirith per te la mia porta è sempre aperta. -
Lothiriel camminava per i corridoi del palazzo. Lei e Elrohir si erano
distanziati: non sapeva perché, ma temeva che non tutti potessero credere
che la loro fosse una semplice amicizia. Ma lo era veramente? Ci stava
riflettendo sopra quando vide, davanti alla porta della Sala da Pranzo,
Eomer e re Elessar.
Il cuore le si fermò: voleva bene ad Elrohir, ma non riusciva a provare per
lui le sensazioni che sentiva quando vedeva il re di Rohan.
Si avvicinò ai due cercando di assumere un'aria tranquilla.
"Buongiorno, re di Gondor" disse inchinandosi davanti ad Aragorn "E
buongiorno a voi, re di Rohan" si rivolse ad Eomer tradendo con lo sguardo
la tensione che le si agitava dentro.
"Sono la principessa Lothiriel di Dol Amroth, mio re, venuta in visita a
Minas Tirith" disse ad Aragorn "Scusate se ho interrotto la vostra
conversazione. Spero che la mia presenza non vi infastidisca"
Elrohir guardò il giovane re di Rohan con occhio attento, cercando di capire
per quale motivo la voce della piccola Lothiriel tremasse tanto, eppure non
vedeva in lui neanche un pallido riflesso della bellezza di Elladan. Si
voltò poi verso il re accennando un inchino.
"Ne parliamo dopo, d'accordo?" disse Eomer ad Aragorn, battendogli una mano
sulla spalla senza degnare Lothiriel di uno sguardo. Dopo quello che aveva
fatto il giorno prima era il minimo. Poco dopo tornò in sala da pranzo,
riprendendo il suo posto e attendendo gli altri con Grima.
Aragorn sorrise alla giovane ragazza.
- Benvenuta a Minas Tiris Principessa Lothiriel, lieto di fare la vostra
conoscenza. La presenza non mi infastidisce affatto, siate la benvenuta. -
Poi si voltò a guardare Elrohir:
- Buon giorno Elrohir. -
Quando Eomer gli parlò Aragorn gli fece un cenno con il capo.
Poi si rivolse ancora ai due giovani:
- Principessa Elrohir o qualcun altro l'ha messa al corrente di quanto è
successo? -
Elrohir scosse la testa. "Non so molto nemmeno io, Elessar" rispose.
Lothiriel fissò a lungo la porta dietro la quale era appena sparito Eomer.
"E' tutto inutile" pensò "Mi ha già escluso dalla sua vita"
Con gli occhi lucidi tornò a guardare il re: "Ho sentito dalle mie cameriere
che avete arrestato un assassino. Ma non so altro. Da quando sono qui ho
parlato solo con re Eomer" si morse le labbra per non piangere "con Elrohir
e con Fari... volevo dire con mio cugino Faramir, il Sovrintendente. Cosa è
successo?"
*****************Rumil camminava silenzioso al fianco di Haldir.
Si voltò un attimo a guardare il fratello e si rese conto una volta di più
quanto fosse importante per lui e sorrise tra sè.
- Senti Haldir, - gli chiese - cosa ne pensi tu di questa storia? Non mi
interessa cosa credono gli altri, dammi il tuo parere personale. -
Elladan non si voltò a guardare Haldir ma rimase in ascolto, curioso di
sapere cos'avrebbe risposto l'altro elfo.
"Credo che Grima potrebbe essere soltanto una pedina in un disegno del male
molto più grande" fu la risposta del Capitano dei Galadhrim. "Ma non
possiamo esserne certi finchè non avremmo interrogato quel pazzoide.
Potrebbe essere semplicemente tornato in vita con qualche rotella fuori
posto".
Rumil sorrise alle parole del fratello.
- Più di una direi, - poi tornò serio - pensi che sia possibile un ritorno
anche di Saruman? -
"Questo bisognerebbe chiederlo a Gandalf" sospirò Haldir, scuotendo la
testa. "Dopo l'interrogatorio cercherò di contattare la nostra signora per
informarla degli ultimi sviluppi".
Rumil guardò il fratello e si chiese se mai un giorno sarebbe diventato come
lui.
Sapeva sempre cosa fare e quando farlo.
- Sì, credo che Dama Galadriel debba sapere cosa è successo, anche se non mi
stupirebbe il fatto che lo abbia già saputo. -
"Si, credo anch'io che lo sappia già" annuì Haldir che poi fece un cenno
alle guardie, che li fecero passare attraverso uno stretto tunnel
sotterraneo fino alle prigioni.
Grima dal canto suo balzò in piedi quando vide le torce. Quei maledettissimi
elfi erano venuto già a prenderlo! Si sentiva debole, non avrebbe retto il
confronto... aveva bisogno di bere del sangue umano, solo così sarebbe
potuto essere forte di nuovo, ma come? Non gli avevano nemmeno dato il tempo
di bere quello dell'elfa che aveva pugnalato, che ingiustizia!
Quando si trovarono fuori dalla cella di Grima, Rumil guardò con molto
disprezzo quella specie di uomo.
Sentì dentro di se un odio che non provava da tempo, troppa rabbia. Aveva
bisogno di respirare e di calmarsi.
Le guardie aprirono la cella di Grima e lo legarono, consegnandolo poi ad
Haldir.
Rumil aprì la strada al fratello e si riavvio verso il Palazzo.
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