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Middle Earth Heroes -- Vers.1

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Faramir trovo' Elrohir seduto su una panchina, all'ombra di un albero. Vide che il giovane elfo era agitato e allore non ebbe piu' dubbi: Elrohir aveva visto il padre.
"Ciao, amico elfo! Come stai?" gli chiese Faramir mettendosi seduto accanto a lui. "Vuoi accompagnarmi? Vado un attimo a cambiarmi in camera mia, poi possiamo andare insieme in sala da pranzo a mangiare qualcosa. Sarai ancora debole dopo l'attacco. Cosi' parliamo un po'"


Elrohir gli sorrise, grato. aveva davvero bisogno di parlare un po' con lui. si alzr e dopo averlo affiancato si avviarono. un gorgoglio del suo stomaco gli ricordr che non mangiava da parecchio, ormai.

"Hai gi` incontrato mio padre?" domandr.

*sto andando a mangiare qualcosa con Faramir. mi troverai in sala da pranzo* rispose il fratello, sentendo uno sfrigolio dello stomaco, che poteva essere gioia per il prossimo incontro ma anche tensione per quanto sarebbe accaduto.

"Gi`, e devo dire che non mi ha fatto una buona impressione." rispose Faramir "Mio padre era altezzoso e superbo, ma non ha mai dimenticato le buone maniere, anzi ci teneva molto. La stessa cosa non posso dire di Lord Elrond... Scusa" si volto' verso Elrohir "Non volevo offendere tuo padre".
Entro' in camera sua, seguito dall'elfo. Doveva cambiarsi prima di mangiare: cominciava a non avere un buon odore in quegli abiti...
La camera di Faramir non era la camera di un guerriero. Le poche armi erano relegate in un angolo. Il resto dello spazio era occupato da libri e libri, sistemati accuratamente. La maggior parte di leggende elfiche, le preferite di sua madre.
Si spoglio' e rimase completamente nudo. Si volto' verso l'elfo: "Non ti imbarazzo, vero?" disse mentre versava l'acqua in una bacinella per lavarsi.

*sto arrivando* Elladan comunicr al fratello. *Ho bisogno di parlarti urgentemente lontano dalle orecchie e dagli occhi di nostro padre. E' importante.*

Elrohir scosse la testa, dopo aver udito il commento dell'uomo. "Hai perfettamente ragione, Faramir, non devi scusarti. Vedi, Arwen e' stata il suo unico successo visto che Elladan, che avrebbe dovuto diventare la sua copia vivente, si e' rifiutato di esserla e io...beh, semplicemente non rispondo ai suoi canoni. Ora che la mia sorellina e' stata rifiutata da Elessar, lui ha deciso di vendicarla e non ti nego di essere molto preoccupato."

Rimase molto sorpreso dalla stanza da letto di Faramir: trasmetteva...calore. Una sensazione simile a quella che sentiva quando entrava in quella di sua madre.

Quando vide l'uomo spogliarsi, per un attimo fu preso dal panico, ma poi lui domando' candidamente se lo stesse imbarazzando e l'elfo si rese conto di non provare alcun imbarazzo accanto a lui. Anzi, si sentiva protetto ed al sicuro.

"No, affatto" rispose quindi "anzi, se vuoi ti lavo la schiena. Dovrai essere a pezzi. E se poi vorrai raccontarmi quanto accaduto alla locanda mentre ti faccio un massaggio ricostituente..." gli sorrise, con affetto e gratitudine per quanto quell'uomo inconsciamente stava facendo per lui. Non aveva mai avuto un vero amico, prima.

"Grazie, Elrohir. Sei un tesoro" disse Faramir sorridendo all'elfo "Ma mi faccio un lavaggio veloce veloce. Così poi corriamo a mangiare. Devo andare a portare qualcosa da mangiare a Boromir. E' talmente scosso per quello che è successo a Gil che preferirebbe morire di fame piuttosto che allontanarsi un attimo da lei"
Mentre parlava si sciacquava la pelle per scacciare lo sporco e la stanchezza, poi mentre si asciugava sentì bussare alla porta.
"Lord Faramir! Lord Faramir!" la voce del servo era agitata. "Vi prego di venire subito all'entrata, c'è un problema!"
"E neanche oggi si mangia" sospirò Faramir.
"Mi spiace Elrohir, ma dovrai andare da solo in sala da pranzo. Il dovere mi chiama." sorrise all'elfo "Se vuoi stare qui, mi fa piacere. Mia madre mi ha lasciato questi libri, sono tutti di storie elfiche. Lei le amava. Fu un regalo di mio padre. Una volta mi chiese cosa volevo per il mio compleanno e io risposi che volevo la mamma. Lui si rabbuiò ed andò via sbattendo la porta. Poi quando tornai in camera la trovai piena dei suoi libri. Andai da mio padre per ringraziarlo, ma lui mi disse scortesemente che non c'entrava niente. Non lo avrebbe mai ammesso".
Prese a vestirsi mentre parlava con Elrohir: "Se vuoi prenderne qualcuno per leggere, fai pure. E sei hai bisogno di un luogo tranquillo, lontano da occhi indiscreti, vieni pure qui".
Così detto salutò l'elfo e uscì dalla stanza.
************************
L'elfo fece per uscire, ma poi ci ripenso'. Suo fratello voleva parlargli lontano da occhi indiscreti e soprattutto da loro padre, no? Beh, allora la proposta di Faramir sarebbe stata subito utile.

*Cambiamento di programma* disse mentalmente ad Elladan *Sono nella camera da letto di Faramir. Ti aspetto qui, lui non c'e'. Saremo molto più tranquilli che in sala da pranzo.*

Poi, mentre lo aspettava, si tolse gli stivali e la blusa, rimanendo solo con i suoi ampi pantaloni, e poi si sdraio' sull'ampio e orbido letto afferrando uno dei libri. Sulla copertina c'era una bellissima elfa dagli occhi blu, screziati da riflessi violacei, e un abito che sembrava fatto d'aria tanto era etereo.

Un'occhiata gli permise di riconoscere alcuni fogli bianchi sul tavolo, ne afferro' uno e con un pezzo di carboncino (OT: non so se esisteva, datemelo per buono) che aveva in tasca prese a schizzare un ritratto.

Elladan guardò Rumil per un momento, dicendogli col pensiero che sarebbero andati un momento da suo fratello prima di riposare.
I due si incamminarono verso la camera di Faramir e per tutto il tempo Elladan non riuscì ad impedirsi di chiedersi perchè mai suo fratello doveva essere nella camera di quell'uomo. Che peraltro non era presente. Doveva esserci molta confidenza tra loro evidentemente.

Rumil guardò Elladan colmo di riconoscenza.
*Costringermi a letto per una settimana? No, non conosci Haldir... lui mi lega al letto!*
L'elfo sorrise all'altro al suo fianco mentre insieme si avviavano verso Palazzo.

Dopo qualche minuto di silenzio Rumil guardò Elladan e gli pose la domanda gli girava per la testa:
- Elladan, cosa ne pensi del comportamento di tuo padre? Non ho mai visto Sire Elrond in questo stato. -

Quando bussò, sapendo che nella stanza c'era solo Elrohir, Elladan aprì e fece capolino all'interno con un mezzo sorriso sulle labbra. Sorriso che si spense irrimediabilmente quando lo vide semi nudo, sul letto di quell'uomo. Era così che Elrohir intendeva professare il suo amore? Dandosi al primo uomo che gli passava davanti?

Come al solito era stato troppo ingenuo, facendosi scrupoli inutili su qualcuno che non lo meritava.
Chiudendosi a riccio, permettendo solo a Rumil di intravedere i suoi pensieri, Elladan entrò, aprendo la porta perchè Elrohir potesse vedere che c'era qualcun altro con lui.
"Ha parlato anche con te?" gli chiese, con voce atona.

Elrohir, che si era illuminato non appena aveva udito la porta aprirsi, si rabbuio' nuovamente quando vide Rumil. Ma come, suo fratello non voleva parlargli da solo? Erano gia' ad un tale livello di confidenza? Ricordandosi pero' che l'elfo non stava bene, decise di fare finta di nulla. E poi non aveva diritto di arrabbiarsi: era stato respinto.

"Di chi parli?" chiese poi pero', momentaneamente confuso non solo dal tono stranamente piatto con cui Elladan l'aveva interpellato, ma anche dall'impellente bisogno di nascondere il suo schizzo, e subito prima che suo fratello lo vedesse!

"Di nostro padre, ovviamente" rispose Elladan, che fece entrare Rumil e gli prese il braccio per guidarlo ad una poltrona, premurosamente aspettando che sedesse prima di andare a chiudere la porta.

Elladan non aveva risposto alla sua domanda su Elrond, ma in fin dei conti Rumil non si aspettava una risposta.
Sapeva che l'altro era confuso quanto lui per il comportamento del padre.
Si sedette e restò in silenzio.
Non si sentiva di troppo, ma sapeva che quel discorso riguardava solo i due fratelli.


Elrohir, con il suo solito pudore, non appena i due furono entrati nella stanza arrossi' rendendosi conto di essere seminudo, e si infilo' nuovamente la casacca, appoggiando un cuscino sul foglio che poco prima stava alacremente grattando col carboncino, sperando che non se ne accorgessero.

"Mi ha spaventato" disse poi "era cosi' freddo e furioso...non credo di averlo mai visto così. Pero' in compenso..." aggiunse pensieroso "si e' dimostrato preoccupato per me..."

"L'ho visto alle case di guarigione" disse Elladan con un'espressione pensierosa, voltandosi verso il camino come se il fuoco scoppiettante potesse dargli la risposta che cercava.
"E gli ho detto che non ci sarò questa sera. Non ho nessuna intenzione di farmi coinvolgere dalla sua ossessione di voler punire Elessar e Legolas e non mi piace che mi si legga nella mente a forza. Quindi non ci sarò".

"Ti capisco, Elladan. Io invece andro'. Voglio cercare di farlo ragionare. La situazione e' delicata, e non posso restarmene a guardarlo mentre demolisce quanto ha costruito fino ad oggi."

"La cosa non mi riguarda" rispose Elladan, lanciando uno sguardo preoccupato a Rumil. Doveva riposare. "So che Elessar saprà difendersi bene, non sarebbe diventato re se fosse stato un incapace. Ma ci sono voluti anni per sottrarmi a nostro padre, non voglio e non posso ricominciare tutto daccapo".

*Vedi Elladan* disse il giovane elfo mentalmente a suo fratello *prima che il male attaccasse ho parlato a lungo con Faramir di quanto a lui manchi suo padre e di quanto vorrebbe avere un'altra possibilità di incontrarlo per dirgli che gli vuole bene. E ho realizzato che io un padre ce l'ho e non intendo trovarmi con lo stesso rimpianto se dovesse accadere qualcosa. Non voglio aspettare che sia troppo tardi per decidere di cambiare le cose. Ma capisco perfettamente la tua posizione, comunque.*

Elladan fu un pò sorpreso dal notare che Elrohir preferiva parlare con la mente ma rispose comunque allo stesso modo.
*Sono stato sotto pressione da quando sono venuto al mondo. Dovevo sempre essere alla sua altezza, non potevo giocare come gli altri perchè avevo gli allenamenti e mi toccava prendere parte a lunghi e noiosissimi consigli. Ogni volta che fallivo perdevo un pò della mia autostima fino a ridurmi ad un automa, preferivo obbedire senza pensare, tutto pur di tagliare la vergogna dalla mia vita. Adesso è diverso, sono andato anni fa a Lorien proprio per cercare di conservare la mia sanità mentale e... ho paura, Elrohir. Paura di ricaderci... *

*E' uno dei motivi per cui ti stimo tanto, fratello. So quello che hai passato e so la forza che hai dovuto tirare fuori per liberartene. Proprio perche' io invece fino a oggi non gli ho mai fatto capire davvero come stessi e quanto male mi abbia fatto...e' ora che tagli i ponti col passato. Stara' a lui decidere se vorra' fare parte del mio futuro o meno. Meglio tardi che mai, no?*

Rumil chiuse un attimo gli occhi ed un sorriso stanco incurvò le sue labbra.
Ora si sentiva di troppo.
I due fratelli stavano comunicando con la mente, lo percepiva da Elladan.
Si sentiva stanco, probabilmente un pò giù di corda per tutti gli avvenimenti delle ultime ore, ma non voleva leggere la mente di Elladan... in quel momento non riusciva a capire se l'altro volesse o meno renderlo partecipe dei suoi sentimenti.
A fatica si alzò dalla poltrona, guardò Elladan e gli disse:
- Io vado nelle mie stanze. Se hai bisogno di me mi trovi lì. -

*Si, hai ragione e ti auguro di ritrovare il padre che forse non hai mai avuto...* Elladan gli rispose con un mezzo sorriso.
Quando Rumil si alzò, Elladan si precipitò a tenerlo per il braccio, temendo che potesse cadere. "Niente affatto" gli disse. "Ho promesso a Gandalf che mi sarei preso cura di te e così farò".

Voltandosi di nuovo verso Elrohir, Elladan lo guardò per un lungo momento negli occhi, senza dire niente, certo che avrebbe capito.
"Buona fortuna" gli disse, prima di avviarsi lentamente alla porta con Rumil.

Elrohir senti' qualcosa dentro di lui incrinarsi, ma sapeva che sarebbe andata cosi'.

Era giusto: Rumil aveva piu' bisogno di Elladan di quanto ne avesse lui, in quel momento.

Fece un sorriso un po' amaro.

*Grazie di cuore, fratello* rispose.

Poi, ad entrambi "A stasera, allora, io rimango qui a leggere."

*********

Faramir seguì il servo lungo i corridoi fino all’entrata del palazzo.
“Vede, Lord Faramir, è arrivata una delegazione da Dol Amroth. Ci hanno detto che volevano parlare assolutamente col Re o col Sovrintendente. Ma il Re è chiuso nel suo studio e non vuole essere disturbato e…” Ancora la servitù non si era abituata all’idea che Boromir fosse tornato in vita.
Continuò Faramir: “… e Lord Boromir è alle Case di Guarigione e avete pensato che non volesse essere disturbato neanche lui. Hai fatto bene a chiamarmi, non preoccuparti”
Erano quasi arrivati alla porta, quando Faramir chiese al servo: “Hai detto una delegazione da Dol Amroth. Si tratta forse del Principe Imrahil?”
“No, Lord Faramir, è…”
“FARI!!!!”
A quell’urlo Faramir si fermò pensando: “No! Valars, vi prego! Tutto ma questo no!”
C’era solo una persona in tutta la Terra di Mezzo che lo chiamava Fari da
quasi vent’anni: sua cugina Lothiriel!

La servitù guardava perplessa la giovane e altera ragazza bionda che, alla
vista di Lord Faramir, si era messa ad urlare e a saltare su stessa.
“FARI!!!!” gridò nuovamente Lothiriel mentre si lanciava addosso al cugino abbracciandolo e coprendolo di baci.
Faramir era stata la sua prima “cotta” importante. Quando papà la mandava
da piccola in visita a Minas Tirith perché incontrasse gente nuova e, possibilmente, importante (da Dol Amroth non passava quasi mai nessuno perché fuori dalle strade più battute), Lothiriel riusciva solo raramente a vedere suo zio Denethor, sempre chiuso nel suo studio, e suo cugino Boromir, ormai più che ventenne e quindi impegnato come capitano dell’esercito. La maggior parte del tempo la passava con Faramir, che aveva sedici anni più di lei e stava ancora studiando per diventare un capitano. Faramir la teneva sulle ginocchia e le raccontava le storie prima di addormentarsi. E poi era così bello! Ricordava ancora i suoi pianti isterici quando suo padre cercò di farle capire che non poteva sposare un cugino di primo grado. Erano passati anni ma lui era sempre il suo Fari!

Faramir mantenne a stento l’equilibrio quando sua cugina gli piombò addosso e gli si aggrappò al collo.
“Lothiriel… ti prego… so che sei contenta di vedermi… anch’io lo sono… ma
mi stai soffocando…”
La ragazza si rimise in piedi e cominciò a guardarlo con occhi sognanti.
“Allora” disse Faramir, mentre riprendeva fiato “come è andato il viaggio, cuginetta?”
“Ah, non parlarmene. Non finiva più! Tutto il giorno su quel cavallo senza mai scendere. E poi dormire per terra, tutti quei rumori… Poi arrivo qua e mi dicono che non posso parlare con il re perché è impegnato. Io dico che devo consegnare una lettera di mio padre, ma niente! Allora chiedo del Sovrintendente, ma mi dicono che sei impegnato. Invece, eccoti qui!”
Faramir pensò che non era il momento per raccontare a sua cugina di Boromir. Meglio portarla in camera sua… possibilmente chiudendocela dentro!
“Vieni Lothiriel, ti accompagno nella tua stanza. La lettera per il re la prendo io, gliela consegnerò appena avrà fatto.”
Faramir prese la lettera e si diresse verso la porta, ma sua cugina non sembrava muoversi.
“No! Non ho fatto un viaggio così lungo per finire chiusa in una stanza! E poi perché mi chiami Lothiriel? Per te sono sempre stata Lothi!”
“Lothiriel, vieni.”
“Lothi!”
“Lothiriel…”
“LOTHI!!!!”
Faramir si portò le mani alle orecchie: quando sua cugina ci si metteva era peggio di un Nazgul!
“Portate le cose della principessa nella sua stanza e sistematele” disse alle cameriere, poi si rivolse alla ragazza: “Allora, Lothi, cosa vuoi fare?”
“Voglio che tu mi porti da Eomi. Ho una lettera anche per lui”
Faramir spalancò gli occhi: “Chi?”
“Da Eomi, il mio futuro marito. Il re di Rohan”
Faramir non ce la fece e scoppiò in una grassa risata: immaginarsi Eomer, grande e grosso come era, col nome di Eomi lo faceva impazzire.
“D’accordo, cuginetta. Ti porto da lui, ma ti prego: evita di chiamarlo Eomi, almeno per ora.”
Poi la prese per mano e la condusse in giardino, sperando che i tre fossero ancora lì.
E c’erano, infatti. Si avvicinò annunciando: “Scusate se vi disturbo, ma c’è una persona che vi vuole conoscere”.
Si voltò verso la cugina: “Allora Lothi, ti presento Haldir di Lothlorien, capitano dei Galadhrim. Il principe Legolas di Bosco Atro. E re Eomer di Rohan”
Poi si rivolse ai tre: “E questa è mia cugina, la principessa Lothiriel di Dol Amroth”

La ragazza fissò gli elfi per un lungo momento, piena di stupore: non ne aveva mai visto uno! Come erano belli!
Poi concentrò la sua attenzione sul suo futuro sposo, trovandolo un po’ rude ma sicuramente attraente. Infine chinò la testa in segno di saluto e rispetto: “Sono onorata di fare la vostra conoscenza”


Legolas dovette mordersi il labbro inferiore per non scoppiare a ridere quando vide l'espressione di puro orrore dipinta sul volto di Eomer. Il povero Re di Rohan sembrava appena passato per l'inferno, gli occhi spalancati e la bocca ridotta a una sottilissima fessura tanto aveva le labbra serrate. Evidentemente non si aspettava un tale incontro.

Haldir dal canto suo chinò la testa per un momento in segno di rispetto, guardando la nuova arrivata con interesse. Non andava a Dol Amroth da molto e l'ultima volta che aveva visto la principessa lei non era altro che un'infante.
"Molto onorato" le disse.

"Benvenuta a Minas Tirith" le sorrise poi Legolas, che si era imposto di non guardare Eomer.

Il Maresciallo intanto continuava a ripetersi che no, non poteva essere vero. Era solo un brutto sogno o forse un'allucinazione dovuta alla troppa stanchezza. Si, probabilmente era così. Ma allora perchè non era sparita quando si era morso l'incavo della guancia? Aveva sentito il dolore, quindi era sveglio.
Studiò Lothiriel per un lungo momento: non era male. Aveva però cercato di rimandare quell'incontro almeno un centinaio di volte in quanto non riusciva proprio a immaginarsi sposato.. e per di più a una sconosciuta!
Gli era stato più volte detto che la principessa non era altro che una bambina viziatissima dal padre e tutto questo non aveva fatto altro che peggiorare la situazione. Perchè i Valar l'avevano fatta arrivare proprio quando lui era a Gondor? Non sarebbe potuto restare al sicuro ad Edoras?

"Onorato di fare la vostra conoscenza" disse infine col suo tono più formale.

Lothiriel rivolse ai due elfi uno dei suoi migliori sorrisi, quelli che sua madre le aveva insegnato per far colpo sulle persone, mentre le guance s'imporporavano leggermente per una timidezza congenita, mai sparita del tutto.
Poi spostò la sua attenzione sul suo futuro sposo: "Mio signore, il principe mio padre vi invia questa lettera. E' rimasto molto stupito del fatto che non vi eravate più fatto sentire da quando siete tornato a Rohan"
Porse la lettera ad Eomer e continuò: "Vi andrebbe di fare una passeggiata in giardino, mio signore?"

Faramir, dopo aver sghignazzato tra sé e sé, si avvicinò a Legolas: "Mio zio Imrahil ha mandato una lettera anche per Aragorn. Saresti così gentile da dargliela?". Poi abbassando la voce aggiunse: "Non preoccuparti per quello che sta succedendo in quello studio: nessun signore elfico, per quanto potente, potrà mai portarti via l'amore di Elessar. Poche ore fa mi ha detto che, se avevo bisogno, potevo venire da te. Ora sono io a dirti che, se hai bisogno di un amico, io sono qui".
Non appena sentì l'invito di Lothiriel, strizzò l'occhio ai due elfi, sperando che gli reggessero il gioco, e si girò verso Eomer: "Massì, accontenta mia cugina Eomer. Così farete conoscenza."

Eomer prese la lettera che Lothiriel gli porse, facendo bene attenzione a non toccare nemmeno con le dita la sua mano, onde evitare che lei potesse fraintendere. Quando menzionò il fatto che era *casualmente* sparito si schiarì la gola.
"Sono stato molto impegnato con gli affari del regno".

Quando poi sia lei che Faramir suggerirono di fare una passeggiata, Eomer giurò di aver sentito Legolas sghignazzare, eppure quando si voltò lui sfoderò la sua aria più angelica, incoraggiandolo anche lui a stare un pò da solo con la sua *futura moglie*. Il Maresciallo dovette combattere con l'istinto che gli diceva di fuggire il più lontano possibile finchè era in tempo: meglio combattere un'intera armata di Uruk piuttosto che dover restare solo con quella ragazza. Però aveva dato la sua parola a Imrahil e non poteva certo rimangiarsela.
"Ma certo" disse infine, senza sbottonarsi troppo.

Legolas lanciò un'occhiata divertita ad Haldir che la ricambiò prima di guardare altrove. Non sapeva se avrebbe resistito alla tentazione di prendere in giro il povero Eomer.

L'elfo prese la lettera che gli porse Faramir con un sorriso, e gli poggiò una mano sulla spalla quando lui gli offrì il suo aiuto e supporto.
"Lo so, Faramir" sussurrò. "Niente può dividerci, non dopo tutto quello che abbiamo affrontato insieme. So che Elessar mi ama e nemmeno Elrond può convincerlo del contrario. Ma apprezzo molto la tua offerta e non la dimenticherò. Su chi possiamo contare se non sui veri amici?"

Lothiriel per tutta risposta si abbarbicò al braccio di Eomer come avrebbe fatto con un albero. Guardandolo con occhi dolcissimi e sfoderando la voce più sensuale che sapesse fare (provata per ore ed ore davanti allo specchio) disse: "Possiamo andare, mio signore..."

Faramir ricambiò il sorriso dell'elfo, ma appena vide questa scena non potè fare a meno di ridere. Poi rivolgendosi sottovoce agli altri disse: "Che ne dite di seguirli? Così possiamo salvare Eomer in caso di pericolo..."

Legolas, sfoderando un'aria angelica che non sapeva di avere guardò Faramir. "Ma no, lasciamoli soli, dopotutto avranno bisogno di un pò di tempo per conoscersi visto che si dovranno sposare".

Eomer lanciò uno sguardo a dir poco omicida a Legolas prima di guardare Faramir a sua volta.
"Non vorrei disonorare tua cugina camminando da solo con lei " cercò di spiegare. "Dopotutto non sarebbe bene camminare tutto solo con lei..."

Faramir guardò furbescamente il povero Eomer: "No, mi spiace. Non mi va di cominciare la carriera di terzo incomodo. Se poi mi abituo dovrete portarmi con voi anche la prima notte di nozze... ma penso che non avrai bisogno di aiuto in quel caso!"
Sorrise alla cugina: "E poi Lothi sa difendersi da sola, te lo posso assicurare!"

Lothiriel, tirata in causa, fece la linguaccia al cugino poi tornò a guardare con occhi adoranti il suo promesso sposo: "Non ti va di stare da solo con me, Eomi?"

"Non mi va di rovinare la reputazione della figlia di Imrahil" la corresse Eomer. "Ma visto che tuo cugino è pronto ad assumersi la responsabilità allora andiamo pure. Scegli tu dove".


"Lasciati condurre da me!" esultò Lothiriel.
Così i due s'incamminarono verso un sentiero di rose fiorite che spandeva nell'aria profumo e colore. Lothiriel camminava appiccicata al braccio di Eomer, quasi avesse paura che se ne scappasse.
Tra i due si era creato un muro di silenzio: Eomer non sembrava particolarmente loquace.
"Devo fare qualcosa" pensò la ragazza. All'improvviso ebbe un'illuminazione e si rivolse al re: "Che ne dici se il nostro primogenito lo chiamiamo Elfwine? Mi sembra che sia un bel nome, lo lega alla tua terra ma anche alla mia. Però se preferisci possiamo rifare un nome della tua casata. Sai, mio padre mi ha fatto studiare il tuo albero genealogico, così non rischio di fare brutta figura quando verrò ad Edoras. Per la femmina invece sono un po' indecisa, tu che ne pensi?"

Eomer dovette far ricorso a tutta la sua pazienza per non mettersi a gridarle contro. Nemmeno Eowyn era mai riuscita a farla arrabbiare in quel modo ma erano bastati pochi minuti con quella ragazzina per fargli detestare l'intero mondo femminile.
Come osava venire là nel bel mezzo di una crisi del regno e fare progetti su una vita futura quando nemmeno lo conosceva? Dava davvero per scontato che lui le avrebbe scaldato il letto e assecondato i suoi capricci solo perchè anni prima aveva detto a suo padre che l'avrebbe sposata?
"Penso che non mi va di pianificare il mio futuro" rispose lui dopo un pò, la voce atona e distaccata, gli occhi fissi davanti a lui per non guardarla.

Lothiriel sospirò: Eomer si dimostrava un osso più duro di quanto avesse pensato. Doveva riflettere e anche alla svelta. Suo padre le aveva detto che una promessa non bastava. Doveva essere SICURA di sposare Eomer. Ma questo incontro non prometteva niente di buono. In realtà neanche lei era molto convinta di questo matrimonio. Eomer era un bell'uomo, ma così distaccato... Però non poteva tornare a Dol Amrorh: il principe era capace di far scoppiare una guerra pur di costringere il re di Rohan a sposare la sua bambina. E lei era stufa di sentir sempre elencare i migliori partiti sulla piazza, a sua disposizione!
Pensò che forse le conveniva seguire i consigli delle sue cameriere, esperte di amore e di uomini.
Così si sedette su una panchina del parco e, con voce flautata, chiese ad Eomer: "Vorresti baciarmi, per favore? Da anni aspetto questo momento..."

"Non chiedere quello che non capisci" la avvisò Eomer con lo sguardo duro che riservava ai suoi nemici. La ragazzina aveva passato il limite e lui già non la sopportava.
"Se vuoi essere trattata come una prostituta da taverna che schiocca le dita e ha subito un amante disponible allora cerca altrove. Sono Maresciallo del Mark e Re di Rohan e mi è stato insegnato a trattare le donne con rispetto. Quando il rispetto è dovuto, ovviamente. Non stai facendo molto per meritartelo".

E no, stavolta ne aveva abbastanza! Lothiriel si era stufata di essere trattata in questo modo!
"Senti un po', mio caro re di Rohan" disse la ragazza alzandosi in piedi e fronteggiandolo per quanto poteva, vista la costituzione imponente dell'uomo "Io non capirò niente come tu stai insinuando, ma non mi sembra neanche che tu mi stia aiutando molto, no? Sto cercando di fare di tutto per ottenere un minimo di attenzione da te, uno sguardo, un sorriso, un... qualsiasi cosa insomma. Ma parlare col muro da più soddisfazioni! E non mi parlare di rispetto. Se per te significa trattarmi come una parte dell'arredamento allora devo dire che ci stai riuscendo a portarmi rispetto!"
Lothiriel aveva alzato il tono della veloce a tal punto che richiamò l'attenzione di Faramir, in procinto di recarsi in sala da pranzo. L'uomo corse verso i due e, vedendo che la situazione stava precipitando, si avvicinò. Lothiriel, alla vista del cugino, voltò le spalle sprezzantemente ad Eomer e si avviò verso il palazzo.
"E' tutto tuo, Fari" disse passandogli accanto "Per oggi non ci voglio avere più niente a che fare!"

Appena si fu allontanata da loro, però, la ragazza si nascose. Curiosa per natura, voleva sapere cosa Eomer avrebbe detto al cugino.

Faramir perplesso si voltò verso Eomer: "Che è successo?"

Il Maresciallo a quel punto non potè far altro che alzare un sopracciglio. Era bello gridare contro alle persone e poi andarsi a nascondere, almeno se l'avesse fatto in un modo migliore avrebbe evitato di farsi vedere. Sapeva che quella smorfiosa la stava guardando e sapeva che aveva mandato Faramir da lei di proposito.

"Ascoltami bene, Faramir, perchè non mi ripeterò" gli disse, il volto serio e l'aspetto Regale non tradivano le sue emozioni.
"Scriverò personalmente una lettera ad Imrahil per riferirgli che non avevo considerato il fatto che sua figlia non fosse matura per diventare una regina. Mi dispiace ma non posso mettere Lothiriel sul trono, ho bisogno di una persona affidabile e con la quale mi possa sentire a mio agio. Non mi piace essere trattato da manichino, non mi piace che mi si tratti come se fossi un premio o uno schiavo sessuale. Sono un Re, Faramir. So che tieni molto a tua cugina e mi dispiacerebbe perdere la tua amicizia. Ma non funzionerebbe. Chiederò ad Imrahil di propormi qualche altra fanciulla, forse la figlia di qualche alleato o di qualche suo amico fidato. Non è bello da parte mia tirarmi indietro ma se proprio vuole che io sposi Lothiriel a questo punto gli consiglierei di aspettare qualche anno. Forse per allora sarà maturata e pronta a diventare una regina. So che Elessar mi aiuterà se ne avrò bisogno, perchè dopo tutto quello che ha passato capirà sicuramente le mie ragioni".

Faramir sospirò: "Eomer, hai appena detto di essere mio amico. Allora come amico, ti chiedo un piacere. Io voglio bene a mia cugina, la conosco bene e so che non si deve essere comportata a modo oggi. Era quello che temevo. Lothiriel è stata messa su dai miei zii che le hanno confuso le idee. L'hanno fatta crescere in una torre d'avorio, lontana dalle altre persone. Non sa come comportarsi in queste situazioni. Posso assicurarti che quello che ti ha appena detto non lo pensava. Le hanno fatto imparare una parte, ma siccome ci si sono messi in troppi le hanno solo confuso le idee. Ti prego come amico di darle un'altra possibilità. Non come fidanzata: hai ragione, ha solo 20 anni, non è matura per fare la regina. Ma come amico: cerca di conoscerla per come è davvero, poi deciderai se è la donna che vuoi al fianco. Se non vorrai sposarla, nessuno te ne farà una colpa. Parlerò io con Imrahil nel caso che tu decida così. Ma potresti averla accanto come amica. E poi, non ti offendere Eomer, lo sai che parlo perché ti voglio bene, ma non mi sembra che tu sia stato ben disposto con lei oggi, no?"

Mentre Faramir parlava con Eomer, Lothiriel si era seduta a terra e aveva cominciato a singhiozzare, con la testa nascosta tra le gambe. Aveva ragione suo cugino: lei non sapeva come comportarsi con gli altri. Era solo una bambina. Ma non era colpa sua! Lei era abituata a dare ordini agli altri e a seguire quelli dei suoi genitori. Aveva seguito i loro consigli: perché non avevano funzionato? All'improvviso la nostalgia di Dol Amroth la colpì violentemente: laggiù nessuno l'avrebbe rimproverata, tutti le volevano bene.
"Voglio tornare a casa..." sussurrò tra i singhiozzi "Voglio il mio papà e la mia mamma..."

"Ecco perchè sono sempre stato contrario ai matrimoni organizzati in questo modo" rispose Eomer, scuotendo la testa e sospirando profondamente. "Ti stimo come persona e tengo a te come amico, Faramir. Le darò un'altra possibilità se comincerà a comportarsi come *Lothiriel* e non come una servetta da quattro soldi pronta a tuffarsi nel mio letto. Forse ho dato un'impressione sbagliata ma non mi interessano certe cose. O comunque non sono di fondamentale importanza."

Un suono inconfondibile attirò la sua attenzione e il Re guardò nel punto dove la ragazzina si era nascosta per spiarli.
"Credo che tua cugina abbia bisogno di te" disse a Faramir, prima di scusarsi ed avviarsi lentamente verso le sue camere.
Quella giornata non sarebbe potuta essere peggiore.

Lothiriel non ascoltò neanche la risposta di Eomer. Si alzò e scappò verso la sua stanza. Le lacrime le scorrevano sulle guance e cominciava a sentirsi male: un calore improvviso l’aveva colpita, insieme ad un inspiegabile tremore.

Spalancò la porta della stanza. Le cameriere, intente a sistemare la roba, la guardarono sconvolte.

“Fuori!” urlò la principessa “Fuori tutte! Non disfate i bagagli! Domani me ne vado da qua!”

Mentre le donne uscivano, Lothiriel iniziò a strapparsi il vestito di dosso, fino a rimanere scalza con la sottoveste bianca. Poi si spettinò i capelli. A lei piaceva stare così, selvaggia. Tutta quella paccottiglia era un’idea di sua madre per far colpo sugli uomini. Piangendo la principessa afferrò la sua bambola, Miriel, e si affacciò sul terrazzo.

Solo una vecchia serva era rimasta con lei, la nutrice di Boromir e Faramir, che si era occupata di lei quando da piccola veniva mandata a Minas Tirith. Le si avvicinò: “Principessa, fa freddo. Voi non state bene, avete la febbre. Venite in casa, vi prego.”

Lothiriel scosse la testa: “No, voglio vedere il mare.” Lei aveva solo due amici: la bambola che stringeva al seno, dono di Faramir per il suo compleanno, e il mare. Suo padre aveva sempre cercato di strapparglieli: non era consono che una principessa che stava per sposarsi dormisse ancora con una bambola e corresse sulla spiaggia come una comune popolana. Ma lei amava il mare. Lui non le chiedeva nulla, non la comandava, non la obbligava a fare ciò che non voleva. Lui le voleva bene.

Quando veniva a Minas Tirith le mancava terribilmente. Un giorno Faramir, quando era piccola, la portò in quella stanza e le disse: “Tu starai qui, e sai perché? Perché dalla terrazza si vede il mare”. Lei non riusciva a vederlo perché era troppo piccola. Quando era cresciuta aveva capito che la direzione era giusta, ma il mare era troppo distante e la finestra troppo bassa. Non poteva vederlo, ma sapeva che c’era.

Era stata un’incapace. Così l’avrebbe chiamata suo padre al ritorno a casa. Eppure aveva seguito i consigli dei suoi genitori e delle sue cameriere, ma non avevano funzionato.

“Tutte le donne riescono a sedurre gli uomini, solo io non sono capace a fare niente” disse tra i singhiozzi.



Faramir osservò sua cugina scappare via in lacrime, poi si voltò per rincorrere Eomer: “Anche tu l’hai vista, vero? In nome della nostra amicizia, Eomer, devo chiederti un favore. È importantissimo per me. Mi preoccupa Lothiriel. In questo momento è sconvolta. Lo so che è una bambina viziata, ma ti posso assicurare che sta soffrendo veramente. Purtroppo Lothi ha ereditato la costituzione di mia madre. È cagionevole e le sofferenze troppo forti le fanno male. Mia madre è morta per questo motivo. Ti prego, va da lei. Anche solo per cinque minuti. Dille che ti spiace ma non puoi sposarla. Che è ancora immatura per diventare regina. Falle vedere che non la odi. Ti prego, Eomer. Se non vuoi farlo per lei, fallo per me. Ho visto piangere tutti quelli che mi circondano, la sofferenza ormai mi soffoca. Dille solo una parola di conforto, poi lasciala andare. È probabile che domani se ne vada, visto quello che è successo. Falla andare via come è arrivata. Non ti chiedo altro, amico mio.”

Eomer guardò Faramir come se fosse improvvisamente impazzito. E forse lo era sul serio. Si rendeva almeno conto di quello che gli stava chiedendo? A questo punto si stava andando molto oltre la normale amicizia e il re per un momento si sentì offeso.
Un re di Rohan doveva correre dietro a una ragazzina in lacrime e chiederle scusa? Faramir glielo stava chiedendo in nome dell'amicizia ma Eomer non la prese per niente bene. Forse il gondoriano pensava che l'amicizia fosse una cosa da prendere alla leggera, quando non era così. Chiedergli di mortificarsi di fronte a una ragazzina viziata non era una richiesta da amico e lui lo sapeva bene.

"Andrò da lei, Lord Faramir" gli disse Eomer, sfoderando la sua aria più regale e facendo un passo indietro. "Ma ricordatevi che mi dovrete un favore e anche piuttosto grosso".

Senza dargli tempo di ripondere si voltò e si avviò verso la stanza della ragazzina. Avrebbe dovuto parlare con Elessar. Venire a Gondor non era stata una buona idea. Acconsentire a quelle nozze era stata una pessima idea. Eppure non avrebbe potuto lasciare i suoi amici nei guai. Quelli che ci tenevano alla sua amicizia, ovviamente.

Faramir si accorse troppo tardi di avere esagerato, eppure se avesse potuto tornare indietro lo avrebbe fatto nuovamente: "Perdonami, Eomer. Lo so che ti ho offeso. Ma tu non sai cosa sto passando ora. Tu sei ferito nell'onore, io nell'anima. Mia cugina mi ricorda troppo mia madre, costretta a sposarsi e a lasciare la sua città. Non farle fare la sua stessa fine, ti prego..."
Detto questo, si avviò verso le cucine. Doveva portare qualcosa da mangiare a Boromir e approfittarne anche per sé.

Eomer non si voltò nemmeno una volta a guardare Faramir mentre si allontanava velocemente da lui. Lo aveva deluso e non poco. A Gondor erano cambiate molte cose dall'ultima volta che c'era stato e non tutte per il meglio. Di certo molti degli uomini a palazzo erano cambiati, a partire dalla loro concezione dell'onore.

Una cameriera gli indicò la camera della ragazzina ed Eomer, abituato a fare di testa sua ed alquanto amareggiato aprì la porta senza bussare. Dopotutto lei non aveva niente che lui non avesse già visto altrove.

"Fuori di qui" intimò con voce fredda e distaccata alla vecchia cameriera, senza guardarla mentre lei usciva.
Non appena furono soli, Eomer chiuse la porta, girò la chiave nella toppa e poi se l'assicurò nel taschino, per evitare ulteriori intromissioni di persone che non c'entravano niente.

"Un amico mi ha appena deluso e ti ritengo personalmente responsabile" le disse, il volto scuro e impenetrabile.

Lothiriel era ancora sulla terrazza quando sentì aprire la porta. Aveva smesso di piangere e si limitava a stringere a sé la sua bambola. Capì subito che non era Faramir: lui era molto più delicato. Invece la camminata apparteneva ad un uomo marziale: Eomer. Non aveva voglia di parlargli di nuovo, non voleva essere nuovamente insultata. Ma non c’era modo di evitarlo.



La serva s’inchinò davanti al re malgrado le sue parole dure e, mentre gli passava accanto, gli sussurrò: “Fatela entrare in casa, sire. Ha la febbre alta, rischia di ammalarsi gravemente”. Poi uscì.

Appena sentì le parole di Eomer, Lothiriel iniziò a parlare, con voce altera e senza mai voltarsi: “Siete gentile ad essere venuto, mio signore. Ma non dovevate fare un piacere così grande a mio cugino, so quanto vi costa. Sto per partire di nuovo. Appena arriverò a casa, dirò a mio padre che l’accordo di nozze è sfumato. Dirò che non ci siamo piaciuti, non importa che sappia per filo e per segno quello che è successo.” Si avvicinò al parapetto e guardò lontano, verso il mare. “Lo sapete? Prima di partire mi avevano ripetuto tutto quello che sarebbe successo quando ci saremmo incontrati. Per i miei genitori era solo un incontro formale, durante il quale avremmo discusso del nostro futuro. Per le mie cameriere, un incontro infuocato pieno di baci ed abbracci. Ma non è successa nessuna delle due cose. Forse è destino che noi non ci dobbiamo sposare… Non preoccupatevi per me: mio padre si arrabbierà un po’ quando tornerò a casa, ma poi si rimetterà al lavoro. Ha una lista piena di uomini degni di sposarmi: cancellato uno, tocca a quello dopo. Avevate ragione prima. Voi non siete un premio o uno schiavo sessuale. Quella sono io: il premio per il miglior offerente, la schiava sessuale per un uomo che mi userà solo per far figli. Poi siete fortunato. Guardatemi” disse girandosi verso Eomer. Voleva mostrargli i suoi occhi rossi e gonfi per il pianto, la sua pelle bianca chiazzata di rosso per la febbre, i capelli arruffati, le guance rigate dalle lacrime, la sottoveste bianca che permetteva di intravedere il corpo della ragazza, la bambola che stringeva tra le braccia. “Anche la mia bellezza è costruita. Non avreste fatto una bella figura tornando con me ad Edoras.” Tornò a guardare fuori dalla terrazza: “Avete ragione: tra me e la prostituta di una taverna non c’è poi molta differenza.”


Eomer decise di chiudere l'uomo in lui in una parte recondita del suo animo, lasciando il re a gestire la situazione. Probabilmente era meglio così visto che avrebbe voluto portare gli occhi al cielo in un gesto esasperato. Si poteva essere più infantili di così?

Senza una parola uscì in terrazza, si caricò la ragazzina in spalla, apparentemente senza sforzo alcuno, e poi chiuse le porte, per evitare che prendesse ancora più freddo. Ignorando le sue proteste la lasciò andare solo una volta all'interno, mettendola sul letto e poi tornando ad appoggiarsi alle finestre chiuse come per dirle che di là non si passava. Era in trappola.

"Non mi piace la gente costruita e non appena ho posato i miei occhi su di voi ho pensato che niente di quello che stavate dicendo e facendo fosse vero" esordì con tono pacato, per niente impressionato da lei. "I matrimoni non si dovrebbero organizzare in questo modo proprio perchè le cose devono avvenire in modo naturale. Non posso rendervi regina, non in questo stato. Le pressioni di un regno sono tante e se non avete nemmeno saputo reggere queste, come potreste anche solo pensare di regnare su Rohan?"

Quando però lei menzionò una lunga lista di pretendenti Eomer non potè fare a meno di storcere il naso.
"E' questo tutto quello che volete dalla vita? Un marito scelto per voi da qualcun altro da una lista, probabilmente a caso?" staccandosi dalla finestra si avviò verso la porta. "Siete molto peggio di quello che avevo pensato venendo qui allora. Non avete rispetto nemmeno per voi stessa, come posso aspettare che rispettiate me o che cerchiate di risolvere questa situazione? Tutto quello che volete è un marito ricco e potente da esibire come se fosse un cavallo di razza a una fiera. Non faccio per voi, mi dispiace".

"Volete?" Lothiriel fissò lo sguardo su Eomer. La febbre le faceva lacrimare gli occhi, quindi dovette asciugarseli con un lembo della sottoveste "E' strano. Io nella mia vita ho sempre detto voglio... voglio... ma non ho mai voluto davvero."
Tornò a stringere la bambola che aveva in braccio e continuò: "Se davvero pensate che sia stata io a volere tutto questo, allora neanch'io sono fatta per voi. Quando ero piccola mi chiesero cosa volevo fare da grande, tutti si aspettavano che rispondessi: la regina oppure la moglie di un uomo importante. E' per questo che mi hanno messa al mondo: ho già tre fratelli grandi, per quale motivo dovevano volere anche una figlia. Io invece dissi: Voglio vivere nel mare." Sorrise: "Ricordo ancora le loro facce stupite e arrabbiate: mi fecero imparare la lezione chiudendomi nella mia stanza per giorni e giorni finché non imparai la lezione giusta. Ma io voglio veramente stare insieme al mare. Però dovrò sposare un uomo che mi porterà via da lui per sempre". Alzò nuovamente lo sguardo su Eomer: "Voi l'avete mai visto il mare?"

"Io non l'ho chiesto" Eomer disse, fermandosi e lanciandole solo un'occhiata senza voltarsi. "E' stato vostro padre a propormelo, non mi sarei mai sognato di chiedere la vostra mano senza nemmeno conoscervi. Poi quando vi ho vista mi sono sentito soltanto attaccato, come se fossi un cavallo da esposizione importante solo... beh solo per la monta. Non mi conoscete e già traete conclusioni, quando ho cercato di rispettarvi. Avrei potuto prendere per buone le vostre avances e approfittarmene, ma non sono tipo".

Alla sua ultima domanda, Eomer scosse il capo. "No, non l'ho mai visto. Non ho molto tempo per pensare a me, nè l'ho mai avuto. Prima ho dovuto occuparmi di Eowyn, poi sono diventato Maresciallo del Mark e poi mi sono trovato ad essere Re. Mi piaceva essere solo un maresciallo, potevo scegliere da solo la donna da sposare e potevo camminare nudo per le mie stanze quanto mi pareva, non dovevo essere costretto a comportarmi sempre secondo l'etichetta ed ero libero..."

Lothiriel sorrise: aveva mal giudicato quell'uomo. "Io, se avessi potuto scegliere, avrei voluto sposarmi con un uomo che mi piaceva, magari con Fari. E' la persona migliore che conosca. Avrei voluto vivere sulla spiaggia e tutti i giorni tuffarmi in mare, sentirmi libera da tutto e da tutti"
Quando Eomer disse che non aveva mai visto il mare, Lothiriel si sdraiò sul letto e guardando il soffitto pensò alla sua terra: "Oh dovete vederlo. E' meraviglioso. Quando è calmo sembra una lastra di pietra liscia liscia. Quando è agitato sembra un branco di cavalli al galoppo. Se un giorno venite a trovare mio padre, vi porterò a vederlo."
Poi sorrise: "Siete un uomo buono, Eomer. Spero che possiate trovare presto una donna che vi ami come meritate. Vi giuro che sono sincera."

Senza rispondere alla sua ultima frase, Eomer si voltò a guardarla. "Cercate di lasciare che le cameriere si prendano cura di voi, avete la febbre e non potrete lasciare Minas Tirith finchè non vi passerà".

Lothiriel scosse la testa: "Febbre o non febbre, domani devo ripartire. Mio padre vorrà essere informato di quel che è successo".
Si tirò su a sedere: "Quando siete entrato avete detto che un amico vi ha deluso. Penso che vi riferiate a mio cugino. Vi prego di perdonarlo, qualsiasi cosa abbia fatto. Forse vi avrà offeso chiedendovi di venire da me, ma l'ha fatto perché io gli ricordo sua madre. Vedete, lui si è sempre opposto a questo matrimonio perché sa che io morirei se dovessi sposarmi con un uomo che non mi ama e perché vi vuole bene. Lui ha visto morire sua madre perché soffriva. Faramir l'ha fatto solo per me, odiate me se volete, non lui. Lui vi vuole veramente bene."
Detto questo si alzò, ma la febbre doveva essere aumentata perché la debolezza la fece cadere in terra. "Cosa succede? Vedo tutto nero. Non ci vedo più"

"L'odio è qualcosa che non provo più da quando è finita la guerra dell'anello" le disse Eomer quietamente. "Lungi da me l'idea di odiare qualcuno--"

Eomer non potè finire la frase perchè dovette afferrare la ragazza prima che battesse la testa. Fortuna che i suoi riflessi erano sempre ottimi, quindi non ebbe difficoltà. Dopo averla risistemata a letto andò ad aprire la porta, chiamando le cameriere e chiedendo loro di occuparsi della Principessa. Diede specifici ordini che non avrebbero dovuto allontanarsi nemmeno se la stessa Lothiriel l'avesse richiesto, altrimenti avrebbero dovuto fare i conti con lui.
Se la ragazzina voleva essere testarda provasse pure ad allontanarle: non ci sarebbe comunque riuscita.

Lothiriel si trovava immersa nelle ombre. Non riusciva a distinguere niente, nessun suono, nessuna forma. La febbre era molto alta ed erano tre giorni che non mangiava a causa della tensione per l'incontro con Eomer. Attraverso le nebbie, riuscì però a distinguere qualcosa, non lontano da lei. Pensò di trattasse di Faramir, lui le sarebbe sempre stato accanto. Allora allungò la mano verso Eomer, ormai persa nel suo delirio: "Fari... Fari... ti prego, non mi lasciare... prendimi la mano... resta con me..."

Eomer rimase piuttosto sorpreso quando la ragazza afferrò la sua mano chiamando Faramir e così chiese a una cameriera di correre a chiamare Lord Faramir visto che la cugina voleva lui al suo fianco.

"Fari..." ripetè la ragazza "ti prego cerca di fare la pace con Eomi... non voglio che litighiate per causa mia..." cercò di sorridere fissando Eomer "...ma non dirgli che l'ho chiamato Eomi sennò si arrabbierà di nuovo con me".
Poi strinse più forte la mano di Eomer: sentiva che non ce la faceva a lottare per stare sveglia. Così cadde nel delirio e perse i sensi.

"Allora, l'avete chiamato o no?" Eomer disse, alquanto adirato nei confronti delle cameriere.
Quando Lothiriel lo chiamò Eomi, il maresciallo le lasciò la mano, poggiandogliela sul petto e facendo qualche passo indietro. Rimase accanto al muro solo in caso ci fosse bisogno di qualcosa ma sarebbe andato via appena arrivato Faramir. Dopotutto era lui che Lothiriel voleva.

Faramir era accanto a Gil, quando una cameriera entrò precipitosamente nella stanza dicendogli che Lothiriel giaceva malata e che aveva chiesto di lui.
Si scusò con i presenti e si recò nella stanza della cugina, chiedendo ad un guaritore di seguirlo per controllarla.
Appena entrato vide la ragazza a letto, svenuta, che stringeva la mano di Eomer: "Che è successo?" chiese perplesso al re, mentre il guaritore si avvicinava a Lothiriel per visitarla.

"E' la febbre" gli disse Eomer, avvicinandosi alla porta. "Chiede di te".

Senza un'altra parola il Re uscì dalla stanza a grandi falcate, lasciando i cugini da soli. Stavolta si affrettò a tornare in camera sua e si fermò solo quando vi giunse, chiudendo la porta a chiave e scuotendo la testa tra sè e sè.
Un bagno caldo era stato preparato e così il rohirrim vi s'immerse appena si fu spogliato, avendo bisogno di un pò di relax.

Faramir guardò Eomer andare via, poi si avvicinò alla cugina. Bruciava e stava delirando. Il guaritore, però, lo rassicurò: la febbre si sarebbe abbassata nel giro di poco tempo, grazie a degli impacchi freddi. Fra un'ora massimo, sarebbe stata meglio, ma ancora debole. Doveva riposarsi se non voleva peggiorare.
Mentre una cameriera gli raccontava la scena tra Lothiriel ed Eomer, Faramir non potè fare a meno di pensare: "Le stanno facendo quello che hanno fatto a mia madre". Imrahil si stava comportando con Lothiriel così come Adrahil, suo nonno, si era comportato con Finduilas. Possibile che non avessero imparato niente in quella famiglia?
Rassicurato sulle condizioni della cugina, Faramir si avviò nuovamente verso le Case di Guarigione, per avvertire anche Boromir. Prima però doveva chiarire una faccenda

Arrivato davanti alla porta di Eomer si fermò: sentiva dall'altra parte uno sciabordio d'acqua, segno che il re si stava facendo un bagno. Faramir non aveva intenzione di vedere Eomer nudo, così appoggiò la fronte alla porta e parlò, sicuro che lo avrebbe sentito.
"Eomer, ascolta. Non importa che mi apri. Ho poco tempo, devo tornare alle Case di Guarigione ad avvertire Boromir. Volevo ringraziarti per come ti sei comportato con Lothiriel. Il guaritore dice che nel giro di un'ora starà meglio, e questo grazie anche alla tua tempestività. Le cameriere mi hanno raccontato tutto quello che hanno potuto vedere e sentire. Non pensar male di me e Lothiriel: lei mi vuol bene come ad un fratello maggiore. Tu dovresti saperlo: anche Eowyn ti avrebbe voluto avere accanto se fosse stata male. Certo, Lothiriel ha tre fratelli, ma lei mi ha sempre preferito agli altri". Sospirò: stava girando intorno all'argomento e non doveva. Doveva essere diretto e conciso: "Eomer, mi dispiace per poco fa. Non volevo offendere il re di Rohan. Tu sai che ho sempre avuto una grossa stima per te, per Theoden, per Eowyn e per Theodred. Oggi mi rivolgevo all'uomo, al mio amico, non al re. Pensavo stupidamente che uomo e re si potessero scindere e involontariamente ti ho offeso. Non so se il re avrà voglia di perdonarmi, spero però di poter restare amico dell'uomo." Si allontanò dalla porta e chinò la testa: "Vi ringrazio per ciò che avete fatto oggi, re di Rohan"
Poi riprese il suo cammino verso le Case di Guarigione.
 

Eomer alzò un sopracciglio a quelle parole ma non ebbe nemmeno il tempo di rispondere che Faramir era già andato via. Si chiese se era un brutto vizio di famiglia quello di lanciare certe bombe e poi andare via senza aspettare la reazione alle proprie parole e decise che anche Faramir era molto cambiato dall'ultima volta che l'aveva visto. Prima quello scoppio nel corridoio del quale si era già scusato, ora questo.
Le cose a Gondor stavano decisamente cambiando. Dal canto suo Eomer aveva già altre preoccupazioni e quindi si disse che sarebbe ripartito non appena si fossero risolte le cose con Grima, Edoras aveva bisogno di lui.

Una volta asciugatosi, il Re sedette al suo scrittoio e iniziò a scrivere una lettera per Eowyn, raccontandole per filo e per segno tutto quello che era successo in sua assenza e chiedendole notizie del regno.

Lothiriel si svegliò all'improvviso, come da un incubo. La testa le scoppiava e non ricordava quello che era successo. Si sentiva debole ed esausta. Si mise a sedere e diede un'occhiata intorno. Le cameriere, malgrado gli ordini di Eomer, se ne erano andate. Rimaneva solo la vecchia nutrice che stava dormicchiando su una sedia. Vide il vestito strappato in terra, i bagali aperti e ricordò tutto in un lampo. Si portò le mani al volto: come era stata stupida! Nel giro di poche ore aveva finito per rovinare tutto.
Si alzò in piedi ma cominciò a barcollare, la testa le girava e non riusciva a stare ferma. Si coprì con una coperta abbandonata ai piedi del letto. Le avevano dato una tisana per far abbassare la febbre: vide il bicchiere quasi vuoto a fianco del letto e ne riconobbe l'odore. Ciò voleva dire che per qualche tempo la febbre non sarebbe rientrata, ma doveva riguardarsi. Però voleva chiedere scusa ad Eomer per come si era comportata... sempre se lui avesse voluto accettare le sue scuse! Inoltre non ce la faceva più a stare in quella stanza: le mura la soffocavano

Pian piano aprì la porta e camminò per il corridoio. Aveva sentito le cameriere parlare del bel re di Rohan e aveva capito dove abitava. Si avvicinò alla porta. La luce filtrava da sotto la porta, segno che Eomer era dentro. Ma appena avvicinò la mano per bussare, le mancò la forza. L'avrebbe trattata male? O forse non l'avrebbe neanche ascoltata? No, preferì non affrontarlo per ora. Stava per andarsene quando si accorse che il braccialetto che aveva al polso si era impigliato nella maniglia della porta. Lo tirò con forza e il braccialetto si ruppe facendo un rumore infernale. Lothiriel sbiancò e, malgrado la debolezza, scappò per il corridoio. Se non era molto veloce, aveva dalla sua la permanenza a Minas Tirith: sapeva quali strade erano più veloci per giungere al portone. Non sarebbe tornata in camera sua: Eomer sapeva dove cercarla nel caso si fosse accorto che era lei! Si fermò all'entrata per riprendere fiato. Sentiva che le gambe le si piegavano per la stanchezza, ma con forza di volontà riuscì a rimettersi in piedi

Uscì in giardino davanti agli sguardi sorpresi delle guardie: mai avevano visto la principessa uscire spettinata e in sottoveste. Camminò fino alla panchina dove si era seduta poche ore prima quando era con Eomer. Sospirò al ricordo, poi si sdraiò per vedere il cielo che stava diventando stellato. Presa dalla dolcezza del momento, dimenticò di stare zitta per non farsi sorprendere e iniziò a intonare una canzone che le aveva insegnato sua madre: parlava di una donna che aspettava inutilmente il ritorno del marito morto in guerra. La sua voce si alzava dolce e triste nel silenzio della sera.

Eomer balzò in piedi quando sentì il rumore provenire dalla sua porta. Qualcuno stava tentando di scassinare la serratura? Forse Grima era fuggito dalle celle ed era venuto a cercarlo!
Brandendo la spada, il giovane re si fiondò alla porta, aprendola di scatto e trovando ad attenderlo solo il corridoio deserto. A terra c'era un bracciale femminile e lui lo raccolse, temendo di sapere a chi potesse appartenere. Ci sarebbe mai stata pace per lui quel giorno?

Quando sentì qualcuno che cantava seppe che i suoi sospetti erano fondati e seguì il suono fino ai giardini dove si appoggiò ad uno dei pilastri del portico poco lontano da lei, senza dire una parola.

Lothiriel era arrivata alla strofa finale della canzone, quando la donna piange la morte del marito. Come succedeva sempre, si mise a piangere. Quella storia la commuoveva: aveva sempre avuto paura di sposare un guerriero perché temeva di perdere per sempre il suo sposo.
Con la coda dell'occhio notò un movimento sospetto: non riusciva a distinguere chi fosse, ma vide che aveva una spada in mano. Poteva essere quell'assassino di cui aveva sentito parlare dalle cameriere. Tremò per un attimo, ma l'alterigia tipica dei suoi avi prese il sopravvento.
Si alzò in piedi continuando a cantare, e camminando con tranquillità si avvicinò ad un albero. Malgrado la debolezza sapeva di poter ancora scattare, così, velocemente come era solita fare da quando Faramir le aveva insegnato ad arrampicarsi sugli alberi, si attaccò al primo ramo e si tirò su. Fece lo stesso col secondo e si mise a distanza di sicurezza dal possibile aggressore. Solo allora si voltò per vedere chi fosse.

Eomer alzò gli occhi al cielo, contando silenziosamente fino a dieci prima di reagire: aveva paura di non controllare la sua rabbia ed era sinceramente stufo di quella ragazzina.

"Lothiriel, vorresti per favore scendere da quell'albero?" le chiese, il tono di voce tradiva il nervosismo che provava. "Sei ancora debole e non verrò lassù a prenderti, quindi se vuoi chiamerò il tuo adorato Faramir da adesso, prima che tu cada e ti ammazzi. Per giunta, prima di scappare dopo aver bussato alla mia porta assicurati di non aver lasciato tracce del tuo passaggio. "
Le mostrò il bracciale che le era caduto, poggiandolo sulla panchina dov'era stesa fino a poco tempo prima.
"Credo che questo appartenga a te".

Lothiriel arrossì violentemente quando vide di chi si trattava e... per essere stata scoperta!
"Vi chiedo perdono, mio signore. Volevo venire a ringraziarvi per quello che avevate fatto quando avevo la febbre. E a scusarmi per come mi sono comportata. Ma poi ho avuto paura che vi arrabbiaste e sono scappata. E vi ho fatto arrabbiare lo stesso." Poi abbassò la voce, sperando che lui non la sentisse: "Ormai non so più cosa fare per non farvi arrabbiare".
Si schiarì la vocem mettendosi a sedere a cavalcioni del ramo: "Sono salita quassù perché ho visto un'ombra armata dietro di me. Pensavo fosse quell'assassino di cui tutti parlano e che voi avete arrestato oggi"

"Quando ho sentito qualcuno armeggiare con la maniglia ho pensato che fosse un nemico ed è per questo che sono armato" spiegò lui. "Sono pur sempre un guerriero".

Lothiriel arrossì e sorrise allo stesso tempo: "Allora devo scusarmi anche per avermi spaventato, mio signore".
Si sdraiò sul ramo e iniziò ad annusare i fiori dell'albero: "Prima stavo cantando proprio una canzone che parla di un guerriero morto e della moglie che lo attende. E' bellissima, ma piango sempre quando la canto: ho sempre paura che parli di me che aspetto l'uomo che amo, ma lui non torneaà mai più..." Si asciugò una lacrima furtiva, sperando che lui non l'avesse vista "Sono una piagnona e non so neanche cantare molto bene."

Decidendo di passare sopra al fatto che lei pensava che l'avesse spaventato, Eomer guardò su e scosse la testa. Quella donna era decisamente pazza, poteva cadere da un momento all'altro e si sarebbe sicuramente ammazzata, vista l'altezza.
"Non mi pare che tu canti tanto male" le disse. "Ma non credi sia ora di scendere da lì?"

Lothiriel sorrise per il complimento che Eomer le aveva fatto: dopo ore che si conoscevano era il primo.
"Io sto bene sugli alberi." Lothiriel preferì tacere che ad insegnarglielo era stato Faramir; non sapeva perchè ma Eomer non sembrava contento... "Mi ci rifugiavo sempre da bambina. Mi inventavo che ero prigioniera di un incantesimo, poi un bellissimo guerriero mi veniva a salvare e mi sposava" Il sorriso, dipinto sul volto della ragazza al ricordo dei bei tempi dell'infanzia, sparì all'improvviso "Poi, a 16 anni, ho scoperto che per me la parola "matrimonio" avrebbe rappresentato una firma accanto a quella di mio marito su un foglio di pergamena. Niente principe azzurro, niente incantesimo, niente amore..."

Eomer si grattò la testa, non sapendo come convincerla a scendere, poi un'idea si fece strada nella sua mente.
"Si però non è molto comodo per me parlare col naso per aria" le disse. "Se tu scendessi sarebbe più comodo per entrambi e mi eviteresti un brutto torcicollo... peraltro credo che stiamo dando spettacolo, i servi stanno guardando noi, sai?"


"Sarebbe comodo anche se saliste su voi, no?" Lothiriel lo guardò con aria di sfida "Certo, se avete paura..." Poi si rifece triste e abbassò la voce, sperando che lui non la sentisse: "E poi voi con me non ci volete parlare, lo so." Sospirò e si appoggiò al tronco con la schiena.

"Non salgo sugli alberi da quando avevo circa otto anni" rispose Eomer, per nulla toccato dal tono di sfida. "Mi è stato insegnato che non sta bene farlo e soprattutto adesso non potrei mai... che figura farebbe il re di Rohan se fosse trovato su un albero come un ragazzino?"

Guardandosi intorno Eomer cercò qualche volto fidato tra i servi. Avrebbero dovuto chiamare Faramir di nuovo.
"Ma non preoccuparti, dirò alle cameriere di chiamare Faramir, lui ti potrà fare compagnia e forse ti convincerà a scendere prima che ti spezzi il collo".

"Va bene" sospirò Lothiriel "Avete vinto. Ora scendo" La ragazza era ancora perplessa per il fatto di Faramir. Come mai Eomer ne parlava così? Era sempre per il discorso dell'offesa? Qualunque cosa fosse meglio non chiederglielo e non farlo arrabbiare.
La ragazza si spenzolò dal ramo fino a toccare con i piedi quello più basso. Quando fu sicura di essere salda, si lasciò andare. Si chinò con cautela per afferrare anche quel ramo e infine si spenzolò fino a terra. Si sistemò la sottoveste e sorridendo ad Eomer disse: "Allora ora possiamo parlare."

"Certamente" disse Eomer, sentendosi leggermente meno a disagio ora che finalmente era scesa. Ancora una volta si voltò a vedere se c'erano cameriere in giro, per essere sicuro che nessuno pensasse male di lui. Dopotutto stavano solo parlando e tutti lo potevano vedere.
"Di cosa volete parlare, allora?"

Lothiriel si mise a sedere sulla panchina e invitò Eomer a fare altrettanto: "Non preoccupatevi, mio signore. Stiamo solo parlando, nessuno può pensar male." Sorrise indicando la spada che l'uomo stringeva ancora tra le mani: "Al massimo penseranno che volete uccidermi e, visto quello che ho combinato, vi darebbero anche ragione."
Si fermò a fissare Eomer: "Lo sapete, mio signore, che non vi ho mai visto ridere? Neanche sorridere." Chinò la testa: "Ammetto di non avervene dato molti motivi... Sentite, proponete qualcosa voi di cui parlare: l'ultima volta ho fatto un po' fiasco come conversatrice!" Lothiriel sorrise nuovamente, uno di quei sorrisi spontanei che non aveva mai fatto da quando era a Minas Tirith: lo si riconosceva dalle fossette che si formavano sulle guance.

Eomer prese posto sulla panchina, poggiando la spada tra di loro come a garantire il fatto che non aveva brutte intenzioni, però non lasciò l'elsa, come a volersi assicurare che la ragazza non avrebbe potuto brandirla in un impeto di follia: non sapeva mai cosa aspettarsi da lei.

"Non è mia abitudine andare in giro a uccidere fanciulle e i servitori lo sanno" disse, alzando un sopracciglio con aria divertita.

"E non è colpa vostra se da quando ho perso la maggior parte della mia famiglia non rido molto. Troppe sono le preoccupazioni per il mio regno..."

Lothiriel abbassò lo sguardo: "Perdonatemi per avervi fatto tornare alla mente brutti ricordi, mio signore. Sapete, vi sembrerà strano ma neanch'io rido spesso. Oggi mi avete detto che ero costruita e avevate ragione. I miei sorrisi di oggi erano un'idea di mia madre, provati e riprovati davanti allo specchio per far colpo ma per non sembrare una ragazza qualunque. I miei sorrisi sono tutti contraffati, tranne in questo momento. Quando sorrido e mi si vedono le fossette vuol dire che è vero: mia madre dice che le fossette sulle guance sono degne di una popolana, non di una principessa."

"Mio padre avrebbe dovuto informarsi meglio su di voi allora, prima di mandarmi al vostro cospetto. Ma penso che per lui un re sia uguale a tutti gli altri. Tranquillizzatevi però: ora avete appena visto la vera Lothiriel." Rise dolcemente: "Sì, la principessa Lothiriel di Dol Amroth è una pazza che si arrampica sugli alberi, rimane incastrata con i braccialetti nelle maniglie e preferisce andare in giro da selvaggia, scalza, con i capelli arruffati e in sottoveste. No, non sono adattata a fare la regina, avete ragione"

No, certo" rispose Lothiriel ridiventando seria "Ma una regina non può comportarsi come una ragazzina isterica. Avete visto cosa ho fatto nella mia stanza. Pensate se avessi dovuto risolvere qualche problema in vostra assenza: cosa avrei fatto? Mi sarei messa a piangere? Avrei fatto gli occhioni dolci o il broncio per cercare di intenerire le persone? No, un re deve avere accanto una donna matura e preparata, non una ragazzina di 20 anni che sa a mala pena vivere in mezzo alla gente." Sospirando appoggiò i gomiti sulle ginocchia e il mento sul palmo aperto delle mani.

"Se lo dite voi.." rispose Eomer con una scrollata di spalle, non sapendo più dove stesse portando quello strano discorso.

Lothiriel si era ormai lanciata: aveva tante cose che le pesavano sullo stomaco, voleva far capire ad Eomer che non era stata veramente lei quel giorno.
"E poi, quella conversazione! Mi vergogno ancora per come vi ho offeso. Comportarmi come una prostituta che vi chiede un bacio! Avete ragione: non si deve parlare delle cose che non si capiscono. Ma io non avevo mai parlato da sola con un uomo che non fosse un parente o un servitore. Voi stavate zitto e io non sapevo che fare..." Sospirò: "Sono stata brava a mandare a monte un matrimonio prima ancora che cominciasse."
Si voltò verso Eomer: "Sentite, mio signore, vorreste fare un'altra passeggiata con me? Se mi rientrerà la febbre dovrò passare ore e ore a letto, senza muovermi. E io mi sento soffocare in quella stanza. Vi prometto sul mio onore che non vi sfiorerò neanche il braccio!"

"D'accordo" rispose lui tranquillamente, alzandosi in piedi e prendendo la spada. La teneva in una mano, abbandonata lungo il fianco perchè non aveva preso il fodero e la cinta alla quale appenderlo, quindi ora era costretto a portarla in mano.

Quando Eomer si disse d'accordo, Lothiriel si alzò in piedi, si mise la coperta sulle spalle e si avviò, ma vedendo che il re si attardava si fermò: "Vi ho promesso di non sfiorarvi, però se volete potete camminare al mio fianco." Sorrise indicando nuovamente la spada: "E poi, se ci fossero problemi, voi sapreste come difendervi. Quando mi ci metto, so essere più fastidiosa di un gruppo di Uruk. Lo avete pensato anche voi, vero?" Si mise a ridere, una risata schietta e cristallina che sua madre non amava: le vere dame non ridono, sorridono e basta, senza attirare l'attenzione.

Dopo aver passato un po' di tempo da solo nella stanza di Faramir, a completare il disegno che aveva iniziato, Elrohir si mise a sedere. Non ce la faceva a starsene li' da solo, il silenzio ed i suoi pensieri gli rendevano insopportabile quella stanza. Ringrazio' in cuor suo il giovane uomo, e poi usci' di nuovo nel giardino. Mentre inspirava il profumo dei fiori, fu attirato da una risata, sincera e limpida. Seguendo il suono di quella voce, vide una giovane di straordinaria bellezza, anche se dall'aspetto un po' trasandato. A poca distanza da lei stava il re di Rohan.

Il giovane elfo si schiarì la voce e chinò il capo in segno di saluto, anche se temeva di disturbarli.

Lothiriel si voltò a guardare l'elfo appena arrivato. L'ossrvò un attimo: era sicuramente un elfo dai lineamenti ma non aveva i capelli lunghi. Eppure lei sapeva che gli elfi avevano tutti i capelli lunghi... Scacciò questo pensiero: d'altronde non erano affari suoi!
Gli sorrise: "Buonasera, signore. Spero di non avervi disturbato con la mia risata"

Eomer s'irrigidì quando sentì qualcuno alle loro spalle e la sua mano strinse l'elsa della spada, pronto a saltare addosso a chiunque avesse osato attaccarli.
Quando si voltò però notò che era soltanto uno dei figli di Elrond. Lo salutò con un cenno del capo, studiandolo attentamente e chiedendosi se fosse successo qualcos'altro. Altrimenti perchè sarebbe andato a cercarli?

Lothiriel notò una certa tensione da parte di Eomer. Forse aveva pensato a qualche nemico, forse temeva qualcosa. Cercò di stemperare la tensione.
"Io sono la principessa Lothiriel di Dol Amroth. Sono appena arrivata in visita per poco tempo. Il re di Rohan mi ha concesso l'onore di passeggiare con me. Anche voi siete uscito a prendere aria?"


Elrohir sorrise apertamente a Lothiriel.

"Io sono Elrohir, figlio di Elrond. Non sono stato bene, ultimamente, e così tutti mi trattano con i guanti. Ma sono stufo di stare a letto e così sono uscito a fare due passi. La vostra risata non mi ha disturbato, tutt'altro, mia signora. Scalda il cuore sentire una fanciulla ridere così!"

Poi si accorse di avere ancora il suo disegno in mano e arrossendo lo nascose dietro la schiena. Purtroppo per lui, gli si leggeva sempre tutto in faccia...

Lothiriel rispose al sorriso: "Vi ringrazio, Elrohir, per il complimento. Anch'io vengo sempre trattata con i guanti. Sono un po' cagionevole di salute e proprio oggi ho avuto un violento attacco di febbre. Ma non ce la facevo a stare nella mia stanza, per questo ho chiesto al re di accompagnarmi a fare una passeggiata"
Vide che il giovane nascondeva dietro la schiena: era un disegno, ne era sicura, aveva intravisto qualcosa. Se fosse stata sola avrebbe chiesto ad Elrohir di mostrarglielo, ma il suo interesse ora era concentrato su Eomer. Si voltò verso di lui per vedere cosa avesse intenzione di fare.

Che strano, pensò il giovane elfo. Una ragazza così piena di vita cagionevole di salute...poi vide che si voltava verso Eomer, così anche lui spostò la sua attenzione sul biondo Re di Rohan.



"Vi lascio soli allora" disse Eomer, indicando il braccialetto ancora posato
sulla panchina. "Se avrai altro da dirmi potrai bussare alla mia porta, di
solito non mordo".

L'ombra di un sorriso apparve sul suo volto, ma nonostante tutto il Re di Rohan
si avviò verso l'interno.


No, no!* pensò intensamente Lothiriel *Non puoi andare via proprio ora!*
Lothiriel rincorse Eomer, gli si parò davanti e gli mise le mani sul petto.
"Vi prego, mio signore!" gli disse Lothiriel ansimando per la corsa "Restate ancora un po' con me qua fuori. Eravate d'accordo sul fare una passeggiata insieme..." Negli occhi acquosi della ragazza passò improvvisamente un'immagine: stava toccando Eomer!
Si staccò subito da lui e si strinse le mani "colpevoli" al petto: "Perdonate, mio signore. Avevo promesso di non sfiorarvi. Non vi arrabbiate, vi prego" disse chinando il capo.

Eomer fu piuttosto sorpreso quando la vide correre verso di lui e ancora di più
quando lei gli mise le mani sul petto.
"Ho detto che non mordo e lo pensavo davvero" rispose lui tranquillamente. "Ma
visto che eri impegnata ho pensato che avresti voluto che facessimo la
passeggiata un altro giorno".

No, vi prego." Lothiriel stava ancora ansimando per la corsa e la tensione del vederlo andar via. Si portò una mano al petto: il cuore le batteva velocissimo. "Temo che mi rientrerà la febbre: questo vuol dire stare tutto il tempo a letto, forse giorni e giorni. Se quando mi sarò alzata voi sarete già tornato a Rohan, io non vi vedrò più. Vi prego, mio signore, abbiate la compiacenza di sopportarmi ancora per questa sera..."



Elrohir scosse la testa con un sorriso quando Lothiriel corse dietro ad Eomer: doveva essere davvero innamorata di lui. Questo gli fece capire che lui, invece, non stava facendo nulla per recuperare l'unica persona che avesse mai amato. Una lacrima gli corse traditrice lungo la guancia.

Sospirò e si mise a sedere dove poco prima si trovavano gli altri e svolse il suo disegno: guardarlo non fece che rendere più forte la sua malinconia.

Elrond camminò fino al giardino in direzione del figlio. Lo vide seduto su una panchina con un foglio in mano. Il suo sguardo venne però attirato da una coppia di persone poco distante da lui. Riconobbe la fiera figura del re di Rohan e, davanti a lui, una bella ragazza bionda. Doveva essere la principessa Lothiriel di Dol Amroth. Ricordava di essere stato da Imrahil in visita e di averla vista ancora bambina.
Prima di andare verso il figlio si avvicinò alla coppia e chinò il capo davanti ad Eomer: "Permettete che mi scusi per il comportamento di poco fa, nobile re di Rohan. La preoccupazione per Dama Gilraen e gli altri problemi che affollano la mia mente mi hanno fatto dimenticare le buone maniere. Permettete che vi onori adesso con il titolo che vi spetta." Poi sorrise alla ragazza: "Giovane principessa Lothiriel, vi porgo i miei saluti che spero vogliate riferire anche al vostro caro padre non appena lo rivedrete, da parte di Lord Elrond di Rivendell."

Lothiriel rimase affascinata dall'arrivo del re elfico, ma non ebbe il coraggio di dilungarsi visto lo sguardo irato che Eomer gli aveva rivolto quando si era avvicinato. Così si limitò ad inchinarsi e a promettere che avrebbe riferito il messaggio a suo padre.

Elrond li salutò e si avvicinò al figlio: "Vieni, Elrohir. E' arrivato il momento di parlare. Accompagnami in camera mia."

Elrohir sussultò, quando sentì la voce del padre così vicina a lui, ma si alzò subito infilando il disegno in una delle ampie tasche dei suoi pantaloni.

"Elladan non verrà, padre" lo informò poi, seguendolo.




Eomer camminava al suo fianco ma non disse una parola. Gli occhi la cercavano di
tanto in tanto ma non sapendo cosa dire preferì tenere la bocca chiusa. In tutti
quegli anni era stato addestrato nell'arte della guerra, di amore e donne sapeva
poco o niente, visto che tutte le donne con le quali aveva avuto a che fare non
erano certo Principesse

Lothiriel arrivò alla fine della canzone con i lucciconi agli occhi: "Ho sempre sperato di poter trovare un amore del genere nella mia vita. Uno di quelli che ti faccia palpitare quando il tuo amato non è al tuo fianco e che ti faccia temere la sua morte più della tua..."

"Non è una cosa facile da trovare" commentò Eomer, guardando dritto davanti a sè con un'aria pensierosa sul volto.




Lothiriel sospirò tra sé e sé. Quell'uomo era tremendo! Non riusciva a fare un discorso più lungo di una frase. Non dava argomenti di conversazione. La degnava sì e no di no sguardo ogni tanto.
Decise di tentare il tutto per tutto, a costo di farlo arrabbiare nuovamente. Lentamente avvicinò la sua mano a quella libera di Eomer. Gli sfiorò il palmo con le dita. Poi prese coraggio e la strinse leggermente. Subito chiuse gli occhi, temendo la reazione del re e pregando in cuor suo che ricambiasse la stretta.


Eomer dovette forzarsi a non ritirare la mano quando lei gliela strinse. Ancora
non riusciva a capire dove volesse arrivare, prima prometteva di non toccarlo e
ora gli prendeva la mano? Prima gli gridava contro e poi lo andava a cercare.
Quella ragazza era certamente molto strana.
Decise di non ritirare la mano ma di non stringerla nella sua in ogni caso.

Lothiriel capì che Eomer non aveva nessuna intenzione di stringergli la mano. Aprì gli occhi e, con la morte nel cuore, gliela lasciò lei. "Scusate, mio signore. Mi ero dimenticata della promessa" gli disse in un sussurro "Non succederà più."

Sospirando tra sè e sè Eomer scosse la testa.
"Lothiriel per prima cosa smettila di chiamarmi *mio signore*" le chiese, il suo
tono aveva appena un accenno di comando. "E poi non avevi promesso di cercare di
essere te stessa?"

"Sono me stessa, mio signore. Solo che, forse, il mio essere me stessa non vi piace. E poi non so in quale altro modo chiamarvi." Lothiriel parlava a testa bassa: voleva urlargli di smettere di fare il "muro". Che lei non sapeva più come fare per cercare di trovare un modo per stare con lui.


"Non mettermi certe parole in bocca, per favore" rispose lui. "Potresti
chiamarmi semplicemente col mio nome, Eomer... "

D'accordo, Eomer. Vi ho detto che non so stare con gli uomini, non ci ho mai parlato. Ma io non posso continuare a parlare col muro, se mi passate l'espressione. Mi camminate accanto e non mi degnate di uno sguardo, di una parola..." le parole le erano uscite velocemente dalla bocca. Ma Lothiriel non le aveva dette con cattiveria, ma con tranquillità.

"Vorreste che mi mettessi a danzare per voi per caso?" chiese a quel punto
Eomer, staccandosi da lei e fermandosi con le braccia incrociate sul petto.
Proprio non capiva cosa voleva da lui quella ragazza.
"Non mi sembra di essere stato maleducato".

Non ho mai detto questo, Eomer." rispose con calma Lothiriel. Aveva visto che il carattere dell'uomo era suscettibile e doveva stare attento a non offenderlo "Io sono stata maleducata con voi, lo ammetto. Ma un dialogo è composto da due persone che parlano, non da una sola. Io non sono mai stata da sola con un uomo, voi lo siete stato con una donna? Come vi comportavate con lei?"

Eomer ripensò alle sue precedenti partners. No, non era proprio il caso di
parlare di certe cose con una fanciulla come lei.
"Non erano donne che amavano la conversazione" rispose tranquillamente. "E mia
sorella Eowyn è un maschiaccio, quindi non mi devo preoccupare troppo di cosa
posso dire e cosa è meglio tenere per me".

"Come può una donna non amare una conversazione? Allora che cosa facevate quando..."
Improvvisamente il suo sguardo fu catturato da qualcosa che si muoveva dietro le spalle di Eomer. Più avanti una cameriera era abbracciata ad uno dei servitori e lo stava baciando. Era un bacio casto, dato in fretta perché ai Sovrintendenti non piaceva che avvenissero queste cose, soprattutto alla luce del sole.
E Lothiriel capì quello che Eomer faceva con queste donne. Arrossì violentemente e si girò dall'altra parte.
"Scusate, mio signore" disse con voce bassa "Non ho nessun diritto di indagare nella vostra vita. D'altra parte io non sono niente per voi." Riprese a camminare lentamente stringendosi la coperta sulle spalle.

Eomer dovette stringere i pugni per non mettersi a gridare. Doveva stare calmo.
Doveva stare calmo. Se lo ripetè per un pò come un mantra, cercando di non
esagerare.
"Lothiriel a questo punto mi arrendo" le disse con voce piatta. "Il mio passato
non può essere cambiato. Ma cosa volete da me, che vi giuri eterno amore così su
due piedi? E se non lo faccio mi dite che vi considero una nullità. Non riuscite
a capire che certe cose richiedono tempo?"


"Io potrei aspettare, mio signore. Se sapessi cosa voi pensate di me." Lothiriel si era voltata a guardarlo e la sua voce era piatta come quella di Eomer "Avete detto che sono una bambina viziata, e vi ho dato ragione. Avete detto che sono costruita, e vi ho dato ragione. Avete detto che non sono adatta a fare la regina, e vi ho dato ragione. Vorrei sapere se ci sarà mai una, ma dico una possibilità che voi mi guardiate prima o poi con occhi diversi. Lo so, mi risponderete che non lo sapete, che non potete prevedere il futuro. Forse se non mi fossi appena accorta che i miei sentimenti per voi stanno cambiando non continuerei ad insistere. Ma quando ho pensato a voi con le altre donne, ho provato una sensazione mai provata prima. Non so cosa voglia dire, mio signore, forse che..." si fermò "No, avete ragione, ci vuole tempo. Mettiamoci una pietra sopra e continuiamo."

"Ma come puoi parlare dei tuoi sentimenti verso di me quando nemmeno mi
conosco?" rispose Eomer a quel punto, incapace di tenersi ancora a freno. Si
sorprese del fatto che avesse retto tanto a lungo.

"L'amore è una cosa seria, Lothiriel. Probabilmente se mi conoscessi sul serio
nemmeno ti piacerei, o forse ti piaccio solo per la corona che porto sul capo,
non lo so. Quello che so è che mi ritengo un uomo d'onore e credo che l'amore
sia uno dei sentimenti più sacri. Non parlo di quello che provo se non ne sono
sicuro perchè non mi va di illudere la gente a mio piacimento. Ti ho conosciuta
poco più di un paio d'ore fa, non ci siamo mai visti e già pretendevi di
criticarmi. Hai fatto la tua sfuriata, sono venuto da te e adesso già dovrei
cadere ai tuoi piedi?"

Avviandosi verso il portico, Eomer fece un gesto d'esasperazione, stizzito e
frustrato, senza fermarsi nemmeno un momento. Gli bastava così. Voleva soltanto
tornarsene in camera sua e ripartire per Edoras al più presto.

Lothiriel rimase a fissare il vuoto davanti a sé. Stava ferma nella stessa posizione di quando lui era andato via senza muoversi. Aveva voglia di piangere ma non era il momento.
Camminò fino in camera sua, dal suo volto non traspariva nulla. Sapeva che la febbre le sarebbe rientrata, lo sentiva. Le parole di Eomer le bruciavano nel cuore.
Malgrado le proteste della vecchia nutrice, appena arrivata in camera non andò a letto. Si fermò allo scrittoio e inizio a scrivere una lettera d'addio ad Eomer. Non l'avrebbe più disturbato, mai più. Non voleva neanche più vederlo. L'offesa che le aveva detto ora non era perdonabile.
"Mio signore,
avete ragione. Non posso capire i miei sentimenti per voi. Pensavo di essermi innamorata, ma l'uomo che amo non avrebbe mai potuto dirmi una simile mostruosità. Davvero pensate che vi ami perché avete una corona in testa? Allora non avete veramente capito la vera Lothiriel. La figlia di Imrahil vi avrebbe amato perché siete un re, Lothiriel no. Quando lo avete detto mi avete ucciso. E avete ucciso anche il sentimento che avevo cominciato a provare per voi. Sarete contento quindi, perché da ora non vi disturberò più. Abiteremo nello stesso palazzo, ma voi non esisterete più per me. Così vivrete felice i vostri giorni fino alla partenza per Edoras.
Vi chiedo solo un ultimo piacere. Tenete questo braccialetto, il colpevole di questa serata per voi così mostruosa. Non restituitemelo vi prego, non lo voglio più vedere finché avrò vita. Buttatelo, gettatelo nel Monte Fato, fatelo calpestare dai vostri cavalli. O tenetelo. E se lo riguarderete mentre state affrontando un esercito nemico o assistete ad un consiglio, vi ricorderà come sarebbe stata orribile la vostra vita con me. E tutto vi sembrerà più bello.
Addio per sempre,
Dama Lothiriel di Dol Amroth"
Chiuse in una busta la lettera e il braccialetto e la diede alla serva perché la desse al re. Gli disse di raccomandarsi affinché non la bruciasse prima ancora di leggerla.
Poi, appena la donna fu uscita, si gettò sul letto e con la testa premuta sul cuscino diede sfogo a tutte le lacrime che aveva dentro.

Tornato in camera sua Eomer si mise allo scrittoio e continuò a scrivere a sua
sorella, aggiungendo un nuovo foglio alla lettera precedentemente finita per
raccontarle gli ultimi sviluppi. Come mai Eowyn era così diversa da quelle donne
così vuote e fragili che gli ronzavano intorno? L'unica che la poteva eguagliare
in testardaggine e forza era Lady Gilraen, ma lei era promessa a Boromir ed era
risaputo che non aveva occhi che per il suo unico vero amore.
Un pò li invidiava. Erano felici e innamorati come nessun altro che conoscesse e
tra loro c'era una tale complicità che sembravano capirsi solo con uno sguardo.
Una cosa rara e bellissima anche per quelli che gli stavano intorno.

Non appena ebbe finito, il Maresciallo si premurò di sigillare la lettera con la
ceralacca, imprimendo il suo sigillo in modo che fosse ben visibile.

Quando bussarono alla sua porta, Eomer si alzò e prese la lettera, ascoltando le
raccomandazioni della serva. Ancora una volta quella ragazzina pretendeva di
conoscerlo, pensando che fosse così maleducato da bruciare la lettera senza
nemmeno leggerla. Forse nel suo regno le cose funzionavano così ma a Rohan gli
avevano insegnato le buone maniere.

Dopo aver letto la lettera, Eomer alzò gli occhi al cielo e poi la chiuse,
insieme al bracciale, in una delle sue borse, dove sapeva che non gli sarebbe
facilmente ricapitata tra le mani.
Maledisse in silenzio il giorno che incontrò Imrahil e gli augurò di stargli
lontano per molto, molto tempo, non era sicuro di cosa gli sarebbe potuto
succedere se l'avesse avuto tra le mani in quel momento. Non contento, maledisse
anche sua figlia, che gli era piombata addosso nel momento meno indicato, dopo
tutto quello che era successo alla taverna e il ferimento di colei che avrebbero
dovuto proteggere. Voleva cambiargli la vita, si aspettava probabilmente che lui
le cadesse ai piedi, quando anche solo per fidarsi di un amico Eomer ci metteva
mesi, se non anni. Ma no, non contenta insisteva nel comportarsi da immatura e
continuava a fare i capricci come una poppante.
Sarebbe stato meglio per lei se fosse stata lontana esattamente come suo padre.
E anche Faramir, perchè se gli avesse detto anche solo mezza parola a riguardo
si sarebbe ritrovato con almeno un occhio nero.

Dannatissima Gondor.








 

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