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Middle Earth Heroes -- Vers.1
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by:Gilraen
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Legolas si avviò verso la sala da pranzo con Elessar, sedendo al suo
posto quando furono arrivati. Aspettò che fosse Aragorn a iniziare a
parlare.
Elladan annuì a Gandalf e lanciò un ultimo sguardo al fratello prima di
seguire gli altri verso la sala da pranzo. Dopotutto l'Istari sapeva il
fatto suo e soltanto lui poteva aiutarlo.
Anche Aragorn prendette posto e dopo che tutti si furono accomodati disse:
- Qualcuno di voi ha idea di come sia cominciato tutto questo? -
Boromir guardò Aragorn poi disse:
- Elrohir è arrivato da noi correndo dicendo che Faramir stava male... -
- Dunque la voce era per Faramir... - disse Aragorn riflettendo.
Poi guardò le persone sedute al tavolo e la sua attenzione si fermò su
Haldir.
- Che ne pensi? - gli chiese.
Eomer e Legolas si scambiarono un'occhiata quando venne menzionato il fatto
che la voce stesse chiamando Faramir. Tutto quello non presagiva niente di
buono.
Haldir guardò intensamente Elessar per un lungo momento, scegliendo bene le
parole. "Penso che stia cercando di tirarlo dalla sua parte.. esattamente
come l'anello fece con Boromir. Vuole dividerci e ha bisogno di alleati. Se
facesse a lui quello che ha fatto a Boromir allora sarebbe riuscito a creare
scompiglio e a portare dolore. Non credo abbia altri scopi...altrimenti
avrebbe provato a chiamare te, Elessar."
Aragorn annuì gravemente alle parole di Haldir.
L'amico aveva purtroppo ragione... guardò verso Boromir.
L'uomo aveva la testa china, brutti ricordi nella sua mente...
Aragorn disse:
- Sì, hai ragione Haldir... ora resta il problema di come agire... io direi
a questo punto di portare a termine il nostro piano... -
Gil gli sorrise quando Faramir propose di recarsi in sala da pranzo con gli
altri e lo accompagnr volentieri. Una volta arrivati l`, la donna notr che
erano presenti quasi tutti. L'assenza di Gandalf si notava ma la guerriera
sapeva che se avesse potuto l'Istari sarebbe stato presente.
Quando i suoi occhi incontrarono quelli di Boromir, Gilraen gli sorrise.
Quando Gilraen entrò con Faramir nella stanza, Boromir alzò la testa e
ricambiò il sorriso della donna.
La prima cosa che Faramir sentl quando entrarono nella sala furono le parole
di Haldir: Era vero, era tutto vero.
Con un grande sforzo causatogli dal dolore che ancora lo percorreva, disse:
"Purtroppo quello che dice Haldir h giusto... e io stavo per ripetere
l'errore di Boromir, errore che mio fratello ha pagato con la morte. Stavo
per andarmene, volevo lasciare MInas Tirith: non mi rendevo conto che cosl
facendo spezzavo l'unione della compagnia. Andandomene mi sarei comportato
come Boromir... ma restando rischir di comportarmi come Denethor. Sento
crescere in me la follia di mio padre, aiutata dal dolore che provo. E cosl
rischio di essere un pericolo per la vostra vita".
Alle parole di Faramir Boromir sussultò.
Ancora i ricordi dei suoi errori gli si affollavano nella mente.
L'istinto gli diceva di alzarsi, uscire da quella stanza... ma facendolo
avrebbe deluso di nuovo Gilraen.
Restò perciò seduto al suo posto, il capo chino, senza dire una sola parola.
Gilraen sapeva che per Boromir tutto quello non doveva essere facile ed era
fiera di lui perchè stava affrontando quei brutti ricordi in modo così
composto. Voltandosi verso Faramir per un momento la donna gli strinse forte
la mano in segno d'incoraggiamento, sorridendogli dolcemente e guardandolo
fisso negli occhi. Sapeva che lui avrebbe capito perfettamente quello che
aveva voluto dirgli.
Un momento dopo andò a sedere accanto a Boromir, sentendolo sussultare
quando si accorse della sua presenza. Ancora senza parlare, la donna gli
prese una delle sue grandi mani tra le sue.
- Sì, hai ragione Haldir... ora resta il problema di come agire... io direi
a questo punto di portare a termine il nostro piano... -
Haldir annuì al re. "La mia Signora ha detto che questo nemico è umano e può
essere ucciso. Abbiamo trovato i mantelli, non resta che organizzarci e
decidere come agire e quando".
Boromir sorrise a Gilraen, felice per la sua presenza.
Aragorn ascoltò le parole di Haldir, poi disse:
- Dovremmo agire al più presto, oggi sarebbe ideale, ma dopo tutto quello
che è successo questa mattina non so se è il caso di iniziare subito... -
"Non tutti sono stati colpiti" rispose Eomer con voce pacata, guardando
dritto negli occhi di Aragorn. "Haldir per esempio non lo è stato. Gli altri
sono stati curati da Gandalf quindi non vedo perchè non potremmo iniziare
oggi, prima che succeda qualcos'altro".
Haldir annuì, lanciando uno sguardo a Gilraen, che subito colse il
suggerimento.
"Sono pronta, Elessar. Essendo una mezz'elfo non ho subito molto gli effetti
dell'incantesimo e quindi posso uscire ad infiltrarmi tra gli uomini.
Dobbiamo soltanto organizzarci".
- D'accordo allora... i mantelli sono pronti, Rumil ed Haldir li hanno
trovati. Eomer, Haldir ve la sentite di iniziare a seguire Gilraen? - chiese
Aragorn.
Rumil guardò il Re, poi disse:
- Posso andare anche io, ora sto meglio... -
Eomer e Haldir si alzarono in piedi contemporaneamente quando il re fece i
loro nomi. Ma evidentemente il Maresciallo non sembrava convinto.
"Non possiamo dividerci. Se io e Haldir la seguiamo e avremmo bisogno di
rinforzi allora come potremmo difendere noi stessi e Gilraen? Voi non
sapreste trovarci perchè non sapreste dove siamo andati. Non c'è modo di
comunicare."
"Sono d'accordo su questo punto" annuì Haldir. "Noi elfi dovremmo evitare di
parlare con la mente e anzi schermare bene i nostri pensieri perchè non
sappiamo se il nemico può leggerli".
Gilraen lanciò un'occhiata verso i due fratelli che sembravano del tutto
estranei alla discussione nonostante il giorno prima si erano detti
profondamente preoccupati: ancora una volta si sentì sola con se stessa.
Alzandosi in piedi, la donna si avviò alla porta.
"Io sono pronta. Mi farò aiutare a cambiarmi perchè se mi vedessero vestita
con pantaloni e tunica capirebbero subito che non sono una semplice
cameriera".
Elladan seguì tutta la scena con gli occhi, scambiandosi una breve occhiata
con Haldir. A volte sembrava che anche i più grandi guerrieri si
comportassero nel modo più egoista e Lord Boromir e il fratello ne erano la
riprova. Ancora una volta si chiese se le sue congetture su quei tre fossero
fondate.
Quando però Rumil si offrì di andare l'elfo scosse la testa.
"Sei ancora troppo debole".
Aragorn annuì alle parole di Eomer.
- Dunque cosa proproni Eomer? Più di due persone, va bene... ma ricordiamoci
che muoverci in un gruppo numeroso diventerebbe molto difficile... -
Rumil guardò Elladan e gli sorrise:
- Stai tranquillo, sto bene. E poi mi conosci, non so stare con le mani in
mano. -
E detto questo gli strizzò l'occhio... gli venne da ridere ma si trattenne.
Probabilmente non era il momento più opportuno.
"Credo che innanzitutto lei dovrebbe far finta di lavorare come cameriera in
un'osteria" Eomer spiegò con fare deciso. "In quel modo potremmo confonderci
meglio in mezzo alla folla di avventori".
Haldir alzò un sopracciglio a quelle parole. Gli elfi erano un pò difficili
da nascondere.
"E noi come potremmo confonderci in mezzo agli uomini?"
"Innanzitutto legando i capelli e portandoli nascosti sotto alla tunica"
rispose il Maresciallo.
Legolas, che aveva seguito tutta la conversazione, annuì tra sè e sè.
"Poi potremmo portare un mantello con il cappuccio, e sporcarci il viso in
modo da nascondere la nostra pelle chiara" spiegò. "E non è detto che
dobbiamo essere tutti visibili, gli elfi potrebbero comunque indossare i
mantelli dell'invisibilità e pattugliare la zona indisturbati".
Elladan si trovò d'accordo con Legolas su quest'ultimo punto, soprattutto
perchè in quel modo Rumil sarebbe stato più al sicuro.
*Tu metterai uno dei mantelli* gli disse con la mente. *E per favore non
litighiamo, ci siamo appena ritrovati, non ne ho voglia. Sai che non posso
fare a meno di preoccuparmi anche se so benissimo che sei un ottimo
guerriero*.
Aragorn ascoltò le parole di Eomer ed annuì.
- Sì mi pare un piano ottimo. Devo ringraziare proprio i Valar per il tuo
arrivo amico mio, - sorrise ad Eomer - ed anche per gli elfi direi che
l'idea di usare i mantelli sia perfetta. Alcuni di loro potrebbero non
usarli e seguire l'idea di Legolas, soprattutto direi quelli poco conosciuti
in città. In quanto a me, non sono un elfo, ma temo mi toccherà usare a mia
volta un mantello. E' vero che sono sempre stato bravo a confondermi tra la
gente, ma ora temo che nemmeno il vecchio Grampasso possa aiutarmi... -
Rumil sorrise ad Elladan.
* Come vuoi tu. Non voglio assolutamente litigare con te ora, ma,
soprattutto, non voglio farti preoccupare per me.*
- Io userò uno dei mantelli se per voi non è un problema... - disse poi agli
altri - non sono ancora al massimo della forma, rischierei di tradirmi in un
altro modo. -
Faramir guardr il fratello uscire dalla stanza, poi volse nuovamente la sua
attenzione verso gli altri.
"Aragorn, ti prego. Anch'io voglio essere di aiuto. E' colpa mia in parte se
il male h entrato qua dentro."
Aragorn guardò Faramir e scrollò lentamente il capo.
- Faramir per ora credo sia il caso che tu resti a palazzo. Proprio perchè
il male ti ha colpito così forte, preferisco evitare che possa rifarlo.
Fuori saresti ancora più vulnerabile.-
Faramir fisso' il re, poi gli si avvicino' e con una confidenza che non si
era mai permessa da quando Elessar era salito sul trono disse: "Aragorn
credimi, sarei piu' vulnerabile dentro la reggia che fuori. Per anni mio
padre mi ha ripetuto che non ero degno di lui, che vivevo all'ombra di mio
fratello. Sono quelle le parole che il male ha usato prima, quando mi ha
colpito. Se anche stavolta non saro' in grado di aiutare le persone che
amo... se saro' costretto ad aspettare il vostro ritorno senza poter far
niente, allora il male fara' nuovamente leva sul mio dolore e mi colpira',
forse con piu' violenza. Ti prego Aragorn, abbi fiducia in me"
Aragorn guardò Faramir e riflettè alle sue parole.
Il giovane aveva ragione, ciò di cui egli aveva bisogno era la fiducia.
- D'accordo Faramir vieni anche tu. Ma credo sia meglio per te indossare uno
dei mantelli. -
Eomer sorrise ad Aragorn, scrollando le spalle nonostante le parole del re
gli avessero fatto molto piacere.
"Non è un problema, la cosa più importante ora è liberarci di questo
problema".
Haldir lanciò un'occhiata al fratello e poi ad Elladan. Sapeva che quest'ultimo
c'entrava qualcosa ma visto che gli faceva piacere che Rumil rimanesse
nascosto preferì non parlare.
"Benissimo allora" Legolas disse in modo pratico. "Chi è che vuole
camuffarsi e chi oltre a Rumil indosserà i mantelli? Ce ne sono sette
soltanto ma non credo ci serviranno tutti... mi sbaglio?"
- Vediamo un pò, - iniziò Aragorn - uno per me, uno per Faramir ed uno per
Rumil e credo che uno servirà anche a Boromir, immagino sia inutile farlo
restare a Palazzo, se lo conosco abbastanza bene non ci sarà verso di
convincerlo. -
Faramir sorrise: "No, non penso che Boromir stara' tranquillo ad aspettare
il nostro ritorno. Sa essere piy testardo di me, quando ci si mette."
Poi chinando la testa prosegul: "Ti ringrazio, Aragorn. Indossero'
volentieri uno dei mantelli."
- Benissimo allora... - rispose il Re.
Faramir avverti' nuovamente il dolore che gli attraversava tutto il corpo.
Cerco' di nasconderlo agli occhi degli altri, ma voleva essere sicuro di se
stesso prima di affrontare l'impresa.
"Se me lo concedi, Aragorn, vorrei recarmi da Gandalf mentre aspettiamo
Gilraen."
Aragorn guardò Faramir e gli disse:
- Sì vai pure, immagino si trovi ancora nel mio studio con Elrohir. -
"Secondo me anche Legolas dovrà usare un mantello elfico" aggiunse Eomer,
osservando l'elfo con aria grave. "A Minas Tirith conoscono bene il suo viso
quindi lo riconoscerebbero subito".
Haldir annuì nonostante l'amico non fosse molto felice delle parole di Eomer.
"Io vestirò un mantello normale, sporcandomi il viso in modo da passare
inosservato. Se non tirerò giù il cappuccio sarò in grado di passare per un
viandante che non vuol socializzare con gli altri. Se non sbaglio il vecchio
Granpasso l'ha fatto molto spesso e se l'è sempre cavata, giusto?"
Aragorn sorrise ad Haldir.
- Sì Granpasso l'ha fatto molte volte e credimi, funziona. Bene direi che
tutto è deciso. Ora dobbiamo solo aspettare il ritorno di Gilraen poi
possiamo muoverci. -
"Benissimo" Eomer sorrise allora, sistemandosi più comodamente nella sedia.
Haldir al contrario si alzò, scusandosi coi presenti, ed andò a riprendere i
mantelli elfici abbandonati nello studio di Elessar, riportandoli poi nella
sala da pranzo:non vedeva l'ora di entrare in azione.
Aragorn guardò Legolas e gli sorrise. Nell'aria c'era tanta attesa.
Si alzò e si avvicinò ad Haldir per controllare i mantelli.
Rumil spostava lo sguardo dall'uno all'altro delle persone nella stanza, non
amava i grandi silenzi ma non aveva nulla da dire.
Si alzò e si diresse alla finestre... avrebbe voluto uscire e correre nei
giardini di Minas Tirith, perchè non lo avrebbe saputo dire, ma era quello
che voleva.
Sorrise tra sè.
" Non sono normale... penso che prima o poi Haldir mi cancellerà dalla sua
cerchia familiare... "
Legolas ricambiò il sorriso di Elessar e poi chiese a una cameriera di
portargli un pò di cenere nera in modo da potersi sporcare il viso e i
capelli per cercare di rendersi meno visibile.
Aragorn guardò Legolas compiere quei semplici gesti... come sempre era
incantato da lui.
- Non ce la farai mai, anche con il viso sporco di cenere resti
bellissimo... - gli sussurò.
Legolas si voltò a guardarlo con un dolcissimo sorriso stampato sul viso.
"Preferiresti che io metta il mantello? Sai che non sono bellissimo, però mi
conoscono tutti. Attirerei l'attenzione perche sanno tutti che sono un amico
del Re, non per il mio aspetto fisico..."
Aragorn guardò corrucciato Legolas.
- Non sei bellissimo? Mio caro tu hai bisogno di una dose di fiducia in te
stesso... comunque devi agire come meglio credi, se vuoi mettere il
mantello... sei tu che devi decidere Legolas, non io. -
Elladan seguì Rumil con gli occhi, un mezzo sorriso gli incurvava le labbra
anche soltanto a guardarlo. Non c'era niente da fare, tra loro ci sarebbe
stato sempre un legame fortissimo, nonostante tutto.
*Se lui dovesse mai farlo potremmo sempre creare una nostra cerchia
familiare, solo io e te" gli disse con la mente.
Rumil sorrise.
*Sarebbe bello... e anche se Haldir non mi ripudierà... spero che sia
possibile lo stesso... *
Elladan sorrise a quelle parole. Non riuscì ad evitarlo, e subito tornò
serio, per paura che qualcuno degli altri potesse pensar male di lui.
*Siamo stati una famiglia per un bel pò, ricordi? E' stato bello... almeno
per me*
Rumil riprese ad osservare il cielo al di la delle vetrate della Sala da
Pranzo.
* Non posso dimenticarlo Elladan... è stato il periodo più bello della mia
vita... *
Haldir nel frattempo sollevò un sopracciglio in modo aristocratico e si
voltò a guardare il fratello. "L'avrei fatto molto tempo fa se avessi
voluto, ma ho stoicamente sopportato tutte le scommesse che facevi su di me
e le marachelle che ti mettevano sempre nei guai. Direi che a questo punto
non mi sorprendo più, sai?"
Rumil si voltò verso Haldir e gli sorrise.
- Insomma la smetti di leggermi nella mente? Comunque io non facevo
scommesse su di te... insomma... non sempre, cioè diciamo... va bene me ne
sto zitto... -
*Dovrei ricordarti della mia ultima relazione? Tu e Orophin vi siete messi a
scommettere su tutto, eravate impossibili!*
Rumil riuscì a stento a trattenere una risata.
Effettivamente lui e Orophin avevano sempre fatto di tutto per far diventar
matto Haldir...
Il fatto era che non potevano fare altrimenti, il fratello alle volte era
così intransigente che a loro piaceva un mondo dargli una scossa.
* Impossibili? Avanti Haldir ammetti che la tua vita senza di noi sarebbe
stata fin troppo noiosa... *
Faramir rientro' nella sala da pranzo e vide che la tensione si era un po'
stemperata. Forse era solo una sua impressione... forse era solo una calma
dettata dal timore...
Guardo' in giro: Gilraen e Boromir non erano ancora arrivati, cosi' cerco'
con gli occhi le persone con cui doveva parlare. Doveva riferire le parole
di Elrohir ad Elladan, ma lo vide impegnato con Haldir e suo fratello e
penso' non fosse il caso di toccare quel tasto in quel momento. Voleva
parlare con Legolas: sentiva l'elfo molto vicino dopo il discorso della
mattina. Ma vide gli sguardi che lui e Aragorn si scambiavano e penso' che
non fosse il caso di interrompere.
Fu allora che il suo sguardo cadde su Eomer. Il re di Rohan se ne stava
tranquillamente seduto, in attesa di entrare in azione. Faramir avvampo' in
viso al ricordo di quello che era successo a pranzo: si era comportato come
uno stupido confidando il suo amore per Gil al povero Eomer... e in quel
modo. Sicuramente lo avra' preso per pazzo.
Si avvicino' e timidamente gli sussurro': "Scusami per prima..."
Eomer alzr gli occhi per guardare Faramir, scrollando le spalle con un
sorriso amichevole stampato in volto. "Non preoccuparti, ho gi` dimenticato
tutto".
Faramir sorrise in risposta ad Eomer: si sentiva meglio nel sapere che non
lo giudicava un pazzo... bastava gi` lui a considerarsi tale!
Non ebbe tempo di aggiungere altro che la porta si aprl e Gil e Boromir
fecero il loro ingresso nella sala.
Faramir si trovr a pensare che Gilraen era sempre bellissima anche se si era
"imbruttita" per sembrare una serva... Scrollr la testa per cacciare quei
pensieri e si tenne pronto alle decisioni del re.
"Forse quando tutto questo sarà finito potremmo passare un pò di tempo da
soli e tu potresti farmi ricredere per quanto riguarda il mio aspetto..."
Legolas disse con un'occhiata maliziosa prima di cambiare argomento. "Credo
che metterò il mantello, mi conoscono in troppi..."
Aragorn rispose al sorriso di Legolas e gli disse:
- Stai sicuro che ti farò ricordare tutto nel modo migliore possibile...
comunque il mantello è l'ideale. Da troppo tempo vivi in città per non
essere riconosciuto da qualcuno. -
Elladan si limitò a sospirare a quelle parole. Perchè avevano deciso di
prendere strade diverse, rovinando tutto?
*Te ne sei proprio convinto, vero?* Chiese mentalmente Haldir, prima di
voltarsi quando le porte si aprirono.
*************
Faramir segul con gli occhi Gil mentre si sedeva accanto a Boromir: vide
come i due si guardavano e
come lei teneva la mano di lui. Stavano tornando ad essere una coppia
innamorata. Sentì una fitta al
cuore: Gilraen gli aveva stretto la mano poco prima, una stretta
d'incoraggiamento. Ma in quella stretta
sentl solo amore fraterno, niente altro... Sospirr: era meglio cosl, col
tempo avrebbe imparato a
dimenticare.
Si diresse verso la sedia accanto a quella di Boromir, dalla parte opposta
rispetto a Gil. Mise la mano
sulla spalla del fratello e dolcemente gli sussurrr all'orecchio: "Non
voglio che le mie parole di prima ti
turbino: hai commesso un errore, ma hai pagato e ti sei dimostrato un uomo
d'onore. Sei forte,
Boromir, la persona piy forte che io conosca." Detto questo si mise a
sedere, ma non poth evitare una
smorfia di dolore nel farlo. Il suo corpo risentiva ancora dell'attacco del
male.
Boromir sorrise al fratello, ma subito il suo sguardo divenne pieno di
preoccupazione per lui.
- Sei sicuro di star bene fratellino? - gli chiese - Perchè non vai alle
case di guarigione? -
Faramir fece un sorrisino divertito: "Ehi, puoi smettere di preoccuparti.
Ormai sono cresciuto, no? E
poi ho gi` perso una battaglia stando nelle Case della Guarigione, stavolta
voglia partecipare!"
Poi assunse un'espressione piy seria: "Stai tranquillo, sono solo un po'
dolorante. Non è niente di
serio. Non appena arriverà Gandalf gli chiederr consiglio. Non ho intenzione
di lasciarvi soli..."
Boromir guardò Faramir assumendo un'aria tra il serio e il divertito, gli
disse:
- Sì, sì... devo ammettere che sei cresciuto di qualche centimetro
dall'ultima volta che ti ho visto... -
Poi tornando a farsi serio gli appoggiò una mano sulla spalla e gli disse:
- Al primo accenno a qualcosa che non va io ti porto di peso alle Case di
Guarigione sono stato
chiaro? -
Faramir fissr il fratello: eh sl, sarebbe stato in grado di farlo! Malgrado
fossero quasi alti uguali,
Boromir era sempre stato più muscoloso e forte di lui. Se avesse visto che
stava male, non avrebbe
esitato a portarlo di peso. Non sarebbe la prima volta che succedeva. E
Faramir doveva ammettere
che la cosa non gli dispiaceva...
"Agli ordini fratellone! Sono contento che tu sia qui: mi piace sentirmi
coccolato. Quando fai cosl mi
ricordi la mamma..."
Pensando a Finduilas, lo sguardo di Faramir si fece dolce e distante.
Anche Boromir sorrise ripensando alla madre, poi spostò ancora lo sguardo
sul fratello e gli disse:
- Lo so che ti piace sentirti coccolato, ma non farci l'abitudine mio
caro... ormai sei adulto... - e calcò
particolarmente nel dire l'ultima parola, certo se non fossero stati in una
stanza piena di persone
occupate in una conversazione serie la voglia di fare una linguaccia a
Faramir era tanta.
"Si, sono adulto. E non ho più bisogno di una balia" rispose al fratello.
Fece il broncio ma non poth
evitare di fare un sorriso. Malgrado tutto quello che era successo, era
contento che suo fratello fosse
di nuovo accanto a lui. Fingendosi offeso, girò la testa dall'altra parte.
Gilraen seguì la conversazione tra i due fratelli con un mezzo sorriso sulle
labbra, poi lasciò la mano
di Boromir e spostò la sedia più lontano, in modo da lasciarli parlare
tranquillamente mentre lei
seguiva la riunione. Dopotutto se Aragorn l'avesse deciso, lei sarebbe
dovuta entrare in azione molto
presto.
Faramir si accorse improvvisamente di quello che stava succedendo intorno a
loro: lui e Boromir
avevano finalmente ritrovato l'intimità di un tempo... ma nel momento
sbagliato. Gilraen stava
correndo un serio pericolo e loro due si comportavano come due bambini!
Scattò in piedi pronto a correre dietro Gil, ma qualcosa lo fermò: quella
era la donna di suo fratello,
non poteva farlo. Chinò la testa verso Boromir e gli sussurrr: "Vai da lei,
ha bisogno di te", poi si
voltò verso gli altri: "Mio re e voi tutti, scusate per il mio atteggiamento
e per quello di mio fratello.
Era preoccupato per me e abbiamo scelto il momento peggiore per fermarci a
parlare. Siamo pronti
per entrare in missione, Aragorn. Cosa volete che facciamo?"
"Niente" rispose Gilraen d'istinto, voltandosi verso di lui per un momento e
lanciandogli un sorriso
incerto e confuso. "E' appena tornato, goditi la sua compagnia, Faramir. Ce
la caveremo da soli, non
preoccupatevi per me".
Così dicendo, la donna chinò il capo ad Aragorn e poi uscì velocemente dalla
sala, dirigendosi verso
la sua nuova stanza per cambiarsi d'abito.
Boromir ascoltò il consiglio del fratello e si alzò dal tavolo.
Si scusò con Aragorn e con gli altri e raggiunse Gil nel corridoio.
- Gilraen... - la chiamò.
Quando si sentì chiamare la donna si voltò, rallentando senza fermarsi. Dal
suo viso non si capiva il suo stato d'animo: era sempre stata brava a
nascondere le proprie emozioni.
"Non avresti dovuto seguirmi" disse tranquillamente a Boromir. "Saresti
potuto rimanere con Faramir..."
Boromir sorridendo si avvicinò alla donna.
La guardò negli occhi e le disse:
- Se permetti mia cara, avrò tempo per parlare con Faramir dopo. Ora voglio
solo preoccuparmi per te e per nessun altro. -
"Non c'è da preoccuparsi, Boromir, dico davvero" gli disse Gilraen, cercando
di parlare nel più rassicurante dei toni. "Starò bene, sai che non c'è
nessun altro che sarebbe potuto andare al mio posto, almeno se mi dovessero
perdere di vista saprei come difendermi... credo..."
Boromir la guardò e le sorrise.
Poi le disse ancora:
- So benissimo che sai badare a te stessa, non dubitarne. Ma voglio starti
vicino... e ti sfido ad imperdirmelo Gil... -
La donna dal canto suo scosse la testa, un mezzo sorriso divertito sulle
labbra. Boromir non sarebbe mai cambiato, così come lei non avrebbe mai
potuto cambiare il suo modo di essere. Erano due testoni e tali sarebbero
rimasti.
"Allora vieni con me, non voglio far aspettare gli altri" gli disse,
guidandolo verso la sua nuova stanza da letto.
Appena entrata Gilraen aprì il suo armadio e prese un vestito abbastanza
vecchio e sciupato, di colore azzurro pallido. Alla taverna avrebbe messo un
grosso grembiule e si sarebbe un pò sporcata il viso in modo da passare per
una cameriera trasandata.
Boromir restò accanto alla porta guardando Gilraen muoversi veloce, decisa e
delicata.
Delicata come solo gli elfi sapevano essere.
Era incantato dalla donna e si rese conto di amarla con una tale forza che
quasi gli faceva male.
Doveva dire qualcosa, qualsiasi cosa.
- Senti se vuoi ti aspetto fuori mentre ti cambi... - non voleva sembrarle
inopportuno.
Gilraen si voltò a guardarlo con un mezzo sorriso divertito sulle labbra,
alzando un sopracciglio alle sue parole. Dovevano essere davvero passati
secoli dall'ultima volta che avevano passato un pò di tempo insieme se
Boromir pensava che la sua presenza potesse darle fastidio.
Avvicinandosi a lui senza staccare gli occhi dai suoi la mezz'elfo posò le
labbra su quelle del suo amato, baciandolo sensualmente prima di ritrarsi.
"Spero tu non creda sul serio che potrei vergognarmi a spogliarmi davanti a
te o che la tua presenza possa mai essere un fastidio..."
Senza dargli tempo di rispondere Gilraen cominciò poi a togliere la tunica,
abbandonandola sul divano prima di slacciare gli stivali e i pantaloni,
rimanendo soltanto con la sottotunica e lasciandosi guardare da lui.
Soltanto dopo qualche minuto infilò il vestito da cameriera, avvicinandosi
di nuovo a Boromir e dandogli le spalle.
"Mi aiuteresti a chiuderlo? Non ci riesco da sola.."
Boromir si sentiva leggero, incredibilmente e follemente leggero.
Il suo cuore era in pace... amava Gilraen più della sua stessa vita ed ora
sapeva che lei lo ricambiava, ancora, nonostante tutto.
Osservò tutti i suoi gesti, attentamente, studiando ogni mossa, ogni piccolo
particolare di quella donna che gli aveva cambiato la vita.
La sua voce lo distolse dai suoi pensieri.
Si avvicinò e lei e sorridendole le disse:
- Devo proprio chiuderlo? -
"Certo che devi" Gilraen gli rispose con un sorriso malizioso, lanciandogli
un'occhiata da sopra la spalla. "Gli altri ci aspettano, non sarebbe educato
farli rimanere in attesa per chissà quanto... ti conosco troppo bene, figlio
di Gondor".
Boromir sbuffò ed aiutò Gilraen.
Poi la girò e la baciò dolcemente.
- Il resto è solo rimandato, sia chiaro... la prossima volta che saremo in
questa stanza non ci sarà nessuno ad aspettarti... -
Gil rispose al bacio con tutta la dolcezza della quale era capace, chiudendo
gli occhi per un momento.
"Lo so. E prometto di fare attenzione là fuori" mormorò. "Adesso però
dobbiamo andare sul serio, saranno tutti di là ad aspettare me..."
- Hai ragione, andiamo. -
Detto questo prese la donna per mano ed insieme si avviarono per la Sala da
Pranzo.
*********************
Gilraen e Boromir apparvero sulla soglia, una vestita da cameriera, col viso
sporco di cenere e gli abiti maltrattati, l'altro ancora coi suoi vestiti
regali.
"Sono pronta ad entrare in azione".
Aragorn si alzò in piedi e disse:
- Bene signori, è davvero tempo di muoverci. -
Eomer si alzò immediatamente quando Aragorn diede il via all'operazione. Si
sporcò il viso con la cenere, legò i capelli e indossò una tunica logora su
quella che aveva già: appariva più vecchio e sciatto e non sembrava affatto
un re.
Legolas, Elladan ed Haldir indossarono i mantelli elfici, avviandosi alla
taverna con il cappuccio sollevato sul volto. Erano ormai invisibili e
preferirono andare ad aprire la strada agli altri.
"Vado anch'io" disse Eomer. "Non è bene che vedano me e Gil insieme,
potrebbero sospettare qualcosa".
Gilraen si voltò a guardare Boromir negli occhi, prendendogli le mani nelle
sue, sul viso un'espressione fiera e decisa.
"Starò attenta là fuori. Non preoccuparti per me".
Aragorn indossò il suo mantello e ne passò uno a Boromir.
Anche Rumil ne prese uno e lo indossò. Insieme uscirono con gli altri.
Faramir osservo' Gil e Boromir e il suo cuore si riempi' di un sentimento
strano, diviso tra la gioia per vedere il fratello finalmente felice e il
dolore di non essere lui a godere di quella felicita'.
Si alzo' in piedi e si avvio' verso la porta seguendo Eomer: "Sara' meglio
che anch'io vada a predere posto."
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