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Middle Earth Heroes -- Vers.1
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Dopo un po' di tempo, Lothiriel alzò la testa dal cuscino. Lo aveva
inzuppato di lacrime e ormai sentiva di non averne più negli occhi. Le
faceva male lo stomaco come se l'avessero picchiata. E un pugno lo aveva
avuto, anche se non direttamente. Le parole di Eomer continuavano a
ronzargli nelle orecchie. Come aveva potuto innamorarsi di un uomo così? Ma
poi... era veramente amore? Che ne poteva sapere lei? Non si era mai
innamorata. Eppure quella sensazione era strana... molto strana.
"Basta!" disse alzandosi dal letto. Aveva detto che non l'avrebbe
considerato mai più e lo avrebbe fatto. Però non sarebbe tornata a Dol
Amroth a meno che suo padre non fosse venuto a prenderla per i capelli. Lì
stava bene e voleva restare.
Però quel dolore allo stomaco restava. Doveva scaricarsi con qualcuno. Ma
con chi? Si mise a sedere pensierosa: Eomer neanche morta; Faramir era
assente, se n'era accorta. Non conosceva nessun'altro. Poi un nome le venne
in mente: Elrohir! Quel giovane elfo le ispirava simpatia. Con lui poteva
parlare... non come con quel buzzurro che l'aveva solo insultata. Di nuovo
il dolore si fece forte. Non doveva pensare ad Eomer mai più!
Ma come incontrare Elrohir. Sapeva che stava parlando col padre. Quell'elfo
la inquietava: non sarebbe andata a bussare alla sua stanza mai nella vita.
Poi pensò che amava il giardino come lei. Bene, la febbre non era rientrata
malgrado si sentisse malissimo; sarebbe uscita e avrebbe sperato che lui
passasse di lì.
Così uscì, dopo essersi vestita (non poteva stare tutto il tempo in
sottoveste) e pettinata ed era scesa in giardino. Si rimise a sedere sulla
panchina di prima e aspettò, canticchiando per ammazzare l'attesa e per
richiamare l'attenzione del giovane.
Elrohir annuì e poi, sorridendogli ancora una volta, uscì a passo svelto
diretto ai giardini. Anche lui, ora, poteva percepire Lothiriel che lo
aspettava.
La raggiunse, rimanendo una volta di più incantato dalla dolcezza della sua
voce.
"Cercavate me, Lothiriel?" le domandò in un sussurro, temendo di
spaventarla.
Lothiriel aprì gli occhi a quella voce, felice di sentire che forse aveva
trovato un amico.
"Sì. E sono contenta che mi abbiate trovata" gli rispose in un sussurro.
Elrohir si sedette sulla panchina accanto a lei, e le prese una mano fra le
sue. Quella ragazza sembrava avere un grosso peso addosso, e lo guardava con
lo sguardo smarrito di un cucciolo sperduto. "Raccontatemi cosa vi turba..."
la invitò.
"Amore... o almeno penso che lo sia" sospirò Lothiriel "Sono stata promessa
al re di Rohan da mio padre. Ma oggi nel giro di poche ore ho rovinato
tutto. Pensavo fosse tutto più semplice, ma sono solo una bambina viziata
che non sa nulla di uomini. Inoltre Eomer non mi ha dato una mano: è stato
un muro! Ora tutto è andato a monte... e io credo di essermi innamorata di
lui. Ma stasera lui mi ha detto che era impossibile perché non lo conosco. E
neanche lui mi conosce: ha detto che io lo sposerei solo perché è un re! E'
l'offesa più orribile che mi abbia rivolto oggi. Non lo voglio più vedere!"
Si voltò verso Elrohir e lo guardò tristemente: "Grazie, nobile Elrohir.
Avevo bisogno di qualcuno che mi facesse venir fuori tutto..."
Elrohir le sorrise con dolcezza, ma in fondo al suo sguardo c'era un'amara
comprensione.
"Non arrendetevi" le disse. "Non lo conoscete, e lui non conosce voi. Invece
di rifiutarvi d'incontrarlo, cercate di iniziare a conoscerlo, ma senza
pretese di alcun tipo. Dimenticatevi che è il vostro promesso, dimenticatevi
dell'offesa che vi ha arrecato sicuramente senza volerlo e dimenticatevi
soprattutto la vostra famiglia concentratevi sul fargli capire chi siete,
come amica, e farvi apprezzare. Cercate di crescere, chiedetegli consigli su
come farlo, e se quando avrà scoperto il vostro cuore vi rifiuterà ancora
non potrete mai rimproverarvi di non aver tentato..."
Gli occhi di Lothiriel si inumidirono: "Le vostre parole, Elrohir, sono
piene di saggezza. Ma penso che tutto ciò sia impossibile. Abbiamo due
caratteri veramente inconcialibili. E lui non mostra il minimo sforzo nel
capirmi. Credo che la colpa sia solo di questo stupido matrimonio. Se io e
Eomer ci fossimo conosciuti senza nessuna promessa, forse ci saremmo
avvicinati. Ma lui ha dato la parola a mio padre e si sente in trappola.
Qualsiasi cosa dica o faccia, lui è lontano da me. Ha messo un muro tra
noi..."
"E voi aggiratelo" ribatté Elrohir. "Se pensate che il matrimonio sia
responsabile del vostro allontanamento, cancellatelo. Smettete di pensarci
anche voi. Comportatevi con lui come con me, confidatevi con lui, cercate un
amico. Potreste essere sorpresa da quello che troverete" concluse stringendo
la piccola mano della fanciulla. Ah, se tutto fosse stato così semplice
anche per lui! Ma ormai l'aveva perso, si disse chinando il capo...
"No, Elrohir" continuò Lothiriel mentre le lacrime cominciavano a scendere
"Non ho modo di parlare con lui. E dopo quello che è successo stasera penso
che non ne avrò più..."
Vinta dalla commozione, lo abbracciò. Aveva bisogno di un amico con cui
confidarsi e che, finalmente, la ascoltasse. L'odore dell'elfo le penetrò
nelle narici: era la prima volta che lo sentiva così vicino. Era un odore
dolce, che riscaldava il cuore.
Quando la bellissima fanciulla lo abbracciò, Elrohir arrossì furiosamente.
Era così timido, lui! Si rendeva però perfettamente conto di come ella
dovesse aver bisogno del suo conforto: gli sembrava una ragazza molto sola.
Così la strinse a sè, cercando di infonderle coraggio, mentre con lievi
tocchi (che nelle sue intenzioni avrebbero dovuto risultare rassicuranti) le
accarezzava dolcemente le spalle ed i capelli.
Lothiriel avrebbe voluto rimanere abbracciata a lui per sempre: si sentiva
protetta e sicura, finalmente amata. A fatica se ne staccò: "Grazie, Elrohir.
Sono felice di aver trovato un amico come voi. Resterei a parlare con voi
per ore, ma è tardi. Vi va di accompagnarmi alla mia stanza? Così potremo
parlare fino alla porta." Sorrise con dolcezza, sperando che quel gesto non
venisse equivocato.
Il giovane elfo, che aveva avuto paura che la giovane si sentisse offesa
dalla libertà che si era preso abbracciandola, sospirò di sollievo e rispose
al sorriso, annuendo. Si alzò per primo e poi le tese la mano per aiutarla a
fare lo stesso.
Lothiriel diede la mano all'elfo sorridendo. Ma un pensiero improvviso la
fece sobbalzare: poco prima Eomer non aveva neanche osato sfiorare le sue
dita, mentre lei gli dava la lettera di suo padre. Perché? Perché lo sentiva
così lontano e distante?
Sospirando tornò a sorridere all'elfo mentre si avviavano verso la reggia.
Mentre camminava in silenzio accanto a Lothiriel, l'elfo pensava. Quella
dolce creatura sembrava così perfetta! Perchè qualcuno avrebbe dovuto
ferirla? La sua schiena sottile sembrava incurvata da un peso troppo grande
per lei...decise di provare a farla almeno sorridere, così le lasciò la mano
e fece qualche passo avanti fermandosi a poca distanza da lei e dandole le
spalle. Si piegò leggermente.
"Coraggio, Lothiriel" disse poi "Passatemelo."
Lothiriel fissò sorpresa l'elfo che le dava le spalle. Passarglielo? Cosa?
Si domandava incredula.
Ma le era venuta una grande voglia di giocare, così prima che Elrohir
potesse voltarsi, gli montò sulla schiena. Gli mise le braccia intorno al
collo e si tirò su, affondando la sua faccia nei capelli dell'elfo
Elrohir sentì un improvviso peso sulle spalle, e il respiro di Lothiriel che
gli solleticava il collo.
Sorrise. Sembrava che alla ragazza fosse tornata la voglia di giocare. "Io
volevo farmi carico del problema che vi pesa addosso" spiegò ridacchiando
"Ma pensavo che fosse più leggero.."aggiunse, piegando le gambe e fingendo
di non riuscire a sorreggerla. In relatà era così leggera che quasi non gli
sembrava di averla su di sè.
"Mi spiace, nobile Elrohir" sorrise Lothiriel "se volete farvi carico dei
miei problemi, dovete prendere anche me!"
Scoppiò a ridere vivacemente, come poche ore prima in giardino.
"Spero che riuscirete a portarmi, mio cavaliere"
Uhm...non so...però posso provarci" rispose lui con tono affaticato, ma con
un fondo divertito. Poi, facendo sobbalzare appena la giovane, si diresse
verso il palazzo.
Lothiriel si abbandono' sulle spalle dell'elfo, con la testa appoggiata sui
suoi capelli.
Le piaceva farsi cullare in quel modo, anche se le dispiaceva sentire
Elrohir affaticato.
Quando arrivarono davanti alla porta della sua stanza, Lothiriel scese.
"Mi spiace avervi disturbato in questo modo stasera..." sussurro'
"Ma siete impazzita?!" esclamò scandalizzato l'elfo dandole un colpetto con
la spalla. "Io non so mentire, se mi aveste disturbato l'avreste capito
senz'altro" aggiunse strizzandole l'occhio. "Ora vi lascio riposare, mia
donzella. Se aveste bisogno di me, sapete dove trovarmi. Non fatevi
scrupoli, sarò felice di starvi vicino, davvero." Detto questo, si chinò
verso Lothiriel e la baciò teneramente sulla fronte.
Lothiriel si commosse a quelle parole e saltò letteralmente al collo di
Elrohir. "Vi ringrazio di cuore, mio cavaliere. Grazie a voi non mi sento
più sola. Ora so di avere un amico."
Detto questo si staccò da lui. "Ci vediamo domani mattina a colazione.
Buonanotte, Elrohir" disse mentre apriva la porta della stanza.
"Buonanotte..." l'elfo esitò un istante, non voleva essere sfacciato. Alla
fine si decise. "Lothiriel!" chiamò "Vorreste posare per un mio quadro?"
domandò d'un fiato.
Lothiriel lo fissò per un attimo perplessa: nessuno avrebbe mai osato
chiedere alla principessa di Dol Amroth di posare per un quadro senza il
consenso di suo padre.
Poi il viso si rischiarò in un sorriso: "Allora non mi ero ingannata poco fa
in giardino. Voi nascondevate un disegno. L'avete fatto voi? Me lo fareste
vedere?". Gli prese la mano: "Sarebbe un grande onore per me posare per un
vostro quadro"
Elrohir avvampò. Sperava tanto che Lothiriel non l'avesse notato. Ma prese
il coraggio a due mani, pensando a quanto gli sarebbe piaciuto catturarla
sulla carta, e le tese il foglio. Poi rimase in attesa di un commento,
mordendosi un labbro per il nervosismo.
Lothiriel fissò a lungo il disegno, ne era affascinata. L'elfo ritratto era
così bello... ma perché Elrohir aveva deciso di farsi un autoritratto?
Perché era Elrohir quello nel disegno, anche se con i capelli più lunghi...
No, un momento. C'era qualcosa di diverso nello sguardo: Elrohir aveva uno
sguardo dolce e triste, quello del ritratto era dolce altrettanto, ma più
duro, marziale. Lo sguardo di un soldato.
Alzò gli occhi verso l'elfo: "Elrohir, io... non so cosa dire... è... è... è
splendido. Non ho mai visto un disegno così bello. Ora non ho più dubbi,
voglio farmi ritrarre da voi. Che ne direste se facessimo domattina?
Potremmo fare colazione in giardino e poi cominciare. Sono di casa qui e so
come rubare qualcosa dalla cucina senza che nessuno mi veda"
Elrohir tirò un sospiro di sollievo. Lothiriel non si era offesa per la sua
sfacciataggine.
"D'accordo allora" le rispose sorridendo "Non appena vi sarete svegliata,
venite a bussare alla mia porta. In questo modo potrete dormire quanto
riterrete necessario. Vi ringrazio. Per i complimenti immeritati e per
avermi concesso l'onore."
Lothiriel gli sorrise: "Allora a domattina, Elrohir" sussurrò prima di
chiudere la porta.
Una volta da sola la ragazza si sdraiò sul letto e si mise a fissare il
soffitto. Il suo cuore sembrava aver dimenticato la sofferenza di poco
prima. Era felice di avere un amico col quale poteva comportarsi come
voleva. Senza correre il rischio di farlo arrabbiare per una frase
sbagliata.
Rimaneva il problema Eomer... cosa avrebbe fatto il giorno dopo quando lo
avrebbe rivisto? Lothiriel decise di non pensarci subito: non voleva
rovinare questo momento di dolcezza. Così si addormentò pensando al disegno
di Elrohir
Elrohir vide il dolce sorriso di Lothiriel sparire dietro alla porta, e
nonostante lei non potesse più vederlo, sorrise a sua volta. Quella ragazza
era davvero una forza della natura, un po' come Doris quand'erano piccoli.
Gli ricordava la sorella minore che non aveva mai avuto. Si strinse nelle
spalle dirigendosi verso la sua stanza. Tentò di contattare Elladan col
pensiero, voleva parlare con lui, ma suo fratello sembrava avergli chiuso la
sua mente. Il suo sguardo, fino a poco prima luminoso e felice, tornò a
rabbuiarsi di nuovo.
Decise di fare due passi per il palazzo, prima di andare a dormire.
*****************
Elrond ad occhi chiusi sorrise. Riusciva a percepire la felicità di suo
figlio. Quella ragazza gli stava facendo bene, forse in poco tempo avrebbe
dimenticato quello che provava per Elladan. Certo, era una ragazza umana e
ultimamente Elrond era diventato ancora più restio alle unioni tra elfi e
uomini, ma se tutto ciò poteva distrarre Elrohir dalla sua tristezza...
allora poteva anche chiudere un occhio.
Ora rimaneva il problema Elladan: come fare per avvicinarsi a lui e dirgli
di diventare il nuovo sire di Rivendell? Elrond sospirò: doveva trovare un
modo per parlargli, il più presto possibile.
Poi c'era questo ritorno del male: se dietro tutto questo c'era la mano di
Sauron, allora sarebbero tornati tutti gli antichi nemici... e tutto sarebbe
cominciato da capo un'altra volta! Avrebbe dovuto parlarne con Galadriel ma
preferì aspettare il giorno dopo, quando avrebbero interrogato Grima.
Infine doveva decidere se perseverare nei suoi propositi di vendetta. Ormai,
per lui, era Legolas l'unico responsabile della sofferenza della figlia. Ma
cosa doveva fare? Andarsene a Valinor subito o sfogare la rabbia che sentiva
crescergli dentro?
Si sdraiò sul letto mormorando: "Sono stanco... troppo stanco..."
Pazientemente attese l'arrivo della mattina...
*****************
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