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Dopo un po' di tempo, Lothiriel alzò la testa dal cuscino. Lo aveva inzuppato di lacrime e ormai sentiva di non averne più negli occhi. Le faceva male lo stomaco come se l'avessero picchiata. E un pugno lo aveva avuto, anche se non direttamente. Le parole di Eomer continuavano a ronzargli nelle orecchie. Come aveva potuto innamorarsi di un uomo così? Ma poi... era veramente amore? Che ne poteva sapere lei? Non si era mai innamorata. Eppure quella sensazione era strana... molto strana.
"Basta!" disse alzandosi dal letto. Aveva detto che non l'avrebbe considerato mai più e lo avrebbe fatto. Però non sarebbe tornata a Dol Amroth a meno che suo padre non fosse venuto a prenderla per i capelli. Lì stava bene e voleva restare.
Però quel dolore allo stomaco restava. Doveva scaricarsi con qualcuno. Ma con chi? Si mise a sedere pensierosa: Eomer neanche morta; Faramir era assente, se n'era accorta. Non conosceva nessun'altro. Poi un nome le venne in mente: Elrohir! Quel giovane elfo le ispirava simpatia. Con lui poteva parlare... non come con quel buzzurro che l'aveva solo insultata. Di nuovo il dolore si fece forte. Non doveva pensare ad Eomer mai più!
Ma come incontrare Elrohir. Sapeva che stava parlando col padre. Quell'elfo la inquietava: non sarebbe andata a bussare alla sua stanza mai nella vita.
Poi pensò che amava il giardino come lei. Bene, la febbre non era rientrata malgrado si sentisse malissimo; sarebbe uscita e avrebbe sperato che lui passasse di lì.
Così uscì, dopo essersi vestita (non poteva stare tutto il tempo in sottoveste) e pettinata ed era scesa in giardino. Si rimise a sedere sulla panchina di prima e aspettò, canticchiando per ammazzare l'attesa e per richiamare l'attenzione del giovane.

Elrohir annuì e poi, sorridendogli ancora una volta, uscì a passo svelto diretto ai giardini. Anche lui, ora, poteva percepire Lothiriel che lo aspettava.

La raggiunse, rimanendo una volta di più incantato dalla dolcezza della sua voce.

"Cercavate me, Lothiriel?" le domandò in un sussurro, temendo di spaventarla.

Lothiriel aprì gli occhi a quella voce, felice di sentire che forse aveva trovato un amico.
"Sì. E sono contenta che mi abbiate trovata" gli rispose in un sussurro.

Elrohir si sedette sulla panchina accanto a lei, e le prese una mano fra le sue. Quella ragazza sembrava avere un grosso peso addosso, e lo guardava con lo sguardo smarrito di un cucciolo sperduto. "Raccontatemi cosa vi turba..." la invitò.

"Amore... o almeno penso che lo sia" sospirò Lothiriel "Sono stata promessa al re di Rohan da mio padre. Ma oggi nel giro di poche ore ho rovinato tutto. Pensavo fosse tutto più semplice, ma sono solo una bambina viziata che non sa nulla di uomini. Inoltre Eomer non mi ha dato una mano: è stato un muro! Ora tutto è andato a monte... e io credo di essermi innamorata di lui. Ma stasera lui mi ha detto che era impossibile perché non lo conosco. E neanche lui mi conosce: ha detto che io lo sposerei solo perché è un re! E' l'offesa più orribile che mi abbia rivolto oggi. Non lo voglio più vedere!"
Si voltò verso Elrohir e lo guardò tristemente: "Grazie, nobile Elrohir. Avevo bisogno di qualcuno che mi facesse venir fuori tutto..."

Elrohir le sorrise con dolcezza, ma in fondo al suo sguardo c'era un'amara comprensione.

"Non arrendetevi" le disse. "Non lo conoscete, e lui non conosce voi. Invece di rifiutarvi d'incontrarlo, cercate di iniziare a conoscerlo, ma senza pretese di alcun tipo. Dimenticatevi che è il vostro promesso, dimenticatevi dell'offesa che vi ha arrecato sicuramente senza volerlo e dimenticatevi soprattutto la vostra famiglia concentratevi sul fargli capire chi siete, come amica, e farvi apprezzare. Cercate di crescere, chiedetegli consigli su come farlo, e se quando avrà scoperto il vostro cuore vi rifiuterà ancora non potrete mai rimproverarvi di non aver tentato..."

Gli occhi di Lothiriel si inumidirono: "Le vostre parole, Elrohir, sono piene di saggezza. Ma penso che tutto ciò sia impossibile. Abbiamo due caratteri veramente inconcialibili. E lui non mostra il minimo sforzo nel capirmi. Credo che la colpa sia solo di questo stupido matrimonio. Se io e Eomer ci fossimo conosciuti senza nessuna promessa, forse ci saremmo avvicinati. Ma lui ha dato la parola a mio padre e si sente in trappola. Qualsiasi cosa dica o faccia, lui è lontano da me. Ha messo un muro tra noi..."

"E voi aggiratelo" ribatté Elrohir. "Se pensate che il matrimonio sia responsabile del vostro allontanamento, cancellatelo. Smettete di pensarci anche voi. Comportatevi con lui come con me, confidatevi con lui, cercate un amico. Potreste essere sorpresa da quello che troverete" concluse stringendo la piccola mano della fanciulla. Ah, se tutto fosse stato così semplice anche per lui! Ma ormai l'aveva perso, si disse chinando il capo...

"No, Elrohir" continuò Lothiriel mentre le lacrime cominciavano a scendere "Non ho modo di parlare con lui. E dopo quello che è successo stasera penso che non ne avrò più..."
Vinta dalla commozione, lo abbracciò. Aveva bisogno di un amico con cui confidarsi e che, finalmente, la ascoltasse. L'odore dell'elfo le penetrò nelle narici: era la prima volta che lo sentiva così vicino. Era un odore dolce, che riscaldava il cuore.

Quando la bellissima fanciulla lo abbracciò, Elrohir arrossì furiosamente. Era così timido, lui! Si rendeva però perfettamente conto di come ella dovesse aver bisogno del suo conforto: gli sembrava una ragazza molto sola. Così la strinse a sè, cercando di infonderle coraggio, mentre con lievi tocchi (che nelle sue intenzioni avrebbero dovuto risultare rassicuranti) le accarezzava dolcemente le spalle ed i capelli.

Lothiriel avrebbe voluto rimanere abbracciata a lui per sempre: si sentiva protetta e sicura, finalmente amata. A fatica se ne staccò: "Grazie, Elrohir. Sono felice di aver trovato un amico come voi. Resterei a parlare con voi per ore, ma è tardi. Vi va di accompagnarmi alla mia stanza? Così potremo parlare fino alla porta." Sorrise con dolcezza, sperando che quel gesto non venisse equivocato.

Il giovane elfo, che aveva avuto paura che la giovane si sentisse offesa dalla libertà che si era preso abbracciandola, sospirò di sollievo e rispose al sorriso, annuendo. Si alzò per primo e poi le tese la mano per aiutarla a fare lo stesso.

Lothiriel diede la mano all'elfo sorridendo. Ma un pensiero improvviso la fece sobbalzare: poco prima Eomer non aveva neanche osato sfiorare le sue dita, mentre lei gli dava la lettera di suo padre. Perché? Perché lo sentiva così lontano e distante?
Sospirando tornò a sorridere all'elfo mentre si avviavano verso la reggia.

Mentre camminava in silenzio accanto a Lothiriel, l'elfo pensava. Quella dolce creatura sembrava così perfetta! Perchè qualcuno avrebbe dovuto ferirla? La sua schiena sottile sembrava incurvata da un peso troppo grande per lei...decise di provare a farla almeno sorridere, così le lasciò la mano e fece qualche passo avanti fermandosi a poca distanza da lei e dandole le spalle. Si piegò leggermente.

"Coraggio, Lothiriel" disse poi "Passatemelo."

Lothiriel fissò sorpresa l'elfo che le dava le spalle. Passarglielo? Cosa? Si domandava incredula.
Ma le era venuta una grande voglia di giocare, così prima che Elrohir potesse voltarsi, gli montò sulla schiena. Gli mise le braccia intorno al collo e si tirò su, affondando la sua faccia nei capelli dell'elfo

Elrohir sentì un improvviso peso sulle spalle, e il respiro di Lothiriel che gli solleticava il collo.

Sorrise. Sembrava che alla ragazza fosse tornata la voglia di giocare. "Io volevo farmi carico del problema che vi pesa addosso" spiegò ridacchiando "Ma pensavo che fosse più leggero.."aggiunse, piegando le gambe e fingendo di non riuscire a sorreggerla. In relatà era così leggera che quasi non gli sembrava di averla su di sè.

"Mi spiace, nobile Elrohir" sorrise Lothiriel "se volete farvi carico dei miei problemi, dovete prendere anche me!"
Scoppiò a ridere vivacemente, come poche ore prima in giardino.
"Spero che riuscirete a portarmi, mio cavaliere"

Uhm...non so...però posso provarci" rispose lui con tono affaticato, ma con un fondo divertito. Poi, facendo sobbalzare appena la giovane, si diresse verso il palazzo.

Lothiriel si abbandono' sulle spalle dell'elfo, con la testa appoggiata sui suoi capelli.
Le piaceva farsi cullare in quel modo, anche se le dispiaceva sentire Elrohir affaticato.
Quando arrivarono davanti alla porta della sua stanza, Lothiriel scese.
"Mi spiace avervi disturbato in questo modo stasera..." sussurro'

"Ma siete impazzita?!" esclamò scandalizzato l'elfo dandole un colpetto con la spalla. "Io non so mentire, se mi aveste disturbato l'avreste capito senz'altro" aggiunse strizzandole l'occhio. "Ora vi lascio riposare, mia donzella. Se aveste bisogno di me, sapete dove trovarmi. Non fatevi scrupoli, sarò felice di starvi vicino, davvero." Detto questo, si chinò verso Lothiriel e la baciò teneramente sulla fronte.

Lothiriel si commosse a quelle parole e saltò letteralmente al collo di Elrohir. "Vi ringrazio di cuore, mio cavaliere. Grazie a voi non mi sento più sola. Ora so di avere un amico."
Detto questo si staccò da lui. "Ci vediamo domani mattina a colazione. Buonanotte, Elrohir" disse mentre apriva la porta della stanza.

"Buonanotte..." l'elfo esitò un istante, non voleva essere sfacciato. Alla fine si decise. "Lothiriel!" chiamò "Vorreste posare per un mio quadro?" domandò d'un fiato.

Lothiriel lo fissò per un attimo perplessa: nessuno avrebbe mai osato chiedere alla principessa di Dol Amroth di posare per un quadro senza il consenso di suo padre.
Poi il viso si rischiarò in un sorriso: "Allora non mi ero ingannata poco fa in giardino. Voi nascondevate un disegno. L'avete fatto voi? Me lo fareste vedere?". Gli prese la mano: "Sarebbe un grande onore per me posare per un vostro quadro"

Elrohir avvampò. Sperava tanto che Lothiriel non l'avesse notato. Ma prese il coraggio a due mani, pensando a quanto gli sarebbe piaciuto catturarla sulla carta, e le tese il foglio. Poi rimase in attesa di un commento, mordendosi un labbro per il nervosismo.

Lothiriel fissò a lungo il disegno, ne era affascinata. L'elfo ritratto era così bello... ma perché Elrohir aveva deciso di farsi un autoritratto? Perché era Elrohir quello nel disegno, anche se con i capelli più lunghi... No, un momento. C'era qualcosa di diverso nello sguardo: Elrohir aveva uno sguardo dolce e triste, quello del ritratto era dolce altrettanto, ma più duro, marziale. Lo sguardo di un soldato.
Alzò gli occhi verso l'elfo: "Elrohir, io... non so cosa dire... è... è... è splendido. Non ho mai visto un disegno così bello. Ora non ho più dubbi, voglio farmi ritrarre da voi. Che ne direste se facessimo domattina? Potremmo fare colazione in giardino e poi cominciare. Sono di casa qui e so come rubare qualcosa dalla cucina senza che nessuno mi veda"

Elrohir tirò un sospiro di sollievo. Lothiriel non si era offesa per la sua sfacciataggine.

"D'accordo allora" le rispose sorridendo "Non appena vi sarete svegliata, venite a bussare alla mia porta. In questo modo potrete dormire quanto riterrete necessario. Vi ringrazio. Per i complimenti immeritati e per avermi concesso l'onore."

Lothiriel gli sorrise: "Allora a domattina, Elrohir" sussurrò prima di chiudere la porta.

Una volta da sola la ragazza si sdraiò sul letto e si mise a fissare il soffitto. Il suo cuore sembrava aver dimenticato la sofferenza di poco prima. Era felice di avere un amico col quale poteva comportarsi come voleva. Senza correre il rischio di farlo arrabbiare per una frase sbagliata.
Rimaneva il problema Eomer... cosa avrebbe fatto il giorno dopo quando lo avrebbe rivisto? Lothiriel decise di non pensarci subito: non voleva rovinare questo momento di dolcezza. Così si addormentò pensando al disegno di Elrohir

Elrohir vide il dolce sorriso di Lothiriel sparire dietro alla porta, e nonostante lei non potesse più vederlo, sorrise a sua volta. Quella ragazza era davvero una forza della natura, un po' come Doris quand'erano piccoli. Gli ricordava la sorella minore che non aveva mai avuto. Si strinse nelle spalle dirigendosi verso la sua stanza. Tentò di contattare Elladan col pensiero, voleva parlare con lui, ma suo fratello sembrava avergli chiuso la sua mente. Il suo sguardo, fino a poco prima luminoso e felice, tornò a rabbuiarsi di nuovo.

Decise di fare due passi per il palazzo, prima di andare a dormire.


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Elrond ad occhi chiusi sorrise. Riusciva a percepire la felicità di suo figlio. Quella ragazza gli stava facendo bene, forse in poco tempo avrebbe dimenticato quello che provava per Elladan. Certo, era una ragazza umana e ultimamente Elrond era diventato ancora più restio alle unioni tra elfi e uomini, ma se tutto ciò poteva distrarre Elrohir dalla sua tristezza... allora poteva anche chiudere un occhio.
Ora rimaneva il problema Elladan: come fare per avvicinarsi a lui e dirgli di diventare il nuovo sire di Rivendell? Elrond sospirò: doveva trovare un modo per parlargli, il più presto possibile.
Poi c'era questo ritorno del male: se dietro tutto questo c'era la mano di Sauron, allora sarebbero tornati tutti gli antichi nemici... e tutto sarebbe cominciato da capo un'altra volta! Avrebbe dovuto parlarne con Galadriel ma preferì aspettare il giorno dopo, quando avrebbero interrogato Grima.
Infine doveva decidere se perseverare nei suoi propositi di vendetta. Ormai, per lui, era Legolas l'unico responsabile della sofferenza della figlia. Ma cosa doveva fare? Andarsene a Valinor subito o sfogare la rabbia che sentiva crescergli dentro?
Si sdraiò sul letto mormorando: "Sono stanco... troppo stanco..."
Pazientemente attese l'arrivo della mattina...

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