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IL LUOGO DEL DELITTO: ARAGORN-LEGOLAS-ELLADAN-GILRAEN

Legolas camminò per tutta la strada al fianco del suo Elessar, guardandolo di tanto in tanto, senza farsi scoprire dagli altri. Nonostante tutte le preoccupazioni di quel periodo così incerto, il solo guardare nei suoi occhi lo faceva star bene. Soltanto pensare a quello che stavano condividendo lo faceva sorridere. In quel momento era più certo che mai del fatto che insieme avrebbero potuto fare di tutto, perchè adesso erano anche più forti di prima.

Dal canto suo Elladan continuò a camminare in silenzio, il suo sguardo si fece scuro quando captò l'aura di Doris nei paraggi. Ma non doveva essere con suo fratello?
Fu strappato ai suoi pensieri da Gilraen, che gli posò una mano sul braccio e gli rivolse un sorriso amichevole.
"Cerca di liberare la mente, altrimenti non riuscirai a trovare niente. Dobbiamo cercare di immedesimarci nell'assassino".

"Si, credo che tu abbia ragione. E' soltanto un pò di stanchezza, sono appena arrivato" si giustificò subito, chiudendosi a riccio come al solito. Non c'erano certezze su quel legame così nuovo tra lui ed Elrohir, e forse anche per questo voleva evitare di parlarne.


Quando arrivarono a destinazione, Legolas rimase al fianco di Aragorn, mentre Gilraen ed Elladan si offrirono di controllare il retro dell'edificio.

"Vi avevano detto che c'è una porta posteriore?" chiese ad un tratto Elladan, e Gilraen si affrettò a raggiungerlo, guardando con occhi grandi dalla sorpresa la porta semi nascosta dalle ombre nel vicoletto. "Non ne sapevo niente..." mormorò, e poi provò a spingere per aprire la porta.
I cardini cigolarono un poco, ma nel complesso non fu difficile aprirla, segno che veniva usata spesso o che comunque era stata usata di recente.

"Entriamo a vedere" disse risolutamente Elladan, muovendo alcuni passi all'interno. Quando guardarono il pavimento, i due elfi sussultarono.
"Elessar!" chiamarono all'unisono, con un tono che non lasciava dubbi : avevano bisogno immediatamente di lui.


Per tutto il tragitto Aragorn non aveva pensato ad altro che a quello strano omicidio. Sperava che Gilraen ed Elladan potessero scoprire qualcosa in più.
Quando arrivarono i due andarono sul retro e lui si trovò da solo con Legolas.
Fu istinto il suo, ma appena gli altri due sparirono dietro all'edificio si avvicinò a Legolas e posò dolcemente le sue labbra sulle sue.
Poi gli sorrise e gli disse:
- Non sia mai che tu ti possa dimenticare quanto ti amo... -
Non ci fu tempo per dire altro perchè le voci di Elladan e Gilraen lo stavano chiamando.
Aragorn corse nella loro direzione ed entrò dalla porta.
Si fermò davanti alla scena e disse:
- Che sta succedendo? -




Il corridoio che Elladan e Gilraen avevano scoperto era avvolto dall'oscurità, ad eccezione di due coni di fievole luce provenienti da un paio di candele sistemate in piccoli candelabri fissati al muro.

I due elfi guardavano il pavimento con occhi sbarrati, e lo stesso fece Legolas non appena arrivò sul posto. Da quel luogo provenivano degli influssi di malignità e cattiveria che lgli fecero accapponare la pelle suo malgrado.

Il pavimento era coperto di macchie di sangue ormai secche, e la cosa risultava strana ad Elladan, visto che gli avevano detto che il cadavere era stato completamente dissanguato.
Alcune impronte nere di stivali parevano essere state impresse a fuoco poco lontano. Cosa diamine era successo là dietro? E perchè nessuno aveva sentito niente?

La prima a recuperare la facoltà di parola fu Gilraen, che si bagnò le labbra e cercò di non far tremare la sua voce, nonostante percepisse un forte senso di pericolo incombente.
"Perchè c'è del sangue?"



Aragorn era ancora senza parole.
Si riprese al suono della voce di Gilraen e piano si fece avanti.
- Non capisco... il cadavere era dissanguato, qui ci sono macchie di sangue. Ma la donna non può essere stata uccisa qui, qualcuno avrebbe dovuto sentire qualcosa... -
Il Re guardò le facce degli altri, poi disse ancora:
- E poi un'altra cosa, perchè portare il cadavere nell'altra stanza? -

"Perchè volevano spaventare la gente..." mormorò Gilraen in tono pensoso, guardando dritto negli occhi di Aragorn. "E ci sono riusciti perfettamente."

A quel punto anche Legolas volle dar voce ai suoi pensieri.
"Ricordi il mantello dell'invisibilità di Frodo?" chiese al suo amato. "Forse non ci troviamo di fronte a una grande forza del male come Sauron, incorporeo e terribilmente pericoloso. Forse è soltanto un uomo che sa usare la magia...."

"....con un mantello del genere avrebbe potuto portare la donna nell'altra stanza senza essere visto..." continuò Elladan, sconvolto dalla rivelazione. Chi avrebbe mai potuto fare una cosa del genere? "Se l'avesse avvolta nel mantello insieme a lui, la donna sarebbe stata invisibile agli occhi di tutti, per tornare ad essere visibile solo quando lui l'ha lasciata cadere... così le persone nella sala avrebbero pensato che lei sia apparsa dal nulla..."

Aragorn riflettè su tutto ciò che avevano detto.
- Ammetto che l'idea che possa trattarsi di un uomo mi solleva. Anche se è in grado di usare la magia lo si può fermare. L'idea del mantello può essere esatta... ma non lo so, in questa faccenda c'è ancora qualcosa che mi sfugge... - si fermò ancora a riflettere.
Poi li guardò e disse:
- Usciamo di qui ora, andiamo a parlare in un altro luogo, troppo male aleggia nell'aria... -

Al suggerimento di Elessar, Legolas annuì, alquanto sollevato di lasciare quel posto e i suoi influssi negativi. Si sentiva come se qualcosa gli pulsasse nella testa, e voltandosi a scrutare i volti dei suoi amici si accorse che era quello che stavano provando tutti.

Elladan si costrinse ad uscire per ultimo, perchè non voleva che gli altri credessero che aveva paura. Eppure si sentiva a disagio, come se qualcosa lo stesse sorvegliando, o volesse strappargli tutti i suoi segreti gelosamente custoditi dietro una barriera ben solida. Che stava succedendo?

Quando furono fuori, Gilraen, che conosceva la città come le sue tasche, li guidò verso un vicoletto secondario, abbastanza lontano dal luogo del delitto che nessuno degli elfi poteva ora percepirne più il pericolo.

"Come lo smascheriamo?" chiese con piglio risoluto, incrociando le braccia sul petto e osservando gli altri. "Sono disposta a fare da esca, se questo può servire a farlo uscire allo scoperto".

- Non pensarci neanche! - rispose Aragorn.
Non aveva la minima intenzione di far rischiare la vita a Gilraen.
- Troveremo un modo, ma non voglio sentir parlare di esche o cose di questo genere. Farò in modo che ad ogni festa da ballo siano presenti dei soldati, faremo mettere sotto sopra l'intera città dagli uomini dell'esercito, lo faremo noi stessi... se questa persona non ha ancora lasciato Minas Tirith dovrà pur nascondersi da qualche parte! -
Questa volta Aragorn non voleva essere contraddetto. Chiunque fosse la persona che stavano cercando era molto pericolosa... se fosse successo qualcosa a Gilraen non se lo sarebbe mai perdonato.
Aveva bisogno di sostegno però. Non potè fare a meno di cercare con lo sguardo quello di Legolas, aveva bisogno di saperlo ancora dalla sua parte.

"Lo sai benissimo che avrei le capacità per farlo, Elessar" rispose un'accigliata Gilraen, pensando che il re la considerasse troppo debole per poter fare da esca. Eppure l'aveva vista in combattimento, perchè adesso non voleva nemmeno considerare quell'ipotesi?

"Non credo che stia implicando quello che pensi..." la calmò Legolas, che ricambiò lo sguardo di Elessar dopo aver captato i suoi pensieri e le sue emozioni. "Però non sappiamo con chi abbiamo a che fare, e Aragorn non rischierebbe mai la tua vita, lo conosci, no?"


Aragorn sorrise a Legolas, per fortuna l'elfo era sempre pronto a rimediare in ogni situazione.
Girò ancora lo sguardo in direzione del luogo del delitto, tornarci in quel momento sarebbe stato inutile.
Allora disse:
- Direi che è ora di tornare a Palazzo, qui non abbiamo più molto da fare. Prima di cena vorrei organizzare una riunione e vorrei che fossero tutti presenti. Dobbiamo parlare della situazione e vorrei anche capire il comportamento di Gandalf. -


Il gruppo si avviò velocemente verso il palazzo reale, senza un'altra parola. Ognuno era preda dei suoi pensieri, che inevitabilmente tornavano alle scoperte appena fatte.

Legolas camminava al fianco di Elessar, sfiorandogli *casualmente* la mano con la sua di tanto in tanto, sapendo che non potevano mostrare in pubblico quello che provavano ma avendo comunque bisogno di un contatto fisico.

Gilraen sospirò profondamente, ripensando alle parole dell'elfo. Sapeva che Aragorn non voleva rischiare la sua vita, ma secondo lei non c'erano altri modi per prendere quell'assassino. Infondo infondo poi pensava che nessuno avrebbe sentito la sua mancanza più di tanto se le fosse successo qualcosa, men che meno Boromir, visto che era appena tornato e non avevano fatto altro che litigare.

L'ultimo della fila era Elladan, che guardava dritto davanti a sè, il viso impassibile come sempre, e la mente chiusa perchè non voleva far trapelare altre informazioni. Da un pò non aveva più contatti col fratello, e una fitta di gelosia lo colpì quando lo immaginò tra le braccia di Doris. Sapeva di doversi fidare di lui, e per questo non gli avrebbe chiesto niente, ma questo non significava che non fosse geloso. Al contrario, mentre ormai erano quasi a palazzo si trovò a stringere i pugni, cercando di controllarsi.

INGRESSO AL PALAZZO ANCHE BOROMIR E HALDIR

Quando arrivarono all'ingresso del palazzo Aragorn vide Boromir ed Haldir fermi ad aspettarli.
Il Re guardò i due, poi disse ad Haldir:
- Ci sono delle novità amico mio, ho bisogno del tuo aiuto per organizzare una riunione prima di cena nel salone principale, desiderano che siano presenti tutti quanti. -

Haldir annuì e lanciò uno sguardo a Legolas prima di rispondere.
"Vado subito a chiamare gli altri", e si avviò per i lunghi corridoi. Avrebbe bussato anche alla porta di Faramir, perchè nonostante fosse rimasto chiuso in camera sua per tutto il tempo, l'elfo sapeva che il suo amico non poteva mancare.

"Vado a cercare anche Elrohir?" chiese Elladan, facendo un passo in avanti in direzione del re. Non aveva avuto altre comunicazioni dal fratello, e per questo non sapeva bene dove cercarlo, ma sperò con tutto il cuore di trovarlo presto. Se l'avesse chiamato con la mente forse lui avrebbe risposto. Sempre se non era riuscito ad offenderlo in qualche modo, visto che gli risultava così difficile capirlo.

Gilraen nel frattempo guardò a lungo negli occhi di Boromir, senza dire una parola. E alla fine gli sorrise. Era un sorriso stanco e tirato, visto che negli ultimi tempi la donna aveva dormito ben poco e mangiato anche meno. Durante l'assenza del suo amato le volte in cui aveva sorriso si potevano contare sulle dita.

Aragorn guardò Legolas e gli disse:
- Io vado nelle mie stanze, voglio riposare un pò prima della riunione, tu cosa fai? -

"Ti accompagno" rispose subito Legolas con un sorriso. Poi però rendendosi conto degli altri, si affrettò ad aggiungere "Infondo le nostre camere sono confinanti, faccio anch'io la stessa strada".

Elladan si scusò con gli altri, e poi si ritirò in camera sua. Era esausto anche se non lo avrebbe mai ammesso.
Una volta arrivato, si chiuse la porta alle spalle e poi si sfilò la tunica e gli stivali. Soltanto allora, quando ormai indosso aveva unicamente i suoi pantaloni, l'elfo si stese sul letto e chiuse gli occhi.



Boromir si avvicinò a Gilraen e prendendola per mano le disse:
- Anche tu hai bisogno di riposare, andiamo... -

"Credo proprio che tu abbia ragione..." disse Gilraen, seguendo docilmente Boromir e lasciandosi guidare da lui. Si chiedeva cosa gli passasse per la mente.


 



 

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