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Grima si guardò intorno con l'aria di un animale in trappola. Quegli elfi non gli avrebbero dato nemmeno un pò di sangue! Come poteva diventare invincibile senza il sangue umano? Aveva già provato quello elfico quando aveva ucciso una giovanetta della loro razza che si era avventurata lontano dai suoi simili, ma non gli era piaciuto. Sapeva di marcio, forse perchè quelle creature vivevano troppo a lungo. No, meglio bere del sangue di una giovane donna umana, quello si!

Elladan guardò Grima con disgusto. Non riusciva a percepire chiaramente i suoi pensieri però lo permeava un alone di cattiveria che lo faceva star male. Mentre camminavano lungo il corridoio si chiese cosa stesse pensando.

Non appena imboccarono il corridoio per la sala da pranzo Haldir dovette tenere a freno l'istinto di ridacchiare quando vide Elessar insieme alla cugina di Faramir ed Elrohir. Una ulteriore prova per Elladan.
"Siamo pronti" disse ad Elessar, spingendo Grima nella sala da pranzo ed entrando dopo di lui.

Quando vide il fratello lo sguardo di Elladan si indurì. Allora era vero! Chiudendo la mente e senza degnarlo di uno sguardo, l'elfo seguì Haldir all'interno. Suo fratello poteva provare i suoi giochetti con quella donna, ma lui aveva cose più serie alle quali pensare. Ma dopotutto, oltre che a fare la vittima, Elrohir si era mai reso utile?

Elrohir vide lo sguardo gelido che il fratello gli indirizzava, e gli venne voglia di piangere. Ma cosa diavolo gli aveva fatto per meritarsi un simile trattamento?

strinse i pugni e serrò la mascella per impedire alle lacrime di cadere. in fondo era già un inutile, che senso aveva diventare anche un piagnone?

Lothiriel si voltò verso i nuovi venuti, malgrado la pesantezza che sentiva in cuore dopo il silenzio di Eomer.
Sorrise ad Haldir, poi fissò i suoi occhi azzurri sugli altri due elfi: uno non lo aveva mai visto, l'altro sì invece. Era il ritratto che Elrohir gli aveva fatto vedere. Un elfo identico a lui, solo con i capelli lunghi... e con quello sguardo duro che il suo amico non aveva. Poi la sua attenzione fu catturata dal tristo figuro che stava incatenato che camminava tra loro. Un brivido le percorse la schiena quando incrociò i suoi occhi vuoti e freddi. Sentiva tanto odio in quello sguardo: incrociò le mani sul petto, con le mani sulle spalle, per difendersi da quella malvagità. Trattenne il fiato finché non lo vide sparire nella stanza.

- Principessa Lothiriel, - disse Aragorn rivolto alla giovane, - dovremo rimandare le spiegazioni a più tardi. Se mi volete scusare. -
Disse il Re e dopo un breve cenno entrò nella sala da pranzo.
- Bene, iniziamo. -

Lothiriel annuì al re. Ebbe solo la forza di sussurrare "Sì" tanto era rimasta sconvolta da quell'uomo.
Appena furono soli guardò Elrohir. Anche lui sembrava colpito. Aspettò per vedere se sarebbe entrato anche lui o no.

Legolas si alzò in piedi e osservò Aragorn, aspettando che dicesse a tutti cosa fare e iniziasse a interrogare il prigioniero.

Elrond fissò l'uomo che aveva davanti... o meglio, quel che restava di un uomo. Era successo qualcosa in Grima che lo aveva allontanato per sempre dalla razza umana. Ma cosa? Attese che Elessar iniziasse a parlare.

Elrohir tirò il fiato ed entrò nella sala. Non poteva restare fuori. Quell'uomo era pericoloso.

Lothiriel rimase sola nel corridoio. Pensò di tornare nella sua stanza, ma non riusciva a staccarsi da lì. Eomer, Elrohir e Faramir erano là dentro insieme a quell'essere. E se succedeva qualcosa di male? Si mise ad aspettare appoggiata al muro davanti alla Sala, in attesa di sapere qualcosa. Nel frattempo iniziò a riflettere. Le faceva bene quel silenzio: doveva far chiarezza sui sentimenti che provava per Eomer e su quelli che sentiva nascere per Elrohir.

Aragorn guardò a lungo in silenzio l'uomo davanti a sè.
Non sapeva cosa provava nei suoi confronti: odio, ribrezzo, rabbia.
Si schiarì la voce e si allontanò di qualche passo da lui, l'aura di odio che emanava quell'uomo era molto forte.
- Bene, - disse - sei entrato nel mio regno ed hai ucciso una donna innocente. Dicci il perchè lo hai fatto ed aspettati una decisione sul tuo futuro, se mai deciderò che la tua vita debba continuare. -

Elrohir sentì il sangue gelargli nelle vene. Non aveva mai visto Aragorn così, e lo spaventava.

Con grande sorpresa di tutti Grima scoppiò a ridere, gettando la testa indietro con un ruggito che sarebbe potuto sembrare tutto tranne che una risata.
"Voi stupidi umani non capite!" disse poi, guardando quell'insulso re degli uomini con aria di sfida. "Non vi rivelerò mai il mio segreto... non diventerete mai forti come me!"

Eomer si limitò a fissare quell'essere spregevole, le braccia incrociate sul petto e un'espressione indecifrabile in volto. Grima aveva fatto del male alla sua famiglia, tormentandola per anni e anni, insinuandosi tra loro e facendoli litigare di continuo. Non si era mai vendicato di quello che era successo perchè, come suo zio Theoden, non aveva il coraggio di uccidere un uomo a sangue freddo: quella non era giustizia. Eppure adesso si trovava là, davanti a lui. Ed Eomer sapeva anche senza che nessuno glielo dicesse che quello non era lo stesso Grima Vermilinguo.

Legolas dal canto suo non aveva lasciato il fianco di Elessar e teneva gli occhi su quell'uomo, pronto a scattare se avesse dovuto provare qualcosa. Nessuno impediva a Grima di aggredire il re, ma Legolas avrebbe dato la vita per proteggere il suo amato e questo quell'essere non poteva saperlo.
Quello di cui era certo era che vedeva una luce di pura follia nei suoi occhi.

Due occhi grigi e penetranti erano fissi su quell'insulso essere che delirava al centro della sala. Haldir li spostò solo per ricambiare lo sguardo di Elladan che sentiva su di sè. Che Grima nel tornare in vita avesse perso la ragione?


Anche suo fratello fissava quella creatura con uno sguardo così carico d'odio che gli trasfigurava il volto. Elrohir sentì uno strano freddo insinuarsi lentamente dentro di lui, ma cercò di combatterlo con tutte le sue forze. Quell'essere gli faceva solo pena. Tanta, tanta pena. In fondo era nato infelice, morto infelice e tornato in vita solo per essere infelice di nuovo. Certo non meritava clemenza, visto che aveva ucciso e non avrebbe esitato a farlo di nuono, però...c'era qualcosa che gli sfuggiva, come un tassello mancante in un puzzle quasi completato.

Elrond fissava l'essere che aveva davanti. Sentiva il male che lo circondava: era talmente forte che gli faceva male. No, non era tornato in vita da solo Grima. Anzi, non era neanche Grima. Solo il corpo testimoniava la sua presenza nel mondo dei vivi... ma la sua anima che fine aveva fatto?
"Chi sei tu?" sussurrò guardandolo fisso.

Aragorn guardò prima Elrond, poi Grima. Aveva notato qualcosa di strano in quell'uomo seduto su quella sedia, ma per lui era semplice pazzia.
Elrond probabilmente aveva più chiaro di lui cosa stesse succedendo.

Gandalf si avvicinò ad Elrond ed annuì. Quell'uomo non poteva essere Grima Vermilinguo. Uno strano potere malefico attorniava la sua figura.
Era vivo, ma in realtà non lo era.
- Non chi sei, - disse Gandalf, - ma cosa sei? -

Boromir osservava la scena in silenzio, aveva paura delle sue stesse reazioni. Si sarebbe alzato volentieri ed avrebbe infilato un pugnale nel petto dell'uomo che aveva quasi ucciso Gilraen. Strinse i pugni costringendosi a restare calmo.
Rumil osservava con attenzione il Sovrintendente e non fece fatica a capire i suoi sentimenti.
Si sedette accanto a lui e gli appoggiò una mano su un braccio cercando di trasmettergli un pò di tranquillità anche se sapeva che a poco sarebbe servito. ù

Elrohir si sentì per un attimo più grande. Anche suo padre aveva notato quello che lui aveva notato. E Gandalf aveva confermato il tutto. Restava solo da capire cosa stava succedendo.

Elrond guardò Gandalf e annuì a sua volta. Aveva capito quello che voleva dire.
"Signori" disse tornando a fissare l'essere malefico "quello che vedete è solo il corpo di Grima Vermilinguo. E' solo una marionetta manovrata da qualcosa di più forte che si è impossessata di lui. Chi sei tu che ti nascondi là dentro?" continuò parlando con tono ipnotico.

Grima si guardò intorno come se si trovasse in una gabbia di matti. Non aveva bevuto il sangue di nessuna fanciulla, quindi aveva ancora le sue sembianze umane, ma quella gente si comportava con lui come se si fosse già trasformato nel dio che diventava dopo aver ucciso. Che patetici!
Deciso a non rispondere a delle domande così stupide, incrociò le braccia sul petto e li guardò con superiorità.

Elrond capi' che in quel modo non si sarebbe andati molto avanti. Non provava pieta' per Grima e, se uno degli uomini che aveva colpito duramente quando era in vita, lo avesse ucciso all'istante non gliene sarebbe importato. Ma prima dovevano scoprire che cosa era successo.
Con calma gli si rivolse: "Ricordi chi eri un tempo? Riesci a ricordarti come ti chiamavi quando eri ancora un uomo?"

"Io sono il grande Grima" tuonò l'uomo, guardando con aria di superiorità quell'insulso elfo. Chi si credeva di essere? Quella coroncina posata sul capo, l'aria arcigna e il viso rugoso gli davano il diritto di parlargli in quel modo?
"E hai ragione solo su un punto. Io *ero* un semplice uomo. Ora non più".

Elrond continuò a fissarlo: "Perché, ora che cosa sei diventato?" gli disse cercando di capire che cosa fosse successo.

"Un essere superiore" disse Grima con un sorriso talmente pazzoide che faceva accapponare la pelle. "Quello che voi insulsi mortali non diventerete mai".

Elrond soppesò le parole che Grima aveva appena detto: "E come hai fatto a diventare un essere superiore? Chi te ne ha dato la capacità?"

Aragorn ascoltava attento lo scambio di battute tra Elrond e Grima.
Era del parere che l'autorità del sovrano elfico potesse in qualche modo mettere in soggezione quell'essere più della sua.
Ma c'era qualcosa in grado di distruggere le barriere che egli aveva creato attorno a sè?
Cercò lo sguardo di Gandalf, ma il suo vecchio amico pareva confuso quanto lui e quanto tutte le persone sedute in quella stanza.

"Ti piacerebbe saperlo, vero?" Grima ridacchiò con aria cattiva. "Potrete farmi quello che volete ma non vi dirò niente".

"Perché non vuoi dircelo?" continuò Elrond "Lo sai vero che stai rischiando molto. Le persone qui presenti hanno sofferto molto per causa tua e non aspettano altro che averti nelle loro mani. Confessa Grima, e sarà meglio anche per te."

"Non ho paura di voi" fu la risposta di Grima.

Haldir dal suo posto scambiò uno sguardo con Legolas e poi con Elladan. Quell'uomo non emanava nessun tipo di energia negativa. Che fosse semplicemente impazzito e in preda a deliri di onnipotenza?


Elrond volse lo sguardo sugli altri. Stavano seguendo il loro scambio di battute con attenzione.
"Voi che ne dite? Ci troviamo davanti ad un mostro o ad un pazzo?"

Elrohir fissò suo padre.Memore dei problemi causati dal suo parlare senza sapere, preferì rivolgersi a lui mentalmente.

*Io avverto qualcosa di soprannaturale provenire da lui...ed è come se dei tentacoli di gelo si espandessero da lui e cercassero di raggiungerci...io lo sento...*


"E' soltanto un pazzo" disse Legolas con voce sicura ed Haldir gli fece eco, continuando. "Ho sondato la sua mente dal momento in cui l'ho tirato fuori da quella cella. Continua a vagheggiare, crede che il sangue umano lo faccia diventare invisibile ed onnipotente. Non sapeva che gli stavo leggendo nella mente, quindi non ha potuto schermare i suoi pensieri".

"Haldir a ragione" annuì Eomer. "Del resto abbiamo sempre saputo che coloro che ritornano in vita potrebbero essere completamente matti..."

"Ciò non toglie che qualcuno possa avergli ficcato in testa queste idee e che lo stia usando per farci del male. Gandalf" disse volgendosi all'Istaro che finora era stato zitto "tu cosa pensi?"
*Anch'io sento che c'è qualcosa che non va* disse mentalmente al figlio *Dobbiamo capire perché è tornato a colpire proprio qui*

*Che possiamo fare,padre?* domandò il giovane elfo.

"Mettete in dubbio la mia parola?" disse a quel punto
Haldir, incrociando le braccia sul petto e guardando
quel vecchio presuntuoso e incompetente dall'alto in
basso. Probabilmente l'influenza del figlio debole
l'aveva reso stupido, se avesse parlato con Elladan
gli avrebbe confermato quello che lui stesso aveva
letto nella mente del pazzo. Ma ovviamente Elladan
aveva molto più giudizio, non ci avrebbe parlato
neanche morto.

Eomer guardò la scena disgustato, prima di lanciare
un'occhiata ad Aragorn, quasi pregandolo
d'intervenire. Quel re degli elfi non gli era mai
piaciuto con la sua arroganza, ma adesso venire a
comandare in casa d'altri, facendola da padrone a un
consiglio non convocato da lui e pretendendo di sapere
tutto quando un emissario di Lothlorien aveva appena
detto il contrario!
No, non voleva proprio essere nei panni di Elessar.
L'amico doveva veramente avere una gran pazienza per
non essere ancora scoppiato, dopo tutto quello che gli
avevano combinato sia il padre che il figlio!

"Siiii" ridacchiò Grima, divertito dallo scontro. "E'
tutta una congiura contro di voi, Elrond. Non lo
sapevate? Chi mi muove come una marionetta? Che sia
uno dei vostri figli? Suvvia, chi scegliete, lo
smidollato o quello senza cuore? Ne diciamo una a
caso?"

"Non volevo dire questo!" disse Elrond alzando la voce per coprire le parole crudeli di Grima "Non volevo mettere in dubbio la tua parola, Haldir. Ma continuo a sentire che la presenza del male è troppo forte in lui. Non penso che abbia fatto tutto da solo. So che voi non avete visto niente nella sua mente, ma non possiamo escludere che qualcuno lo abbia fatto tornare per vendicarsi di noi. Non volevo offenderti, capitano, e neanche tu, Elessar" continuò rivolgendosi verso il re.

Aragorn si guardò intorno e con un cenno del capo si sedette.
- Elrond, - iniziò - non mi hai offeso. Ma personalmente tengo molto conto del parere di Haldir. Se lui dice che Grima è pazzo non vedo perchè non dovrei credergli. Non c'è niente che ci dice che ci sia qualcuno dietro a Grima. E che sia pazzo è indubbio. Non sono un elfo e non ho i vostri poteri, ma anche un cieco capirebbe che quest'uomo è in preda al delirio. -
Gandalf annuì alle parole di Aragorn ed a sua volta disse:
- Non posso mettere in dubbio le parole di Haldir, Lord Elrond. Ho guardato quest'uomo negli occhi attentamente mentre tu gli stavi parlando e credimi, la sua mente è in preda alla follia. -

Boromir si alzò di scatto e guardando Aragorn disse:
- Bene è pazzo e lo abbiamo appurato. Ora cosa ne facciamo di lui? -

Aragorn guardò Boromir e gli rispose:
- Non ho intenzione di farlo uccidere. Non posso mettermi al suo stesso livello, non sono un assassino e non voglio esecuzioni pubbliche a Minas Tirith. Quello che voglio sapere e lo sto chiedendo soprattutto agli Elfi è: secondo voi è possibile fare qualcosa per la sua mente? In caso contrario sono disposto ad affidare Grima ad Eomer. Il male maggiore questo essere spregevole lo ha fatto a lui ed alla sua famiglia. -

Elrohir aveva chinato il capo. Smidollato. Ecco come lo aveva definito Grima. Ecco quello che era. Talmente incapace ed inutile da non essersi accorto prima di aver ridicolizzato a tal punto la sua famiglia che perfino un pazzo manovrato da chissà chi si sentiva in diritto di dargli contro. Ora era sicuro della propria decisione: sarebbe partito con suo padre. Elladan sarebbe stato senz'altro un re migliore di lui. Deglutì a fatica, e si chiuse in un mutismo serrato. Non avrebbe più detto una parola, non voleva dare agli altri un motivo in più per avercela con lui. D'altronde, se nessuno lo aiutava e gli insegnava a cambiare, come poteva farlo da solo?

"Sì, avete ragione voi" disse Elrond rimettendosi a sedere e abbassando la voce "Sono solo stanco di tutto questo e penso di vedere cose che non esistono. Vogliate perdonare tutti il mio comportamento."
Annuì alle parole di Elessar: "Sì, è la cosa migliore da fare"
Poi si rivolse sottovoce a Gandalf: "Puoi concedermi un po' del tuo tempo dopo il Consiglio? Devo parlarti."

Gandalf annuì ad Elrond.
- Certo Sire Elrond. Senza nessun problema. -

Contento nel sentire che sia Gandalf che Aragorn erano dalla sua parte, Haldir distolse lo sguardo da Elrond mentre Elladan dal canto suo scosse la testa tra sè e sè, vergognandosi degli altri due membri della sua famiglia e deciso a ignorarli.

"Io non lo voglio in nessun caso, Aragorn" annunciò Eomer, con grande sorpresa di Haldir. "Non mi farebbe bene sapere che quest'essere spregevole si trova nelle prigioni del mio palazzo. La tentazione di scendere ad ucciderlo sarebbe troppo forte e non posso dire, nel pieno delle mie facoltà mentali, che saprei resistere per mesi o anni in questa condizione. Per di più ho promesso a mia sorella che non avrebbe mai più dovuto vedere il suo brutto muso di nuovo e ho intenzione di mantenere questa promessa".

"Perchè non lo spediamo a Minyatur allora?" propose Legolas a quel punto, guardando Boromir. "Il padre di Gilraen è un potente guaritore, uno tra i più bravi ancora in vita, potrebbe provare a farlo rinsavire e se nemmeno lui vi riuscirà allora potranno tenere Grima da loro".

"Lady Gilraen mi ha parlato una volta di isolette piccole e lontane dalla costa dove potrebbero lasciarlo, non potrebbe fare più male a nessuno nè potrebbe scappare..." aggiunse Elladan a quel punto, parlando per la prima volta da quando era entrato in sala col prigioniero.

Aragorn guardò Eomer ed annuì alle sue parole.
L'amico aveva ragione, nessuno avrebbe retto alla tentazione in una situazione simile. Avere nel proprio palazzo l'uomo che ha rovinato la propria famiglia... era stato uno sciocco a proporlo ad Eomer.
Il Re si sedette e chinò il capo per un attimo mentre gli altri discutevano, poi lo rialzò e disse:
- Bene, direi che questa è la soluzione migliore. Credo sia il caso di chiedere a Gilraen di scrivere una lettera a suo padre per chiedergli il permesso di ricevere Grima. Poi dovremo organizzarci per portarlo da lui. -
Infine guardò Boromir e gli chiese:
- Ci pensi tu a parlarne con Gil? -
Boromir annuì con il capo.

"Benissimo allora" disse Haldir a quel punto. "Dobbiamo riportarlo in cella mentre Boromir andrà a parlare con Gilraen?"

"Dovremmo comunque aspettare la risposta di Vardamir, non possiamo certo mandarlo lì da solo..." disse Elladan con fare pensieroso. "Forse se lui mandasse delle guardie fidate potrebbero portarselo via, senza dover fare il viaggio di ritorno fino a Minas... Insomma le loro terre si trovano all'altro lato della Terra di Mezzo, ci vorranno mesi per degli umani per arrivare là e tornare indietro..."

Aragorn riflettè un attimo e si trovò d'accordo con Elladan.
- Elladan ha ragione, Boromir dì a Gilraen di scrivere anche di questo problema al padre. Se le sue guardie possono arrivare fino qui e tornare ci risparmierebbero un lungo viaggio. -
Poi guardando Haldir disse:
- Sì, portalo pure via. -


Boromir si alzò e guardando Aragorn disse:
- Vado subito da Gilraen. -
Detto questo salutò con un cenno del capo gli altri ed uscì dal palazzo dirigendosi alle Case di Guarigione.

Haldir ed Elladan si allontanarono velocemente dalla sala, trascinando Grima fino alle celle. Non appena quell'essere si fu allontanato, Legolas tornò a sedere, quasi come se si sentisse troppo stanco ed emotivamente provato dall'incontro.

Eomer invece, inalando un sospiro profondo, decise di uscire dalla sala da pranzo, dove a suo parere c'era troppa tensione. Passeggiando nel largo corridoio proprio fuori la sala, aprì una delle grandi finestre e prese una boccata d'aria, chiudendo gli occhi per cercare di rilassarsi.


Lothiriel era rimasta ferma nel corridoio tutto il tempo del Consiglio. Aveva aspettato con pazienza fino a che non aveva visto la porta aprirsi. Stava per scattare in avanti quando si era bloccata: davanti a lei stava suo cugino Boromir! Lo shock fu fortissimo: suo padre le aveva detto che era morto, anche se non le aveva spiegato come. Per giorni lo aveva pianto. E ora era lì, davanti a lei. Rimase nell'ombra per non farsi notare, troppo sconvolta per dire o fare niente. E così rimase anche quando vide i due elfi portare fuori l'assassino e Eomer uscire dalla stanza e avvicinarsi ad una finestra. Aveva voglia di parlargli ma fu fermata dall'arrivo di Elrohir, che si avvicinò al re.

Elrond rimase seduto, perso nei suoi pensieri. Poi si alzò e si rivolse ad Aragorn: "Elessar perdonatemi, ma non mi sento molto bene. Vado nella mia stanza." S'inchinò davanti al re, poi prima di uscire si rivolse a Gandalf abbozzando un lieve sorriso: "Amico mio, ti aspetto nella mia camera. Quando vuoi mi troverai lì. Mi faresti un piacere se volessi parlare qualche minuto con me".

Aragorn si alzò e disse:
- Io sono nel mio studio, se qualcuno di voi ha bisogno di me sapete dove trovarmi. -
Sorrise a Legolas e lasciò la stanza.

Rumil restò a guardare un pò fuori da una finestra poi salutando tutti uscì dalla stanza e si recò nei giardini, aveva bisogno di respirare un pò di aria pulita. Tutta la tensione di quell'interrogatorio gli pesava dentro come un macigno.

Gandalf si avvicinò a Legolas ed appoggiandogli una mano sulla spalla gli disse:
- Vado a vedere cosa vuole Elrond. Ci vediamo più tardi Legolas. -
Ed uscì dalla stanza.

Lothiriel vide attraverso le lacrime uscire quasi tutti dalla stanza. L'avevano ignorata perché se ne stava nell'ombra e cercava di non fare rumore. Il dolore che sentiva dentro era insopportabile. Si alzò da terra ed entrò nella stanza.
Vide Eomer seduto, mentre il principe Legolas la stava fissando.
"Eomer, io non volevo tutto questo, ve lo giuro" sussurrò con la voce ancora rotta dal pianto.

Haldir ed Elladan tornarono poco dopo dalle celle, parlottando tra di loro a voce bassissima, in modo da non farsi sentire dagli altri. Prima di entrare, Haldir notò che Elladan aveva totalmente ignorato il fratello e trattenne a stento un sorriso.
"Vado a fare un bagno, ci vediamo dopo" disse all'amico, prima di dirigersi a passo svelto verso la sua stanza, premurandosi di chiudere la porta a chiave per non essere disturbato.

Elladan, vedendo che Eomer e la giovane cugina di Faramir sembravano impegnati in una discussione privata, annuì a Legolas ed uscì dalla stanza, avviandosi verso i giardini perchè si sentiva fuori luogo in quel momento.

********************************
"...Eomer? Scusate, posso parlarvi un momento?"

Elrohir si avvicinò timidamente al giovane sovrano. Forse un suo consiglio avrebbe potuto aiutarlo a decidere del suo destino.


"Non è il momento" rispose Eomer, senza voltarsi. Non aveva mai nemmeno parlato molto con i figli di Elrond e quindi ora si chiese cosa mai potesse volere uno dei gemelli da lui.
"Come hai potuto vedere il confronto con Grima non è stato molto piacevole per me, ho bisogno di un pò di tempo per cercare di fronteggiare tutti i ricordi che ha portato a galla. Spero che comunque non fosse niente d'importante... giusto?"


Elrohir si diede dell'idiota per non aver pensato a quanto avrebbe potuto essere scosso l'uomo. Sorrise appena e scosse il capo.

"Certamente non importante quanto il vostro dolore, Eomer. Ho solo bisogno di un vostro consiglio, visto che tra poco mi troverò nella vostra stessa situazione. Mio padre non è venuto qui solo per vedere Elessar, ma anche me ed Elladan. Comunque, non preoccupatevi: posso aspettare." Poi gli fece un cenno di saluto col capo, col rispetto dovuto ad un re, e fece per allontanarsi.

Lothiriel sospirò di sollievo. Per un attimo aveva temuto che Elrohir volesse parlare ad Eomer di lei. Sapeva che quell'argomento faceva andare in bestia il re. Lei stessa non sapeva come fare ad avvicinarlo, soprattutto ora che era scosso per l'incontro con Grima. Suo padre le aveva raccontato tutta la storia così come gliela aveva raccontata Eomer, in modo che non facesse figuracce davanti al suo futuro sposo. Come fare adesso a rivolgergli la parola?
Continuò a tacere per vedere come si sviluppava la situazione.

Eomer era curioso di sapere cosa significassero le criptiche parole dell'elfo, ma non lo fermò, perchè sapeva benissimo di essere provato come se avesse appena finito di combattere la più dura delle sue battaglie. Guardò il ragazzo dall'età indefinita mentre si allontanava. Se ci fosse stato suo zio avrebbe saputo cosa fare. Già... suo zio Theoden... un altro grande uomo ucciso dalla sete di potere di Sauron.

Lothiriel vide Elrohir allontanarsi e pensò che era venuto il momento di avvicinarsi ad Eomer... anche a costo di essere respinta per l'ennesima volta.
Costeggiò il muro fino a trovarsi alle spalle dell'uomo, lontana però qualche metro. Fece per avvicinarsi, ma le mancò la forza di fare un solo passo. Allora provò a parlare: apriva la bocca ma nessun suono ne usciva. Il terrore di essere maltratta ancora da Eomer o, peggio ancora, di essere ignorata la faceva star male.
Con gli occhi bassi si appoggiò alla parete con la schiena, tenendo le braccia incrociate sul petto.

Elrohir, voltandosi a cercare Lothiriel che non si trovava nella sala durante l'interrogatorio, la vide appoggiata al muro a pochi metri da Eomer. Capiva che voleva parlargli, ma si rendeva anche conto che quello era il momento meno indicato in assoluto per gettare le basi di un loro futuro rapporto. Cercò gli occhi della principessina con uno sguardo in cui cercò di infondere tutto questo, sperando che capisse.

Sentendo qualcuno muoversi alle sue spalle, Eomer s'irrigidì, pronto a colpire. Un secondo dopo però si disse che nessuno avrebbe mai osato attaccarlo nel palazzo di Elessar e così si voltò a vedere chi si fosse avvicinato.Quando i suoi occhi incontrarono quelli di Lothiriel il re la fissò per un lungo momento. La sua voce era stanca quando parlò.
"Non ho voglia di litigare con voi, non credo di averne la forza in questo momento".

Lothiriel rivolse ad Eomer un sorriso triste: "Credetemi neanch'io ho voglia di litigare con voi. Siete stanco e amareggiato lo leggo nei vostri occhi. So di essermi comportata come una stupida ieri e di non meritare niente da voi se non il vostro disprezzo, ma..." si fermò un istante per soppesare attentamente le parole, per paura che Eomer le fraintendesse "se volete qualcuno con cui parlare o sfogarvi io sono qua. Non potete certo considerarmi un vostra amica ora, ma mi piacerebbe che potrete farlo un giorno"

"Non so neanch'io cosa voglio in questo momento" sospirò Eomer, scuotendo la testa tra sè e sè e voltandosi di nuovo verso la finestra, chiudendo gli occhi quando un'alito di vento gli scompigliò i riccioli biondi carezzandogli il volto. Sembrava molto più giovane e sereno in quel momento, anche se nemmeno lui lo sapeva.
"Mio zio avrebbe saputo alla perfezione cosa fare e cosa dire, ma io non sono lui purtroppo.."

Lothiriel sentì una gran pena per quel nobile signore. Fino ad ora lo aveva visto sempre violento e aggressivo, ora lo vedeva umano.
Si avvicinò a lui senza più la paura di prima. Dolcemente gli appoggiò le mani sulle spalle e gli mormorò: "Ogni uomo è diverso dagli altri, Eomer. Voi siete un re buono e coraggioso. Ho sentito spesso parlare di voi con stima e rispetto. E l'ho visto ieri di persona, per il modo in cui vi siete comportato con una ragazzina stupida e capricciosa. Voi mi avete detto che non vi conosco. E' vero, ma quello che ho visto di voi mi fa immaginare che ottimo re sarete per il vostro popolo."

Eomer provò un certo senso di fastidio sia nel sentire quelle parole che nel suo gesto. Cos'era per lei, un altro dei suoi giochi? Haldir gli aveva detto cosa c'era tra lei ed il figlio di Elrond, quindi non si faceva illusioni.
"Certamente. Dopotutto gli elfi sono meglio, giusto? Nessun difetto fisico, ma a quanto ho potuto vedere ce ne sono di parecchi altri..."


Lothiriel non capiva quel cambiamento nell'atteggiamento di Eomer, né l'ironia che sentiva nella sua voce.
"A cosa vi riferite, Eomer? Io conosco solo un elfo, Elrohir. Mi è stato vicino quando avevo bisogno di un amico e ha promesso di farmi un ritratto, tutto qui. Non ho neanche notato se avesse difetti fisici..."

"Per favore, non c'è bisogno di mentire, la cosa non mi riguarda nè m'interessa" rispose Eomer, passandosi stancamente una mano sul viso. Quel continuo rinnegare lo infastidiva. Era ormai di dominio pubblico, perchè mentire?


Lothiriel si trovava ad un passo dalle lacrime. Perché la trattava così? Che cosa gli aveva fatto stavolta?
"Vi giuro Eomer che non sto mentendo. E poi su cosa dovrei mentire? Ieri sera ho parlato con Elrohir perché stavo male dopo quello che era successo con voi. Stamani ha voluto iniziare il mio ritratto. E' questa la verità, non è successo altro

"A me è stato detto il contrario" rispose Eomer, senza voltarsi. "E onestamente dopo quella lettera non vi darei nemmeno torto, se vi dà così tanto fastidio la mia presenza era più che normale che andaste a trovarvi un altro buon partito da sposare".

Lothiriel inghiottì la rabbia che provava. Se vi avesse dato sfogo sarebbe successo un dramma come quello della sera prima. Cercò di calmarsi, ma lavoce le uscì lo stesso rotta dall'emozione.
"Eomer, non so chi vi abbia detto il contrario ma quella persona si sbagliava. Io provo solo amicizia per Elrohir, nient'altro. Mi è stato vicino quando ho avuto bisogno di conforto. E, per quanto riguarda la lettera, mi spiace avervela scritta. Sono stata eccessiva come al solito. Vi ho detto che vi amo, Eomer. O comunque provo qualcosa per voi che non ho mai sentito per nessun altro, Elrohir compreso. Non sarei mai capace di gettarmi tra le braccia di un altro dopo aver detto questo a voi."

"Vedete... essere nella mia posizione non è facile, soprattutto in
questo momento" disse Eomer in uno dei rari momenti in cui lasciava
intravedere il suo vero essere a qualcun altro oltre che Eowyn. "Tutti
pretendono che io dia sempre il massimo, vogliono che sia sempre
sicuro di mè anche quando non lo sono affatto e cercano di
approfittare della mia confusione e del mio status. Non mi è facile
fidarmi delle persone, soprattutto se si comportano come avete fatto
voi. Sapere poi che appena lasciata la lettera siete stata vista in
atteggiamenti equivoci col figlio di Elrond non ha aiutato".



Lothiriel lasciò andar via la propria rabbia. Non aveva pensato che farsi vedere in giro con Elrohir poteva essere equivicato. Si mise con i gomiti sulla finestra accanto al re: "Eomer, io non so niente della vita. Ho scritto quella lettera perché è un atteggiamento che mi è sempre stato permesso a Dol Amroth. E non ho pensato che farmi vedere in giro con un uomo di notte potesse essere sconveniente. Vi posso giurare su ciò che ho di più caro che non ho fatto niente di male... se non essermi comportata come una bambina capricciosa."

Il giovane elfo, che aveva seguito tutta la conversazione grazie al suo finissimo udito, rimanendo inizialmente sbalordito e poi furioso, si calmò. cosa diavolo era successo? chi mai poteva aver..

poi ricordò.

Hai chiuso, Elrohir.

Haldir! Ma perchè avrebbe dovuto fare una cosa simile?! gli sembrava assurdo ed inconcepibile.

Così, si avvicinò ai due.

"Cosa vi è successo, Lothiriel? Avete una faccia..." poi si voltò verso Eomer. "Credo di essermi perso qualcosa..." disse.


Eomer si voltò a guardare Lothiriel negli occhi e poco a poco il suo sguardo si addolcì, come se stesse iniziando a capire che quella era la verità. Il momento idilliaco però terminò quando l'elfo gli si avvicinò, interrompendo tutto. Ma dopotutto era il figlio di Elrond, giusto? Come poteva aver appreso le buone maniere se il suo stesso padre si metteva a comandare in casa d'altri?
"Devo tornare dentro" disse a quel punto freddamente, scostandosi da entrambi e lanciando solo un'ultima breve occhiata a Lothiriel prima di entrare di nuovo in sala. No, non avrebbe dovuto mostrarsi così vulnerabile, ma cosa gli era preso? Doveva rimanere freddo e distaccato, soprattutto con quei due, che significavano guai. Tanti guai.

"Eomer" sussurrò Lothiriel mentre lo osservava entrare nuovamente nella stanza. No, non poteva finire così, non poteva rischiare di perderlo di nuovo.
Guardò Elrohir per un momento: "Scusatemi, voglio restare da sola"
Tornò nell'ombra dove aveva aspettato tutto il tempo del consiglio e si mise a sedere in terra. Tirò su le ginocchia e appoggiò la testa sulle gambe, iniziando a piangere.

Elrohir era affranto. Sentiva di aver fatto del male alla fanciulla, ma non capiva come né perchè. Poi vide suo fratello uscire in giardino e lo seguì silenziosamente. Sperava di riuscire a parlargli. Voleva solo un'ultima possibilità per cercare di spiegargli, di fargli comprendere. Se poi non vi fosse riuscito, allora...

***********************

Faramir si sedette vicino a Gilraen: ora che suo fratello se ne era andato si sentiva in dovere di restare accanto a lei. Ma era solo il suo affetto a spingerlo? La amava veramente? Doveva dare una risposta a queste domande, altrimenti non sarebbe più riuscito a vivere lì.
Prese la mano della donna: "Che ne dici di mangiare qualcosa, Gil? Sei molto debole per la ferita, se non ti nutri rischi di peggiorare."

"Si, hai ragione" rispose Gil con un mezzo sorriso, stringendo debolmente la mano di Faramir.

Faramir iniziò a preparare la colazione per Gil, aiutandola quando poteva.
"Senti, Gil" disse dopo aver preso un profondo respiro "Non abbiamo più parlato di quello che è successo ieri mattina, non ce n'è stato il tempo. Lo sai quello che provo per te. Ma tu cosa senti nei miei confronti?"

Gilraen posò la tazza che teneva in mano sul comodino, onde evitare di versare latte sul letto e poi si voltò a guardare Faramir. Per un lungo momento rimase semplicemente a guardarlo, ricordando tutti i bei momenti passati insieme e il conforto offertole quando venne a conoscenza della morte del suo amato.
"Ci tengo molto a te, Faramir. Non ti farei mai volontariamente soffrire e ti giuro che non potevo sapere del ritorno di Boromir..."


"Nessuno poteva saperlo, Gil" disse Faramir guardando la donna negli occhi "Ed è questo che mi opprime. Io ho capito i miei sentimenti per te quando Boromir è tornato. Prima per me eri solo la mia più cara amica. Ho capito di amarti solo quando era troppo tardi per farlo."

"Non dire così... " mormorò Gilraen, gli occhi addolorati posati in quelli del ragazzo.

Faramir si avvicinò a Gilraen e appoggiò la sua fronte a quella della donna, i suoi occhi persi in quelli di lei.
"Oggi ho capito una cosa, Gil. Quando eri distesa su quel pavimento, divisa tra la vita e la morte, ho capito che ti amerò per sempre. Ieri volevo scappare, ma non sapevo che anche la distanza non avrebbe cancellato il mio amore per te."

"Non sono degna di tanta devozione..." mormorò la donna, sospirando profondamente. "Mi sento in colpa perchè anche io ho pensato che tra noi avrebbe potuto funzionare ma... era prima che tornasse l'unico vero amore della mia vita...Non posso permettermi di perderlo di nuovo, Faramir..."


Faramir le accarezzò la guancia: "Neanch'io posso perdere l'amore di mio fratello. Ma non posso impedire al mio cuore di continuare ad amarti."
Avvicinò delicatamente la bocca a quella di Gil e appoggiò le labbra sulle sue.

A quel contatto Gilraen rimase spiazzata, gli occhi grandi per la sorpresa. Per un lungo momento non si mosse, ma poi si ritrasse. "Non possiamo, Faramir" gli sussurrò, scuotendo tristemente la testa. "Stiamo tradendo la sua fiducia e io non sono così meschina".

Faramir accarezzò nuovamente la guancia di Gil e le sorrise: "Neanch'io posso tradirlo, ma volevo assaporare il sapore delle tue labbra almeno una volta"

"L'hai già fatto..." mormorò Gil, ricordandogli di quando l'aveva baciata subito dopo il ritorno di Boromir e di tutti i baci che si erano scambiati quando credevano che lui fosse morto.

"Sì..." continuò Faramir "ma temo che sarà l'ultima volta che potremo farlo..."

"Lo so" annuì gravemente lei.


Faramir sospirò: era ormai chiaro che non c'era niente da fare per loro due.
Si alzò, mugugnando per la ferita del giorno prima: "Vieni, ti cambio la fasciatura. Così controllo come sta la tua di ferite."

"Non preoccuparti, le guaritrici saranno qui tra poco, dovrebbero applicarmi un altro impiastro d'erbe e poi forse Gandalf continuerà l'incantesimo di guarigione" rispose lei. "Se tutto va bene in un paio di giorni potrò alzarmi".

"Certo che sarai di nuovo in piedi, e chi riesce a tenerti ferma!" rise Faramir "Senti, non sarà mica una scusa per non farti vedere svestita da me" aggiunse strizzandole l'occhio.

Gilraen ridacchiò: Faramir la conosceva bene e sapeva quanto le pesasse restare bloccata a letto.
"Io non rischio niente ma se Boromir dovesse trovarti qui a guardarmi svestita non credo che te la caveresti a buon mercato!" Disse poi, scuotendo la testa con fare divertito.

Faramir sorrise: "Non preoccuparti, voglio solo rendermi utile. Tu e Boromir non dovete temere niente da me. Lascia che ti aiuti."

"Lo so" rispose Gil, aggrottando le sopracciglia. "Ti ho fatto pensare diversamente? Non era mia intenzione..."

Faramir aggrottò le sopracciglia a sua volta: "Ma io ho capito lo stesso quello che volevi dirmi..."
Lo scherzo non gli riuscì e si mise a ridere: "Andiamo sorellina! Vediamo di sistemare questa fasciatura. Tra poco arriveranno ospiti importanti, vorremo mica farci trovare così!"

Per non farsi vedere completamente nuda da lui, Gilraen si limitò ad alzare la tunica in modo da scoprire soltanto la parte fasciata del suo addome, abbassando di poco i pantaloni ma senza toglierli.
"Ospiti importanti?"

"Beh" disse Faramir mentre cominciava a sfasciarla per controllare la ferita "Penso che, dopo l'interrogatorio, il re e gli altri vorranno venire a trovarti."

"Già, l'interrogatorio" disse Gil, mordicchiandosi il labbro inferiore. "Mi chiedo cos'avrà da dire quel mostro dopo tutto quello che ha fatto..."


Faramir tacque continuando a sfasciare la ferita. Non poteva dirle che, malgrado tutto, provava pietà per Grima. Anche lui era una vittima, come molti altri. Era inutile, non riusciva a provare odio per nessuno. Questo atteggiamento era considerato da molti come codardia, ma che ci poteva fare?
Vide che la ferita aveva perso un po', così prese un po' d'acqua e un fazzoletto e iniziò a pulire il sangue secco. "Dimmi se ti faccio male..."

"Non sento nessun dolore da quando Elrond e Gandalf hanno fatto i loro incantesimi su di me" rispose quietamente Gilraen.


"Allora posso farti tutto quello che voglio e tu non te ne accorgeresti!" sorrise Faramir. Sperava che Gil non si accorgesse del suo sorriso quasi forzato. Il contatto con la pelle profumata e morbida della donna, l'immagine del bellissimo corpo della donna gli faceva male.
"Spero di trovare presto una persona da amare" pensò "O tutti i sentimenti che tengo chiusi dentro mi faranno impazzire"

"I nemici sul campo di battaglia hanno imparato che sottovalutarmi può essere fatale" rispose lei con aria divertita, scuotendo leggermente la testa.

Faramir lanciò uno sguardo divertito alla donna: "Ma non hai incontrato ancora me, mia signora. Non sarò forte come mio fratello, ma sono pur sempre un avversario temibile"

"Non ne ho mai dubitato, lo sai!" Gilraen ridacchiò, schiaffeggiandogli il braccio in modo giocoso.

Faramir sorrise. Doveva abbandonare quest'amore, altrimenti rischiava di perdere non solo suo fratello, ma anche la sua migliore amica.
Dopo averle pulito la ferita prese delle fasce pulite: "Avanti, valorosa guerriera. Alza un po' la schiena cosi' ti rifascio. Ce la fai a stare seduta?"


"Si,credo di si se mi dai una mano ad alzarmi" rispose lei dopo aver alzato un pò la testa dal cuscino per controllare. Aveva un pò di capogiri ma era probabilmente dovuto al fatto che il suo corpo era ancora troppo debole. Offrendo le mani a Faramir perchè la aiutasse, Gil lo guardò. "Non ti dispiace, vero?"

"Assolutamente. Amo stare con te" sussurro' mentre la tirava su e la faceva sedere sul letto. Poi inizio' a girare le bende intorno ai suoi fianchi.

"Grazie" rispose Gilraen, lasciandogli rifare la fasciatura senza disturbarlo oltre con le sue parole.

Faramir finì di sistemare la fasciatura: "Come ti sembra? Ti stringe troppo?".
Poi si sedette accanto a lei: "Ti va di camminare un po'? Ti sorreggo io. Non sei abituata a stare a letto, immagino che ti sentirai le gambe anchilosate."

"Va benissimo, ti ringrazio" Gilraen gli sorrise quando lui ebbe finito. "Ma credo che sia il caso di restare a letto, non vorrei che la ferita si riaprisse e in tal caso sarei costretta qui per il doppio del tempo... che ne dici invece di leggermi qualcosa? Ti è sempre piaciuto farlo e a me piace ascoltarti".

"D'accordo, mia dolce ascoltatrice" Faramir si guardo' intorno "Ci sono dei libri qui? Altrimenti faccio una corsa in camera mia a prendere qualcosa. Cosa preferisci?"

"Ti dispiacerebbe molto prendere uno dei tuoi libri di poesie elfiche?" gli chiese Gil a quel punto, sperando che lui accettasse. "Sai quanto le adoro..."


"Anch'io le adoro, lo sai..." le sussurrò Faramir accarezzandole i capelli. "Vado e torno. Tu non scappare, mi raccomando" disse mentre usciva dalla porta.
Corse in camera sua e prese uno dei libri dallo scaffale. Lo prese a colpo sicuro: Boromir gli aveva detto che era il preferito della loro madre e, quando erano piccoli, passava ore a leggerglielo.
Tornò dalla donna e si sedette di nuovo sul letto: "Ne vuoi sentire una in particolare?"

"Nessuna in particolare, scegline una a caso, tanto sai che non mi lamenterò" rispose Gil strizzandogli l'occhio.

Farami aprì il libro e lesse la sua poesia preferita. Parlava dell'amore tra Beren e Luthien. La lesse con voce dolce, lentamente, lasciandosi cullare dall'armonia dei versi.

"E' sempre bellissima" commentò Gilraen quando Faramir ebbe finito.


"Già..." sospirò Faramir con lo sguardo perso nel vuoto "Per anni ho sperato di trovare un amore così..."

"Mi dispiace di averti ferito in questo modo" mormorò Gilraen, abbassando lo sguardo.

Faramir le accarezzò le guance: "Tu non mi hai fatto niente di male, Gil. Anzi, mi hai fatto capire cosa vuole dire veramente amare. Tu sei e sarai sempre la mia Luthien. Ma ora devo trovare qualcuno che possa amare e che mi corrisponda. Anche se non sarà mai come te, mai."


"Io non dovevo lasciare che accadesse, è stata colpa mia..." mormorò Gilraen, sospirando profondamente.


"E cosa avresti fatto?" le disse Faramir prendendole la mano tra le sue "Mi avresti chiuso fuori dalla tua vita proprio nel momento in cui più avevamo bisogno l'una dell'altro? E' accaduto Gil, e non potevamo farci niente."

"Lo so... ma questo non mi impedisce di sentirmi in colpa" fu la risposta della donna. "Ho sbagliato, mi sento come se avessi approfittato di un momento di dolore per essere egoista..."

"Allora siamo stati egoisti in due, Gil" le disse l'uomo "Ma è egoismo farsi forza a vicenda? Boromir era morto, nessuno ci impediva di amarci. Forse è stato meglio che non siamo andati avanti con questa storia. Se ci fossimo messi insieme e Boromir fosse tornato allora..." Faramir si prese la testa tra le mani al pensiero dell'amore tradito del fratello.

"No, non è egoismo ma... siamo andati molto vicini a metteci insieme" sospirò Gilraen con aria affranta. "Te lo immagini come avrebbe reagito se fosse tornato e ci avesse visto come coppia? Conoscendolo avrebbe iniziato a pensare che la nostra relazione sarebbe potuta nascere quando lui era ancora qui a Gondor e non ci sarebbe stato modo di convincerlo del contrario..."


Faramir rialzò la testa: "Già, in questo è uguale a nostro padre. Quando si sono messi in testa una cosa non ci si può più ragionare".
Poi si voltò a fissare la donna, colpito da una frase che lei aveva appena detto: "Cosa intendi con "siamo andati molto vicini a metterci insieme"? Gil, lo so che le cose non possono più cambiare tra di noi ormai, ma ti prego, dimmi cosa provi per me."

"Ha davvero importanza?" Gilraen gli disse, scrollando le spalle con aria indifferente. "Perchè farci del male a vicenda adesso? Non cambierebbe niente, non possiamo ferire Boromir".

"No, non cambierebbe niente è vero." le sussurrò Faramir "Ma è importante per me. Non preoccuparti, non voglio ferire Boromir. Ma... sento di volerlo sapere. Anche se cambierà niente... voglio sentirlo dalla tua bocca."

Gilraen studiò a lungo il volto del ragazzo al suo fianco, combattendo una dura battaglia dentro di sè. Avrebbe dovuto dirglielo o no? Lui si era messo in gioco, rischiando tutto pur di rivelarle i suoi sentimenti e lei non era una codarda. Almeno quello glielo doveva.
"Credo di essermi innamorata di te" mormorò Gilraen, sospirando e spostando lo sguardo assente su un punto imprecisato della stanza. "Ma adesso è tardi".

Faramir sorrise a questa rivelazione: "E' tardi, lo so. Ma avertelo sentito dire mi rende felice lo stesso, Gil. Credo di averlo sempre saputo che mi amavi, ma volevo che me lo dicessi." Le fece girare il volto verso di lui: "Io ti amerò sempre, sappilo. Ma ora dobbiamo andare avanti con la nostra vita. Ama Boromir, siate felici entrambi. Io troverò qualcuno da amare a mia volta. Non la illuderò, le dirò che il mio cuore è di un'altra persona e cercherò di amarla per quanto potrò"

"Sai, a volte penso che tutto questo non sia giusto, per nessuno di noi" mormorò Gilraen, passandosi stancamente una mano sul viso e poi abbracciando il ragazzo in uno slancio d'affetto. "Non è giusto per te, perchè stai già soffrendo e vivresti sempre chiedendoti come sarebbe potuta essere diversa la tua vita" continuò, senza lasciarlo andare, col mento appoggiato sulla sua spalla. "Soffrirebbe Boromir, se sapesse che anche io provo qualcosa per te e inizierebbe a chiedersi se lo amo davvero o se penso a te mentre sto con lui. E.. non è giusto per me, perchè anch'io potrei iniziare a chiedermi come sarebbe stata diversa la mia vita, sebbene mi stia sforzando di non farlo".

Faramir si lasciò andare a quell'abbraccio. Amava sentire il calore del corpo di Gilraen sul suo. Ma una parte della sua mente, rimasta vigile, gli fece capire che non poteva più permettersi quell'affettuosità. Con delicatezza si staccò da lei: "No, non è giusto infatti. E temo che dovremo prendere una decisione. Possiamo cercare di instaurare quel rapporto a tre di cui abbiamo parlato. Per me è l'unico modo per evitare la sofferenza che ci attende, ma so già che tu e Boromir siete contrari. Altrimenti dobbiamo dirci addio. Ognuno di noi deve continuare a vivere la sua vita nascondendo il dolore che sente dentro di sé. Questa via di mezzo non può portare molto lontano."

Staccandosi ancora di più da lui, creando inconsciamente una barriera che difficilmente si sarebbe mai potuta superare,Gilraen lo guardò per un lungo momento. Di nuovo quella storia del rapporto a tre? No, non avrebbe mai potuto fare una cosa del genere a Boromir e in quel momento, immaginandosi il volto dell'amato se avesse mai dovuto soffrire per colpa sua, Gil pensò che tutto quello che aveva detto a Faramir fosse solo una grossa stupidaggine. Voleva davvero perdere l'unico vero amore della sua vita ferendolo al cuore perchè non aveva saputo resistere alla tentazione di suo fratello? No. Tutto ma non quello.
"Allora va' Faramir..." gli disse con un sorriso triste. "Non ha più senso continuare questa conversazione. Posso cavarmela da sola e ci sono le guaritrici pronte ad aiutarmi se ne avessi bisogno."

Faramir ricambiò il sorriso triste: "Vedo che hai frainteso le mie parole, Gil. Non voglio importi nulla e so che questa storia dell'amore a tre non è mai stata fattibile. E' meglio separarsi, ma non vuol dire che d'ora in poi dobbiamo evitarci. Io resterò qui perché ho promesso a Boromir di occuparmi di te. Ti starò vicino come un'amica. Non posso avere il tuo amore, non mi negare anche la tua amicizia."

"Non sarebbe soltanto più doloroso, Faramir?" gli chiese allora lei, scrollando le spalle.

"Gil" disse sorridendo Faramir "sarà sempre doloroso perché io ti amo e ti amerò per sempre. Ma non posso stare senza vederti, senza sentirti parlare, senza sentire la tua amicizia. Preferisco vederti ogni minuto della mia vita a fianco di Boromir che saperti lontana col corpo e con la mente"

"Allora facciamo un patto..." gli propose Gilraen. "Io ti resterò sempre vicino come amica e sorella, ma non apriremo mai più questo discorso. So che non potrò dimenticare i sentimenti che provi per me, ma dobbiamo far finta che tutto questo non sia mai successo, d'accordo?"


"Sì" annuì Faramir "E' l'unica cosa da fare se non vogliamo perderci per sempre". Le porse il mignolo: "Promessa?" sorrise sardonicamente

"Promessa" sorrise Gilraen, stringendogli il mignolo col suo e guardandolo negli occhi.

"Bene" disse Faramir chinandosi per raccogliere il libro che gli era caduto. In realtà aveva compiuto quel gesto per evitare che Gil vedesse una lacrima che gli era scesa dall'occhio. Aveva appena detto addio all'unica donna che avesse mai amato. D'ora in poi avrebbe dovuto seppellire quell'amore in fondo al cuore se non voleva perderla per sempre. Si asciugò la guancia senza farsi vedere poi si rialzò sorridendo. "Vuoi che ti legga qualcos'altro?"

"Che ne dici invece se rimaniamo un pò abbracciati come facevamo prima? " gli sorrise Gil, cercando di tirarlo su di morale. "Ricordi tutte le notti fredde e buie che abbiamo passato insieme? Aspettavamo il ritorno di Boromir e per non cedere allo sconforto restavamo abbracciati in silenzio anche per ore e ore prima di addormentarci..."

Faramir avvertì un brivido lungo la schiena. Certo che se le ricordava quelle notti! Fu allora che cominciò a sentire qualcosa di strano per Gil. Lui che pensava fosse amicizia, solo amicizia... Sorrise alla donna: "Come volete, mia signora..." sussurrò prima di stringerla a sé e di affondare il suo volto nei capelli di lei.

Sorridendo anche se Faramir non poteva vederla, Gil ricambiò l'abbraccio, sperando che potesse servire a farlo sentire meglio. Quasi senza accorgersene iniziò a canticchiargli una dolce melodia elfica, chiudendo gli occhi e rilassandosi pian piano.

Faramir si lasciò cullare dalla voce della donna. Si sentiva bene tra le sue braccia, lontano dal mondo e dagli altri. Esistevano solo loro due. Pian piano unì la sua voce a quella di Gil e cantò con lei quella dolce canzone, che la donna gli aveva insegnato nei giorni trascorsi insieme alla reggia. Quando Boromir non c'era...

"Come ti senti?" gli sussurrò lei dopo un pò, senza lasciarlo andare per paura che stesse di nuovo male.


"Un po' frastornato" le sussurrò lui continuando ad abbracciarla per paura che tutto finisse "Ma penso che abbiamo fatto la scelta giusta. Non è facile per me, ma devo farlo perché solo così potremo essere felici tutti e tre. E questo è l'importante..."

"Si, lo so e ti ammiro anche di più per questo" mormorò Gilraen con un mezzo sorriso. "Sei sempre stato il buono, dolce Faramir, valoroso e formidabile in battaglia e nella vita privata. Non mi hai mai deluso, neanche una volta".

"Grazie" le sorrise Faramir "Sei la mia sola ammiratrice, penso. Neanche tu mi hai mai deluso, sei la donna migliore che abbia mai conosciuto"

"Non dire così! Sei una persona speciale e prima o poi incontrerai qualcuno che se ne accorgerà, innamorandosi perdutamente di te... intendo.. oltre a me, ovviamente".

"Ovviamente" rise Faramir "Ma anche se troverò altri ammiratori tu sarai sempre la prima della lista!"

"Oh si certo" Gilraen ridacchiò, alzando un sopracciglio. "Scommetto invece che mi dimenticherai molto presto e inizierai a fare strage di cuori in tutta la Terra di Mezzo!"


"Beh" sospirò Faramir passandosi una mano tra i capelli "Devo dire che riscuoto un discreto successo tra gli uomini e le donne. E perfino le elfe e le nane mi notano. Ma quelle che mi adorano sono le hobbit. Sono le mie ammiratrici preferite!"

Per la prima volta da un pò di tempo, Gilraen si sciolse in una risata divertita, scuotendo la testa. "Adesso però non iniziare a pavoneggiarti! Non ti ci vedrei con una nana o una hobbit, ma i gusti sono gusti!"

"Che ci vuoi fare?" rise a sua volta Faramir "Se nessuno può resistere al mio fascino..."


"No, vero?" ridacchiò Gil. "Cadono tutte ai tuoi piedi... oh povero, povero Faramir, chissà che tortura!"

"Mmmsì, una tortura piacevole ma sempre una tortura..." le sorrise Faramir "Invece la nostra guerriera dagli occhi belli quanti uomini ha fatto innamorare, o mia magnifica incantatrice?"

"Oh non penso tanti" rispose Gil con un'alzata di
spalle. "Non tutti sono attratti da una donna che
invece di restare a casa a ricamare preferisce andare
in guerra e combattere al fianco del suo uomo. Si
sentono intimiditi, non si sentono attratti da una che
porta i pantaloni..."

"Davvero?" chiese Faramir divertito "A me sono sempre piaciuti i tuoi pantaloni."

"Beh questo è perchè tu sei unico" ridacchiò Gilraen in risposta. "Boromir invece credo si sentisse minacciato all'inizio. Forse tutto è nato per un desiderio di sfidarci a vicenda, chissà..."


"Già" rise Faramir al ricordo di quando suo fratello e Gil si conobbero "Lo sai? Tu hai sconvolto la tranquilla esistenza della famiglia di Denethor. Quando mio padre venne a sapere che la donna amata dal suo erede andava in giro vestita da uomo ha rischiato un infarto. Ricordo che Boromir, le prime volte che vi vedevate, tornava a casa arrabbiatissimo per il caratteraccio. Come se lui fosse una persona socievole..." ridacchiò

"Ah io avevo un caratteraccio?" Gilraen chiese, fingendosi arrabbiata anche se i suoi occhi brillavano per il divertimento. "Ma se io pensavo che fosse odioso! Era gelosissimo, possessivo e sempre preoccupato che io potessi farlo in qualche modo sentire *meno uomo*, essendo io così diversa dallo stereotipo della donna sottomessa che gli era stato insegnato! A volte mi chiedo come mai non ci siamo saltati alla gola appena visti!"

"Beh, devi ammettere che Boromir è un gran bell'uomo, forse sei rimasta colpita dal suo aspetto. Guarda, se non fosse mio fratello ci farei un pensierino anch'io" le disse sorridendo l'uomo "E poi anche tu sei sempre stata gelosa, o sbaglio? Ricordi quella serva che si era innamorata di lui? Tutte le volte che lei lo guardava adorante, tu diventavi un vulcano in ebollizione!"

Al pensiero dell'unica donna che era quasi riuscita a farli lasciare, Gilraen si oscurò in viso, alzando un sopracciglio e scuotendo la testa.
"Quella sgualdrina! Gli sbavava dietro come se fosse una cagnetta in calore, senza nessun pudore!"

"Tranquilla" la rassicurò Faramir "Boromir ha sempre amato da te da quando ti ha vista. Per questo ero geloso di te all'inizio. Mi avevi portato via l'affetto di mio fratello. Mi sono sentito messo da parte e all'inizio non mi piacevi"
Rise al ricordo: "Ero proprio un bambino!"

"No,sono reazioni che non possiamo controllare, non devi sentirti in imbarazzo per questo" rispose Gil con un mezzo sorriso. "Dopotutto eri abituato ad avere Boromir tutto per te e di punto in bianco non è stato più così, è normale che tu ci sia rimasto male!"

"Hai ragione, ma ho sbagliato a giudicarti senza conoscerti" le rispose Faramir sorridendole dolcemente "Pensavo fossi una specie di orchessa venuta a portarmi via il mio fratellone e invece..." rise al ricordo del loro primo incontro, quando era rimasto affascinato dalla sua bellezza e stupito dal vedere una donna guerriero per la prima volta.

"E invece cosa?" ridacchiò lei, scuotendo la testa e portandosi le ginocchia al petto, del tutto rilassata in sua compagnia.

"E invece mi è apparsa la donna più bella che abbia mai visto... con il caratteraccio di un'orchessa" aggiunse allontanandosi un poco per evitare rappresaglie.


"Orchessa?" chiese Gilraen, scoppiando a ridere. "Non posso essere stata così terribile!"

"Beh, da quello che Boromir diceva di te all'inizio sembravi proprio terribile" rise Faramir, contento di vedere che la sua amica stava meglio "Ma io lo sapevo che in realtà era felice di averti incontrato."

"Anche io ero felice di aver incontrato qualcuno che mi sapesse tenere testa, ma ero troppo orgogliosa per ammettere che mi piaceva quel testone maschilista" ridacchiò Gil.

"In effetti siete una bella coppia: due testoni orgogliosi!" sorrise Faramir. Le conosceva bene ormai le loro scaramucce...


- Chi sarebbe mai il testone orgoglioso? - chiese Boromir entrando sorridente nella stanza di Gilraen.
Si avvicinò al fratello e gli mise una mano sulla spalla.
- Spero tu non ti riferissi a me fratellino... -

"Noooo!" disse Faramir facendo una smorfia "Come fa a venirti un dubbio simile? Mai nessuno potrebbe pensare questo di te!"

Quando vide il suo amato il volto di Gilraen s'illuminò di un sorriso radioso: era andato via solo pochi minuti prima e già le mancava. Ogni volta che lui si allontanava Gilraen doveva combattere con la paura di non rivederlo, era troppo presto per dimenticare il fatto che l'ultima volta che era partito aveva incontrato la morte.

"Perchè non parlare di quando tu dicevi a tuo fratello che ho un orribile caratteraccio?" disse lei poi con aria fintamente innocente e un'espressione divertita in volto.

Boromir si mise una mano sulla testa e fece una buffa faccia come di un bambino scoperto a rubare una caramella.
- Io? Guarda, di sicuro Faramir si sbaglia con qualcun'altro. -
Passò accanto al fratello e gli diede una leggere pacca sulla testa.
Si avvicinò a Gilraen e prese le sue mani fra le sue.
- Sono contento di vedere che stai molto meglio. -

"Cosa ti aspettavi?" disse Faramir, facendo finta di essere offeso "Me la so cavare anche senza di te, sai?"

"Io sono contenta che tu sia tornato invece" Gilraen gli sorrise, stringendogli le mani tra le sue e sporgendogli per baciargli le labbra, preoccupata che lui potesse sentirsi in imbarazzo nel baciarla come si deve davanti al fratello.
"E' andato tutto bene al consiglio?"

- Tranquillo Faramir, - disse Boromir rivolto al fratello - non oserei mai dubitare di te. -
Poi tornò a puntare la sua attenzione su Gilraen.
- Bene, - iniziò - non saprei dirlo. Grima è completamente pazzo. Elrond insiste nel dire che è posseduto o guidato da una mano più potente, ma Haldir, dopo avergli letto nella mente, è convinto della sua più totale pazzia. E lo siamo tutti. Proprio per questo Aragorn ti prega di scrivere a tuo padre per chidergli di mandare degli uomini a prendere Grima. Forse lui può fare qualcosa per farlo tornare in sè. Lo so che ti chiedo tanto dopo quello che ti ha fatto, ma è l'unica soluzione sensata. Tenerlo qui è inutile ed Eomer non lo vuole ad Edoras... -

Faramir pensò alle parole di Boromir. In effetti Grima non era mai stato, come si dice, "sano di mente" ma non poteva essere stato il ritorno in vita a sconvolgerlo come aveva fatto con suo fratello?
Sospirò: sentiva su di sé il peso della sua rottura con Gil, doveva parlarne con qualcuno ma con chi? Si alzò e sorrise ai due: "Vi lascio soli ora, avete il diritto di stare da soli. Passerò a vedere come stai stasera, Gil"
Salutò il fratello e uscì dalla stanza.



 

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