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Middle Earth Heroes -- Vers.1
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by:Gilraen
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Aragorn camminava veloce per i lunghi corridoi del palazzo con Elrohir al
suo fianco.
Aveva chiesto ad una guardia se avesse visto Lady Gilraen a palazzo e questa
gli aveva risposto che la donna si trovava nella stanza delle armi.
Appena arrivati il Re entrò e vide la donna ferma accanto ad una finestra ed
assorta nei suoi pensieri.
Le si avvicinò e le mise una mano sulla spalla:
- Gilraen... -
Elrohir seguiva il re leggermente preoccupato. Aveva colto qualche brandello
dei pensieri che questi si era scambiato con Legolas e quello che aveva
recepito non gli era piaciuto per niente. Sembravano molto preoccupati per
Gilraen, entrambi. Quando poi entrarono nella sala delle armi, sussultò: era
lì che lui aveva tagliato i suoi capelli per liberarsi dell'ingombrante peso
della figura paterna.
Gilraen non sussultò quando Aragorn le posò la mano sulla spalla, perchè il
suo fine udito aveva già percepito il suo arrivo. Si era aspettata quella
visita, sapendo che quello che stava succedendo tra lei, Faramir e Boromir
non doveva essere passato inosservato. Quello che non si aspettava era che
Elessar andasse da lei con Elrohir al seguito.
Gil aveva visto quell'elfo pochissime volte, e non gli aveva quasi mai
parlato. Lo studiò per un attimo, mettendosi immediatamente sulla difensiva,
come sempre faceva in presenza di estranei, e poi riportò la sua attenzione
sul re.
"Elessar. Cosa posso fare per te?"
Elrohir si aspettava l'ostilità iniziale della donna, quindi cercò
semplicemente di trasmetterle le sue buone intenzioni, per farla sentire a
suo agio. Se avesse visto che però la situazione non si alleggeriva, sarebbe
uscito dalla sala per lasciare i due amici parlare senza un intruso di
troppo.
Aragorn sorrise alla donna poi le chiese:
- Cosa ne dici se prima di scendere in campo tu, Elrohir esce a fare un
controllo della situazione? Dice che sa mimetizzarsi fra gli uomini... -
Gilraen sembrò studiare Elrohir per un lungo momento, immaginandoselo in
mezzo agli altri uomini. Ma non le sembrava convincente.
"Il nostro assassino non è uno stupido, Elessar" disse. "Persino io mi
accorgo che non potrebbe mai sembrare un umano, ha le orecchie a punta e i
capelli corti, per cui non può nasconderle. Gli occhi sono un pò a mandorla,
caratteristica di quasi tutti gli elfi, e la sua pelle è troppo chiara per
essere quella di un umano. Il ragazzo correrebbe soltanto rischi inutili, ci
farebbe saltare la copertura e l'assassino potrebbe ucciderlo."
Elessar non aveva mai avuto idee così balzane, e Gilraen non capiva come
potesse essergli venuto in mente. Non l'aveva guardato? Eppure lo sapeva che
rischiava la vita!
- Ma lo so che i rischi sono tanti Gilraen, ma ho bisogno di qualcuno che mi
dica esattamente com'è la situazione in città... qualcuno di cui io mi possa
fidare... -
Aragorn guardò la donna negli occhi e cercò di comunicarle con la mente i
suoi pensieri. Sapeva di riuscirci con Legolas, ma sapeva che con lei
sarebbe stato impossibile a meno che Gilraen stessa non leggesse la sua
mente.
*Fagli paura... fidati di me... tienimi il gioco Gil... *
Sperava davvero che Gilraen capisse il suo gioco.
Qualcosa non gli tornava, senz'altro c'era qualcosa che non andava.
Elrohir capiva perfettamente che in quel momento c'erano parole non dette
nell'aria, e il motivo per cui non venivano espresse era che lui era lì.
"Vi lascio parlare tranquilli, Elessar, non preoccuparti" disse quindi,
tranquillo "aspetterò fuori." e dopo aver salutato la donna con un cenno del
capo ed un sorriso, uscì dalla sala, sedendosi a terra e sospirando.
*Elladan...fratello,dove sei?* chiamò con la mente. Erano ore che non lo
vedeva, e aveva voglia di parlare un po' con lui. Sperava che non vedesse
questa come un'invasione.
"Io non manderò nessuno a morire, Elessar" rispose Gilraen, assolutamente
convinta di quello che diceva.
Quando il giovane elfo dai capelli tagliati uscì dalla stanza, la donna
provò a leggere la mente ad Elessar, vergognandosi di sè stessa. Erano anni
che non leggeva la mente a qualcuno.
"Non c'è bisogno di mentire, Aragorn. Io so che quell'elfo morirà se andrà
là fuori da solo. Che intenzioni hai?"
- Quella di non farlo andare la fuori da solo Gilraen! Elrohir mi aveva
chiesto di rendersi utile, io ho voluto solo mettere alla prova il suo
coraggio. Dopo la scenata di ieri sera non so se posso fidarmi di lui.
Andandosene ora in questo modo mi ha dimostrato di essere molto infantile.
Doveva restare ed aspettare una mia decisione, non scappare. -
Aragorn aveva sul volto un espressione dura mentre guardava la porta da dove
era uscito Elrohir.
Poi si girò a guardare la donna ed i suoi lineamente si addolcirono:
- Ma ora veniamo a noi. Ti stavo cercando Gilraen... sono preoccupato per te
amica mia, davvero tanto...-
Gilraen scosse la testa alle parole di Elessar. Effettivamente aveva senso,
il giovane elfo non aveva certamente superato la prova.
Quando però la conversazione si spostò su di lei, la donna sospirò
profondamente, guardando fuori dalla finestra.
"Io non sono preoccupata, Aragorn. Me la sono sempre cavata in un modo o
nell'altro. Sarei venuta da te tra poco per chiederti se dopo aver trovato
l'assassino potresti affidarmi un incarico lontano da qui".
Aragorn ascoltò le parole della donna. Le appoggiò le mani sulle spalle e la
costrinse a girarsi verso di lui e a guardarla negli occhi.
- No Gilraen! Non ti darò nessun incarico lontano da qui! Questa è casa tua,
qui ci sono i tuoi amici che ti vogliono bene e si preoccupano per te.
Credimi farò di tutto per impedirti di andartene, tutto ciò che è nelle mie
possibilità fare... e sono sicuro che non sarò l'unico... -
La donna lo lasciò fare, fissandolo negli occhi per un lungo momento prima
che un sorriso triste apparisse sul suo volto. Sembrava non avere altra
scelta, il re la voleva a Gondor.
"Non saresti l'unico? A chi importerebbe, Aragorn?"
- A chi importerebbe?? - Aragorn la guardò ancora seriamente poi le sorrise.
- A Legolas, a Frodo, a Gandalf, ed Elladan, ad Haldir, a Faramir, a Boromir...
se vuoi continuo... oppure mia cara potrei anche decidere di sculacciarti un
poco, così per farti ritornare in te Gil!!! Avanti ora, basta! Dove sei Gil???
Torna da noi per tutti i Valar! -
Non si era accorto di aver quasi urlato, ma sperava che ciò servisse a far
tornare la donna in sè.
Voleva molto bene a Gil, si conoscevano da tempo... non ne poteva più di
vederla così... voleva rivederla felice e sorridente, nient'altro gli
interessava in quel momento.
Le accarezzò dolcemente una guancia e le disse ancora:
- Tante persone ti amano, sei una donna speciale Gil, l'unica che ancora non
lo ha capito sei tu! -
Le parole e il tono di Elessar sembrarono scuotere Gil dalla sua apatia. Il
Re non parlava mai in quel modo, e se lo stava facendo significava che c'era
un buon motivo. Il problema era che lei non riusciva a vederlo.
"Io... so che mi amano, Aragorn, ma non so più cosa mi sta succedendo..."
Aragorn le cinse le spalle e le disse ancora:
- E' il male Gil... Legolas ne è convinto. Si sta muovendo tra di noi, sta
tessendo le sue fila... non dobbiamo permettergli di vincere. Il primo passo
è reagire, alzare la testa e combatterlo qui, dove siamo più deboli... - e
con un dito indicò il cuore.
- So che ce la puoi fare amica mia, ce la possiamo fare tutti insieme... -
"Si, hai ragione" Gil annuì, guardando Elessar negli occhi. Era probabile
che Legolas avesse ragione: il male serpeggiava tra di loro. La donna non
trovava altra spiegazione all'ondata di pessimismo e litigi che aveva
sommerso Minas Tirith.
- L'unica cosa che possiamo fare è cercare di essere noi stessi... dobbiamo
riuscirci Gil... -
Aragorn fu interrotto da un leggero rumore alla porta. Qualcuno stava
bussando.
- Avanti... - disse il Re.
ARRIVO BOROMIR
Boromir trasse un profondo respiro ed entrò nell'ampia sala.
Lentamente si avvicinò a loro e sorridendo appoggiò una mano sulla spalla di
Aragorn.
- Buon giorno Maestà! - gli disse.
- Buon giorno a te Boromir, ti trovo di ottimo umore e questo mi fa piacere.
- Aragorn disse queste parole guardando di sottecchi Gil.
- Ho avuto una buona chiacchierata con Legolas... - disse l'uomo di Gondor.
Boromir poi si girò e guardò Gilraen. Si avvicinò piano a lei e dolcemente
le accarezzò una guancia.
Le sorrise poi tornando a puntare i suoi occhi su Aragorn gli disse:
- Aragorn potresti lasciarci soli? -
Il Re guardò Gilraen. Aveva bisogno di sapere che lei stava bene prima di
andarsene. Aveva paura che un'altra lite con Boromir le avrebbe solo fatto
male.
La donna rimase di sasso nel vedere il cambiamento in Boromir. Non si
aspettava quella dolcezza e quando lui si era avvicinato aveva dovuto
combattere contro sè stessa per non indietreggiare.
Voleva fidarsi di lui ancora una volta, correndo i suoi rischi.
"Va' pure Elessar, ti raggiungeremo nel tuo studio tra poco" Gilraen sorrise
all'amico, seguendolo con gli occhi mentre questi usciva dalla stanza.
"C'è... qualcosa di cui devi parlarmi?" chiese poi Gilraen a Boromir, il
tono un pò esitante.
Boromir guardò la donna, poi le disse:
- No a dire la verità no. Non ho niente da dire in più o meno di quello che
ho detto prima. Ma non sopporto di vederti così Gil... e siccome so di
essere una delle cause di tutto ciò, ora basta! Da questo momento in poi non
voglio più vedere ombre scure nei tuoi occhi, solo sorrisi. Voglio poter
essere al tuo fianco come un buon amico o come qualunque cosa tu voglia che
io sia, non ha importanza. In caso tu non lo volessi sappi che non ti
libererai comunque mai di me... sarò un ombra... ma sarò sempre presente...
sono tornato... non so perchè, ma ora sono qui. E farò tutto quanto è in mio
potere per non vederti più soffrire, non te lo meriti... -
Si avvicinò a lei e le baciò dolcemente i capelli aspirando il profumo che
tanto amava.
Poi si inginocchiò davanti a lei e le prese le mani, la guardò e le disse:
- Allora mia signora, ha voglia di sorridere a quest'uomo un pò scorbutico?
-
Gilraen lo guardò per un lungo momento, colpita dal cambiamento sia del suo
atteggiamento sia delle sue parole.
Riusciva a immaginarselo come amico? No, non ci riusciva. Boromir sarebbe
sempre stato nel suo cuore, nonostante tutti i litigi e i fraintendimenti.
Come poteva anche solo pensare di averlo al suo fianco come semplice amico?
Una delle sue mani cominciò a carezzargli i capelli, gli occhi fissi nei
suoi.
All'improvviso la donna s'inginocchiò davanti al suo amato, portando le mani
avanti a carezzargli il viso. Non se la sentiva di parlare ma sperava che le
sue azioni fossero chiare abbastanza.
Dopo quella che sembrò un'eternità, Gil abbracciò Boromir, stringendolo a sè
come se avesse paura che potesse sparire di nuovo.
Boromir ricambiò l'abbraccio di Gilraen poi la scostò dolcemente da se e le
disse:
- Resterò al tuo fianco per sempre Gilraen... te lo prometto... -
Ed ancora la strinse a sè, non avrebbe più voluto lasciarla andare.
"Ho soltanto paura" confessò Gil, la voce smorzata perchè aveva nascosto il
viso
nell'incavo tra la spalla e il collo di Boromir. "Sembra che a volte non
riusciamo proprio a capirci, nonostante stiamo dicendo la stessa cosa. E
altre
volte sembra che tu non mi consideri importante, o comunque è quella
l'impressione che dai. Ho paura perchè non mi piace litigare con te, eppure
ogni
volta sembra che i litigi siano sempre più seri..."
Boromir ascoltò attentamente le parole di Gilraen poi dolcemente le mise un
dito sotto il mento e le rialzò la testa in modo che la donna lo guardasse
negli occhi:
- Non pensare mai di non essere importante per me Gil... tu sei la cosa più
importante della mia vita. Abbiamo solo bisogno di riconoscerci... di
riscoprirci... non dico che sia facile, ci vorrà magari un pò di tempo, ma
dobbiamo imparare tutti e due a parlare non a chiuderci a ricci quando c'è
qualche problema. Dobbiamo venirci incontro... io so che ce la possiamo
fare, lo abbiamo sempre fatto amore mio... -
Un mezzo sorriso curvò le labbra di Gilraen a quelle parole. Si, il loro
problema era proprio quello: reagivano in modo sbagliato.
"Credo che il nostro problema sia sempre stato quello di chiuderci in noi
stessi quando qualcosa non andava invece di parlarne con l'altro. So che non
sarà facile ma magari possiamo provare a cambiare... insieme" disse lei, per
poi aggiungere in modo esitante:" se mi prometti di non aggredirmi se
dovessi mai dirti qualcosa che non ti farà piacere..."
Boromir sorrise. Per la prima volta da molto tempo sorrise con il cuore.
Si alzò e prese una mano di Gil aiutandola ad alzarsi.
- Te lo prometto Gil. Niente più comportamenti barbari... -
Gil si alzò in piedi, accettando l'aiuto di Boromir, però poi lo trattenne
per una mano, guardandolo direttamente negli occhi.
"Direi che sia il caso di iniziare a tener fede a tale nobile proponimento..
perchè non parliamo di Faramir?"
Un'ombra passò negli occhi di Boromir, ma subito si calmò e disse a Gil:
- Io ho già detto come la penso su questa storia Gil. Faramir è mio
fratello... gli voglio bene, ma tu sei tu. Per me sei più importante di
tutto e di tutti. Qualsiasi sia la tua decisione a proposito io la
accetterò, ma non posso dividerti con qualcun'altro. Questo non me lo
chiedere... -
"Non ti sto chiedendo questo..." Gil lo rassicurò immediatamente, perdendosi
nei suoi occhi e rimanendo in silenzio per un lungo momento. "Però non so
cosa fare per non ferirlo. Non so come comportarmi per non fare del male a
nessuno dei due ma soprattutto non voglio che litighiate a causa mia. Devi
credermi, Boromir... pensavo che fossi morto, non volevo affezionarmi a tuo
fratello e giuro che non l'ho fatto di proposito. Siamo rimasti soli col
nostro dolore, io ero l'unica persona al mondo sulla quale lui potesse
contare e...non pensavo che ci saremmo trovati in questa situazione".
Boromir mise una mano sul braccio di Gilraen accarezzandola dolcemente e
sorridendole.
- Le cose accadono perchè devono accadere Gilraen. Non accuso nè te, nè
Faramir per quanto è successo. Nemmeno io vorrei farlo soffrire credimi, ma
al momento non saprei cosa dirgli... temo che qualsiasi cosa gli dicessi non
farei altro che aumentare il suo dolore... -
"Lo so come ti senti..." mormorò tristemente Gil. "Anch'io ho paura di
ferirlo ancora di più, eppure credo che abbia bisogno di noi in questo
momento. Non possiamo lasciarlo solo, lo sai anche tu".
**************************
"Qualsiasi compito sia, ne avrò di tempo per farlo" si disse con un sorriso
che sapeva un po' di consapevolezza.
Aveva visto Elladan andarsene con Rumil, ed ormai era parecchio che erano
via.
Suo fratello aveva scelto, come si aspettava.
Voleva dire che era così che doveva andare. Non era destino. Ma in fondo era
meglio così: il loro era un rapporto troppo difficile e pesante da vivere.
Meglio così, davvero, si disse mentre si avviava verso i cortili.
Chissà, magari continuando a ripeterselo prima o poi ci avrebbe creduto
davvero.
Faramir era appena uscito dalla sua stanza: sulle spalle portava uno zaino,
pieno di vestiti e di libri. Non sapeva quanto sarebbe stato via, doveva
essere previdente. Accanto c'era la faretra con le frecce e l'arco, legata
in vita la spada. Con il cuore gonfio di tristezza si avviò verso le stalle,
ma prima volle passare a dare un'occhiata ai suoi amati giardini.
Si diresse quindi verso i cortili: era appena uscito dalla porta quando il
suo sguardo si posò sull'elfo di poco prima. Quello strano elfo che così lo
aveva colpito durante la colazione. Fece per andarsene, deciso a non perdere
tempo: le lettere che aveva affidato al servo presto sarebbero giunte ai
diretti interessati...e voleva evitare le discussioni che ne sarebbero
seguite. Ma qualcosa lo trattenne. Aveva letto la tristezza negli occhi di
Elrohir, la stessa che si poteva leggere nei suoi: la sofferenza d'amore. E
così, spinto da quella pietà che avvicina le persone che soffrono dello
stesso male, camminò verso di lui.
"Buongiorno Elrohir. Non abbiamo ancora avuto modo di presentarci. Io sono
Faramir di Gondor" disse porgendogli la mano.
Elrohir sussultò al suono di quella voce.
Voltandosi si trovò di fronte un uomo forte e vigoroso, ma che pure sembrava
così fragile, a guardarlo meglio.
Il suo sguardo diceva che un dolore sordo lo lacerava dentro.
Il giovane elfo sentì subito simpatia, per questa persona così diversa da
lui eppure così vicina a quello che stava sentendo.
Afferrò quindi la mano che costui gli porgeva, stringendola, e gli sorrise.
"Sono onorato di fare la vostra conoscenza, Faramir di Gondor" rispose.
Poi notò l'enorme zaino che l'uomo portava sulle spalle. Non era solo il
peso delle sue preoccupazione a piegarlo, dunque.
"Siete in partenza?" domandò.
Mille scuse passarono per la mente di Faramir, ma volle essere sincero con
Elrohir: troppe bugie c'erano già state nella sua vita.
"Sì, devo andarmene per qualche tempo da questo posto. Il male che vi regna
rischia di entrarmi di dentro e di farmi impazzire come è successo..." si
bloccò al ricordo della follia di Denethor: quante volte il padre gli aveva
ripetuto che lui era diverso, che assomigliava a sua madre, Finduilas.
Invece proprio lui rischiava di seguirne il folle destino...
Tornò a guardare l'elfo: "Ti va di accompagnarmi alle stalle? Così potremo
chiaccherare liberamente. Sai, mi hai colpito fin dal'inizio. Sembra che noi
due siamo molto simili... e non parlo solo della sofferenza amorosa..."
Sorrise ad Elrohir e gli fece segno di seguirlo.
"Non sapete quanto..." rispose Elrohir seguendolo.
Non riusciva a non essere formale con quell'uomo, troppe cose gli erano
state raccontate di lui e troppo vi si rispecchiava e lo ammirava.
Sapeva di suo padre, della sua follia, del fatto che aveva cercato di
plasmare l'immagine di suo fratello su dilui.
Non aveva forse Elrond fatto lo stesso, sin dal primo attimo in cui aveva
aperto gli occhi alla vita?
"Capisco come vi sentite" disse poi a voce bassa, come sovrappensiero
"obbligato a ricoprire un ruolo non vostro e non amato per quello che
siete..." bloccò la frase, rendendosi improvvisamente conto di quanto questa
si attagliasse perfettamente anche alla situazione che Faramir stava vivendo
con Gilraen.
"Perdonatemi, non intendevo offendervi!" esclamò poi.
“Offendermi? E di cosa?” Faramir si voltò a guardare l’elfo che lo stava
seguendo e gli sorrise. “Ti prego, chiamami Faramir e dammi del tu. Mio
padre voleva che io e Boromir fossimo rispettati e ci venisse dato del lei,
ma a noi due non è mai piaciuto… anche perché siamo cresciuti più con la
servitù che con lui, sempre impegnato nella Sala del Consiglio.”
Tacque, poi continuò: “Immagino che saprai cosa provo per Gilraen, ma posso
assicurarti che non è questo che mi spinge ad andarmene… o, almeno, non solo
questo. Senza di me, lei e mio fratello potranno ricostruire il loro
rapporto. Si amano ancora, lo so. Lo sento nel cuore. Mi fa male, ma sono
felice per loro. Un giorno o l’altro il dolore passerà. Me ne vado perché ho
paura…”. Poggiò lo zaino per terra e iniziò a raccontare cose che mai
nessuno aveva saputo, neanche Gilraen: “Quando mio fratello morì, mio padre
iniziò a dare segni di pazzia… già da tempo ci eravamo accorti che qualcosa
non andava, ma allora divennero evidenti. Io solo gli rimasi accanto: mi
maltrattava, mi disprezzava… ma era sempre mio padre e non potevo
abbandonarlo. Io solo ho visto come si comportava… ed ora i suoi
atteggiamenti gli rivedo in me. Mi estranio dagli altri, vedo cose passate
come se fossero presenti, sento dentro di me che tutto è perduto. Insomma,
sto impazzendo come lui. Probabilmente il male è entrato in me colpendomi
nel cuore, così provato dal dolore: per lui fu la morte di Boromir, per me
l’amore non corrisposto per Gilraen. Ora, io ho visto cosa mio padre ha
fatto alle persone che gli stavano accanto e io non voglio che succeda anche
a me. Devo andarmene, portare il male che ho dentro via dalla città. Non
posso aspettare oltre, col rischio di ferire qualcuno che amo”.
Riprese lo zaino sulle spalle: “Vieni, devo andare a preparare il cavallo.”
L'elfo lo guardò un istante prima di seguirlo.
Se era possibile,ora lo ammirava anche più di prima.
"Sei un grande uomo. Per quello che vale la mia opinione, sei un grande
uomo" disse cercando di trasmettergli quell'ammirazione.
Poi gli si affiancò, e aprì anche lui il suo cuore.
"Io mi sono sempre sentito un peso, nella mia famiglia, da quando è morta
mia madre. Lei mi amava molto, e riempiva i vuoti lasciati da mio padre e
dalla sua freddezza. Quando se n'è andata ho avuto il terrore di diventare
incapace di dimostrare i miei sentimenti, proprio come lui. E purtroppo pare
sia davvero così."
Prese fiato prima di liberare anche l'ultimo peso che si portava dentro.
"Sono innamorato di mio fratello, Faramir. Lo amo come non credevo di essere
in grado di amare, lo amo da sempre, anche se so che è sbagliato. Ma lui ha
fatto una scelta diversa. Me lo aspettavo, comunque. Non sono io quello che
gli è stato vicino mentre cresceva, non ho condiviso niente con lui per
paura che si accorgesse di ciò che sentivo. Ed ora è troppo tardi per
recuperare."
Rimase un attimo in silenzio, attendendo la reazione dell'uomo.
Erano giunti nelle stalle: lo stalliere porse a Faramir le redini del suo
cavallo. Lentamente posò la roba a terra e cominciò a sistemarla sulla
sella. Mentre faceva tutto questo, ripensava alle parole che l'elfo gli
aveva appena detto, poi si arrestò e lo guardò negli occhi
"Forse è troppo tardi per il suo amore, ma non per averlo come fratello.
Vedi, tu hai compiuto un percorso diverso dal mio. Quando mia madre è morta,
io mi sono attaccato a Boromir e lui si è preso cura di me. Lo amo anch'io,
ma semplicemente come fratello. Ho sofferto quando è morto e sono contento
che sia tornato e... anche se il suo ritorno significherà che perderò Gil
per sempre, so che non potrò mai perdere il suo amore fraterno."
Posò le mani sulle spalle di Elrohir: "Quello che voglio farti capire è che
essere fratelli è già amore. Tu potrai aver perso Elladan come amante... non
so di chi sia innamorato e se il suo amore è corrisposto... ma non potrai
mai perderlo come fratello. Lotta per questo Elrohir, lotta per il suo
affetto. Tu sei suo fratello, per di più gemello, e nessuno lo può capire
come te. E non c'entra il non essere cresciuti insieme o il non capirsi.
Questa persona che lui ama potrà restargli accanto tutta la vita, ma non
potrà mai capirlo come suo fratello. So che le mie parole rappresentano una
delusione per te, tu lo ami in un modo diverso, ma credimi: prima devi
recuperare il rapporto tra fratelli. Poi dopo potrà venire l'amore,
chissà... ma se non dovesse succedere? In questo modo rischi di perdere
Elladan, e per sempre. Ma se riuscirai ad averlo accanto come fratello...
allora non lo perderai mai."
Elrohir guardò l'uomo negli occhi, poi gli sorrise ed annuì.
"Hai ragione" rispose.
"Ma credi che lui mi permetterà di stargli vicino? Si fiderà di me? Mi
lascerà dimostrargli quanto tengo a lui? Io non ho fretta..." aggiunse
arrossendo un po' "Posso aspettarlo anche per sempre, se è necessario. E mi
basta averlo nella mia vita, per essere felice, non importa in che veste."
Fece una pausa, chinandosi a raccogliere alcuni degli oggetti che Faramir
aveva appoggiato a terra ed aiutandolo a sistemarli.
"Sei sicuro che andartene ora sia la scelta giusta? Insomma, io non capisco
molto di rapporti interpersonali, sono sempre stato piuttosto solitario,
però...è un momento duro e difficile questo, per tutti, e Gilraen per prima
sta per affrontare una prova che richiederà tutto il suo sangue freddo. Se
sarà triste o preoccupata per te, i rischi si moltiplicheranno.
E poi...io ho una strana sensazione. E' come se questo strano male che si
sta infiltrando nelle nostre vite stesse cercando di dividerci e rompere la
coesione che si era creata. Certo, singolarmente saremmo bersagli più
facili. Quindi, se te ne andassi, faresti il suo gioco, non credi?"
Si voltò verso di lui.
"Ma scusami, forse sto dicendo solo un mucchio di sciocchezze..."
Faramir sospirò: "Ci ho pensato anch'io, ma non riesco a trovare un'altra
soluzione. Temo il futuro... e quello che potrà succedere."
Si voltò verso l'elfo e sorrise: "Posso darti un consiglio, Elrohir? Abbi
più fiducia in te. Sei intelligente e sensibile, hai tutte le capacità per
riuscire. Non farti abbattere da quello che gli altri ti dicono o pensano di
te. Anch'io lo facevo quando mio padre mi maltrattava, ma delle persone
fantastiche come Gandalf, Boromir e Gilraen mi hanno fatto capire che pure
io avevo le capacità per cavarmela nella vita"
Quelle parole fecero tornare alla mente di Faramir i ricordi dei giorni
felici trascorsi insieme a Boromir e Gilraen. Le immagini furono talmente
forti che l'uomo fu costretto ad afferrarsi la testa tra le mani, come aveva
fatto a tavola. Improvvisa gli risuonò nella mente una voce sconosciuta: "Gil
può essere tua...devi solo volerlo...non temere di far soffrire tuo
fratello...lui, al tuo posto, non avrebbe scrupoli!"
"No!" gridò Faramir, poi cadde in ginocchio con la mano al petto. Aveva un
dolore tremendo al cuore, come se lo avessero colpito al cuore.
Riuscì solo a sussurrare: "Elrohir, ti prego... chiama qualcuno... sto
male...".
Mentre Faramir parlava, la strana sensazione che lo aveva messo in allarme
diveniva sempre più forte.
Le ultime parole svanirono in un'eco distorta, mentre tutto tremava intorno
a lui. Cosa diavolo stava succedendo? Una macchia nera gli offuscava la
vista e il suo cuore batteva senza controllo, rimbombandogli nelle orecchie.
Cercando di sfuggire a quella morsa terribile, il giovane elfo si agitò
compiendo alcuni passi malfermi e finì col cozzare violentemente contro la
parete. L'urto lo fece annaspare,rendendogli faticosa la respirazione, ma
gli permise di recuperare la lucidità. Ansimando appena, Elrohir sbattè le
palpebre più volte per rimettere a fuoco la stanza intorno a lui che però
non smetteva di girare. Anche se aveva ancora qualche problema a muoversi,
l'unica cosa che riusciva a pensare era che suo fratello doveva stare male e
quindi aveva bisogno di lui.
Certo, tra i due era sempre stato lui quello più sensibile, ma anche Elladan
sicuramente stava risentendo di quell'aria pesante che gli opprimeva il
petto.
Doveva andare a cercarlo.
Quando poi guardò verso l'uomo che si aspettava di vedere accanto a sè, lo
vide accasciato a terra.
"Faramir..."
Udì la sua disperata richiesta d'aiuto, e facendo appello a tutte le sue
forze si precipitò verso il palazzo.
**************************
Nella stanza delle armi intanto risuonò un forte grido, distintamente di
donna. Gilraen era stata colta da un dolore improvviso al petto e non aveva
potuto impedirsi di gridare, sebbene subito dopo se ne fosse pentita: non
voleva che nessuno si preoccupasse per lei.
Indietreggiò per un momento, boccheggiando e cercando di riprendere fiato.
Dopo un pò guardò Boromir con occhi spiritati e il viso pallido.
"Devi portarmi da Faramir. Adesso. Ho sentito una voce".
Non era pratico, e non conosceva la disposizione delle stanze, perciò si
diresse verso la sala delle armi, unico luogo che in quel momento credeva di
poter raggiungere. Con un po' di fortuna Gilraen e Aragorn sarebbero stati
ancora lì.
Spalancò il portone senza neanche riuscire a vedere se vi fosse
effettivamente qualucno all'interno e disse, crollando in ginocchio
sopraffatto dal clamore e dal peso che gli opprimeva il petto: "Faramir...aiuto...qualcuno..."
e poi scivolò a terra.
Nonostante fosse ancora molto debole, Gilraen si alzò in piedi non appena
Elrohir menzionò Faramir. Non si era sbagliata allora. Qualcuno gli stava
parlando nella mente, probabilmente utilizzando qualche strano sortilegio
che sembrava aver avuto pesanti effetti su tutti gli elfi nei paraggi.
"Occupati di lui, io vado a cercare Faramir" Gil disse a Boromir con il tono
di chi non ammetteva repliche. Elrohir aveva bisogno di cure e lei non aveva
tempo da perdere.
Seguendo l'istinto più che la ragione, la donna corse a perdifiato giù per
le scale, e poi nelle stalle.
Boromir nn ci pensò due volte, prese tra le braccia l'elfo ed uscì dalla
sala delle armi.
Attraverso i lunghi corridoi del palazzo ed uscì. Doveva portare Elrohir
alle case di guarigione.
L'elfo si sentì sollevare, ed avvertì il calore di un petto forte premuto
contro il suo. Era come se la sua mente galleggiasse in una bolla di
silenzio.
Non ebbe dubbi: suo fratello era venuto a salvarlo.
"Elladan...ti amo..." mormorò rannicchiandosi nell'abbraccio,tremando come
una foglia, anche se il freddo che lo percorreva era dentro, e non fuori.
Boromir sentì le parole di Elrohir, ma non ci fece troppo caso.
Stava per entrare nelle case di guarigione quando si rese conto che lì
probabilmente nessuno sapeva cosa per l'elfo.
Si diede mentalmente dello stupido, strinse Elrohir più forte che potè e
torno verso il palazzo.
Doveva cercare Gandalf.
Chiese ad un guardia e questa gli disse che l'Istaro si trovava nello studio
del Re.
***************************
Elladan aveva volutamente evitato di rispondere al fratello. Non aveva
voglia di vedere nessuno nè di parlare con gli altri.
Si costrinse ad andare in sala da pranzo perchè sapeva che quello era il suo
dovere: Elessar aveva bisogno di lui.
Quando vide Rumil però si pentì amaramente di aver preso quella decisione.
Senza abbassare gli occhi nè mostrare debolezza, l'elfo chiuse di nuovo la
mente e andò a sedersi da solo, sperando che nessuno andasse a disturbarlo.
Rumil prese una sedia e si accomodò vicino ad Elladan.
Restò per un attimo ad osservarlo, ma quando vide che l'altro non accennava
a rivolgergli la parola gli disse a bassa voce in modo che solo lui lo
potesse sentire:
- Ok, sono un essere spregevole, schifoso... dovrei essere cancellato dalla
faccia della terra!!! Ho detto tutto quello che non dovevo dire... ho detto
cose che non pensavo, spinto dalla rabbia... Elladan tu sei per la persona
più preziosa a questo mondo... ed averti fatto del male, credimi, mi spinge
solo ad odiarmi... e probabilmente me lo merito. -
Rumil si alzò dalla sedia ed appoggiò una mano sulla spalla di Elladan
stringendola debolmente:
- Se puoi perdonami... anche se non sarà facile, ma soprattutto mi
raccomando, non dire mai e poi ad Haldir che ti ho messo prima di lui nella
scala dei miei affetti, lo sai come è fatto, c'è il rischio che la prenda
male. -
Sorrise debolmente.
Elladan finalmente si voltò a guardare Rumil per un lungo momento. Sentiva
gli occhi di Haldir e forse di Elrohir su di lui. No, non se la sentiva di
parlare in quel modo.
"Seguimi, per favore" chiese a Rumil, alzandosi in piedi.
Guidò poi l'elfo in corridoio, ma anche lì c'erano servitori in attesa di
portare altri vassoi in sala da pranzo, così dopo un sospiro, Elladan guidò
Rumil in camera sua, sperando che l'altro non fraintendesse.
"Non mi piace sentirmi osservato" si giustificò con lui, prima di guardarlo
con espressione seria.
"Rumil, pensavo che mi conoscessi... sai quanto mi pesa il modo in cui mio
padre mi ha sempre trattato, tutte le aspettative che ha su di me e il modo
in cui ha messo me ed Elrohir uno contro l'altro. Io non cerco compassione,
io voglio qualcuno che mi accetti per quello che sono, che mi sappia
sostenere e che mi capisca soltanto con uno sguardo. Niente è perfetto, e so
che si litigherebbe comunque spesso, come fanno Legolas ed Elessar, però con
Elrohir si finisce per litigare di continuo e io non so mai come spiegarmi,
mi sento sotto esame ogni volta che apro la bocca, ho paura persino di
esprimere le mie idee!"
Dopo un lungo sospiro, Elladan scosse la testa, avvicinandosi alla finestra
e poggiando la fronte contro il vetro.
"Sai, forse non me lo merito. Dopotutto con tutto quello che sta succedendo
si vedono crollare anche le coppie più forti. Guarda cosa sta succedendo a
Boromir e Gilraen... Forse è questo il sortilegio, non siamo più capaci di
amare..."
Rumil si avvicinò piano ad Elladan e gli appoggiò una mano sulla spalla, poi
gli disse piano:
- Siamo ancora capaci di amare, l'amore fa parte di ognuno di noi Elladan. -
si allontanò di qualche passo da lui e si sedette su una poltrona.
Poi disse ancora:
- Io ti conosco Elladan... ti conosco bene, ma come tutti posso sbagliare.
Come tutte le persone posso essere preda della gelosia, ma soprattutto sono
il più delle volte portato a volere a tutti i costi le persone che amo
felici. Prima ho parlato senza riflette, ma sbagliare è normale, anche per
me. Come dici tu litigare è normale... ma ancora più normale è avere la
capacità di ammettere i propri errori e di cercare di rimediare... -
L'elfo si fermò un attimo, poi sorridendo disse:
- Ed io sono il solito chiacchierone che dice frasi che non hanno alcun
senso vecchio mio... -
Elladan seguì Rumil con gli occhi, senza interromperlo. Il punto sul quale
aveva appoggiato la mano sembrava bruciare, e si sentì vivo come mai prima
di allora.
"Lo sai che mi è sempre piaciuto ascoltare le tue parole" gli disse a quel
punto, la voce bassa. "Mi piace il tono della tua voce. Hai sempre dovuto
avere a che fare con un musone che si trincerava dietro un muro di silenzio,
ma non l'ho mai fatto di proposito..."
Rumil sorrise ad Elladan, gli occhi calmi e tranquilli, lo sguardo dolce e
sereno.
- Musone mi pare esagerato ora. Un poco silenzioso... vedi io l'ho sempre
detto che siamo fatti l'uno per l'altro... tanto quello che non dici tu lo
dico io... -
Lo guardò ancora e rise debolmente, ma subito dopo tornò serio:
- Lo sai qual'è il punto Elladan, tu sei speciale proprio perchè sei così. E
per tutti i Valar, non cambiare mai... non dar retta a me quando in preda
alla follia dico cose senza senso, resta sempre così. Non parli molto...
sarai musone ogni tanto... ma saprai dare tanto amore a chi un giorno ti
ruberà il cuore. Sei speciale... e unico. -
L'elfo di Lorien si alzò e girò le spalle ad Elladan. Una lacrima, una sola
corse sulla sua guancia. Il suo cuore urlava... di paura... di ansia...
avrebbe voluto essere lui quella persona, ma non sapeva se ciò sarebbe
potuto essere possibile.
Alla fine con un rapido gesto si asciugò la lacrima e ricacciò i brutti
pensieri in un angolo della sua mente. Elladan aveva bisogno di lui... di
lui come amico... e lui era lì!
- Bene, - gli disse - io e Haldir abbiamo trovato i famosi mantelli... ora
che si fa? Però aspetta, aspetta... il viaggio deve avermi fatto perdere del
tutto la ragione. Volevo dirti ancora una cosa... non pensare che io stia
cambiando discorso, semplicemente da parte mia ho detto tutto quello che
dovevo, se tu hai ancora qualcosa da dirmi sono qui... però Elladan ti
prego... fammi un sorriso avanti... -
Ogni parola e ogni gesto di Rumil erano stati seguiti con attenzione da
Elladan, che non gli aveva staccato gli occhi di dosso. Tanti ricordi dei
bei momenti passati insieme gli erano tornati alla mente, e all'improvviso
l'elfo si sentì perso. Perchè si erano lasciati? Ormai non lo ricordava più,
ma non osava nemmeno sperare che un giorno le cose potessero tornare
com'erano prima. Sarebbe stato troppo bello per essere vero.
"Si, ho qualcosa da dirti" rispose l'elfo ad un tratto, prendendo un grosso
respiro e poi guardandolo fisso negli occhi con quel suo viso sempre serio.
"Ti ho sempre amato, Rumil. E adesso so di non aver meritato tutti quei bei
momenti passati insieme. Però sono troppo egoista per pentirmene, e li
custodirò sempre gelosamente nel mio cuore. Ecco... adesso credo di aver
finito..."
Rumil era sorpreso. Non si era aspettato quelle parole di Elladan...
"Ti ho sempre amato..." era possibile?
Si avvicinò un pò più a lui e gli chiese:
- Ti ho sempre amato... cosa significa Elladan? Ho bisogno di saperlo... mi
ami ancora? Ma per favore se è così... sorridimi ti prego... -
Invece di rispondere, Elladan decise di mostrargli quello che provava,
perchè aveva paura che le parole venissero a mancare. Era un sorriso quello
che Rumil voleva?
Lentamente le sue labbra si dischiusero in uno dei suoi bellissimi sorrisi,
gli occhi fissi in quelli dell'altro elfo.
Non ci poteva credere... eppure lo splendido sorriso di Elladan era la cosa
più bella che avesse mai visto, erano le parole più dolci che avesse mai
sentito.
Era felice Rumil? No, la parola "felice" non era esatta... era qualcosa di
più quello che provava in quel momento, un emozione così forte ed intensa da
essere quasi dolorosa.
Si avvicinò ancora di un passo all'altro e dolcemente gli accarezzo i lunghi
capelli.
- Ti amo Elladan... Valar... ora però smetti di sorridere o rischio di non
essere più padrone delle mie azioni... -
A fatica si allontanò dall'elfo... c'erano tante cose da fare... e stare lì,
con lui... così vicino... era troppo difficile, da troppo tempo non sentiva
il calore del corpo dell'altro.
Lo guardò ancora negli occhi e gli disse:
- Non credo sia possibile essere più felice di come non lo sono in questo
momento... -
Il sorriso di Elladan divenne anche più radioso a quelle parole. Rumil era
felice e per una volta era merito suo.
"Se tu sei felice lo sono anch'io" gli disse, il tono forse più soffice di
quello che aveva inteso.
Ma Rumil aveva ragione, non era il momento giusto. Adesso c'erano gli altri
ad aspettare, eppure la prospettiva di rivedere Elrohir e gli altri non lo
entusiasmava. Suo fratello sapeva leggere nei suoi occhi.
Avvicinandosi a Rumil, Elladan gli posò le labbra su una guancia, facendo
durare quel contatto più del dovuto.
"Grazie di essere qui con me" gli mormorò all'orecchio.
Rumil rabbrivì al solo contatto delle labbra di Elladan sulla sua guancia.
Allungò le braccia e tirò a se l'altro elfo stringendolo forte... non
avrebbe più voluto lasciarlo andare.
Lo guardo negli occhi e gli disse:
- Grazie a te... per questo sorriso Elladan... -
Gli diede un bacio sulla fronte poi lo staccò da se.
- Ora Elladan sia chiaro, ancora un minuto in questa stanza con te e non
rispondo davvero più delle mie azione... perciò andiamo... -
Non era molto convinto delle sue parole, non voleva lasciare quella
stanza... ma c'era il male lì fuori che li attendeva ancora.
Si rese conto che non aveva voglia di vedere Elrohir... la sua presenza a
palazzo in un certo senso lo preoccupava, non per se stesso, ma per Elladan.
Sorrise ancora ad Elladan, poi si avviò alla porta.
*Non rispondi delle tue azioni? Dovrebbe essere una minaccia?*
Elladan gli disse con la mente, un sorrisino da monello sul viso.
*A me non sembra, piuttosto sembra un premio di qualche tipo... che ho fatto
di bello stavolta?*
Rumil si girò e guardò Elladan negli occhi.
Lentamente si mosse verso di lui... quando gli fu di fronte gli parlò con la
mente a sua volta.
*Vuoi sfidare la sorte? Te lo ripeto mio caro, se stiamo ancora un minuto in
questa stanza per conto mio il Re, il Regno, mio fratello, il mondo...
possono aspettarci per molto tempo... perciò ora: andiamo?*
Elladan, che non si tirava mai indietro quando veniva sfidato, alzò un
sopracciglio a quelle parole e lo guardò a lungo, senza profferire parola.
Solo dopo un pò gli inviò le sensazioni e pensieri che custodiva gelosamente
nel
cuore, i ricordi di tiepide notti passate insieme sussurrandosi all'orecchio
e
parlandosi con la mente, sfiorandosi e facendo l'amore finchè la notte non
lasciava il posto all'alba, quando Rumil doveva andare a montare di guardia
ai
bordi di Lothlorien.
Si chiese se anche lui ricordasse quei momenti.
Rumil sorrise dolcemente ad Elladan al ricordo di quei momenti.
Le immagini scorrevano nella sua mente... ogni singolo gesto, ogni singola
parola erano custoditi nel suo cuore.
Istintivamente chiuse gli occhi e si lasciò cullare dai ricordi, felice che
anche Elladan li avesse chiusi nel suo cuore.
Elladan sorrise tra sè e sè prima di toccare la spalla di Rumil per fargli
aprire gli occhi.
"Andiamo dal Re?"
- Eh, cosa? - disse Rumil aprendo gli occhi.
Guardò Elladan... ancora le immagini passavano nella sua mente e sul suo
volto era dipinta un'aria sognante.
- Respiro... uno, due... ecco. Dimmi ora, ti pare che la mia faccia sia
abbastanza seria per presentarmi da Aragorn? -
Poi scoppiò a ridere.
Ridendo di cuore per la prima volta dopo tanto tempo, Elladan scosse la
testa, e poi fece qualcosa che di solito non si sarebbe mai nemmeno sognato
di fare.
Si avvicinò di colpo a Rumil e strofinò leggermente le sue labbra su quelle
dell'altro.
L'elfo rimase sorpreso dal gesto di Elladan, ma non riusciva a smettere di
sorridergli.
Si sentiva molto stupido e si rendeva conto che quel sorriso ebete gli
sarebbe rimasto sulla faccia per tutto il giorno.
Lo disse ad Elladan poi aggiunse:
- Ora andiamo dal Re? Vero che dobbiamo andarci? -
"Gli altri erano ancora tutti indaffarati con la colazione" mormorò Elladan,
un mezzo sorriso che gli curvava le labbra. "Non credo che saremmo in
ritardo se... ci tratteniamo ancora un pò".
Rumil chinò la testa e si mise a ridere... poi rialzò lo sguardo e lo fissò
in quello di Elladan.
- Dunque ci possiamo trattenere... - sussurrò.
Si avvicinò di più a lui, poi dolcemente gli spostò una ciocca di capelli
dal volto.
Le sue labbra cercarono quelle di Elladan... un bacio dolce... pieno d'amore
e di tante cose non dette... il tempo delle parole era finito.
Evidentemente Elladan non era dello stesso avviso, perchè non appena le loro
labbra si furono staccate prese il volto di Rumil tra le mani, fissandolo
dritto negli occhi.
"Voglio che tu sia assolutamente certo di quello che fai, Rumil" gli
mormorò. "Non voglio soffrire ancora... non me lo posso permettere. Ho...
bisogno di sapere che... mi ami ancora, e che mi ami nonostante i miei
difetti".
Elladan stava ancora guardando Rumil negli occhi, attendendo speranzoso una
sua risposta, quando fu costretto a chiudere gli occhi. Un lampo di luce gli
passò davanti agli occhi e potè sentire distintamente la voce di qualcuno 'Gil
può essere tua...devi solo volerlo...non temere di far soffrire tuo
fratello...lui, al tuo posto, non avrebbe scrupoli!'
"Rumil!" chiamò a quel punto, allarmato nonostante il fatto che l'altro
fosse a pochi passi da lui. Si chiese se avesse sentito qualcosa anche lui.
Rumil sentì una voce, lontana, pericolosa, forte... paurosa.
Si accasciò a terra tenendosi la testa con le mani, un dolore assordante...
poi il lampo passò.
Guardò Elladan e disse:
- Che sta succedendo? -
A fatica si rialzò dal pavimento, ma la stanza girava intorno a lui... si
appoggiò ad una sedia, le gambe non lo reggevano più. Con gli occhi cercò
Elladan.
Elladan si trovava in ginocchio di fronte a Rumil.
Sembrava andare un pò meglio, ma non si fidò di
alzarsi in piedi, in caso la voce tornasse.
"Sono qui" mormorò con un filo di voce a Rumil,
stringendolo tra le braccia. Non sapeva cosa fare.
Rumil guardò Elladan e si perse nel suo abbraccio.
Poi chiuse gli occhi, ma subito li riaprì.
- Ce la fai ad alzarti? Dobbiamo andare da Aragorn... -
**********************************
L'Istaro rimase seduto dopo aver visto Elrohir uscire dalla stanza.
Sorrise tra sè, sapeva che il giovane elfo ce l'avrebbe fatta! Era figlio di
Elrond...
Rimase seduto al suo posto, non avrebbe saputo dire per quanto tempo quando
sentì una voce malvagia nell'aria...
Faramir... i suoi pensieri si concetrarono sull'uomo.
Il male era dunque arrivato a Minas Tirith.
Si alzò e si precipitò fuori dalla sala.
Corse nello studio di Aragorn...
******************************************
"Oh Valar!" esclamò quando lo vide riverso al suolo. Inginocchiandosi
accanto a lui e ignorando ancora una volta la sua stessa sofferenza. "Sei
ferito?"
Faramir non riusciva a parlare: il dolore si stava spandendo per tutto il
corpo, mentre nella sua mente stava rimbombando ancora quella voce...
*Nessuno ti stima Faramir. Tutti ti considerano una nulluità... come tuo
padre. Liberati di loro, di tuo fratello e di Gilraen. Loro si divertono
alle tue spalle. E liberati del re. Ha occupato il tuo posto e ora ti tiene
con sé solo per pietà*
Sentì una presenza al suo fianco, ma non riusciva a distinguere niente
perché una nebbia gli aveva offuscato gli occhi.
Facendo ricorso a tutte le sue forze mormorò: "Sento una voce... nella mia
mente... mi sta spingendo di fare del male a Boromir... a Gilraen e... al
re..." uno spasmo più forte interruppe il suo discorso tanto che Faramir
gridò per il dolore "... mi sono opposto... allora è arrivato il dolore al
cuore... e ora è in tutto il corpo...mi rende pazzo..."
Cercò di alzarsi: "Devo andarmene...o farò del male a tutti
"Non provarci nemmeno, hai capito?" gli rispose Gilraen, lo sguardo duro e
la presa d'acciaio su di lui che gli impedivano di muoversi.
"Sono io, Gilraen. Ha colpito anche me, così come tutti gli elfi a corte.
Dobbiamo combatterlo insieme ma non so come. Ho bisogno del tuo aiuto,
Faramir".
"Non capisci, Gil!" gridò Faramir. Non voleva urlare, ma ormai non era più
padrone di sé. Il dolore era insopportabile e la voce nella sua testa era
ormai diventata un urlo.
"Mi sta succedendo quello che è accaduto a mio padre. Sto diventando pazzo,
uno strumento nelle mani del male. Se non vi libero della mia presenza, lo
porterò tra le mura del palazzo, così come ha fatto Denethor. Vi farà del
male e sarò stato io a farlo entrare!"
Cercò di mettersi in piedi. Di nuovo la voce. *Avanti...obbediscimi, figlio
di Denethor. Così finalmente avrai il rispetto di tuo padre. Lui sarà
orgoglioso di te...almeno una volta nella tua misera vita*
"No!" gridò Faramir con tutta il fiato che aveva. Allora la voce e il dolore
cessarono e l'uomo cadde in terra agonizzante, come una bambola di pezza. Il
respiro era diventato simile ad un rantolo, il sudore gli bagnava il viso e
la fronte.
Bloccando ancora una volta il tentativo di fuga di
Faramir, Gilraen lo strinse forte tra le braccia,
sentendolo rilassarsi almeno un pò. La voce aveva
smesso.
"Se te ne vai impazzirai. Finchè resterai qui non
corri alcun rischio, Faramir. Ci siamo noi al tuo
fianco, come potresti fronteggiare questo male da
solo? Non capisci che cosa sta cercando di fare?"
Faramir sentì il calore di Gil addosso e un po' sembrò riprendersi. Ma
l'attacco del male gli aveva prosciugato tutte le forze e riusciva a mala
pena a parlare.
"Ho paura Gil... io ho visto quello che il male ha fatto a mio padre... è la
stessa cosa che sta facendo a me... Se dovessi finire come lui?...Non
sopporterei di guardarvi negli occhi... e di non riconoscervi..."
Malgrado la debolezza, Faramir scoppiò in un pianto isterico: "Aiutami...
non so più cosa fare..."
"Non finirai come lui, te lo prometto" Gil mormorò a
Faramir, chiudendo gli occhi per un lungo momento. Non
sapeva come comportarsi con lui.
Quelle parole, unite al tenero abbraccio della donna, fecero breccia
nel cuore di Faramir. Da quanto tempo non si sentiva così amato...
Con un filo di voce, ancora troppo debole, disse: "Mi spiace, Gil.
Solo ora capisco cosa il male voleva fare: non voleva farmi
impazzire, ma separarmi dalle persone che amo. Mi spiace... sono
stato il solito stupido... Ora, ti prego, accompagnami da qualcuno
che possa curarmi... non riesco a muovere neanche un muscolo... mi ha
succhiato tutta la forza..."
"Aggrappati a me" Gil gli disse in tono calmo, cercando di farlo alzare
facendo leva sulle gambe."Ti porterò da Gandalf, lui saprà cosa fare".
Faramir usò tutta la forza che gli restava per alzarsi in piedi, ma lo
sforzo si rivelò eccessivo per la sua debolezza. Un capogiro lo fece
ondeggiare, poi gli occhi si velarono di nero e cadde svenuto ai piedi di
Gil.
Gilraen sospirò tra sè e sè. Questo non avrebbe
portato a niente.
Chiudendo gli occhi la donna si inginocchiò al suo
fianco, le mani poggiate sulle tempie di Faramir.
Conosceva pochissimi incantesimi che aveva appreso a
Lothlorien, ma le erano sempre stati utili.
Mormorò la formula che avrebbe infuso un pò di forza
in Faramir e gli avrebbe donato un pò di serenità.
Faramir si trovava avvolto da una nebbia scura, impenetrabile. Non aveva più
pensieri, né paure. Si sentiva... bene! Per la prima volta dopo tanto tempo
stava bene in questa specie di limbo. Lentamente si abbandonò a questo
torpore: non svegliarsi più, rimanere fermo, immobile... per sempre.
Poi qualcuno lo chiamò. Ma non con la voce: all'orecchio non gli giungeva
nessun suono. Sentiva dentro di sé che qualcuno lo stiava richiamando, lo
voleva con sé. Come quel giorno, quando Aragorn lo richiamò dalla morte.
Sentì la forza dentro di sé, la forza necessaria per compiere un gesto
immane: uscire da quell'apatia e aprire gli occhi, affrontare di nuovo la
vita a qualsiasi costo.
Voleva farlo? Non ebbe neanche il tempo di pensarci perché tutto il suo
essere si tese verso quella voce e lentamente aprì gli occhi. Di nuovo il
dolore lo invase, ma stavolta sapeva sostenerlo.
Vide quei grandi occhi scuri che lo fissavano, come quel giorno nelle Case
della Guarigione: per un attimo pensò che tutto quello che era successo dopo
non fosse stato altro che un lungo sogno.
Fissando quegli occhi sorrise e sussurrò: "Mia regina, tu mi hai chiamato e
io sono tornato, per servirti..."
Un sorriso curvò le labbra di Gilraen a quelle parole, e la donna scosse la
testa con aria divertita. Probabilmente Faramir stava ormai delirando, ma
almeno pareva più rilassato.
"Ce la fai ad alzarti? Dobbiamo andare da Gandalf, lui saprà curarti meglio
di me".
"Sì... o almeno credo..."
Detto questo Faramir provò a tirarsi su, grazie anche all'aiuto di Gil. La
schiena e la testa gli facevano male e le gambe erano malferme ma nel
complesso si sentiva meglio.
Guardò Gilraen sorridendo "Ti spiace se mi appoggio a te? Non mi sento molto
sicuro a camminare da solo". Le mise una mano sulla spalla, poi continuò:
"Scusami per prima, non so cosa mi sia successo. Da un po' di tempo non mi
sento più in me. A volte è come se qualcun'altro agisse al posto mio"
"Non scusarti, non hai fatto niente di male" Gil gli sorrise, sistemando un
braccio di Faramir intorno al suo collo e passando il suo intorno alla vita
dell'uomo per sostenerlo in caso si sentisse male di nuovo.
"Ce la fai a provare ad arrivare dentro? Manderemo dopo dei servitori a
prendere il tuo bagaglio, che ne dici?"
Al sentir nominare i bagagli, sparsi in terra vicino al cavallo, Faramir
arrossì. Voleva dire qualcosa a Gil, scusarsi per il suo comportamento,
spiegarle perché voleva andare via... ma non voleva passare la vita a
chiedere perdono per le sue azioni.
"Ce la faccio, grazie. Devo riferire al re e a Gandalf quello che è
successo. C'è qualcun'altro che sta male?"
"Credo che tutti gli elfi l'abbiano sentito" Gilraen rispose, continuando a
guidarlo verso il palazzo. "Anch'io sono stata male, e sono solo una
mezz'elfo. Su Elrohir sembrava aver avuto un effetto devastante e quindi
credo che la sensibilità degli elfi li abbia resi più deboli a questa
minaccia".
Faramir zoppicava cercando di affrettarsi verso il palazzo: voleva vedere
quello che era successo agli altri.
"Gi`... mi h sembrato molto debole... non nel senso cattivo, ovviamente.
Soffre molto e questa sofferenza lo confonde. Il male ha approfittato della
sua debolezza come della mia. Sfrutta la nostra sofferenza per farci male."
Sospirr: "Avrei dovuto capirlo prima..."
Si voltr a guardare Gilraen; gli sembrava strana, diversa dal solito. Poteva
essere l'attacco del male ad averla sconvolta, ma Faramir notava qualcosa di
diverso.
"Come sta andando con Boromir?" chiese improvvisamente.
Gilraen mantenne la porta aperta per Faramir, richiudendola alle loro spalle
prima di incamminarsi per il lungo e buio corridoio che conduceva
direttamente nel palazzo.
Sapeva cosa intendeva Faramir: erano le stesse cose che aveva pensato lei di
Elrohir quando Elladan le aveva detto che lui sarebbe potuto andare in
missione.
Quando Faramir le chiese di Boromir per un lungo momento Gil non rispose,
chiedendosi se ci fosse un significato nascosto che lei non aveva colto.
"Bene" mormorr. "Ha portato Elrohir da Elessar h per questo che non h corso
da te".
Faramir guardr Gil: non aveva capito il senso della sua domanda... o aveva
fatto finta di non capire. Ma preferl non insistere: non aveva la forza per
sostenere una discussione. E poi era meglio che Gilraen e Boromir
ritrovassero la loro tranquillit`.
"Gi`, sono sicuro che sarebbe corso da me se avesse sentito che ero in
pericolo. Ma sapeva che c'eri tu con me e che mi avresti aiutato" disse
sorridendo alla donna.
"Penso che siano gi` tutti in sala da pranzo. Il re vorr` parlare di cir che
h successo. Andiamo"
********************************
Il Re entrò nel suo studio chiudendo piano la porta alle sue spalle.
Sulle sue labbra aleggiava un dolce sorriso, era contento di aver visto
Boromir allegro.
Ancora una volta Legolas aveva raggiunto il suo obbiettivo.
"E bravo amore mio... " pensò sedendosi dietro la sua scrivania.
Aveva del lavoro da sbrigare ed era meglio farlo subito, era sicuro che
prima o poi qualcuno sarebbe andato a cercarlo.
Legolas entrò nello studio poco tempo dopo. Aveva un gran sorriso stampato
sul viso e si avvicinò lentamente al suo amato prima di sedere sulla
scrivania proprio davanti a lui.
"Allora, sono stato bravo?"
Aragorn appoggiò le mani sulle gambe di Legolas e guardandolo gli sorrise.
Poi gli disse:
- Direi di sì, sei stato bravissimo. -
Gli prese le mani e lo tirò verso di sè. Lo baciò sulle labbra poi disse
ancora:
- Ti meritavi un premio... -
Legolas sorrise ad Aragorn, strofinando il naso contro il suo in un gesto
affettuoso. Quando però sentì dei passi nel corridoio si affrettò ad alzarsi
in
piedi, rendendosi presentabile nel caso qualche servitore stesse arrivando.
Eomer bussò alla porta in modo esitante e poi fece capolino all'interno con
un
mezzo sorriso sulle labbra.
"E' permesso?"
Aragorn guardò sbalordito la figura dell'uomo.
Si alzò in piedi e sorridendo calorosamente all'amico gli disse:
- Eomer... questa sì che è una sorpresa. Quando sei arrivato? -
"Sono arrivato non molto tempo fa" sorrise Eomer, entrando nello studio e
chiudendosi la porta alle spalle dopo aver salutato Legolas che nel
frattempo si era affiancato ad Aragorn.
"Sapevo che saresti stato impegnato e quindi non volevo disturbarti".
Aragorn si avvicinò e mise una mano sulla spalla ad Eomer.
- Non sai quanto mi faccia felice la tua presenza Eomer, immagino che Eowyn
ti abbia avvertito di quale sia la situazione qui... -
Eomer inspirò profondamente prima di rispondere.
"Si, l'ha fatto. E' per questo che sono qui, sai che non avrei mai potuto
lasciarvi da soli".
Aragorn girò le spalle ad Eomer e tornò a sedersi alla scrivania facendo
segno all'uomo di sedersi a sua volta.
- La situazione ora come ora è normale. Non ci sono più stati omicidi dopo
il primo, ma il male è nell'aria. Qui a palazzo c'è molta tensione, immagino
che tu te ne sia accorto. Ora stiamo aspettando Haldir con i mantelli di
Lorien... ci servono per mettere in atto il nostro piano. -
"Avete già un piano?" Eomer gli chiese, spostando lo sguardo da Aragorn a
Legolas per qualche momento prima di prendere posto a sua volta. "Eowyn non
me ne aveva parlato".
Proprio in quel momento Haldir bussò alla porta e sorrise a Legolas quando
questi gli disse di accomodarsi all'interno.
"Elessar, ci sono alcune cose di cui dobbiamo parlare" esordì il Capitano.
"La mia signora mi ha fatto visita questa notte".
- Bene Haldir, spero siano notizie buone quelle che ci porti da Dama
Galadriel, però aspetta un attimo, Eomer deve essere messo al corrente delle
decisioni prese. -
Così Aragorn raccontò ad Eomer quanto deciso la sera prima.
Alla fine aggiunse:
- Mi rendo conto che il piano può essere pericoloso, ma non abbiamo altre
scelte purtroppo.. -
Il Maresciallo sospirò profondamente, passandosi una mano sul viso prima di
parlare. Sapeva che era necessario, sapeva anche che lei era un guerriero ma
l'idea di mandare una donna sola là fuori non gli andava giù. Eppure tentò
di non dire niente ancora. Doveva sentire cos'aveva da dire Haldir.
"Che notizie ci porti, amico mio?"
"Innanzitutto io e Rumil abbiamo trovato i mantelli questa mattina" iniziò
l'elfo con cautela. "E poi... la mia Signora non è stata molto chiara, ma
pare che quest'essere che combattiamo potrebbe essere di carne, esattamente
come noi. Ha le sue debolezze e lei pensa che possiamo sconfiggerlo".
Legolas si trovava ancora in piedi accanto ad Elessar quando gli sembrò che
qualcosa o qualcuno l'avesse colpito in pieno petto. Fu scaraventato
all'indietro, verso la parete. Riuscì soltanto a distinguere una parola tra
il chiacchiericcio che sembrava esserci nella sua testa: Faramir.
Tutto ad un tratto però la vista gli si appannò, e poi l'elfo precipitò
nell'oscurità.
Eomer aveva osservato con orrore quella scena e ancora non se ne capacitava.
Sembrava che qualcosa avesse afferrato Legolas e gli avesse fatto battere la
testa contro il muro. Il Maresciallo non si perse d'animo però e balzò in
piedi, correndo ad inginocchiarsi accanto all'elfo.
Aragorn restò per un attimo immobile, poi corse al fianco di Eomer e prese
Legolas tra le braccia.
Gli accarezzò i capelli sulla fronte, poi guardando Eomer disse:
- Vai a chiamare qualcuno, ora, subito! - non si rese conto che stava
urlando.
Eomer stava per precipitarsi fuori quando vide che
Gandalf stava recandosi proprio allo studio di
Aragorn.
"Legolas sta male! Abbiamo bisogno d'aiuto!" gli
disse, cercando di farlo affrettare.
Legolas nel frattempo aprì gli occhi, anche se non
riusciva a mettere a fuoco chi si trovava di fronte a
lui. La testa gli faceva male e sentiva qualcosa di
umido e caldo su di essa: sangue.
Nonostante non potesse vederlo, Legolas sapeva che
Aragorn era con lui, riusciva a percepire la sua
presenza.
Gandalf rientrò nello studio di Aragorn seguito da Eomer e subito si
inginocchiò accanto a Legolas.
Gli mise una mano sulla fronte e pronunciò poche parole ma decise, parole
che conosceva solo lui.
Una luce inondò Legolas...
- Cosa stai facendo? - chiese Aragorn.
Non aveva mai dubitato di Gandalf, ma ancora non riusciva a fidarsi di
nessuno. Qualcuno aveva fatto del male a Legolas, non lo poteva sopportare.
L'Istaro sorrise ad Aragorn e gli appoggiò una mano sulla spalla.
Poi lo guardò e gli disse:
- E' solo un piccolo incantesimo per farlo stare meglio Aragorn, niente di
che. Dove sono gli altri elfi? -
Quando entrò nella stanza con Elrohir stretto tra le braccia la scena che
vide non servì certo a calmarlo.
- Gandalf... - mormorò.
L'Istaro si alzò dal fianco di Legolas e fece cenno a Boromir di sdraiare
Elrohir sul divano.
L'uomo lo fece subito, ed ancora una volta Gandalf mormorò qualche parole
appoggiando una mano sulla fronte di Elrohir ed anche lui fu circondato da
una luce.
Aragorn sorrise a Legolas. Si sentiva sollevato.
Gli accarezzo dolcemente la guancia poi gli disse:
- Mi hai fatto prendere un bello spavento amore mio... -
Eomer si voltò di scatto quando sentì la porta aprirsi, ma si rilassò quando
vide Boromir che portava in braccio uno dei figli di Elrond. Si fece da
parte e lasciò che l'Istaro lo curasse.
Haldir dal canto suo non aveva avvertito che un leggero fastidio alla testa.
Anni di esercizi con i suoi signori a Lorien lo avevano rafforzato e così
aveva chiuso la mente non appena quella voce aveva iniziato a parlare,
bloccandola fuori in modo che non potesse agire su di lui
"Dovremmo affrettarci" Legolas disse dopo un pò, dato che ormai gli altri
sembravano essere soltanto un pò deboli. Si augurò brevemente che le cose
tra Boromir e Gilraen si fossero risolte ma visto che nè la donna nè Faramir
erano presenti sembrava che purtroppo la situazione fosse ancora piuttosto
complessa.
"Il male continua a diffondersi e questo attacco ne è la prova. Qualcuno di
noi è più debole degli altri. A chi è che stava mandando quei messaggi
telepatici?"
Elladan annuì subito a Rumil, e si alzò in piedi, anche se a fatica. Lo
aiutò a fare lo stesso, perchè sembrava che fosse più malridotto di lui, e
poi aprì la porta.
"Andiamo".
Erano ancora barcollanti quando entrarono nello studio di Aragorn.
Gandalf andò verso di loro e li fece sedere su due sedie cercando di
alleviare il dolore ad entrambi.
"Aiutami ad alzarmi, sto bene" tentò di rassicurarlo l'elfo, porgendogli una
mano per farsi aiutare.
Aragorn prese la mano di Legolas e lo aiutò ad alzarsi.
Poi lo fece sedere sulla sua sedia:
- Hai bisogno di qualcosa? - gli chiese con ansia.
Haldir si precipitò dal fratello quando lo vide entrare, un'espressione
preoccupata sul volto. Per un momento si era completamente dimenticato di
lui.
"Stai bene? State.. entrambi bene?"
Rumil guardò Haldir e gli sorrise stancamente:
- Sì, più o meno... - rispose con un filo di voce.
"Si... ho bisogno di te" gli sussurrò Legolas con un
debole sorriso, guardandolo dritto negli occhi.
Aragorn sorrise dolcemente a Legolas e gli accarezzò una guancia.
Avvicinò di più il volto a quello dell'elfo e gli sussurrò:
- Sono qui... - e gli baciò dolcemente le labbra incurante di tutte le
persone presenti nella stanza.
Haldir si accovacciò accanto al fratello, nei suoi
occhi un'espressione preoccupata.
"Devi riposare, sei sempre stato sensibile a certe
cose..."
Rumil guardò Haldir e gli disse:
- Stai tranquillo, ora passa... - poi guardò l'elfo al suo fianco e gli
appoggiò una mano sul braccio - Elladan... -
Elladan dal canto suo aveva chiuso gli occhi e stava
tentando di tornare in sè.
Legolas dal canto suo sorrise contro le labbra di Elessar, allacciando le
braccia intorno alla sua vita e tirandolo a sè.
Aragorn restò al fianco di Legolas e smise di parlare. L'elfo aveva bisogno
di rilassarsi.
Haldir non sembrava affatto tranquillo, e alzò un sopracciglio per
puntualizzare il fatto che non credeva per niente alle parole del fratello.
Quando sentì la voce di Rumil, Elladan si voltò nella sua direzione, aprendo
gli occhi di pochissimo con aria estremamente stanca.
"Come stai?" gli mormorò, e poi:"Ci sono altri che stanno male come noi?
Elrohir?"
Rumil faceva ancora fatica a respirare... si sentiva stanco, sfinito... non
sarebbe stato in grado di alzarsi.
Capì che Haldir aveva intuito che ancora stava male, ma cercò di
concentrarsi e di rialzarsi un pò dal divano.
Guardò Elladan e gli disse:
- Sto bene tranquillo... a quanto vedo Legolas e con Elrohir ci sono Gandalf
e Boromir.-
Aragorn guardò Legolas, poi disse:
- Non lo so... - si guardò intorno e continuò - signori credo sia il caso di
avviarci in sala da pranzo ora, almeno chi se la sente. Dobbiamo procedere
con il nostro piano, oppure cambiarlo alla luce degli ultimi avvenimenti.
Chi se la senta si avvii. -
Poi tornò a concentrarsi su Legolas e gli chiese:
- Ce la fai? -
Elladan si alzò in piedi a quelle parole, notando che Eomer aveva annuito ad
Elessar e si era avviato verso la sala da pranzo. Suo fratello non sembrava
star male dopo l'incantesimo di Gandalf, ma non sapeva se fosse il caso di
andare di là da solo, così lanciò un'occhiata a Rumil.
Haldir nel frattempo rimase ad aspettare il fratello: non sarebbe andato
senza di lui.
Legolas sorrise di nuovo ad Elessar, carezzandogli brevemente una guancia
prima di voltarsi verso la porta.
"Andiamo?"
Aragorn prese la mano di Legolas e i due si avviarono fuori dalla porta.
Rumil guardò Elladan poi gli chiese:
- Vuoi restare con lui finchè non si riprende? -
Gandalf guardò i due poi disse ad Elladan:
- Vai con loro, resto io con lui, stai tranquillo. -
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