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Middle Earth Heroes -- Vers.1
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by:Gilraen
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Gilraen era sprofondata in un abisso d'oscurità. Le sembrava di affogare e
ormai boccheggiava quando qualcuno sembrò accendere la luce. Sentì un calore
pervaderle il corpo e tutto ad un tratto pensò che forse non sarebbe morta.
Pian piano cominciò a respirare regolarmente, sapendo che era stato solo un
brutto incubo. Ricordava tutto fino a quando non aveva sentito un respiro
gelido sul collo. Da quel punto in poi si era cancellato tutto.
Quando riaprì gli occhi sbattè le palpebre un paio di volte, non capendo
dove si trovasse. Era bianca come un cencio, con dei grandi cerchi neri
sotto agli occhi e il volto madido di sudore.
Avrebbe voluto parlare, gridare per chiedere aiuto ma non ci riusciva.
Nessun suono proveniva dalla sua gola.
Provò allora a muovere le braccia e le gambe ma sembrava che il suo corpo si
stesse ribellando a lei, perchè non riusciva a spostarle nemmeno di un
centimetro.
Cosa stava accadendo?
Con gli occhi trovò Boromir accanto a lei e provò a sorridergli, incapace di
fare qualsiasi altra cosa. Con gli occhi cercò si esprimere la confusione
che sentiva, sperando che lui le spiegasse qualcosa.
Boromir si avvicinò a Gil e prese un panno pulito per asciugarle la fronte.
Le sorrise dolcemente poi le disse:
- Cerca di stare tranquilla, va tutto bene. I guaritori e Sire Elrond hanno
fatto un ottimo lavoro per guarire la ferita ma devi cercare di riposare.
Vista la scena Gandalf si avvicinò al letto della giovane e appoggiandole la
mano sulla fronte mormorò alcune parole.
Poi sorrise alla donna:
- Grima ti ha colpita Gilraen. Era lui a portare il male. Ora è al sicuro
nelle prigioni, guardato a vista. Hai fatto un ottimo lavoro. -
"Gr--grazie" riuscì infine a mormorare la guerriera ad entrambi, un mezzo
sorriso stanco sulle labbra. Dunque era Grima che li aveva attaccati? E a
che pro?
*L'hanno interrogato?* chiese dopo poco, e con molta fatica, a Boromir con
la mente, grazie a quel sottile filo che li legava per via del loro amore.
Lui era una delle poche persone con le quali poteva parlare con la mente
eppure leggere le menti altrui non era un potere che aveva ereditato. Sapeva
che Boromir non le avrebbe potuto rispondere allo stesso modo ma visto che
non riusciva a parlare allora quello era l'unico espediente che poteva usare
per chiedergli informazioni.
Boromir prese tra le sue una mano di Gilraen e le accarezzò la fronte.
- No, non credo lo abbiano ancora interrogato. Ora Aragorn si trova nel suo
studio con Elrond e credo che per interrogare Grima sia necessaria la
presenza del Re. -
Poi si alzò e baciò dolcemente la fronta della donna.
- Gil ora però devi riposare, io non me andrò da qui, stai tranquilla. -
Gilraen chiuse gli occhi, stringendo con la poca forza che aveva la mano di
Boromir. Ora che le aveva detto che sarebbe rimasto lì con lei si sentiva un
pò più tranquilla. Quasi senza accorgersene scivolò in un sonno profondo
poco dopo.
Boromir chiuse gli occhi e tenne stretta la mano di Gilraen. Poi guardò
Gandalf e sorridendo gli disse:
- Grazie... -
Gandalf ricambiò il sorriso e si sedette a sua volta dall'altro lato del
letto. Preferiva restare lì per ogni evenienza.
Faramir uscì dalle cucine con una fetta di pane in bocca e un vassoio in
mano: aveva messo sopra un sacco di roba. Boromir avrà avuto fame e forse
anche Gandalf.
Arrivo alle Case di Guarigione barcollando e a stento aprì la porta. Si
avvicinò al fratello e all'Istari: "Tenete, sono arrivate le provviste!"
Poi guardò Gil: "Come sta? Si è ripresa?"
Poco dopo l'ingresso di Faramir, Gilraen aprì gli occhi, sentendo rumori
estranei nella stanza. Si guardò intorno, rilassandosi solo quando vide che
si trattava di Faramir. Non c'era da aspettarsi niente di male comunque,
visto che Boromir era là per vegliare su di lei, giusto?
Faramir vide che Gil lo guardava e le sorrise: "Ehi, ci hai fatto prendere
un bello spavento, sai? Non lo fare più mi raccomando, ormai sei grande e
devi badare da sola a te stessa!"
Gil gli sorrise e provò di nuovo a parlare. La voce era gracchiante ma
almeno stavolta riusciva a comunicare.
"Mi dispiace".
"No, non dispiacerti" Faramir si avvicinò e le sfiorò la guancia "Quando si
vuol bene ad una persona si fa di tutto per aiutarla."
Faramir tornò alle Case di Guarigione rimuginando su quello che era
successo.
Si mise a sedere accanto a Boromir e gli raccontò tutto.
"Boromir, noi dobbiamo parlare con Imrahil e dirgli di smetterla di mettere
sua figlia all'asta. Insomma, tu hai visto meglio di me quello che hanno
fatto alla mamma. Certo, mamma e papà si amavano benché il loro fosse stato
un matrimonio combinato. Ma lo stress cui l'avevano sottoposta a Dol Amroth
in tutti quegli anni l'aveva debilita. Già sono di costituzione cagionevole
le donne di quella famiglia..."
"Non dire bugie" gracchiò Gilraen, un'espressione oltraggiata sul volto.
Ricordava benissimo tutto quello che Boromir le aveva detto sui suoi
genitori e sapeva che lui non avrebbe tollerato che si offendesse la memoria
di suo padre a quel modo.
"Tuo padre l'amava".
"Non ho mai neanche pensato che mio padre non amasse mia madre. L'ho visto
soffrire per la sua morte." Faramir sorrise a Gil: "Il matrimonio dei nostri
genitori fu programmato, ma loro due si sono amati moltissimo. Ciò non
toglie che, in quella città, trattino le donne come merce di scambio. Guarda
Lothi: le hanno imposto come marito un re, e lei ha solo 20 anni. Come può
una ragazzina sopportare tutto questo? E' crollata dopo l'incontro con Eomer.
E sapete perché? Perché le hanno riempito la testa di cosa fare e non fare,
di cosa era giusto o sbagliato. Le hanno fatto imparare una parte, senza
pensare a come Eomer avrebbe reagito. L'hanno mandata al macello da sola."
"Da quello che so c'era solo una promessa, non un accordo scritto..."
rispose Gil, cercando di tirarsi su a sedere senza riuscirci e facendo una
smorfia di dolore. "Eomer non ha costretto nessuno e tantomeno sembrava
molto contento l'ultima volta che ne parlammo".
"Aspetta ti do una mano" disse Faramir correndo verso il letto "No, infatti.
Eomer è una vittima come lei. Solo che lui può opporsi, come sta facendo,
mentre Lothi è vittima di suo padre. Se non è Eomer, sarà qualcun altro" Si
rivolse a Boromir: "Tu conosci Imrahil. E' un grande condottiero, un
guerriero eccezionale, ma pensa che per una principessa la cosa migliore sia
sposare un uomo ricco e potente, possibilmente re"
Boromir osservò la scena, ascoltò le parole del fratello, vide il via, vai
di persone e si infuriò.
Guardò Faramir, cercò di riprendere il controllo e di dare un tono
tranquillo alla sua voce.
- Gilraen ha bisogno di riposare. - iniziò - Non ho intenzione di
intromettermi in faccende che riguardano Imrahil. Sua figlia è grande
abbastanza per opporsi alla volontà di suo padre così come Eomer lo è per
decidere chi sposare! Capisco l'affetto che ti lega a quella ragazza Faramir,
ma non intrometterti in questa faccenda. Ci mancherebbe solo che Imrhail,
proprio perchè un grande guerriero, arrivi a pensare che in qualche modo
Elessar e Gondor vogliano opporsi a lui. Abbiamo già abbastanza problemi
così. -
Poi si alzò ed iniziò a camminare nella stanza. Si bloccò di colpo e fisso
il fratello con uno sguardo glaciale.
- Inoltre, non voglio più sentire falsità sul rapporto tra i nostri
genitori. Nostro padre amava nostra madre. E la amava molto... non sarà
stato l'uomo più saggio del mondo, non sarà stato leale durante la Guerra
dell'Anello, gli si possono attribuire molti difetti. Ma non ho mai sentito
nessuno dire che non amava nostra madre e non oso sentirlo dire da te! -
Gandalf osservò la scena e quando vide Boromir così arrabbiato si avvicinò a
lui.
Gli mise una mano sulla spalla e gli disse:
- Penso che Faramir abbia capito il tuo punto di vista. Come dicevi tu però
ora Gilraen ha bisogno di riposo. Perciò calmati, siediti o ti faccio
riaccompagnare a Palazzo. -
Boromir fece quello che Gandalf gli aveva detto, poi scrutò il volto di
Gilraen.
Sperava solo di non averla fatta arrabbiare era stato molto stupido.
Le prese una mano, la guardò negli occhi e le disse:
- Scusami... -
ilraen sorrise a Boromir e gli strinse debolmente la mano. No, decisamente
non era arrabbiata con lui. Perchè avrebbe dovuto? Dopotutto lo conosceva
fin troppo bene e sapeva che quella sarebbe potuta essere la sua reazione
alle notizie portate da Faramir e alle sue illazioni sui loro genitori. La
famiglia veniva prima di tutto per Boromir e lui ne avrebbe difeso l'onore
anche con la vita se necessario.
"Sto bene, non scusarti" gli disse, risultando poco convincente persino a se
stessa. Si era stancata, quella era la verità. Avrebbe voluto scostare le
coperte e controllare se le fasciature erano intrise di sangue ma non voleva
allarmare Boromir, così restò immobile, nascondendo le sue preoccupazioni.
Faramir osservò tutta la scena con calma: si sentiva di troppo ormai in
quella stanza, in quel palazzo, forse in quella stessa famiglia. Gli faceva
male ma doveva accettarlo.
"Scusami Boromir, penso che tu abbia frainteso le mie parole. Non ho mai
pensato che papà e mamma non si amassero. Penso che non mi crederai ma è
così. E scusami anche per Imrahil: no, non mi intromettero nella faccenda.
Penso che non mi intrometterò più in nessuna faccenda. Oggi, nel giro di
poche ore, sono stato incapace di aiutare Gil, ho offeso Eomer e quasi
Imrahil, ho disturbato il riposo di Gil, ti ho fatto arrabbiare quando
avresti bisogno solo di riposo e, come se non bastasse, ho offeso la memoria
dei nostri genitori". Cercò di sorridere, malgrado le lacrime che avevano
cominciato a scorrergli sulle guance: "Non c'è male per uno che doveva
diventare Sovrintendente. Sai, è un bene per Gondor che tu sia tornato. Io
non sarei mai stato degno di questa carica. Oggi ho dimostrato in pieno che
nostro padre aveva ragione: io non sono degno neanche di considerarmi tuo
fratello. Quando Gil è stata ferita, io non ho fatto altro che tenerle la
mano. Bell'aiuto! Tu invece senza pensarci l'hai presa in braccio e sei
corso qua. E' solo per merito tuo se è viva. Fossi stato io al tuo posto,
l'avrei fatta morire e basta."
Il dolore ricominciò a crescere in lui, forte come una tempesta. Doveva
andarsene lontano, non poteva più stare lì. Quella non era più casa sua...
ammesso che lo fosse mai stata.
"E poi" continuò con la voce ormai strozzata dai singhiozzi "non importa che
tu mi dica che papà amava la mamma. Lo so, e sai perché lo so? Perché me lo
diceva lui. Quando tu eri morto, lui mi urlava in viso che la sua famiglia
eravate tu e la mamma. Io ero e sarò sempre un estraneo!"
Detto questo corse fuori dalle Case di Guarigione. Corse avanti finché non
si ritrovo in città, poco lontano da dove Gil era stata assalita. Si fermò a
riprendere fiato. No, lui in quel palazzo non ci sarebbe tornato mai più. La
sua vita non era lì.
Quando però Faramir si arrabbiò e lasciò la stanza in lacrime Gilraen guardò
Boromir con aria affranta.
"Stringimi, ti prego" gli mormorò. "Stanno impazzendo tutti..."
Boromir strinse a sè Gilraen e le baciò dolcemente la testa.
Il suo animo però era tormentato... era preoccupato per Faramir.
Era passata poco più di un'ora da quando le guardie avevano visto correre
via Lord Faramir in lacrime, quando lo rividero tornare verso di loro.
Zoppicando e con la mano sul fianco. Si avvicinò e notarono allarmati il
sangue che gli gocciolava dal fianco, il labbro tumefatto e un livido che
stava cominciando ad apparire sulla guancia.
"Non è niente, non preoccupatevi." disse a quelli che si stavano avvicinando
per aiutarlo "Mi sono dovuto difendere da dei ladri. Ora vado alle Case di
Guarigione per farmi controllare"
Rifece zoppicando la strada di poco prima. Era successo tutto in un attimo:
si era fermato in una taverna a bere qualcosa. Aveva bevuto quattro o cinque
bicchieri, forse di più. Poi era uscito e si era trovato davanti cinque
uomini armati che gli avevano intimato di dare loro tutto quello che aveva.
Non si era fatto prendere dal panico. Aveva sguainato la spada e li aveva
affrontati. Ne aveva colpiti quattro e stava affrontando l'ultimo...ma i
suoi sensi offuscati dall'alcool non gli avevano fatto notare un altro uomo
che l'aveva colpito alle spalle, al fianco sinistro. Per fortuna era subito
riuscito a colpirlo con una gomitata e la ferita non era stata profonda come
poteva essere se avesse affondato tutto il coltello. Ma la ferita gli
provocò dei dolori tremendi alla gamba che lo avevano costretto a chinarsi.
Ne aveva approfittato l'ultimo uomo, che lo aveva colpito con un calcio al
volto. Era arrivata della gente e i ladri erano scappati. Lui si era alzato
in piedi a fatica e, malgrado l'interessamento della gente, si era diretto
al palazzo. Non era più casa sua, ma era ferito e non sapeva dove andare.
Non avrebbe voluto andare alle Case di Guarigione, ma non poteva più
sopportare il dolore. Così rientrò nella stanza di Gil. Agli sguardi degli
altri, perplessi per averlo visto uscire piangendo di lì poco prima o per
vederlo ora sanguinante e pesto, rispose accennando un lieve sorriso:
"Scusatemi se sono tornato a disturbarvi ma ho avuto un piccolo problema.
Spero che Gandalf possa risolverlo" Tacque un attimo: "Perdonatemi per
prima. Deve essere stata la stanchezza di questi giorni a farmi sragionare".
Si voltò verso l'Istari: "Mithrandir, vorresti venire in un'altra stanza per
dare un'occhiata a questa ferita? Ho già disturbato abbastanza Gil e Boromir
per oggi".
Tranne per la ferita e per le contusioni, Faramir sembrava lo stesso di
sempre. Ma a guardarlo bene si notava che i suoi occhi erano spenti: la
gioia di vivere che l'uomo aveva recuperato lentamente dopo la fine della
guerra era sparita. Il suo sguardo era tornato ad essere quello di un tempo,
quando Denethor lo mandò a morire sui campi del Pelennor.
"Capisco..." disse Eomer quietamente, giocherellando con un lembo della sua
tunica. "Non c'è bisogno di essere *costruiti* al mio cospetto, è risaputo
che preferisco le persone genuine invece di quelle che vogliono apparire a
tutti i costi quelle che non sono
"Se è per questo dovrei confessare che il Re di Rohan è un uomo che fino a
pochi anni fa adorava girare nudo per il castello e che ora per via
dell'etichetta deve limitarsi a camminare scalzo, un re che preferisce una
corsa a pelo sul suo cavallo invece di andare a una cena con importanti
uomini di Stato" rispose Eomer. "Non sono queste le caratteristiche che
fanno un buon re o una regina, anche se bisogna attenersi a una stretta
disciplina per il bene del regno".
Gandalf si alzò per accompagnare Faramir in un'altra stanza, ma Boromir lo
bloccò con un gesto.
Si avvicinò al fratello gli mise un braccio intorno alle spalle e lo fece
sedere al suo posto.
Lentamente si inginocchiò davanti a lui e si passò una mano nei capelli, poi
guardò il fratello.
- Stammi bene a sentire a zuccone, - e gli diede un leggero colpettino sulla
testa - immagino quello che ti passa per la testa. Scusami se prima sono
stato troppo brusco, ma sai cosa mi succede quando si tocca la mia famiglia.
Ed ora tu e Gil siete la mia famiglia. Ed ora ascoltami perchè non mi
ripeterò più: tu prova solo a farti venire la malsana idea di lasciare Minas
Tirith e ti giuro che verrò a cercarti anche in capo al mondo. E quando ti
troverò non passerai dei bei momenti credimi... Faramir tu devi restare, io
ho bisogno di te, della tua forza e del tuo amore. Tu sei indispensabile
qui, per me, per Gil e per tutte le persone che ti vogliono bene. -
Poi si girò a guardare Gandalf.
- Gandalf ti prego... -
L'Istaro si avvicinò e si curvò a sua volta su Faramir.
Controllò la ferita poi pose le mani su di essa.
Faramir sentì che il dolore si affievoliva e poi spariva del tutto.
Il sangue aveva smesso di scorrere e poteva muovere di nuovo la gamba senza
spasmi orribili.
Le parole di Boromir invece gli avevano allentato un po' il peso sul cuore,
ma non del tutto.
"Boromir, io ti ho sempre invidiato per molte cose: per la tua forza, per il
tuo coraggio, per la tua fierezza. Tutte cose che a meno non interessavano.
Ma di una ti ho sempre invidiato più delle
altre: tu ti ricordi la mamma. Io ho solo delle apparizioni fugaci nella
mente e degli oggetti che le appartenevano. Ma non so altro.
Quando chiedevo a te e a papà di lei non volevate mai parlarmene, perché
soffrivate troppo. Ma anch'io soffrivo, perché non la ricordavo. Allora
ascoltavo i discorsi della servitù. Da loro ho appreso tutto quello che ho
detto prima. Non ho mai saputo se fosse vero o falso perché voi non me ne
avete mai parlato." Le lacrime ripresero a scendergli sulle guance. "Mi
dispiace averla offesa, Boromir, ma io non ricordo niente di lei. E' come se
non fosse mai esistita per me."
Boromir scosse lentamente il capo, poi attirò a sé Faramir abbracciandolo.
- Hai ragione, io e nostro padre abbiamo sbagliato. E' stato ingiusto da
parte nostra non parlarti di lei, ma sono pronto a rimediare ai miei errori.
-
Si alzò in piedi e lo guardò con aria seria.
- Ora però non pensi che sia il caso di andare a riposare? Hai il volto
esausto Faramir. -
Gilraen guardò Faramir come se fosse un fantasma, gli occhi larghi dalla
sorpresa. Cosa gli era successo, era forse impazzito?
Lasciò che i due fratelli parlassero, socchiudendo gli occhi e sospirando
tra sè e sè. Il dolore non era ancora forte ma cominciava a farsi sentire di
nuovo.
Faramir si pulì gli occhi e sorrise al fratello: "D'accordo, ma mi devi fare
una promessa. Domani mattina vengo a portarti la colazione e poi fili a
letto un po' anche tu: Hai detto che tu e Gil siete la mia famiglia, non
fatemi preoccupare tutti e due." Poi lo abbracciò: "Ti voglio bene,
fratellone, e perdona le mie parole di prima."
Poi si chinò su Gilraen e la baciò sulla fronte: "Perdonami anche tu, dolce
amica, e riposa bene"
Ringraziò l'Istari: "Grazie per l'aiuto, Gandalf"
Poi si diresse verso il palazzo. Ma prima di andare in camera sua doveva
sfogarsi con qualcuno. Aveva ancora un peso sul cuore e riguardava il
rapporto tra Boromir e Gil. Non poteva parlarne con loro, non ancora. Gil
soffriva ancora delle ferite, doveva aspettare qualche altro giorno. Legolas
sarà stato con Aragorn... e non era il caso di disturbarli. Un nome si fece
strada nella sua testa, quello del suo migliore amico. Ma la situazione era
grave: avrebbe accettato Eomer di parlargli dopo quello che era successo?
Boromir sorrise al fratello, poi gli disse:
- Accetterò volentieri la colazione ed in quanto a dormire... - indicò la
sedia - qui starò più che comodo. Uscirò da questo posto quando uscirà Gil.
-
Guardò il fratello uscire e si risedette, poi accarezzò la fronte di Gil e
prese una mano tra le sue
Gilraen sorrise a Faramir e poi strinse la mano di Boromir, guardandolo
negli occhi e notando che era stanco.
"Ti amo" gli sussurrò. "Ma hai bisogno di riposo anche tu..."
Boromir ricambiò il sorriso di Gilraen, poi le disse:
- Mi farò preparare una branda qui... starò comodissimo, non preoccuparti
per me. -
"Sei sicuro?" chiese ancora lei, alquanto preoccupata dalla stanchezza che
leggeva negli occhi del suo amato. "La stanzetta qui a fianco è libera e
comunica con questa, potresti dormire là, almeno avresti un comodo letto a
disposizione invece che una piccola branda..."
Boromir sorrise a Gilraen.
- Amore mio dovranno portarmi via con la forza. Io non mi muovo. Ed ora da
brava bimba, chiudi gli occhi e riposa... -
Gil strinse di nuovo la mano di Boromir prima di annuire e dirgli ancora una
volta piano quanto lo amasse. Poco dopo dormiva di nuovo profondamente.
Dopo poco che Gil chiuse gli occhi portarono una brandina per Boromir.
L'uomo si alzò e guardando Gandalf gli disse:
- Ora puoi tornare a Palazzo. Mi sembra che ti stia meglio. -
- Sì hai ragione Boromir. Tornerò domani mattina. - rispose l'Istaro.
- Grazie di tutto Gandalf. -
Gandalf appoggiò una mano sulla spalla di Boromir poi sorridendo lasciò le
Case di Guarigione.
Boromir accarezzò i capelli di Gilraen e le diede un bacio sulla fronte.
Poi si sdraiò sulla brandina e subito cadde in un sonno profondo.
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