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Faramir uscì pensieroso dalle Case di Guarigione, dirigendosi a passi spediti verso il palazzo. Doveva assolutamente sfogarsi con qualcuno...
Vide in giardino Legolas ma era impegnato a parlare con Elladan e non volle disturbarli.
Entrò nella Sala da Pranzo e chiese ai servi dove si trovassero le persone che erano nella stanza fino a poco prima. Eomer era con Lothiriel e sapeva che non era il caso di disturbarli. Il re era nel suo studio. Haldir era andato in camera sua per fare un bagno. Sarà il caso di disturbarlo? pensò Faramir tra sé e sé. Tra i due c'era un rapporto amichevole da quando si erano conosciuti tempo prima. Era la persona adatta per questo sfogo? Sicuramente era famoso per mantenersi calmo davanti alle peggiori situazioni, quindi avrebbe potuto consigliarlo. Anche se di consigli Faramir sentiva di non aver bisogno.
Si avviò verso la stanza e bussò dolcemente, sperando di non recargli troppo disturbo.

L'elfo aveva appena finito di rivestirsi quando qualcuno bussò alla sua porta. I suoi lunghi capelli biondi erano ancora umidi e così alzò gli occhi al cielo, chiedendosi chi mai potrebbe essere andato a disturbare a quel modo. Pensando che fosse Elrohir, Haldir si impose la calma, non voleva certo dargli adito di vittimizzarsi ancora di più!
Quando aprì la porta però fu piuttosto sorpreso di trovarsi davanti Faramir.
"E' successo qualcosa?"

Faramir sorrise imbarazzato: "No Haldir, è tutto a posto. Avevo bisogno di parlare con qualcuno e ho pensato a te. Ma vedo che ti disturbo, quindi non mi trattengo oltre. Sarà per un'altra volta."

"Non ho detto che mi stavi disturbando" rispose Haldir, che di solito non si faceva problemi ad esporre le sue idee. "Stà pur certo che ti avrei chiesto di andartene se fossi stato con qualcun altro o comunque troppo impegnato per vederti. Non è questo il caso, puoi entrare se vuoi".

"Grazie" disse Faramir sorridendo apertamente.
Entrò nella stanza e stette in silenzio finché Haldir non chiuse la porta.
"E che... oggi io e Gilraen abbiamo chiarito la nostra situazione oggi e... ed è tutto finito. Avevo bisogno di... di un amico per parlarne" sorrise dolcemente Faramir

Haldir sospirò a quelle parole. Dunque era finalmente accaduto. L'elfo non disse niente per qualche momento, poi andò a sedersi sul divano, facendo cenno a Faramir di raggiungerlo.
"Dimmi tutto".

Faramir si sedette accanto ad Haldir. Chiuse gli occhi... e parlò. Le parole gli uscirono di bocca come un fiume in piena. Raccontò tutto all'elfo: il confronto con Boromir e Gilraen, il conseguente riavvicinamento dei due e infine il dialogo con Gil nelle Case di Guarigione.
Alla fine si fermò: doveva riprendere fiato. Aveva parlato senza fermarsi e ora si sentiva svuotato e più libero.
"Non fa male come pensavo" disse poi sorridendo ad Haldir "Da quando ho capito che dovevo accettare questa situazione per il bene mio, di Gil e di Boromir mi sento libero. E solo. La felicità di mio fratello mi fa sentire la mancanza di qualcuno da amare"

"L'amore non arriva su richiesta, purtroppo" disse Haldir, la voce calma e pacata come al solito. "Noi tutti siamo sottomessi al volere dei Valar, se loro lo vorranno allora anche tu troverai l'amore. Forse il fatto che tu non stia male come tu pensavi significa che non la amavi così tanto e considerando il modo in cui è andata potrebbe essere una fortuna".

"Si ho pensato anch'io, Haldir" annuì Faramir "Io l'amavo, ma forse questo sentimento era nato veramente dal dolore per la morte di Boromir. Sento veramente un grande affetto per lei e lo proverò sempre. Ma non è la passione che c'è tra lei e mio fratello. Quello è l'amore che anch'io vorrei trovare" si voltò verso l'elfo e gli sorrise "se i Valar lo vorranno"

"Arriverà, non preoccuparti" sorrise Haldir. "Guarda me, aspetto da centinaia di anni, ho incontrato non so quante persone delle quali mi sono infatuato, ma so che non facevano per me, quindi non ne ho mai fatto un dramma quando è finita".

"Beh, io ho vissuto solo 36 anni per ora" rise Faramir "E ho sempre creduto di essermi innamorato moltissime volte. Mio fratello diceva che ero un caso disperato: bastava che qualcuno mi sorridesse e io mi prendevo una cotta!"

"So di cosa parli" ridacchiò Haldir. Oh, si. Certo che lo sapeva. Bastava uno sguardo, un qualsiasi segno di disponibilità e quel qualcuno si sarebbe trovato nel letto di un elfo molto affamato. Il giorno dopo avrebbero però trovato un letto vuoto e il loro elfo non avrebbe ricordato nemmeno il loro nome. Qualcuno lo considerava un bastardo per quello, ma Haldir non si faceva tanti problemi. Le sue prede erano tutte persone adulte e consenzienti. Nessun problema allora, no?

Faramir sorrise ad Haldir: conosceva la nomea che l'elfo si portava dietro, ma non lo aveva mai condannato per questo come altri facevano. Faceva l'amore, no? Non c'era nulla di male in quello.
"Ho amato molte donne e qualche uomo, quando ero distaccato nell'Ithilien o a Osgiliath. Non li ho mai illusi e li ho amati per quanto potevo. Ma alla fine quel sentimento si esauriva dolcemente come le onde quando ritornano nel mare dopo essere cadute violentemente sulla riva. Di tutti loro conservo un bel ricordo." Si fece pensieroso: "E' tanto ormai che non amo più nessuno a quel modo..."

"Troverai il tuo qualcuno, non preoccuparti" l'incoraggiò Haldir con un altro sorriso.

"Sì, prima o poi penso di sì" disse Faramir ricambiando il sorriso "E magari anche tu, chissà..." concluse strizzandogli l'occhio.

"Ah io non ho alcuna fretta" rispose Haldir con una scrollata di spalle, alzandosi in piedi per prendere il suo pettine di corno dal comodino e cominciare a sistemarsi i capelli.

"Io invece devo averne per forza" rise Faramir osservandolo mentre si pettinava "Non sono immortale come te e non mi manterrò giovane per sempre"

Ridacchiando in risposta, Haldir si voltò a guardarlo.
"Beh? Allora cosa stai aspettando? Va' a fare conquiste!"

"E chi? Sono tutti accoppiati o quasi in questo palazzo. Devo trovarne qualcuno libero..." sorrise ammiccando in direzione dell'elfo.

"Sono sicuro che troverai qualcuno" rispose Haldir, continuando tranquillamente a pettinarsi i capelli prima di iniziare a intrecciarli.


Faramir si alzò e guardò dalla finestra: "Sì, basta aspettare. Mio fratello ha trovato l'amore a quarant'anni. Succederà anche a me..."

"Per loro era diverso" rispose Haldir. "Viste tutte le volte che hanno litigato direi che sono proprio i Valars a volere quell'unione, altrimenti non mi spiego perchè è così forte".

"No Haldir, non penso che siano solo i Valar a volerlo" disse Faramir "Entrambi si compensano a vicenda, come le due metà esatte di una mela. Si uniscono perfettamente tra loro"

"Eppure non mi è mai successo di vedere una coppia come quella".


"Oh, neanche a me" continuò Faramir mentre guardava dalla
finestra "Per questo li invidio"

"E' stato un grande gesto da parte tua quello di lasciargli vivere la loro vita".

"Sì" rispose l'uomo "un gesto degno del nobile Faramir, avrebbe detto ironicamente mio padre. Ma non potevo fare diversamente. Il loro amore non sarebbe mai cessato e non potevo mettermi in mezzo. So che sono quello che soffrirà meno e che riuscirà a rifarsi una vita. Boromir sarebbe morto di nuovo: Gil è la sua vita."

"E Boromir è la vita di Gilraen, anche se il suo ritorno è stato difficile e se le manchi ancora tu" continuò Haldir, posando la spazzola e andando davanti allo specchio per intrecciare i capelli. "Te lo ripeto, Faramir. Non era destino. So che troverai qualcun altro da amare".

"Sì, Haldir" disse Faramir pensieroso, continuando a guardare fuori dalla finestra. "Prima o poi qualcuno sarà..."

Haldir, approfittando del fatto che Faramir era voltato dall'altra parte, si mise a guardare Faramir. La sera precedente aveva facilmente sedotto Eomer, troppo scosso dagli avvenimenti con Lothiriel per resistergli. Ma con Faramir era diverso. Eomer non si era fatto illusioni sul quel breve incontro e si era fatto promettere che si sarebbero comportati come se nulla fosse successo. Su questo Haldir si era trovato assolutamente d'accordo.
Faramir al contrario era troppo dolce e idealista per lui, aveva paura che da un breve incontro sarebbero potute nascere aspettative inutili e deleterie. Perchè infondo sarebbe rimasto l'incontro di una notte, dopo il quale niente sarebbe cambiato, visto che Haldir non provava niente oltre all'amicizia per Faramir.

"Dalla mia esperienza posso dirti che non bisogna essere troppo ossessivi nella ricerca di un compagno".

Faramir si riscosse dal suo torpore e sorrise a Haldir: "Sì, mio bell'elfo, non bisogna essere ossessivi. Ora mi accontenterei anche di un rapporto fugace. Ho bisogno di amare e di sentirmi amato, per una notte almeno. O anche solo per un'ora..."

"Non sei pronto per questo, Faramir" rispose Haldir, il suo sguardo enigmatico come sempre. "Non è da te e lo sai. Restresti deluso e ferito, non posso farlo".

"Dici che potrei innamorami di te, Haldir?" chiese Faramir "No, di questo puoi star sicuro. Non sono il tipo da andare a letto con la prima persona che passa, ma neanche quello che si innamora dopo la prima volta."

"Non sei nemmeno in uno stato emotivo stabile dopo quello che è successo con Gilraen. Pensaci. Passeresti una notte fantastica, scambiando tenerezze e baci passionali ma il mattino dopo saresti comunque solo. Ancora una volta. Pensi che questo ti farebbe bene?"

"E mi farebbe bene secondo passare la notte da solo a macerarmi lo stesso nel dolore, per poi trovarmi solo lo stesso la mattina?"

"Io non voglio far male a nessuno, Faramir" disse onestamente Haldir. "Anche se non sembra houn cuore e so tenere a bada i miei istinti, quindi non voglio approfittare delle persone che incontro, specialmente se si tratta di amici".

Faramir si avvicinò ad Haldir, gli appoggiò le mani sulle spalle e disse, guardando la sua immagine riflessa nello specchio: "Tu ce l'hai un cuore, Haldir, e molto grande. Sai voler bene agli amici e questa è una cosa eccezionale. Sono io che ho sbagliato a farti fretta." Sorrise ai loro riflessi: "Se un giorno succederà qualcosa, allora sarà il giorno giusto."

Haldir non riuscì a trattenersi: ridacchiò a quelle parole, scuotendo la testa.
"Non credo tu ti renda conto di quello che stai facendo, ma penso tu stai giocando col fuoco.."

Continuando a guardare nello specchio, Faramir rise: "E perché no? A me piace giocare!"

Sentendosi sfidato, Haldir si voltò a guardare Faramir. Il suo volto sembrava essere tornato ad essere quello freddo e determinato del capitano dei Galadhrim, nei suoi occhi brillava una luce strana, impossibile da definire. La sola vista però avrebbe fatto tremare il più coraggioso degli uomini.
Afferrando i capelli di Faramir, Haldir li tirò indietro, avvicinandosi all'uomo e guardando giù sul suo volto.
"Non penso di essermi spiegato bene. Io non credo di riuscire a fermarmi se dovessi perdere quel briciolo di autocontrollo che ancora mi resta."

Faramir represse un moto di paura quando vide lo sguardo dell'altro. Riuscì a riprendere il controllo e a fissarlo in modo freddo, schermando il suo sguardo solitamente dolce: "Io non ti chiedo di fermarti. Sei tu che devi decidere cosa fare adesso."

"Molto bene allora" rispose Haldir in quella sua voce glaciale.
Agli occhi umani sembrava che non si fosse nemmeno mosso, ma con la velocità tipica degli elfi Haldir afferrò i polsi di Faramir, legandoli strettamente con uno dei lacci che stava usando per intrecciarsi i capelli. Prima ancora che il giovane potesse reagire, il Capitano lo spinse sul letto, aprendo un cassetto con velocità impressionante e afferrando una benda nera, che poi gli legò intorno alla testa in modo da coprire gli occhi. In quel momento non era più lui: Faramir se l'era cercata e ora avrebbe scoperto da solo cosa significava sfidare il Capitano dei Galadhrim. Tutto il resto era stato spazzato via, ora c'era soltanto posto per quella sottile vendetta che stava per mettere in atto. L'aveva avvisato e lui non aveva voluto ascoltare. Tanto peggio per lui.
"Se proverai a gridare o anche solo a parlare senza il mio permesso ti verrà infilato in bocca uno straccio col quale ti sarà quasi impossibile respirare" gli sibilò in un orecchio, prima di sfilargli la tunica, quasi strappandogliela di dosso e poi legare i polsi alla testiera del letto.


Faramir sensì il suo cuore aumentare i battiti all'inverosimile. Era paura, ma anche una grande eccitazione. Lo aveva sfidato apposta: sapeva come era Haldir nell'intimità. Dopo quello che era successo in quei giorni non voleva un rapporto tranquillo. Sapeva che non gli sarebbe servito. Doveva arrivare al limite e superarlo: solo così avrebbe potuto tornare quello di un tempo.
Si abbandonò così alla tortura dell'elfo, anche se la parte razionale della sua mente cercava ancora di opporsi.

Per un pò Haldir rimase immobile, cercando d'innervosire Faramir che non poteva nè vedere nè sentire quello che lui stava facendo. Sapeva che l'attesa in quei momenti era pura tortura e quindi non si preoccupò di darsi una mossa. Solo lunghissimi minuti dopo si avviò senza far rumore alla porta. Il suono della chiave che girava nella toppa, intrappolando Faramir all'interno sembrò molto più forte in quel silenzio irreale.
Tornando al letto, l'elfo si preoccupò di spogliare Faramir dei rimanenti indumenti. Rimase ancora un pò a guardarlo, facendo bene attenzione a non fargli sentire dove si trovasse nella stanza e poi prese altri due lacci piuttosto sottili ma molto resistenti. Se Faramir avesse iniziato a opporre resistenza i lacci gli avrebbero lesionato la pelle sulle caviglie. Fu proprio là infatti che Haldir si concentrò. Senza una parola gli legò le caviglie al letto, divaricandogli le gambe il più possibile in modo che l'uomo non si sarebbe potuto muovere per nessun motivo al mondo, lasciandogli accesso alle zone che gli interessavano.
"Adesso il tuo padrone ti insegnerà una cosa o due" sibilò ancora, senza preoccuparsi stavolta di nascondere la sua presenza. Aprendo un armadio, prese da una borsa alcuni attrezzi. Sapeva che Faramir lo poteva sentire e così fece schioccare un frustino un paio di volte nell'aria, giusto per spaventarlo.


Faramir rimase immobile. Una parte di lui si stava preoccupando per quello che sarebbe successo: iniziò a sudare mentre il cuore aumentava i battiti. Provò a muovere i piedi ma il laccio gli segò la pelle e dovette mordersi le labbra per non lamentarsi. Le gambe erano talmente divaricate che temeva che i suoi muscoli si strappassero.
Sentiva però il piacere di essere sottomesso e l'altra parte di lui anelava di sapere cosa sarebbe successo. Cercò quindi di restare buono, malgrado il respiro si fosse fatto più pesante.

Gli occhi di Haldir rimasero freddi mentre studiavano le reazioni di Faramir. Senza alcun preavviso abbassò un frustino lungo e sottile con forza su uno dei capezzoli dell'uomo, guardando la pelle arrossarsi a causa della frustata.


Faramir non poté trattenere che un lamento soffocato gli uscisse dalle labbra. Sapeva quello che lo aspettava, aveva sentito il frustino schioccare nelle mani dell'elfo. Ma la sorpresa lo colse lo stesso. Malgrado fosse legato inarcò lievemente la schiena, scossa da quel dolore.

"Non mi pare che il tuo padrone ti abbia permesso di fiatare..." disse a quel punto Haldir, la voce melodica tenuta bassa di proposito. Questa volta il frustino cadde con maggior forza sul petto nudo di Faramir, lasciando un inequivocabile segno rosso. Subito dopo, sempre per punizione, Haldir gli morse un capezzolo e poi glielo leccò per placare il dolore. Sapeva che se avesse utilizzato una forza appena maggiore avrebbe assaggiato il suo sangue.

Il lamento che Faramir aveva lanciato appena la frusta si era abbattuta nuovamente sul suo petto si trasformò in un mormorio di piacere non appena sentì la lingua calda di Haldir sul suo capezzolo. Un brivido gli scese lungo la schiena: avrebbe voluto essere libero per accarezzare la testa dell'elfo.

"Ho detto silenzio!" sibilò Haldir, che si staccò immediatamente da Faramir e gli frustò ripetutamente i capezzoli col suo frustino, fino a spaccare leggermente la pelle, facendone fuoriuscire qualche goccia di sangue.
"Qui comando io. Io sono il tuo padrone e tu obbedirai a me, altrimenti non ti assicuro che uscirai di qui sulle tue gambe. Ti avevo avvisato su quello che poteva succedere, ora sei in trappola. Hai capito, schiavo?"

"Sì, mio padrone" mormorò Faramir trattenendosi dal lamentarsi nuovamente per il dolore. Sentiva le ferite pulsare sulla sua pelle e sperava di sentirvi sopra la lingua dell'elfo di nuovo. "Farò tutto ciò che volete..."

Allontanandosi ancora da lui, Haldir lo guardò per parecchi minuti, sapendo che Faramir si stava innervosendo e che le ferite dovevano ormai bruciare.
Aprendo un altro cassetto, l'elfo ne tirò fuori una boccettina di liquido, poggiandolo sul comodino. Solo allora iniziò a spogliarsi con calma, senza preoccuparsi di informare il suo schiavo di quello che stava facendo. Quando ebbe finito, salì sul letto, a cavalcioni del corpo di Faramir e rimanendo in ginocchio posizionò le sue parti più intime a diretto contatto col viso dell'uomo.
"Fà vedere al padrone se sei una brava sgualdrina come lui pensa che tu sia".

Faramir non poteva vedere, ma sentì il contatto del pene dell'elfo sulle sue labbra. Sapeva cosa doveva fare.
Tirò fuori la lingua e iniziò a leccarlo facendola scorre dal basso in alto, seguendo le vene che stavano pulsando. Lo faceva lentamente, per assaporare ogni singolo movimento. Poi aprì la bocca e iniziò a succhiarlo, sempre con lentezza.

"Lo sapevo, visto?" rispose Haldir, un sorriso di derisione sulle labbra anche se l'umano non avrebbe potuto vederlo. Lentamente scivolò fuori dalla bocca di Faramir e poi si sporse a prendere la boccetta d'olio. Se ne mise un'abbondante quantità e poi, senza nessun preavviso o preparazione di alcun tipo, penetrò bruscamente il giovane uomo, rimanendo fermo solo quando fu completamente dentro.
Sapeva che gli aveva fatto male e che probabilmente l'aveva ferito, anche se superficialmente. Ma sapeva anche che il dolore sarebbe passato presto, visto che quello che si era messo era olio lenitivo fatto a Lothlorien.

Stavolta Faramir non poté fare a meno di gridare. Il dolore, misto alla sorpresa della penetrazione, lo scosse fin nel profondo. Il suo corpo fu scosso da una serie di brividi, ma lentamente lo sentì scemare sostituito dall'eccitazione. Voleva che Haldir iniziasse a muoversi per portare avanti quel piacere.

Per un attimo Haldir ebbe voglia di alzarsi e lasciarlo là legato come un salame al suo letto, sanguinante e pieno di desiderio. Era difficile che qualcuno lo facesse adirare a quel modo eppure adesso si sentiva arrabbiato. E fu così che iniziò a penetrarlo in modo forzato, senza fermarsi e senza pensare all'essere che giaceva sotto di lui, nè al fatto che gli stava facendo del male o che i legacci gli stavano tagliando polsi e caviglie. Niente di tutto quello gli interessava.

Faramir sentiva il dolore che si mischiava al piacere, e dubitava di riuscire a sopportarlo.
Sentiva la rabbia di Haldir mentre lo penetrava. Capiva di aver esagerato nel trattarlo in quel modo.
"Mi spiace, Haldir..." mormorò mentre si mordeva le labbra.

"Io non sono il giocattolo di tutti" rispose lui con voce rabbiosa, quasi senza pensare. Ma poi subito dopo, cercando di distrarre Faramir, lo baciò e cominciò a imitare con la lingua i movimenti che stava facendo dentro di lui. Aveva detto troppo, non voleva che nessuno pensasse a lui e alla sua vita privata. Non era affare di nessuno, per gli uomini lui doveva essere solo un messaggero di Lothlorien e Capitano dei Galadhrim.

Faramir ricambiò il bacio, ma staccandosi per un attimo riuscì a mormorare: "Ho pensato solo a me e non a te. Per questo mi dispiace..."

"Stà zitto" mormorò Haldir, baciandolo di nuovo per tappargli la bocca mentre continuava a muoversi dentro di lui. Sostenendosi con un braccio poi infilò una mano tra i loro corpi e afferrò l'erezione di Faramir, cominciando a massaggiarla.

Faramir intrecciò la sua lingua a quella di Haldir e iniziò a muovere il suo corpo seguendo il movimento dell'elfo.

Cercando di portarlo all'orgasmo, Haldir iniziò a muovere la mano con un ritmo sempre più forte, aumentando il ritmo dei colpi allo stesso tempo.

Dopo qualche minuto, Faramir venne e si lasciò andare sotto il peso dell'elfo, scosso ancora dai suoi movimenti.

Qualche istante dopo, Haldir arrivò nel corpo dell'uomo, ritraendosi poi con calma, aspettando che il respiro tornasse regolare. Senza mai guardare il corpo sul letto, l'elfo si rivestì completamente, sistemandosi i capelli e poi slegando mani e piedi di Faramir, senza tuttavia togliergli la benda dagli occhi.
"Quando hai finito di rivestirti chiama la cameriera e chiedile di cambiare le lenzuola" disse, aprendo la porta. "Poi potrai andartene".
Chiudendosi la porta alle spalle, Haldir si avviò verso l'esterno. Aveva bisogno di un pò d'aria e così invece dei giardini preferì andare verso le grandi terrazze che davano sui circoli inferiori.

Faramir rimase disteso ancora per qualche minuto, poi lentamente si tolse la benda. Gli dispiaceva aver offeso Haldir, ma stava meglio. Quel misto di dolore e piacere gli aveva fatto bene, ora si sentiva pronto ad affrontare nuovamente la sua vita. Ma l'offesa che aveva fatto ad Haldir poteva essere perdonata? Sospirò: avrebbe dovuto cominciare ad essere meno egoista.
Si rivestì, poi uscì dalla stanza chiedendo ad una cameriera di rifare il letto. Controllò che la donna obbedisse, poi si diresse nella sua camera. Qui si spogliò nuovamente ed analizzò le sue ferite. Niente di preoccupante. Si preparò un bagno per lavarsi e per darsi il tempo di pensare.


 

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