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Middle Earth Heroes -- Vers.1
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Faramir uscì pensieroso dalle Case di Guarigione, dirigendosi a passi
spediti verso il palazzo. Doveva assolutamente sfogarsi con qualcuno...
Vide in giardino Legolas ma era impegnato a parlare con Elladan e non volle
disturbarli.
Entrò nella Sala da Pranzo e chiese ai servi dove si trovassero le persone
che erano nella stanza fino a poco prima. Eomer era con Lothiriel e sapeva
che non era il caso di disturbarli. Il re era nel suo studio. Haldir era
andato in camera sua per fare un bagno. Sarà il caso di disturbarlo? pensò
Faramir tra sé e sé. Tra i due c'era un rapporto amichevole da quando si
erano conosciuti tempo prima. Era la persona adatta per questo sfogo?
Sicuramente era famoso per mantenersi calmo davanti alle peggiori
situazioni, quindi avrebbe potuto consigliarlo. Anche se di consigli Faramir
sentiva di non aver bisogno.
Si avviò verso la stanza e bussò dolcemente, sperando di non recargli troppo
disturbo.
L'elfo aveva appena finito di rivestirsi quando qualcuno bussò alla sua
porta. I suoi lunghi capelli biondi erano ancora umidi e così alzò gli occhi
al cielo, chiedendosi chi mai potrebbe essere andato a disturbare a quel
modo. Pensando che fosse Elrohir, Haldir si impose la calma, non voleva
certo dargli adito di vittimizzarsi ancora di più!
Quando aprì la porta però fu piuttosto sorpreso di trovarsi davanti Faramir.
"E' successo qualcosa?"
Faramir sorrise imbarazzato: "No Haldir, è tutto a posto. Avevo bisogno di
parlare con qualcuno e ho pensato a te. Ma vedo che ti disturbo, quindi non
mi trattengo oltre. Sarà per un'altra volta."
"Non ho detto che mi stavi disturbando" rispose Haldir, che di solito non si
faceva problemi ad esporre le sue idee. "Stà pur certo che ti avrei chiesto
di andartene se fossi stato con qualcun altro o comunque troppo impegnato
per vederti. Non è questo il caso, puoi entrare se vuoi".
"Grazie" disse Faramir sorridendo apertamente.
Entrò nella stanza e stette in silenzio finché Haldir non chiuse la porta.
"E che... oggi io e Gilraen abbiamo chiarito la nostra situazione oggi e...
ed è tutto finito. Avevo bisogno di... di un amico per parlarne" sorrise
dolcemente Faramir
Haldir sospirò a quelle parole. Dunque era finalmente accaduto. L'elfo non
disse niente per qualche momento, poi andò a sedersi sul divano, facendo
cenno a Faramir di raggiungerlo.
"Dimmi tutto".
Faramir si sedette accanto ad Haldir. Chiuse gli occhi... e parlò. Le parole
gli uscirono di bocca come un fiume in piena. Raccontò tutto all'elfo: il
confronto con Boromir e Gilraen, il conseguente riavvicinamento dei due e
infine il dialogo con Gil nelle Case di Guarigione.
Alla fine si fermò: doveva riprendere fiato. Aveva parlato senza fermarsi e
ora si sentiva svuotato e più libero.
"Non fa male come pensavo" disse poi sorridendo ad Haldir "Da quando ho
capito che dovevo accettare questa situazione per il bene mio, di Gil e di
Boromir mi sento libero. E solo. La felicità di mio fratello mi fa sentire
la mancanza di qualcuno da amare"
"L'amore non arriva su richiesta, purtroppo" disse Haldir, la voce calma e
pacata come al solito. "Noi tutti siamo sottomessi al volere dei Valar, se
loro lo vorranno allora anche tu troverai l'amore. Forse il fatto che tu non
stia male come tu pensavi significa che non la amavi così tanto e
considerando il modo in cui è andata potrebbe essere una fortuna".
"Si ho pensato anch'io, Haldir" annuì Faramir "Io l'amavo, ma forse questo
sentimento era nato veramente dal dolore per la morte di Boromir. Sento
veramente un grande affetto per lei e lo proverò sempre. Ma non è la
passione che c'è tra lei e mio fratello. Quello è l'amore che anch'io vorrei
trovare" si voltò verso l'elfo e gli sorrise "se i Valar lo vorranno"
"Arriverà, non preoccuparti" sorrise Haldir. "Guarda me, aspetto da
centinaia di anni, ho incontrato non so quante persone delle quali mi sono
infatuato, ma so che non facevano per me, quindi non ne ho mai fatto un
dramma quando è finita".
"Beh, io ho vissuto solo 36 anni per ora" rise Faramir "E ho sempre creduto
di essermi innamorato moltissime volte. Mio fratello diceva che ero un caso
disperato: bastava che qualcuno mi sorridesse e io mi prendevo una cotta!"
"So di cosa parli" ridacchiò Haldir. Oh, si. Certo che lo sapeva. Bastava
uno sguardo, un qualsiasi segno di disponibilità e quel qualcuno si sarebbe
trovato nel letto di un elfo molto affamato. Il giorno dopo avrebbero però
trovato un letto vuoto e il loro elfo non avrebbe ricordato nemmeno il loro
nome. Qualcuno lo considerava un bastardo per quello, ma Haldir non si
faceva tanti problemi. Le sue prede erano tutte persone adulte e
consenzienti. Nessun problema allora, no?
Faramir sorrise ad Haldir: conosceva la nomea che l'elfo si portava dietro,
ma non lo aveva mai condannato per questo come altri facevano. Faceva
l'amore, no? Non c'era nulla di male in quello.
"Ho amato molte donne e qualche uomo, quando ero distaccato nell'Ithilien o
a Osgiliath. Non li ho mai illusi e li ho amati per quanto potevo. Ma alla
fine quel sentimento si esauriva dolcemente come le onde quando ritornano
nel mare dopo essere cadute violentemente sulla riva. Di tutti loro conservo
un bel ricordo." Si fece pensieroso: "E' tanto ormai che non amo più nessuno
a quel modo..."
"Troverai il tuo qualcuno, non preoccuparti" l'incoraggiò Haldir con un
altro sorriso.
"Sì, prima o poi penso di sì" disse Faramir ricambiando il sorriso "E magari
anche tu, chissà..." concluse strizzandogli l'occhio.
"Ah io non ho alcuna fretta" rispose Haldir con una scrollata di spalle,
alzandosi in piedi per prendere il suo pettine di corno dal comodino e
cominciare a sistemarsi i capelli.
"Io invece devo averne per forza" rise Faramir osservandolo mentre si
pettinava "Non sono immortale come te e non mi manterrò giovane per sempre"
Ridacchiando in risposta, Haldir si voltò a guardarlo.
"Beh? Allora cosa stai aspettando? Va' a fare conquiste!"
"E chi? Sono tutti accoppiati o quasi in questo palazzo. Devo trovarne
qualcuno libero..." sorrise ammiccando in direzione dell'elfo.
"Sono sicuro che troverai qualcuno" rispose Haldir, continuando
tranquillamente a pettinarsi i capelli prima di iniziare a intrecciarli.
Faramir si alzò e guardò dalla finestra: "Sì, basta aspettare. Mio fratello
ha trovato l'amore a quarant'anni. Succederà anche a me..."
"Per loro era diverso" rispose Haldir. "Viste tutte le volte che hanno
litigato direi che sono proprio i Valars a volere quell'unione, altrimenti
non mi spiego perchè è così forte".
"No Haldir, non penso che siano solo i Valar a volerlo" disse Faramir
"Entrambi si compensano a vicenda, come le due metà esatte di una mela. Si
uniscono perfettamente tra loro"
"Eppure non mi è mai successo di vedere una coppia come quella".
"Oh, neanche a me" continuò Faramir mentre guardava dalla
finestra "Per questo li invidio"
"E' stato un grande gesto da parte tua quello di lasciargli vivere la loro
vita".
"Sì" rispose l'uomo "un gesto degno del nobile Faramir, avrebbe detto
ironicamente mio padre. Ma non potevo fare diversamente. Il loro amore non
sarebbe mai cessato e non potevo mettermi in mezzo. So che sono quello che
soffrirà meno e che riuscirà a rifarsi una vita. Boromir sarebbe morto di
nuovo: Gil è la sua vita."
"E Boromir è la vita di Gilraen, anche se il suo ritorno è stato difficile e
se le manchi ancora tu" continuò Haldir, posando la spazzola e andando
davanti allo specchio per intrecciare i capelli. "Te lo ripeto, Faramir. Non
era destino. So che troverai qualcun altro da amare".
"Sì, Haldir" disse Faramir pensieroso, continuando a guardare fuori dalla
finestra. "Prima o poi qualcuno sarà..."
Haldir, approfittando del fatto che Faramir era voltato dall'altra parte, si
mise a guardare Faramir. La sera precedente aveva facilmente sedotto Eomer,
troppo scosso dagli avvenimenti con Lothiriel per resistergli. Ma con
Faramir era diverso. Eomer non si era fatto illusioni sul quel breve
incontro e si era fatto promettere che si sarebbero comportati come se nulla
fosse successo. Su questo Haldir si era trovato assolutamente d'accordo.
Faramir al contrario era troppo dolce e idealista per lui, aveva paura che
da un breve incontro sarebbero potute nascere aspettative inutili e
deleterie. Perchè infondo sarebbe rimasto l'incontro di una notte, dopo il
quale niente sarebbe cambiato, visto che Haldir non provava niente oltre
all'amicizia per Faramir.
"Dalla mia esperienza posso dirti che non bisogna essere troppo ossessivi
nella ricerca di un compagno".
Faramir si riscosse dal suo torpore e sorrise a Haldir: "Sì, mio bell'elfo,
non bisogna essere ossessivi. Ora mi accontenterei anche di un rapporto
fugace. Ho bisogno di amare e di sentirmi amato, per una notte almeno. O
anche solo per un'ora..."
"Non sei pronto per questo, Faramir" rispose Haldir, il suo sguardo
enigmatico come sempre. "Non è da te e lo sai. Restresti deluso e ferito,
non posso farlo".
"Dici che potrei innamorami di te, Haldir?" chiese Faramir "No, di questo
puoi star sicuro. Non sono il tipo da andare a letto con la prima persona
che passa, ma neanche quello che si innamora dopo la prima volta."
"Non sei nemmeno in uno stato emotivo stabile dopo quello che è successo con
Gilraen. Pensaci. Passeresti una notte fantastica, scambiando tenerezze e
baci passionali ma il mattino dopo saresti comunque solo. Ancora una volta.
Pensi che questo ti farebbe bene?"
"E mi farebbe bene secondo passare la notte da solo a macerarmi lo stesso
nel dolore, per poi trovarmi solo lo stesso la mattina?"
"Io non voglio far male a nessuno, Faramir" disse onestamente Haldir. "Anche
se non sembra houn cuore e so tenere a bada i miei istinti, quindi non
voglio approfittare delle persone che incontro, specialmente se si tratta di
amici".
Faramir si avvicinò ad Haldir, gli appoggiò le mani sulle spalle e disse,
guardando la sua immagine riflessa nello specchio: "Tu ce l'hai un cuore,
Haldir, e molto grande. Sai voler bene agli amici e questa è una cosa
eccezionale. Sono io che ho sbagliato a farti fretta." Sorrise ai loro
riflessi: "Se un giorno succederà qualcosa, allora sarà il giorno giusto."
Haldir non riuscì a trattenersi: ridacchiò a quelle parole, scuotendo la
testa.
"Non credo tu ti renda conto di quello che stai facendo, ma penso tu stai
giocando col fuoco.."
Continuando a guardare nello specchio, Faramir rise: "E perché no? A me
piace giocare!"
Sentendosi sfidato, Haldir si voltò a guardare Faramir. Il suo volto
sembrava essere tornato ad essere quello freddo e determinato del capitano
dei Galadhrim, nei suoi occhi brillava una luce strana, impossibile da
definire. La sola vista però avrebbe fatto tremare il più coraggioso degli
uomini.
Afferrando i capelli di Faramir, Haldir li tirò indietro, avvicinandosi
all'uomo e guardando giù sul suo volto.
"Non penso di essermi spiegato bene. Io non credo di riuscire a fermarmi se
dovessi perdere quel briciolo di autocontrollo che ancora mi resta."
Faramir represse un moto di paura quando vide lo sguardo dell'altro. Riuscì
a riprendere il controllo e a fissarlo in modo freddo, schermando il suo
sguardo solitamente dolce: "Io non ti chiedo di fermarti. Sei tu che devi
decidere cosa fare adesso."
"Molto bene allora" rispose Haldir in quella sua voce glaciale.
Agli occhi umani sembrava che non si fosse nemmeno mosso, ma con la velocità
tipica degli elfi Haldir afferrò i polsi di Faramir, legandoli strettamente
con uno dei lacci che stava usando per intrecciarsi i capelli. Prima ancora
che il giovane potesse reagire, il Capitano lo spinse sul letto, aprendo un
cassetto con velocità impressionante e afferrando una benda nera, che poi
gli legò intorno alla testa in modo da coprire gli occhi. In quel momento
non era più lui: Faramir se l'era cercata e ora avrebbe scoperto da solo
cosa significava sfidare il Capitano dei Galadhrim. Tutto il resto era stato
spazzato via, ora c'era soltanto posto per quella sottile vendetta che stava
per mettere in atto. L'aveva avvisato e lui non aveva voluto ascoltare.
Tanto peggio per lui.
"Se proverai a gridare o anche solo a parlare senza il mio permesso ti verrà
infilato in bocca uno straccio col quale ti sarà quasi impossibile
respirare" gli sibilò in un orecchio, prima di sfilargli la tunica, quasi
strappandogliela di dosso e poi legare i polsi alla testiera del letto.
Faramir sensì il suo cuore aumentare i battiti all'inverosimile. Era paura,
ma anche una grande eccitazione. Lo aveva sfidato apposta: sapeva come era
Haldir nell'intimità. Dopo quello che era successo in quei giorni non voleva
un rapporto tranquillo. Sapeva che non gli sarebbe servito. Doveva arrivare
al limite e superarlo: solo così avrebbe potuto tornare quello di un tempo.
Si abbandonò così alla tortura dell'elfo, anche se la parte razionale della
sua mente cercava ancora di opporsi.
Per un pò Haldir rimase immobile, cercando d'innervosire Faramir che non
poteva nè vedere nè sentire quello che lui stava facendo. Sapeva che
l'attesa in quei momenti era pura tortura e quindi non si preoccupò di darsi
una mossa. Solo lunghissimi minuti dopo si avviò senza far rumore alla
porta. Il suono della chiave che girava nella toppa, intrappolando Faramir
all'interno sembrò molto più forte in quel silenzio irreale.
Tornando al letto, l'elfo si preoccupò di spogliare Faramir dei rimanenti
indumenti. Rimase ancora un pò a guardarlo, facendo bene attenzione a non
fargli sentire dove si trovasse nella stanza e poi prese altri due lacci
piuttosto sottili ma molto resistenti. Se Faramir avesse iniziato a opporre
resistenza i lacci gli avrebbero lesionato la pelle sulle caviglie. Fu
proprio là infatti che Haldir si concentrò. Senza una parola gli legò le
caviglie al letto, divaricandogli le gambe il più possibile in modo che
l'uomo non si sarebbe potuto muovere per nessun motivo al mondo,
lasciandogli accesso alle zone che gli interessavano.
"Adesso il tuo padrone ti insegnerà una cosa o due" sibilò ancora, senza
preoccuparsi stavolta di nascondere la sua presenza. Aprendo un armadio,
prese da una borsa alcuni attrezzi. Sapeva che Faramir lo poteva sentire e
così fece schioccare un frustino un paio di volte nell'aria, giusto per
spaventarlo.
Faramir rimase immobile. Una parte di lui si stava preoccupando per quello
che sarebbe successo: iniziò a sudare mentre il cuore aumentava i battiti.
Provò a muovere i piedi ma il laccio gli segò la pelle e dovette mordersi le
labbra per non lamentarsi. Le gambe erano talmente divaricate che temeva che
i suoi muscoli si strappassero.
Sentiva però il piacere di essere sottomesso e l'altra parte di lui anelava
di sapere cosa sarebbe successo. Cercò quindi di restare buono, malgrado il
respiro si fosse fatto più pesante.
Gli occhi di Haldir rimasero freddi mentre studiavano le reazioni di Faramir.
Senza alcun preavviso abbassò un frustino lungo e sottile con forza su uno
dei capezzoli dell'uomo, guardando la pelle arrossarsi a causa della
frustata.
Faramir non poté trattenere che un lamento soffocato gli uscisse dalle
labbra. Sapeva quello che lo aspettava, aveva sentito il frustino schioccare
nelle mani dell'elfo. Ma la sorpresa lo colse lo stesso. Malgrado fosse
legato inarcò lievemente la schiena, scossa da quel dolore.
"Non mi pare che il tuo padrone ti abbia permesso di fiatare..." disse a
quel punto Haldir, la voce melodica tenuta bassa di proposito. Questa volta
il frustino cadde con maggior forza sul petto nudo di Faramir, lasciando un
inequivocabile segno rosso. Subito dopo, sempre per punizione, Haldir gli
morse un capezzolo e poi glielo leccò per placare il dolore. Sapeva che se
avesse utilizzato una forza appena maggiore avrebbe assaggiato il suo
sangue.
Il lamento che Faramir aveva lanciato appena la frusta si era abbattuta
nuovamente sul suo petto si trasformò in un mormorio di piacere non appena
sentì la lingua calda di Haldir sul suo capezzolo. Un brivido gli scese
lungo la schiena: avrebbe voluto essere libero per accarezzare la testa
dell'elfo.
"Ho detto silenzio!" sibilò Haldir, che si staccò immediatamente da Faramir
e gli frustò ripetutamente i capezzoli col suo frustino, fino a spaccare
leggermente la pelle, facendone fuoriuscire qualche goccia di sangue.
"Qui comando io. Io sono il tuo padrone e tu obbedirai a me, altrimenti non
ti assicuro che uscirai di qui sulle tue gambe. Ti avevo avvisato su quello
che poteva succedere, ora sei in trappola. Hai capito, schiavo?"
"Sì, mio padrone" mormorò Faramir trattenendosi dal lamentarsi nuovamente
per il dolore. Sentiva le ferite pulsare sulla sua pelle e sperava di
sentirvi sopra la lingua dell'elfo di nuovo. "Farò tutto ciò che volete..."
Allontanandosi ancora da lui, Haldir lo guardò per parecchi minuti, sapendo
che Faramir si stava innervosendo e che le ferite dovevano ormai bruciare.
Aprendo un altro cassetto, l'elfo ne tirò fuori una boccettina di liquido,
poggiandolo sul comodino. Solo allora iniziò a spogliarsi con calma, senza
preoccuparsi di informare il suo schiavo di quello che stava facendo. Quando
ebbe finito, salì sul letto, a cavalcioni del corpo di Faramir e rimanendo
in ginocchio posizionò le sue parti più intime a diretto contatto col viso
dell'uomo.
"Fà vedere al padrone se sei una brava sgualdrina come lui pensa che tu
sia".
Faramir non poteva vedere, ma sentì il contatto del pene dell'elfo sulle sue
labbra. Sapeva cosa doveva fare.
Tirò fuori la lingua e iniziò a leccarlo facendola scorre dal basso in alto,
seguendo le vene che stavano pulsando. Lo faceva lentamente, per assaporare
ogni singolo movimento. Poi aprì la bocca e iniziò a succhiarlo, sempre con
lentezza.
"Lo sapevo, visto?" rispose Haldir, un sorriso di derisione sulle labbra
anche se l'umano non avrebbe potuto vederlo. Lentamente scivolò fuori dalla
bocca di Faramir e poi si sporse a prendere la boccetta d'olio. Se ne mise
un'abbondante quantità e poi, senza nessun preavviso o preparazione di alcun
tipo, penetrò bruscamente il giovane uomo, rimanendo fermo solo quando fu
completamente dentro.
Sapeva che gli aveva fatto male e che probabilmente l'aveva ferito, anche se
superficialmente. Ma sapeva anche che il dolore sarebbe passato presto,
visto che quello che si era messo era olio lenitivo fatto a Lothlorien.
Stavolta Faramir non poté fare a meno di gridare. Il dolore, misto alla
sorpresa della penetrazione, lo scosse fin nel profondo. Il suo corpo fu
scosso da una serie di brividi, ma lentamente lo sentì scemare sostituito
dall'eccitazione. Voleva che Haldir iniziasse a muoversi per portare avanti
quel piacere.
Per un attimo Haldir ebbe voglia di alzarsi e lasciarlo là legato come un
salame al suo letto, sanguinante e pieno di desiderio. Era difficile che
qualcuno lo facesse adirare a quel modo eppure adesso si sentiva arrabbiato.
E fu così che iniziò a penetrarlo in modo forzato, senza fermarsi e senza
pensare all'essere che giaceva sotto di lui, nè al fatto che gli stava
facendo del male o che i legacci gli stavano tagliando polsi e caviglie.
Niente di tutto quello gli interessava.
Faramir sentiva il dolore che si mischiava al piacere, e dubitava di
riuscire a sopportarlo.
Sentiva la rabbia di Haldir mentre lo penetrava. Capiva di aver esagerato
nel trattarlo in quel modo.
"Mi spiace, Haldir..." mormorò mentre si mordeva le labbra.
"Io non sono il giocattolo di tutti" rispose lui con voce rabbiosa, quasi
senza pensare. Ma poi subito dopo, cercando di distrarre Faramir, lo baciò e
cominciò a imitare con la lingua i movimenti che stava facendo dentro di
lui. Aveva detto troppo, non voleva che nessuno pensasse a lui e alla sua
vita privata. Non era affare di nessuno, per gli uomini lui doveva essere
solo un messaggero di Lothlorien e Capitano dei Galadhrim.
Faramir ricambiò il bacio, ma staccandosi per un attimo riuscì a mormorare:
"Ho pensato solo a me e non a te. Per questo mi dispiace..."
"Stà zitto" mormorò Haldir, baciandolo di nuovo per tappargli la bocca
mentre continuava a muoversi dentro di lui. Sostenendosi con un braccio poi
infilò una mano tra i loro corpi e afferrò l'erezione di Faramir,
cominciando a massaggiarla.
Faramir intrecciò la sua lingua a quella di Haldir e iniziò a muovere il suo
corpo seguendo il movimento dell'elfo.
Cercando di portarlo all'orgasmo, Haldir iniziò a muovere la mano con un
ritmo sempre più forte, aumentando il ritmo dei colpi allo stesso tempo.
Dopo qualche minuto, Faramir venne e si lasciò andare sotto il peso
dell'elfo, scosso ancora dai suoi movimenti.
Qualche istante dopo, Haldir arrivò nel corpo dell'uomo, ritraendosi poi con
calma, aspettando che il respiro tornasse regolare. Senza mai guardare il
corpo sul letto, l'elfo si rivestì completamente, sistemandosi i capelli e
poi slegando mani e piedi di Faramir, senza tuttavia togliergli la benda
dagli occhi.
"Quando hai finito di rivestirti chiama la cameriera e chiedile di cambiare
le lenzuola" disse, aprendo la porta. "Poi potrai andartene".
Chiudendosi la porta alle spalle, Haldir si avviò verso l'esterno. Aveva
bisogno di un pò d'aria e così invece dei giardini preferì andare verso le
grandi terrazze che davano sui circoli inferiori.
Faramir rimase disteso ancora per qualche minuto, poi lentamente si tolse la
benda. Gli dispiaceva aver offeso Haldir, ma stava meglio. Quel misto di
dolore e piacere gli aveva fatto bene, ora si sentiva pronto ad affrontare
nuovamente la sua vita. Ma l'offesa che aveva fatto ad Haldir poteva essere
perdonata? Sospirò: avrebbe dovuto cominciare ad essere meno egoista.
Si rivestì, poi uscì dalla stanza chiedendo ad una cameriera di rifare il
letto. Controllò che la donna obbedisse, poi si diresse nella sua camera.
Qui si spogliò nuovamente ed analizzò le sue ferite. Niente di preoccupante.
Si preparò un bagno per lavarsi e per darsi il tempo di pensare.
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