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Middle Earth Heroes -- Vers.1

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I tre se n'erano andati, senza degnarlo neppure di un saluto. Ma che diavolo stava succedendo?! Elrohir si sentiva perso, e aveva paura. Poi, un ricordo. Una voce. Delle parole. "Se vuoi stare qui, mi fa piacere. E se hai bisogno di un luogo tranquillo, lontano da occhi indiscreti, vieni pure qui quando vuoi."

L'elfo abbozzò un sorriso. Faramir. Magari lui avrebbe potuto aiutarlo a capire quella follia. E si avviò verso la sua camera, sperando di incontrarlo.

Faramir se ne stava seduto sul bordo della finestra guardando pensosamente fuori. Si stava chiedendo come avesse fatto a diventare così egoista: forse era successo quando era stato per morire. Per riprendersi dalla fine dell'amore con Gilraen si era approfittato di Haldir come se fosse un oggetto... e la cosa più triste è che ora stava bene. Quel dolore misto al piacere era stato un toccasana e ora si sentiva pronto ad affrontare la vita. Ma come fare con Haldir? Non poteva andare da lui e chiedergli scusa come aveva fatto con Eomer. Haldir era di un altra pasta... Forse era meglio aspettare e vedere.

Mentre rimuginava su questo sentì bussare alla porta.
"Chi può essere?" si chiese fissando la porta.
Scese dalla finestra e aprì la porta. Sorrise alla vista dell'elfo: "Ciao Elrohir. Vieni, entra" gli disse spostandosi dalla porta.

Gli bastò uno sguardo per capire che l'uomo aveva qualcosa che non andava. Entrò nella stanza e si sedette sul letto. "Vuoi parlarmene?" disse.

Faramir guardò un attimo l'elfo: no, non aveva voglia di dirgli tutto quello che era successo con Haldir, era una cosa che voleva rimanesse tra lui e l'elfo.
"Ho fatto quello che doveva essere fatto, Elrohir" gli disse appoggiandosi allo stipite della finestra "Io e Gilraen abbiamo parlato e abbiamo deciso di essere solo amici. Il rapporto che lei ha costruito con mio fratello è troppo importante. Io devo vivere la mia vita" aggiunse sorridendo, poi lo fissò per un attimo in silenzio.
"E a te cosa è successo, Elrohir? L'ultima volta che ti ho visto eri sconvolto per l'arrivo di tuo padre, è per questo che sei così giù?"

Elrohir abbozzò un sorriso: era felice che le cose si fossero sistemate, eppure sentiva che c'era qualcos'altro che turbava il giovane Faramir. Se però non voleva parlarne, lui non l'avrebbe costretto.

Sospirò.

"Vedi, nostro padre vuole che.."


"Che...?" chiese Faramir continuando a guardarlo. Non riusciva proprio ad immaginare cosa fosse passato nella testa di Lord Elrond. "Con me puoi parlare liberamente, Elrohir."

"Partirà per Valinor con Arwen. Non appena qui sarà tutto a posto. Lasciando il regno in mano a me ed Elladan." Nel dire queste parole, tutto d'un fiato, la voce dell'elfo s'incrinòe una lacrima gli scivolò lungo la guancia.

Faramir sorrise dolcemente all'elfo avvicinandosi e mettendogli una mano sulla spalla: "Elrohir, capisco che tuo padre e tua sorella ti mancheranno. Ma è una decisione che hanno preso e tu devi rispettarla. Cerca di stare con lui finché non se ne andrà, sei suo figlio e ha bisogno di te. E poi" continuò abbassandosi in modo da guardarlo direttamente negli occhi "non sei contento che tuo padre abbia dimostrato per te un po' d'affetto? Ti lascia il regno, insieme a tuo fratello. Vuol dire che ti ritiene capace di svolgere un compito del genere."

Il giovane elfo tirò su col naso. "Beh, forse sì...ma la sua fiducia è mal riposta. Non sono fatto per comandare. E poi non è me che Elladan vuole vicino" aggiunse distogliendo lo sguardo.

Faramir sospirò: aiutare quell'elfo sarebbe stato duro.
Si mise a sedere sulla sedia dello scrittoio e iniziò a parlargli
guardandolo negli occhi: "Elrohir, perché ti arrendi prima ancora di
cominciare? Come puoi sapere che non sarai capace di governare
Rivendell? Provaci, e poi ci sarà tuo fratello accanto a te. Non so a
che punto siano i vostri rapporti ma, se come dici tu, lui ha scelto
un altro, l'unica cosa che puoi fare è accettare la cosa. Lo so che fa
male ma continuare a insistere non può aiutare né te né gli altri. Te
l'ho già detto nelle stalle, Elrohir. Cerca di costruire un rapporto
con Elladan come fratello, senza implicazioni amorose. Quel legame
nessuno ve lo potrà togliere. Ma se continuerai a vittimizzarti e a
pensare di non essere capace, le cose non potranno che peggiorare"

"Sai che c'è, Faramir? Ci ho provato a ricostruire un rapporto con lui, davvero. Ma all'improvviso il suo atteggiamento con me è cambiato e non capisco perchè. Senza contare che tutti sembrano credere che io abbia una relazione con la principessa Lothiriel. E poi senti: Rivendell non ha bisogno di tre sovrani.."

Faramir non ascoltò l'ultima frase dell'elfo: il nome di Lothiriel lo aveva confuso. Cosa c'entrava lei adesso?
"Scusa Elrohir, ma cosa c'entra mia cugina in tutta questa storia?"

Elrohir fu felice di sentire nella voce di Faramir un genuino stupore. Così gli spiegò in due parole come lui e lei si erano incontrati il giorno prima, e come lei, disperata per quanto accaduto con Eomer, avesse chiesto il suo consiglio. Poi gli spiegò anche dell'incontro per dipingere il suo ritratto. "Forse sono stato sfacciato, ma aveva un'espressione incantevole mentre parlava del re che non ho resistito e gliel'ho proposto ugualmente" aggiunse, arrossendo imbarazzato mentre gli mostrava i bozzetti. "Ora sembra che tra Eomer e Lothiriel le cose si siano risolte, il che significa che il Re ha creduto alla verità. Però qualcuno, non so chi o perchè, ha insinuato che io stessi facendole la corte...e voi sapete meglio di me che è impossibile! Non mi interessano le donne..."

Faramir aveva ascoltato il discorso di Elrohir a bocca aperta: pensava di stare impazzendo, ma gli altri non sembravano stare meglio di lui!
"Elrohir" cominciò cercando di riprendere la calma "Mi stai dicendo che tu e quella folle di mia cugina avete passato la serata da soli in giardino e non contenti ci siete tornati anche stamattina? Senti, so che non può essere successo nulla, anche perché Lothiriel è la persona più ingenua di questa terra e non è capace a nascondere niente. Non sapeva dire le bugie neanche da bambina, figuriamoci se sa nascondere una tresca! Ma io non sono questo palazzo. E' ovvio che nessuno ti creda, Elrohir, e men che meno tuo fratello. Gli hai detto che lo ami e poi passi la serata con una ragazza che hai appena conosciuto? Lo so che l'hai fatto con le migliori intenzioni, ma ci sono delle regole da seguire specialmente in amore. Perfino Gil si sarebbe arrabbiata se avesse sorpreso Boromir solo con una ragazza, anche se un'amica." Riprese fiato per calmarsi: "Poi non devi mai e dico mai inquietare Eomer di Rohan. Fidati, lo conosco da vent'anni. Sa essere una delle persone più buone di questa terra ma si accende come un falò se qualcuno gli fa uno sgarbo. E credimi, stare da solo con la sua promessa sposa può essere considerato uno sgarbo! Lei è avvantaggiata perché può far leva sul cuore di Eomer e fargli capire che non è successo niente, ma sei tu che rischi maggiormente. Non è semplice farsi credere dopo essersi comportati così, Elrohir."

Elrohir lo fissò con gli occhi sbarrati. "Ma mia madre..." balbettò "Mia madre mi ha sempre detto di fare del mio meglio per aiutare chi soffre...e lei aveva bisogno di me..pensa che il suo richiamo è stato avvertito da mio padre! E' lui che mi ha detto che c'era una ragazza che piangeva e mi voleva accanto! Cosa dovevo fare, lasciarla sola ed infelice?" il volto dell'elfo lasciava trasparire tutta la sofferenza che gli procurava il rendersi conto di quanto per gli altri non valessero gli stessi concetti morali che sua madre gli aveva pazientemente trasmesso.

"Io non capisco...ma mi fido di te, quindi se dici che ho sbagliato ti credo. Ma allora? Cosa posso fare? Io amo solo-" un singhiozzo gli spezzò la frase in gola.


Faramir si meravigliò: "E ora che c'entra Elrond?" pensò. Ma era meglio risolvere una cosa alla volta...
Rimise la mano sulla spalla dell'elfo: "Elrohir" mormorò "Capisco che lo hai fatto a fin di bene, ma noi viviamo in un mondo dove esistono delle convenzioni. Potevi venirmi a cercare: io potevo aiutare mia cugina senza creare equivoci. Oppure potevi farla ragionare, accompagnarla in camera sua ed evitare di restare solo con lei stamattina. Devi essere maturo quando sei con lei perché Lothiriel agisce d'istinto senza pensare alle conseguenze. Il discorso che ti sto facendo io lo avrà fatto anche Eomer a lei: non è bene che una ragazza della sua età, vergine e senza esperienza del mondo, stia da sola con uomo che non sia suo parente o promesso sposo."
Sospirò: "Hai sbagliato, Elrohir. Agivi in buona fede, ma hai sbagliato. L'unica cosa è cercare di parlare con gli altri per dire loro quello che è veramente successo. E devi smettere di pensare costantemente ad Elladan. So che lo ami ma se un amore non è corrisposto non può trascinarsi avanti in questo modo. Ne soffri Elrohir e questa sofferenza non porterà a nulla. Lui ha scelto un'altra persona e tu cosa vuoi fare? Restare a guardarlo mentre ti maceri nel tuo dolore? Io volevo fare lo stesso per Gil, ma ho capito che non potevo farlo per il bene mio e delle persone che amo. Lasciati il passato alle spalle e vivi nel futuro, Elrohir."

Elrohir chinò il capo. "Hai ragione" rispose "Ma avrò bisogno del tuo aiuto."

Faramir aggrottò le sopracciglia: "Il mio aiuto? Cosa dovrei fare, Elrohir?"

"Ma nulla" spiegò Elrohir "solo aiutarmi a capire come comportarmi. In fondo, tu ci sei passato, no? Quindi magari..."

Faramir sorrise: "Cercherò di aiutarti per quanto mi è possibile, Elrohir. Non mi sarà facile perché anch'io non sono ancora sicuro di quello che sto provando, ma tenterò. Per prima cosa pensa alle persone che ami: io amo Boromir e Gilraen e non voglio far loro del male. Quando soffro per questo amore finito male, penso a loro intensamente, al loro sorriso, alla loro gioia. Ed anche il mio dolore viene meno. Poi pensa all'amore Elrohir. So che non proverai mai un amore come quello per Elladan, ma il mondo è pieno di persone con cui puoi ricominciare. Troverai qualcuno che ti ami per quello che sei, Elrohir. E tu amerai questa persona e il tuo cuore ricomincerà a battere. Infine devi distrarre la tua mente, occuparti di qualcosa che allontani da te il ricordo continuo di Elladan. E la proposta di tuo padre capita a proposito. Impara da lui cosa vuol dire regnare, chiedigli di insegnarti tutto quello che sa. Stai con lui gli ultimi giorni della sua vita nella Terra di Mezzo: distrarrai la tua mente e conserverai un ricordo bellissimo di tuo padre."

Gli occhi dell'elfo si riempirono di lacrime, ma un sorriso gli illuminò il volto. Appoggiò la testa sulla spalla di Faramir, e sospirò. "Grazie, Faramir. Ci proverò."


Faramir non si aspettava quella dimostrazione di affetto così spontanea da quell'elfo che si ostinava a dargli del voi. Lo abbracciò: "Sfogati pure, Elrohir. Poi ricomincia con la tua vita" gli sussurrò

Quel calore avvolse il cuore di Elrohir sciogliendo il nodo che si sentiva in gola. Si aggrappò alle braccia dell'uomo e scoppiò a piangere.

Faramir lo fece singhiozzare carezzandogli la schiena, poi lo staccò da sé delicatamente ma con fermezza: "Ora basta, Elrohir. Stai per diventare Sire, devi imparare a comportarti da uomo. Non ti dico di non piangere, ma devi imparare a controllare le tue emozioni"

L'elfo tirò su col naso e raddrizzò le spalle. "D'accordo. Posso farcela" affermò con una nuova luce negli occhi. Poi si alzò e mettendo una mano sulla spalla dell'uomo gli disse "Vado a cercare mio padre. Voglio imparare da lui come prendermi cura del nostro popolo."

Faramir osservò sorpreso l'elfo per questo cambiamento così repentino.
"Bene" gli disse sorridendo "Sono contento che ti sia ripreso. Se hai bisogno, puoi tornare quando vuoi"

"Sai, Faramir, a volte il nostro vero essere è chiuso in un cassetto e basta una semplice parola per aprirlo. Non ti ringrazierò mai abbastanza per aver pronunciato quella parola." E detto questo, gli sorrise.

"Bah, non so quale parola ho detto per farti reagire così, ma sono contento che tu abbia reagito in questo modo" gli disse alzandosi.

"Non lo so neanch'io" rispose Elrohir alzando le spalle "però è successo."

"Meglio no?" gli disse Faramir sorridendo "Ora va da tuo padre e cerca di goderti questi ultimi giorni con lui."

"D'accordo. E...grazie ancora" disse Elrohir uscendo dalla stanza.

*Padre, vorrei parlarti* inviò poi mentalmente ad Elrond.

"Prego..." disse Faramir mentre lo guardava uscire dalla stanza.
Scosse la testa: era contento che Elrohir avesse deciso di vivere finalmente la sua vita, ma questo cambiamento subitaneo lo lasciava interdetto.
"Spero che l'incontro con suo padre vada bene" pensò.
Poi tornò a guardare dalla finestra e si chiese come stessero i rapporti tra Eomer e Lothiriel.

*****************************
Gandalf camminò a passo spedito fino alla stanza di Elrond.
Appena arrivato bussò alla porta.

Elrond si stava guardando nello specchio. L'immagine riflessa era quella di un elfo che stava pian piano perdendo la sua vita immortale: gli occhi pesti, le rughe che facevano capolino qua e là sulla pelle. Sembrava invecchiato in un solo colpo di tutti i secoli che aveva alle spalle.
"Che cosa mi sta succedendo?" disse prendendosi la testa tra le mani.
Sentì bussare alla porta: "Avanti" disse

Gandalf entrò nella stanza e salutò Elrond con un cenno del capo.
- Volevi parlarmi, dimmi Elrond... -

"Sì, Gandalf. Ti prego, accomodati" gli disse indicandoli una sedia. "Ho bisogno di un amico con cui poter parlare liberamente"
Attese qualche secondo, poi a bruciapelo chiese: "Cosa mi sta succedendo, Gandalf?"

Gandalf rimase per un attimo silenzioso, poi guardò Elrond e gli disse:
- Sta succedendo che hai visto tornare a casa una figlia disperata per la fine di un amore, sta succedendo che non riesci più a comunicare con tuo figlio e quale che sia il motivo di tutto ciò amico mio, non puoi che cercarlo in fondo al tuo cuore. -
Il vecchio Istari sospirò, poi continuò:
- Io sono un mago Elrond, ma non ho il potere di leggere il tuo cuore, solo tu e nessun altro lo può fare. Lì sono rinchiuse le risposte alle tue domande. -

"Sì, lì ci sono le risposte ma ormai mi sento troppo stanco anche per cercarle" sospirò Elrond "Non so se tutto è cominciato quando Arwen è tornata da me piangendo o quando ho capito di aver perso per sempre l'amore dei miei figli. Ma da tempo ormai sento che non sono più lo stesso. Hai visto quello che è successo prima? Io ero convinto di sentire il male in Grima... ma non era così. Mai avevo compiuto errori così madornali prima d'ora..."

Gandalf osservò l'elfo. Dove era finito il signore di Imladris? Davanti a lui c'era solo l'ombra di ciò che il sovrano era stato un tempo.
- Elrond, - disse - perchè non vai a Valinor? Nelle Terre Immortali puoi trovare la pace e la tranquillità alla quale aneli. Finiresti di soffrire. I tuoi figli sono tutti grandi abbastanza per pensare a loro stessi. Raggiungi il tuo popolo amico mio. -

"Ho intenzione di partire quanto prima" rispose Elrond "Volevo aspettare per vedere come andava a finire questa storia con Grima, ma penso che ormai sia tutto risolto. Devo solo lasciare il governo di Imladris ai miei figli: Elrohir ha già accettato, stasera devo cercare di parlare con Elladan, anche se non sarà facile..."

Gandalf riflettè un attimo, poi guardando seriamente Elrond gli chiese:
- Hai deciso di lasciare governare il tuo regno ad Elrohir? Sei sicuro di ciò che fai amico mio? -

Si voltò verso Gandalf: "Perché questa domanda? In realtà la mia idea era di lasciarlo ad entrambi i miei figli perché possano governare insieme. Ma mentre parlavo mentalmente con Elladan prima del Consiglio, ho sentito da lui parole crudeli nei confronti del fratello. Cosa è successo tra loro due? Elrohir ha fatto qualcosa di male da quando è qui?"

Gandalf guardò intensamente il sovrano poi gli disse:
- Trovo semplicemente che Elrohir abbia ancora molta strada da fare prima di riuscire a governare Imladris, Elrond. Deve acquistare più fiducia in se stesso o non riuscirà mai a guadagnarsi la fiducia del suo popolo. In quanto a quello che è stato fatto dai tuoi figli, credo che tu debba parlarne con loro, non con me. -

"Sì, Gandalf" disse tornando a guardare davanti a sé "Devo parlare con Elladan. Non posso rimandare. So che non sarà semplice, ma non posso negare che è colpa mia se Elladan mi odia. Ma vittimizzarmi non serve: devo affrontarlo, anche se per l'ultima volta"

Gandalf annuì serio.
- Sì, penso che parlare con lui ti servirà, ma promettimi una cosa. Se lui non vorrà farlo, non sforzarlo. Non alterarti con lui... non voglio insegnarti come comportarti con i tuoi figli Elrond, ma Elladan è arrabbiato ora. Non sforzargli la mano. -

"Invece qualcuno avrebbe dovuto insegnarmi come comportarmi con loro, visto che ho sbagliato con tutti e tre" sospirò Elrond "Tra un po' gli manderò un messaggio e gli chiederò di venire da me quando vuole. Non penso di uscire di qui oggi, mi sento troppo stanco. Spero solo di non arrabbiarmi, come dici tu. Lo sai che ho un caratteraccio e tendo a perdere la pazienza."

Gandalf sorrise con indulgenza ad Elrond.
- Elrond per favore non vittimizzarti così. Sei stato un ottimo padre per i tuoi figli. Hai dato loro sempre tutto ciò di cui avevano bisogno. E loro te ne sono grati, di questo ne sono certo. Quando senti che stai per arrabbiarti, prova a pensare, anche se non è facile, che la rabbia non ti porterà a nulla se non a guadagnarti il disprezzo di tuo figlio. -

"Oh, quello ce l'ho già. Il disprezzo che Elladan prova per me è palpabile. Ma spero di riuscire almeno a parlare da solo per qualche minuto con lui. Sì, non devo arrabbiarmi, non farei che peggiorare le cose." Prese un profondo respiro: ormai quello che doveva fare lo sapeva. "Appena sarò solo chiamerò Elladan, se vorrà parlarmi ora. Così cercherò di chiarire ogni cosa."

- Bene Elrond. -
Gandalf si accomodò sulla sedia.
- Dimmi, come sta Arwen? -

"Male" sospirò "Quando l'ho vista piangere in quel modo, mi sono sentito morire. Voleva suicidarsi per lui." Strinse i pugni al ricordo: "Per questo voglio portarla a Valinor con me, forse riuscirà a dimenticare."

Il vecchio Istari alzò la testa ed osservò le nuvole muoversi piano nel cielo.
Era dispiaciuto per il dolore della Stella del Vespro, ma non poteva che essere contento per Aragorn. Sapeva che il Re di Gondor aveva accanto l'unica persona che avesse mai veramente amato.
- Sono triste per lei Elrond. So quello che è successo qui a Minas Tirith. So che Aragorn l'ha lasciata, che lei voleva lasciarci morire e che sempre per amore di Aragorn non lo ha fatto. Credo però che sia giusto così Elrond. Non credo che Arwen sarebbe stata più felice sposata accanto ad un uomo che prova per lei solo un grande affetto. Nessuno sarebbe stato felice. -

"Sì, Gandalf" disse Elrond cercando di calmarsi "Me lo ha detto anche Elessar. E avete ragione, non posso non ammetterlo. Ma è stato così improvviso tutto questo. Tu lo sai che non accettavo questa unione, non potevo permettere che lei rinunciasse alla sua immortalità. E' la mia unica figlia, dovevo proteggerla. Ho accettato quando ho visto quanto lei lo amava: sarebbe stata infelice senza di lui. Poi lei viene da me e mi dice che è tutto finito... Non sapevo cosa pensare e in effetti non lo so tuttora."

- Credo che ti sarà sempre comunque difficile accettare questa realtà Elrond, ma per il bene di tua figlia, se la vuoi aiutare, è quello che devi fare. Non è mostrandoti apertamente ostile nei confronti di Legolas che darai sollievo al dolore di Arwen. -
Gandalf tornò a posare lo sguardo sul vecchio amico.

Elrond annuì, ma il suo pensiero era altrove: "La verità è che avevo bisogno di un colpevole, Gandalf. Ne avevo bisogno perché non volevo ammettere le mie colpe in tutto questo. Non ho saputo proteggere la mia bambina: Ho costruito Rivendell perché volevo un paradiso in cui poter vivere in pace. L'ultima casa accogliente, ricordi? Ma tutto questo non l'ha protetta e l'ha fatta soffrire. Vedendola sento di aver fallito nel mio scopo."

- Nessun luogo può ripararci dal dolore, dalle delusioni, dalle sconfitte Elrond. Nemmeno un luogo splendido come Rivendell. Dovresti saperlo amico mio. -
Rispose Gandalf.

"Sì, lo so. Ma non voglio ammetterlo neanche con me stesso, Gandalf. Finché vivevamo lì sentivo che i miei figli erano protetti da tutto e da tutti. Anche loro sono cresciuti, però, hanno fatto le loro scelte e i loro sbagli. Io non c'entro in questo, sono stati loro a voler vivere la loro vita così. Ma veder soffrire un figlio fino a desiderare la morte... no, è un dolore che non si piò augurare a nessuno"

Gandalf abbassò la testa guardandosi le mani.
- Non posso capire il tuo dolore amico mio. Posso solo offrirti la mia amicizia. -

Elrond guardò l'Istari e gli sorrise: "Beh, ora come ora è la cosa migliore che potrei volere da qualcuno."

Gandalf rispose al sorriso di Elrond.
- Bene, - disse - c'è altro Elrond? Per esempio vuoi spiegarmi il tuo comportamento all'arrivo? D'accordo che eri arrabbiato per via di Arwen, ma c'era qualcosa in te che incuteva quasi terrore. -

Elrond rifletté su quello che era successo il giorno prima, poi scosse la testa: "No, penso dipendesse tutto dal dolore di Arwen. O meglio, dipendeva dal mio rimuginare continuo su questo. Ho fatto un lungo viaggio per arrivare fin qui, sempre da solo in silenzio. Penso di non aver pensato ad altro durante tutto il tragitto. E ciò ha alimentato il mio odio. Vedi, come ho detto ad Elessar, da quando è successo tutto questo mi sento diviso, come se esistessero due Elrond: uno che odia e vuole vendicarsi e uno troppo stanco per continuare a vivere. Ogni tanto uno prende il sopravvento sull'altro e... non posso fermarlo."

- Vorrei che esistesse ancora un altro Elrond. Quello in grado di capire... in grado di continuare a vivere per amore dei suo figli. -
Il vecchio Istari si alzò dalla sedia e, portandosi di fronte ad Elrond gli appoggiò le mani sulle spalle guardandolo negli occhi, e gli disse:
- E sono convinto che quella parte c'è ancora Elrond, devi solo ritrovarla. -

"Forse esisterà ancora, ma sarà difficile da trovare" sospirò Elrond sostenendo lo sguardo dell'altro "Ormai ho capito che l'incontro con Elladan sarà decisivo. Solo dopo potrò capire cosa devo o non devo fare." Abbassò lo sguardò: "Anche se ho paura di questo incontro. E' strano, non avevo mai provato paura in vita mia..."

Sorrise ad Elornd e si allontò di qualche passò da lui.
- Sono sicuro che riuscirai a chiarire le cose con Elladan. Ma abbi pazienza con lui Elrond. Ricordati solo di non attaccarlo. -

"Me ne ricorderò, Gandalf. Cercherò di fare il possibile"
In quel momento avvertì il richiamo di Elrohir: "Che strano, Elrohir vuole parlarmi" mormorò più a se stesso che all'Istari.
*Vieni pure, figlio mio. Sono nella mia stanza con Gandalf*

Il giovane elfo percorse i corridoi a passo svelto, fino a giungere nella stanza.

"Salve, Gandalf. Padre" esordì con un cenno del capo.


"Vieni Elrohir. Accomodati" disse Elrond alzandosi in piedi e sorridendo al figlio.

Elrohir sentì una fitta al cuore al pensiero che quello era uno degli ultimi sorrisi che poteva vedere di suo padre. Si sentiva così stupido per aver perso tanto tempo che invece avrebbe potuto passare con lui! Aveva tanto da dirgli, tanto da chiedergli! Ma non sapeva come farlo, perciò gli aprì semplicemente il proprio cuore sperando che i suoi sentimenti e pensieri lo raggiungessero.

Elrond capì che il figlio aveva bisogno di parlare con lui. Sentì la confusione dei suoi sentimenti.
Si diresse verso Gandalf e gli appoggiò la mano sulla spalla: "Amico mio, non so come ringraziarti per questa chiaccherata. Mi hai aiutato molto, credimi. Ora, se non ti spiace, potresti lasciarmi solo con Elrohir? Dobbiamo parlare di molte cose."

Elrohir rivolse uno sguardo di scusa all'Istaro. Non voleva assolutamente essere scortese, ma mai come allora aveva avuto bisogno di suo padre.

Gandalf sorrise ad Elrond e ad Elrohir.
- Certo signori. Vi lascio subito. -
Detto questo uscì dalla stanza del Re di Imladris e si diresse verso la sua.

***************************







 

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