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Middle Earth Heroes -- Vers.1
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Elrohir sbattè le palpebre un paio di volte, aprendo gli occhi lentamente.
La luce gli ferì la vista, nonostante le tende fossero state tirate,
evidentemente per prevenire questa sua reazione.
Tentò di tirarsi a sedere, la testa gli scoppiava e le tempie gli pulsavano
dolorosamente.
Poi ricordò.
La voce...quella sensazione orribile...le braccia di qualcuno che lo
stringeva...Elladan!
"Elladan!" esclamò drizzandosi di colpo, poi però dovette tornare a sedersi
e a chiudere gli occhi, visto che la stanza gli girava intorno.
Dopo un paio di minuti si arrischiò a riaprirli di nuovo e si accorse che
non era solo.
"...Gandalf? Ma che cosa è successo?" domandò.
Gandalf appoggiò una mano sulla fronte di Elrohir e pronunciò ancora qualche
parola.
Poi gli sorrise e gli disse:
- La voce è entrata nella mente di voi elfi, ma stai tranquillo ora stanno
tutti bene, anche Elladan. Tu devi riposare ancora un attimo. -
Il giovane elfo sentl una fresca brezza soffiare tra i suoi pensieri,
disperdendo l'oppressione e il dolore che lo avvolgeva poc'anzi. Sorrise
riconoscente all'Istaro.
"Beh, allora nessuno se ne avr` a male se mi lascio coccolare ancora un po'"
disse con tono scherzoso mentre si sistemava contro i cuscini.
"Tu hai capito di cosa si tratti?" domandr poi, certo che l'uomo avesse
qualche indizio in piy riguardo allo strano fenomeno.
Gandalf sorrise dolcemente al giovane elfo ed alla sua simpatica battuta.
Poi si fece serio nel sentire la seconda domanda di Elrohir.
- E' il male Elrohir... si sta facendo strada nel cuore dei più deboli,
ancora una volta vuole mettere zizzania tra gli uomini... ha scelto Faramir
che non sta passando un periodo facile... è molto forte, ma ora non pensarci
e riposati ancora un pò, avanti... -
Il ragazzo si rabbuir un po', rendendosi conto di essere come al solito un
debole e di aver creato piy problemi di quanti gi` ce n'erano.
Poi guardr Gandalf, e decise che non voleva turbarlo. con le sue
riflessioni.
Quindi si limitr ad annuire.
"Agli ordini" mormorr chiudendo gli occhi, per poi chiamare telepaticamente
il fratello chiedendogli come si sentisse.
Gandalf sorrise ad Elrohir, poi restò in silenzio guardando fuori dalla
finestra, perso nei suoi pensieri.
Elladan sentì le parole di Elrohir nella sua mente e si sentì un pò
rassicurato, pareva che si fosse ripreso. Gli rispose di star bene e pronto
ad entrare in azione.
Elrohir sorrise tra sh: non era sicuro che il fratello stesse davvero bene,
ma era tipico di lui mostrarsi forte in ogni circostanza. *vedi di non
strafare* rispose percir *anche perchh io tra poco sarr di nuovo in forma e
potrr tornare a romperti le scatole,e mi servi in forma!*
*Cercherr di stare attento* rispose Elladan con la mente. *Ma non chiamarmi
con la mente perchh non potrr rispondere e potresti mettere la mia vita in
pericolo. Stiamo per andare in missione*.
Il cuore di Elrohir mancr un battito, una volta ricevuta quell'informazione.
Impallidl violentemente, poi toccr il braccio di Gandalf per richiamare la
sua attenzione.
"Stanno per andare in missione...ho paura" gli disse.
*D'accordo, allora questo sar` l'ultimo contatto fino a che non mi chiamerai
tu. Io ti aspetterr qui, dato che non posso fare niente per esserti d'aiuto.
Ma promettimi che tornerai...* disse poi mentalmente al fratello, e fu
felice di non averlo avuto di fronte, altrimenti sapeva che non avrebbe
potuto fare a meno di scoppiare in lacrime e Elladan avrebbe capito che non
aveva mai smesso d'amarlo...
*Farr il possibile...* Elladan rispose al fratello.
Gandalf accarezzò la fronte di Elrohir e pronunciò ancora qualche parola.
Poi lo guardò e gli sorrise. Un sorriso calmo e tranquillo, antico e
profondo come il tempo.
- Stai tranquillo, Elladan se la caverà... -
Elrohir arrossl appena, temendo che i suoi pensieri e sentimenti fossero fin
troppo palesi sul suo volto, ed annul.
"Sl, me l'ha detto anche lui..." ma non riesco a credergli, e lo amo troppo
per lasciarlo andare pensr poi schermando il pensiero perchh il fratello non
potesse percepirlo. Era tutto gi` abbastanza pericoloso, voleva evitare di
dargli motivi di tensione che avrebbero compromesso la sua freddezza,
essenziale per riaverlo tutto intero.
- Allora fidati di lui Elrohir, e vedrai che tutto andrà per il meglio. -
Detto questo Gandalf tornò a riflettere, la situazione non gli piaceva per
niente. Tutto era più complicato di quanto pensasse.
"Forse non ti servir` a nulla la mia opinione, Gandalf..." disse Elrohir con
gli occhi bassi "Ma magari anche solo riflettere ad alta voce ti aiuter` ad
incastrare meglio tutti i dettagli e scoprire qualcosa che prima ti h
sfuggito...quindi, se ti va, mettimi a parte delle tue riflessioni! Il mio
corpo h debole, ma la mente dovrebbe funzionare meglio. O almeno spero"
concluse con una smorfia.
- Sì, la tua mente funziona benissimo mio giovane amico, stai tranquillo...
comunque non lo so, questo "male" è un male molto umano, lo sento così
lontano dal male di Sauron... forse per questo mi fa più paura. L'idea di un
essere umano capace di usare la magia più potente è veramente una brutta
cosa. Spero solo di sbagliarmi, spero di avere a che fare con qualcuno di
non umano, non so perchè, ma forse sarebbe più facile individuarne le
azioni... -
"se non sbaglio, Galadriel aveva detto ad Haldir che sl, si trattava di un
essere umano, e che per questo avremmo potuto sconfiggerlo...certo, il fatto
che una persona comune sia in grado di fare questo ha qualcosa di
terrificante, ma...h anche piy vulnerabile...se si trattasse di un essere
sovrannaturale il nostro margine di vittoria sarebbe piy ridotto. ma forse
sto dicendo solo sciocchezze" rispose il ragazzo.
- No Elrohir, - continuò Gandalf sorridendo al ragazzo - non dici
sciocchezze. Sono io che le dico. Non si dovrebbero mai prendere per buone
le parole di un vecchio, soprattutto se dettate dalla preoccupazione. -
Il ragazzo ricambir il sorriso, felice di poter essere utile a qualcosa.
"Beh, ma non dire cosl!" aggiunse "senza di te io...noi...tutti saremmo in
guai molto grossi, e questo lo sai! E poi, se riesco a darti una mano,
almeno non mi sentirr un peso in questa situazione e mi illuderr di fare
qualcosa per aiutare!"
Gandalf fissava un punto davanti a sè.
Alle parole del giovane elfo si girò per guardarlo ancora e gli sorrise...
un sorriso stanco, forse, per la prima volta, segnato dagli anni, dai
secoli... dalle mille fatiche ed esperienze di vita.
- Ti ringrazio per le tue parole figlio di Elrond! Tu sei molto utile,
perchè sminuisci sempre così le tue capacità? -
"Non so...forse per via di mio padre.
Mi ha sempre messo in discussione,in un certo senso non ero mai all'altezza,
delle situazioni e delle sue aspettative.
Ma ho deciso di andarmene di casa anche per questo:voglio recuperare la
stima di me stesso.
C'h qualcuno che crede in me, e anche se forse h troppo tardi non voglio
deluderlo."
Poi il suo sguardo si fece serio.
"Io ho bisogno di te" disse. "Forse sarr solo un egoista,ma..."
- No Elrohir tu non sei egoista. Tutti noi abbiamo bisogno dell'appoggio di
qualcuno, ed io sono qui, stai tranquillo. - disse Gandalf sorridendo
dolcemente al ragazzo.
Dopo essersi congedato, Faramir si avvio' verso lo studio del re. Si fermo'
titubante davanti alla porta: entrare in quella stanza, un tempo regno e
dimora di suo padre, gli faceva uno strano effetto. Lui e Boromir non
avevano diritto di entrarvi senza il permesso del padre... e le uniche volte
che Denethor li faceva chiamare era per discutere di cose importanti o per
punirli di qualche loro mancanza. Un sorriso triste gli si dipinse sul
volto: quante volte, da bambino, aveva tremato davanti a quella porta in
attesa che il padre lo convocasse per sgridarlo... Si stupi' a pensare a
quelle cose con nostalgia. Malgrado tutto quello che era successo, suo padre
gli mancava.
Scosse via questi sentimenti dalla sua testa: il tempo stringeva, doveva
sbrigrarsi.
Apri' la porta ed entro': "Salve Gandalf. Scusa se ti disturbo, ma volevo
parlare con te prima di affrontare la missione."
Si avvicino' all'elfo e gli strinse una mano: "Ciao Elrohir. Come stai? Ti
sei ripreso dall'attacco?"
Elrohir spalancr gli occhi tirandosi a sedere.
"Chiedi a me come sto?! Tu come stai! L'ultimo ricordo che ho h di essere
corso a cercare aiuto perchh tu ti eri accasciato a terra..."
No, non era quello l'ultimo ricordo. In realt` ricordava anche delle braccia
forti che lo stringevano...ma quello era meglio non dirlo.
Faramir sorrise: quell'elfo gli piaceva. Cosl dolce, cosl sensibile, cosl
indeciso... cosl umano. Sl, doveva ammettere che la cosa che piu' lo colpiva
di Elrohir h che a volte gli sembrava piu' un uomo che un elfo...
"E' per questo che sono qui, Elrohir. Sono venuto per chiedere a Gandalf un
po' d'aiuto. Sto meglio, ma il mio corpo e' ancora dolorante. Stiamo per
andare in missione e voglio evitare di compromettere tutto. Non posso andare
alle Case della Guarigione: un dottore mi metterebbe a letto finchi non mi
fossi rimesso. Mi preoccupo per te, amico mio: voi elfi siete piy forti di
noi uomini, ma siete anche piu' sensibili. Il male ti avra' colpito piu'
duramente di me"
Elrohir arrossl appena. "Vedi, Faramir, io sono sempre stato piuttosto
fragile e sensibile purtroppo...quindi mi riprendo a fatica da questo genere
di cose. Ma grazie a Gandalf" e rivolse un radioso sorriso all'Istaro "Mi
sento gi` molto meglio e tra poco potrr alzarmi. Ma tu hai capito cosa sia
accaduto? E gli altri come stanno? Sai qualcosa della missione?" continur
ricoprendolo di domande.
Faramir si sedette sul bordo del divano, fissando l'Istaro: "Tu hai gi`
capito di cosa si tratta, vero Gandalf? E' semplice, Elrohir. Il male mi ha
colpito, si e' servito di me come fece con mio fratello tempo fa. Ha capito
che colpendo me avrebbe spezzato la compagnia: stavo per andarmene per non
finire come mio padre... e non avevo che facendo cosl mi comportavo come
Boromir quando cerco' di rubare l'anello a Frodo. Hai detto di essere
fragile: anch'io lo sono. Tutta la mia famiglia lo h: uomini forti, capaci
di affrontare battaglie e guerre, ma anche deboli interiormente. Gli altri
stanno bene: sono ancora un po' provati, ma si stanno riprendendo. Stiamo
aspettando che Gil sia pronta: si sta vestendo da serva. Noi la
controlleremo travestiti, alcuni con i mantelli elfici per non farci
riconoscere"
"Capisco..."mormorr Elrohir. "Sai, h per questo che ti avevo pregato di
ripensarci e non andartene. Spezzare il nostro gruppo era sicuramente la
prima cosa che chiunque ci sia dietro a tutto questo avrebbe tentato. E
siccome tu avevi cominciato a dubitare della tua decisione, ti ha colpito
con forza." gli sorrise. "Mi raccomando, fai attenzione d'accordo? E
proteggi anche..." abbassr lo sguardo "...Tutti gli altri..." non aveva il
coraggio di parlare davanti a Gandalf di quello che provava per Elladan, ma
sapeva che l'uomo avrebbe compreso.
Faramir si volto' verso l'elfo e gli sorrise: "Lo sai che mi stupisci?
Quando parli di te ti descrivi come un elfo immaturo. Invece hai fatto un
ragionamento molto intelligente: te l'avevo detto che dovevi aver fiducia in
te."
Poi stringendogli la mano mormorr: "Non so quanta forza c'e' in me, ma ti
prometto che la usero' per proteggere le persone che piu' ami".
Gli occhi dell'elfo si velarono, al pensiero del suo unico amore che correva
pericolo di vita.
"Ne sono sicuro" rispose perr, stringendo a sua volta la mano dell'uomo.
"Che cosa h successo mentre io ero qui a poltrire?" chiese poi ritrovando il
sorriso.
Gli occhi dell'elfo si velarono, al pensiero del suo unico amore che correva
pericolo di vita.
"Ne sono sicuro" rispose perr, stringendo a sua volta la mano dell'uomo.
"Che cosa h successo mentre io ero qui a poltrire?" chiese poi ritrovando il
sorriso.
Gandalf aveva sorriso all'ingresso di Faramir, ma decise di lasciarlo
parlare con Elrohir, quei due avevano molte cose in comune e confrontarsi
non poteva che giovare ad entrambi.
Dopo un pò si alzò ed appoggiò le mani sulla fronte di Faramir mormorando
ancora strane parole.
L'uomo iniziò a riprendere un colore normale.
- Come va ora? -
Un calore improvviso passo' attraverso il corpo di Faramir. L'uomo si
accorse di non provare piy nessun dolore fisico.
"Sto meglio. Mi sento come se non fosse successo niente al mio corpo.
Peccato non possa dire la stessa cosa del mio cuore..."
Improvvisamente Faramir strinse le mani di Gandalf e lo guardo' negli occhi:
"Mithrandir, tu non puoi far niente per i miei problemi d'amore, ma puoi
spiegarmi una cosa, forse. Perche' sento cosi' forte la presenza di mio
padre? Da quasi due giorni ormai mi sembra che lui si aggiri ancora in
queste stanze, mi sembra che mi parli, che mi osservi... Cosa mi sta
succedendo, Gandalf?"
Gandalf corrucciò un attimo la fronte, poi sorrise dolcemente a Faramir:
- Sono i tuoi sensi di colpa Faramir... ti senti perso ora... forse tradito
e solo. Dentro di te si stanno agitando troppi sentimenti e se non li
placherai rischierai di impazzire. Tuo padre ti ha sempre umiliato,
paragonato di continuo a Boromir... prima era lui, ora sei tu a farlo? Sei
tu a volerti paragonare a tuo fratello, o forse a voler essere lui? Cancella
questi sentimenti dal tuo cuore e dalla tua mente Faramir e tuo padre se ne
andrà... lui non è qui... lo sai... -
Elrohir passava lo sguardo preoccupato dall'uno all'altro. Che voleva dire
Faramir? Suo padre? Pensr confuso.
Faramir sospiro': "Si', lui non e' piu' qui ma a volte vorrei che lo
fosse... Ti sembrera' stupido ma sento che mi manca. Forse se avesse
continuato ad ignorarmi, come aveva sempre fatto, ora non sentirei la sua
mancanza... Ma non posso fare a meno di ricordarmi che mi ha vegliato a
lungo quando ero moribondo. Non ero cosciente, ma lo sentivo. E Pipino me lo
ha raccontato: mi ha detto che piangeva e mi teneva la mano. Vorrei che
fosse qui per dirgli che gli ho sempre voluto bene, per ricevere da lui un
po' di affetto..."
Elrohir tirr su col naso.
Capiva perfettamente i sentimenti dell'uomo, dato che era lo stesso che lui
avrebbe sempre voluto fare con suo padre.
Perr suo padre era VIVO, e lui avrebbe avuto altre possibilit` di parlargli.
Improvvisamente prese una decisione.
Lentamente si alzo': "Hai ragione, Gandalf. Devo fare un po' di ordine nei
miei sentimenti. Ormai Denethor e' morto, non posso farlo tornare indietro.
Ora devo andare. Non so se Gilraen sia gia' tornata, ma dobbiamo
prepararci."
Si volto' verso Elrohir: "Tu riguardati mio giovane amico. C'e' qualcosa che
posso fare per te prima di andarmene?"
"Sl" rispose, con lo sguardo calmo e sicuro di una persona che ha le idee
finalmente chiare "Dl ad Elladan che quello che sento non h cambiato in
tutti questi anni e non cambier` mai. MAI. E che io aspetterr qui il vostro
ritorno, perchh io CREDO che tornerete qui, e quando questo avverr` me ne
tornerr a casa, da mio padre. Anche io, come te, sento che c'h molto che non
gli ho detto. E se c'h una cosa che mi hai insegnato" concluse sorridendogli
"E' che non bisogna rimandare. Domani potrebbe essere troppo tardi.
Gandalf sorrise a Faramir. Non c'era bisogno di dire altro.
Faramir inarco' le sopracciglia, perplesso da quell'improvvisa decisione
dell'elfo. Poi pian piano un sorriso solco' le sue labbra: "D'accordo,
Elrohir. Riferiro' le tue parole a Elladan. Ma penso che non sia il caso che
tu parta subito. Rimanda la tua decisione al nostro ritorno: sei ancora
troppo debole per partire. Se pero' decidi di andartene, ti accompagnero'.
Cosi' vedro' finalmente Gran Burrone."
Poi riporto' la sua attenzione su Gandalf: "Ora devo andare. Prima pero' ti
voglio ringraziare, Mithrandir. Ti ringrazio per tutto quello che hai fatto
per me in questi anni. Se il mio vero padre e' stato assente, posso dire di
averne avuti due eccezionali: Boromir e tu."
Elrohir annul rivolto a Gandalf: "Sl, h lo stesso che penso anch'io. Non
dire mai piy che non ti senti utile, perchh senza di te molti di noi qui
sarebbero persi, sai?"
Poi guardr Faramir e gli disse "Va bene, allora. Vi aspetterr. Per me
sarebbe un onore se volessi accompagnarmi. Ho cosl tanto da imparare da te,
ancora."
Gandalf sorrise ai due e disse:
- Non ho fatto niente signori. Vi state aiutando a vicenda e sono certo che
presto o tardi riuscirete ad uscire dai vostri problemi. -
Faramir sorrise in risposta all'Istaro, poi uscl dalla stanza. Doveva
affrettarsi: Gil tra poco sarebbe tornata.
"Sei sempre troppo modesto" rispose l'elfo.
"Ora, che ne dici di accompagnarmi a fare due passi per il castello? Ho
perso il conto dei giorni che ci ho passato dentro, eppure ancora non mi so
orientare.."
Gandalf si alzò dalla sedia e guardando Elrohir gli chiese:
- Se te la senti andiamo. -
Elrohir si infilr una vestaglia che era stata lasciata sul leto e tirr giy i
piedi, lasciandoli penzolare per qualche istante prima di appoggiarli a
terra e provare a tenersi ritto. dato che non aveva piy capogiri, sorrise a
Gandalf e si avvir verso la porta della stanza.
Gandalf restò a fianco del ragazzo e lo guidò nei giardini del palazzo.
Lì avrebbero potuto stare in pace
Elrohir si guardo' intorno con struggimento.
Erano cambiate cosl tante cose nella sua vita dall'ultima volta in cui aveva
passeggiato tra le piante del giardino...
Sospirr.
Aveva conosciuto l'amore e l'aveva perso.
Gandalf osservava in silenzio Elrohir al suo fianco.
Doveva dire qualcosa, l'aver brutti pensieri non faceva bene al giovane, il
male poteva tentare di entrare nella sua mente, non doveva permetterlo.
- Elrohir dimmi, hai veramente intenzione di andartene quando tutto sarà
finito? Non credi sia meglio risolvere una volta per tutte i tuoi problemi
con Elladan? Scappare non serve a niente... -
Elrohir guardo' sorpreso l'Istaro. Era la prima volta che affrontava cosi'
apertamente una questione con lui.
Fece un sorriso amaro.
"Non c'h molto da chiarire, Gandalf. E credimi, non voglio scappare. E' solo
che quello che sento per lui non lo puo' ricambiare, ormai l'ho capito, e
continuare a trovarmelo davanti, magari con gli occhi illuminati da un altro
amore...non ce la posso fare." Una lacrima gli solco' la guancia. Il giovane
elfo strinse i denti. Non era giusto che non riuscisse a nascondere le
proprie emozioni.
Gandalf si fermò di colpo e si mise di fronte al giovane.
- Se solo potessi ti prenderei a calci mio giovane amico! Ma ti pare questo
il modo di parlare? Capisco il tuo dolore, lo comprendo. Ma un amore non
corrisposto non può costringerti a buttare il vento la tua vita e tutte le
possibilità che qui a Minas Tirith ti si possono offrire per iniziare una
nuova vita. -
"Hai ragione, Gandalf, perr vedi...c'h un'altra ragione per cui io...Oh,
Valar!" esclamr impallidendo di nuovo. Lungo il sentiero, dritto verso di
loro, stava arrivando suo padre Elrond.
Mentre passeggiava per il giardino, Elrond udi' una conversazione. La voce
era quella di Gandalf, ma a chi si stava rivolgendo con quei termini duri?
Segui' la voce e giunse ad un anfratto. Seduti su una panchina stavano
Gandalf e... suo figlio! Quindi era Elrohir che stava soffrendo per amore.
"Buongiorno Gandalf, sono contento di rivederti anche se in tempi cosl poco
lieti".
Poi si rivolse al figlio: "Buongiorno Elrohir. Mi sembri stanco e debole. Ti
e' successo qualcosa?"
"pa...padre? che...che ci fate qui?" domandr Elrohir, troppo sorpreso per
riuscire a mettere su la sua consueta maschera astiosa.
"L'ultima volta che sono venuto in citt` avevo avvertito qualcosa di strano
nell'aria. Galadriel me lo ha confermato: il male stava tornando. Non un
male potente come Sauron, ma comunque capace di sconvolgere le vite degli
uomini. Cosl ho accompagnato Arwen e Doris a Gran Burrone e sono tornato
indietro."
Lo sguardo di Elrond non smetteva di squadrare il figlio cercando di capire
cosa era successo prima del suo arrivo. Gli sembrava debole e sofferente per
qualcosa... o qualcuno. Ma chi?
"Ti ho fatto una domanda, Elrohir, e ti prego di rispondermi. Cosa ti h
successo?"
"Niente, padre" rispose Elrohir cercando di recuperare il contegno. "Quando
il male ha attaccato non ero pronto, e sembra che mi abbia messo al tappeto.
Questo h tutto. E tu? Come stai? E Arwen?"
Sperava disperatamente che il padre non chiedesse altro. Non sapeva se a lui
sarebbe riuscito a nascondere quello che provava. Per sicurezza, schermr i
pensieri.
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