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Middle Earth Heroes -- Vers.1
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*Ah! No!*
Un dolore sordo si impadronì del cuore della Stella del vespro...
Repentinamente mise una mano sul suo petto dove il cuore pareva essersi
frantumato in mille piccoli pezzi... Le sue gambe non avevano retto e lei
era caduta in ginocchio... Lacrime silenziose si riversavano sul suo volto
senza che lei avesse la forza, o la voglia, di fermarle... Le mancava il
respiro...
*Morirò! Morirò di dolore* pensò...
Il caldo sole del mattino era la più gelida delle lame sul suo viso bianco
come il candore d' inverno...
*Aragorn... perchè? Perchè?* continuava a chiedere a un volto che lentamente
sbiadiva...
Quanto avrebbe voluto non vedere... non pensare... non esistere...
*Morirò e lo lascerò libero... Libero di vivere la sua vita...* aveva già
deciso da tempo, ma la visione fu un colpo troppo duro per lei...
Doveva alzarsi... doveva parlargli... ma non riusciva ad affrontare le sue
paure e le sue angoscie.
Il freddo pavimento era divenuto sollievo per le sue membra febbricitanti...
"Elessar..." disse in un sospiro, mentre il buio la avvolgeva lentamente...
Di scatto Aragorn si alzò in piedi, le lacrime lo avevano aiutato, ora era
riuscito a fare un pò di chiarezza nel suo cuore, sapeva come doveva
comportarsi.
Si precipitò fuori dallo studio e si recò nella zona del palazzo dove si
trovava la stanza di Arwen.
Bussò una, due, tre volte, ma dall'altra parte nessuna risposta. Stava per
andarsene, pensando che la dama avesse deciso di fare una passeggiata nei
giardini, quando un rumore all'interno della stanza catturrò la sua
attenzione.
- Arwen, Arwen ci sei? - chiese ripetutamente.
Non sentendo risposta decise di entrare nella stanza, non era da lui fare
una cosa simile, ma aveva una brutta sensazione.
Appena entrato vide la donna accasciata a terra e priva di sensi. Corse
verso di lei e tirò un sospiro di sollievo quando si accorse che la donna
respirava, anche se debolmente.
La prese dolcemente tra le braccia e la sdraiò nel grande letto. Si sedette
al suo fianco e senza pensarci un attimo mise una mano sulla sua testa ed
una sul suo cuore... lui era un guaritore, e sapeva che così Arwen si
sarebbe svegliata.
*Dove sono?*
Il buio in cui era avvolta stava dissipandosi. Una luce proveniva da un
punto davanti a lei. Un senso di pace la pervase e iniziò a camminare verso
la luce che si faceva sempre più vicina... Nulla importava più... niente
sembrava contare difronte al calore che quella luce emanava... Dolori,
sofferenze, delusioni e disperazione erano emozioni umane che appartenevano
al passato, al mondo in cui non vi era posto per lei e per il suo amore non
corrisposto. Si era lasciata andare e presto avrebbe raggiunto i suoi avi
nella terra dei Valar...
Arwen... un uomo chiamava una donna
Arwen... l'uomo era insistente...
*Chi è? Chi cerca con tanta insistenza? Arwen... era il io nome... Arwen...
l' uomo che mi chiama ha una voce familiare*
Arwen si fermò. Sentiva il richiamo della luce ma la voce dell' uomo la
bloccava e la faceva desistere
*Aragorn... Elessar... Sei tu che mi chiami? Arwen... si è la sua voce...
calda... invitante... ma non può essere lui... Lui e Legolas...* il dolore
sordo ritornò, e con esso anche la disperazione e la paura
*Qualcuno mi solleva... dove mi porti? Da Aragorn, il mio Signore? Da dove
viene questo calore...*
"Elessar..." sussurrò, mentre faticosamente riapriva gli occhi...
Aragorn restò in attesa per un tempo che gli parve infinito.
Finalmente il respiro della donna era tornato regolare, ora doveva solo
aspettare che si svegliasse, non sapeva cosa le era successo, ma aveva il
dubbio che Arwen avesse intuito qualcosa di quello che stava succedendo tra
lui e Legolas.
Chiuse per un attimo gli occhi e quando li riaprì ossevo il volto di Arwen...
era preoccupato per lei, molto, l'aveva amata, più della sua stessa vita, ma
ora qualcosa dentro di lui era cambiato. E gli occhi di Legolas quando se ne
era andato gli avevano fatto capire che non sarebbe stato giusto continuare
a farla soffrire, non se lo meritava.
Così come non lo meritava Legolas e neppure lui.
"Elessar..." la debole voce della donna lo riportò alla realtà.
- Arwen, mi hai fatto spaventare moltissimo. Cosa ti è successo? - chiese.
"Elessar..." sussurrò ancora, mentre osservava il volto dell' uomo che amava
più della sua stessa vita.
*Come posso dirgli quello che mi è successo? Come posso fare a non farlo
sentire in colpa?* pensava, perdendosi nella profondità dei suoi occhi, dove
poteva leggere il suo animo travagliato.
Arwen nonb voleva legarlo a se in questo modo, ma non voleva mentirgli. Non
lo aveva mai fatto e, nonostante sapesse che sarebbe morta senza di lui, lo
voleva vedere felice.
Lo guardò ancora, e sospirò. Poi girando il volto, per non fargli scorgere
le sue lacrime gli disse
"Elessar, sei stato tu a farmi tornare? Perchè l' hai fatto? Perchè non mi
hai lasciato morire?"
Aragorn rimase allibito di fronte alle parole della donna.
Dolcemente le accarezzò i capelli, poi le disse:
- Tengo troppo a te ed alla tua vita per permetterti di gettarla via a causa
mia Arwen... tu devi vivere, devi farlo soprattutto per te stessa...-
Arwen si sentì morire a quel tocco, che un tempo le avrebbe procurato solo
gioia. Ora si sentiva ancora più male, sapendo che i suoi erano semplici
gesti d' affetto e d' amicizia. Lentamente si girò a guardarlo ancora una
volta e con le lacrime agli occhi, quasi sussurrando, gli rispose
“Ci tieni come amico o come amante? Io non getto via la mia vita a causa
tua, ma per renderti libero. Ti amo troppo per costringerti a vivere una
vita infelice accanto a me, quando il tuo cuore anela l' amore di Legolas.
Ma senza di te io non posso vivere”
Aragorn rimase allibito... mai si sarebbe aspettato quelle parole da parte
di Arwen. Respirò a fondo poi disse:
- Io sono molto confuso Arwen, non so bene cosa voglio. Il sentimento che
provo per Legolas, è vero, è molto forte... ed è vero, credo di amarlo... -
L'uomo guardò la donna distesa nel letto con un misto di tristezza e di
paura per la sua salute.
- So di farti soffrire, e credimi non avrei mai voluto farlo, ma non posso
comportarmi diversamente. Non posso rinunciare a lui, sarò debole o forse
semplicemente un uomo, ma non ho la forza di lasciarlo andare... -
"Lo so, Aragorn. Ma io non ti chiedo di lasciarlo andare. Ti chiedo di
lasciare andare me..." gli rispose lei con una dolcezza infinita, mentre
cercava di carezzargli il viso segnato dalle troppe responsabilità.
"Non sentirti in colpa per questo. Nessuno di noi ha potere sui propri
sentimenti. So che non volevi darmi un tale dolore... che eri sincero quando
ti legasti a me. Ma ora il tuo cuore appartiene a Legolas. Non condanno il
vostro amore! E come potrei farlo? Ho amato, ed amo ancora, Legolas come un
fratello... Ed amo te, Aragorn. Ti ho sempre amato. Ed è per questo amore
che ti lascio libero... Libero di amare chi vuoi" continuò, mentre lacrime
silenziose le rigavano le guance.
"Non chiedermi di vivere senza di te. Potrei promettertelo, ma poi mi
dannerei per averlo fatto. Andrò nei boschi... Non seguirmi, te ne prego"
gli disse.
Ma quando cercò di alzarsi, le gambe non le ressero e lei cadde tra le
braccia del suo amato, sfinita dal dolore...
- Arwen... - urlò Aragorn quando la donna le cadde tra le braccia.
La fece sdraiare ancora sul letto e le accarezzò teneramente i capelli.
Poi le disse:
- Mi dispiace, ma non posso fare quello che mi chiedi, non ti permetterò mai
di lasciarti morire... capisco che tu possa soffrire nel vedermi accanto a
Legolas, ma piuttosto parti per Valinor... ti prego Arwen, se mi ami come
dici, non lasciarti morire, fallo per me... lo so che sono egoista, ma non
mi perdonerei mai la tua morte... -
Arwen non rispose subito. Voleva riflettere… Lui non l’amava più, è vero. Ma
le voleva ancora molto bene. E lei lo conosceva abbastanza da sapere che era
sincero nel manifestare i suoi affetti e le sue paure. Lei l’avrebbe amato
per sempre… Come poteva staccarsi da lui? Non era ancora pronta a lasciarlo
andare… Se non altro poteva restargli vicina da amica. Da consigliera. Da
conforto. E magari anche da copertura ufficiale, se non si sentiva ancora
pronto a vivere liberamente il suo amore con Legolas. E chissà… magari
l’avrebbe amata ancora. Aveva detto di sentirsi confuso… Non poteva
andarsene… Non ancora, almeno. Soprattutto, Aragorn aveva detto qualcosa che
l’aveva lasciata di stucco.
“…sono egoista…” le aveva detto.
“No, Elessar. L’ unica egoista sono io” gli disse lei, dopo quello che parve
un tempo infinito.
“Ero così concentrata su me stessa da non capire i tuoi dubbi e le tue
angosce. Perdonami, Elessar. Mi sono comportata molto male con te” continuò,
sotto lo sguardo sofferente dell’uomo che amava...
Aragorn sorrise dolcemente alla donna. Le accarezzò una guancia e le disse:
- So di farti soffrire molto, ma devo seguire il mio cuore... non lo so dove
mi porterà, non lo so cosa succederà ne cosa sarà della mia vita... non so
nemmeno se Legolas prova quello che provo io, certo c'è una forte attrazione
ma... - l'uomo si bloccò di colpo.
Con che diritto stava sul letto della donna che aveva giurato di amare per
sempre e che ora stava facendo soffrire, parlandole di quello che sentiva
per Legolas?
Si alzò e dopo averla guardata ancora negli occhi le disse:
- Ora è meglio che vada, tu devi riposare. Se hai bisogno di qualcosa
mandami a chiamare, ma, ti prego, non fare altre pazzie. -
"Aragorn..." lo chiamò lei qualche secondo prima che lui uscisse "Sai che ci
sarò sempre per te!" gli disse lei.
*Ma non posso prometterti che non farò altre sciocchezze, come le chiami tu*
pensò, mentre cercava di guardare il suo amato...
- Sì Arwen lo so. -
Si trovava di fronte alla porta quando sentì qualcuno bussare, aprì e si
trovò di fronte Legolas, Doris ed Haldir.
Uscì dalla stanza chiudendo la porta alle sue spalle.
Sorrise ai tre poi disse rivolto ad Haldir:
- Haldir, amico mio, è un vero piacere rivederti. -
"Il piacere è tutto mio, Elessar" Haldir sorrise mestamente, cercando
d'ignorare il fatto che Legolas sembrava adesso anche più turbato di prima.
L'amico infatti stava cercando di fingere che tutto fosse normale,
sorridendo come al solito, ma non aveva schermato i suoi pensieri, e fu come
se un turbine di emozioni confuse lo investissero in un attimo.
- Signori per favore allontaniamoci, dama Arwen è stata poco bene ed ora ha
bisogno di riposare. -
Disse Aragorn cercando di sfuggire gli sguardi degli altri, soprattutto
quello di Haldir.
Doris rimase sorpresa da quelle parole. Aveva visto Dama Arwen molto turbata
al mattino, ma non le sembrava che stesse male. Poi, all' improvviso, come
una folata di vento gelido, il cuore di Doris rimase senza fiato... Un
dolore acuto, quasi insopportabile, lo pervase... Non era un dolore che le
apparteneva... Piuttosto proveniva dalla stanza. Doris guardò i tre uomini e
comprese che anche Legolas aveva avvertito la stessa sensazione. Lei non
aveva una tale confidenza con lui da potergliene parlare, ma si rese conto,
da come lui guardava il Re, che doveva saperne la causa
*Gliene parlerò al più presto. Potrà consigliarmi su come comportarmi con
Dama Arwen...* pensò
Ormai era arrivata a destinazione e di sicuro il Capitano dei Galadrim
voleva parlare con il Re. Non era il caso che lei stesse lì a dar loro
fastidio
"Bene, Messeri! Vi ringrazio di avermi scortato fin nelle mie stanze, che
sono alla fine del corridoio. La vostra compagnia è stata squisita" disse,
guardando Haldir imbarazzata
"Spero di rivedervi presto..." concluse, sperando in cuor suo di poter
approfondire quella conoscenza...
"Veramente Doris qui vorrebbe vedere Arwen o Gandalf..." Il Capitano rispose
con calma, poggiando una mano sulla spalla di Doris come per sottolineare le
sue parole. "Mi sono premurato io stesso di scortarla fino a qui."
"Ehm... Si! Ecco... " Doris era rimasta senza fiato al contatto di Haldir.
Neanche lei si spiegava il perchè di quella sensazione. Un brivido le era
corso giù per la schiena e il respiro era diventato irregolare...
*Sarò una stupida bambina???* si chiese, mentre l' imbarazzo cresceva *Non
ci credo io al colpo di fulmine! E allora perchè mi sento morire al suo
tocco*
"Si... Cioè, è meglio che Dama Arwen riposi un pò, ora. Magari più tardi...
Proverò a bussare alla stanza di Gandalf, altrimenti mi ritirerò nelle mie
stanze, in fondo al corridoio..." disse, notando lo sguardo divertito dei
tre man mano che il suo viso variava il colore nelle varie sfumature del
rosso, da quello pallido a quello più acceso...
Haldir sorrise alla ragazza, sollevando un sopracciglio al suo "buffo" modo
di fare. Non la conosceva affatto, sembrava umana, ma non del tutto, per cui
aveva pensato che quel modo di comportarsi fosse consono alla razza umana.
Dopotutto per lui gli umani potevano fare le cose più assurde e impensate...
In quei lunghi anni aveva ormai visto di tutto e quasi nulla lo sorprendeva.
"Certo, sono sicuro che ci rivedremo presto, io dovrei restare qui a Minas
Tirith per un bel pò di tempo"
"Bene! Ehm... Arrivederci, allora! E grazie ancora di avermi accompagnato"
lo salutò Doris, rossa in viso.
"A presto Legolas! Sire" continuò, salutando i rimanenti uomini e si
allontanò verso la camera di Gandalf, sempre più stupita del suo
comportamento.
Aragorn sorrise del lieve imbarazzo di Doris quella ragazza gli stava
simpatica.
Poi guardò Haldir e gli chiese:
- Sei al corrente delle novità, amico mio? -
"Non molto, Elessar..." rispose Haldir con un'alzata di spalle. "Lady
Galadriel non è stata molto chiara in proposito. C'è qualcosa che dovrei
sapere?"
- Credo proprio di sì Haldir, che ne dici di fare due passi? O vuoi prima
riposarti un pò? - chiese l'uomo all'elfo di fronte a lui.
"Sai che non ho bisogno di molto riposo" rispose l'elfo con un'alzata di
spalle. "Ma dopo ho assoluto bisogno di un bagno caldo. Non sopporto l'idea
di non potermi immergere nelle fresche acque di Lothlorien ogni giorno..."
- Va bene, alla fine è tutto molto breve non c'è molto da dire... -
Disse Aragorn incamminandosi con Haldir nel corridoio del palazzo.
- O meglio forse ci sarebbe troppo da dire... comunque non voglio girare
intorno al discorso inutilmente... immagino che Galadriel ti abbia parlato
di questi guerrieri che stanno tornando dalla morte, bene, tra di loro c'è
anche Boromir... lo ho trovato Gilraen ieri nei boschi qui intorno... -
L'uomo si fermò in attesa della reazione dell'elfo.
"Boromir?" chiese di nuovo Haldir, anche se solo nella sua voce traspariva
la sorpresa che aveva provato quando Elessar aveva pronunciato quel nome.
L'elfo era conosciuto per essere sempre impassibile davanti a qualsiasi
notizia.
Ricordava che il guerriero non gli era mai stato molto simpatico, ma questo
non significava che aveva desiderato la sua morte. Anzi. Gli era dispiaciuto
vedere tutto il dolore che si era lasciato alle spalle, tutte le persone che
lo avevano amato e che erano rimaste improvvisamente sole.
"E come sta?"
- Fisicamente bene... ma a livello mentale... non bene Haldir. Non ricorda
nulla del suo passato, è confuso e violento... -
Aragorn si morse il labbro. Non voleva dire ad Haldir quanto successo tra
Boromir e Gilraen, sapeva che l'elfo non aveva mai avuto in simpatia l'uomo,
rivelargli quanto accaduto nel bosco aveva paura potesse peggiorare la
situazione.
"Molto pericoloso dunque..." rispose l'elfo con aria pensiva. "C'è bisogno
di rinchiuderlo per evitare che ferisca qualcuno. Ma sono sicuro che tu
nella tua infinita saggezza l'abbia già fatto."
Aragorn guardò Haldir e sorridendo disse:
- Amico mio tranquillo, non è così pericoloso. Nella mia infinita saggezza,
come dici tu, non l'ho fatto rinchiudere in una cella, ma solo in una
stanza, ed ora Gilraen è con lui. Fuori dalla porta ci sono delle guardie,
qualsiasi cosa succeda hanno l'ordine di avvertirmi immediatamente... -
In quel momento, Haldir vide Legolas avvicinarsi a loro e gli sorrise. Però
gli occhi dell'elfo erano fissi su Aragorn. Persino Haldir capiva che c'era
qualcosa di strano tra di loro, eppure non fece domande.
"Elrohir è qui a palazzo" esordì Legolas. "Ha litigato di nuovo con suo
padre e di nuovo mi ha rinfacciato di essere *perfetto* e il modello che lui
era costretto a seguire. Credo che dovrò fare due chiacchiere con Elrond...
non mi piace che mi si prenda a modello, non l'ho chiesto io e mi dispiace
che Elrohir si debba sentire sminuito da me. Non è mia intenzione..."
L'uomo si fermò all'arrivo di Legolas e lo ascoltò mentre parlava di Elrohir,
era teso e nervoso, lentamente si avvicinò a lui, gli appoggiò una mano
sulla spalla e gli sorrise gentilmente nella speranza di tranquillizarlo,
poi gli disse:
- Ora calmati per favore. Conosci Elrohir e sai benissimo come è fatto. E
poi credimi Legolas, chiunque desidererebbe essere come te... - e sorrise
rivolto ad Haldir, poi continuò - comunque prima che tu vada a parlare con
Elrond ho delle cose di cui metterti al corrente... Haldir tu ci puoi
scusare vero? -
"Certamente" rispose mestamente il Capitano dei Galadhrim, rivolgendo un
cenno del capo ad entrambi prima di avviarsi nelle sue camere.
Era sicuro che il mezz'elfo Frodo, il portatore dell'unico
anello, fosse lì da qualche parte. Riusciva a percepirne la presenza.
Inviandogli un messaggio con la mente, gli indicò l'esatta ubicazione delle
sue stanze, in caso ci avesse visto giusto e Frodo fosse veramente a
Palazzo.
Una volta arrivato in camera sua, sistemò il pesante zaino accanto al letto,
e poi si precipitò in bagno, dove si spogliò velocemente. Non vedeva l'ora
di farsi un bagno. Sussurrò soltanto poche parole, ed ecco che la grossa
vasca di rame che un momento prima era vuota, adesso era piena d'acqua
fumante.
Lasciandosi scappare un sospiro beato, l'elfo vi si immerse, chiudendo gli
occhi e cercando di rilassarsi.
Nel frattempo Legolas incrociò le braccia sul petto, guardando Aragorn negli
occhi come a voler capire se fosse arrabbiato con lui oppure no.
"E' successo qualcos'altro con Boromir?"
Aragorn osservò il comportamento di Legolas, si chiedeva se si rendeva conto
di quanto fosse bello, ogni gesto che lui faceva era carico di un'armonia
che solo lui aveva...
Scacciò questi pensieri dalla sua mente, poi guardandolo gli disse:
- No Boromir penso che stia bene. Nessuno è venuto a chiamarmi, anche se
pensavo di andare ora a vedere come sta, ti va di accompagnarmi? -
Abbassò lo sguardo un attimo e poi rialzandolo gli chiese ancora:
- E ti andrebbe di cenare con me questa sera? Ci sono delle cose che
dovresti sapere riguardo ad Arwen ed a quello che è successo oggi... -
"Certo che si, non c'è bisogno di chiedere" rispose immediatamente l'elfo,
annuendo con un'espressione determinata sul volto dalla pelle chiarissima.
Però esitò un momento alla proposta di Aragorn. Ogni volta che sentiva il
nome Arwen s'irrigidiva, e si odiava per questo: non era da lui.
Ma non era nemmeno da lui scappare di fronte ai problemi, e per questo annuì
di nuovo.
"Va bene, Elessar. Dimmi soltanto dove vuoi cenare e dopo dirò alle
cameriere dove sistemare un tavolo e servire la cena. Immagino che tu voglia
parlarne in privato, quindi escluderei la sala da pranzo. Ci saranno tutti
gli altri
Aragorn riflettè un attimo, a dire la verità non era così sicuro che Legolas
avrebbe accettato la sua proposta, ma non sapeva dove altro potessero
andare...
- Pensavo alla mia stanza... se no c'è il mio studio, come preferisci... -
disse quasi in sussurro.
"D'accordo..." rispose Legolas, annuendo. "Adesso andiamo da Boromir, poi
sistemeremo un pò di scartoffie nel tuo studio, e poi potremmo andare a
cena. Non credo ci sia altro da fare oggi, giusto?"
Aragorn sorrise alle parole di Legolas, era sempre il più efficente tra
tutte le persone che lo aiutavano, si sarebbe sentito perso senza di lui, ne
era consapevole... ed era giusto dirglielo.
- Sai Legolas, mi sentirei perso senza di te... - poi senza aspettare una
risposta dall'altro aggiunse - bene ora andiamo a vedere come sta Boromir. -
Detto questo si incamminò verso la stanza occupata dall'uomo.
Legolas seguì Aragorn con il suo passo svelto ed elegante. Pensava ancora
alle parole pronunciate dall'uomo, e si sforzò di reprimere un sorriso. Non
l'avrebbe ammesso mai, soprattutto in quel momento così difficile per tutti,
ma gli faceva immensamente piacere che Elessar gli dicesse certe cose.
Una volta fuori la porta di Boromir, l'elfo si scambiò uno sguardo con
Elessar prima di bussare, non sapendo cosa si sarebbero dovuti aspettare.
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