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Middle Earth Heroes -- Vers.1
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by:Gilraen
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Facendo il possibile per rispondere al suo sorriso, Gilraen
guidò Faramir in corridoio, premurandosi di chiudere bene la porta della sua
camera. Non voleva che qualcuno andasse a curiosare tra le sue cose.
Non aveva risposto a Faramir per il semplice motivo che non sapeva cosa
fare. Avrebbe dovuto aspettare o semplicemente fare le valigie ed andare
via?
A Lothlorien forse. Lì aveva qualche amico, e non sarebbe stata
completamente sola.
***********************
Annuendo all'amico, Legolas si voltò e lo seguì docilmente fuori dalla
stanza. Non era tipo da tenere il muso a lungo, e di certo non ad Aragorn.
Però avrebbe guardato con sospetto Boromir per un pò.
Non si fidava, e l'ultima cosa che voleva era che quell'uomo aggredisse di
nuovo Aragorn o Gilraen. Allora nessuno l'avrebbe potuto salvare dalla sua
ira.
Non appena furono in corridoio, Legolas sospirò profondamente, chiudendo gli
occhi per un secondo. Quando li riaprì, li fissò in quelli di Aragorn, senza
dire una parola.
Gilraen e Faramir intanto stavano sopraggiungendo, e quando la donna vide
gli altri due fermi in corridoio si chiese se non fosse successo qualcosa.
Aragorn avrebbe voluto dire molte cose a Legolas, ma sapeva che parlare non
sarebbe servito a nulla. L'elfo era molto arrabbiato e dai suoi occhi
profondi trasparivano tutti i sentimenti che stava provando in quel momento.
Dolcemente Aragorn posò una mano sulla spalla dell'amico stringedola un poco
e sorrise teneramente, aveva bisogno di lui in quel momento, da solo non
sapeva come comportarsi con Boromir... la presenza dell'elfo al suo fianco
era indispensabile.
Ad un tratto sentì dei passi nel corridoio, lasciò la spalla di Legolas e
quando si girò vide Faramir e Gilraen sopraggiungere.
Osservò gli sguardi dei due, solo una cosa era certa, Faramir sapeva...
- Faramir, Gilraen... - disse respirando a fondo.
"Come sta?" Gilraen chiese, mordendosi il labbro inferiore non appena ebbe
pronunciato le parole. Non c'era niente da fare. Per quanto provasse a dirsi
che non amava più Boromir, nel suo cuore c'era sempre un sentimento molto
forte nei confronti del guerriero.
Legolas intanto si trovava al fianco di Aragorn, contento del fatto che
l'amico di sempre sembrava gradire la sua presenza. Anche se avesse voluto
non avrebbe mai potuto abbandonare Aragorn.
Faramir non aveva ancora detto una parola da quando avevano incontrato
l'elfo e il suo re.. Nonostante fosse stato forte, con Gilraen, ora la
prospettiva di vedere il fratello lo atterriva...
'Sopporterei se non si ricordasse di me?' si chiese, in silenzio.
"Come sta?" chiese invece la donna al suo fianco. Faramir tremò, chiedendosi
com epotesse sopportare tutto quel dolore... Non avrebbe mai immaginato che
il ritorno di suo fratello avrebbe potuto essere così doloroso.
"Come sta?"... quella domanda ribombava nella mente di Aragorn.
Gilraen e Faramir erano lì, di fronte a lui, ed aspettavano solo una sua
risposta. Fu in cuor suo grato a Legolas per non aver detto ancora nulla,
non era il caso, almeno per ora, di dire loro che Boromir aveva tentato di
aggredirlo.
- Ora sta riposando, - iniziò - io e Legolas gli abbiamo parlato un pò di
lui, del suo passato. E' rimasto sconvolto appena ha appreso di essere
morto, ma penso sia una reazione naturale. Poi ci ha chiesto notizie sulla
sua famiglia, su questo abbiamo preferito non rispondergli. Boromir aveva
bisogno di riposare, ma domani mattina dovremo dirgli qualcosa... -
L'uomo si fermò fissando i due, non aveva altro da aggiungere su tutto ciò
che era successo, perciò restò in silenzio aspettando la reazione dei due.
Avendo notato l'omissione di Aragorn, Legolas strinse i pugni per un attimo.
Doveva star calmo. Sapeva anche il perchè Aragorn stava evitando di dire
quello che era successo, ma questo non toglieva il fatto che Boromir aveva
osato alzare le mani su una persona a lui molto cara.
Si chiese brevemente se Aragorn gli avrebbe permesso di massaggiargli
dell'olio elfico nei punti dove Boromir l'aveva colpito. Quell'olio e un
massaggio fatto a regola d'arte gli avrebbero evitato di restare bloccato a
letto il giorno dopo.
Avrebbe dovuto chiederlo anche a Gilraen, anche se su di lei avrebbe avuto
meno effetto perchè ormai il viso era già gonfio e tumefatto.
Gilraen ascoltò le parole di Aragorn, senza staccare mai gli occhi dal volto
del Re. Era come se le stessero mentendo, come se volessero evitare di dire
qualcosa, ma preferì non chiedere. Ancora una volta voleva fidarsi di
Aragorn e Legolas, sapendo che se non volevano parlare avevano di sicuro
delle valide motivazioni.
"Io non credo di essere la benvenuta in camera sua" disse infine, senza
abbassare mai lo sguardo, e senza lasciar trasparire i suoi sentimenti a
riguardo. "E' stato abbastanza chiaro nel pomeriggio, non gli sono molto
simpatica..."
**************************************
Era passato un pò di tempo da quando lei e Frodo si erano salutati.
Era stata una giornata intensa, quella passata, e sperava di passare un pò
più di tempo col suo amato... Ma lui era un re, ora, con tutti gli oneri che
ciò comportava.
Si mise a pensare a ciò che era successo, prima...
* Chissà cos' è successo di tanto urgente da far correre via Aragorn...*
Lei non era curiosa, ma il fatto che lui stesse via tanto a
lungo la
impensieriva
* Che sia successo qualcosa di grave? * si chiedeva, mentre camminava per la
stanza.
* Devo stare calma! Se fosse successo qualcosa d' importante l' avrei
saputo. Eppure il mio animo è teso ed agitato. Che sia già arrivata l' ora?
Devo vedere Aragorn. Parlargli! *
E così dicendo, uscì dalla sua camera...
Arwen, preda di un' angoscia sempre più profonda, silenziosamente entrò
nelle camere del Re. Era tutto come ricordava... Il letto grande al centro
della stanza con la coperta in broccato rosso... il camino acceso con due
poltrone di velluto rosso illuminate dalle fiamme... La finestra da cui
entrava la fredda luce della luna... Quanti ricordi e quante emozioni
sprigionava quel luogo. Le accorsero alla mente, sempre più velocemente, le
immagini dell' ultima notte trascorsa tra le sue braccia, dell' ultima volta
che avavano fatto l' amore, del desiderio mai assopito...
Cos' era successo? Perchè ora, nonostante fosse felice di essere lì, si
sentiva così inquieta? Che non avesse perso del tutto i suoi poteri elfici,
ma che li avesse solo nascosti dentro di se per non vedere ciò che il futuro
le riservava? Eppure lei era la donna di Aragorn, aveva fatto una scelta...
Non poteva più prevedere il futuro, né leggere negli animi delle persone...
Lentamente si sedette di fronte al fuoco e chiuse gli occhi, lasciandosi
invadere dalle proprie emozioni.
*Gilraen... un bosco... un uomo di spalle... ancora Gilraen che piangeva...
Aragorn e Legolas... Boromir... Ecco cos' era successo! Allora era vero!
Guerrieri di grande valore erano tornati e non ricordavano nulla della loro
precedente vita terrena. Ecco perchè Aragorn era andato via di corsa per non
tornare più durante il giorno! Boromir era nel castello! Come avrebbero
potuto fare per fargli ricordare? *
Arwen stette ancora un pò davanti al fuoco cercando di capire il modo di
aiutare Boromir, ma non trovava soluzione. Poi, d' improvviso, gli venne in
mente un nome! La loro unica speranza!
" Gandalf " mormorò.
E, senza attendere oltre, uscì dalle stanze del re per cercare l' istaro,
trovandolo assorto nei suoi pensieri nei giardini reali...
" Buona sera, Gandalf! " lo appellò Arwen.
" Dama Arwen! Buona sera a te! Cosa ti porta a me in quest' ora tarda? "
rispose lo stregone bianco.
" Ero inquieta, amico mio " rispose lei, sedendogli accanto sull' erba
soffice.
" Perchè mai? La tua felicità non dovrebbe essere offuscata da pensieri
spiacevoli " le disse sorridendo l' amico.
" Per diversi motivi. Secondo te, Gandalf, è possibile che io non abbia
perso i miei poteri elfici, nonostante abbia scelto una vita mortale? Ero
certa che sarebbero scomparsi, ed ero sicura che fosse successo così, ma
poco prima ho avuto delle visioni e... " gli stava spiegando, quando il
volto preoccupato di Gandalf la bloccò " Cosa c' è? Perchè siete
preoccupato? " chiese.
" Dici che hai ancora i tuoi poteri? Che visioni hai avuto? " domandò lui.
" Ecco... Ho visto Gilraen che trovava un uomo nel bosco e lo conduceva qui.
Ma il suo animo era triste e lei ne soffriva. Poi ho visto Aragorn e Legolas
che parlavano a quell' uomo raccontandogli cose del suo passato. Ma la cosa
più sorprendente di tutte, è che ho visto chi fosse quell' uomo. Era Boromir
" raccontò Arwen.
" Mmm. Si, credo che il tempo si avvicini... Presto ne arriveranno altri.
Hai ragione! E' Boromir colui che hanno portato qui, ma non l' ho ancora
visto. Aspettavo indicazioni su cosa fare... Ma prima di agire volevo
parlare con il re e con gli altri. Devo sapere esattamente cos' è accaduto,
prima di parlare con Boromir. Riguardo a te, dolce stella, non so dirti
quali siano i progetti che i Valar hanno in serbo per te. Posso solo
assicurarti che non tutto ciò che ci accade è male. Apprezza il dono dei
Valar! A tempo debito scoprirai ciò che loro vogliono da te. Ed ora,
scusami, ma è bene che cerchi Re Elessar " concluse Gandalf.
" Aspetta! Vengo con te. Non sarò molto utile, forse, ma quel pò che posso
lo farò " disse lei, molto più sollevata " Se solo mio padre fosse qui!
Sarebbe molto più utile di me "
" Arriverà presto, Arwen. Molto presto " disse Gandalf, mentre rientravano
nel castello...
*********************************
Gandalf ed Arwen camminavano spediti tra i corridoi del palazzo.
Erano in silenzio, ognuno immerso nei suoi pensieri più profondi.
Non avevano bisogno di parole e di indicarsi la strada: pareva che sapessero
entrambi esattamente dove andare.
Infatti dopo qualche minuto intravidero delle figure davanti ad una porta.
"Buona sera, Sire!" lo salutò gentilmente Gandalf
Arwen invece si avvicinò a Gilraen
"Come stai?" le chiese, preoccupata, notando l' ematoma sulla sua guancia
- Gilraen amica mia, - iniziò Aragorn con voce calma - oggi Boromir era
sconvolto. Credimi con questo non voglio giustificare il suo comportamento,
ma solo farti capire che chiunque nelle sue condizioni si sentirebbe confuso
e soprattutto in grado di commettere atti che normalemente non farebbe mai,
tu lo sai, nessuno meglio di te conosce Boromir e nonostante tutto l'uomo in
quella stanza è lui. -
No, non voleva giustificare l'amico, lui stesso aveva provato la sua furia,
le ossa gli dolevano, soprattutto la schiena, ma questo non gli avrebbe
impedito di spendere ogni singolo attimo delle sue giornate per tornare in
se l'uomo.
Ad un certo punto sentì altri passi nel corridoio e quando si voltò vide
Arwen e Gandalf venire nella loro direzione.
Gandalf, finalmente abbiamo modo di vederci. - disse Aragorn avvicinandosi
al vecchio amico e posandogli una mano sulla spalla.
- Abbiamo tante cose di cui discutere, ma a questo punto credo sia meglio
aspettare domattina, siamo tutti stanchi e credo sia veramente ora di andare
a riposare. -
"Come desiderate, Sire!" rispose educatamente Gandalf, e salutati tutti, si
ritirò nelle sue stanze...
Gilraen annuì alle parole di Aragorn. Sapeva che aveva ragione, ma in quel
momento, dopo quello che era successo, non riusciva ad essere così
razionale.
Una notte di sonno l'avrebbe probabilmente aiutata, il re aveva ragione.
Erano tutti molto stanchi, e sebbene non avesse mangiato nulla, la donna non
era affamata.
Sorrise gentilmente ad Arwen quando la dama le chiese come stesse,
riconoscente x il suo interessamento.
"Sto bene... davvero..."
Arwen la osservò meglio. Non stava bene! Si vedeva nei suoi occhi la sua
sofferenza, ma preferì non controbattere, conoscendo la fierezza di Dama
Gilraen.
Si girò invece a osservare il suo amato, sperando di poter passare almeno la
notte tra le sue braccia...
Legolas inspirò profondamente, espirando poi l'aria lentamente, in un vano
tentativo di calmarsi. Erano successe troppe cose quel giorno, e l'elfo
sapeva già che avrebbe passato la notte vagando, se non si fosse calmato. In
quello stato non avrebbe mai chiuso occhio.
Quando vide Lady Arwen, le sorrise in maniera educata, abbassando
leggermente il capo in segno di rispetto. Forse Aragorn sarebbe stato
impegnato con lei quella notte, e Legolas non voleva interferire, nonostante
il fatto che avrebbe voluto aiutarlo con il massaggio.
Era sicuro che Aragorn gli avrebbe detto di andar via, dal momento che la
sua amata era lì con lui.
Aragorn sospirò, poi guardò gli altri e disse:
- Bene allora amici miei. Vi auguro la buona notte e mi ritiro nelle mie
stanze. -
Poi si avvicinò ad Arwen e le diede un tenero bacio sulla guancia, la prese
un attimo in disparte e le disse:
- Mi dispiace moltissimo non averti dedicato il tempo che meritavi, ma la
situazione è davvero precipitata. Ti prometto che nei prossimi giorni saprò
farmi perdonare, ma ora voglio solo dormire... -
Le sorrise dolcemente poi guardò Legolas che aveva la stanza proprio a
fianco della sua e gli chiese:
- Vieni anche tu? -
Gilraen salutò Legolas e Aragorn, e li seguì con gli occhi per qualche
momento, prima di riportare la sua attenzione sugli altri.
"Credo di aver bisogno di dormire..." mormorò, come a volersi scusare.
Legolas annuì e poi inchinò di nuovo il capo in segno di saluto alle due
signore davanti a lui, combattendo contro il solito irrefrenabile desiderio
di arruffare i capelli a Gilraen. Non era il momento.
"Buonanotte a tutti" mormorò, avviandosi con il re in direzione delle loro
camere da letto.
Fin da quando si erano stabiliti nel palazzo reale di Minas Tirith, Legolas
e Aragorn avevano vissuto in camere attigue, come per avere la certezza che
l'altro ci sarebbe sempre stato. Avevano vissuto un'esperienza durissima, e
la perdita di Boromir aveva contribuito a legarli ancora di più.
Le loro camere erano nello stesso corridoio, esattamente l'una di fronte
all'altra, ed era per questo motivo che ogni sera i due si ritiravano
insieme, di solito parlottando degli avvenimenti della giornata.
Ma non quella sera.
Erano entrambi troppo stanchi e pensierosi per parlare di quello che era
successo.
"Mi permetteresti di prendermi cura dei tuoi lividi?" chiese ad un tratto
l'elfo, una volta arrivati davanti alle loro stanze. "Non mentirmi, so che
ti ha fatto male, e so per certo che domani resterai bloccato a letto se non
ti lasci aiutare...."
Silenzio, ecco ciò di cui aveva bisogno in quel momento. La pace e la
tranquillità del palazzo di notte e la presenza rassicurante di Legolas al
suo fianco.
Quando l'elfo gli chiese di poterlo curare Aragorn sorrise, in quel momento
il suo volto trasmetteva solo stanchezza, ma per la prima volta da molte ore
il suo sorriso era sincero.
- Potrei tenerti qui ore a parlare cercando di convincerti che sto bene e
che non ho bisogno di aiuto, ma conoscendoti alla fine l'avresti comunque
vinta tu, perciò non posso che accettare il tuo aiuto... ancora una volta
Legolas... -
Detto questo sorrise ancora all'elfo ed aprì la porta della sua stanza.
Un ghigno divertito apparve allora sul volto di Legolas, che mormorò
qualcosa a proposito di una boccetta d'olio che aveva portato da Mirkwood e
che si trovava in camera sua.
Ci mise meno di un minuto per entrare ed uscire dalla sua camera a tutta
velocità e quando finalmente entrò in camera di Aragorn, rimase per un
attimo sulla soglia. Insicuro, per una volta. Non era la prima volta che
entrava lì dentro, ma non l'aveva mai fatto di notte, quando quella stessa
stanza era illuminata solo dalla tenue luce delle candele.
Aragorn si sedette nella poltrona sistemata vicino al camino, ma non fece in
tempo a pensare a nulla che Legolas era già di ritorno con la sua boccetta
di olio in mano.
Appena lo vide non riuscì a trattenersi e scoppiò in una fragorosa risata:
- Valar! Legolas sembri un bambino che ha appena vinto un trofeo e quella
boccetta pare che lo sia... -
D'un tratto si fece serie, le risate gli avevano provocato una fitta
dolorosa alla schiena. Chiuse gli occhi un attimo e quando li riaprì sospirò
e disse:
- Per favore fa qualcosa o domani non sarò davvero in grado di alzarmi dal
letto e non me lo posso permettere. -
Il sorriso sulle labbra di Legolas morì non appena l'elfo vide in che
condizioni era l'amico. Molto peggio del previsto, se già cominciava a
bloccarsi adesso.
"Dovresti stenderti sul letto... vuoi una mano a togliere la tunica?" Offrì
premurosamente, affrettandosi a posare la boccetta sul comodino e a correre
in aiuto di Aragorn. "Ce la fai da solo?"
Aragorn si alzò piano dalla poltrona e lentamente si mosse verso il letto.
- Ti assicuro che fino a poco fa non pensavo di essere ridotto così male,
non capisco ora sembra che qualcuno mi stia pugnalando alla schiena senza
mai fermarsi. -
Con una lentezza esasperante si sedette sul letto, alzò le braccia e provò a
slacciare i lacci della tunica, ma ogni singolo gesto gli dava fitte sempre
più forti, così guardò Legolas e gli disse:
- Sembra proprio che stanotte io sia destinato a dover accettare ogni tua
offerta amico mio... -
"Lo sai che mi fa piacere aiutarti" Legolas sorrise a quel punto, anche se
negli occhi s'intravedeva una certa preoccupazione.
Avvicinandosi ad Elessar, l'elfo si inginocchiò di fronte a lui,
spostandogli le mani con gentilezza prima di slacciargli la tunica, bottone
dopo bottone. Non sapeva ancora il perchè ma un pò si sentiva imbarazzato in
quella situazione. Era sempre il solito Aragorn, quello col quale aveva
condiviso momenti belli e brutti, eppure in qualche modo c'era qualcosa di
diverso.
Quando lo aiutò a sfilare l'indumento, Legolas gli sfiorò le spalle con le
dita, guardando con preoccupazione il petto e il bacino del suo re.
"Stenditi sulla schiena" mormorò dopo un attimo.
Aragorn chiuse gli occhi e si lasciò guidare dalle sensazioni, gli pareva
l'unico modo per cancellare quelle fitte di dolore che parevano smorzargli
il respiro.
Sentì le mani di Legolas armeggiare con i suoi bottoni e gli venne naturale
sorridere.
Lui e l'elfo si conoscevano così bene che nessuno dei due aveva segreti per
l'altro, sapevano capirsi al volo, quando uno aveva bisogno l'altro era
sempre presente... ma la situazione in cui si trovano in quel momento era
così strana che quel sorriso fu la soluzione naturale per scacciare la
tensione che sentiva dentro di se.
La voce di Legolas lo riscosse dai suoi pensieri, a fatica si sdraiò sul
letto stendendosi così come gli aveva detto l'amico.
"Mi dispiace che tu stia così male...." mormorò ancora Legolas.
Era come se il dolore che stava provando Aragorn lo investisse in pieno,
proprio come se Boromir avesse colpito anche lui. E in un certo senso
l'aveva fatto, colpendo qualcuno che a lui era tanto caro.
Però quelle sensazioni un pò gli davano da pensare. Un legame di quel genere
non esisteva di solito tra semplici amici. Era qualcosa riservato a due
persone che avevano un tipo di legame più profondo. Persone che si amavano.
Scacciando immediatamente quei pensieri, l'elfo prese la boccetta dal
comodino, sistemandosi a cavalcioni su Aragorn. Non appena ebbe versato un
pò del liquido dorato sulle sue mani, cominciò a sfregarle insieme, tentando
di riscaldare l'olio e di rendere il tutto più piacevole.
- Tranquillo Legolas, sto già meglio... - rispose Aragorn.
Ed era effettivamente così che si sentiva. Non sapeva se era per l'olio che
l'elfo stava usando o per chissà che cosa, ma stava meglio.
Sentiva i suoi muscoli rilassarsi sotto la pressione delle mani di Legolas...
si sentiva rilassato, tranquillo e felice, felice come non lo era da tempo.
Chiuse gli occhi lasciandosi trasportare da quelle emozioni. Erano emozioni
a cui non sapeva dare un nome, non si era mai sentito così in pace come in
quel momento... di una cosa era certo per niente e nessuno al mondo avrebbe
rinunciato alla sua bellissima amicizia con Legolas...
L'ennesimo sorriso gli comparve sulle labbra, sì stava proprio bene in quel
momento...
Sorridendo tra sè e sè nel vederlo così rilassato, Legolas continuò a
massaggiargli il petto, scendendo man mano più giù, fino alla cintola, e poi
risalendo lentamente.
Sperava di aiutarlo a rilassarsi, e dall'espressione sul viso di Aragorn era
piuttosto evidente che ci stava riuscendo.
Era bello vederlo così sereno. Quando sorrideva sembrava così pacifico, e
anche così giovane. Ogni traccia di stanchezza sembrava sparire dal suo viso
e nei suoi occhi brillava una luce diversa.
Legolas non avrebbe saputo spiegarsi il perchè stavano così bene insieme, e
non era certo di volerlo sapere. Infondo credeva che Aragorn con Arwen fosse
molto più felice, e che un giorno, non appena lei si fosse trasferita a
palazzo, lui non sarebbe stato più necessario. Si sarebbe presa lei cura di
Aragorn, e d'altro canto Legolas non era sicuro del fatto che Elessar lo
avrebbe ancora voluto tra i piedi per allora.
Una luce triste allora apparve negli occhi dell'elfo, che non se n'era
nemmeno reso conto.
Era bello sentirsi in pace con il mondo, con se stesso e con tutto ciò che
lo circondava. Era così che si sentiva sotto il tocco delicato delle mani di
Legolas.
Per un attimo il suo pensiero andò ad Arwen che dormiva sola in una stanza
del palazzo e non potè evitare di sentirsi in colpa nei suoi confronti, era
da molto tempo che non stavano insieme e lui l'aveva lasciata sola anche
quella notte...
Respirò profondamente e scacciò quei pensieri dalla sua mente. Riaprì piano
gli occhi ed osservò il volto sorridente di Legolas. Ma in un attimo
qualcosa cambiò, il sorriso scomparve e osservandolo Aragorn si accorse di
una strana tristezza nello sguardo del suo amico. Allungò piano una mano
fino a poggiarla su quella di Legolas, poi dolcemente gli chiese:
- Amico mio cosa succede? Cattivi pensieri? -
L'elfo dovette quasi fare uno sforzo fisico per incontrare gli occhi
preoccupati di Elessar. Non sapeva quanto potesse trasparire dal suo
sguardo, ma era ben consapevole del fatto che Aragorn era forse la persona
che meglio lo conosceva, e che era in grado di capirlo senza bisogno di
parole.
"Pensavo al futuro" rispose, accompagnando un sorriso amaro con una
scrollata di spalle, come a volersi convincere che la cosa non aveva poi
tanta importanza.
Aragorn restò a guardarlo per un momento inseguendo il filo dei suoi
pensieri poi gli disse:
- Pensi al futuro... è molto ampia come spiegazione... Legolas ti conosco
meglio di quanto probabilmente conosca me stesso, ora ti decidi a dirmi cosa
significano queste parole? A quale futuro ti riferisci? -
Delicatamente e quasi con timore strinse più forte nella sua la mano
dell'elfo e mai, neppure per un istante, abbandonò i suoi occhi.
Fu Legolas ad abbassare gli occhi per primo, incapace di sostenere quello
sguardo penetrante, e quasi spaventato dall'intensità di quello che stava
provando in quel momento.
"Al mio. Al tuo..." mormorò infine, stringendo la mano di Aragorn per un
attimo prima di tornare a dedicarsi al massaggio.
"Verrà un tempo in cui tu non avrai più bisogno di me, e mi chiedevo dove
sarei potuto andare."
Aragorn restò molto colpito dalle parole di Legolas, ma soprattutto dal suo
comportamento.
Da quando si conoscevano mai, per nessun motivo, l'elfo aveva abbassato lo
sguardo di fronte a lui... lo aveva sempre visto deciso, sicuro di sè, ed
ora si domandava cosa stesse succedendo quella sera, dove li avrebbe portati
quella conversazione e quella situazione...
Lentamente alzò il braccio ed appoggiò una mano sulla guancia di Legolas
costringendo l'elfo a guardarlo ancora, poi gli disse:
- Non verrai mai quel tempo Legolas... non dovrai mai più chiederti dove
andrai, questa è la tua casa ed io avrò sempre bisogno di te, avrò bisogno
di te come dell'aria che respiro... -
Un silenziò calò sulla stanza, il Re chiuse gli occhi sorpreso per primo
delle parole che aveva appena pronunciato.
"Che mi sta succedendo?" pensò.
Il calore della mano di Aragorn sulla sua guancia lo fece trasalire, ma in
senso buono. Legolas chiuse gli occhi, lasciandosi andare completamente. In
quel momento non riusciva a ricordare se in tutti quegli anni Aragorn
l'avesse mai toccato in quel modo, ma se l'aveva fatto, l'elfo non aveva
provato le stesse emozioni. Era magia tra loro quella notte, e se era tutto
soltanto un bel sogno Legolas non era sicuro di volersi mai più svegliare.
Ascoltò le parole di Aragorn con attenzione, senza mai aprire gli occhi.
Aveva le mani unte d'olio ferme sul petto dell'uomo, ed era così concentrato
sul suono della sua voce e sul significato profondo di quello che gli stava
dicendo che quasi non si accorse di essere scivolato in una posizione
"pericolosa".
Quando riaprì gli occhi, si trovò faccia a faccia con il suo Elessar. Le
loro labbra a pochissimi centimetri di distanza.
Invece di allontanarsi, l'elfo restò semplicemente dov'era, lasciandosi
cullare dalla dolcezza del respiro di Aragorn sul suo viso.
Non riusciva a smettere di guardarlo... la debole luce del fuoco acceso nel
camino lo illuminava rendendolo se possibile ancora più bello...
Era Legolas, il suo amico, il compagno di una grande avventura... ma ora
tutto era diverso... tutto era magico in quella notte.
Aragorn restò in silenzio, non riusciva a staccare la mano dal volto
dell'elfo. Fu solo un attimo, una distrazione da parte di Legolas... ed ora
erano così vicini, così pericolosamente vicini... l'uomo spostò la mano sui
capelli di Legolas ed iniziò ad accarezzarli, gli occhi sempre incollati a
quelli dell'elfo.
Non seppe spiegarsi perchè... non voleva pensare razionalmente in quel
momento... quello che fece fu solo istinto, si sentì spinto verso quelle
labbra... bastò poco, alzò la testa e le loro labbra si incontrarono... e
mille sensazioni diverse si impadronirono di lui.
Quel bacio sembrò durare in eterno, e Legolas si sentiva come cullato da una
dolce sinfonia. Non avrebbe voluto aprire gli occhi, anche perchè non voleva
trovarsi faccia a faccia con il pentimento di Aragorn.
L'elfo era sicuro che negli occhi dell'amico di sempre da quel momento in
poi ci sarebbe stato sempre disprezzo, forse anche disgusto per quello che
avevano fatto. Ma lui no, non avrebbe mai potuto pentirsi di quell'unico
momento di felicità. Un momento per il quale aveva atteso per tanti anni
senza nemmeno rendersene conto.
Il problema era che Aragorn era fidanzato. Lady Arwen era l'amore della sua
vita, ed era Legolas il terzo incomodo. Il "degenerato" che aveva
sicuramente perso la persona alla quale più teneva al mondo. Tutto per
quell' attimo di felicità.
Staccandosi da lui, sentendosi ferito e umiliato, Legolas abbassò lo
sguardo, per la seconda volta quella notte.
"Mi dispiace" mormorò. "Sono solo uno stupido".
Così dicendo, si alzò in tutta fretta, desiderando con tutto il cuore di
essere a casa sua, a Mirkwood, lontano mille miglia da Minas Tirith e da
Aragorn.
Non appena fu tornato in camera sua, l'elfo si lavò le mani e si cambiò
d'abito. Solo allora si concesse di pensare a quello che era successo, e si
maledisse in silenzio più di una volta per il suo comportamento. Non avrebbe
dovuto baciarlo. Era la cosa più stupida che avesse mai fatto. Gli aveva
fatto perdere il suo migliore amico.
Aragorn si sentiva vuoto e mai prima di quel momento aveva
sentito una
sensazione tanto spiacevole.
"Mi dispiace, sono solo uno stupido"... le parole di
Legolas continuavano a
rimbombargli nella mente... e lui? Come doveva sentirsi lui
in quel momento?
Lui lo aveva baciato... certo Legolas aveva risposto al suo
bacio, ma poi se
ne era andato così velocemente che lui non era riuscito a
dire una parola.
Legolas... il pensiero dell'elfo non riusciva ad
abbandonarlo... quel bacio
era stato così forte, così intenso che quasi lo aveva
paralizzato... ed ora
cosa sarebbe successo?
Domani, il giorno dopo e l'altro ancora... Aragorn si
sentiva
incredibilmente stanco... piano i suoi occhi si chiusero e
sprofondò in un
sonno profondo finalmente senza incubi... ma sognò quella
notte... e sognò
Legolas.
**************************
Arwen non tornò in camera. Preferì andare a passeggiare in giardino. Era
triste. E pensierosa.
Poteva vedere da lontano la fioca luce che proveniva dalla camera di Elessar...
*Starà con Legolas, ora...* si diceva, mentre continuava a passeggiare
illuminata solo dalla luna.
Avrebbe voluto stargli vicino. Accudirlo. Sussurrargli parole d' amore e
cercare di lenire le sue ferite ed il dolore che gli procuravano.
Ma il suo amato aveva preferito la compagnia di Legolas...
Non che le desse fastidio la loro amicizia, ma lei sentiva che lui, Aragorn,
si stava allontanando da lei.
Non era ciò che aveva detto, ma ciò che lei percepiva nel suo sguardo, nei
suoi gesti. Era sicura che lui le volesse bene, e molto, pure, ma non era
come prima. In altre occasioni, non l' avrebbe allontanata da lui, non le
avrebbe dato solo un tenero bacio, ma l' avrebbe voluta accanto...
Si stava chiedendo se non era stato un errore tornare così presto a Minas
Tirith. Forse avevano bisogno di tempo per ritrovarsi...
Ma lei lo amava. Profondamente! E con tutta se stessa. Avrebbe fatto
qualsiasi cosa per stargli vicino, ma forse avrebbe dovuto chiedergli prima
cosa desiderava davvero. Se lui voleva qualcosa di diverso da ciò che poteva
offrigli lei, lo avrebbe lasciato libero. Non voleva vederlo soffrire...
Ma non poteva rinunciare a lui così subito. No! Non lo avrebbe fatto!
Avrebbe lottato per riconquistarlo, per legarlo ancora una volta a se.
Ma cosa poteva fare? Cosa? Andare via, tornare a Gran Burrone da suo padre?
Oppure rimanere lì e restargli vicino?
*Valar! Cosa devo fare? Come devo agire?* si chiese, mentre le ore
trascorrevano...
*************************
La notte l'avvolgeva. Le lacrime coprivano il suo volto. Lacrime amare,
lacrime dolci.
Lacrime di sofferenza e di speranza.
Ora che era solo, Faramir poteva dar sfogo alla sua sofferenza.
Aveva imparato ad essere forte, questo giovane figlio di Gondor, aveva
imparato la sofferenza che derivava dalla peridta, quando suo fratello,
colui che più di tutti contava per lui, gli era stato portato via.
Ma ora... ora per la prima volta si trovava ad affrontare il dolore che
derivava la ricomparsa di quello stesso uomo. Un uomo che non sapeva nemmeno
di essere sè stesso. Un uomo che non ricordava il suo nome, un uomo che non
ricordava la sua famigia, la donna che amava.
Gilraen... non voleva partisse... non voleva restare solo..
Ma Eowyn stava tornando, egli lo sapeva. La donna che i Valars sembravano
aver forgiato per lui, come una spada di cui essere la fodera...
Eowyn gli avrebbe dato la forza.
Epensando ciò, egli si addormentò, lasciando al vento il compito di
asciugare quelle lacrime.
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