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Design & Graphics
by:Gilraen
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Seguì il fratello in silenzio fino ai giardini del palazzo. Il
coraggio che Faramir aveva dimostrato poco prima, quando aveva
chiesto al fratello di parlare, stava scomparendo. La mente gli si
affollava di ricordi e di domande.
Si riscosse quando Boromir si fermò: si guardò intorno e si
meravigliò di trovarsi nel loro "angolo segreto".
Faramir tornò con la memoria a tanti anni prima, quando erano
bambini. Era fuggito dal palazzo dopo essere stato sgridato dal padre
e si era rifugiato in questo angolo del giardino, protetto da
cespugli e alberi. Qui si era seduto a terra ed aveva cominciato a
piangere con la testa appoggiata ai ginocchi. Si era nascosto finché
Boromir non era venuto a cercarlo. Lo aveva abbracciato e gli aveva
detto che gli voleva bene...
Le lacrime salirono agli occhi di Faramir. Da quel giorno quello era
diventato il loro "angolo segreto": un luogo dove poter rifugiarsi
quando si era tristi e dove poter stare insieme senza essere
disturbati.
Faramir guardò il fratello: era un caso o aveva cominciato a
ricordare?
Boromir rimase in silenzio lì... nel loro piccolo angolo... i ricordi lo
assalivano, quante volte si erano rifugiati lì lui e Faramir.
Sentì come sempre il grande amore che provava per il fratello assalirlo, la
voglia di proteggerlo da tutti i mali del mondo, anche se ormai, lo sapeva
bene, Faramir non era più un bambino, ma un uomo adulto.
Sapeva di dover dire qualcosa, ma non sapeva da che parte iniziare.
Respirò a fondo, poi si girò e guardò il fratello e disse l'unica cosa che
gli importava veramente dire:
- E' bello rivederti fratellino... -
Dal suo angolino semi-nascosto, Gilraen notò i due fratelli arrivare in
giardino, e aggrottò le sopracciglia a quella vista. Non sembravano essere
là perchè la cercavano, quindi rimase semplicemente ad osservarli, senza
fare rumore.
Fratellino... quelle parole risvegliarono in Faramir una serie infinita di
ricordi. Era la sua parola preferita da quando era bambino, adorava
sentirsela ripetere: Dopo la morte di Boromir aveva passato notti intere a
piangere sapendo che nessuno gliel'avrebbe più ridetta.
Boromir allora ricordava! Suo fratello era tornato, era lì davanti a lui.
Tutta la rabbia che aveva provato prima svanì.
Le lacrime cominciarono a scorrergli sulle guance. Corse verso Boromir e lo
abbracciò forte, con la paura di vederlo scomparire come un fantasma.
"Mi sei mancato fratellone..." gli sussurrò in un orecchio.
Boromir strinse forte a sè Faramir... anche lui piangeva.
Da quando aveva ritrovato la memoria non aspettava altro che poterlo
riabbracciare, rivedere il suo amato fratello.
Dopo un pò lo scostò da sè e sorridendogli gli disse:
- Mi dispiace Faramir... mi dispiace tanto averti fatto soffrire... - un
ombra scura passò negli occhi del gondoriano mentre pronunciava quelle
parole.
Ma subito dopo sorrise al fratello e gli disse ancora:
- Ora però sono tornato, non so come ne perchè, ma sono qui... e tutto
tornerà come prima... -
Faramir si irrigidì. I ricordi di un passato non troppo lontano tornarono a
tormentarlo.
"No, Boromir. Niente sarà più come prima... Gilraen ti ha detto quello che è
successo a nostro padre?"
Un lampo di rabbia passò negli occhi dell'uomo.
- Sì me lo ha detto... e mi ha detto anche quello che ha tentato di fare a
te... sono dispiaciuto per la sua morte Faramir, ma non potrò mai perdonarlo
per quello che ha tentato di fare... -
Faramir sospirò e si mise a sedere in terra.
"Quando abbiamo avuto la conferma della tua morte, lui si è chiuso
nel suo dolore come se solo lui potesse soffrire perché tu non c'eri
più. Io sono stato tagliato fuori... eppure... eppure se me lo avesse
chiesto lo avrei consolato, se solo mi avesse aperto il suo cuore. Io
avevo Gilraen per sfogare il mio dolore, ci facevamo forza a vicenda.
Lui non aveva nessuno e il dolore lo ha reso folle".
Trattenne le lacrime suscitate dal dolore del ricordo e
continuò: "Ricordo poco di quello che è successo. Ricordo l'attacco,
le frecce, poi più nulla. Quando ho riaperto gli occhi ero nelle Case
della Guarigione. Intorno a me c'erano Aragorn e Gandalf; Gilraen era
seduta e mi teneva la mano: i suoi splendidi occhi sono la prima cosa
che ho visto. Ho chiesto di nostro padre, ma non mi hanno risposto.
Volevano proteggermi, addolcirmi la verità. Ma l'ho saputa lo stesso
dalle chiacchere delle donne.
Si alzò in piedi e si mise davanti al fratello: "Boromir, tu pensi
che nostro padre fosse cosciente quando mi portato sul rogo? Pensi
che volesse veramente uccidermi?". Trattenne il fiato prima di fare
al fratello la domanda che più gli opprimeva il cuore: "Pensi che
papà mi abbia mai amato?"
Boromir ascoltò attentamente il fratello. Gli faceva male il pensiero di
quanto le persone che lui amava avevano sofferto a causa della sua morte.
Pensò a quanto era stato stupido, a quanto l'Anello lo avesse attratto...
alla sua scelta di riscattarsi almeno prima di morire tentando di salvare
Merry e Pipino...
Poi arrivò la domanda di Faramir, diretta, precisa... una domanda che
necessitava di una risposta.
Suo padre era stato un uomo duro, cattivo... Boromir non era mai riuscito a
capire cosa passasse veramente nella testa di Denethor, ma conosceva bene
suo fratello e sapeva ciò di cui lui aveva bisogno.
Lo guardò negli occhi e poi appoggiandogli una mano sulla spalla e
sorridendogli dolcemente gli disse:
- Non dubitarne mai Faramir. Nostro padre era un uomo duro, ma ti ha sempre
amato... sono certo, dopo le tue parole, che non fosse cosciente delle sue
azioni, lui non voleva ucciderti... -
Detto questo lo abbracciò dolcemente, voleva che il fratello tornasse a
sorridere e ad essere sereno, quella era la cosa più importante per lui in
quel momento.
Faramir si sentì meglio, non appena Boromir lo abbracciò. Aveva colto
una leggera esitazione nella sua voce e aveva capito che Boromir
aveva mentito. Lo aveva fatto perché voleva vederlo felice e perché
gli voleva bene, e lui era contento. Non gli importava del passato:
ora era Boromir il suo presente.
Scostandolo dolcemente da sé gli chiese: "Cosa pensi di fare con
Gilraen?"
- E tu? - chiese di rimando.
Si diede subito dello stupido, ecco di nuovo quella fitta di gelosia, la
stessa che aveva provato durante il Consiglio.
- Scusami Faramir... non so cosa mi prende... - disse poi con un filo di
voce.
Faramir non sembrò per niente turbato dalla domanda del fratello. Se
l'aspettava e, incosciamente, la temeva.
Dopo aver riflettuto, disse: "Boromir, mi sto rendendo conto che la
situazione è difficile. Forse non dovrei dirtelo, dovrei mentire sui
miei sentimenti per Gilraen, ma voglio essere onesto con te. Da
quando la conosco Gilraen è sempre stata come una sorella per me.
Quando abbiamo saputo che eri morto, io e lei ci siamo avvicinati ma
sempre come fratello e sorella... niente di più! Per me lei era
sempre la tua futura sposa, anche se non c'eri più. Ma oggi, durante
il Consiglio, mi sono accorto di provare per lei qualcosa di più del
semplice affetto fraterno. Non so se questo sentimento si può
chiamare amore: ho bisogno di tempo per pensarci."
Aveva parlato senza mai respirare per paura di non farcela. Fissò il
fratello per vedere che effetto gli faceva la cosa, poi
continuò: "Non preoccuparti, Boromir. Non voglio che tu e Gilraen
soffriate a causa mia. Qualsiasi cosa io provi per lei, sono sicuro
che non è corrisposto: lei ama te e ti amerà per sempre. Lasciami un
po' di tempo per capire cosa provo. Se veramente l'amo, allora me ne
andrò. Lascerò Minas Tirith per sempre. Andrò nell'Ithilien e non mi
vedrete più, così tu e lei non soffrirete più a causa mia".
Boromir sospirò. Le parole del fratello non lo stupivano per niente... se ne
era accorto durante il Consiglio.
Chiuse gli occhi prima di dire:
- Faramir io non so cosa dire, davvero. Non so cosa pensare... ora scusami,
me ne vado a dormire... -
Non aspettò la risposta del fratello, a passo svelto raggiunse la sua camera
e chiuse la porta alle sue spalle.
Si sedette ai piedi del letto e si prese la testa fra le mani...
"Perchè anche questo? Non ci sono già abbastanza problemi da affrontare?"
Dopo un tempo che parve infinito si alzò e spogliandosi si infilò sotto le
coperte.
Faramir seguì con lo sguardo il fratello, poi si mise a sedere in
terra per pensare. Stette lì fermo per un tempo interminabile,
ripetendo tra sé e sé: "Stupido! Sono solo uno stupido!".
Poi improvvisamente si riscosse e si avviò con passo deciso verso la
sua stanza.
"Basta!" pensò "Aspetterò fino a quando non avremo trovato
l'assassino, poi me ne andrò da qui. Boromir e Gilraen non possono
soffrire per la stupidità!"
Appena arrivato nella sua stanza, si buttò sul letto senza neanche
spogliarsi.
Prima di chiudere gli occhi pensò un'ultima volta a Gilraen. "Domani
le parlerò. Non posso andarmene senza salutarla..."
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