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Rumil passeggiava tranquillamente.
Trovava quei giardini molto confortevoli, gli ricordavano casa sua. Nel
ricostruirli Aragorn aveva certo pensato ai regni elfici e, ne era certo,
Legolas lo aveva aiutato nell'impresa.
Si sedette su una panchina ed inviò un veloce messaggio ad Haldir.
*Tutto bene con Grima vero? *
Poi rimase seduto, assorto nei suoi pensieri.
Nel guardarsi distrattamente intorno, Elrohir intravide Rumil poco distante.
Che fare, andare a parlare con lui? In fondo non era colpa di nessuno se lui
non sapeva amare suo fratello come questi avrebbe voluto. Rumil senz'altro
ci riusciva meglio, ma non era un buon motivo per odiarlo. Però gli inviò
prima un messaggio.
*Rumil...vorrei parlarti un attimo. Puoi concedermi un po' del tuo tempo?
Per favore...*
Poi liberò le sue emozioni perchè l'altro elfo potesse sentire che era
sincero e non tramava nulla di male.
Rumil chiuse un attimo gli occhi poi li riaprì.
- Sì, posso concederti un pò del mio tempo Elrohir. - disse ad alta voce per
farsi sentire dall'altro.
- Ma vorrei guardare in faccia le persone con cui parlo. -
*Si, l'abbiamo accompagnato nelle celle* rispose Haldir con la mente. *Elladan
dovrebbe essere da te ormai. Va tutto bene?*
*Elladan non l'ho ancora visto, ma al momento sto per essere raggiunto da
Elrohir, dice che vuole parlarmi. Se va tutto bene o no te lo saprò dire
fratellone * rispose Rumil.
*Elrohir?* chiese mentalmente Haldir, teso alla prospettiva di quell'incontro.
*Non lasciarti ingannare, fratellino. Sai meglio di me che è un
manipolatore*.
*Stai tranquillo fratello, credo di poter gestire la situazione. In caso
contrario so che tu correrai in mio aiuto*
Il giovane elfo raggiunse Rumil.
"Non era mia intenzione nascondermi" spiegò "stavo passeggiando e ti ho
visto qui seduto. Prima di avvicinarmi volevo essere sicuro di non
disturbarti. Però era un po' che cercavo l'occasione di parlare con te."
Rumil guardo Elrohir ed annuì.
- Ora hai trovato la tua occasione Elrohir. Sinceramente non so se esserne
felice o no. Però sono qui ed ho intenzione di ascoltare tutto ciò che hai
da dire. -
Elrohir annuì, e gli si sedette accanto.
"Tanto per cominciare, cos'è successo esattamente in quella taverna? Come si
sono svolti i fatti? Ancora non ho avuto il tempo di informarmi..."
Rumil si voltò di scatto a guardare Elrohir.
- Elrohir veramente sei venuto da me per chiedermi cosa è successo? Avresti
potuto chiederlo a chiunque. Ad Aragorn, Legolas, Gandalf, tuo padre... non
è più il momento di giocare questo. Se c'è qualcosa che mi devi dire, fallo.
Semplicemente e senza problemi. -
Elrohir sorrise, mentre una serenità che da tempo non sentiva gli invadeva
il petto.
"Hai ragione, avrei potuto chiederlo a chiunque altro. Ed hai ragione, ho
cose più importanti da dirti. Ciononostante, non chiedermi perchè, volevo
davvero che mi raccontassi tu quanto è successo. Comunque, se preferisci,
vado subito al punto. Non capisco cosa stia succedendo intorno a me, ma una
cosa la so: l'unicapersona che amo è Elladan. Così è sempre stato e così
sarà, Rumil. Ma senza dubbio sei tu la persona giusta per lui. Lo capisci
meglio di chiunque altro, lo conosci meglio di chiunque altro e, cosa
fondamentale, non sei suo fratello. Ora, c'è una cosa che mi brucia dentro e
ho bisogno assoluto di parlarne con qualcuno. Vorrei che quel qualcuno fossi
tu. Però te ne parlerò solo a patto che tu mi prometta di non farne parola
con nessuno, soprattutto con Elladan."
Rumil strinse le mani, poi nervosamente le appoggiò sulle ginocchia.
Si chiese perchè accidenti aveva deciso di parlare con Elrohir.
Probabilmente l'altro elfo non si rendeva conto che aveva scelto la persona
più sbagliata dell'intera Terra di Mezzo a cui rivelare il suo grande amore
per Elladan.
Respirò a fondo, costringendosi a mantenere la calma.
- Cosa vuoi che ti dica Elrohir. Se io sono o no la persona giusta per
Elladan questo sta a lui deciderlo. Non a me ne tanto meno a te. Per il
resto sono disposto ad ascoltarti, anche se mi domando perchè hai scelto me,
in fin dei conti non siamo nemmeno amici noi due e vista la situazione che
si è creata io non credo parlerei con te dei miei problemi. -
Rumil buttò indietro la testa ed osservò il cielo azzurro sopra di loro.
L'immensità del cielo aveva sempre il potere di calmarlo.
- Non offenderti per la mia sincerità Elrohir. Questo è ciò che penso, sono
abituato a dire le cose come stanno. Per questo motivo non posso giurare di
non parlarne con Elladan. Non lo farò se non lo riterrò necessario. Ovverò
se troverò che quello che tu hai da dire non potrà in nessun modo
intralciare il mio rapporto con lui. Ora che l'ho ritrovato non sono
disposto a perderlo nuovamente. Sul dirlo a qualcun altro, allora posso
darti la mia parola che non lo farò. -
Elrohir annuì, soddisfatto. Non si aspettava una risposta diversa.
"Tranquillo, Rumil. Non ha nulla a che vedere con te. E sappi che sei
davvero la persona giusta con cui posso parlare. Allora, devi sapere che
nostro padre ha deciso di partire per Valinor non appena le cose si saranno
calmate, e lasciare in mano a me ed Elladan il regno."
Il giovane elfo tirò il fiato, prima di proseguire, aspettando allo stesso
tempo una qualche reazione nell'altro.
Rumil guardò Elrohir, poi disse:
- Dunque vostro padre parte. E tu pensi di essere pronto a prendere il suo
posto Elrohir? -
"E' questo il punto" rispose Elrohir "io non ho nessuna intenzione di
diventare sovrano. Non ne sono in grado. Elladan è molto più portato di me
al comando, e in caso di bisogno potrà perfettamente proteggere il nostro
popolo. Per questo sto valutando la possibilità di andare a Valinor con mio
padre e lasciare a voi il regno."
Rumil scosse la testa.
- Elrohir, - disse tentando di mantenere la calma - tu sei figlio di Lord
Elrond! Come puoi dire di non essere in grado di farlo senza prima provare?
Pensi che andare a Valinor porterà qualcosa di buono per te? Perchè invece
non resti qui e ci provi? Mi dispiace dirlo, ma non rispetto per niente le
persone che rinunciano a qualcosa senza nemmeno provarci. Quello di dire non
ne sono in grado è solo un modo per non affrontare la realtà. La paura di
non poterlo fare. Però le tue parole mi fanno anche pensare che forse è vero
Elrohir. Non sei pronto per guidare il regno di tuo padre. Perchè per essere
Re si deve essere grandi e perdona la mia franchezza, tu non lo sei! Ti
fingi adulto, ma in realtà sei ancora molto immaturo. Inizia a crescere.
Inizia a credere un pò di più in te stesso e nelle tue capacità. Allora, e
solo allora, potrai essere un buon Re per il tuo popolo. -
L'elfo si alzò e facendo due passi si appoggiò al tronco di un albero.
Parlare con Elrohir aveva avuto il potere di agitarlo. Non riusciva a
sopportare il vittimismo del figlio di Elrond.
Non riusciva a pensare a lui ed Elladan non solo come fratelli, ma come
gemelli.
E provava anche molta tristezza per lui, forse in un altra situazione
sarebbe riuscito ad aiutarlo ad uscire dal suo guscio di insicurezze, ma ora
non era certo di poterlo fare. Di volerlo fare.
Mandò un messaggio ad Haldir, aveva bisogno di sapere solo che lui era lì.
Fin da piccolo amava rivolgersi a lui ogni qual volta si sentiva nervoso,
arrabbiato, teso. Haldir aveva il potere di calmarlo come nessuno sapeva
fare.
*Fratellone... tutto bene? *
Nonostante il fatto che Haldir non si sentisse affatto in vena di stare in
mezzo agli altri, la voce di suo fratello nella sua testa lo riscosse dal
torpore che provava.
*Si, tutto bene* rispose. *Hai bisogno che io venga a cercarti?*
*No tranquillo, volevo solo sentirti* rispose al fratello sorridendo tra sè.
"Hai perfettamente ragione, Rumil: non sono adulto. Sono un immaturo
ragazzino viziato. Ne sono perfettamente consapevole. Forse è vero, ho
bisogno di un'occasione per crescere e maturare, solo non voglio rischiare
di far del male a qualcuno che non ne ha colpa, come il nostro popolo..."
Elrohir chinò un po' il capo.
"Ma forse potrei provare..." aggiunse poi "Chissà...magari..." aggrottò la
fronte, come se stesse pensando a qualcosa.
"Comunque" concluse infine scrollando le spalle "Ti prego di non dire nulla
ad Elladan fino a che non avrò deciso. Senza contare che lui si ostina a non
voler parlare con nostro padre, e se non lo fa non saprà mai della sua
decisione di partire!"
Rumil si strinse nelle spalle.
- No, non dirò niente a tuo fratello. -
Poi aggiunse:
- Ricorda solo che sbagliando si impara Elrohir... a costo di far soffrire
qualcuno. -
*Come si sta comportando il nostro Elrohir?* gli chiese poi Haldir.
* Come sempre direi. Si commisera troppo per i miei gusti, lo sai come sono
fatto Haldir!* rispose Rumil.
*Non dirmelo* rispose Haldir. *Spero di non doverci avere a che fare di
nuovo*.
Elrohir si gratto la nuca. "Hai ragione di nuovo" disse con una nota di
divertimento nella voce. *Ti ammiro molto, sai?* pensò poi. Non ce la faceva
a dirglielo ad alta voce, ma ammirava quell'elfo, la sua forza e il suo
coraggio, la sua perseveranza e la sicurezza che emanava da lui.
Rimasto da solo, Elladan guardò ancora una volta i due elfi che parlavano
prima di decidersi ad avvicinarli.
"Dovresti riposare ancora un pò" disse a Rumil con un sorriso.
Ad un tratto Haldir sembrò riscuotersi dal torpore che lo aveva assalito e
si rese conto che aveva lasciato quell'essere spregevole di Elrohir con suo
fratello anche per troppo tempo. Con un tipo del genere era meglio non
fidarsi mai.
Con passo deciso si avviò verso i giardini e quando notò il gruppetto non
potè fare a meno di sorridere con soddisfazione. Elladan era già corso a
difendere il suo amato.
"Rumil, Elladan" li chiamò, dopo aver lanciato un'occhiata disgustata ad
Elrohir. "Che ne dite di venire in camera mia? Dovremmo parlare di quello
che è successo con Grima".
Elrohir guardò prima Rumil e poi lladan con aria smarrita. Ma perchè Haldir
lo guardava così? Perchè gli aveva parlato così in precedenza? Non riusciva
proprio a capirlo.
Il viso di Rumil si aprì in un sorriso raggiante quando vide comparire
Elladan.
- Sto bene Elladan, stai tranquillo. -
Quando anche Haldir li chiamò, Rumil guardando Elrohir gli disse:
- Ora devo andare Elrohir. Spero solo che tu rifletta sulle mie parole. -
Detto questo si avviò verso Haldir.
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