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by:Gilraen
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![]() Boromir si alzò dalla poltrona nella quale era sprofondato, iniziava ad innervosirsi non poco. Ormai da un pezzo il sole era comparso nel cielo e ancora nessuno era andato da lui. Aveva voglia di uscire da quella stanza, voleva respirare l'aria di quel nuovo giorno, si avvicinò alla porta e provò ad aprirla ma si accorse che era chiusa a chiave. "Che vuol dire tutto ciò?". Una rabbia folle si impadronì di lui ed iniziò a battere i pugni sulla porta, che poco dopo si aprì. Davanti a lui una guardia lo guardava spaurita. - Cosa posso fare per lei? - gli chiese. - Voglio uscire da questa stanza. - rispose Boromir sgarbatamente. - Mi dispiace ma non è possibile. - - E per quale motivo? - - Ordine del Re. - Boromir strinse forte i pugni fino quasi a farsi male... ma non aveva altra scelta, non voleva rischiare di finire in qualche prigione per aver colpito una guardia. Girò le spalle all'uomo e rientrò nella stanza sentendo la porta chiudersi alle sue spalle. Sconfitto... ecco come si sentiva in quel momento... Si sedette ai piedi del letto e ancora restò in attesa... passò un tempo che gli parve infinito, ma ad un tratto sentì dei rumori fuori dalla porta, dei passi... e poi sentì delle voci... Gilraen aveva camminato ormai per diversi minuti, senza sapere nemmeno dove stava andando. Mille pensieri le affollavano la mente, dubbi e paure ormai rischiavano di farla impazzire, ma un pensiero era quello che più di tutti si intrufolava insistentemente nella sua mente. E probabilmente questo doveva essere quello più importante, visto che quando finalmente si riscosse da quello stato di torpore nel quale era stata da quando aveva lasciato la sala da pranzo, si rese conto di essere in un corridoio molto familiare. Aveva visto tutto. Aveva visto Faramir camminare spedito fino alla porta del fratello, esitare davanti a quella stessa porta per quella che le parve un'eternità, e poi correre via, spaventato e turbato. Non era la sola che stava male. Il ritorno di Boromir non era stato così gioioso come tutti credevano. Al contrario, fino a quel momento le uniche cose che aveva portato erano confusione e dolore. Facendosi coraggio, la mezz'elfo si avvicinò alla porta, facendo un cenno col capo alle guardie che ormai la conoscevano fin troppo bene. Aprendo lentamente la porta, Gilraen entrò nella stanza, preparandosi mentalmente a combattere, ormai convinta che non appena l'avesse rivista Boromir l'avrebbe aggredita di nuovo. Ma stavolta non l'avrebbe colta impreparata. Questa volta Gil sapeva di non avere a che fare con l'uomo che amava, ma solo con un pallido riflesso dell'impavido guerriero conosciuto col nome di Boromir. Non appena la porta fu chiusa, la guerriera vi appoggiò le spalle contro, mordicchiandosi nervosamente il labbro inferiore. Boromir era ancora seduto a terra, la testa appoggiata sulle ginocchia. Aveva sentito la porta aprirsi e richiudersi ed era ben conscio della presenza di qualcuno nella sua stanza. Lentamente alzò la testa e la vide... lì appoggiata alla porta. Sulla sua guancia era chiaro un livido, quello che lui gli aveva procurato il giorno prima. Si alzò da terra e la osservò. La donna non accennava a muoversi ne tantomeno a parlare... Boromir trovò la situazione molto imbarazzante, non sapeva come comportarsi, ma qualcosa doveva pur dire. Si avvicinò alla finestra e scostando le tende disse: - Vorrei non essere mai tornato... vorrei ricordare il mio passato... vorrei non guardare i suoi occhi e leggervi così tanto dolore... vorrei... - Appoggiò la fronte contro il vetro e una lacrima solitaria gli rigò la guancia. Bagnandosi le labbra con la punta della lingua, Gilraen rimase ad osservarlo per quella che le parve un'eternità. Ponderando bene ogni sua mossa, ogni sua parola. Non avrebbe mai capito del tutto quello che quell'uomo stava provando, ma aveva pur sempre l'aspetto di Boromir, nonostante fosse evidentemente il suo opposto. E vedere Boromir in quello stato le spezzava il cuore. Era difficile tentare di convincersi che quello non era lui quando tutto, perfino l'odore della sua pelle, che lei percepiva chiaro grazie al sangue elfico che le scorreva nelle vene, era il suo. Senza far rumore, e con passo lento ma deciso, Gilraen si avvicinò alle sue spalle. Circondandogli la vita con le braccia, facendo aderire il suo corpo alla schiena di Boromir e appoggiando la testa su una sua spalla. Quando lo sentì irrigidirsi strinse per un attimo la presa, quasi chiedendogli di non voltarsi e rovinare così quel momento magico. Una vocina nella sua testa stava ancora mettendola in guardia contro di lui, ma la guerriera la zittì, dicendosi che avrebbe saputo difendersi questa volta. "Non ci è dato di sapere tutto" mormorò, la sua voce morbida e rassicurante. "Siamo dei semplici mortali e sarebbe piuttosto pretenzioso da parte nostra il voler sapere quali sono i piani dei Valars per noi. Se ti hanno rimandato indietro significa che ci sarà bisogno di te. Hai una seconda possibilità... tanti guerrieri ormai morti ne avrebbero desiderata una..." Fermandosi per un attimo, Gil prese un profondo respiro, rilasciando l'aria lentamente e chiudendo gli occhi prima di continuare. "Se... vedermi ti fa stare così male, non preoccuparti... Non mi vedrai più... So che non sarei dovuta venire, ma è stato più forte di me..." Quando la donna gli cinse la vita Boromir si irrigidì, tutto si sarebbe aspettato ma non un gesto di quel genere. Solo il giorno prima l'aveva aggredita brutalmente ed ora lei stava tentando di rassicurarlo. Da quando si era svegliato era la prima volta che si sentiva bene, in pace con se stesso e con il mondo. Si rese conto che il rapporto che lo legava a lei doveva essere stato davvero molto profondo perchè una strana emozione si impadronì di lui. Lentamente per non spaventare la donna si liberò dal suo abbraccio e si trovò così di fronte a lei. La guardò negli occhi e per la prima volta un sorriso increspò le sue labbra: - Ti ringrazio per le tue parole e per quello che hai fatto per me. Mi chiedo come tu possa ancora voler avere a che fare con me dopo quello che ti ho fatto... - Dolcemente appoggiò una mano sulla guancia di Gilraen accarezzandola. "Perchè ti amavo tanto..." furono le sue uniche parole, in risposta a Boromir. Gilraen s'irrigidì quando vide che lui stava di nuovo avvicinando la mano al suo volto, credendo che volesse colpirla di nuovo. Stava già dandosi della stupida quando invece del colpo che ormai aspettava, ci fu una carezza. Il dolore minacciò di sopraffarla di nuovo a quel contatto, perchè l'unica cosa che avrebbe voluto in quel momento era un abbraccio del suo Boromir, parole di rassicurazione, un briciolo di speranza che ormai sembrava del tutto perduta. Rivoleva il suo uomo, disperatamente. Era pronta a tutto, ma non sapeva se lui sarebbe stato disposto a sopportare la sua presenza. "Non c'è bisogno di ringraziarmi, avresti fatto lo stesso per me... beh.. prima almeno. So che ora la mia presenza non ti è molto gradita, ma non è stato sempre così. Mi risulta difficile abituarmi ora... a.. tutto questo..." - Senti, capisco che il mio comportamento ieri sia stato fuori luogo... - iniziò Boromir allontanandosi di scatto da lei - ma perchè continui a ripetere che la tua presenza mi infastidisce? Pretendi forse di sapere quello che penso? - La guardò ancora, ma il suo sguardo era tornato cupo e diffidente. Sospirando e cercando di mantenere la calma, Gilraen scosse la testa, ormai rassegnata. "Come dovrei comportarmi allora?" gli chiese, senza abbassare mai gli occhi. "Come, Boromir? Non appena mi hai vista mi hai aggredita senza pietà, approfittando del fatto che ero troppo contenta di rivederti per reagire. Anche adesso, dovresti vederti! Quella... quella luce che ti brilla negli occhi.. tu non ti fidi di me, ma non provi nemmeno a metterti nei miei panni o in quelli delle altre persone che ti vogliono bene. Anche per noi non è facile, certo è meno difficile che per te, ma non credere che sia facile dover affrontare la tua rabbia, i tuoi insulti e i tuoi sguardi diffidenti. Se vuoi ritrovare la memoria devi collaborare, e non aggredire le persone non appena queste cercano di avvicinarsi a te!" Boromir ascoltò attentamente ogni parola uscire dalla bocca di Gilraen. La donna aveva ragione, lui voleva disperatamente ritrovare il suo passato, solo così sarebbe stato in grado di vivere nel presente, quel presente che gli era così poco familiare. - Va bene, - disse - ti prometto che cercherò di trattenere la mia rabbia. Non so se ci riuscirò, ma farò il possibile. - Di nuovo voltò le spalle alla giovane e respirò profondamente prima di fare a lei la domanda che la sera prima aveva fatto al Re: - Vorrei... ecco, io vorrei sapere qualcosa sulla mia famiglia... - Quella era una domanda più che legittima, eppure Gilraen si sentì stranamente a disagio nel rispondere. Non sapendo come Boromir avrebbe potuto reagire, la guerriera fece un passo indietro, gli occhi fissi su di lui. Anche se sembrava rilassata come al solito, in realtà era pronta a scattare. "Tuo padre era Lord Denethor, Sovrintendente di Gondor" iniziò, la voce calma come al solito. "Era un uomo dal carattere complesso, ma dopo la perdita di sua moglie Finduilas, ha cominciato a chiudersi sempre di più in se stesso. Quando ti ho conosciuto ho capito subito che ti sentivi combattuto tra l'amore verso tuo fratello Faramir, da sempre maltrattato da tuo padre perchè considerato "debole" e la devozione nei confronti di tuo padre. All'inizio... beh all'inizio della nostra relazione lui ha cercato di ostacolarci, ma tu hai sempre saputo tenergli testa. Finchè un bel giorno si è rassegnato, pare che si fosse reso conto di quello che tu provavi per me..." Boromir ascoltava attentamente ogni parola di Gilraen. Aveva detto "era" e ne dedusse che il padre era morto. Fece qualche passo nella stanza, poi stancamente si sedette nella poltrona. - Dunque mio padre è morto... come? - chiese. Seguendolo con gli occhi, Gilraen ci pensò su per un momento, mordicchiandosi il labbro inferiore. Sapeva che non era facile per lui, ma doveva conoscere la verità. Meglio che lui lo sapesse da lei o da Faramir. "Boromir tuo... tuo padre è impazzito durante l'assedio a Minas Tirith" rispose la guerriera, preferendo omettere il fatto che il padre si sentiva disperato per la perdita del suo figlio prediletto. "Pensando che non ci fossero più speranze si è suicidato gettandosi dalla Torre... " Avrebbe dovuto almeno aggiungere che le dispiaceva? Forse si, ma Gilraen non si sentiva di mentire a quel modo. Perchè essere dispiaciuti per la morte di un uomo che aveva quasi ucciso il suo secondo figlio bruciandolo vivo? No. Non poteva dirgli che le dispiaceva, per tutto l'oro al mondo. Boromir restò senza fiato, suo padre impazzito... si era gettato dalla Torre... non voleva crederci, suo padre sempre così forte, grintoso... Fu un attimo e Boromir lo vide... quell'uomo dall'aspetto austero... quell'uomo così incapace di dimostrare i propri sentimenti... fu un flash la sua immagine... fu un attimo di brevi ricordi... poi di nuovo il buio. Si sentiva la testa pesante, un dolore martellante. D'istino se la prese tra le mani e chiuse gli occhi respirando a fatica. - Ho visto mio padre... mi sono ricordato di lui... - disse poi con un filo di voce. Precipitandosi al suo fianco, Gilraen si inginocchiò, prendendogli la testa tra le mani con tutta la gentilezza possibile. Aveva cominciato a ricordare! Forse un giorno avrebbe ricordato anche lei? "Benissimo... è un inizio, non sei contento?" gli mormorò, cercando di distrarlo mentre gli massaggiava le tempie. Prima che lui potesse rispondere però mormorò un piccolo incantesimo di guarigione, avendo percepito il suo dolore. Non sapeva fare molto, ma era capace di operare piccoli incantesimi come quello. Almeno per un mal di testa non avrebbe dovuto disturbare il re. Boromir sentiva in lontananza la voce di Gilraen, il tocco leggero delle sue mani sulle tempie. Percepì uno strano calore avvolgerlo ed il dolore lancinante sparì. Riaprì gli occhi e li fisso in quelli della donna al suo fianco: - Cosa mi hai fatto? - le chiese con un moto di stupore nella voce. "Niente di male, non preoccuparti..." Staccando le mani da lui, Gilraen indietreggiò, sostenendo il suo sguardo prima di voltarsi e dirigersi alla finestra. Quel tipo di incantesimo era talmente blando che per funzionare su qualcun altro aveva bisogno di un legame molto profondo. Se aveva funzionato con Boromir significava che quel legame così forte tra loro c'era ancora. Eppure nonostante tutto lei stentava a crederci. "C'è qualcos'altro che vuoi sapere sul tuo passato?" Boromir si appoggiò ancora alla poltrona e stese le gambe di fronte a se. In quel momento si sentiva stranamente tranquillo. - Parlami di mio fratello... lui è... vivo...- chiese soppesando ogni parola. "Tuo fratello si chiama Faramir, e ti assomiglia molto" iniziò lei, senza mai voltarsi. "Avete soltanto cinque anni di differenza, e siete sempre stati molto uniti, soprattutto dopo la morte in giovane età di vostra madre. Sai, lei era originaria di Dol Amroth, e avrebbe voluto tornare a casa sua, ma non ha mai potuto. Per questo si è lasciata morire, lasciando te e tuo fratello con tuo padre, che però non era molto bravo con i bambini. Per questo tu ti sei sempre preso cura di Faramir, c'è sempre stato un legame molto speciale tra voi due. Ora Faramir è Principe dell'Ithilien, ed è fidanzato con Lady Eowyn, sorella di Re Eomer di Rohan". Faramir... questo nome continuava a ronzargli nella mente, ma più si sforzava di ricordare il volto di questo fratello che, a quanto diceva Gilraen, aveva molto amato, più il buio prendeva il sopravvento. D'istinto diede un pugno al bracciolo della poltrona, voleva ricordare... quei nomi, quei volti... il volto di sua madre, di suo padre, di suo fratello... ma niente, solo il buio. Sì alzò ed iniziò a passeggiare nella stanza restando in silenzio... doveva vederlo, voleva vedere quel fratello, forse avrebbe potuto aiutarlo. - Posso vedere Faramir? - chiese a Gilraen. 'Ovviamente' pensò Gilraen con amarezza. Quell'uomo sapeva soltanto promettere di provare a mantenere la calma, ma a quanto pareva non ci riusciva per niente. Sapeva soltanto incolparla di lanciargli accuse ingiuste quando lei diceva che forse per lui non aveva molta importanza se lei restasse o andasse via. Poi però invece di considerarla almeno, non faceva che parlare d'altri, chiedere d'altri. 'Benissimo. Io non starò qui a farmi umiliare in questo modo. La sua possibilità per me l'ha sprecata. Non c'è più niente che io possa fare e voglia fare per lui. Sono proprio una stupida'. "Se incontrerò Faramir gli dirò che lo stai cercando" disse, cercando di non essere fredda con lui ma non sapendo se ci era riuscita. "Ora scusami ma devo andare, ho molte cose da fare". Così dicendo, senza degnarlo di uno sguardo, si voltò e camminò verso la porta, ben decisa a lasciarlo da solo visto che non meritava assolutamente niente. Boromir rimase spiazzato dal comportamento di Gilraen... che passava per la mente di quella donna? Si alzò di scatto dalla poltrona e la afferrò per un braccio, attento, questa volta, a non farle male. - Che ti prende ora? Avrò dimenticato il mio passato, ma so ancora sentire la freddezza nella voce di una persona, mi dici cosa ho fatto che non va? - "Mi meraviglia molto il fatto che tu ti sia finalmente accorto di me" rispose lei nello stesso tono di voce, sfidandolo con gli occhi. "Visto che tutto quello che hai saputo fare finora è stato lamentarti, aggredire chi ti voleva bene, picchiare una donna e focalizzarti solo su te stesso e i tuoi bisogni. Senza mai, neppure una volta chiederti come mi sento io e cosa diamine provo. Come mai ora ti sei accorto di me? Un improvviso ripensamento o semplicemente ti serve qualcosa?" Boromir rimase di sasso. Non si sarebbe mai aspettato un discorso del genere. Gli avevano detto che Gilraen era stata la sua compagna, lui l'aveva amata a quanto dicevano, ma come poteva permettersi in quello stato di farla soffrire ancora? - Mi dispiace Gilraen... davvero. Va bene, sono egoista, uno stupido egoista, ma non so più chi sono... non più che fare e che dire. Cerca di capirmi, io non ti conosco! Come posso sapere cosa dirti? Come comportarmi con te? Vuoi che ti chieda come stai? Va bene, come stai? - "Male!" sbottò lei, divincolandosi nervosamente dalla sua presa e dandogli le spalle, passeggiando nervosamente su e giù per la stanza, nel vano tentativo di calmarsi. "Secondo te come dovrei stare? L'uomo che ho amato più della mia stessa vita non sa nemmeno chi sono. Non ricorda niente, assolutamente niente di me, mi ha cancellata dalla propria mente e dalla propria vita. Mi restano solo i ricordi di bellissimi momenti passati insieme a un guerriero che non tornerà mai." Detto questo la donna ebbe bisogno di fermarsi, e si appoggiò alla parete, sempre senza voltarsi. Anche la testa era appoggiata al muro, come se avesse bisogno di qualcosa di solido a cui reggersi perchè non si fidava più delle sue gambe. "Ricordi che non ho intenzione di condividere con te" sussurrò debolmente alla fine. "Visto che sono tutto quello che mi resta voglio tenermeli ben stretti, mentre mi chiederò per tutta la vita cos'ho fatto di così terribile perchè i Valars dovessero punirmi in un modo così brutale..." - Tu dici di essere stata innamorata di me... tu dici di esserlo ancora... o per lo meno innamorata del Boromir che ricordi. Ora rispondi alla mia domanda Gilraen, tu vuoi che quel Boromir ritorni? Perchè a me non sembra... - si fermò un attimo osservando la donna - perchè se così fosse faresti di tutto per aiutarmi a ricordare, mi renderesti partecipe dei tuoi ricordi... ed ora non dire che io ti ho picchiata, non dire che il Boromir di una volta non lo avrebbe mai fatto... - Prese fiato e si spostò vicino alla finestra, poi incoraggiato dal silenzio della donna disse ancora: - E' vero ti ho picchiata, ti chiedo scusa ancora. In quel momento non capivo nulla, ero nervoso, arrabbiato ed impaurito, sì avevo una grande paura... ora c'è ancora, ma parlare con te mi aiuta... mi sento già un pò meglio... te lo chiedo per favore... te lo chiedo da persona egoista ma non posso farne a meno, aiutami Gilraen... - Sebbene Gilraen fosse una persona alquanto testarda e cocciuta, in quel momento rimase immobile al centro della stanza, le braccia incrociate sul petto. Dai suoi occhi era facile capire che era combattuta. Una parte di lei avrebbe voluto cercare di convincerlo, scuoterlo finchè non battesse i denti, nella assurda convinzione che avrebbe potuto ritrovare la memoria. Un'altra parte invece voleva che lei andasse via, per non tornare mai più, cercando di andare avanti con la propria vita e relegare il capitolo Boromir nel passato. Ma lei non ascoltò nessuna delle due, e preferì sospirare profondamente, riprendendo a passeggiare su e giù per la stanza, in un vano tentativo di scaricare la propria aggressività accumulata in quel frustrante colloquio. "Come posso aiutarti?"
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