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Design & Graphics by:Gilraen
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 Quando i primi raggi di luce filtrarono attraverso le tende, Gilraen mormorò qualcosa d'incomprensibile e poi aprì gli occhi. La donna aveva evidentemente dormito poco, perchè sotto i suoi occhi era visibile un'ombra scura, e il viso mostrava gli inconfondibili segni della stanchezza. Aveva passato la notte a pensare ai due fratelli e la loro discussione della sera prima.
Entrambi erano nel suo cuore, teneva a loro più che alla sua stessa vita, ma si poteva dire che amava soltanto uno dei due come se fosse un fratello? Non lo sapeva. Non riusciva più a capire i suoi sentimenti, e si sentiva egoista e cattiva.

Cercò d'immaginarsi Boromir con un'altra donna, e dovette combattere con una violenta fitta di gelosia. Poi s'immaginò Faramir tra le braccia di una bellissima fanciulla e inaspettatamente si sentì gelosa anche di lui.
Cosa significava?

Visto che non riusciva a riprendere sonno, Gil decise di vestirsi, e dopo poco si mise a passeggiare per i lunghi e freddi corridoi di palazzo con un'espressione sconsolata in viso.

Quando il sole entrò dalla finestra, Faramir aveva gli occhi chiusi ma non dormiva. Piano piano gli aprì e si trovò a fissare la metà vuota del letto: se accanto a lui ci fosse stata Gilraen, le avrebbe sorriso dolcemente... Si alzò di scatto cercando di scacciare quei
pensieri, ma ormai i dubbi erano diventati certezze: era innamorato
della fidanzata di suo fratello!
Provò a immaginarla tra le braccia di Boromir e si sentì male al solo pensiero. No, non poteva resistere così. Decise di andare dalla donna e di dirle addio per sempre. Le avrebbe detto che voleva stare un po'da solo nell'Ithilien. Lei non sapeva nulla della discussione con Boromir, non avrebbe mai immaginato il vero motivo della sua fuga.
Sarebbe rimasto fino alla cattura dell'assassino, poi sarebbe scivolato fuori dalle loro vite in silenzio.
Ma doveva dirle almeno addio... E doveva farlo ora...

Aprì la porta e impallidì. Davanti a lui, nel corridoio, c'era Gilraen!

Gilraen non si era nemmeno resa conto di essere arrivata alla camera di Faramir. Stava camminando senza guardare dove andava, la mente occupata da altri pensieri. E poi ad un tratto alzò la testa di scatto: si sentiva osservata.

Guardò Faramir per un lungo momento, gli occhi fissi nei suoi. Ripensava a quello che aveva detto a Boromir la sera prima, e si ripeteva che no, non sapeva quello che stava dicendo. Di sicuro si era affezionato molto a lei, ma solo perchè in qualche modo quel tipo di affetto aveva compensato la perdita di Boromir. Stava cercando di convincersi che Faramir non la amava davvero, quando se l'era trovato davanti.

"Faramir..." riuscì a mormorare, sentendosi improvvisamente in imbarazzo, come se lui potesse leggere nei suoi occhi quello che pensava.
Ma no, loro non avevano mai avuto problemi a parlare, se si fosse comportata in modo strano proprio adesso, lui avrebbe sicuramente capito che qualcosa non andava.
"Anche tu in piedi a quest'ora? Il sole è appena sorto e il palazzo è ancora silenzioso... dormono tutti".

Faramir era rimasto sorpreso non solo per l'apparizione di Gilraen, ma anche per l'imbarazzo della donna. Perché si imbarazzava? Loro non avevano mai avuto problemi nel dirsi le cose. Che avesse intuito i suoi sentimenti? Ma subito scacciò quei pensieri: era chiaro, lui era apparso all'improvviso e l'aveva spaventata.
Approfittò dello smarrimento della donna per raccogliere le idee. Sorridendo le disse: "Buongiorno Gilraen. Stavo venendo a vedere se eri già sveglia. Eh sì! Ho passato una nottataccia, non ho fatto altro che pensare. Ma alla fine ho preso una decisione. Tra qualche giorno tornerò nell'Ithilien. Sono rimasto troppo tempo chiuso tra queste mura: ho bisogno di cavalcate all'aria aperta e di sole. E poi non è giusto che un principe si disinteressi così delle sue terre. Praticamente non ci sono mai stato da quando il re mi ha dato questo titolo".
Le prese la mano e le disse: "Prima ti avrei salutato, poi avrei preso congedo dal re. Ma non temere: aspetterò che l'assassino sia stato preso per andarmene"

"So tutto" disse lei d'istinto, ritirando la mano e guardandolo con severità. Credeva sul serio che lei fosse stupida? Pensava che non riuscisse a capire che stava semplicemente tentando di allontanarsi da coloro che lo amavano?

"Non provarci nemmeno, Faramir" gli disse poi, poggiando entrambe le mani sulle sue spalle e stringendo piano, ma con decisione. "Ti comunico che se andrai nell'Ithilien, allora andrò via anch'io. Potresti non trovarmi più qui al tuo ritorno..."

Un'ombra di tristezza si posò sul volto di Faramir. Gilraen sapeva tutto. Non gli importava come avesse fatto a saperlo: forse era meglio così, ora non doveva nascondere più quel segreto.
La guardò dritto negli occhi: "No, non ti ritroverò al mio ritorno... perché io non tornerò mai più. Preferisco vivere lontano dalla donna che amo piuttosto che vederla insieme ad un altro. Soprattutto se questo "altro" è l'uomo che più amo al mondo"
Abbassò la testa e sospirò: "Non c'è più posto per me qui..."

"Ti sbagli" si affrettò a correfferlo Gilraen, posando due dita sotto il mento di Faramir per fargli alzare lo sguardo.
"Avrà bisogno di te, Faramir. Più di quanto tu non creda... io... ieri sera ho portato le mie cose in un'altra stanza. Non lo so più se il mio posto è qui..."

"Questa sarà sempre casa tua. Non fraintendere il modo di fare di Boromir: lui ti ama ancora, me ne sono accorto ieri sera mentre parlavo con lui. E' geloso di te e Boromir è sempre stato geloso delle persone che ama. Non ti voglio costringere a tornare con lui, ma ti prego di cercare di stargli vicino, soprattutto dopo quello che gli ho detto ieri"
Faramir sorrise e continuò: "Devo andarmene, Gil. Per la vostra felicità e per la mia."

"Non avevo idea che tu fossi così egoista, Faramir" disse Gilraen a quel punto, scuotendo la testa. Se pensava che lo avrebbe lasciato andare così facilmente si sbagliava di grosso.
"Stai pensando soltanto a te stesso. Non importa quello che provo io? "

Faramir sospirò: "Ti assicurò Gil che il mio non è egoismo. Questa scelta mi fa male, e molto... Ma non posso più stare qui... con te..."
Voleva tacere, continuare a nascondere i suoi sentimenti, ma alla fine le parole uscirono da sole: "Io ti amo e vorrei passare il resto della mia vita con te, ma anche Boromir ti ama e tu ami lui. Io non posso rovinare la vostra felicità. Per questo me ne vado. Ti giuro che se ci fosse un'altra possibilità non lo farei. Ma non posso continuare a vederti senza poterti amare"

"Chi ti dice che io lo amo?" chiese lei a quel punto, sospirando profondamente e passandosi una mano tra i lunghi capelli corvini. Non sapeva più che fare o cosa dire per farlo restare.
"Chi ti dice che io sono così sicura dei miei sentimenti? Potrei essere una persona orribile che non sa più cosa prova, e tu nemmeno lo sapresti...."

"Tu una persona orribile?" Faramir sorrise malgrado le lacrime che stavano spuntando dai suoi occhi "Tu sei una donna meravigliosa per me, e lo sarai per sempre. Sono io ad essere un uomo orribile perché sto facendo soffrire te e Boromir".
La guardò a lungo in silenzio, poi proseguì: "Anche se tu non amassi più Boromir, io non avrei mai il coraggio di farmi avanti con te. Lui ne soffrirebbe troppo e io non voglio".
Dolcemente l'avvicinò a sé e la baciò sulla fronte sussurrando: "Preferisco continuare ad amarti in silenzio piuttosto che farlo soffrire"

"Non comportarti da debole, Faramir. Sappiamo entrambi che tu non lo sei" disse Gilraen risolutamente, staccandosi da lui. "Era tuo padre a dire che non avevi il coraggio di fare o dire niente d'importante, e che dovevi costantemente vivere nell'ombra di Boromir perchè lui ti avrebbe protetto. Io non ci ho mai creduto, eppure adesso mi deludi. Abbi almeno il coraggio di prendere le tue decisioni, altrimenti sarebbe stato meglio che tu non avessi mai parlato."

Voltandosi, Gilraen fece come per andarsene, ma poi si fermò ancora, solo per dirgli un'ultima cosa.
"Puoi andare lontano quanto vuoi, ma il passato e le persone che hai lasciato indietro continueranno a perseguitarti per tutta la vita. Fai le tue scelte, Faramir di Gondor. Ma non aspettarti che gli altri restino eternamente in attesa".

Faramir la guardò andar via con il cuore distrutto. Gil non gli aveva
mai parlato così duramente, eppure sapeva che aveva ragione. Era
stato debole e vigliaccio: stava dando ragione a suo padre.
Con uno scatto la raggiunse e la abbracciò da dietro: "Hai ragione,
perdonami. Non posso continuare a scappare in eterno. Resterò qua e
dirò tutto a Boromir"
La fece girare verso di lui e le disse: "Ma tu cosa pensi di fare con
lui?"

Un leggero sorriso incurvò le labbra di Gilraen quando si sentì avvolta da quel calore. Credeva che non ci fosse più nulla da fare, e aveva reagito nell'unico modo che conosceva: attaccando.
"Mi dispiace..." gli mormorò, consapevole del fatto che quella situazione non era facile per nessuno. "Mi crederesti se ti dicessi che sono terribilmente confusa? Non mi capita spesso e... non so più cosa fare, mi sembra di essere capace solo di combinare disastri ultimamente!"

Faramir la ascoltò tenendola stretta fra le braccia. Affondò la faccia tra i suoi capelli respirando il suo profumo. Si sentiva ebbro di felicità. Poi alzò la testa e disse: "Non scusarti Gil, siamo tutti confusi...da quando Boromir è tornato. Ci è mancato così tanto, ma non riusciamo ad essere felici come dovremmo. Sono io che mi devo scusare con te: per colpa della mia debolezza, ti volevo lasciare sola ad affrontare tutto questo. Hai ragione, sono un egoista"
La fece girare verso di sé: "Ti amo Gil, e in nome di questo amore resterò qui, con te. Forse un giorno capirai sarai meno confusa e capirai chi ami veramente. Qualsiasi sia la tua decisione io sarò sempre accanto a te".
Fece una pausa e, temendo di essere frainteso, aggiunse: "Non voglio farti fretta, non è facile decifrare i propri sentimenti. Anch'io ho avuto bisogno di tempo per decifrare i miei sentimenti."

Sentendosi protetta tra le sue braccia, Gilraen chiuse gli occhi, lasciandosi cullare dalla sua voce. In quel momento avrebbe dato qualsiasi cosa per fermare il tempo.
Quando però Faramir la fece voltare e la guardò con quegli occhi così sinceri, che per lei erano ormai come un libro aperto, Gilraen decise di confidarsi con lui.
"Ho paura, Faramir" disse, la voce poco più che un sussurro. "Ho paura di ferire te o lui, e mi odio per questo. Tutti si aspettano da me che io resti al fianco di Boromir, ma da quando è tornato io non lo capisco, sono sempre sulla difensiva ogni volta che si avvicina, e non so nemmeno il perchè...Mi sembra un estraneo ormai..."

Faramir la fissò negli occhi mentre le stringeva le braccia. Come la sentiva vulnerabile in quel momento! Avrebbe potuto approfittarne per sedurla, per averla solo per sé. Invece non se la sentì di abusare della sua fiducia: lei si stava affidando completamente a lui.
"Devi fare cosa ti dice il cuore, non seguire gli altri. Mi dispiace di averti spinta anch'io tra le braccia di Boromir: non volevo ferire lui ma non pensavo ai tuoi veri sentimenti. Rifletti su quello che veramente vuoi: ti assicuro che, se sceglierai Boromir, io non ne
soffrirò. Voglio solo la tua felicità, amore mio". Con lo sguardo fisso negli occhi della donna, Faramir perse la cognizione del momento e, chinandosi, appoggiò le labbra su quelle di Gil. Era un bacio casto, da bambini: Faramir non aveva ancora il
coraggio di spingersi oltre.

Chiudendo gli occhi, Gilraen si perse nell'intossicante dolcezza di quelle labbra che appena sfiorarono le sue. Quando si staccarono, incapace di affrontare la realtà, la donna poggiò la sua fronte contro quella di Faramir, sospirando profondamente.

"Perchè è tutto così difficile?" mormorò, quasi a se stessa. "Io... pensavo che la mia fosse un'esistenza piuttosto tranquilla, mi ritenevo fortunata e poi.. poi adesso mi ritrovo in questa situazione, nella quale qualunque cosa io faccia può ferire qualcuno. Mi ritrovo... ad amare due persone contemporaneamente, e ad odiare me stessa perchè non sono stata capace di tenere a freno i miei sentimenti. Avrei dovuto andar via quando abbiamo saputo di Boromir.. avrei dovuto pensare soltanto al dolore, ma... io non potevo sapere che sarebbe tornato... non voglio giustificarmi ma mi detesto così tanto che mi chiedo perchè i Valars mi hanno risparmiata durante la guerra dell'anello. Se non ci fossi le cose per voi sarebbero molto più semplici.."

Quelle parole fecero arrabbiare Faramir che urlò: "Gil! Non usare più ripetere una cosa del genere!". Poi capì di aver esagerato e abbracciandola sussurrò: "Se tu non fossi rimasta, io non so se ci sarei ancora. Chi mi avrebbe aiutato a sopportare il dolore per la morte di Boromir e per la follia di mio padre? Forse anch'io mi sarei suicidato per non sopportare più tutto questo. Quando ero sospeso tra la vita e la morte, ho lottato per non lasciarmi andare, per tornare indietro. E l'ho fatto per te, per rivederti. Ancora non lo sapevo, ma ti amo. Prima mi hai chiesto di non andarmene, ora sono io a pregarti di restare."

"E Boromir?" chiese a quel punto lei, sussurrandogli quel nome all'orecchio, con gli occhi chiusi, come se avesse paura della sua reazione.

Faramir chiuse gli occhi quando sentì il nome del fratello: stava per scontrarsi con l’uomo che più amava a questo mon-do, ma doveva farlo.
“Devo parlargli, Gil. E voglio che tu sia presente, non perché tu debba prendere subito una decisione. Voglio che tu senta tutto, che nulla ti sia nascosto. E io gli dirò tutto, gli confesserò che ti amo e che ti voglio per me… se tu vorrai restarmi accanto. Gliel’ho già accennato ieri sera, ma ora voglio mostrargli i miei sentimenti. Mi odierà, ma è un peri-colo che devo correre”.
Inconsciamente Faramir sorrise, al ricordo di quello che era avvenuto pochi minuti prima: lo stesso uomo che voleva scappare per non ferire il proprio fratello, ora si preparava ad affrontarlo per confessargli di amare la sua fidanzata.

"Faramir, aspetta..." disse lei a quel punto, interrompendo il suo bel discorso e scostandosi un poco. Ancora una volta le sembrava che le cose le stessero sfuggendo di mano e non ci era abituata.

"E se... e se amassi entrambi? Cosa faremmo allora?"


Faramir fu colto alla sprovvista, non si aspettava una cosa del genere. "Non so Gil, mi cogli impreparato... Io e Boromir siamo stati educati ad amare una donna, possibilmente per la vita intera. Come i nostri genitori. Certo si possono avere avventure con altre donne: non posso giurarti che il mio rispettabilissimo padre sia rimasto insensibile al sesso femminile dopo la morte della mamma. Ma la donna da amare è una sola e non la si divide con nessun altro."
Le sue sicurezze vennero meno però quando guardò Gilraen negli occhi: "Ma pur di poterti amare sono disposto a dividere il tuo amore con Boromir. D'altronde è mio fratello e lo amo moltissimo. Però non sono sicuro che lui voglia accettare una soluzione del genere, e non posso dargli torto. Nella società umana queste cose non sono accettate: io stesso mi trovo un po' in imbarazzo nel parlartene. Boromir non acconsentirà mai!"

"Mi stai dicendo che è possibile avere avventure sessuali con altre donne, ma si può amare soltanto una persona" disse lei, guardandolo incredula. "Praticamente implichi il fatto che non si deve essere necessariamente fedeli, eppure la vostra società condannerebbe questa cosa se si venisse a sapere. Questa è ipocrisia, Faramir... una delle cose che più detesto degli umani. Non so se Boromir accetterebbe, ma in ogni caso non vorrei trovarmi nella situazione di essere la donna 'amata' ma tradita perche un'avventura sessuale è considerata cosa di poco conto..."

Faramir sorrise dolcemente: "Già, è una delle tante ipocrisie dell'uomo. Fai quel che vuoi basta che non si sappia in giro. E' così che io e Boromir siamo stati educati: Ma io non l'ho mai fatto e posso giurarti che neanche mio fratello si è mai comportato così. Abbiamo amato altre donne prima di te, non posso negartelo; ma non le abbiamo mai usate per soddisfare solamente i nostri bisogni sessuali". Sospirò con tristezza: "Sono queste cose che mi rendono difficile essere un uomo. Avere delle serve da portarsi a letto e basta, mentre si ama col cuore un'altra donna: è orribile. A volte con Boromir ne parlavamo e lui era sdegnato quanto me. Quando ha incontrato te, nessuna donna è più esistita per lui. Per questo temo che non vorrà dividerti con nessun altro...neanche con me"

Gilraen fissò Faramir per qualche momento, contenta del fatto che sembrava aver perfettamente capito cosa intendesse.
"Lo so, Faramir, anche io ho avuto altri uomini prima di Boromir, ma mi conosci, non potrei mai e poi mai tradirlo in questo modo. Soltanto che non vedo vie d'uscita, mi sembra tutto complicato e qualsiasi cosa faccio o dico sembra soltanto peggiorare la situazione... "

"L'unica cosa da fare è parlarne direttamente con lui. Non possiamo continuare ad evitarlo, non risolveremo nulla facendo così. Penso che sia già sveglio: che ne dici di andare da lui?"
Le appoggiò le mani sulle spalle: "So che non è semplice, ma dobbiamo chiarire la cosa una volta per tutte...accada quel che accada!"

Gilraen annuì, riuscendo a sorridergli, anche se debolmente.
"Saggio, dolce Faramir... non cambierai mai, vero?"

Dopo avergli dato un bacio sulla punta del naso, Gil gli prese il braccio e lo guidò verso i lunghi corridoi. Sentiva però che Boromir non era in camera sua, per questo si diresse verso i giardini. Si sarebbero dovuti spostare nelle loro camere in ogni caso se non volevano che tutti i servi sapessero quello che stava succedendo, ma almeno avrebbero
potuto chiedergli se aveva voglia di parlarne.

Lo trovarono poco dopo nei giardini, intento a parlare con Haldir. Anche Elladan si trovava poco distante e si schiarì la voce per attirare la sua attenzione.

Gilraen si avvicinò lentamente a Boromir, lanciando un'occhiata a Faramir.
"Possiamo parlarti in privato? Magari nei nostri appartamenti?" gli mormorò, guardandolo negli occhi.

Visto che non aveva voglia di far conversazione,Elladan si scusò a sua volta e si diresse verso la sala da pranzo, dove sarebbe stata presto servita la
colazione.

"Per me non ci sono problemi, andiamo..." disse e si incamminò con loro.
 

Gilraen seguì i due fratelli fino alle stanze di Boromir, senza dire una parola.
Una volta giunti a destinazione la donna si premurò di chiudere la porta a chiave, e poi rimase con la
schiena appoggiata al duro legno, le braccia incrociate sul petto e un'espressione indecifrabile
sul volto.

"Cerchiamo di parlare con calma, per favore..."

Gil aveva ragione, ma Faramir non riusciva a stare calmo. Il cuore gli batteva in petto come un martello sull'incudine. Chiuse gli occhi per un momento: la testa aveva cominciato a girargli e aveva paura di svenire tanta era l'emozione del momento. Inspirò profondamente, poi riaprì gli occhi: doveva dire tutta la verità al fratello. Ora.
"Boromir... si tratta di quello che ti ho detto ieri sera. Stanotte ho avuto modo di riflettere e... ho capito che quello che provo per Gilraen non è amicizia. Io la amo. Ti avevo detto che me ne sarei andato per non farti soffrire. Ma non posso. Sono fuggito troppe volte nella mia vita: davanti alla morte della mamma, davanti al disprezzo di nostro padre. Ora voglio restare e voglio lottare per lei"

Boromir ascoltò attentamente le parole di Faramir senza mai smetterlo di osservarlo.
Chiuse per un attimo gli occhi e respirò a fondo prima di parlare:
- Prima, parlando con Haldir, gli dicevo che voi due siete le persone più importanti della mia vita e questo non cambierà mai, qualsiasi cosa succeda. Ma una cosa è certa Faramir, anche io lotterò con tutta l'anima per far sì che Gilraen torni da me... per far sì che mi perdoni... per far sì che mi ami ancora... -
Detto questo guardò la donna in attesa di una sua parola.

Gilraen guardò Boromir per un lungo momento, poi riportò la sua attenzione su Faramir.
"Io non sono un trofeo, ma un essere umano" iniziò. "Non voglio essere la causa di litigi tra voi due, ma soprattutto, e so di essere egoista dicendo così, non voglio essere ferita. Non perchè uno dei due è convinto di amarmi e poi invece si accorgerà che non è vero. Non voglio sorprendere uno dei due a letto con qualcun'altro e poi avere il cuore spezzato. Anni fa ho giurato a me stessa che non avrei permesso a nessuno di ferirmi, e non ho ancora cambiato idea..."

Faramir capì che forse avrebbe fatto meglio a stare zitto prima: ma perché non imparava mai a pensare prima di parlare?
"Gil, se ti riferisci al discorso sull'amore e sulla fedeltà non hai da preoccuparti con noi, lo sai. Io e Boromir non andiamo a letto con qualcuno solo per "soddisfarci". Io sono fedele alla donna amata e posso dire lo stesso di mio fratello. A meno che..." si voltò a guardare Boromir "a meno che non avessimo deciso che due uomini possano amare contemporaneamente una donna e che una donna possa amare contemporaneamente due uomini."

"Questo porterebbe soltanto all'eccesso" sospirò Gilraen, senza staccarsi dalla porta. "Allora chi impedirebbe a quegli uomini di amare più di una donna? Infondo la loro donna sarebbe già divisa tra più di una persona, loro potrebbero fare lo stesso, e lei non avrebbe nessun diritto di sentirsi ferita. Sarebbe soltanto una spirale discendente... soffrirebbero tutti..."

Faramir riportò la sua attenzione su Gilraen: "Allora un uomo che scopre di amare la stessa donna del fratello deve scegliere se far soffrire l'altro portandogliela via o soffrire egli stesso rinunciando a questo amore. Soffrirebbero tutti lo stesso, anche la donna costretta a scegliere tra due uomini..."

"Non è colpa di nessuno se questi uomini sono innamorati della stessa donna e lei li ricambia"mormorò Gil, guardando Faramir. "Ma non credi anche tu che a lungo andare si potrebbe arrivare a una spirale che attrarrebbe altri uomini e altre donne? Un rapporto che include tre persone è destinato ad allargarsi, e non è facile da gestire. Come reagirebbe la donna se scoprisse che uno dei due uomini ha trovato un'altra? E come reagirebbero gli uomini se mai scoprissero che la donna ha scelto qualcun altro?"

Boromir ascoltò assorto il discorso di Faramir e Gilraen.
Entrambi avevano ragione, ogni scelta comportava un rischio.
Era sempre stato così e sempre lo sarebbe stato.
- Ogni scelta comporta un rischio... - lo disse anche a loro - sta tutto a decidere se vale la pena rischiare... -

Faramir rifletté sulle parole del fratello: "Il rischio che corriamo è la sofferenza: la sofferenza di perdere la persona amata o di vivere senza di essa."
Si voltò a guardare la donna: "Gil, non possiamo sapere cosa ci riserverà il futuro. Viviamo continuamente nell'incertezza, ma non per questo dobbiamo compromettere la felicità del presente"

Gilraen ascoltò entrambi i fratelli, e poi rimase in silenzio per qualche momento. Non era da lei aver paura,eppure in quel momento esitava. Cos'avrebbe dovuto fare? Non aveva mai pensato prima di poter amare due persone in contemporanea, ma adesso stava succedendo. Per lei amare significava essere coinvolta completamente, e il pensiero di scoprire uno dei due a letto con un'altra donna, sentendosi giustificato dal fatto che anche lei amava due persone, la faceva star male.
"Voi non capite..."


Boromir guardò Gilraen poi sorridendole dolcemente le disse:
- Sì, è molto probabile che noi non capiamo... ma allora spiegaci Gil... dicci tu cosa vuoi fare... -

"Vuoi davvero che te lo dica?" rispose Gilraen, alzando un sopracciglio e spingendosi ancora più indietro, come se fosse pronta a fuggire.
"Vuoi davvero sapere che ho paura? Paura di essere usata, di essere scartata come un giocattolo, di essere presto dimenticata? Ecco, Boromir... la donna guerriero ha paura, e non ne va per niente fiera... anzi..."

Faramir la guardò: “Sei una guerriera, Gil. Ma sei anche una donna: è normale avere paura. Anch’io sono un guerriero, ma sono allo stesso tempo un uomo e ho paura: paura di perdere te o di perdere l’amore di Boromir. Anch’io ho paura del futuro, ma non possiamo continuare a vivere nella paura…”

"Lo so" rispose lei con un sospiro frustrato. "Ma se poi finissimo davvero per diventare troppo... 'aperti' ? Se poi tutto cominciasse a degenerare? Chi ci dice che non accadrebbe, Faramir?"

“Nessuno. Nessuno può prevedere il futuro.” Faramir abbassò lo sguardo a terra, incapace di sostenere lo sguardo della donna. “Ma se non possibile per noi amarci liberamente, allora non ti resta che scegliere Gil. Devi essere tu a scegliere uno di noi due. Da parte mia ti prometto di non contestare la tua scelta.” Nuovamente la guardò: il suo sguardo era deci-so e triste allo stesso tempo. “Lo so che odi fare una cosa del genere, ma penso non ci sia altro da fare”

Boromir capiva perfettamente le ragioni di Gilraen e certo non la biasimava per le sue paure.
Ora però non c'era altro da aggiungere e lo sapeva bene, perciò disse:
- A questo punto credo che il tempo delle parole sia finito. Ognuno di noi ha mille dubbi e mille paure... io ne ho una che non riesco a cancellare... -
Si avvicinò alla finestra e giro le spalle agli altri due per non far loro vedere i suoi occhi lucidi, poi disse:
- Non so perchè sono tornato, ma di una cosa sono certo... non so se sarò in grado di dividere il tuo amore con qualcun altro, anche se si tratta di mio fratello... probabilmente sono egoista... probabilmente le mie parole fino a poco fa potevano sembrare approvare questa scelta, ma se vogliamo essere sinceri fino in fondo... ecco questo è ciò che penso. Sei l'unica donna che io abbia mai amato Gilraen... l'ultima immagine che ho ripensando alla mia morte è il tuo sorriso... non credo di potercela fare a sopportare una situazione del genere. Poi ci sono le tue parole, non vuoi essere ferita... paura di essere scartata... Valar Gil... come puoi pensare una cosa del genere? Io sarò cambiato non lo nego, ma non sono un mostro! -

"Ecco, vedi?" disse Gil scuotendo la testa alle parole di Boromir. "Cambi idea di continuo, dici una cosa e ne intendi un'altra, come pensavi di poter sostenere tutta questa situazione? Avresti litigato di continuo con tuo fratello? O avresti addossato a me la colpa, dicendo che si, tu avevi solo 'fatto capire' che ti andava bene un legame a tre, però non eri d'accordo?"

Sospirando profondamente, Gil si passò stancamente una mano sul viso. All'improvviso era stanca di tutta quella situazione, stanca di doversi sempre giustificare, di dover litigare e alzare la voce per far valere le sue ragioni. Non era vita, quella. Si sentiva sempre sotto pressione e la gente sembrava voler dimenticare quello che aveva fatto a Gondor per tutti quegli anni.

"Io non permetterò che voi due litighiate" disse a quel punto, il viso serio e gli occhi duri. "Siete fratelli e vi siete appena ritrovati. Non separerò la vostra famiglia per una mia scelta egoistica. Farò da esca all'assassino, e se ne uscirò viva credo che chiederò ad Elessar di mandarmi via di qua. La mia decisione su di voi non la saprete mai, così non potrete ancora litigare."

Così dicendo, la donna aprì la porta e si avviò a passo svelto lungo il corridoio, ben decisa ad allontanarsi il più possibile da quei due. Le sue stesse parole le facevano male. Non sapeva nemmeno dove sarebbe potuta andare, non aveva altri al mondo che le volessero bene, eppure sarebbe dovuta partire, perchè la sua presenza stava già causando troppi guai.
La vita era ingiusta a volte. Il destino le aveva tolto l'uomo che amava, l'aveva fatta innamorare del fratello, pensando che fosse ora di voltare pagina, e un bel giorno si era ritrovata entrambi quegli uomini davanti. Esigendo una scelta che lei non poteva fare. No. Decisamente non si riteneva una persona fortunata.

Faramir restò inebetito a guardare Boromir e Gilraen che parlavano. Le loro parole gli arrivavano ovattate, come se i due fossero lontanissimi da lui. Vide Gilraen uscire dicendo di volersene andare, vide il dolore di Boromir. Avrebbe voluto correre dietro alla donna e chiederle scusa per le sue parole… ma rimase bloccato. Non era Boromir ad essere un mostro, no. Lui era un mostro! Aveva fatto nascere dei dubbi nella fidanzata di Boromir e aveva compromesso la feli-cità della coppia. Ora Boromir soffriva e Gil se ne andava… e solo perché lui era uno stupido egoista!
Le lacrime gli salirono agli occhi. Riuscì solo a sussurrare “Perdonami fratellone” prima di correre fuori dalla stanza.


Boromir si sedette sul letto e si prese la testa tra le mani.
- Non ne combinerò mai più una giusta... tutto quello che faccio o che dico non andrà più bene a Gil, è inutile che ci provi a dirle qualcosa... accidenti a me e a chi mi ha fatto tornare dalla morte. -
Strinse i pugni così forte da farsi male, doveva rendersi conto che niente era più come prima per lui e mai lo sarebbe stato.

 

 

 

 

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