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Middle Earth Heroes -- Vers.1

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Wind


 
Il sole era già alto quando Gilraen aprì gli occhi, cosa molto rara. Essendo una guerriera, Gilraen era abituata a svegliarsi alle prime luci dell'alba, e la cosa non le dispiaceva affatto. Al contrario, le piaceva l'aria che si respirava a quell'ora, e il silenzio che regnava sovrano, in quanto tutti erano ancora addormentati.

Ma quel giorno era diverso. Strofinandosi le mani sugli occhi, la donna non si preoccupò affatto dell'orario. Se non fosse stato per il fatto che gli altri avrebbero cominciato a preoccuparsi per lei, Gilraen sarebbe rimasta a letto anche per tutto il giorno. Non aveva motivi per alzarsi o per continuare a vivere.

Sbuffando, la mezz'elfo finalmente si decise ad alzarsi, svogliatamente dirigendosi verso la stanza da bagno, dove si sarebbe lavata e preparata per scendere nella sala da pranzo.
Mentre faceva il bagno, Gil non potè fare a meno di guardare il suo riflesso nell'acqua e rabbrividire. Il suo volto era ridotto anche peggio del giorno prima.
Se i lividi ai polsi sarebbero stati nascosti con delle fasciature o una tunica dalle maniche più lunghe, per il viso non c'era niente da fare.

Preparandosi psicologicamente alle domande che sicuramente sarebbero arrivate, e dagli sguardi indiscreti che l'avrebbero fatta sentire a disagio, Gilraen aprì la porta e si diresse verso le scale.

Lungo la strada incontrò Legolas, ma l'elfo non sembrava affatto di buon umore. I suoi occhi erano scuri, e la bocca era stretta in una linea sottile. Si vedeva chiaramente che era successo qualcosa, ma Gilraen non se la sentì di intromettersi. Sapeva quanto fossero fastidiose tutte quelle persone pronte ad offrire un aiuto indesiderato, e non voleva far sentire Legolas a disagio.
Se e quando l'elfo avrebbe voluto parlarne, Gilraen sarebbe stata lì ad ascoltarlo.


**************************

Lentamente aprì gli occhi, i primi raggi di sole entravano dalle tende socchiuse della sua stanza. Si sentiva ancora indolenzito per il colpo di Boromir, ma il dolore della sera precedente era passato.
Si alzò lentamente e si appoggiò con la schiena ai cuscini del grande letto. Richiuse per un attimo gli occhi e rivide il volto sconvolto di Legolas dopo il bacio che si erano scambiati. Si prese la testa fra le mani e piano la scosse. Cosa doveva fare? Come doveva comportarsi con Legolas?
Forse doveva parlargli, spiegargli come si era sentito... oppure...
Un lieve bussare alla porta lo riportò alla realtà. Si alzò dal letto ed indossando una semplice vestaglia andò ad aprire trovandosi di fronte il volto sorridente di Frodo.
- Buon giorno Granpasso. - disse l'hobbit.
- Buon giorno a te Frodo Baggins della Contea.-
I due si guardarono un attimo poi entrambi scoppiarono a ridere.
Aragorn fece entrare Frodo nella sua stanza era certo che passare un pò di tempo con lui avrebbe fatto bene al suo spirito.
- Aragorn cosa è successo ieri? - chiese dopo un attimo Frodo.
L'uomo si sedette sulla poltrona e raccontò all'hobbit i fatti accaduti. Alla fine del racconto Frodo non risciva più a trattenere la sua meraviglia e la sua gioia. Sempre si era sentito in colpa per la morte di Boromir ed ora sapere che era tornato in vita gli dava la speranza di poter ricucire le antiche ferite. Da quanto Aragorn gli aveva detto l'altro non ricordava nulla del suo passato, ma Frodo era certo di una cosa e sorridendo la disse ad Aragorn:
- Io sono sicuro che un pò di pazienza Boromir ricorderà tutto, poi ci siamo noi qui ad aiutarlo no? - sorrise al suo Re.
- Certo Frodo...faremo tutto il possibile. Adesso pazienta un attimo, mi vesto e poi andiamo a fare colazione. -
- La prima colazione maestà non scordarlo... -
Aragorn si girò a guardare Frodo e di nuovo scoppiarono in una fragorosa risata.
Cinque minuti dopo lasciarono la stanza del Re pronti ad affrontare una nuova giornata e si diressero verso la grande sala da pranzo del palazzo.



Boromir si svegliò di colpo mettendosi a sedere, la fronte imperlata di sudore, il suo corpo scosso da tremiti violenti.
Aveva avuto un incubo terribile, ma più si sforzava di rammentarlo, meno se lo ricordava.
Si alzò dal letto ed aprì le pesanti tende. Il sole del mattino lo abbagliò costringendolo a ripararsi gli occhi con un braccio.
Girò le spalle al sole, girò le spalle al mondo al di fuori di quelle quattro mura. Si appoggiò ai vetri e si lasciò cadere a terra.
Rumori lontani arrivavano alle sue orecchie... il palazzo si stava svegliando... forse ora avrebbe avuto risposte alle sue domande. Forse le persone con le quali aveva parlato la sera prima, quei suoi amici come si erano definiti, lo avrebbero aiutato.
A fatica si rialzò dal pavimento e indossò dei vestiti puliti che trovò in un armadio. Si guardò allo specchio... l'immagine che questo gli rimandò fu quella di un uomo forte e vigoroso... un uomo che aveva osato colpire una donna.
Si disprezzò per questo, avrebbe dovuto scusarsi con quella fanciulla che non aveva colpe se non quella di essersi trovata di fronte lui.
Boromir camminò un pò avanti ed indietro per la stanza, aveva voglia di uscire, di camminare e di riflettere, ma pensò che non era il caso. Era più tranquillo, in quel momento l'incubo che lo aveva fatto svegliare di soprassalto era lontano.
Si sedette in una poltrona vicino alla finestra ed ammirò il panorama davanti ai suoi occhi... e li attese.

************************

Una volta arrivati nella grande sala da pranzo, Gilraen e Legolas sedettero ai loro posti abituali.
Gilraen si era sistemata accanto alla sedia vuota di Boromir, e lanciando una breve occhiata in quella direzione non potè evitare di pensare a quello che era successo il giorno prima. Si chiese se oggi avrebbe rivisto quell'uomo, e poi scosse la testa tra sè e sè. Non importava poi molto, visto che probabilmente non avrebbero avuto niente da dirsi.

Giocando tristemente con un lembo della sua tunica, Legolas sospirò profondamente. Era nervoso all'idea di rivedere Aragorn, che come al solito si sarebbe seduto accanto a lui. Cosa si sarebbero detti? Cos'avrebbe dovuto fare lui ora? Era sicuro che sarebbe cambiato tutto tra loro, e che si sarebbero pentiti entrambi amaramente di quello che avevano fatto.
Anzi, forse Aragorn si era già pentito.
Quando Aragorn e Frodo entrarono nel grande salone videro Gilraen e Legolas già seduti ai loro posti.
I due entrarono nella stanza e salutandoli si sedettero ai loro posti.
Aragorn, come suo solito prese posto accanto a Legolas mentre Frodo si sedette vicino a Gilraen.
Nella stanza cadde un silenzio imbarazzente, pareva che ognuno di loro stesse seguendo il filo dei suoi pensieri. Il primo a parlare fu Aragorn, che, rivolgendosi a Legolas disse:
- Legolas non ho avuto modo per ringraziarti per ieri sera, stamattina sto molto meglio.-
Detto questo sorrise dolcemente all'amico al suo fianco... non poteva far finta di niente, non poteva non ripensare a quel bacio, ma al momento c'erano cose molto gravi di cui occuparsi. Comunque di una cosa era certo, prima o poi lui e l'elfo avrebbero dovuto affrontare quel discorso, ma quel giorno dovevano pensare solo a Boromir e dovevano farlo insieme, come sempre.

L'elfo sussultò quando Aragorn gli rivolse la parola. Mai, nemmeno nei suoi sogni avrebbe osato sperare tanto. Dunque non era disgustato dal suo comportamento della sera precedente? O stava soltanto cercando di salvare le apparenze con gli altri?
Ispirando profondamente, Legolas si sforzò di rivolgergli un mezzo sorriso.
"Non devi ringraziarmi, sai che l'ho fatto con piacere".

La loro conversazione fu bruscamente interrotta dall'ingresso degli altri, e non appena vide Arwen, il sorriso scomparve dal volto di Legolas, che semplicemente riportò la sua attenzione al piatto vuoto davanti a lui, assentemente giocando con un lembo della sua tunica.

Gilraen studiò la nuova arrivata con attenzione, ma ben presto perse interesse per lei, e sospirando tra sè e sè accavallò le gambe ed attese che il Re desse l'ordine di servire la colazione. Quel giorno meno che mai si sentiva di essere socievole e fare nuove amicizie. Aveva ben altri pensieri per la testa.


Il sole era alto in cielo quando Doris si risvegliò. Ci mise un attimo per rendersi conto di dov' era...
*Ah! Si! sono a Minas Tirith! Gandalf mi ha fatto preparare una stanza nel palazzo reale... Palazzo reale??? Oddio! Che maleducata! Sono qui a dormire, mentre Gandalf mi aspetterà per presentarmi al Re!* Si disse, saltando giù dal soffice letto.
*Sono davvero un impiastro* continuava a ripetersi, mentre si lavava e vestiva il più velocemente possibile.
*Chissà quali sono le abitudini di questo palazzo. Spero si faccia un' abbondante colazione, altrimenti non so se riuscirò a resistere fino alle 11. Bene! Vediamo come sto!* disse, osservandosi allo specchio. Approvata l' immagine che ne rifletteva, si avviò velocemente verso la sala in cui la sera prima aveva cenato. Aveva appuntamanto con Gandalf lì, ma era in ritardo di mezz' ora e sapeva che al suo amico non piaceva assolutamente aspettare.

Arwen non era riuscita a prendere sonno quella notte. I suoi pensieri andavano ad Aragorn, e si sentiva sempre più disperata al ricordo della sera precedente.
Lentamente si alzò dalla poltrona e si preparò ad andare nella sala della colazione. Per l' occasione indossò l' abito preferito dal suo amato... Voleva in qualche modo recargli un pò di gioia e convincersi che i suoi non erano che pensieri dovuti alla delusione di essere stata <respinta> la notte precedente.
Uscita dalla stanza vide una figura avvicinarsi a lei. La ragazza che camminava aveva gli occhi rivolti al soffitto ed un' espressione di meraviglia su volto. Arwen la osservò meglio. Sembrava poco più grande di una ragazzina.
*Deve essere figlia di qualche elfo arrivato questa notte* pensò mentre la ragazza si avvicinava.

Doris era talmente presa dalle bellezze del palazzo che non si rese conto di andare quasi a sbattere ad Arwen...
"Mi scusi. Sono davvero mortificata. Faccio sempre così! Mi appassiono a vedermi intorno e non guardo dove metto i piedi. Mi scusi davvero. Non le ho fatto del male, vero?" la inondò Doris, senza neanche guardarla in faccia.

Arwen osservò in silenzio quella strana figura, sorridendo al suo modo di fare.

Doris, intanto aveva alzato lo sguardo
"Ma lei è Dama Arwen! E' un onore conoscerla. Sono Doris Eldalie di Rivendell" le disse porgendole la mano.

"Piacere. Ha detto di Rivendell?" chiese, mentre si avviava verso la sala seguita da Doris "Mio padre è il signore di quei luoghi, e conosco praticamente tutti i suoi abitanti. Ma non ricordo di avervi mai visto lì" le disse Arwen, incuriosita.

"Vivevo con mio padre nella foresta. Sire Elrond ci ha concesso la sua ospitalità e per questo gli sarò infinitamente grata. Mio padre era un uomo solitario. Per questo non abbiamo frequentato assiduamente la vostra dimora."

"Capisco." le disse Arwen. Non sapeva chi fosse, ma era sicura che suo parde glielo avrebbe spiegato, se glielo avesse chiesto. E poi, non sapeva il perchè, ma sentiva che non era malvagia.

Continuarono ancora qualche minuto a camminare e poi entrarono nella sala dove vi erano già Gandalf e altre quattro persone. Doris osservò attentamente gli altri commensali.
Notò che Arwen si era avvicinato ad un uomo, che riconobbe essere Re Elessar. Di fronte a lui vi era un uomo di bassa statura, che lei pensò essere un Hobbit. Era allegro e gentile con tutti, ma nei suoi occhi vi era qualcosa che non capiva.
*Dove l' ho visto prima?*
Doris lo guardò meglio, poi, di colpo, ricordò
*Ma è il portatore dell' anello! Frodo Baggins della Contea. Ma non era partito con Gandalf?* si chiese, mentre notava che cercava di rallegrare un ambiente che lei avvertì essere un pò freddino.
Accanto a loro vi erano un uomo ed una donna, che Doris pensò essere elfi. L' uomo aveva una capigliatura dorata ed era di bell' aspetto, ma era distaccato e pareva molto pensieroso. La donna, bellissima a suo parere, aveva il viso triste e un livido sulla guancia.
*Chissà che le è successo... Chiederò a Gandalf, dopo* si disse mentre si avvicinava con passo incerto, e sotto lo sguardo degli ansanti, al caro amico.
"Buongiorno, Sire. Signori. Salve Gandalf" esordì lei, cercando di essere il più possibile naturale

"Ah! Buongiorno mia cara. Dormito bene?" le chiese lui con fare paterno

"Si grazie." rispose, incerta su cos' altro dire.

"Sire" esordì Gandalf " Vorrei presentarle Doris. E' giunta qui da voi dopo tanto peregrinare. L' ho fatta sistemare in una delle camere senza il vostro consenso, certo che non avreste negato l' ospitalità ad una mia amica" disse

Aragorn si era alzato vedendo i tre entrare nella stanza.
Guardò la ragazza al fianco di Gandalf e le sorrise. Poi disse:
- Hai fatto bene Gandalf. I tuoi amici sono sempre i benvenuti a Minas Tirith. -
Poi rivolto alla ragazza:
- Benvenuta a Minas Tirith, Doris. -

"Grazie Sire. Sono Doris Eldalie di Rivendell per servirla." disse lei inchinandosi al re.

Aragorn le sorrise ancora poi le chiese:
- E dimmi Doris, cosa ti porta a Minas Tirith?-

"Ho viaggiato molto, Sire, dalla morte di mio padre. Da lui ho preso la passione per i viaggi ed il desiderio di conoscere la terra di mezzo. Ho vissuto a Gran Burrone per diversi anni, prima di avventurarmi per il mondo. Sono stata nella Contea, ad Isengard ed a Rohan. Avevo il desiderio di vedere i luoghi dove è stato mio padre, poichè i suoi racconti erano sempre molto affascinanti e la descrizione di questi luoghi era bellissima, per non renderli reali nei miei ricordi. Ma quando, sono approdata al vostro cancello, non avrei mai pensato di essere accolta da Gandalf ed addirittura di essere vostra ospite. Non so come ringraziarvi, ancora. Chiedetemi qualsiasi cosa" spiegò Doris, cercando di essere il più tranquilla possibile, ma essere lì, sotto lo sguardo di tante persone importanti, la metteva a disagio.

- L'unica cosa che posso chiederti Doris è di sentirti a casa tua. Per quanto mi riguarda puoi fermarti in città tutto il tempo che vorrai. -
Detto questo Aragorn fece segno a Gandalf e a Doris di sedersi.
Una volta a tavola pregò che venne servita loro la colazione.

Doris si sedette tra Gandalf e l' Hobbit. Aspettando che le venisse servita la colazione ebbe modo di osservare meglio gli altri commensali.
Erano sette in tutto, ma non parevano molto socievoli, almeno quella mattina, si augurò Doris. Non sapeva se avrebbe resistito a stare in un posto così deprimente. Pareva ci fossero gravi problemi o questioni irrisolte di cui nessuno aveva il coraggio di discutere.
Vide Arwen ed Aragorn seduti vicino, ma si parlavano poco. A dire il vero, pareva che il Re fosse proprio assente e Dama Arwen sembrava sofferente. Accanto al re c'era un elfo Biondo, affascinante, ma scuro in volto. Guardava a malapena il suo Re e ogni volta che incrociava il suo sguardo con quello della stella del vespro abbassava gli occhi, quasi non volesse vederla.
Poi vi era la donna, l' elfa, bellissima. Doris era rimasta estasiata nel vederla. E si rammaricava che il suo bel viso fosse tumefatto. Era seduta accanto ad una sedia vuota, ed ogni volta che si girava nella sua direzione, i suoi occhi diventavano vitrei, segno di un dolore profondo nell' animo. E poi c' era Frodo, il portatore dell' anello, che la osservava sorpreso. Ma appena lei si girava e gli sorrideva, lui arrossiva un pò.

* Che razza di effetto ho fatto a tutti loro?* si chiese Doris, sentendosi un pesce fuor d'acqua

"Ehm...Gandalf...Chi sono gli altri commensali? Conosco già Dama Arwen e Re Elessar. Ricordo di aver visto Frodo a Gran Burrone e quell' elfo seduto accanto al Re. Ma non credo di aver mai visto la donna, l' elfa" chiese Doris sottovoce, cercando di non farsi sentire.

"Hai ragione Doris. L' elfo accanto al Re è il suo migliore amico, nonchè confidente e consigliere, compagno d' armi del nostro Sire ed il suo nome è Legolas. La donna-elfo che vedi accanto a Frodo è Gilraen ed è anch' essa una cara amica del Re. Ti starai chiedendo come mai siamo così silenziosi..."

"Infatti! So che con i nuovi ospiti si è sempre in imbarazzo, ma avverto una tensione particolare nell' aria. Anche l' atteggiamento dei commensali è strana "

"Ci sono stati eventi che hanno impensierito il Re ed i suoi amici, ieri. E' stato trovato un giovane guerriero che ha perso la memoria" le spiegò Gandalf

"Davvero? E posso aiutarvi in qualche modo? Sai bene che sono una guaritrice... Non esperta come mio padre, ma..." si propose Doris

"Ne parlerò con Aragorn, appena possibile" le sorrise Gandalf

"Bene! E dimmi. Sarebbe troppo sgarbato offrirmi di curare la guancia di Gilraen?"

"Gilraen è una donna molta fiera. Una guerriera. Non sarebbe il caso di proporsi... Non davanti a tutti, almeno" la rimproverò Gandalf " Ma quando lo farai, cerca di usare più tatto che puoi. Non vorrei che..."

"Non preoccuparti. Non insisterò" ridacchiò Doris.

*Gandalf mi conosce proprio bene...* si disse tra se e se.

Stava pensando al modo migliore per avvicinarsi a Gilraen, quando la sua attenzione venne catturata da Dama Arwen, che stava cercando di conversare con Aragorn

"Elessar, che avete? Non avete riposato? Siete così assente... Perso nei vostri pensieri..." gli chiese lei dolcemente
- Non ho niente di particolare, sto solo pensando che è quasi ora di andare a parlare con Boromir. - rispose il Re.
Arwen rimase ferita dall' indifferenza con cui Aragorn le si era rivolto.
*Perchè? Perchè mi tratta così? C'entrerà per caso Legolas?* pensava notando lo sguardo che aveva posto su Legolas mentre costui andava via.
*Forse oggi mi permetterà di accompagnarlo da Boromir...*
"Elessar... Mi permetterete di venire con voi oggi?" gli chiese, con la sua consueta gentilezza

Mentre Arwen era presa dai suoi pensieri, Gandalf si era rivolto al Re
"Sire. Sapete che ne dovremo parlare, Prima o poi. Potete concedermi un pò del vostro tempo?"

Doris aveva notato tutta la scena e si sentiva sempre più in imbarazzo. Che poteva fare?
*Forse è meglio che me ne vada. Gironzolerò un pò nel palazzo*pensò, ed alzandosi si congedò dai presenti.

- No Arwen mi dispiace, ma per favore non chiedermelo. Boromir è abbastanza scosso, non credo che al momento sia il caso che veda persone estranee. Ha bisogno di calma e tranquillità, deve ritrovare i suoi ricordi... - disse gentilmente alla donna.
Poi si rivolse a Gandalf:
- Sì amico mio hai ragione. Credo sia giunto il momento di parlare. Ora finiamo di fare colazione, poi possiamo andare nel mio studio. -

*******************
Quando sentì il calore della mano di Aragorn attraverso la stoffa leggera della tunica, Legolas non potè fare a meno di rabbrividire.
Si costrinse finalmente ad incontrare i suoi occhi, e a sostenere il suo sguardo, sebbene gli ci volle una notevole forza di volontà.

"Sto bene...almeno credo".
Non era vero... mai prima di quel momento aveva sentito Legolas così distante da lui. Gli ci volle un momento prima di ritrovare il senso della realtà, prima di decidersi a dire quello che voleva all'elfo.
Aveva paura della sua risposta, ma quella situazione li avrebbe fatti impazzire entrambi...
- Senti, io ora devo assolutamente parlare con Gandalf e vorrei che fossi presente anche tu. Poi dovremo andare da Boromir, ma prima di sera ho bisogno di parlare con te, da soli...-
Aragorn rimase in attesa con il fiato sospeso.

Annuendo piuttosto debolmente, l'elfo tentò di risultare più convincente, visto che evidentemente non ci era riuscito. Ma infondo infondo sapeva che non avrebbe mai potuto prendere in giro Aragorn che lo conosceva così bene.

"Si, sono d'accordo... "

- Benissimo allora. - disse Aragorn sorridendo.
Finalmente si sentiva più sollevato.
Guardò ancora una volta l'amico e poi si alzò dicendo:
- Amici io ora devo assolutamente parlare con Gandalf, perciò amico mio andiamo nel mio studio. Legolas verrà con noi. -
Detto questo si incamminò verso la porta.

Lanciando un'occhiata all'Istari, Legolas annuì e si alzò in piedi, seguendo Aragorn verso il suo studio, credendo di sapere già quali sarebbero stati gli argomenti di discussione.

Gandalf, annuendo al Re, lo seguì placidamente.



****************
Gilraen pareva poco interessata al cibo nel suo piatto, essendo ancora persa nei suoi pensieri sul passato, il futuro e quel presente per lei tanto incerto.
Giocherellò per un pò con i biscotti, prima di scusarsi con il re e lasciare la sala da pranzo, passeggiando svogliatamente per i corridoi, senza sapere dove andare nè cosa fare.

Nel frattempo Legolas aveva seguito l'amica con gli occhi, sospirando tristemente. Ora che anche lei aveva lasciato la sala, l'elfo si sentiva più solo che mai, e del tutto fuori luogo.
 

 

 

 

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