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Middle Earth Heroes -- Vers.1
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Mentre camminava dietro Aragorn, Elrond penso' velocemente a come
comportarsi. Schermo' i suoi pensieri in modo che gli altri elfi non
capissero cosa stava macchinando. Era stato stupido, troppo impulsivo. Se
continuava cosi' rischiava di essere cacciato da Minas Tirith... e non
poteva permetterlo. Meglio fingere ed aspettare le evoluzioni della storia.
Cosi' appena entrato, si rivolse senza preamboli al re: "Elessar, perdonami.
So di avere sbagliato e non ti chiedo di cercare di capirmi. Chiedero' scusa
a tutti i tuoi ospiti per come li ho offesi. Ma prima devo sapere una cosa".
Prese un profondo respiro e comincio' a parlare: "Guardami. Non hai davanti
Lord Elrond di Rivendell che ha perso la testa, ma un padre che cerca di
capire perchi sua figlia, cosi' felice, ora piange e vuole morire. Elessar,
io ti ho allevato come un figlio. Quando tu mi hai detto che amavi Arwen,
per me e' stata una pugnalata al cuore. Non perche' non ti volessi bene, ma
per lei. Non volevo che la mia bambina rinunciasse alla sua vita eterna. Poi
chinai il capo quando vidi che questo amore valicava il tempo e lo spazio.
La mandai a Minas Tirith perchi potesse coronare questo sogno, pronto a
partire per Valinor con la convinzione di saperla felice. Ma quando giunsi
qui per salutarla, la trovai in lacrime. Lei non volle parlarmene, ora
chiedo a te di raccontarmi tutto, di spiegarmi perche' il vostro amore, che
ha resistito ad una guerra sanguinosa, h morto in tempo di pace"
Aragorn guardò Elrond dritto negli occhi. Voleva una spiegazione, bene
gliela avrebbe data.
Era giusto.
- Ho amato Arwen, sempre, senza mai prenderla in giro Elrond, - cominciò -
ma nel momento stesso in cui ho sentito i miei sentimenti verso di lei
cambiare non ho più potuto continuare come se niente fosse. Avresti forse
preferito vederla al mio fianco felice ma presa in giro da me? No, Elrond,
penso di no. Non ho potuto fare diversamente. Forse non mi crederai ma sto
male al pensiero che lei si lasci andare... ma è una donna forte e
coraggiosa e si riprenderà. Forse a fatica... ma lo farà. Me lo ha
promesso... -
Aragorn si alzò e si diresse alla finestra.
- L'ho lasciata perchè ho capito che il mio cuore non era più suo, ma di
un'altra persona. Credo sia inutile dirti che sto parlando di Legolas, lo
sai benissimo. Ho visto il tuo sguardo colmo di disprezzo nei suoi
confronti. -
Si fermò e respirò a fondo, poi si girò fronteggiando ancora l'elfo.
- Elrond se c'è qualcuno con cui tu devi prendertela per il dolore di Arwen
quello sono solo io. Ti chiedo di lasciare Legolas fuori da questa storia.
Lui non ha mai fatto niente, e dico niente, per allontanarmi da lei. Se poi
loro due hanno avuto dei problemi spetterà a loro e a nessun altro
risolverli. Se e quando vorranno. -
Elrond ascolto' le parole del re col capo basso. Dentro di lui due anime
stavano combattendo. Il vecchio e saggio elfo non era morto, anzi. Stava
continuando ad agitarsi in lui lottando col padre furioso e vendicativo che
aveva preso il sopravvento.
"No, Elessar. La colpa e' mia. Sono sempre stato un padre assente ed
autoritario. Ho pensato che a difendere i miei figli sarebbe bastata la mia
importanza. Non capivo che loro non volevano un re, ma un padre."
Alzo' la testa e guardo' Aragorn: "Tu non hai figli, Elessar. Avere una
figlia ti porta ad essere piu' protettivo nei suoi confronti rispetto ad un
maschio. Giuri a te stesso che la difenderai dal mondo. Poi la vedi soffrire
e capisci che hai fallito in questa missione... ma non riesci ad accettarlo
e vuoi vendicarti di chi le ha fatto male. Ma se c'è un colpevole quello
sono io." Mentre parlava una lacrima scese sulla guancia: erano secoli che
Elrond Mezzelfo non piangeva...
Aragorn scossa il capo e stanco si sedette alla scrivania prendendosi la
testa tra le mani.
Restò in quella posizione per qualche minuto poi si rialzò appoggiandosi
allo schienale e tornò a guardare Elrond.
Lo conosceva abbastanza bene per sapere che il orgoglio di Elfo sarebbe
stato troppo ferito se avesse pensato che lui lo poteva aver visto quella
lacrima.
- Elrond perchè vuoi trovare a tutti i costi un colpevole? Perchè vuoi
incolpare te stesso? In fin dei conti è forse colpa mia se ho smesso di
amare Arwen? Ma, allo stesso tempo, sei stato forse tu a lasciarla e a
spezzarle il cuore? No Elrond... nessuna colpa... -
"Le tue parole sono sagge, Elessar. Ma non riescono a calmare il mio cuore"
Elrond si voltò verso la finestra e guardò fuori "Dentro ci sono delle onde
che vanno in opposte direzioni. Si scontrano con violenza. A volte prevale
l'una, a volte l'altra. A volte sono un re elfico che pensa al bene del suo
popolo, altre un padre che vuole solo vendetta e conforto. Non avevo mai
provato questa sensazione. Io... ho paura di impazzire..."
Aragorn si alzò e si mise a fianco di Elrond.
- Purtroppo io non posso nulla per alleviare il tuo doloro Elrond, ma, anche
se sono più giovane e meno saggio di te, permettimi di darti un consiglio.
Non covare rancore sentimenti di vendetta, sono certo che non è questo che
tua figlia desidera. Conosco abbastanza bene Arwen per poter dire che
comportandoti in un certo modo non farai altro che deluderla e tradire la
sua fiducia. Senza contare che temo anche la reazione di Elrohir ed Elladan.
Pensa a quello che è meglio per loro Elrond, pensa a ciò di cui hanno
bisogno. E, ti prego, scusami se sono stato così invadente. Probabilmente
non dovevo... -
Elrond sorrise amaramente: "Tu scusarti? Io ti piombo in casa, mi comporto
da padrone, offendo i tuoi ospiti e tu devi scusarti? Io non so più che
pensare Elessar, non so più. Vista la situazione, forse l'unica soluzione
possibile è andarsene per sempre. Partirò per Valinor, così, se mai
riprendesse il sopravvento il padre vendicativo, non potrei farvi male. Devo
lasciare il mio regno ai miei figli, ma Elladan si rifiuta di parlarmi. Non
so come fare"
Mentalmente inviò due messaggi: uno a Legolas, l'altro ad Haldir.
*Principe Legolas, ti chiedo umilmente di perdonarmi. Elessar mi ha fatto
ragionare e non posso che riconoscere i miei errori. Ti prego di perdonare
un padre addolorato che ha messo avanti i suoi problemi a quelli del suo
popolo*
*Nobile Galadhrim, spero che tu possa accettare le mie scuse per non averti
pubblicamente salutato come meriti. Io, Elrond di Rivendell, ti chiedo
perdono per l'offesa che ti ho recato*
Un pensiero improvviso colpì Elrond, dopo che ebbe finito di scusarsi con i
due elfi: "Elessar, non fraintendere le mie parole, ma come pensi di fare
per gli eredi? Tu sei l'ultimo discendente di Isildur, a chi lascerai il tuo
regno?"
Aragorn si aspettava quella domanda e nella sua mente si insinuò il dubbio.
Perchè Elrond premeva su questo tasto?
Cosa mai poteva interessare a lui che aveva appena detto di voler partire
per Valinor, perchè interessarsi del destino degli uomini?
- A chi lascerò il mio regno? - guardò Elrond con un sorriso radioso
stampato sul volto - Lo lascerò al primogenito di Boromir. Sovrintendente di
Gondor, uomo di Gondor e valoroso. Suo figlio sarà il degno erede di Gondor.
-
"Toccato!" disse Elrond con un sorriso sulle labbra "Hai vinto tu. Non
voglio insistere su questo punto, perché vedo che non andrei molto avanti.
Dopotutto il trono è tuo e decidi tu a chi lasciarlo. E poi la madre
dell'erede sarebbe Gilraen, quindi un po' di sangue elfico ce l'avrà lo
stesso."
Elrond ridivenne serio: "Ora lasciamo da parte i problemi dinastici e
familiari per un momento. Non mi piace l'idea che Grima Vermilinguo sia
ritornato in vita. Se questa dovesse succedere a tutti i nemici che abbiamo
sconfitto ritornerebbe il caos"
Aragorn evitò di continuare con l'argomento.
Si concentrò intensamente pensando a Legolas, aveva bisogno di uscire dallo
studio, era stanco e voleva stare un pò con lui.
Parlare con Elrond era stato utile per lui, ora sapeva quello che voleva.
Era tutto chiaro nella sua mente. Voleva Legolas e nessun altro.
Ed aveva intenzione di parlare con lui!
Sperò che il suo compagno riuscisse in qualche modo a percepire i suoi
pensieri, poi si concentrò nuovamente su Elrond.
- Nemmeno a me piace tutta questa storia. Il ritorno di Boromir è stato
sconcertante, ma, benvenuto direi. Quello di Grima no. Ora come dici tu se
dovessero tornare altri nostri nemici non so cosa potremmo fare. La sola
idea del possibile ritorno di Sauron e Saruman mi fa star male. Dimmi Elrond
è possibile venire a capo di questi ritorni? Tu ti sei fatto un'idea
sull'argomento?
Elrond percepì la stanchezza dell'uomo e pensò che fosse il caso di chiudere
il discorso: "Non so in realtà. Stanotte cercherò di mettermi in contatto
con Galadriel e parlerò con lei della faccenda.
Non penso ci sia un modo per venirne a capo, ma so che ci sono due tipi di
rinascite. Quella dei guerrieri valorosi, pronti ad aiutarci, e quella dei
cattivi, pronti ad attaccarci. Ho paura che dietro queste ultime rinascite
ci sia la mano di Sauron. Temo che non sia stato distrutto del tutto: lo
capisco dal fatto che, per ora, ha risvegliato Grima e non Saruman. Grima è
più facile per lui da controllare: è un cane arrabbiato pronto a vendicarsi.
Di Saruman non si è mai fidato: troppo ambizioso. A meno che non lo tenga in
serbo per il futuro." Guardò Aragorn sorridendo: "E temo che tra non molto
dovrò portarti a letto a spalla, come quando eri bambino. Mi dimentico
sempre del fatto che vuoi uomini avete bisogno di riposo.". Si alzò: "Elessar,
ora vado a cercare mio figlio per chiarire la situazione. Domani
continueremo la discussione con il Consiglio.
Così avrò modo di scusarmi con Eomer: con Legolas e Haldir ho già fatto."
S'inchinò e uscì per recarsi in giardino dove sapeva si trovava Elrohir.
Aragorn scosse la testa alle parole di Elrond.
Sperava con tutto il cuore che il sovrano elfico si stesse sbagliando.
Lo salutò quando uscì ed a sua volta seguì il suo esempio e si recò nelle
sue stanza.
*************
Legolas e Haldir si guardarono per un lungo momento prima di continuare a
camminare ed entrare nel palazzo reale. Elrond che si scusava? Un evento
storico, indubbiamente.
"Non mi fido" mormorò Legolas, aprendo la porta di una saletta secondaria,
raramente usata, dove sapeva che nessuno li avrebbe disturbati. "Ha qualcosa
in mente, questo è poco ma sicuro".
Haldir entrò nella saletta e si guardò intorno, compiaciuto di vedere un
ambiente quasi elfico. Le pareti erano di grigia e lucida pietra, come tutto
il resto del castello, ma alle finestre erano state messe tende blu come il
cielo e c'erano arazzi che rappresentavano le leggende degli elfi. Entrambi
sedettero su un comodo divano di velluto cremisi di fronte al camino e solo
allora l'elfo parlò.
"Non è detto, Legolas. Forse si è davvero reso conto dei suoi errori".
"Così repentinamente? Non credo proprio, Haldir. Conoscendolo adesso starà
elencando ad Elessar tutti i motivi per cui dovrebbe sposare la figlia e
lasciare me nell'ombra" Il volto di Legolas era evidentemente stanco e
segnato da tutti gli eventi di quel giorno. Nei suoi occhi c'era tristezza.
"Come ad esempio?" gli chiese Haldir, che ignorava del tutto quello di cui
Legolas parlava.
"Come ad esempio... il fatto che un Re dovrebbe avere una moglie al suo
fianco, non un elfo. E il fatto che si aspetteranno tutti un erede che io
ovviamente non posso dargli. E il fatto che gli uomini non vedono di buon
occhio certi legami e saremmo costretti a nasconderci".
Poggiando una mano sulla spalla, Haldir strinse un poco in modo affettuoso.
Avrebbe voluto avere le parole giuste per consolarlo, ma non sapeva cosa
dire.
*Non c'è bisogno di scusarsi, Re Elrond* disse con la mente all'altro elfo,
prima di richiuderla di nuovo.
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