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Middle Earth Heroes -- Vers.1
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by:Gilraen
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Faramir respirò a lungo l'aria che gli accarezzava il volto e
scompigliava i capelli. Lasciò che gli occhi vagassero sul paesaggio che gli
si stagliava di fronte, mentre il suo cuore si riempiva nuovamente, dopo
molto tempo, di forza, coraggio, speranza. La sua donna stava tornando. Lo
sentiva.
Da quando Eowyn era partita, egli si era sentito mancare una parte di sè,
una parte della sua anima.
Conosceva il coraggio e il temperamento della donna, sapeva che più di ogni
altra cosa ella sapeva cavarsela da sola, ma era comunque preoccupato per
lei.
Come non esserlo? Nuovamente le ombre si riunivano, e nuovamente degli
uomini coraggiosi avrebbero dovuto combattere. E perire.
Il suo cuore si strinse al pensiero dell'amato fratello, ma egli scosse il
capo. Non era tempo per la tristezza, ora.
Eowyn stava tornando, e il giovane Faramir voleva condividere con qualcuno
questa gioia.
Un nome e un viso gli affollarono la mente: Gilraen!
Immediatamente si affrettò verso le stanze di quella dama che tanto aveva
sofferto, ma che tanto era stata forte.
Bussò con decisione alla sua porta, attendendo risposta.
"Gilraen! Gilraen, sei lì dentro?" chiese.
Gilraen era ancora seduta sul pavimento, la testa tra le mani in una posa di
incontenibile tristezza e disperazione. Il lato del volto colpito da Boromir
aveva assunto una preoccupante colorazione violacea, e i polsi cominciavano
a gonfiarsi.
Ma la donna sembrava assolutamente inconsapevole di quello che le stava
accadendo. Nonostante continuasse a ripetersi che non le importava più
niente di quell'uomo e che avrebbe dovuto dimenticare il loro passato
insieme, la ferita causata da quell'incontro così brusco e violento faceva
male, e molto.
Nel cuore di Gilraen cominciava a farsi strada la consapevolezza del fatto
che Boromir non si sarebbe mai ricordato di lei. Era stata dimenticata, e
mentre lui avrebbe continuato la sua vita, lei avrebbe dovuto arrancare per
cercare di sopravvivere. Giorno dopo giorno.
Quando qualcuno bussò alla sua porta, la donna trasalì, affrettandosi ad
alzarsi. Conosceva quella voce, e aveva cercato di evitare quella persona.
Come poteva dirgli di suo fratello in quello stato?
Eppure Gilraen sapeva di essere la sola che avrebbe potuto dirglielo. Visto
tutto quello che avevano passato insieme, era soltanto lei che poteva dargli
quella notizia.
Asciugandosi frettolosamente gli occhi e sistemandosi i capelli, la donna
aprì la porta. Sforzandosi di sorridere all'uomo di fronte a lei.
"Faramir!"
Quando la porta si aprì, il sorriso di Faramir morì sulle sue labbra.
Gilraen pareva sconvolta, il sorriso che sfoggiava non lo ingannava, e parte
del suo viso era gonfio e livido, come se fosse stata colpita.
Sentì la rabbia farsi strada in lui, mentre si domandava chi avesse potuto
compiere un atto così vile. Fece un passo avanti per carezzarle dolcemente
il volto, e con un tono dolce, cercando di reprimere la furia che gli
attraversava il corpo, le chiese:
"Cos'è successo mia cara Gilraen? Chi ti ha ridotta così?"
Sussultando quando le dita di Faramir sfiorarono un punto che le doleva
particolarmente, Gilraen strinse i denti. Senza tuttavia lamentarsi di
nulla. I suoi occhi restarono fissi in quelli dell'uomo di fronte a lei.
Era riuscita a farlo preoccupare di nuovo.
"Sto bene, Faramir...Non dovresti preoccuparti per me, sai che in un modo o
nell'altro riesco sempre a cacciarmi nei guai..."
Faramir aggrottò le sopracciglia. non era affatto convinto. Gilraen gli era
sempre stata accnato nei momenti di dolore che avevano condiviso, e lui di
certo non l'avrebbe abbandonata.
"Che genere di guai?" le prese la mano e la fece sedere sul letto,
inginocchiandosi di fronte a lei.
I ricordi di quando ella lo aveva consolato, abbracciandolo mentr'egli
piangeva, nei giorni che avevano seguito la notizia della morte di Boromir
lo colpirono con tale violenza da dolgergli quasi fisicamente. Scacciò via
le lacrime che gli bruciavano gli occhi, e accennò un sorriso che speravav
essere rassicurante
"Parlami, te ne prego"
Prendendo la mano di Faramir, Gilraen lo fece sedere sul letto accanto a
lei, pregandolo con gli occhi di non fare domande.
Cercò le parole giuste, ma era confusa. Talmente confusa da non sapere cosa
dire, come reagire, cosa pensare.
"Faramir io... devo dirti qualcosa" iniziò, schiarendosi la voce anche se
non ce n'era bisogno.
"So che ti sembrerà impossibile e che potresti reagire malissimo, e ti
capisco.... Io... questa mattina sono uscita a cavallo e ho trovato un uomo
nel bosco.".
Detto questo, Gilraen lo guardò intensamente negli occhi, inconsapevolmente
stringendogli la mano.
"Era Boromir".
Dapprima Faramir non parlò, non s mosse, non fece nulla. Non credeva. non
poteva credere a ciò che gli stava dicendo.
Boromir... Boromir vivo....
No, non era vero, non poteva essere vero. Allontanò di scatto la mano da
quella di Gilraen, e la guardò con uno sguardo colmo di tutto il dolore che
provava.
"Stai mentendo!" urlò, alzandosi. si passò una mano tra i capelli. Una parte
di lui, quella razionale, era consapevole che Gilraen non avrebbe mai
scherzato e mentito su una cosa di questo genere. Ma egli non voleva
ascoltare. Egli non voleva sapere. Non voleva e non poteva essere razionale.
Boromir era morto... gli ci era voluto già così tanto tempo per accettare di
dover vivere senza colui che era stato la sua guida, colui che lo aveva
difeso contro suo padre, colui che per primo gli aveva insegnato a vivere.
Come poteva ora credere a quelle parole? Dopo tutto il dolore provato?
"I morti non tornano in vita, Gilraen. I morti non tornano." sussurrò
dandole le spalle, mentre una lacrime gli solcava il viso.
Sospirando profondamente, Gilraen si alzò e passandosi stancamente una mano
tra i capelli, raggiunse Faramir.
Avrebbe voluto abbracciarlo, ma non sapeva come avrebbe reagito. Era
irrazionale pensare che l'avrebbe colpita come aveva fatto suo fratello, ma
Gilraen non poteva evitarlo.
"Eppure è quello che è successo" mormorò lei, in un tono basso e
conciliante. Si limitò a poggiargli una mano sulla spalla e carezzargliela
in modo tenero, per fargli capire che non era solo. "E' qui adesso. I Valars
hanno deciso di rimandarlo indietro, ma... ma purtroppo non è la persona che
noi ricordiamo, Faramir. E' lui che mi ha colpito. Non ricorda niente. Mi
ha... mi ha dimenticata del tutto. Tu sei la sua famiglia, sta a te
aiutarlo... Io non ho alcun diritto di intromettermi. Non ho mai veramente
fatto parte della famiglia... non in modo ufficiale almeno. E adesso non mi
sento autorizzata ad intervenire. Dopotutto dal modo in cui ha reagito non
credo che mi voglia nei paraggi..."
Aveva parlato come un fiume in piena, lasciando fuoriuscire solo una parte
di quello che provava veramente, delle sue ansie e paure. Ma come sempre si
ripeteva, non era quello il momento per lei. Dovevano pensare a Boromir.
"Boromir? Boromir ti ha colpito? Non l'avrebbe mai fatto! Lui non
avrebbe..."Ma le parole gli si fermarono in gola quando, voltandosi, vide
l'espressione sul volto della donna.
Solo allora comprese che non era tempo di soffrire. Sarebbe venuto poi il
tempo di piangere e non comprendere. Ora doveva agire. Doveva mantenere il
cuore e la mente saldi, proprio come Boromir gli aveva insegnato.
Accarezzò il volto di Gilraen e sospirò. Sentì il dolore trafiggerlo ma
continuò a provare ad ignorarlo.
"Scusami" disse "dividiamo lo stesso dolore, e per un attimo l'avevo
dimenticato. Tu sei parte della famiglia, Gilraen. Boromir ti amava... beh,
ti ama, ed anche io ti amo come se dividessimo il sangue."La strinse a sè,
con il pretesto di consolarla, cercando invece egli stesso del conforto.
Riflettè se chiederle dove fosse il fratello. Ma non era pronto, comprese.
C'erano alcune cose da chiarire. "Hai detto che Boromir non... non è più la
stessa persona, che ha dimenticato tutto. Cosa intendi? E perchè ti ha
colpita?"
Quando Faramir l'abbracciò, Gilraen avrebbe voluto gridare di gioia.
Conforto. Calore. Aveva dimenticato cosa significavano quelle parole. Aveva
dimenticato l'ultima volta che qualcuno l'aveva abbracciata.
Abbracciandolo di rimando, la donna affondò il viso nel suo petto per un
momento, carezzandogli la schiena perchè aveva percepito il dolore che
provava Faramir.
Anche se non erano fratelli di sangue il legame che c'era tra loro era molto
profondo. Avevano bisogno l'uno dell'altro, in quel momento più che mai.
"Non scusarti, Faramir.." mormorò lei. "Provo anch'io lo stesso dolore, e ti
capisco. Boromir non ricorda niente del passato. Non sa nemmeno qual'è il
suo nome, e credo sia spaventato. Ho cercato di abbracciarlo quando eravamo
nella foresta, volevo soltanto stare con lui ma... mi ha aggredita e mi ha
colpita. Gridava, sembrava fuori di sè dalla rabbia... So che non dovrei
farmi prendere dallo sconforto ma... Credo che anche se ora è qui
fisicamente, io ho perso il mio Boromir tanto tempo fa. E mi manca tanto..."
Faramir si discostò di qualche centimetro, ,per poter poggiare un dito sotto
il mento della donna, per far sì che lo guardasse negli occhi.
"Non l'hai perso, Gilraen. Boromir è tornato, e noi faremo qualunque cosa
per ricordargli della sua famiglia, di me e di te. Ci amerà nuovamente,
vedrai..." La strinse nuovamente a sè e chiuse gli occhi. "Chi è con lui
ora? credi che possa vederlo?"
Sorridendo amaramente a quelle parole, Gilraen scrollò le spalle. Era
Faramir la sua famiglia, non certo lei. Boromir non avrebbe mai colpito il
fratello, mentre non si era fatto scrupoli nel colpire lei.
"Io sto cominciando a perdere le speranze davvero, Faramir..." mormorò la
donna, carezzandogli una guancia in un gesto fraterno.
"Credo che Aragorn e Legolas siano con lui in questo momento. Se vuoi
vederlo ti ci accompagno, ma come ti ho detto, non credo che lui voglia
vedermi mai più...Potrei aspettarti fuori?"
Faramir prese il volto della donna tra le mani.
"Gilraen... avevamo perso la speranza di poter rivedere Boromir, ed ora lui
è qui con noi... non dobbiamo mai più perdere la speranza... Boromir ti
amava... e ti ama ancora... il fatto che non lo ricordi è temporaneo! Non
appena conoscerà di nuovo sè stesso, egli tornerà ad abbracciarti. Ma ora
sorridi, sorella mia, perchè Boromir è tornato."
Sorrise e le carezzò i capelli.
"Non ti forzerò ad entrare nella sua stanza, se non vuoi... ma credo che
doresti stargli vicino. Siamo un famiglia."
Un fiotto d'amore gli riempì gli occhi e il cuore quando la sua mente tornò
alla sua donna, che tornava da lui.
"Inoltre Eowyn cavalca verso Gondor. E anche lei ora è parte della nostra
famiglia. Noi tre, siamo la sua famiglia. E dvoremo stargli vicini. Dobbiamo
essere forti. Credi in lui, Gilraen; non lasciare che la paura prenda il
sopravvento. Abbiamo bisogno di lui. E lui ha bisogno di noi."
"Non lo so, Faramir... " Gilraen sospirò, sorridendogli debolmente. "Io
voglio che lui sia felice, che stia bene. E si sono contenta che lui sia a
casa. Ma non sembrava per niente contento di vedermi, e il mio viso ne è
testimone. Non posso costringerlo a ricordare, nè posso costringerlo ad
amarmi. Però... se le cose non andassero meglio io credo di non riuscire a
restare a Minas Tirith..."
Quando l'uomo menzionò Eowyn, Gilraen gli sorrise. Era sinceramente contenta
per lui. Faramir meritava un pò di felicità. Forse i Valars le avrebbero
garantito un pò di pace un giorno. Magari avrebbe dovuto lasciare Minas
Tirith, andare via lontano, in un posto dove niente le avrebbe ricordato il
suo Boromir.
"Voi sarete sempre la mia famiglia, Faramir. Anche se decidessi di andar
via, vi porterei sempre nel mio cuore. E sono veramente felice di questa
notizia, immagino che sarai felicissimo di sapere che Eowyn è in arrivo..."
Faramir rimase sconvolto. Gilraen.. andare via?? Non era possibile, no.
Lei era diventata parte della sua vita, egli l'amava troppo per lasciarla
andare senza nemmeno lottare.
"Aspetta prima di prendere decisioni di cui potresti pentirti, Gilraen.
Rimanda quessto pensiero.. Ora portami da Boromir." Le strinse forte la mano
e sorrise. "Non posso fare questo senza di te... te ne prego..."
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