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GIORNO DOPO: BOROMIR - GILRAEN + INCONTRO CON FRODO + ARRIVO LEGOLAS
Il sole era appena sorto quando Gilraen aprì gli occhi. Essendo abituata a
svegliarsi all'alba, la guerriera si alzò immediatamente dal letto,
strofinandosi le mani sugli occhi per scacciare via gli ultimi residui di
sonno.
In condizioni normali avrebbe passato la maggior parte della mattina ad
allenarsi con la spada con l'arco, mentre nel pomeriggio sarebbe poi uscita
con il suo cavallo per una lunga e rilassante passeggiata.
Ma quelle non erano "condizioni normali". Boromir era tornato, e questo
cambiava tutto.
Dopo aver preso un paio di pantaloni neri e una lunga tunica di un grigio
chiarissimo, Gilraen si avviò verso la sala da bagno. Rimase per molto tempo
immersa nella vasca, lasciando che l'acqua quasi bollente l'aiutasse a
rilassarsi e chiarirsi le idee.
Soltanto un paio d'ore dopo si diresse verso le cucine, dove si fece
preparare un grosso vassoio con la colazione per due, e poi andò verso le
camere dove Elessar aveva fatto sistemare Boromir.
Salutò con un cenno della testa le guardie che l'aiutarono ad aprire la
porta, e si affacciò poi nella camera da letto con un certo timore, non
sapendo di che umore potesse essere quell'uomo.
"E' permesso?" chiese. "Ho portato la colazione..."
Boromir si era svegliato all'alba, si sentiva in forma, pieno di energia e
di voglia di fare.
Si alzò dal letto e si accorse che su una sedia c'erano degli abiti puliti
per lui. Decise di fare un buon bagno, poi si vestì.
Era impaziente, non vedeva l'ora di uscire, inoltre stava morendo di fame.
Quando udì la voce di Gilraen sorrise caldamente e disse:
- Per fortuna si mangia, in questo stato potrei mangiare anche un orchetto!!!-
A quelle parole, Gilraen ridacchiò quietamente, scuotendo la testa con fare
divertito. Avvicinandosi a lui, gli sorrise e poi sistemò il vassoio su un
piccolo tavolino, controllando che non si fosse dimenticata niente.
"Ho portato un pò di tutto, perchè non sapevo se.. se i tuoi gusti fossero
rimasti invariati" disse lei. "Scegli pure, anche perchè credo di aver
portato cibo a sufficienza per un intero reggimento!"
Boromir si sedette e senza nemmeno guardare ciò che faceva agguantò un pezzo
di pane ed iniziò a mangiarlo.
Gli sembravano passati anni dall'ultima volta che aveva mangiato del cibo
così buono e forse ne erano davvero passati parecchi.
Dopo un attimo di abbuffamento alzò la testa e chiese a Gilraen:
- Da quanti anni sono morto? Ah ottimo cibo ed ottimi gusti - aggiunse come
se quello appena detto fosse una cosa più che normale.
Lasciandosi cadere in poltrona, Gilraen si rese conto di aver perso
l'appetito quando Boromir aveva pronunciato quelle parole. Faceva male,
molto male, sentirlo parlare della sua morte ed esser costretti a scavare in
quei ricordi così dolorosi, ma non disse niente, rifiutandosi ostinatamente
di manifestare apertamente il suo stato d'animo.
"Per arrivare da qui a casa di Elrond ci hai messo circa sei mesi. Era tanto
che nessuno di Gondor ci andava, quindi non sapevi la strada" iniziò lei,
guardando il fuoco che scoppiettava allegramente nel camino. "Sei stato via
con la compagnia per quasi un anno prima... prima di cadere ad Amon Hen. E
poi... poi sei riapparso più di un anno dopo. Direi che in totale l'ultima
volta che ti ho visto è stata circa tre anni fa, se non di più..."
Boromir si era appoggiato allo schienale della poltrona e, mentre lei
parlava la osservava attentamente.
Cosa gli passava per la testa? Come aveva potuto porre una domanda così
stupida?
- Gilraen ti chiedo scusa, mi rendo conto che la mia domanda è stata davvero
fuori luogo, avrei dovuto porla a qualcun altro, non a te. -
"Io sto benissimo" rispose testardamente Gilraen, con un'alzata di spalle.
"Non preoccuparti per me, e non scusarti. A chi avresti mai potuto chiedere
se non a me?"
Bormir osservò la donna e sorrise amaramente. Era un osso duro Gilraen, non
era una persona che amava mostrare i propri sentimenti, e lui stupidamente
l'aveva ferita e lo sapeva.
- Avrei potuto chiedere ad Aragorn, Legolas o a qualsiasi altra persona mi
ha conosciuto... comunque direi di lasciar perdere il discorso, perciò che
ne dici di portarmi a fare la passeggiata che mi hai promesso? -
"Certamente" rispose lei con un'altra alzata di spalle. Notò che Boromir non
aveva mangiato molto, ma preferì non dire niente. Infondo era adulto e
sapeva gestirsi da solo, no? Magari era soltanto ansioso di prendere una
boccata d'aria fresca.
"Da questa parte" gli disse, guidandolo fuori e facendo un cenno alle
guardie per fargli capire che era tutto a posto. L'ultima cosa che voleva
era che alzassero le lunghe picche contro Boromir, rischiando di fargli
venire un'altra crisi di nervi.
Boromir si guardò attorno nel corridoio fuori dalla stanza. Tutto quello che
vedeva aveva per lui un che di familiare, ma non riusciva a creare delle
vere e proprie immagini a quelle sensazioni.
Camminarono fianco fianco in silenzio fino ai giardini e quando arrivarono
Boromir ne rimase piacevolmente colpito.
- E' splendido qui... è sempre stato così? - chiese a Gilraen.
"E' sempre stato uno dei tuoi luoghi preferiti" rispose lei con un sorriso,
riferendosi ai giardini. "Di solito trascorrevi molte ore qui fuori con
Faramir da bambino, a tirare di spada con quelle vostre spade di legno, e
poi successivamente con me. Ricordi qualcosa? Ci stendevamo sull'erba a
godere il calore del sole mattutino sul nostro viso, a volte senza nemmeno
parlare..."
Boromir continuò ad osservare quel luogo, ma nessun ricordo voleva tornare
alla sua mente.
Si stava innervosendo di nuovo, voleva ricordare... voleva farlo subito.
Istintivamente chiuse i pugni e disse a Gilraen:
- Camminiamo ti prego... -
Sospirando tra sè e sè, la donna annuì.
"Certamente.." mormorò, avviandosi con lui verso un altro tratto del
giardino. Questa volta lo scenario era diverso, invece dei grossi salici e
delle aiuole di erbe profumate ora si potevano vedere fontane con statue di
marmo bianco e splendenti roseti.
"Come ti senti oggi?" chiese poi Gilraen, tentando di avviare una qualsiasi
conversazione.
- Mi sento un pò meglio, stare all'aria aperta mi fa decisamente bene... -
rispose lui abbozzando un sorriso.
Si avviò lentamente verso una fontana e vi immerse le dita, poi si girò
verso Gilraen, ma, quando lo fece un lampo passo nella sua mente... una luce
accecante era tutto intorno a lui, tante immagini si affollavano nella sua
mente... sentì le gambe leggere, tutto il suo corpo sembrava potesse essere
spazzato via dal vento... poi il buio.
Boromir crollò a terra.
"Maledizione" mormorò Gilraen tra sè e sè, affrettandosi a correre verso
Boromir. "Lo sapevo, lo sapevo, lo sapevo".
L'intera situazione si faceva un pò troppo problematica per lei, e così la
donna sbuffò, cercando di concentrarsi per operare il suo piccolo
incantesimo. Intanto già meditava di riaccompagnarlo in camera sua e sparire
per qualche giorno per tentare di riordinare le idee. Anche se non era più
violento, per Boromir ci voleva una cura costante, visto che quei terribili
flash rendevano tutto così difficile.
Nello stato d'animo in cui era però, Gilraen non se la sentiva di fare da
balia a quel guscio che una volta conteneva l'animo fiero e buono che aveva
amato.
Boromir tossì violentemente e riaprì gli occhi.
Il respiro affannato, gli occhi annebbiati.
Si girò e vide Gilraen inginocchiata al suo fianco ed un sorriso stanco
increspò le sue labbra.
- Amore mio, pensavo di non rivederti mai più... -
Gilraen gli si allontanò come se lui scottasse, finendo a terra con
un'espressione a dir poco sconvolta sul volto. Non aveva facoltà di pensare
in quel momento.
"Non--non dire cose che non capisci, Boromir. Smettila!"
Boromir si alzò da terra e si scrollò un pò di polvere dai vestiti, la testa
gli doleva ancora un pò, ma tutto sommato si sentiva bene.
Era invece preoccupato per Gilraen, cosa stava farneticando? Quali cosa non
capiva?
Si avvicinò alla donna e gli diede la mano per invitarla ad alzarsi e mentre
lo fece le chiese:
- Gil, cosa non capisco? Ammetto di essere un pò confuso, ricordo di essere
stato colpito da un Uruk... ed ora mi ritrovo qui, finalmente a casa... mi
puoi forse dire cosa accidenti è successo? -
La nausea le attanagliò lo stomaco a quelle parole, e Gil dovette farsi
forza per non dare uno spettacolo di cattivo gusto là in mezzo al giardino.
Le girava la testa, e sentiva la forza venirle meno. Era come se le braccia
e le gambe fossero diventate di legno, insensibili e dotate di una propria
volontà. Il livido sul viso in compenso aveva ripreso a pulsare. Ormai i
suoni sembravano giungere da molto lontano, ma lei notò lo stesso quell'essere
avvicinarsi a lei. Perchè la prendeva in giro a quel modo? Non si rendeva
conto di quanto male le stesse facendo?
"Sta lontano impostore.." riuscì a mormorare, avendo appena la forza per
schiaffeggiare la mano tesa verso di lei.
Un attimo dopo, tutto divenne nero, e la donna si accasciò pesantemente al
suolo, ormai priva di sensi.
Boromir si inginocchiò accanto alla donna e le fece appoggiare la testa
sulle sue gambe.
Le scostò i capelli dalla fronte e osservò attentamente il volto della donna
che amava più di ogni altra cosa. L'aveva chiamato impostore, perchè?
Cosa stava succedendo?
Ad un certo punto sentì dei passi ed una figura a lui molto familiare
comparve da un sentiero.
- Frodo... - mormorò l'uomo.
Il giovane hobbit stava facendo una passeggiata e quando gli si presentò la
scena si fermò di colpo.
Boromir, o quello che era, stringeva tra le braccia Gilraen svenuta. Sentì
una rabbia montargli dentro e disse:
- Cosa lei hai fatto? Allontanati da lei o chiamo le guardie. -
- Frodo, ma che stai dicendo, sono Boromir... Gil è svenuta... - disse
l'uomo sempre più sorpreso.
Frodo rimase ancora un attimo fermo, poi ripensò a quello che gli era stato
detto, Boromir non ricordava nulla, ma allora, come poteva ricordarsi di
lui?
- Senti non so cosa stia succedendo, ma è meglio portare Gilraen nella tua
stanza. -
Boromir sollevò Gilraen tra le braccia e la condusse in quella che Frodo
disse era la sua stanza, ed adagiò la donna sul letto.
Sentendosi sballottata, Gilraen mormorò qualcosa d'incomprensibile ma non
riuscì ad aprire gli occhi subito. Solo dopo qualche minuto socchiuse gli
occhi, strofinandoseli come se la luce le desse fastidio, e
tranquillizzandosi solo quando vide la sagoma familiare di Frodo.
Solo dopo un pò, la donna si forzò a posare i suoi occhi su Boromir. La sua
faccia non tradiva alcuna emozione, e per evitare di umiliarsi ancora di più
- visto che non le piaceva pensare di essersi comportata come una smidollata
- Gilraen cercò di chiudere tutto quello che provava dentro di sè. Nessuno
doveva sapere quanto stava male in realtà.
"Cosa sta succedendo?" chiese poi lei. "Perchè tutto d'un tratto ti comporti
come se finalmente tu avessi ritrovato la memoria? Se ben ricordo non più
tardi di mezz'ora fa non ricordavi ancora assolutamente nulla. Non mi piace
esser presa in giro".
Boromir si sedette in silenzio sulla poltrona e guardò Gilraen con fare
acciliato. La conosceva bene, mai avrebbe detto cose di quel genere senza
averne motivo.
Capiva che la donna in quel momento era confusa e turbata anche se non
voleva darlo a vedere, ma lui aveva bisogno di risposte, perciò si rivolse a
Frodo.
- Frodo mi vuoi dire cosa sta succedendo? -
Il giovane hobbit guardò Boromir, non sapeva come doveva comportarsi. Doveva
dirgli tutto ciò che era successo oppure era meglio di no?
Guardò la donna sul letto come in attesa di un suo gesto di approvazione.
Annuendo stancamente, Gilraen fece capire a Frodo che poteva dire tutto a
Boromir. Lei si sentiva ancora evidentemente confusa, e non sapeva nemmeno
più cosa pensare. Certo era che non voleva permettersi di sperare per poi
essere colpita o delusa di nuovo.
Non appena arrivato in quella che era diventata la stanza di Boromir,
Legolas diede ordine alle guardie di non far entrare o uscire nessuno senza
avere prima il suo permesso.
Quando vide Gilraen nel letto, l'elfo si accigliò, guardando Boromir.
"Cos'altro le hai fatto, vigliacco? Non ti è bastato commettere il più vile
degli errori alzando le tue mani su una donna ieri? Dovevi proprio
continuare a perseguitarla?"
Boromir era ancora seduto sulla poltrona, non sapeva cosa dire. Frodo gli
aveva raccontato tutto quanto era successo e lui stesso era perplesso.
Come aveva potuto picchiare Gilraen? E Aragorn?
Ad un certo punto la porta si spalancò interrompendo i suoi pensieri, ed un
Legolas a dir poco furioso entrò nella stanza.
Boromir lo lasciò parlare, incapace di ribattere all'elfo.
Nella stanza scese il silenzio...
Fu Frodo il primo a parlare, si avvicinò a Legolas e gli posò una sul
braccio dicendogli:
- Legolas non è come pensi, Boromir non ha fatto niente. -
- Invece qualcosa ho fatto... - disse l'uomo con un filo di voce- ho
picchiato la donna che amo ed un mio carissimo amico, questo è difficile da
dimenticare. -
Si alzò dalla poltrona e si ritrovò faccia a faccia con Legolas.
- Avanti Legolas, picchiami se questo ti fa sentire meglio. Se questo può
farti passare la rabbia che hai nei confronti. L'unica scusante che ho è che
in quel momento non ero io, da quanto mi ha detto Frodo... io non ricordo
nulla, ricordo di essere stato colpito a morte da quell'Uruk e poi il
buio... ed una gran luce... e quando ho riaperto gli occhi ero nei giardini
con Gilraen, pensavo che la guerra, la Compagnia, l'Anello fossero solo un
brutto incubo, invece è stato tutto reale... -
Gilraen era rimasta a letto, guardando prima uno e poi l'altro. Boromir. Era
lui. Era tornato, e lei quasi non poteva crederci. Dopo tanto dolore, dopo
incomprensioni, dopo tutti quegli anni, lui era là. Ricordava tutto.
Ricordava lei.
Legolas afferrò Boromir per la tunica, tirandolo a sè in modo brusco, così
che potesse guardarlo bene negli occhi. Quando parlò, la sua voce era poco
più che un sibilo.
"Hai osato colpire persone a me molto care, Boromir di Gondor. Non è una
cosa che io tollero, e se non fosse stato per Elessar, saresti già un uomo
morto. Sei tornato, hai di nuovo la memoria. Comincia a lavorare sodo per
riguadagnare quello che hai perduto, prima di ritrovarti solo. Ricorda bene
queste mie parole..."
"Basta, Legolas" disse a quel punto Gilraen, in voce piatta, mentre si
alzava dal letto. La donna scambiò un'occhiata con Frodo, come a volerlo
ringraziare del suo preziosissimo aiuto, poi camminò verso i due litiganti.
"Lascialo andare, non è più una cosa che ti riguarda" disse all'elfo, in
tono più gentile. Nei suoi occhi lei vide un lampo di rabbia, poi qualcosa
che sembrava dubbio, e poi, lentamente, la sua mano si aprì e lasciò andare
la tunica.
"Ricorda bene quello che ti ho detto, uomo di Gondor" disse ancora Legolas
in tono sprezzante. "Dovrai lavorare sodo per riguadagnare il rispetto ormai
perduto".
"Ci lascereste soli, per favore?" chiese a quel punto la donna, cercando di
sedare sul nascere quella che poteva diventare una rissa. Conosceva bene
Boromir e sapeva che quel tono lo faceva infuriare. Più di tutto sarebbe
stata la mancanza assoluta di rispetto a fargli perdere le staffe. Finora
era stato buono, ma non sapeva quanto poteva durare. Era piuttosto
permaloso, il suo Boromir.
"Dobbiamo risolvere alcune cose tra noi..."
Legolas guardò Frodo, ma non accennò ancora a muoversi.
Boromir rimase semplicemente immobile... il veleno di Legolas gli era
entrato nel sangue, le sue parole, colme di odio e di rabbia, lo avevano
raggelato.
Non lo capiva. Sapeva di aver sbagliato e probabilmente il fatto che in quel
momento non fosse lui pareva non fosse importante per Legolas e non lo era,
lui lo sapeva... ma una reazione simile non se la sarebbe mai aspettata.
Non da Legolas!
Aveva solo voglia di prenderlo a pugni, ma non poteva farlo... non lì
davanti a Gilraen che lo aveva difeso... non davanti a Frodo che lo aveva
capito, ma di una cosa era certo, le cose con l'elfo non sarebbero finite
lì.
Boromir parlò, la sua voce era fredda, glaciale:
- Sì Legolas vattene! Al momento c'è altro che devo fare, come chiedere
scusa alla donna che amo e poi ad un mio carissimo amico, che, spero, sia un
pò più umano di te, ma su questo non ho dubbi... -
Detto questo girò le spalle all'elfo e si sedette nelle poltrona.
Frodo osservò attentamente la scena, la tensione era troppa, aveva paura di
quello che Legolas poteva fare.
Aveva imparato a conoscerlo bene, niente per lui era più importante delle
persone che amava, ma mai, prima di allora, lo aveva visto agire in quel
modo.
Dolcemente gli appoggiò una mano sul braccio e gli disse:
- Legolas avanti, andiamo. Lasciamoli soli. -
Detto questo il giovane hobbit salutò Boromir e Gilraen e si avviò alla
porta. Appoggiò la mano alla maniglia ed aspettò Legolas.
"Lascia in pace Elessar. Non sarò così indulgente se osi soltanto
avvicinarti a lui" Legolas sibilò di nuovo, e qualcosa nei suoi occhi diceva
che si, stava dicendo la verità. Tutto a un tratto aveva paura che qualcun
altro potesse portarglielo via, e che in un certo senso se lo meritasse,
anche, visto che non era capace di essere un buon compagno per lui.
DI NUOVO SOLI BOROMIR-GILRAEN
Quando furono usciti tutti, Gilraen rimase ad osservare Boromir in silenzio.
Ora che erano soli, e che sapeva che lui aveva ritrovato la memoria, si
sentiva inspiegabilmente a disagio. Cosa doveva fare?
Boromir non degnò più Legolas ne di uno sguardo ne di una parola e fu
sollevato quando l'elfo lasciò la stanza.
La rabbia non accennava a passare, ma doveva calmarsi, troppe emozioni in
quelle ultime ore.
Osservò Gilraen e le sorrise, doveva farlo... doveva essere lui a rompere
quel silenzio lo sapeva bene.
- E' difficile vero dire qualcosa? - si alzò dalla poltrona e si avvicinò a
lei.
Quando le fu di fronte le appoggiò una mano sulla guancia e la guardò dritta
negli occhi dicendole:
- Mi dispiace... -
Gilraen rimase in silenzio per un lungo momento, guardando in quegli occhi
grigi che tanto amava, prima di sospirare profondamente.
"E' colpa mia" disse infine. "Sarei dovuta venire lo stesso con te. Avrei
potuto salvarti, e tu lo sai. Se non avessi lasciato il tuo fianco, non
saresti stato da solo ad Amon Hen a combattere contro quegli Uruk."
Boromir non si mosse. Si chiese se lei sapeva... sapeva cosa aveva fatto?
Sapeva cosa l'Anello gli aveva fatto?
- Gil ascoltami, - disse - tu non hai colpa di nulla. Ora non serve dire ho
colpa io, no hai colpa tu... ora le parole non servono più. Io sono tornato,
non so perchè, ma non mi interessa saperlo. L'unica cosa che mi interessa è
essere qui, con te, adesso... -
"Ti amo" disse lei semplicemente, come se fosse la cosa più ovvia del mondo.
Quanti anni erano passati dall'ultima volta che aveva pronunciato quelle
parole? Troppi. E troppe volte aveva rifiutato di ammettere quanto soffriva
per non lasciarsi andare al dolore e ai ricordi.
"Avrei dovuto dirtelo prima che tu partissi, poi mi sono pentita tantissime
volte, pensando che tu credessi che ti avevo dimenticato,o che ti
disprezzavo. Non era vero... non era vero eppure quella mattina, quando ti
ho guardato cavalcare via, una parte di me è morta..."
Boromir sorrise alla donna e le disse:
- Anche io ti amo... e mai neppure per un attimo ho pensato che mi
disprezzassi... magari solo i primi giorni... -
Osservò la donna e non riuscì a fare a meno di scoppiare a ridere, non era
il momento, lo sapeva bene, ma la felicità per essere di nuovo lì, vivo, con
lei era superiore a tutto in quel momento.
"Cosa c'è di tanto divertente?" disse lei, sollevando il sopracciglio e
tentando disperatamente di tenere a freno un ghigno divertito.
"E' questo il modo in cui mi ripaghi per averti aperto il mio cuore? Ma che
villano..."
Boromir la guardò ancora poi, quando finalmente si fu calmato le disse:
- No è che... -
Ma poi non resistette più, l'attirò a se ed appoggiò le labbra sulle sue...
in quel momento si sentì al colmo della felicità.
Tutto era finalmente passato, in quel momento sentì di poter essere
finalmente felice.
Allacciando le braccia al collo dell'unica persona che fosse mai riuscita a
vedere sotto la corazza da dura guerriera che si era costruita negli anni,
l'unica che fosse in grado di capire chi fosse veramente Gilraen e anche
l'unica che avesse fatto breccia nel suo cuore, Gilraen rispose al bacio.
Quando si furono staccati, lo guardò a lungo negli occhi, i loro volti a
pochi centimetri di distanza.
"Mi sei mancato".
- Anche tu... - rispose Boromir, baciandola poi ancora e ancora.
Nella sua mente non esisteva altro che lei...
Quando si staccarono Boromir la prese per mano e sedendosi sulla poltrona la
fece accomodare sulle sue gambe.
Le scostò una ciocca di capelli dal volto e le disse:
- Bene, ora mi vuoi dire cosa è successo da queste parti negli ultimi tempi?
Mio padre? Faramir? Come stanno? Aragorn è Re a quanto ho capito... -
Sedendo sulle sue ginocchia, Gilraen chiuse gli occhi per un momento prima
di rispondere alle sue domande. Era una guerriera, giusto? Niente doveva
spaventarla, soprattutto la verità.
"So che... so che non la prenderai per niente bene, ma so anche che non mi
colpiresti di nuovo per quello che sto per dirti" annunciò, carezzandogli
una guancia con le punte delle dita prima di continuare.
"Inizio col... col dirti che tuo padre è morto, amore mio. In un momento di
follia ha tentato di bruciare Faramir su una pira, nonostante fosse ancora
vivo, e poi si è suicidato gettandosi nel vuoto. E' stato Aragorn coi suoi
poteri di guaritore a salvare tuo fratello, e poi è stato incoronato re.
Siamo riusciti a sconfiggere il male, abbiamo combattuto tutti insieme anche
se Osgiliath è stata distrutta... Si, proprio la città che avevi
riconquistato poco prima di partire per Imladris su ordine di tuo padre.
Anche Minas Tirith è stata parzialmente distrutta, perchè la guerra è
arrivata fin qui..."
Boromir rimase in silenzio. La notizia della morte del padre lo aveva
colpito come un pugno allo stomaco, ma quello che più gli aveva fatto male
era l'idea della sua follia... tentare di bruciare vivo Faramir...
Un brivido freddo gli corse lungo la schiena e silenziosamente ringraziò
Aragorn per aver salvato il suo amato fratello, nella speranza di riuscire
al più presto a ringraziarlo a voce.
- Non so cosa dire Gilraen... davvero, forse per la prima volta in vita mia
sono senza parole. Penso a mio padre e nelle tue parole non riconosco l'uomo
che era... certo era burbero, scontroso, cattivo alle volte, ma tu mi dici
che ha tentato di uccidere Faramir... suo figlio... questa cosa mi sconvolge
profondamente... -
Boromir sospirò ancora. I pensieri correvano anche ad Osgiliath,
distrutta... persa... e Minas Tirith, anche questa aveva subito danni...
Però ora Aragorn era re. Se pensava ai discorsi che avevano fatto sorrideva
tra sè... l'uomo aveva scelto il suo destino e questo lo risollevava un pò
per il dolore causato dalle parole di Gilraen.
- Ci sono due cose che mi consolano in questo momento. La prima è sapere
Aragorn Re, sono sicuro che sarà un grande sovrano per Gondor e la seconda è
sapere che Faramir sta bene. Ah, c'è anche una terza... - disse attirando la
donna a sè e stringendola come per paura che lei potesse scomparire - il
fatto che tu mi ami ancora... -
Stringendolo a sè, Gilraen poggiò la testa sulla sua, chiudendo gli occhi e
godendosi quel momento che aveva desiderato per anni. Si era immaginata
tante volte di rivederlo, ma mai nessuno dei suoi sogni ad occhi aperti si
era avvicinato così tanto alla perfezione di quel momento.
"Certo che ti amo... farei di tutto per te, lo sai... e anche se ho detto il
contrario quando *quell'altro* mi ha colpita, questo non significa che lo
pensavo davvero. Siamo solo io e te, Boromir. Dobbiamo essere forti e
sostenerci a vicenda come abbiamo sempre fatto. E basta litigi, visto che
l'ultima volta non mi sono perdonata di non averti salutato prima che
andassi via..."
Boromir accarezzò i capelli della donna e poi le disse:
- Io e te non litigare più Gilraen? Conoscendoci immagino sarà difficile, -
le strizzò l'occhio poi continuò - ma farò di tutto per renderlo
possibile... -
Detto questo appoggiò dolcemente le labbra a quelle della donna... il suo
cuore, la sua mente ed il suo corpo in quel momento non volevano altro che
lei.
Le sussurrò così dolcemente all'orecchio:
- Ti desidero Gilraen... ti desidero come forse mai prima d'ora... -
Tremando per l'ardore dimostrato dal suo amato, Gilraen annuì, stringendosi
a lui anche più di prima. Poi un pensiero le balenò nella mente, e si
allontanò un pò per guardarlo negli occhi.
"Vorresti tornare in camera... *nostra* ? Non mi sono spostata mai dalla tua
camera... sentivo in qualche modo che il tuo spirito era ancora là con me, e
a volte stringevo una delle tue tuniche, solo per sentire ancora una volta
il tuo profumo..."
Hai fatto bene a restare la... andiamo amore mio, torniamo nel nostro
mondo... -
Si alzò dalla poltrona portando con se la donna ed una volta in piedi la
poso a terra.
Le prese una mano ed insieme uscirono dalla stanza di Boromir.
Prendendolo per mano, Gilraen lo guidò alla loro camera da letto, chiudendo
la porta a chiave dietro di loro e poi lasciandosi finalmente andare a
quelle sensazioni che non provava da tantissimo tempo, credendo infondo che
fosse soltanto un bellissimo sogno, perchè infondo il suo Boromir le era
stato portato via, giusto?
Quando Boromir si svegliò osservò la donna accanto a lui.
Da quanto tempo non provava una così totale sensazione di appagamento? Non
lo sapeva dire...
Lentamente si alzò e, coprendosi con un lenzuolo, si avvicinò alla finestra.
Osservò il mondo al di la di quel vetro, una strana sensazione di panico lo
avvolse. Mille domande ronzavano nella sua testa, ma una sola, la più
importante, gli faceva veramente paura: tutto questo sarebbe durato?
Durante la Guerra era morto, poi era tornato senza più ricordi del suo
passato, ed ora che essi erano riaffiorati sarebbe stato per sempre.
Si chiedeva se a Minas Tirith c'era qualcuno che potesse rispondere alle sue
domande, ma conosceva la risposta: no. Nessuno sapeva cosa stesse
succedendo...
Prima di aprire gli occhi, Gilraen portò una mano davanti a sè, tastando il
materasso per vedere se fosse stato tutto un sogno. E quando lo trovò vuoto
non potè fare a meno di sorridere amaramente, aprendo gli occhi molto
lentamente.
Fu solo quando sentì un rumore alle sue spalle che si voltò e lo vide. Era
così bello e forte, nonostante le cicatrici sparse qua e là sul suo corpo.
Boromir le aveva sempre sfoggiate come se fossero delle medaglie, e Gilraen
era dello stesso parere. Infondo erano tutti guerrieri, ma visto che lei
aveva sangue elfico nelle vene le cicatrici non si sarebbero mai formate, e
la pelle tornava immancabilmente liscia e immacolata.
Si domandò brevemente cosa gli passasse per la testa, e se fosse contento di
essere tornato alla sua vita di sempre. Poteva soltanto intravedere la sua
espressione pensierosa da dove si trovava, e in quel momento Boromir non
sembrava affatto felice.
Silenziosamente, Gil sistemò la schiena contro la spalliera del letto,
abbracciando le coperte in un vano tentativo di conservare un pò di calore.
E lo osservò senza dire una parola
A Boromir parve passato un tempo lunghissimo da quando si era "risvegliato"
nel giardino del palazzo... ed altrettano da quando era entrato in quella
stanza con Gilraen.
Si rese conto che pensare non gli serviva a nulla, alla fine i suoi perchè
non avrebbero trovato risposte, forse il tempo lo avrebbe aiutato... a
ricordare cosa ne era stato di lui...
Quando si girò vide Gilraen appoggiata alla spalliera del letto, la
raggiunse e si sedette sul bordo allungando un braccio per accarezzarle la
guancia.
- Potevi farmi anche un cenno che eri sveglia... mi sarei almeno girato... -
disse Boromir sorridendo - lo so che posso sembrarti un uomo incivile che
lascia la propria donna a letto, ma devo andare a cercare Aragorn, voglio
parlare con lui. Nella speranza di trovarlo solo... -
"Non volevo disturbarti, sembravi molto preso dai tuoi pensieri" rispose
lei, sorridendo. Ma il sorriso sparì presto per lasciare posto a uno sguardo
severo.
"Io non sono *una donna*, sono un guerriero. E se tu vai da Aragorn, allora
ci vengo anch'io, non resterò qui a poltrire... nonostante qualcuno di mia
conoscenza mi abbia fatta stancare".
Alzandosi in fretta, Gil si vestì in un attimo, essendo abituata a farlo
visto che durante la guerra avevano dovuto imparare a prepararsi in tempi
record.
"E comunque" continuò poi con un mezzo sorriso. "Aragorn è con Legolas. Non
vorrai mica disturbarli?"
Boromir non distolse mai lo sguardo da Gilraen, seguì ogni suo movimento,
ogni cosa che la donna faceva lo incantava.
- Sei sicura che siano insieme? - chiese - Non ho nessuna voglia di vedere
Legolas! -
Sospirando tra sè e sè, Gilraen sedette al suo fianco, mettendogli una mano
sulla schiena e carezzandolo in modo da farlo sentire più tranquillo.
"Cerca di capirlo, Boromir" gli disse in tono conciliante. "E' un elfo, e
sai quanto sono sensibili queste creature. Anche io sono una mezz'elfo
eppure sai benissimo quanto posso essere permalosa a volte...."
Boromir riflettè un attimo poi disse:
- Sì io posso capire tutto. Ma ciò non toglie che il suo comportamento è
stato eccessivo nei miei confronti. Io ho sbagliato, lo ammetto. Non voglio
giustificarmi, ma non posso nemmeno giustificare lui. Lo so che è tuo amico
e gli vuoi bene, ma per me il discorso può considerarsi chiuso. Voglio
parlare con Aragorn, da solo! -
"Ma è possibile che tu debba essere sempre così cocciuto?" sbottò Gilraen,
balzando in piedi e guardandolo con vaga disapprovazione. Scosse la testa
per un attimo, prima di distogliere lo sguardo e portarsi una mano tra i
capelli in un gesto esasperato.
"Sei appena tornato, hai appena ritrovato la memoria e già ricominci! Ci
sono delle regole non scritte ben precise qui a palazzo, cose che non c'è
nemmeno bisogno di dire, ma che sono basate sul rispetto reciproco. Legolas
è sempre stato al fianco di Elessar, non l'ha mai lasciato e gli dà di
continuo la forza di andare avanti. Molte cose sono cambiate da quando te ne
sei andato, Boromir. E io credo ancora nella tolleranza e nel rispetto degli
altri. Vedo che invece tu sei tornato più testardo di prima..."
Boromir la guardò ed un lampo di rabbia passò nei suoi occhi.
- Cocciuto? Rispetto reciproco? E ti sembra che Legolas sia stato rispettoso
nei miei confronti? Ricomincio Gil? Dimmi appena lo vedo cosa devo fare per
rispettare le regole? Implorare il suo perdono forse? -
L'uomo si fermo. Guardò la donna di fronte a lui, poi sospirò.
Cercò di calmarsi e di moderare il suono della sua voce, aveva urlato senza
nemmeno rendersene conto.
- Senti Gil io posso capire tutto, ma perchè non provi anche me al di la
dell'affetto che provi per Legolas? -
"Cosa faresti se qualcuno attaccasse senza motivo me o Faramir?" rispose
lei, avviandosi verso la porta, incapace di guardarlo in quel momento in cui
sembrava il bastardo che l'aveva aggredita nella foresta. Non ci poteva
credere! Nonostante sembrasse come prima, Boromir non era lo stesso di
quand'era partito.
"Te lo dico io, Boromir. Non c'è bisogno che tu mi risponda. Conoscendoti
salteresti alla gola di quel disgraziato che avesse mai osato offendere o
attaccare la tua famiglia, e faresti in modo che lui implorasse pietà"
furono le dure parole che gli rivolse, aprendo la porta e guardando indietro
soltanto una volta a quell'uomo seduto sul suo letto. In quel momento
ringraziò Aragorn con tutto il cuore, visto che avevano due stanze separate.
Le sembrava un estraneo. "Prima di salire sul tuo bel piedistallo dorato e
giudicare gli altri, prova a metterti nei loro panni".
Un attimo dopo era già diretta allo studio di Elessar, senza voltarsi
nemmeno una volta indietro. Aveva bisogno di parlare con loro, e di farlo
senza quell'uomo.
Boromir restò un attimo a fissare la porta.
Era furioso. E lo era perchè sapeva che Gilraen aveva ragione.
Allora perchè non riusciva a vedere le cose dal giusto punto di vista?
Perchè era ancora arrabbiato con Legolas?
Ripensò al viaggio della compagnia... Legolas gli aveva salvato la vita una
volta...
Cosa dove fare? Come doveva comportarsi?
Boromir non lo sapeva.
Si alzò dal letto ed uscì sul terrazzo. Respirò a pieni polmoni e restò lì,
fermo, a guardare l'orizzonte.
Sapeva di dover parlare con Aragorn, ma lì, in quel preciso istante, con il
cielo limpido sopra di lui, si sentiva troppo bene... no, non aveva voglia
di vedere nessuno... solo, ecco.
Voleva restare solo, doveva riordinare i suoi pensieri.
TORNA GILRAEN
Una volta arrivata alla sua stanza, Gilraen sospirò profondamente prima di
entrare. Notò che Boromir stava guardando fuori dalla finestra ancora una
volta, ma invece di avvicinarsi andò a sedersi su una delle poltroncine
davanti al camino.
"Credi di riuscire a parlare con Aragorn e Legolas? Il Re pensa che sia
meglio riunirci tutti, credo che abbia qualcosa da dirci" gli comunicò,
guardando il fuoco acceso nel camino. "In caso contrario potrebbe
raggiungerti lui qui da solo".
Boromir riflettè un attimo. Prima o poi avrebbe dovuto comunque incontrare
Legolas, probabilmente era meglio farlo subito e togliersi il pensiero.
- Va bene, andiamo... li vedrò tutti e due... - disse.
"Benissimo" rispose lei, alzandosi in piedi e dirigendosi alla porta. "Seguimi
allora. Sono nello studio di Elessar".
Boromir seguì la donna per il palazzo, ma quando furono di fronte allo
studio di Aragorn si fermò.
- Ho paura di non farcela... - disse quasi in sussurro.
La mano di Gilraen si fermò prima di bussare quando sentì quelle parole, e
si voltò a guardarlo con aria pensierosa.
"Cos'è che hai paura di non riuscire a fare, Boromir?"
- Ad entrare... ma ormai sono qui, avanti Gilraen bussa a quella porta. -
rispose l'uomo.
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