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Middle Earth Heroes -- Vers.1

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I tre elfi nascosti sotto i mantelli dell'invisibilità si erano già sistemati in vari punti strategici e osservavano la taverna con attenzione.
Legolas si trovava accanto al bancone principale, Elladan era in un angolo buio dal quale poteva vedere bene anche la strada all'esterno e Haldir si trovava accanto all'uscita posteriore.

Dopo un pò i tre riconobbero Eomer, che entrò con passo malfermo nella taverna, come se fosse già ubriaco. Una recita perfetta. Il maresciallo andò a sedere al tavolo più vicino alla porta d'ingresso pensando che se qualcuno avesse tentato di portar via di lì Gilraen sarebbe dovuto passare sul suo cadavere.
Ordinò una birra che gli venne servita in una coppa di legno piuttosto consumata dall'uso e fece finta di bere.

Legolas avvertì un tremolio nell'aria, come se una presenza negativa avesse fatto il suo ingresso nella stanza ma non vedeva niente di strano. Si impose di mantenere la calma e non comunicare con gli altri attraverso la mente per non essere scoperto. Alzò intanto una barriera attorno alla sua mente in modo che nessuno avrebbe potuto notarlo e sperò che gli altri avessero fatto lo stesso.

Aragorn vicino ad una finestra in fondo al locala osservava ogni singolo movimento.
Eomer era appena entrato. Le cose sembravano tranquille al momento.
Boromir era al suo fianco silenzioso e teso. Si fidava ciecamente di Gilraen, ma aveva paura per lei. Non poteva impedirselo.

Rumil dal suo angolo più scuro del locale si sentiva inquieto. Era come se il male aleggiasse in quella taverna.
Non sapeva però spiegarsi da chi provenisse quella fonte così negativa.

Faramir sospiro' profondamente prima di entrare nella taverna. Gli sembravano secoli ormai che non partecipava ad una missione e aveva paura. Non per se stesso, ma per le persone che gli stavano intorno...soprattutto Gil. Apri' la porta ed entro': teneva il cappuccio del mantello calato sul volto per non farsi scoprire. Non era abituato a frequentare le taverne, ma il volto del figlio di Denethor era noto in citta' fin da quando era bambino. Si sedette al bancone e ordino' una birra con voce camuffata. Intanto volto' lo sguardo sui tavoli con finta noncuranza, per controllare che tutto fosse normale.

Gilraen entrò nella taverna con aria indifferente, come se ci fosse stata già innumerevoli altre volte. Doveva sembrare una cameriera svampita e poco accorta e voleva che la sua recita fosse credibile. Chiudendo la mente con un muro invalicabile, la donna cercò di non pensare all'aura negativa che circondava quel posto. Le possibilità erano due: o il male proveniva da quella taverna o colui che lo emanava era molto, molto vicino.

Prendendo uno straccio Gilraen iniziò a pulire il bancone, canticchiando tra sè e sè come se avesse la testa tra le nuvole. Gli avventori non fecero molto caso a lei e sembrava che nessuno le prestasse attenzione. La donna sapeva però che i suoi amici erano là e le avrebbero guardato le spalle.

Il mondo sembrava avvolto dalla nebbia e tutti i suoni erano ovattati e soffici, come se fosse stato avvolto in uno spesso strato di bambagia. Sapeva benissimo che era l'effetto della magia che lo rendeva invisibile agli occhi di quegli insulsi esseri umani: ormai ci si era abituato. Nessuno lo avrebbe più controllato, mai più. Era libero di fare quello che voleva e quando lo voleva. Da tempo aveva sperato di potersi vendicare del grande Re Aragorn e di tutti i suoi amici. Quello che gli aveva fatto non l'avrebbe mai dimenticato, nemmeno in un milione di anni. Troppo grande era stata l'umiliazione, troppo grande l'offesa per poterlo perdonare. Quale occasione migliore di quella che gli si era presentata? Attraverso la magia adesso poteva attaccare il popolo di Gondor, che si sarebbe lamentato del suo Re che non sapeva proteggerli.
Avrebbe ucciso ancora, fino ad arrivare al palazzo reale ed eliminare uno per uno tutti quelli che stavano vicino a quel presuntuoso, ma non lo faceva solo per quello.
Non c'era niente di meglio che sentire una vita spegnersi sotto le sue mani, la sensazione di potere che lo investiva lo faceva sentire quasi una divinità e gli sguardi delle sue vittime che lo imploravano con gli occhi di risparmiarle? Senza prezzo.

Con questi pensieri nella testa si avvicinò ad una sudicia taverna dove aveva visto entrare poco prima una donna trasandata ed evidentemente stupida. O forse ubriaca, pensò. Dopotutto non faceva molta differenza, l'importante era che lei non sospettasse niente.

Entrò nella taverna poco dopo di lei, osservando gli avventori con occhio critico. Tutti erano troppo occupati a ubriacarsi per far caso a lui. Il momento era propizio.

Ancora avvolto nel suo mantello si avventò sulla giovane, afferrandole la bocca con una mano per non farla gridare. Rimase piuttosto sorpreso quando quella oppose resistenza, scalciando e tirandogli persino un pugno sulla mascella. La piccola stupida.

Eomer allargò gli occhi sorpreso quando vide Gilraen che cominciò a lottare con tutte le sue forze contro qualcosa d'invisibile ma si riprese presto, gridando dalla rabbia quando vide uno stiletto appuntito venir fuori dal nulla e colpire la guerriera al ventre.
La lama affondò facilmente, quasi come se fosse un coltello caldo che tagliava il burro:l'oppositore era molto forte.
Tutto avvenne così velocemente che Eomer non ebbe nemmeno il tempo di intervenire, gli occhi fissi in quelli di Gilraen che ora erano pieni di lacrime, un riflesso incondizionato dopo il colpo mortale ricevuto. La donna aveva le labbra semi aperte in un grido silenzioso, una mano premuta sulla ferita. La lama venne ritirata in fretta e tra le dita della donna cominciarono a scendere rivoli di sangue scuro che le macchiarono il vestito.

Legolas fissò la scena inorridito. No, non poteva essere. Lei non poteva morire così, con quei vestiti economici e in quella insulsa taverna per salvare loro. Non potevano ucciderla in quel modo, sotto gli occhi dei suoi amici.

Dopo averla ferita per farla stare zitta, lui la trascinò nello stanzino posteriore. Sapeva di non aver colpito organi vitali, infondo aveva fatto esattamente lo stesso con l'altra donna. Ora l'avrebbe stesa sul pavimento e poi avrebbe bevuto il suo sangue ancora caldo, guardandola negli occhi mentre quel debole alito di vita lasciava il suo corpo mortale.
Sapeva che quelle taverne di solito avevano una porta posteriore e da là sarebbe fuggito. Doveva soltanto terminare l'opera e ucciderla, godendosi lo spettacolo.

Le sensibili narici di Haldir captarono odore di sangue nell'aria e la cosa lo mise subito in allarme. Cosa stava succedendo là dentro? Stringendosi nel mantello elfico, il Capitano entrò silenziosamente dalla porta posteriore, avviandosi per il lungo corridoio che l'avrebbe portato prima allo stanzino sul retro e poi nella taverna.

Tutto era avvenuto talmente in fretta che Faramir fece appena in tempo a riordinare le idee prima che fosse troppo tardi. Aveva visto Gil lottare con l'aria, incapace di gridare. Aveva visto qualcosa brillare nell'aria per un secondo prima di sparire nella pancia della donna, da cui era cominciato a sgorgare il sangue: Era stata la vista del liquido vitale che usciva da Gil a risvegliarlo. Subito era scattato in piedi ed aveva visto che "qualcosa" di invisibile stava trascinando Gil nello stanzino sul retro. Con la mano sulla spada balzo' in avanti per seguirla.

Aragorn fissò la scena inorridito, incapace di pronunciare parola, di muovere un muscolo.
Tutto era assurdo.
Sentì una forte mano stringergli il braccio... Boromir.
E poi nulla.

Boromir seguì tutta la scena con gli occhi sbarrati dall'orrore. Non riusciva più a connettere, solo una cosa sapeva: doveva muoversi!
Non poteva permettere che Gilraen venisse uccisa.
Non ora, non in quel momento.
Si avviò verso lo stanzino... sapeva che "lui" era la... e che c'era anche Gilraen.

Rumil girò gli occhi nella stanza, il male era così forte che un forte dolore gli attanagliava lo stomaco.
Cadde sulle ginocchia, troppo deboli per reggerlo ancora.

Quando non sentì più la presa di Boromir sul suo braccio Aragorn capì ed anche lui silenzioso si diresse verso lo stanzino. Lanciò uno sguardo in direzione di Eomer, il Re di Rohan non lo poteva vedere... stupido!
Girò a fatica attraverso i tavoli ed avvicinandosi al bancone e ad Eomer gli diede un deciso colpo sul braccio... e si incamminò nella direzione in cui Gilraen era sparita, sperò che Eomer avesse capito.
Non poteva permettere la morte di Gilraen!!!

Stesa la donna al suolo, lui spostò il mantello dalle braccia, che erano quindi diventate visibili, e lasciò il cappuccio al suo posto. Si stava giusto chinando su di lei per finire il lavoro quando sentì dei passi. Qualcuno arrivava dal retro, ma molte altre persone stavano arrivando dalla sala principale. Come avevano fatto a scoprirlo?

Haldir non esitò nemmeno per un attimo quando arrivò nello stanzino. Abituato a contare in fretta i nemici sul campo, con un colpo d'occhio aveva riconosciuto Gil a terra. Si vedevano solo delle braccia ma gli saltò addosso lo stesso, sapendo che l'uomo stava vestendo uno dei mantelli dell'invisibilità.
"Non mi sfuggirai adesso" sibilò, mentre rotolava al suolo con quell'essere.

Elladan sentì che Rumil non stava bene e visto che tutti gli altri erano corsi da Gilraen lui si precipitò dall'altro elfo, inginocchiandosi davanti a lui e prendendogli le spalle con le mani. Era debole. Troppo debole. Non gli aveva chiesto di restare a palazzo? Sapeva che non ce l'avrebbe fatta, era ancora troppo provato dal precedente attacco del male.
Poggiando la fronte sulla sua chiuse gli occhi e mormorò un antico incantesimo, passandogli un pò della sua forza vitale.

Eomer e Legolas seguirono gli altri nello stanzino. L'elfo era preoccupato per Boromir, non sapeva come avrebbe reagito se avesse trovato Gil morta. Il dolore a volte sconvolgeva la mente dei mortali.

Il Maresciallo intanto arrivò nella stanza subito dopo Faramir. Senza aspettare gli altri si lanciò addosso agli altri due. Vedeva delle braccia e quando Haldir le afferrò dedusse che lo stava tenendo dalla schiena, così sferrò un potente calcio nello stomaco dell'aggressore, sperando di non sbagliare mira.

Quando cadde il cappuccio nella stanza ci fu il silenzio più totale.
Grima Vermilinguo.

Faramir era arrivato nella stanza e aveva visto Gil stesa in terra e Haldir che lottava forsennatamante contro qualcosa di invisibile. Il sangue si stava spandendo sul pavimento. Subito corse accanto alla donna, strappo' un pezzo della gonna e tampono' la ferita sulla pancia in modo da fermare l'emorragia. Il cuore batteva ancora, ma molto lentamente. Aveva bisogno di essere curata o sarebbe morta.
Con odio alzo' lo sguardo verso l'assassino. L'odio si trasformo' in stupore non appena vide di chi si trattava. Non aveva mai visto personalmente Grima, ma lo riconobbe dai racconti che Eowyn gli aveva fatto.

Gil aprl gli occhi a fatica, sentendo che qualcuno si stava prendendo cura di lei. Le sembrava che il corpo fosse diventato di legno,era insensibile a tutto, persino le orecchie sembravano foderate di cotone. Era solo stanca, e aveva tanto sonno.

Quando vide Faramir accanto a lei, la donna cercr di rivolgergli un sorriso. La voce era bassissima quando parlr.
"L'abbiamo preso?"

La voce di Gil riscosse Faramir dal suo stupore. Afferro' la mano della donna sorridendole.
"Sl, lo abbiamo preso. Sei stata bravissima. Ora pero' cerca di stare tranquilla. Sei stata ferita, hai perso molto sangue. Ho bloccato l'emorragia ma dobbiamo portarti alle Case della Guarigione."
Poi si rivolse agli altri, in piedi intorno a Grima: "Aiutatemi, vi prego. Dobbiamo portarla assolutamente a palazzo o morira' dissanguata!"


Aragorn chiuse gli occhi quando si trovò di fronte Grima. Il suo primo istinto fu quello di balzargli al collo. Infilzarlo con la spada! Ucciderlo!

Respirò a fondo per cercare di calmarsi.

Si girò ed i suoi occhi incontrarono quelli scuri ed impenetrabili di Boromir.

Il Re si inginocchiò accanto a Gilraen e Faramir e guardando il giovane gli disse:

- Dobbiamo portarla subito alle Case di Guarigione. -

Poi il suo sguardo si posò su Legolas.

- Per favore Legolas torna a Palazzo e chiama Gandalf, digli di raggiungerci immediatamente. Haldir, Eomer ve la sentite di scortare questo essere alle prigioni? Di lui ci oocuperemo più tardi, ora Gilraen ha la precedenza su tutto. -

Boromir si inginocchiò a sua volta accanto a Gilraen e le carezzò la fronte.

"Non doveva succedere... non dovevo permetterlo... se dovesse succederti qualcosa non me lo perdonerò mai Gil..." pensò l'uomo di Gondor.



Nella taverna Rumil aprì gli occhi e li fissò in quelli di Elladan.

- Mi dispiace, - disse - dovevo restare a Palazzo, sono stato uno stupido. -

A fatica si rialzò ed il suo sguardo corse nella direzione dove tutti gli altri erano spariti.

- Gilraen... - la sua voce era un soffio.

Lentamente Faramir stacco' i suoi occhi dal volto della donna e li
poso' sul fratello. Dopo tanti anni insieme, Boromir non aveva
segreti per lui. Poteva leggere i suoi pensieri senza bisogno di
essere un elfo.
"Non e' colpa tua, Boromir. Non colpevolizzarti per quello che e'
successo. Pensa solo a lei e a starle accanto."

Haldir ed Eomer annuirono immediatamente. Il Maresciallo sembrava essersi ripreso dalla sorpresa e lottò contro l'istinto irrefrenabile di massacrare quell'uomo che aveva causato così tanto dolore alla sua famiglia e ancora continuava a farne.

I due uomini si premurarono di legare il più strettamente possibile i polsi di Grima e di togliergli il mantello prima di strattonarlo fino alla prigione. L'intero tragitto fu silenzioso: ognuno aveva altro a cui pensare.

Le guardie delle prigioni riconobbero subito il biondo e scarmigliato re di Rohan. Sapevano che l'elfo biondo con lui altri non era se non il Capitano dei Galadhrim e così gli lasciarono incatenare Grima al muro di una delle fredde celle.
"Sorvegliatelo notte e giorno. Non voglio che scappi, quindi se pensate di non farcela chiamate rinforzi" ordinò Eomer.

"Sa usare la magia. Non lasciatevi ingannare" aggiunse Haldir, prima di seguire Eomer. I due uscirono dalle prigioni e poi decisero di rientrare a palazzo per avvertire i guaritori dell'imminente arrivo di una ferita.






 

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