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Middle Earth Heroes -- Vers.1

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Wind


 


'Che cosa sta succedendo' sospirò l'elfo mentre cavalcava tranquillamente nel regno di Gondor.

Da qualche ora aveva avvistato la bianca torre di Echtelion, ma la strada da percorrere era tanta e solo
adesso riusciva a distinguere i portoni di Minas Tirith.

Intorno a lui la natura cantava la sua gioia per la fine della guerra e il ritorno alla vita, ma Elrond non
l'ascoltava. Un altro giorno forse si sarebbe fermato a godere della felicità degli alberi e dei fiori, che
tanto gli ricordavano la sua amata terra, ma non oggi. Non era neanche la missione che doveva
compiere ad inquietarlo così tanto: sapeva che il male era tornato a colpire. Galadriel lo aveva
avvertito, anche se lui lo aveva già sentito nell'aria, l'ultima volta che era stato nella città. Ma la cosa
non sembrava sconvolgerlo più di tanto.

Quello che stava cavalcando alla volta di Minas Tirith non era un elfo pronto a dare saggi consigli agli
uomini, ma un padre che non riusciva a sopportare la sofferenza dei figli.

'Lei lo ama, ha rinunciato a tutto per lui e quell'uomo la rifiuta come se fosse una volgare sgualdrina!'

Mai Elrond Mezzelfo aveva usato parole cosl cariche di odio, ma non riusciva a sostenere cir che
stava accadendo. I suoi due figli maschi si erano allontanati da lui, per un motivo o per un altro: per
loro era solo un padre dispotico e autoritario da rispettare non da amare. Gli restava solo Arwen, la
sua dolce Arwen. Era la sua gioia, la sua vita. Poi quell'uomo che lui aveva allevato come un figlio
gliel'aveva portata via, condannandola ad una vita mortale. Proprio lei, la Stella del Vespro, la sua cara
bambina. Davanti all'amore della figlia aveva chinato il capo ed aveva accettato che rinunciasse
all'immortalità per sposare Elessar. E lui l'aveva rifiutata! L'aveva ripudiata per mettersi con un altro
elfo. Aveva condannato la sua bambina a vivere per sempre nel dolore, mentre lui si godeva la felicità
al fianco di Legolas.

In preda alla rabbia tirr le redini del cavallo facendolo imbizzarrire. Ci volle qualche minuto per
calmare l'animale, poi riprese il suo cammino verso l'entrata della città.

Il soldato di guardia s'inchinò profondamente mentre passava: il volto di Elrond doveva essere
veramente accigliato visto che nessuno osava guardarlo!

Aveva deciso di tornare a Minas Tirith. Non solo per dare una mano a Gandalf e agli altri nel
combattere il male che stava tornando. Non solo per cercare di ricostruire il rapporto con Elladan e
Elrohir. Ma per loro. Per vedere negli occhi i due che avevano osato ferire la sua bambina: quel
ramingo ripulito e messo su un trono e quell'elfo arrogante. Arwen aveva cercato di nascondere tutto
al padre, chiudendo la sua mente ad ogni sguardo indesiderato. Ma Elrond era un elfo vecchio e
potente e poteva vedere lontano. E aveva visto tutto, anche quell'orribile dialogo tra Arwen e Legolas.
Aveva visto l'elfo offendere la sua bambina. Come aveva osato? Proprio Legolas, figlio di un suo
caro amico, che frequentava la sua casa fin dall'infanzia.

Voleva guardare in viso quei due traditori, voleva far vedere loro tutto l'odio che un padre può
provare.

Arrivato nelle stalle affidò il cavallo ad uno stalliere che lo fissava pallido in volto, poi si avvir verso la
reggia. Ma un cameriere gli disse che non c'era nessuno: il re e i suoi compagni erano usciti presto dal
palazzo e non erano ancora rientrati. Sentì che si trattava del male: qualcosa di brutto era appena
successo.

Preoccupato e pensieroso si avviò verso i giardini per riordinare le idee prima dell'incontro con
Elessar.





 

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