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Design & Graphics
by:Gilraen
Template by:
GraficaMente
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Rimasti ormai da soli, Legolas e Gilraen si guardarono per un
momento, gesto
d'intesa e complicità in quanto molto spesso non c'era nemmeno bisogno di
parole, e poi si allontanarono a passo lento, lasciando gli altri alle loro
faccende.
I giardini del palazzo avevano sempre affascinato Legolas. Non li avrebbe
mai potuti comparare alle foreste di casa sua, ma erano così ben curati che
gli risultava facile rilassarsi ogni volta che vi passeggiava.
Nonostante la guerra e le sue catastrofiche conseguenze, i giardinieri
avevano fatto in modo che la bellezza di quei luoghi rimanesse intatta.
Piccoli ruscelletti scivolavano pigri in laghetti artificiali, grossi
cespugli erano stati potati in modo da rassomigliare ad animali della
foresta, alberi secolari creavano zone d'ombra particolarmente piacevoli
nella calura estiva.
Stendendosi sull'erba in una di queste zone d'ombra, l'elfo fece un cenno
all'amica, invitandola a fare lo stesso e sorridendo quando lei annuì e si
stese al suo fianco.
Ma quel giorno, la sua solita spensieratezza sembrava sparita. La luce nei
suoi occhi sembrava essersi spenta. E Legolas ben sapeva il motivo di quel
cambiamento tanto repentino.
Almeno il loro re era felice con la sua compagna, forse l'unico di tutti
loro
che potesse permettersi quel lusso.
****************************
Elrond rallentò l'andatura del cavallo giungendo in vista dell'imponente
torre di Minas Tirith.
Minas Tirith, la Capitale del Regno degli Uomini. L'ultimo baluardo dei
popoli liberi della Terra di Mezzo.
Guardandola, il Sire Elfico non potè fare a meno di meravigliarsi allo
spettacolo sua maestosità. Così salda eppure così antica, sembrava
inconcepibile pensare che avesse resistito all'assalto delle orde di Mordor,
vacillando, sì, eppur rimanendo in piedi.
Da ultimo, forse avrebbe dovuto rivedere il proprio giudizio sulla Razza
Umana. Forse...
Valicò il cancello che ammetteva nella cittadella, aspettandosi di trovare
una qualsiasi prova che il suo arrivo fosse atteso. Con un leggero
disappunto si rese conto che pareva che nessuno fosse stato inviato ad
aspettarlo.
Sospirando tra sè, continuò il cammino senza esitazione fin sotto le mura
del Palazzo, prestando poca o alcuna attenzione alle attività che si
svolgevano nei dintorni.
A un certo momento si accorse, però, che dal cortile una figura familiare
stava venendogli incontro.
Legolas si trovava infatti dinnanzi al palazzo reale, le braccia incrociate
sul petto e un mezzo sorriso sulle labbra.
Era passato molto tempo dall'ultima volta che aveva visto il sovrano, e si
chiese se fosse arrivato in quel momento per parlare con sua figlia. A
quanto ne sapeva, Elrond non aveva avvisato del suo arrivo, o Aragorn si
sarebbe sicuramente precipitato ad accoglierlo.
"Benvenuto a Minas Tirith, Lord Elrond..."
Elrond lo guardò, uno sguardo tra il sollevato e il meravigliato che gli
errava negli occhi.
Smontò da cavallo e gli andò incontro, il mantello che fluttuava nella
leggera brezza.
"Ti ringrazio dell'accoglienza, Legolas Thranduilion." rispose, battengogli
discretamente sulla spalla.
"Prima dovremmo lasciare la vostra cavalcatura nelle stalle" Legolas rispose
con un sorriso birichino, indicandogli la strada per le stalle reali.
Quasi ogni livello della città aveva le sue stalle, ma nessuna poteva
reggere il confronto con quelle reali.
Gli stallieri erano sempre in divisa, i vari box sempre pulitissimi e i
cavalli venivano nutriti col migliore foraggio. Elrond poteva essere sicuro
del fatto che il suo magnifico destriero sarebbe stato trattato con ogni
rispetto.
Appena arrivati a destinazione, Legolas si indirizzò a uno dei ragazzi che
sembrava essere libero al momento. Gli chiese di prendersi cura del cavallo
di Lord Elrond, e l'altro si mise subito all'opera dopo aver lanciato
un'occhiata curiosa al nuovo arrivato.
Elrond seguì Legolas in silenzio fin dentro la scuderia. Ammirò le pareti,
le foraggiere, i finimenti... tutto era pulito ed in perfetto ordine. Le
stalle della reggia potevano rivaleggiare persino con le proprie, a
Rivendell.
Lo sguardo indagatore del garzone non lo metteva a disagio. Doveva trovare
quantomeno insoliti i suoi costumi e la sua presenza, nelle scuderie e in
compagnia del Principe di Bosco Atro, a quell'ora del giorno.
Sembrava un ragazzo un laborioso e accorto, ed il Sire elfico non ebbe
remore ad affidargli il proprio cavallo. Passò una mano dalle lunghe dita
sul meraviglioso manto bianco screziato d'argento dell'animale, prima di
rivolgersi verso Legolas.
"Le stalle reali sono in uno stato superbo. Suppongo di indovinare chi ne
cura personalmente la manutenzione."
"Non certo io!" ridacchiò l'elfo, scrollando le spalle. Si vedeva
chiaramente che le parole di Elrond l'avevano compiaciuto. "Non da solo
comunque. Cerco di fare del mio meglio, anche se a volte non è facile..."
Un'ombra gli passò quindi sul viso, e i suoi occhi guardarono altrove, quasi
a rifuggire lo sguardo del potente sovrano elfico.
"Prima se ne prendevano cura Boromir e Gilraen. Ma da quando... da quando
lui è caduto Gil sembra essere cambiata. Agli occhi degli altri è sempre la
stessa, cerca di essere forte, fa il suo dovere e nasconde i suoi veri
sentimenti. Ma ai miei occhi Gilraen è come una conchiglia vuota. Le è stato
portato via il suo compagno, e adesso pare che non abbia altre ragioni per
vivere..."
Congedatosi Legolas, gli occhi di Elrond
indugiarono ancora qualche istante sull'interno delle scuderie.
Poi, con passo deciso si avviò verso la doppia scalinata che conduceva
alla reggia.
Aragorn non sembrava reperibile, per il momento. Meglio mettersi alla
ricerca di Gandalf, dopotutto. Se non altro, avrebbe potuto delucidarlo
sulla situazione in cui si era da poco venuto a inserire.
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