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ELLADAN
Il suono ovattato degli zoccoli del suo cavallo si perdeva nella cacofonia
di voci, melodie, grida e quant'altro il fine udito elfico di Elladan
riusciva a percepire.
La sua postura era rigida, fiera, i capelli corvini perfettamente
intrecciati sui lati, esattamente come si addiceva a un guerriero del suo
rango. L'unica cosa che tradiva il lungo viaggio che aveva affrontato erano
le piccole macchioline di fango che ricoprivano i suoi stivali e la parte
inferiore della sua tunica.
Brandelli di ricordi dei giorni passati si affacciavano nella sua mente, e
mentre cavalcava alla volta delle stalle riservate ai reali e ai loro nobili
ospiti, Elladan ripensava al momento in cui aveva finalmente deciso di
partire.
Da troppo tempo ormai non giungevano notizie di suo padre o di suo fratello
Elrohir. La mancanza di comunicazioni da parte di Elrohir non lo
sorprendeva. Erano secoli che suo fratello l'incolpava ingiustamente di
essere il preferito dal loro padre, e l'ostilità da parte del gemello non
aveva fatto che allontanarli, visto che non riusciva nemmeno a sopportare la
sua presenza quando litigava con Elrond e scaricava la sua rabbia su di lui.
Elladan avrebbe riso, se non fosse stato per il fatto che la situazione era
tutt'altro che comica.
Aveva persino rinunciato a cercare di spiegare a suo fratello quando fosse
poco piacevole avere gli occhi di tutti puntati addosso. La consapevolezza
che tutti si aspettavano il massimo da lui lo teneva sempre sotto pressione.
Il voler essere sempre perfetto, sempre freddo e determinato, così come lo
voleva Elrond, lo avevano fatto maturare anche troppo in fretta. I suoi
pensieri e le sue emozioni però restavano chiusi nel suo cuore, perchè non
voleva che nessuno sapesse niente.
Il silenzio di Elrond aveva preoccupato un pò tutti, ed Elladan si era
sentito in dovere di partire alla volta di Minas Tirith. Percepiva un
influsso negativo provenire dalla cittadella, e sperò con tutto il cuore che
stessero tutti bene. Era pronto a combattere, ed infatti era armato di tutto
punto. Nonostante per gli elfi fosse ancora giovane, Elladan aveva imparato
le arti della guarigione, aveva imparato a combattere, a difendere se stesso
e la sua patria, e persino ad essere diplomatico e freddo nelle situazioni
più pericolose.
Il pensiero che sarebbe potuto morire non lo sfiorava neppure. La morte
avrebbe portato via tutte le pressioni che minacciavano costantemente di
schiacciarlo.
Non appena ebbe sistemato il suo stallone nelle stalle, Elladan si caricò
l'arco in spalla, sistemò la spada alla cintura che portava, e prese il suo
pesante zaino prima di avviarsi verso l'ingresso del palazzo.
ELLADAN-HALDIR
Haldir incrociò le braccia sul petto quando sentì dei passi familiari
avvicinarsi a lui da dietro. Un sorriso divertito gli curvava le labbra, ma
ancora non si voltò.
"Dovresti ormai sapere che non riuscirai mai a giocarmi, Elladan"
L'elfo scosse la testa con aria divertita a quelle parole, finalmente
fronteggiando il Capitano dei Galadhrim che non vedeva da troppo tempo, e
poi abbracciandolo con affetto. Haldir aveva conosciuto sua madre Celebrian,
e ogni volta che poteva, Elladan si recava a Lothlorien per tempestarlo di
domande sul tempo che fu. Ormai l'unica cosa che gli restava di sua madre
erano i deboli riflessi dei ricordi di qualcun altro.
"Provare non costa niente" rispose lui, ridacchiando, poi tornò subito serio
di nuovo. "Sono qui per avere notizie di mio padre. E' qui?"
"Si, è qui" rispose Haldir, con evidente sollievo. Non gli aveva chiesto dei
suoi fratelli. Ottimo inizio, dal momento che il capitano si sarebbe sentito
a dir poco imbarazzato dopo quello che era successo tra Elladan e Rumil. Ma
quelli dopotutto non erano affari suoi. "Come tuo fratello. La situazione in
città non è delle migliori..."
"Ha smesso di comunicare telepaticamente con me da troppo tempo. Eravamo
tutti preoccupati per lui a casa" disse poi Elladan, come a volersi
giustificare.
ELLADAN-HALDIR-EOWYN
Elladan s'inchinò quando vide Lady Eowyn di Rohan, baciandole la mano con
galanteria, e facendo sorridere Haldir con quel gesto. Salutò educatamente
Mithrandir, così come gli era stato insegnato, poi captò un pensiero di
Elrohir che lo colpì come un pugno nello stomaco. Come al solito suo
fratello non aveva capito assolutamente niente, e si rivelava sempre più
immaturo.
*Se mio fratello è qui, non voglio vederlo* trasmise ad Haldir col pensiero.
*Non dovrebbe essere lontano*
*Benissimo. Ma io non voglio avere il dispiacere di questo incontro, quindi
evitiamo le falsità, visto che purtroppo non cambierà mai e io ho perso
l'interesse nel cercare di fargli capire. Ha scelto la sua strada, e io la
mia. Non lo voglio tra i piedi*
Haldir abbassò lo sguardo a tanta durezza, ma aveva captato il pensiero
dell'altro figlio di Elrond e non poteva dare torto ad Elladan. Non era
piacevole percepire tanto astio, ma d'altronde, ognuno sceglie il proprio
destino, e l'immaturità di Elrohir era ormai un fatto risaputo.
Eowyn seguì in silenzio Gandalf vero l'ingresso principale del Palazzo.
Nella sua testa si sussegiuvano diversi pensieri. La donna era giovane; si
chiedeva se Gandalf avesse capito qualcosa di come era morta. Cercava di
rimanere concentrata su questo problema, ma inevitabilmente le riaffiorava
alla mente il pensiero di Boromir.
Sorrise vedendo il suo compagno di viaggio.
"Salve Haldir
"Buongiorno a voi, Elladan" Rimase leggermente stupita dal gesto dell'elfo,
ma non lo diede a vedere. La sua mente era troppo occupata, il suo cuore
troppo pesante per soffermarsi su una così semplice azione.
Sorridendo ad Eowyn, e visto che Gandalf non sembrava intenzionato a parlare
con lui, Haldir si scusò e guidò Elladan verso i giardini. Non lo stupiva
più di tanto il comportamento dell'Istari, ormai lo conoscevano tutti, e di
solito Haldir non faceva domande su certe cose.
"Lasciati accompagnare dal re" disse l'elfo al suo giovane compagno. "Per di
qua faremo più in fretta".
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