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L'unico rumore che rompeva il silenzio che regnava sovrano nella grande hall Aragorn quella mattina si sentiva completamente distrutto. Non sapeva più cosa pensare, la sua testa era pesante, troppi i pensieri che lo affliggevano. Doveva ricostruire la sua città, ora tutti gli abitanti dipendevano da lui... e lui si sentiva stanco. La guerra lo aveva lasciato privo di forze... privo di volontà, alle volte si sentiva perso in un mondo che non riconosceva più. Dei passi lo riportarono alla realtà. Si girò e riconobbe Gil e Legolas che procedevano uno di fianco all'altra. "Tornerà"... le parole di Legolas. Il Re di Gondor sentì un nodo stringergli la gola... Boromir... il suo compagno, amico, fratello... il primo uomo che lo aveva riconosciuto come suo Re... E lui non era riuscito a salvarlo... non aveva potuto fare nulla per lui se non uccidere il suo carnefice. Legolas era convinto che anche lui, come tanti, sarebbe tornato, ma lui non era così certo. La cosa che più lo infastidiva era il fatto che il biondo Principe di Bosco Atro parlasse in questo modo con Gil, Aragorn sapeva che l'elfo tentava solo di tranquillizzare la donna, ma era questo ciò di cui lei aveva bisogno? Aveva perso il suo compagno... era giusto darle false speranze? Uscì dall'angolo della hall in cui si era feramato a riposarsi e vide che Gil e Legolas si erano accorti della sua presenza. - Buongiorno- disse rivolgendo ai due un caloroso, ma stanco, sorriso. "Elessar..." mormorò Legolas, rivolgendogli uno sguardo penetrante. Lo conosceva troppo bene, e i cerchi neri intorno ai suoi occhi la dicevano lunga. Il suo amico, compagno e confidente non stava riposando molto. Sulle sue spalle pesava la responsabilità di Gondor e tutti i suoi abitanti, e l'elfo si rendeva conto che il suo era forse il compito più difficile di tutti. "Buongiorno a te" Gilraen gli sorrise, la stessa stanchezza riflessa nel suo volto. Essendo vestita come al solito in abiti maschili e quindi impossibilitata a fargli la riverenza, la donna chinò semplicemente il capo in segno di rispetto nei confronti di quell'uomo tanto forte che stimava e ammirava. - Amici miei dove stavate andando di bello? - chiese Aragorn. Al re non era sfuggito lo sguardo di Legolas, sapeva che il suo caro amico era in pena per lui, ma in quel momento non riusciva a nascondere la sua stanchezza, sapeva che il suo aspetto lasciava chiaramente ad intendere il suo stato d'animo. Aragorn appoggiò una mano sulla spalla di Gil e le chiese dolcemente: - Come va oggi mia signora?- "In nessun luogo di preciso" gli rispose Legolas,
sorridendo all'amico di Aragorn dolcemente si scostò da Gilraen, lo sguardo fisso in un punto imprecisato. "Annoiati... non mi ricordo il tempo di annoiarmi... " disse sorridendo gentilmente a Legolas "Io ci provo a riposarsi Gil, credimi, ma è difficile. Appena entro da solo nel buio della mia stanza tutti i problemi mi piombano addosso. Che stupido sono, mi sto a lamentare con voi che di certo non avete meno pensieri di me, scusatemi alle volte sono proprio sciocco." Il Re girò le spalle ai due e restò in silenzio qualche secondo perso nei suoi pensieri poi si girò di scatto e sorridendo ai due chiese: "Qualcuno di voi due nulla facenti sa per caso dove si è cacciato Frodo? Nonostante tutto quello che ha passato il suo spirito è sempre quello di un Hobbit, parlare con lui mi mette sempre di buon umore". "Non sei affatto sciocco" la donna lo rassicurò con uno sguardo benevolo. "E' un periodo difficile per tutti, ma questo non significa che i problemi di qualcuno siano più importanti di quelli degli altri. Ci basta restare uniti e supereremo anche questo". Questa volta fu Legolas ad avvicinarsi al re, passandogli un braccio intorno alle spalle come spesso faceva in un tentativo di rassicurarlo. "Concordo pienamente". Alla menzione di Frodo, Legolas mormorò qualcosa a proposito delle cucine, probabilmente il piccolo Hobbit doveva essere là a chiacchierare con le cuoche. Gilraen nel frattempo si era avvicinata alla finestra. Il suo infallibile udito aveva percepito qualcosa, e non appena scorse due figure che si avvicinavano velocemente a cavallo, si voltò verso Elessar con un mezzo sorriso sulle labbra. "Beh, pare che stia arrivando qualcuno che ti possa aiutare, Elessar. Sono molto contenta per te..." **********************************
Da quando la guerra contro Sauron era terminata, Arwen aveva aspettato quel giorno con ansia: Tra qualche minuto avrebbe rivisto il suo amato, e non si sarebbero separati mai più. Aveva promesso a suo padre che non avrebbe affrontato da sola il viaggio, che avrebbe aspettato Gandalf e sarebbe partita con lui, ma l' attesa era stata lunga e la speranza di poter riabbracciare presto Sire Elassar si affievoliva sempre più, fino a quando, illuminato dall' alba di un nuovo giorno, Gandalf arrivò a Gran Burrone in groppa al suo fedele destriero Ombromanto. Quella sera stessa erano partiti, ed ora galoppavano veloci verso Minas Tirith. Ma mentre Arwen era felice e spensierata, Gandalf aveva un cipiglio scuro e pareva preoccupato per qualcosa *La nuova minaccia per gli uomini è grave e arriverà veloce. Dobbiamo prepararci ad afrontare una dura battaglia. Ancora una volta gli uomini dovranno mettersi alla prova e mostrare tutto il loro coraggio* pensava mentre l' aria fresca del mattino lo accarezzava in viso. " E' proprio vero quello che si dice? I Valar hanno deciso di riportare in vita i grandi eroi degli uomini? " chiese la Stella del Vespro, interrompendo i pensieri dello stregone bianco. " Si Dama Arwen. E' vero " le sorrise Gandalf " Allora tornerà anche Boromir? " " Non mi è dato sapere chi verrà rimandato sulla terra e chi invece dovrà rimanere, ma lo spero con tutto il cuore. Nella nuova battaglia avremo bisogno di guerrieri del suo valore..." le rispose gentilmente. In effetti a lui ed i suoi pari non era dato di conoscere tutte le decisioni dei Valar, ma solo una parte di esse sì da svolgere al meglio il loro compito. E lui sperava con tutto il suo cuore che Boromir tornasse. Ne aveva previsto il ritorno, ma non voleva dare false speranze alle persone che lo amavano: a sire Aragorn, a Faramir ma sopratutto a Gilraen, che lo amava profondamente e che si era vincolata a lui molto tempo prima. " Temo che la nuova minaccia che grava sugli uomini sarà molto grave, ed Aragorn avrà bisogno del tuo appoggio e della tua guida, oltre che del tuo amore. Sei proprio sicura della tua scelta? Puoi ancora cambiare idea, Arwen. Fino a che non ti legherai a lui, potrai ancora tornare ai porti grigi. " le disse Gandalf. " Non potrei esserne più sicura. Ho donato il mio cuore a re Elassar, e ho legato il mio destino al suo molto tempo prima della guerra dell' anello. Ed ora sono pronta per il mio compito " rispose la dama, con la tipica fierezza elfica. Gandalf sapeva bene quale sarebbe stata la sua risposta, ma si sentiva in dovere di ricordarle che poteva ancora mutare la sua decisione. " Eccoci arrivati! Minas Tirith si erge davanti a noi " le disse Gandalf scorgendo la sagoma della città e del palazzo in cima. * Finalmente potrò riabbracciare il mio amato * pensò incitando ancor più il suo cavallo. Poco lontano, Arwen e Gandalf avevano incitato i loro destrieri a correre il più velocemente possibile per arrivare al più presto. Una volta entrati nella fortezza, Arwen corse su al palazzo. Il cuore le batteva come impazzito... Aveva atteso così tanto quel momento ed ora non riusciva ad attendere neanche un secondo di più. *Ecco il portone. Finalmente! Tra qualche secondo lo rivedrò... Oh! Aragorn!!!* pensava mentre oltrepassava il portone. "Elessar!" esclamò vedendolo, mentre si fermava lontano per assaporare quel momento di intensa felicità... Aragorn si bloccò di colpo quando la vide oltrepassare il portone. Il cuore che gli martellava nel petto, una gioia così forte, così intensa... le ginocchia che gli tremavano... Dove era finito il grande Re degli uomini? In quel momento, fermo lì in mezzo ad un lungo corridoio, con il cuore in gola, le gambe leggere si sentiva solamente un uomo, un uomo follemente innamorato, così felice di rivedere la donna che amava da pensare di impazzire. Si avvicinò piano a lei e che estrema dolcezza la abbracciò, le si aggrappò e piano le sussurrò all'orecchio: - Arwen amore mio... - " Aragorn! " sussurrò a sua volta. Com' era bello sentire ancora la sua voce e il calore del suo abbraccio. Quando si scostò da lui, lo osservò meglio: com' era stanco il suo viso! ed anche il suo animo le pareva grave e triste. " Sire! Cos' avete? siete così stanco... " le chiese lei, accarezzandogli amorevolmente la guancia - Un pò di preoccupazioni mia Signora... - rispose Aragorn prendendo tra le sue le mani di Arwen. - Ma ora non voglio pensare a niente... dimmi come è andato il viaggio? Chi era con te a cavallo? Tuo padre forse?- chiese alla donna. " Ero con Gandalf. A dire il vero sono corsa qui e non so che fine abbia fatto. Certamente avrà voluto lasciarci soli per un pò. Il viaggio è stato lungo ma piacevole! Non abbiamo incontrato nemici ed ostacoli sul nostro cammino, ma sia mio padre che Gandalf erano preoccupati per le voci che circolano. Cosa ne sapete, qui? " chiese Arwen, ansiosa. - Così anche Gandalf è arrivato, bene - disse Aragorn. Fece un paio di passi e si appoggiò al muro. Poi guardò intensamente la donna. - Voci... anche qui mia cara sono solo voci. Ma non sono buone voci diciamo. Arrivano notizie confuse su un male che si sta risvegliando, ammetto di essere inquieto anche questo. Siamo da poco sopravvissuti ad una guerra terribile, ora ci vorrebbe solo pace, ma se lo voci sono fondate, temo per il mio popolo, per i miei amici, per te mia amata ed anche per me stesso... - " Gandalf è preoccupato quanto te per queste voci, ma sopratutto per quelle relative ai guerrieri tornati in vita. Ma di questo parlerete quando verrà a salutarti. Io invece ti posso solo dire che qualsiasi cosa succederà, non ti lascerò solo questa volta. La battaglia contro Sauron era la tua battaglia. Dovevi ritrovare la tua forza ed il tuo onore riscattando gli errori dei tuoi antenati. Questa battaglia la combatteremo insieme " gli disse Arwen con un tono fiero. Si girò e vide il volto preoccupato dell' amato. Era sicura che lui non sarebbe stato d' accordo con lei, ed era pronta a perorare la sua causa - Guerrieri che tornano in vita, mi pare assurdo, ma la speranza del loro ritorno mi rincuora mia signora... - disse Aragorn guardando Arwen - ... tanti amici potrebbero tornare dalle tenebre, ma non voglio pensarci troppo. voglio sentire cos'ha da dire Gandalf... in quanto al resto, Arwen, non ti permetterò di scendere in battaglia, non posso pensare di saperti in pericolo, mia amata farò davvero di tutto per impedirtelo e tu lo sai vero? - continuò l'uomo sorridendo alla donna. Non era arrabbiato, ma conosceva la sua compagnia. Era testarda e sicuramente gli avrebbe dato del filo da torcere. " Non mi permetterai? Sai bene che lo farò comunque, nonostante tu non voglia. Ma non è questo il momento di parlarne. Non siamo ancora scesi in guerra, e..." " E' vero, Dama Arwen, ma temo lo faremo presto " la interruppe Gandalf, mentre entrava con Frodo nel palazzo reale " Da qualche parte, nella vasta Terra di Mezzo, c'è una guerra. Per ora strisciante. Solo qualche incursione. Ma forze inquiete si sono raccolte numerose, e hanno varcato i confini. Sarà un bene il ritorno dei guerrieri più abili" continuò lo stregone bianco, osservando intensamente il viso stanco e scarno del re
- Gandalf,
amico mio, è sempre bello rivederti, anche se non porti buon nuove... -
Disse
Aragorn sorridendo allo stregone bianco.
Ad un certo
punto il Re si sentì chiamare a gran voce, si girò e vide uno stalliere
correre verso di loro.
-
Maestà, Lady Gilraen dice di raggiungerla immediatamente nelle stalle,
dice che è una questione di massima importanza. -
- Signori
vogliate scusarmi, ma è meglio che vada a vedere che succede... Frodo, fai
tu gli onori di casa con i nostri ospiti. -
- Certo
Aragorn, stai tranquillo, vai da Gilraen ora. - rispose Frodo.
Poi si
avvicinò ad Arwen e le baciò dolcemente una mano:
- Mia
Signora, scusami per questo inconveniente... appena mi libero ti raggiungo
immediatamente, abbiamo un discorso da finire noi due... - sorrise alla
donna e poi, senza aspettare la risposta di lei, se ne andò in compagnia
dello stalliere.
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